WELCOME!

Il Teatro un giorno ti incontra,
per strada o nella semioscurità di una sala.

Ti spoglia di quanto sapevi,
senza farti sentire nudo.
Ti fa riconoscere dietro le tue maschere
ed annulla la distanza da esse.
Ti restituisce all'umiltà dell'ascolto.
In questo luogo, sei invitato a darti quale sei,
uno in più dei centomila personaggi già incontrati.



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DRAMATHERAPY WORKSHOPS (2004-2009)

COMUNICATI STAMPA

Il teatro ed il cinema per recuperare il proprio benessere...

...e sviluppare il proprio potenziale! Cinema-dramaterapia e Drammaterapia promettono di risolvere disturbi d'ansia e depressione, rimodellando il nostro approccio ai problemi. Intervista all'esperto

Drammaterapia, Cinema-drama-terapia, Giochi Psicologici, Storytelling (laboratorio delle fiabe) sono solo alcuni degli argomenti che saranno trattati a partire dal 15 febbraio -h.19,00-, presso la sede dell'associazione in Roma, con un primo laboratorioo-dibattito su "Ansia e Depressione: vengono in aiuto il Teatro ed il Cinema! ".
L'Atelier di Drammaterapia Liberamente, infatti, apre il 2009 con un calendario di seminari e laboratori che discuteranno conoscenze, strategie ed auto- strumenti per affrontare e risolvere ansia, panico e depressione.
I conduttori dei seminari provengono tutti dall'area medico-psicologica-formativa e dello spettacolo e sono sotto la direzione di Ermanno Gioacchini, psichiatra, psicoterapeuta, formatore e direttore dell'Atelier. Gli incontri, aperti su prenotazione, condurranno i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente.

I seminari -a carattere educativo e divulgativo - sono indirizzati ad pubblico non professionale, ma anche a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici e psicologi
La partecipazione agli incontri è gratuita, su prenotazione alle pagine del sito o telefonando alla segreteria scientifica, tel. 340-3448785 o a info.atelier@dramatherapy.it

DRAMATHERAPY & HYPNODRAMA, KAMIKAZE

Cinema Therapy & Cine-Dramatherapy

On Cinema-Dramatherapy Stage: A Special Party

Cine-Drama Therapy Workshop, part 2

venerdì 6 novembre 2009

Drammaterapia: Ionesco, Immaginando MIranda e Daisy...

@ Rosanna

Eccomi a voi, è stata una settimana viscerale per me, ho fatto tanti sogni importanti perchè successivi a una elaborazione innescata venerdì scorso, con voi. Ho scritto molto, ho buttato giù pensieri alla rinfusa come mi venivano e adesso spero di riuscire a ritrovarmi e a comunicarvelo.
Tutto iniziò nel momento in cui chiesi a voi: chi è Miranda? E di rimando sono stata invitata a pensare a Miranda e ho immaginato che Miranda e Daisy, amiche, avessero in comune oltre l'amicizia, l'interesse per Berenger...e qui, non subito naturalmente, ma alle 4 di mattina di sabato, ho consapevolizzato che tale dinamica era a dir poco famigliare, dato che mio malgrado ne sono stata spettatrice per tutta l' infanzia e l'adolescenza -sto parlando della competizione tra una moglie/madre e una madre/moglie per il potere/amore/controllo del mio povero babbo. Ma quello che mi ha lasciato più basita è che, nonostante la mia formazione che comunque mi ha visto frequentare gruppi di analisi e un percorso individuale che è durato anni, in un ciak ho capito come tale ruolo, tale triangolazione me la sia andata a cercare inconsciamente nelle amicizie, nelle relazioni, nel lavoro. Non so... come un continuo recitare per esorcizzare, come una coazione a ripetere, che ora però non mi appartiene più! Non è mia.. e la consapevolezza rende liberi. Inoltre la cosa ancor più confortante è che non trasmetterò niente di tutto ciò, a mia figlia.

Grazie per il regalo e a presto per altre riflessioni che si agitano e che avranno pace solo comunicandovele..

giovedì 5 novembre 2009

Drammaterapia, Il Rinoceronte, la Paura di Daisy

@ Maria Pina (blu)


Un caro amico, pochi giorni fa, mi ha detto queste parole: "Chissa se Daisy scappa per paura di amare un uomo e quindi diventare veramente donna, o per paura di essere diversa dal gruppo? Non é perfettina, é una donna come tutte". Oh, mio Dio, come è profonda questa cosa per me, piccola Daisy, piccola margheritina che non ha avuto ancora il tempo di sbocciare. Io credo di amare Berenger. Dico "credo" non perchè io non sappia con certezza se provo o meno qualcosa nei suoi confronti, ma perchè non so se questo sentimento sia quello che sia chiama "amore". La famiglia, la società , l'educazione mi hanno assicurato che un giorno avrei trovato un bravo giovanotto, pulito ed ordinato che avrebbe fatto di me una signora rispettabile, la madre dei suoi figli. E io non avrei potuto fare a meno di amarlo perchè insieme a lui avrei conosciuto una vita di piccole e grandi certezze che avrebbe dato un senso ai miei anni di brava figliola. Così il rito dell'aperitivo della domenica , dopo la Messa grande, sarebbe diventato legge immutabile e indiscutibile come la seconda legge della termodinamica. Ma un giorno ho visto Berenger e sono stata incuriosita dalla sua anima inquieta, come un gattino quando vede un nastro che si agita davanti al suo musetto. I miei occhi hanno voluto vedere ciò che voleva vedere lui, la mia mente ha tentato di comprendere ciò che lui cercava di spiegarmi con quella sua scarsa logica; ho cercato di vedere e di capire e non ci sono riuscita. Ci ho provato, ma i miei limiti me lo hanno impedito. Tuttavia la mia anima ha conosciuto una emozione nuova; ancora non la so spiegare, ma somiglia a quella si prova quando qualcuno spalanca la finestra di una stanza buia davanti ai nostri occhi e si scoprono la luce del sole e il vero orizzonte.


