@ Director
As mind master of the CDIOT, this gives me the opportunity to open a discussion on the fascinating Mind's Creative Processes and the Theatre. So I invite you to join our community, getting it prestigious, because it will be built with your intuitions and questions, meditation and inner answers. This is the place where you can use the freedom to express your doubts and you ideas, sharing with the others the research of your way. The Mind is a living miracle, available better than we could immagine; the theatre is a powerful tool to get deeply its power! But what beyond our discussions?
Prepare for becoming part of a new way to discuss with your right emisphere.
Explore the real power of hypnosis, dramatherapy and cinema-dramatherapy and get away its magic and false misconceptions.
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Learn, enjoy and get excited!
Help yourself adapt to altering life-style changes..if there’s one constant in our life today it’s change; from every direction and faster than ever.
Let’s make the dream a reality...and much much more! Contact and interface with our staff; psychiatrists and psychologists will help you to get your life better!I’m just looking forward to seeing your messages here!

"It does not take much strength to do things, but it requires great strength to decide on what to do" Elbert Hubbard

sabato 3 ottobre 2009

Drammaterapia, Report laboratorio CDIOT Ionesco, settembre 2009



Berenger e Daisy, una Impossibile Corrispondenza d’Amore
su Il Rinoceronte di E. Ionesco, III Atto

Dove ci troviamo?
Esattamente nel processo dramma terapico, nel quale questi personaggi sono stati estrapolati dalla loro storia e posti in un continuum temporale indefinito, a scriversi, a dialogare, vivere vicende che non sono mai state scritte dall’Autore. Gli abbiamo dato una vita ulteriore, virtuale, attraverso ciò che di loro noi avevamo filtrato attraverso le nostre persone. Questo significa “drammaterapia”.

Nello specifico, alla “disumanizzazione” del personaggio all’interno del testo, cioè del carattere ioneschiano, noi rispondiamo attraverso il processo drammaterapico che ci interroga sulla possibilità di dare una vita a personaggi “disumani”. Perché, vedete, interrogarci su personaggi come Berenger e Daisy e la loro impossibile corrispondenza d’amore –“impossibile” perché non è mai avvenuta di fatto e gli abbiamo dato noi un prosieguo in questa virtuale corrispondenza epistolare o “impossibile” perché non sarebbe comunque mai potuta avvenire, ancorchè non scritta dall’Autore? Lasciamo a sé questo dilemma-, significa doverli contestualizzare all’interno di un’opera dove nulla è umano.
Questa "umanità", ci dice, Ionesco, si è persa...E niente può corrispondere al requisito con cui logicamente noi andiamo ad interpretare un carattere, un personaggio, un ruolo. Gli unici “umani”, sia pure devastati in questa storia, sono proprio il Rinoceronte e Berenger. Il primo, se la passa bene, se la passa male, insomma è neutrale, perchè anonimo; questa epidemia, questi rinoceronti vanno oltre il bisogno di capire, è la retorica –per questo neutrali- che non riesce per l’appunto a spiegarli, nè loro usano un raziocinio per muoversi e dirigersi; sono usati, bistrattati, esaltati o avviliti e combattuti, ma nella loro naturalità “giocosa”, “festosa” come di una umanità che non si interroga. La loro semplicità, oltre ogni bisticcio linguistico lì intrattenuto, affascina, seduce ed attrae. Osservate il marito della signora Beuf, che così tenero salta verso la moglie per essere cavalcato ed tutti e due si allontanano insieme, sotto gli occhi stupefatti di un ufficio intero, verso un orizzonte da Titanic?! E’ molto più “umano” lui che in realtà quello che avviene nei dialoghi caratterizzati in una verve ora aggressiva, ora compassionevole, ma esaltazione solo “mitica” perché lì a tradurre il conteso monopolio della “verità”. Il rinoceronte, però, quando la trasformazione è oramai compiuta e non nel travaglio del passaggio, perché –vi dicevo- tutti i persoaggi di quest’opera sono corrotti dalla “rinocerontite”.

