@ Director
As mind master of the CDIOT, this gives me the opportunity to open a discussion on the fascinating Mind's Creative Processes and the Theatre. So I invite you to join our community, getting it prestigious, because it will be built with your intuitions and questions, meditation and inner answers. This is the place where you can use the freedom to express your doubts and you ideas, sharing with the others the research of your way. The Mind is a living miracle, available better than we could immagine; the theatre is a powerful tool to get deeply its power! But what beyond our discussions?
Prepare for becoming part of a new way to discuss with your right emisphere.
Explore the real power of hypnosis, dramatherapy and cinema-dramatherapy and get away its magic and false misconceptions.
Work nicely with us to create our friendship and the warmth of our curiosity and mind’s exploration.
Learn, enjoy and get excited!
Help yourself adapt to altering life-style changes..if there’s one constant in our life today it’s change; from every direction and faster than ever.
Let’s make the dream a reality...and much much more! Contact and interface with our staff; psychiatrists and psychologists will help you to get your life better!I’m just looking forward to seeing your messages here!

"It does not take much strength to do things, but it requires great strength to decide on what to do" Elbert Hubbard

mercoledì 21 maggio 2008

Dov'è andata a finire la tigre?

@ da Nina

Per Neko, Atelier, Director
Carissima Daniela, questo tuo scritto è semplicemente bellissimo, sia per profondità d'analisi che per intensità poetica. Lo sento ispirato a quel senso di aggregazione gruppale che entrambe condividiamo con grande forza. Registra la rinuncia al proprio Io individuale -ma non all'anima del singolo- per sorpassarlo con il desiderio del Noi. Non è affatto semplice. Oggi viviamo il barometro della decadenza, umanamente infragiliti da questo mondo sghembo e malaccorto, nel quale molti di noi si riconoscono vocalità tremule, disperate. Dobbiamo guarirne, così possiamo. Possiamo tentare di intrecciare altre guarigioni.
DOMANDA CHE RIVOLGO A TUTTI: Se il dolore è una condizione reale, impararlo servirà a dissolverlo?
Io credo nella Compassione. Credo nell'urgenza di mani per sorprendermi viva nella morsa. E' il bisogno di trovarvi un riparo; necessità della memoria; l'inestinguibile forza primigenia che m'attraversa. Ogni giorno mi ripeto la stessa cosa: non piegare lo sguardo, Nina. Non piegare mai lo sguardo di fronte a un uomo solo.Poi aggiungo: sii serena.

IL RITO E LA TRIBU'... Cara Neko, torniamo al Noi in relazione al Fissatigre. Cortazar sembra quasi affermare quanto gli uomini siano incredibilmente attratti da ciò che è insensato. Ed è l'insensatezza provocatoria e apparente che Julio ci regala per spunti di riflessione. Il rito e la tribù è fra questi. In questa settimana mi sono chiesta se il rito aggregante in casa Humboldt fosse accaduto nella vita. Cosa è realmente successo in ognuno di noi? Qualcosa è cambiato? Il rito, i riti, i ruoli, i personaggi, gli oggetti, l'animale, hanno ricomposto qualche costola ingabbiata? Io ho sofferto, lo sapete. Tuttora la tigre non riesce ad andarsene. Ma perché non diventa midollo disfatto nella mia forma-memoria? Cosa la trattiene? Ribalto la domanda e formulo un'ipotesi: sono io a trattenerla poiché il rito salvifico non si è compiuto del tutto l'11 maggio scorso? Nei popoli primitivi, le ritualità erano puramente legate alla Natura, alla fusione con la terra, vera genealogia materna. La terra partoriva e accoglieva. Esistevano riti in cui l'uomo e la donna, uniti nell'estasi sessuale, ingravidavano l'humus in presenza della tribù e dello sciamano. Li circondavano tra urla di gioia, approvazione, danze e canti. L'atto del concepimento era dunque collettivo e associato alla fertilità della terra. Questa è per me meraviglia: un insieme privo di vergogna, pudori e paure. L'incedere dell'alba era il nuovo inizio, dopo che la notte s'era mangiata il sole. Il 12 maggio 2008 mi sono svegliata con gli occhi paludosi e molli. Non barattavo pensieri. Sentii soltanto che il mio cuore fuggiva per tornare nel fremito a rammemorare un sé felino palpitante di vita. Credo anch'io, Neko, che la tigre debba morire, ma solo per completare qualcosa rimasto irrisolto non soltanto in me.