In ogni caso, sì, caro amico, questa emozione mi fa paura, ma ancora non conosco le parole per descriverla. La paura di diventare donna, tu dici ? O la paura di diventare un'ALTRA donna, senza certezze, senza strade sicure da seguire, senza aperitivo, nè pranzi in famiglia alla domenica, ma avendo, come unica contropartita, un turbinio di emozioni di cui non conosco le conseguenze? Ti abbraccio, Daisy


Foto: Per te, Daisy, e per il tuo Berenger, ho "rubato" dal web questa foto -non lo faccio mai. Ho tolto il colore che a quei tempi, i tuoi/vostri tempi, poco si usava. Dramatherapy, Does Daisy Fear? , by CDIOT, 2009

Drama Therapy: would you imagine... the Peace Hidden Behind Our Intentions?



Movie: Winning documentary, "Playing For Change: Peace Through Music", comes the first of many "songs around the world" being released independently. Featured is a cover of the Ben E. King classic by musicians around the world adding their part to the song as it travelled the globe. htt://www.playingforchange.com

DRAMATHERAPY: HOW IT WORKS




Tutti i personaggi della nostra piece –l’abbiamo detto- ruotano intorno a due tematiche principali, estremamente interdipendenti: la fragilità dell'essere umano nella sua possibilità di influenzamento, a scapito della individualità e la sterilità del linguaggio umano, quando espressione delle stereotipie e convenzioni sociali o della sola razionalità. Da queste premesse, su un calco speculare a quanto scritto da Ionesco, è trascritto un testo teatrale che pretende di esasperare i temi de “Il Rinoceronte” ed insieme presentificare quanto di differente l’uomo può sognare, lottare, conquistare. Eroe ed anti-eroe, si contemplano, fuori da ogni bisticcio formale e si interrogano. Un dialogo, questo, aperto, ma anche silenzioso, che si svolge all’interno di quel laboratorio che noi individuiamo nel “processo drammaterapico”.

Le scene sono costruite all’interno di una discussione che possiede carattere sia esplicito che implicito, perchè svolta attraverso le drammatizzazioni di parti specifiche del lavoro ed elaborazioni personali/gruppali nei laboratori e nel blog –laboratorio di scrittura creativa. Esse, nella costruzione, non procedono secondo un ordine prestabilito o canonico, ma si definiscono nella costante modulazione del processo del gruppo, via via che l’esplorazione del testo e di quanto elaborato nel filtro personale (individuale/gruppale) consolida i vari elementi. La variazione costante del paradigma interprete/personaggio nelle performances di prova permette lo “sgrossamento” dell’opera ed insieme l’arrichimento del personaggio. Quest’ultimo è costituito da quanto era, quanto è e quanto potrebbe essere, forando la velocità del testo, debordando dal contenitore della drammaturgia presa in esame, forzando, oltre l’estetica suggerita dall’autore, le immagini del possibile. L’ambizione, sia pure consapevole e critica, è quella di prensentare domande (quelle del testo teatrale) ed insieme creare delle “possibili” risposte.

Proviamo ad esemplificare…I personaggi del testo ioneschiano mancano di empatia, ma cosa accade se a tratti si lasciano scivolare sul terreno fantastico della fantasia, del contatto? Non è per caso riprodotto e paradossalmente anche esasperato quanto Ionesco lamenta della persona, quando la descrive incapace di “situarsi” sia come individuo, che appartenente al gruppo? E, per arrivare alla trasformazione del testo –ma non al suo tradimento-, cosa si diranno Botard e Dudard nel fantastico “processo” di un primo atto, mai esistito prima, ma che sarebbe potuto essere, anzi che è dentro quella storia? Cosa si scriveranno Berenger e Daisy a mesi ed anni di distanza dalla disavventura e dalla tragedia che hanno vissuto? Quali le loro trasformazioni? Dove i “destini” di quei personaggi, dove “il destino” dell’uomo? Lo si può scrivere prima, lo si deve attendere, lo si deve o lo si può “interpretare”?
Foto: Piramyd of Power, by CDIOT 2009

mercoledì 4 novembre 2009

Drammaterapia: Il Rinoceronte, Daisy, fuga per paura di amare?

@ Spartaco

Come dice il director: preciso, puntuale, niente da obbiettare. Io penso che tra Daisy e Berenger non ci sia stato mai amore, ma il tentativo di colmare i propri vuoti. Infatti, tu dici (Gianni) che hanno paura del futuro incerto, che hanno paura della diversita tra loro stessi e della solitudine. Chi ama non e mai solo. Chi ama non riesce a pensare ad un futuro incerto; chi ama é felice, pensa a vivere la propria felicita, non al futuro, non alla solitudine, non alla diversitá! La forza di Berenger é la sua fragilitá. Egli conosce la propria dipendenza, di quando si appoggiava -come tu dici- e quando cercava la compassione altrui; quando l'ha riconosciuta in sè stesso, perchè è in fiunale solo, trova dentro di se la forza per ribellarsi a questa rinoncerontite.
Daisy: ognuno di noi, uomo o donna che sia, ha dentro di se tutta la perfezione e tutto il disordine che l'essere umano possiede. Chissa se Daisy scappa per paura di amare un uomo e quindi diventare veramente donna, o per paura di essere diversa dal gruppo? Non é perfettina, é una donna come tutte.
SPARTACA

Drama Therapy, The Rhinoceros

Backstage II Scene: Things go Wrong
A Dramatherapy Play
by Creative Drama & In-Out Theatre



La signora anziana, che intanto ha continuato a tossire ininterrottamente in sordina, emette un colpo di tosse più intenso, che fa allontanare tutti prudentemente.

Daisy Diamole un poco di acqua…la poveretta…
Dudard (rivolgendosi a Botard) Si Botard, un poco d’acqua…
Botard (rivolgendosi a Miranda) Dell’acqua…
Miranda Serve dell’acqua signor Berenger…
Berenger (guardando Daisy) Si, mi trovi d’accordo, deve avere sete…

Daisy si allontana per prendere un bicchiere d’acqua che poi porge alla signora, aiutata da Miranda. La signora, nell’alzarsi per sorseggiare dal bicchiere, scopre il lato sinistro e sotto il vestito lacero, mostra evidente tutti i segni della trasformazione in atto…poi si riaccascia al suolo tremante, offrendo visibile il lato prima nascosto (profilo sinistro agli spettatori).Tutti si scostano inorriditi, meno Miranda e Daisy…

Miranda Oh...
Daisy e tutti Oh...

