BERENGER Dudard! Si fermi! Torni indietro! Le vogliamo bene, non ci vada! ...Troppo tardi! (Rientra in casa) Troppo tardi!
(...)
DAISY Chiudi la finestra, caro. Fanno troppo fracasso. E poi la polvere arriva fin qui. Ci sporcherà tutta la casa.
La Percentuale del Giusto scivola lentamente verso quella del Possibile e si rompe sulla riva dell'Amore. Berenger e Daisy rmangono soli. La vicenda sembra per qualche tempo avere la meglio su quella pubblica. Daisy si complimenta con Berenger, contenta della sua professata -ma insincera- astensione dall'alcol. L'affettuosa premura per la sua salute sciolgie le tentazioni, le bende, i dubbi e le angosce di quest'uomo. Il cerchio magico dell'amore si alza improvviso a frontiera quasi invalicabile per il male, per quesi bestioni che senza ritegno più umano imperversano sulla strada; come un solvente improvviso del senso di colpa di resistere o di non sapere resistere, capace di restituire l'innocenza. Che sia stato proprio questo il germe di tanto male, il senso di colpa che frantuma l'identità dell'individuo, sempre, se potente e nascosto; capace di legare particole del nostro puzzle indiscriminatamente alla vita degli altri; alle loro disgrazie, il nostro egosmo alla rovina del mondo?
Poi, altrettanto improvvisamente il cerchio si rompe..., l'amore non protegge più, Daisy vacilla e la mano del conforto passa a Berenger. Ora è lui a prometterle protezione
DAISY Ma andiamo di male in peggio!, Non mi va questa storia, non riesco a capire!
BERENGER Calma! Calma!
(...)
BERENGER Non aver paura, amore. Siamo insieme...non stai bene qui con me? Non ti basto io? Terrò lontani da te tutti gli incubi.
DAISY Forse la colpa è nostra.
BERENGER No, tesoro non pensarci più. Non devi avere rimorsi. IL complesso di colpa è pericoloso...
Ma non può funzionare una seconda volta. Berenger non ha saputo essere empatico con le ragioni e le follie del mondo, di questo lo rimprovera Daisy, e non può promettere una forza che ancora non ha. Dal sacrificio del proprio amore -ovvero la dolorosa rinuncia, dato che Daisy è oramai dei loro- nascerà paradossalmente l'energia del cambiamento. Le finte solitudini non servono a molto, aiutano a lamentarsi, a gemere sul palcoscenico finto della nostra vita. Berenger sin dal primo atto è lamentoso, pericolosamente rinunciatario nei fatti e velletario nelle speranze e -chissà?- forse se la rinocerontite non avesse colpito anche Dudard...persino questi avrebbe avuto qualche chance nei confronti di Daisy. Nell'epilogo, la storia amorosa restituisce a Berenger tutta l'impotenza di confessioni e promesse, anche se autentiche, purtoppo tardive, troppo sepolte da fatti che sembrano sovrastare tutto. Lo raccontano a volte le nostre terapie. La Vita, poi, ineluttabilmente ci smaschera ed è terribile confessare -come dice ne Il Profeta Gilbran- che indosso, tuttavia, non avevamo alcuna maschera...da poter togliere. Potrà fare altri sogni e rubarne la potenza per constrastare la sorte.
BERENGER Dio mio! In pochi minuti abbiamo vissuto venticique anni di matrimonio.
No, alcuna predestinazione, Dedalo; Berenger non destinato ad essere l'ultimo, nè il solo, se non per licenza drammaturgica dell'autore. E' sempre il dramma o la fortuna a metterci magicamente al centro di questo universo. E' il luogo "individuale" della potenza, che si può dispiegare nel hic et nuc del nostro drama, ad essere posto privilegiato, sempre, comunque.
Foto: Abbasso la Ragione, di E. Gioacchini, 2009
1 commento:
Terapeuta: Sì, cerchi di ragionare. Quali sogni? Quale amore? E' così sicuro che il suo personale problema apparentemente nascosto dall'alcolismo non conti nulla?
Berenger: (Dopo aver riflettuto a lungo) Forse ha ragione, invece di offrirmi un bicchierino di cognac, Daisy doveva spaccarmi la bottiglia davanti. Questo ora lo devo fare io!! E da qui le mie idee possono trovare forza anche se sono solo.
Grazia
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