Concludo questo mio scritto affermando che l'esperienza del Fissatigre è stata importante e decisiva; che gli avvenimenti forzano le verità; che il risveglio permette all'inconoscibile di farsi certezza sul conoscibile, e il visibile si annoda all'invisibile.Un abbraccio a te, alla Compagnia e al Director.

Foto: foto di scena "trascinamento della tigre", piece "il fissatigre, Roma 11.05.08

2 commenti:

Anonimo ha detto...

@ da Plinio Perilli

�Quello che si lascia vedere� Quello che si nasconde��

�Il ritratto, questo genere in apparenza tanto modesto,
esige un�immensa intelligenza. Occorre certamente che
la fedelt� dell�artista sia grande, ma la sua divinazione
dev�essere pari. Quando vedo un buon ritratto,
indovino tutti gli sforzi dell�artista, che ha dovuto
vedere dapprima quello che si lasciava vedere, ma poi
indovinare anche quello che si nascondeva.�

Carissimo director e Compagno di Viaggio,
perch� sono riandato a spolverare nientemeno che una citazione di Baudelaire critico d�arte al �Salon del 1859�? Ma perch� anch�io � e ancor pi� quando debbo parlare, ritrarre persone che stimo, peggio: amo � accuso e tradisco tutti questi sforzi di dover vedere dapprima quello che si lascia vedere, e molto pi� d�indovinare anche quello che si nasconde!�
Tutte queste dinamiche in marcia e in rotta nella campagna napoleonica con il proprio Io che Nina ha dovuto liberare, affrontare dopo la splendida prova drammaterapica del suo, nonch� tuo Fissatigre, sono degne, lo so, della nuda e romanzata cronaca d�una battaglia, della mappa e del brogliaccio d�un Generale di Cavalleria alla Ney �pi� che del raffinato taccuino di un Docente e Dottore di Psiche, quale tu sei, eccome-.
E non importa se questa battaglia � Waterloo od Austerlitz, una sconfitta irredimibile o una munifica vittoria�
Quello che � certo � l�agone spasmodico di Nina per risalire quest�io, ruggire ogni stilla, ogni brandello di sangue e carne della Sua verit�.
Nessuno di noi, per fortuna, � senza colpa o aureola d�ombra � ed anche Nina sconta il duplice peso, la volitiva irruenta scelta di far coincidere, sovrapporre la testimonianza di Ci� che si lascia vedere col rito quasi tantrico di Quello che si nasconde�
Ma come dubitare della sua sincerit� �commovente, ingenua, addirittura imbarazzante, a unghiare e unghiarsi ogni frammento, creatura, oggetto o lacerto di Realt� divorare ogni scoria d�infingimento�-. E una volta tanto, non come materiale di romanzo, supremo comodo alibi narrativo o intellettuale�
La Tigre � stata fissata. La Tigre ha paura� Lei, sia chiaro!