Botard E’ orribile!!
Daisy (ritraendo la mano con il bicchiere con aria schifata) Poveretta…
Dudard Non c’è più nulla da fare!
Miranda (Spaventata, portando ambedue le mani alla testa, come per chiudere le orecchie) Ascoltate…sono loro…
Botard E’ orribile…
Berenger mette un braccio intorno alle spalle di Daisy e la stringe a sé.
Berenger (in tono allarmato) Sì, la rivogliono…

Tutti rimangono fermi, immobilizzati nelle pose plastiche dell’ultima postura, mentre le luci di scena scemano e sul sottofondo del tema musicale* ad libidum, un tumultuoso rumore di rinoceronti al galoppo…

martedì 3 novembre 2009

DRAMMATERAPIA: ACTING IN-OUT

@ GIANNI

Daisy e Berenger, per come li abbiamo trattati, “usati”, sviscerati, sembrano ormai far parte di una storia nella storia, rispetto all’opera di Ionesco. Personalmente li sento vicini come persone reali, con i drammi, le aspettative, i problemi e le paure che sono parte di ognuno.
E’ una coppia senza tempo né luogo, che si impedisce di amare per paura di un futuro incerto, ma soprattutto per l’incognita della diversità e della conseguente solitudine.

Berenger sembra credere di più in quest’amore, ma il dubbio che mi sfiora è che lui abbia molto meno da perdere di Daisy, e amarla incondizionatamente ricalca un comportamento a lui congeniale, con la sua vita disordinata e intrisa di slanci emotivi con conseguente nuovo disordine.
Completamente diverso dal resto della società descritta da Ionesco, egli scopre in maniera “devastante” la sua diversità e questo lo rende forte e vivo come non si è mai sentito, che per uno abituato a vivere ”appoggiandosi” e bisognoso di amicizie compassionevoli, è sicuramente spaventoso ed inebriante allo stesso tempo.
Questo lo rende vicino al lettore-attore più degli altri, perché l’immagine dell’antieroe capace di azioni eccezionali è sentito come “uno di noi”, solo un po’ speciale.

In Daisy tutto ciò non accade. Comprensiva e buona con tutti, risulta essere persino antipatica, come giustamente ha fatto notare Maria Pina, così perfettina da risultare falsa. Un’immagine forzata a scapito della verità e dell’essenza individuale di se stessa. Il falso “Se” che prevale su quello vero perché la società, il momento, le circostanze così hanno voluto. E lei è troppo condizionata per lasciarsi andare.
Ionesco sembra dare a Daisy una possibilità di riscatto, tramite Berenger, nel terzo atto, ma tutto crolla di fronte alle paure e le incertezze, le stesse che menziona Spartaco nel suo ultimo post ed in quelli passati, le stesse di noi esseri umani, a cui viene offerta sempre una possibilità di riscatto, di nuova vita, ma che non riusciamo a vedere a causa delle barriere che ci siamo costruiti.

Siamo andati oltre, abbiamo immaginato un possibile seguito alla loro storia, ognuno di noi ha dato la sua interpretazione personale, ed abbiamo lasciato che ci permeassero, che lavorassero con noi, dentro di noi. Gli ho dato voce, dentro e fuori da me, ho fatto in modo che si mescolassero a me indissolubilmente, creando un nuovo composto vitale, prodotto della soluzione di più elementi. E magicamente, ancora una volta mi trovo ad usare questo termine, il risultato è inaspettato. Con estrema naturalezza ha permesso di toccare corde che non conoscevo, ridurre scogli e ostacoli, spigoli e barriere, e un’altra porta si apre verso una nuova esistenza, attenuando dolori e incomprensioni, fornendo nuova energia vitale.
Stupefacente, veramente stupefacente.

@ Director

Non desidero foto come didascalia a quanto scrivi. Stupefacente è questo che leggo. Puntuale, riflessivo, una storia che sta lavorando dentro come processo drammaterapico e ti dà il risultato di un piccolo sunto universitario di esegesi critica sul personaggio. Leggo un costante movimento In-Out, non solo distanza estetica, che coivolge storia, gruppo e personale. Non ho parole...e non potevo esimermi dal dirlo e ringraziarti insieme ai tuoi compagni di viaggio.

DRAMMATERAPIA E TEATRO



Libertà, Paura, Limiti, Risorse, Confini, Rischio, Coraggio...

Se l’attore non entra nella esplorazione di queste categorie del sentire, muovere, ricevere e dare, non è un attore. L’uomo comune può permettersi di impigrirsi nei riti della sua quotidianità. L’attore no! La polvere del consueto, ovvio, sicuro, prevedibile si attaccherà ai suoi passi, ai suoi gesti, alla sua voce. La sua anima diverrà un insicuro traghetto per il viaggio promesso nel teatro.

Non serve essere visti. Peccati ed omissioni, ricerca e sforzi sono innumerevoli pelli, che aiutano o tirano indietro. E’ questo che voi state sperimentando nel CDIOT; una quarta parete che diventa circolare e dialoga perfino dentro voi stessi.

lunedì 2 novembre 2009

Drammaterapia: Chissà se Ionesco...

Casa di Jean

@ Gianni

Non so se Ionesco abbia studiato le caratteristiche fisiche e le peculiarità comportamentali del rinoceronte, se fosse un appassionato di zoologia, o se amasse l’Africa o l’Asia –Paesi in cui i rinoceronti hanno il loro habitat naturale- ma animale più azzeccato non avrebbe potuto trovare per descrivere l’assurdo comportamento dei suoi personaggi. Ma noi umani siamo alla stregua dei rinoceronti? Pare di sì, confrontandone alcune caratteristiche.
Nemici? Nessuno, tranne i rinoceronti stessi; Corazza, dura; Aggressività, abbastanza da sfociare in cariche molto pericolose. Intelligenza, poca visto che non valuta mai il pericolo e attacca a testa bassa.
A parte la forzatura, Ionesco crea personaggi dai comportamenti assurdi, e leggendo e rileggendo, analizzando e disquisendo, immergendosi ed elaborando, ci si accorge di quanto quei personaggi siano rappresentativi di una parte della società degli umani, senza tempo ne luogo, con le variabili ambientali, cronologiche e tecnologiche, ma pur sempre “umanità”.
Il commerciante e sua moglie, il cui unico pensiero è quello di vendere e guadagnare accaparrandosi più clienti possibili.
L’amico Jean, impeccabile e schematico, pronto a far fronte ad ogni evenienza, ma soprattutto pronto a spiegare con aria saccente qualunque cosa capiti di vedere o sentire, e capace di litigare per un principio.
Il filosofo che con l’uso dei sillogismi e della logica cerca di spiegare l’inspiegabile.
E ancora Papillon, capufficio irreprensibile, attento ad orari e schemi lavorativi.
E Monsieur Botard, maestro in pensione, che fa della logica e dello spirito metodico guide di vita, salvo poi andare in tilt quando non riesce a spiegare l’assalto del rinoceronte all’ufficio in cui lavora.
Un’analisi più approfondita la dedicherei a Dudard, che insieme a Daisy e Berenger sono gli unici personaggi del terzo atto, il momento focale dell’opera di Ionesco.
Costui sembra passare indenne attraverso la storia, rimanendo fedele al personaggio che è disposto a tollerare più degli altri, sedare gli animi litigiosi, capire ed aiutare il Berenger sofferente, giustificare la trasformazione dei colleghi, comprendere il comportamento dei rinoceronti stessi, quasi ammirandoli nel loro ingenuo distruggere e sovvertire il vivere umano, offrire il suo aiuto a Daisy elargendo parole di conforto a tutti.
E’ proprio per Daisy che batte il suo cuore. Incapace di dichiararsi apertamente, cede definitivamente al contagio nel momento in cui si rende conto di non avere speranze perché il suo interesse non è corrisposto dalla stessa già innamorata di Berenger.
Proprio questo aspetto di Dudard, mette in luce l’importanza dei sentimenti per l’uomo, unico vero baluardo all’omologazione nel branco. L’unicità di ognuno, le proprie qualità, sono tali se condivise, e con gli altri scambiate alla pari in sintonia ed empatia. Quando questo non avviene si rischia seriamente di far parte di un branco, perché l’omologazione e l’appartenenza a un gruppo dà l’illusione di esistere a priori, senza impegno emotivo, distanti dai propri sentimenti. A questo punto non resta che seguire le direttive, le illusioni, le ideologie, senza coscienza o responsabilità, inconsapevoli burattini mossi dal “Mangiafuoco” di turno.
E poi Daisy e Berenger.. Ma questa è un’altra storia.
Foto: Dramatherapy, The Rhinoceors, Jean's Home, CDIOT 2009

DRAMATHERAPY & FREEDOM


@ Maria Pina

C'è una cosa estemporanea che sento il bisogno di condividere. Forse non è attinente al 100% al lavoro di rappresentazione de "Il Rinoceronte" in chiave drammaterapica, ma vi è connesso. La cosa di cui voglio parlare è semplicemente questa...
Quando scrivo un post mio, provo una sensazione bellissima di libertà totale. E quando lo vedo pubblicato, mi sento orgogliosa di leggerlo sul blog.
Ho abbastanza pratica di parole e tastiera e sono così grafomane che riesco a trasformare un promemoria per la sottoscritta in una relazione tecnica o in un appunto di lavoro.Ma difficilmente, quando scrivo,riesco a mettere a tacere quel senso di censura interna che mi fa pesare le parole, ripensarle in chiave critica, verificare sintassi e ortografia dell'elaborato. E quando il tutto è pronto, lascio andare per il mondo il mio scritto,pensando che è qualcosa di fragile, vulnerabile, attaccabile.
Invece, qui sto provando una sensazione bellissima di parole in libertà, dove l'unico limite che posso darmi è quello del rispetto per chi legge.
Posso scegliere di rappresentare tutto ciò che sento e ciò che offro agli occhi dei lettori è un dono piccolo, ma apprezzato.
Come questo post.



@ Director
Drammaterapia e Libertà. La libertà esiste nei luoghi abitati, mentre evapora nel deserto od in mezzo al mare. Non per parodiare quell'espressione di un grande che diceva che "Libertà è partecipazione" -Gaber-, ma è questo che penso. Esiste dentro al personaggio che ti sta troppo stretto, e ti fa faticare -sic, quanto facile quell'illusione narcisistica di specchiarci sempre eguali!-; esiste nella potenza creativa del tuo gesto, che addomenta il dolore di un piccolo, tranquillizza la fronte di una anziano, consola la guancia dell'amato. Libertà della tua parola, così libera da essere terribilmente corruttibile, corruttrice, corrotta e corrosa dal tempo, urlata e sussurrata, ma diversa da tutte quelle che si sarebbero potute dire, perchè appunto quella e non altra. La sensazione di cui parli, Maria Pina, è il rumore di fondo del processo, e nasce da un persorso "invisibile" -come vi dicevo-, che disloca la segnaletica in modo difforme da quanto gli occhi vorrebbero veder restituito, a quanto ci aspettiamo. E ci fa ritrovare, impudici, ma rispettosi -tu lo ha detto- a fare dono dell'autenticità all'altro, allo spettatore, questa messa celebrata nel luogo sacro del teatro, affermava Grotowsky, dove divieni sacerdote perchè amministri qualcosa per te e gli altri, mentre ne ricevi. Questa tua emozione, Gianni, Spartaco, è libertà dietro gli occhi. Una spuma di mare, che non sarà mai simile alla successiva e ti ha incontrato a ritmare con essa cose profonde dentro e belle fuori. Buon lavoro.

Dramatherapy, The Rhinoceors, Dudard's Perplexity

@ Spartaco

E domenica sera. Sto andando a cena. scrivo per me e per voi. Ancora porto dentro di me, da venerdi sera quando è finito l'incontro, una sensazione che non riesco a descrivere... Salgo in machina, parto, accendo la radio, ascolto una canzone che ho sentito milloni di volte. E' diversa! Entra dentro di me e mi dà una sensazione di piacere. Mi sento pieno. PIENO! Che bello! Una esperienza che mi ha accompagnato in questi due giorni, rendendoli piu piacevoli, più vivi più chiari, piu voluti.
Se questo é il teatro, EVVIVA! La luce del teatro ci spoglia, purché siamo disposti a spogliarci. Spogliarci di cosa? Delle convenzioni? Dell'educazione limitante? Per me, questo, non è l'essenza. Ci spogliamo della paura di vedere le nostre paure. L'essere umano quotidianamente non fa altro che mascherare le proprie paure e come possiamo noi vivere la nostra paura, se la neghiamo? Semplicemente non esiste.
La musica che ho sentito venerdi sera ha trovato un terreno senza erbacce, pronto per essere seminato, privo di paura...di vivere.
Ed ora vado a cena, perché é bello.