Sono addolorato che questo suo travaglio in fieri e forse perfino in progress, non si sia fermato a un centimetro dal rischio del suo esporsi, terrifico come quello di ogni cacciatrice -di Psiche, in metafora-, che si sente cacciata, si teme braccata. E in ogni cosa o persona o dialogo �o dinamica� forse, vede o guata una trappola, una lancia acuminata, una ferita a morte.
Ho vissuto giorni e giorni con una Tigre ferita che perdeva sangue in ogni parola, gesto, minuto, pausa della sua giornata. Una tigre indomabile e sofferente � come il Leone di San Girolamo, condannato alla spina � ma poi salvato, alleviato. La spina non � stata tolta, non c�� stato tempo. O i ruggiti hanno spaventato chi doveva, poteva farlo. E la tigre ferita si � finta feritrice: a parole, a parole, come l�incubo inconfessato di un evangelista smarrito. Ma quella ferita � fu gi� l�inizio, tanto quella ricevuta che quella inferta: Kierkegaard lo sapeva bene, lui che assimil� � ma anche divaric� Timore e Tremore nel tremendo pathos della sospensione dell�etica�

Se colui che deve agire, vuol giudicare se stesso dal risultato, non arriver� mai a cominciare. Se il risultato pu� rallegrare il mondo intero, questo all�eroe non serve poich� egli viene a conoscenza del risultato soltanto quando tutto � passato e non � per questo ch�egli divenne un eroe, ma lo fu per questo: perch� cominci�.

Dunque, mutatis mutandis e si parva licet -oddio, non scherziamo- il piccolo-grande eroismo di Nina � stato quello di aver comunque saputo cominciare, agire eroicamente ma non per fini eroici.
Ancora Kierkegaard: �Ma si � curiosi del risultato, come si � curiosi della conclusione di un libro; dell�angoscia, della miseria, del paradosso, non si vuol saperne. Si civetta da esteti col risultato�� Ebbene, il libro d�animo di questa tigre � strappato, squartato, bruciacchiato: il romanzo della sua angoscia, un miserabile paradosso. Ma chi pu� negare l�eroismo della sua sincerit� la fede � il Timore e Tremore � del suo sacrificio di nudit�?!

Con tutti i suoi difetti, le smagliature tra etica e volizione, ella ha rischiato e compiuto una catarsi anche a nome e per conto di tutti. La catarsi non si � ancora compiuta, la Tigre ringhia, ruggisce, stride perfino nel silenzio, guata la vita orrifica in ogni suo paradiso, perdonabile in ogni nostro inferno.
E allora? C�� altro �eroismo� e insieme squartamento possibile?
Forse che qualcuno o qualcosa potr� mai farci dubitare della sua lealt� in dolenza, della sua generosit� mai pacificata?
Chi si accontenta di fissare la Tigre e non si sente egli stesso Tigre? Chi si compiace che la tigre resti coperta, paludata di broccato o velluto, come le eterne metafore di ci� che � comodo sia vedere che � molto peggio � non vedere?�
Chi ha paura di sporcarsi di sangue si faccia pure indietro! Una gocciolina l� sulla camicia stirata, o sulla gonna bella di seta!�
Destino di ogni squartamento. E tu lo sai bene, Ermanno caro, che sull�autopenetramento drammaterapico hai costruito una dedizione professionale e al contempo un�illuminazione creativa, trasfuse sempre al massimo grado � marchiate, direi, dell�incandescente calor bianco che � ogni Scrittura. Lo squartamento delle parole, quando ci raccontano, ci ritraggono tanto in ci� che si lascia vedere quanto in ci� che invece si nasconde�
Io non sono difensore di nessuno e di nessun ufficio: potrei al massimo accusare me stesso, cospargermi il capo di cenere percuotendomi il petto tremila volte per tre: moltiplicando in infinito algebrico la mia Maxima Culpa�
Ma non sopporto e non accetto che l�autosquartamento di Nina � terrifico e inquietante quant�altri mai, chi lo nega? � venga criticato come un gesto estetico e non un abisso etico, per intenderci.
Narcisismo? Sensi di colpa? Ricatti morali? Perturbazioni d�amicizia? Sono tutte bacche e profumatissimi frutti dell�Eden, a petto dell�Urlo di questa Tigre che ci � dentro, da cui veniamo e a cui torniamo, benedetti e squartati�

Anch�io ti aspetto al di l� del baratro �e non mai prima� per quel salto di tigre che pu� comunque saltarlo, attraversarlo� Il Timore e il tremore resta, per quel che mi riguarda, il mio unico eroismo praticabile. Ma la mia amicizia ha ancora bisogno di quella tua, di quella vostra. La mia individualit� fiorisce meglio nell�oasi del gruppo. Intorno, il deserto consueto, e le tigri dei santi e dei diavoli � no, non quelle dei turisti in Land Rover e dei pittori d�atmosfere.