Foto: Dramatherapy, Dudard's Perplexity, Laboratorio CDIOT, 2009

domenica 1 novembre 2009

DRAMATHERAPY, The Rhinoceors, Daisy Compliance

@ Maria Pina

Ok Daisy, accetto la tua sfida!
Vedremo se sarai capace non solo di farti amare da me, ma addirittura di farti STIMARE, RISPETTARE. Troppo semplice volerti bene: chi non amerebbe una come te? Una brava ragazza, graziosa quanto basta, pulita, ordinata, affettuosa e - soprattutto- stupida. Una come te non può che essere apprezzata come amica , fidanzata, figlia, mogliettina. Più complicato è rispettare una come te. La tua ottusità, la tua mancanza di orizzonti che vadano al di là del decoro di una vita borghese, sono imperdonabili ai miei occhi. Ma io e te, cara Daisy, sul palcoscenico presto saremo una sola cosa, per fare questo, dovremo conoscerci, studiarci , frequentarci e io dovrò smettere di disprezzarti con la mia spocchia di aspirante intellettuale. Insegnami, se puoi e come puoi, ad apprezzare quanta dignità ci puo essere in una piccola felicità domestica, sognata o realizzata. Mostrami che anche l'assenza di ambizioni o di sogni grandiosi è condizione appagante. Non ti sarà facile, piccola, io sono una tosta.

P.S Director, puoi , per favore, usare "Somewhere over the rainbow" come sottofondo? Più zuccherosa e mielosa di così...





Foto: Dramatherapy, Daisy Compliance, Laboratorio CDIOT, 2009

Drammaterapia: "Il coraggio di essere personaggio.."

@ Gianni

Se riuscissi ad essere diverso…
Se avessi il coraggio di dirlo...
Se fossi meno impacciato in certe cose…
Se potessi capire le mie difficoltà…
Quante volte nella vita abbiamo detto, pensato, sentito cose come queste. Quante volte ci siamo resi conto che quella che stavamo vivendo era una vita condizionata, adattata, modellata, ma non nostra. E ancora... quanti intralci ci
impediscono di cambiare il senso, la direzione della nostra quotidianità. A volte, ci potremmo sentire come un automobilista incapace di sterzare il volante che ha in mano, ma non ne conosce bene il motivo.

Ogni volta che ci incontriamo, nella preparazione della pièce a cui stiamo lavorando, ho sempre più netta la sensazione che una delle strade da percorrere per cercare veramente nel proprio intimo, sia l’immersione del nostro animo nel teatro che andiamo a lavorare, per creare una promiscuità tra ciò che siamo e i personaggi che andiamo ad interpretare. Perché l’interpretazione, filtrata dalle nostre difficoltà, impregnata delle nostre paure, è realmente la nudità dell’anima che nel personaggio trova il coraggio di esporsi, ed esorcizza i drammi che condizionano la nostra esistenza. E se l’attore perde l’autoreferenzialità, la smania di mostrarsi perfetto -ammesso che un dilettante ci riesca- e si lascia permeare dal personaggio, e al personaggio dona la sua anima “difettosa”, l’opera che ne verrà fuori sarà il risultato migliore, perché vero e non costruito, vivo e non asettica rappresentazione di un’opera. Soprattutto sarà momento di ricerca del vero “io”, e non vittoria dell’ego, che ci costringe a comportarci come rinoceronti, condizionati da idee omologanti e comportamenti indotti.

Qualche tempo fa ho detto: “La mia anima sono disposto a farla a pezzi cento volte e a rimettere insieme i pezzi pur di scoprire la verità”. Oggi non penso più sia necessario farla a pezzi, credo sia invece necessario arricchirla, fortificarla, renderla fonte energetica in grado di illuminare il cammino quotidiano. Credo che il teatro possa aiutarmi a farlo.

Foto: Dramatherapy, Backstage The Rhinoceros, CDIOT 2009

venerdì 30 ottobre 2009

Drammaterapia, Il Rinoceronte, Botard e l'Assurdo


Ionesco è alla ricerca del nucleo di autenticità dell’essere umano e si dispera sul fatto che esso possa essere facilmente perduto. Egli osserva la cultura del suo tempo -e di ogni tempo-; gli elementi di progresso che, tuttavia, possono inibire il percorso vero l’autenticità, se diventano auoreferenziali e comportare un regresso nella civiltà. Ed il linguaggio è quel timbro costruito dalla cultura, che la contiene e che molto spesso tende a schiacciare l’individuale, a vantaggio di una mente “collettiva”, convenzionale, se non vi è lo sforzo di di riappropriarsi della propria identità. Egli ridicolizza i timori dei suoi personaggi, così espressi nella laconica o verbosa, comunque sterile, comunicazione di frasi ripetitive. Una ecolalia stereotipata delle emozioni, dove il mittente è specchio del ricevente. Meraviglia, sospetto, panico, dolore, …tutti sentimenti senza anima, quando partecipati all’altro senza una reale empatia; ma repertorio codificato, non interpretato. I luoghi, con gli accadimenti e le persone non sono “pensati”, ma riprodotti in una comunicazione che sembra un meccanico passaggio di fotografie tra i presenti, piuttosto un “non pensiero”. Persino le peculiari caratteristiche dei personaggi –che pure esistono- appaiono schiacciate in stereotipi che nulla lasciano all’imprevisto ed alla creatività.Tutto perfettamente binario, potrebbe dire Ionesco, e perdutamente scomparso nella sua dimensione analogica.
L’unico potenziale “imprevedibile” che potrebbe dare una prospettiva differente alle comunicazione dei personaggi -che vivono come vignette e nuvolette riempiti in involucri di uomo- è appunto il “rinoceronte”; elemento tanto dirompente ed assurdo, che però rischia di perdere anche quest’ultima caratteristica, quando considerato nei capziosi ragionamenti dei personaggi. Sezionato in una anatomia di giudizi impigriti nella mente "comune". Valutazioni che si ripetono, che hanno la pretesa di tradurre sensibilità e logica con l’unico effetto di una “tragica” comicità. Anche il rinoceronte fallisce, non risveglia dal torpore la coscienza, non la spinge a raccogliersi ed a funzionare, perchè è tragedia del linguaggio, quando si avverte che l’unica sua tensione è verso quel tentativo, tuttavia inutile, di riportare le cose allo status quo, alla posizione originaria, all’immobilità primitiva. Una sorta di “negazione” della realtà e quanto essa può contenere. Botard "Non riesco ad osservare una cosa del genere. Si tratta di una illusione".

Proprio questa assenza del pensiero -dobbiamo pensare- è la causa del trascinamento epidemico di tutti verso la trasformazione rinocerontesca, con l'unica eccezione di Berenger. La logica, in realtà, è intrattenuta in un falso tentativo di "accettazione" della realtà. Se si dubita di quanto si osserva, questo può spingere verso un incontro a-pregiudiziale con le categorie di quanto sino ad oggi si è “archiviato”, scoprendo la “propria” realtà; ma se il dubbio è anonimo, o nasce solo dalla paura, ha perso la radice del personale “dolore”, esso allora diventa l’anestetico verso espressione dell’anima del singolo uomo.
Osserviamo ancora Botard, nella seconda scena. Essa descrive un ufficio, un luogo comune appartenente alla vita di tutti i giorni, con persone impegnate nel loro lavoro. Nella discussione che sorge in merito agli "incidenti" con i rinoceronti, egli diffida dell’esistenza di questi ed apertamente ridicolizza le informazioni che gli danno i colleghi, il personale racconto oculare dei fatti e persino quanto riportato in cronaca dai giornali. Egli non crede a quanto viene scritto. Eppure, poco dopo, egli è quasi disposto a giurare di non aver mai messo in dubbio l’esistenza di quegli animali, anzi, di aver seguito sin dall’inizio l’evolvere della vicenda e di avere i propri fondati sospetti” sui responsabili del fatto! Ecco un esempio di "dubbio" che non serve la ricerca di un senso, ma che si protegge da solo, sino a blindarsi in una cieca assenza di consapevolezza sulle proprie contraddizioni. Proprio Botard, lo stereotipo della logica, che non si fa prendere dalle psicosi collettive, si trincera nel proprio “delirio” persecutorio, lontano dalla tanto declamata razionalità ed interpretando a pieno il tema dell'assurdo.
Foto: Drammaterapia, Il Rinoceronte, Botard e l'Assurdo, CDIOT, 2009

mercoledì 28 ottobre 2009

Drammaterapia: Sotto la Pelle del Rinoceronte.

@ Rosanna

Ciao Ermanno, ho tentato di scrivere altre volte, ma ho sempre cancellato tutto.. è stato importante conoscerti, conoscervi...non credo alla casualità, anch'io ero pronta.
Nel primo incontro ho avuto la percezione di essere immersa in un vortice onirico, un' altra dimensione, dove gli schemi e l'ovvio potevano essere altro...un pò come lo spazio morbido e caldo che riuscivo, da piccola, a ricreare leggendo i miei libri. Tutta, il mio conscio e inconscio, erano dilatati a prendere tutto...senza difese.
Tu, director, hai capito che fremevo nel voler far parte del mondo di Daisy e Berenger... e quando me ne hai dato la possibilità, lo scambio emotivo, verbale e gestuale tra me e Gianni (Berenger) mi ha nutrito, mi ha fatto sentire piena, bene con me stessa e con il gruppo. Sono ritornata a casa con un entusiasmo incontenibile che mi ha accompagnato per tutta la settimana. Ho comprato il libro di Ionesco e l'ho letto nei pochi ritagli di tempo, con avidità.

Già dal secondo incontro, però la ragione, la paura, il conflitto...cosa sto facendo?? Mi ripetevo troppe cose, la collaborazione con le istituzioni,..il corso sulle perizie..la mia bambina di due anni..e altro... forse è meglio rimandare il laboratorio del CDIOT...Dovevo dare una risposta ma non riuscivo a risolvere il conflitto; e poi tu Ermanno mi hai comunicato tutto il tuo entusiasmo e ho detto siii voglio partecipare, voglio esserci, voglio lavorare e dare!

Quest' ultima è stata una settimana difficile e intensa; vi ho portato con me al mio debutto di soprano in erba...e mi sono resa conto che con molta fatica e volontà sto piano piano uscendo dalla corazza da rinoceronte che non mi si addice più.
Grazie, un abbraccio, Rosanna

Drammaterapia: Sono a prescindere...

@ Spartaco

Che meraviglia aver paura! Per tutti, per me, e per te, Maria-Pina. Amo perche e bello amare, non per evitare la solitudine o la paura della solitudine. Amo perche la vita e amore. 'Temo quindi sono". Io sono!
Sono a precindere, perche sono un piu, non un meno.
Studiare, fare teatro, leggere, viaggiare, non per non fare invechiare il mio spirito ma per il piacere di farlo, per la voglia di farlo e scoprire strada facendo che e bello.
Io non ho un dio, perche l' essere umano e gia Dio. Non perche fa miracoli, ma perche puo compiere il suo di miracolo.
Vivere! Vivere senza la paura di aver paura. Non c e vecchiaia, c'e vita. c' e ignoranza fino a quando c' e la paura che ci impedisce di andare oltre e non essere piu ignoranti.
Entrare nella paura ci da la possibilita di usarla come risorsa nostra per vivere tutto quello che ci viene offerto da questa straordinaria vita.
Voi siete lo straordinario della vita. Era impensabile poterci incontrare.
Grazie a tutti voi che mi date la possibilita di questo.

DRAMMATERAPIA: RINOCERONTESCO ORGOGLIO


Dopodomani rituale incontro di laboratorio. La seconda scena sarà di crogiulo per la costruzione della prima; ne seguirà una terza ed una quarta finale: la nostra riedizione drammaterapica de "Il Rinoceronte"". Il processo -se dobbiamo stare a quello che osservo e leggo- è in pieno atto. Atto interno, rappresentato internamente, con ancora timide affacciate alla finestra. E' così che funziona l'In-Out del Teatro "drammaterapico". Il crogiulo è quasi sempre invisibile, con il rumore di fondo di inferenze nella nostra vita.