Anonimo ha detto...

Carissima Nina,
vorrei parlarti del dolore che devasta la nostra vita interiore, dell’amore che non riesce ad esprimersi, dell’indifferenza, sia all’amore che al dolore altrui.
La rappresentazione della tua tigre, non virtuale, ma reale, feroce, indomita, urla sangue mentre si dibatte per liberarsi dalle catene che la tengono prigioniera in un mondo di vinti. Si ribella al giogo, lei, come tutti noi che la rappresentiamo.
Le ferite infertele non sono altro che le stesse ferite che la vita ci infligge, per colpa o per disgrazia, nel corso di una strada tanto complessa da percorrere. È il simbolo di una libertà negata agli umani, la stessa che neghiamo spesso a noi stessi, nel momento in cui ci leghiamo spiritualmente a un’idea, a un dio, a un simbolo che appartenendoci possa supplire, con la sua presenza nel nostro cuore, al vuoto che immancabilmente si viene a creare. È il simbolo della lotta per la vita stessa: amico o nemico che sia, c’è qualcuno contro cui vai a batterti. È anche il simbolo della maternità che difende il diritto di esistere, la madre che sfama i propri cuccioli, non solo materialmente, ma nutrendo la loro anima.
Si ribella la tigre rotolandosi nel fango delle umiliazioni, dell’autostima stritolata da parole e gesti inconsulti. E morde, morde con il sangue che scivola dalla bocca schiumosa, ha il cappio intorno al collo che si stringe sempre di più sul trionfo del vincitore. Al furore e alla rabbia subentra, d’improvviso, la calma dell’attesa: ti guarda negli occhi, la tigre, penetra fiera il tuo sguardo, ti sfida a sopravvivere ben sapendo che per lei non c’è scampo.
La vita è così, spine incastrate nella pelle e gioie effimere, passeggere come noi, che siamo di passaggio in questo mondo.
È stesa per terra la tigre esausta, mortificata, gli occhi chiusi, il fiato ansimante, e dà al vincitore la percezione di una vittoria fragile, come fragili sono i sentimenti che ci animano se non supportati dalla fermezza, dal coraggio, la passione e il desiderio.
Si chiude il sipario, la morte sopravviene, liberando l’anima da un copro afflosciato su di sé, svuotato di ogni senso e in ogni senso. Vita o morte in una realtà che scambia i loro ruoli, poiché a volte siamo noi vivi a parere morti, e i morti ad apparirci vivi.
E la storia continua, avvicendandosi nel tempo.

Patrizia La Rocca

DRAMATHERAPY WORKSHOPS (2004-2009)

Ciclo di Conferenze-Dibattito 2010, aperte al pubblico

organizzate dall' Atelier di Drammaterapia Liberamente -h. 20,00,in sede-

-09 aprile, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio
-07 maggio, La lezione di Grotowsky + Laboratorio
-04 giugno, la Cinematerapia e la Cinema-dramaterapia + Laboratorio
-02 luglio, l'Hypnodrama + Laboratorio: il Ritorno del Padre
(nuova programmazione a settembre)

Gli incontri, aperti su prenotazione, condurranno i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente. I seminari e le conferenze -a carattere educativo e divulgativo - sono indirizzati ad pubblico non professionale, ma anche a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici e psicologi La partecipazione agli incontri è gratuita, su prenotazione alle pagine del sito o telefonando alla segreteria scientifica, tel. 340-3448785 o segnalandosi a info.atelier@dramatherapy.it

COMUNICATI STAMPA