Pensate...una mattina, davanti al vostro lavandino, il vostro viso pronto per essere bagnato dall'acqua ed uno sguardo veloce corre allo specchio...Orrore! Piccole macchioline verdi-grigiastre lo hanno punteggiato, con concentrazioni sulle pieghe, sulle vostre rughe e poi...quello strano bozzo sopra il muso! Eh sì...perchè ora di "muso" si può solo trattare.

L'avete detto, sospettato, sperato e temuto...chi è immune dalla rinocerontite alzi la mano e scagli la prima pietra! Il "director" non è diverso, è punto d'incontro e lavoro, ma anche egli, alzandosi qualche volta al mattino, avverte sotto le mani distratte una pelle meno "normale", delle specie di pliche che arrotondanoil suo contatto con la realtà, lo appesantiscono. Non vi confesserà mai gli eventuali barriti che seguono, ma anch'egli è nel processo.

Sono, nel processo ed ho bisogno di campioni di temerarietà per sputare fuori, travestite di Ionesco, le pattumiere della vostra vita, le dispense del vostro pane profumato, la deriva e l'approdo del vostro viaggio. Sino all'inferno se occorre. Avete compreso bene. Sino all'inferno. Mai dentro.

Foto: Dramatherapy, When a Directos Becomes a Rhino,

martedì 27 ottobre 2009

DRAMMATERAPIA: RINOCERONTESCA PAURA

@ Maria Pina

Prologo: Nella mia collezione di T-shirt , ce n'è una con su scritto "Chi è fiero della propria paura osa tendere cavi sui precipizi; si lancia all'assalto dei campanili; allontana e unisce le montagne..."

Una volta, sono finita in mezzo a un branco di rinoceronti. Veramente non è successo una sola volta, ma quella volta la ricordo meglio di tutte. Mi trovavo presso un centro yoga, anni fa; la circostanza era una festa o doveva essere tale. Per l'occasione abbiamo meditato a gambe incrociate, con la schiena tenuta dritta all'inverosimile, le mani piegate all'altezza delle scapole. Due ore così, intontita da canti, penonmbra, incensi e incapace di trovare un senso a ciò che stavo facendo, al perchè mi trovassi lì, a dare cosa. Potevo alzarmi, andarmene senza salutare , esprimere il mio disagio, ma non lo feci.
Troppo faticoso andare contro il gruppo, spiegare, dissentire e troppa la paura di ritrovarmi sola, incompresa. Divenni anche io un rinoceronte in quella circostanza. Una bella rinocerontina , magari con i fiocchetti sui cornini, ma pur sempre un oggetto omologato alla circostanza. Lo so perchè ho ricordato tutto questo: cerco un legame tra la paura e la manipolazione mentale. C'è sempre un guru, un santo, una guida , un manipolatore che cavalca le paure dell'individuo e/o della massa. Hai paura del futuro ? Eccoti l'oroscopo. Ti spaventa la imponderabile variabilità del cosmo e della vita? Niente paura, c'è l'uomo forte che ti guida, o se preferisci c'è un credo da seguire o un corpo di regole che vuol contrastare l'entropia della vita. E così via...

Spartaco, prima hai parlato della paura e hai aperto in me un filo di pensieri e parole di cui non trovo il senso (forse lo troverete voi che leggete). Che meraviglia aver paura!
Teniamocele strette le nostre paure, rispettiamole nel loro valore assoluto. Amo perchè ho paura della solitudine. Viaggio, studio , leggo, recito, scrivo perchè mi spaventa la vecchiaia dello spirito. Temo quindi sono. Non ho un Dio che conforta e assiste. Non ho una buona stella che si pone benevola verso di me. Non ho corazze a difendermi. Contro le false ricette alla paura, ho solo un agglomerato di neuroni e una coscienza.
(Ma Daisy è anche un pò Berenger?)

Drammaterapia: Daisy, studio del personaggio

Daisy nella II scena
Riduzione Drammaterapica de "Il Rinoceronte" del CDIOT
Lato Interno e lato Esterno, Destro o Sinistro della Tragedia


Non è dato di sapere di che riunione si tratti, ma è questo che desidero. La vita ti sconvolge facendoti ritrovare imprevedibile, non riconoscibile a te stesso e, solo quanto si svolge, costituisce la lettura di quanto sei, comunque sia andata, di una parte di te almeno -ma nulla è diviso dal resto. Certo è che siamo a casa di Daisy ed è altrettanto certo che le vicende che si succederanno in questo luogo, di qui a poco, saranno a caratterizzarla. Dunque, in tal senso, non ha un'importanza precostituita sapere perchè tutti gli ospiti siano lì...

L'idea è quella di un contenitore che, formalmente costituto dalla casa di Daisy, si arreda, si definisce man mano che i dialoghi vengono a caratterizzarlo. Ancora, è certo che sia un luogo "interno", il luogo del processo dei pensieri su quanto accade, mentre fuori vi è un "esterno" dove probabilmente i rinoceronti sono a processare la piccola cittadina di provincia.

E di questo si parla in questa riunione, dove tutti sono colleghi d'ufficio. Tutti tranne uno, Marianna, amica intima di Daisy. Tra un discorso e l'altro, appunto, l'attenzione cade su quanto di inverosimile ma reale sta accadendo in paese. Daisy, nel corso ti tutta la scena, intratterrà una comunicazione privilegiata, intensa, ma discreta con Berenger; anche prima che egli arrivi, quando, rivolgendosi alla sua amica, ne espone il punto di vista su "i rinoceronti". Quando poi egli compare, al primo momento di intenso piacere nei suoi occhi che brillano, si sostituisce la preoccupazione per la sua salute. Egli è lacero, almeno da un lato -quello destro-, ma l'amore non fa misurazioni geometriche della propria tensione. Una colluttazione con i rinoceronti, di fuori, l'ha ridotto in questo stato ed è causa del suo ritardo. Ha dovuto difendere -ma inutilmente- una Anziana Signora a sua volta assalita da loro e, poco dopo, quando Dudard ironizzerà sulla scarsa riuscita del suo intervento, sarà sempre Daisy ad esprimere comprensione per il gesto del suo amato. E' amato, Berenger, da Daisy, ma tutto -l'abbiamo detto- scorre discretamente davanti agli occhi degli altri ed a volte (sic) di loro stessi.

L'Anziana Signora fa il suo precipitoso ingresso in casa ed ora, al precedente solerte tentativo d'aiuto di Berenger a favore della "poveretta", si sotituisce proprio Daisy, almeno in un primo momento. Poi, la sua attenzione empatica verso quella viene fagocitata dal significato "mortifero" di cui la malcapitata è indirettamente ambasciatrice; fatto che, tuttavia, avviene anche per tutti gli altri personaggi. L'atmosfera totale si trasforma, descrivendo un incosciente disinteresse per la donna che giace a terra, lacera e probabilmente ferita -dove? Dentro o Fuori?. La sua attenzione "empatica" verso quella si spegne e lei si lascia contaminare dallo stato di preoccupazione/agitazione per la situazione "generale" che viene a superare la circostanza "particolare". Ancora qui, emblematicamente viene rappresentato lo schiacciamento dell'individuo, rispetto al gruppo, la mortificazione dell'identità individuale rispetto all'ideologia. Ora Daisy è nuovamente preoccupata per l'irrequieto interrogarsi di Berenger che, probabilmente, sbiascica tra se e sè un costante "Mio dio, non è possibile!". Lo segue e cerca di confortarlo. Tutti gli altri ospiti sono pervasi da uno stato di allarme che freneticamnte li conduce verso mille congetture; Berenger e Dasy non sono sottratti a questa dimensione globale, ma in più vivono quella privata di un complicità nel "patire" la vicenda comune.
Un colpo di tosse della Anziana Signora richiama nuovamente l'attenzione di Daisy e, quindi, degli altri.

Andiamo a leggere... E' l'evento nuovo che si offre a pretesto per l'empatia; se non vi è accadimento, non vi sarà nessuna premura ed attenzione! Nessuno è nella condizione di presentire, immaginare, immedesimarsi nella situazione dell'altro, monadi poste meccanicamente a vivere la stessa esperienza; ma è solo quest'ultima il fattore di identità del loro comportamento, non la creatività ed imprevedibilità insieme del loro insieme, del mix delle loro anime: sembra che l'influenzamento reciproco sia vietato e tutti reagiscono in maniera "animale" verso l'epidemia che da animali proviene. Ma questo non è un effetto della rinocerontite, anzi, sembra proprio precederla, se si deve stare al testo ed al primo atto del Rinoceronte. Molto più probabilmente nè è la causa. Ma ai personaggi non è dato saperlo, essi sono ospiti in una tematica conflittuale in noi e solo rappresentata attraverso loro.

Viene discussa, su stimolo di Daisy, una "ipotesi di aiuto" -l'acqua-, più che istintivamente dato questultimo! Ed è di nuovo Berenger, verso Daisy, a dare l'ultimo punto al serrato dialogo tra tutti, ratificando a questa che aveva posto il problema, l'opportunità di dare da bere alla povera donna. Daisy e Miranda -ancora le due donne insieme a fare qualcosa-porgono un bicchiere di acqua a quella e, stupore, orrore e terrore...tutti scoprono qualcosa di nuovo: sotto le lacere vesti da un lato -sinistro- della donna, si scopre una pelle ferita e già in via di rapida rinocerontesca trasformazione.

L'interesse per l'altro è la chiave che apre nuove porte, comunque sia la scoperta e la nostra evoluzione è il sottotesto del gesto delle due donne.

All'assordante rumore dei passi in corsa dei rinoceronti di fuori, tutti si paralizzano, atterriti. Daisy "incontra" -ancora una volta come all'inizio- Berenger: quell'abbraccio finale che egli le porge e dove lei si accomoda. Qui, vicenda privata e pubblica, personale e sociale si fondono. Nella nostra riduzione drammaterapica è in questo finale di scena che i due personaggi raggiungono il climax della loro tensione d'amore.

Drammaterapia: le Maschere Invisibili

@ Francesca
su "Drammaterapia e Panico: Terrore come strategia del Potere"

E’ difficile entrare di nuovo qui ! Soprattutto quando si è distratti da mille interruzioni quotidiane che si fanno sempre piu invadenti e ti tolgono la capacità di riflettere…comunque ci proviamo ! In merito a questo post, nel rileggerlo, oltre a ribadire i concetti già individuati nella nostra precedente discussione, ciò che noto come nuovo elemento e carpisce la mia attenzione è la parola IMPOTENZA. Per prima cosa mi fa sorridere un pò, poichè un’ attimo prima che leggessi questa analisi testuale ho pensato proprio a questo tipo di sofferenza e limitazione fatalistica. Un sentimento nato con l’uomo a cui ci si può sempre incosciamente adattare, anche per causa di forza maggiore. Purtroppo però questo, secondo me, nasconde un pericoloso potenziale di plagio, si soccombe quasi per inerzia, per scontatezza, per pigrizia, per mancanza di forza, perché tutti fanno cosi o al contrario nessuno lo farà, per seguire la massa e quindi appunto per impotenza!
La massa fa paura, perché al suo interno scattano delle dinamiche di plagio reciproco per cui l’individuo difficilmente si rende conto di essere coinvolto, ma lo è indirettamente; non possiede piu la sua libertà di pensiero e non ha piu capacità di giudizio, diventa una sottomissione comune. Si ha la convinzione di appartenere a quel gruppo per libera scelta. La domanda che mi pongo è proprio questa: perché siamo sempre capaci di unirci, di creare forza gruppale sempre per fini mostruosi (vedi la tragedia dell’Olocausto ), bellici,rivoluzionari e mai in grado di farlo, salvo qualche rara occasione, per un bene comune, pacifico, per puro "egoismo comunitario"? L’impotenza del singolo individuo potrebbe diventare forza comune e trainare verso un pensiero possibilistico, capace di cambiare le sorti di certi meccanismi di vita inceppati non rivolti verso un POTENZIALE cambiamento.
Foto: Dramatherapy, The Rhinoceros, Daisy, Laboratorio CDIOT su Ionesco, settembre 2009