Quindi se voi vi illudete -e ci dobbiamo illudere, perché è la disillusione che può diventare elemento di progresso- di trovare in Daisy un personaggio incorente, storto, irresponsabile, cattivo oppure incompreso, generoso, una buona amante, una cattiva amante, è una battaglia persa. Così prodiga di consigli all’amato, nella preoccupazione che egli non abbia effettivamente smesso di bere, misurando lei stessa la quantità accettabile di assunzione dell’alcool e poi, improvvisamente, così affascinata dalla possente energia che i rinoceronti emanano, sino a credere che solo in loro sia il destino del mondo, l’avvenire -ahi razza ariana, che si traveste ogni volta di qualcosa di nuovo nella storia del mondo! Non è purtroppo possibile classificare questi caratteri con la normale stereotipia con cui noi classifichiamo l’umana specie: essi –i personaggi- sono corrotti nei giudizi di un processo che ha invaso tutto, la lingua, le intenzioni, i sentimenti. Un processo che parla di paura: la fobia di essere presi dall’epidemia, la paura di essere i soli esclusi dalla stessa. Dunque non vi è più una logica a sostenere le nostre condotte. Ma perché tutto questo?

Ovviamente, la cultura ed i prodotti della cultura, hanno un intreccio sottile, così profondo, intricato…giacchè fermenti che a loro volta confermano la cultura in una ratifica che noi vogliamo designare, seguendo l’idea di Ionesco, un sonno, una "letargia". Un processo così rassicurante,quanto uno specchio, che “addormenta” le possibilità di una coscienza più libera, una vera “letargia”.E cos'è che ci risveglia da questo sonno? L’arte! La sua qualità “perturbante”. L’arte così profetica, che scava, interpreta e fa interrogare, dunque –se pensate- l’unico prodotto della cultura che rompe la letargia della stessa cultura, dello stesso illusorio progresso. E l’arte di Ionesco ci interroga su cosa sta avvenendo in tutta questa confusione semantica –pensiamo all’idea di valore, coraggio, difesa, dignità nelle parole di Berenger o quali intrattenuti in una ideologia totalitaria come il Nazismo? Questa è la sua grande provocazione. Come si può uscire da questo anonimato, dove tutto è eguale e tutto parla di sé? Pacifico riconoscimento che tranquillizza-addormenta, nell’autoreferenzialità delle comunicazioni?
Guai a che ogni cosa sia sempre riconoscibile come la stessa! Si può perdere la ricchezza del personale punto di vista, del dubbio,quell’interrogazione che esplora gli eventi con il marchio dell’individuale e tuttvia lascia uno sp0azio aperto al dtao proveniente dall'altro. La altrui diversità parla della mia diversità, non si esce da questo paradigma.
E tornando a Berenger e Daisy, ebbene, si deve essere capaci di soffrire e comprendere che l’illusione importante dell’amore che sconfigge il senso di morte dentro la vita, costituito dal fatto di depositare tutto l’amore che si può rivolgere ad una persona in una sola persona, è una pura chimera. Daisy non può amare –e così anche Berenger- un uomo solo! Lo afferma la corrente esistenzialista; se fai questa operazione totalizzante, fallisci, perché c’è il teatro del mondo a contenere la tua storia, a sorreggerla e non puoi ignorarlo. E se lo ignori, non raggiungi quell’oggetto d’amore, ma solo te stesso, tuttavia dimenticandoti nel mondo, irriconoscibile per esso e non più riconosciuto. Del resto, anche su un piano antropofenomenologico, l’”esserci” parla di condivisione, nel rapporto, di qualcosa che è tuttavia prima e dopo te e l’altro e vi ritrova, ma che è la possibilità dell"incontro", prima ancora dell'incontro, lo spazio mondano di questo esperire dell'atto amoroso nella tua coscienza. E dunque Daisy fallisce, e fallisce anche Berenger; egli si volta…e lei non c’è più. Lei gli ha promesso amore eterno un attimo prima…e sparisce “al galoppo” pochi secondi dopo! Uno splitting feroce, direi, tra rapimento individuale e quello gruppale, a frantumare l’esserci che dicevamo. Un fallimento che il testo vuole, che lascia lì a reclamare interpretazione e ricerca, non esegesi critica.

Dare l’anima a questi personaggi –come noi la stiamo dando-, disumanizzati, è “fare anima”, direi con Hilman. Interrogarci nell’interpretazione su quanto sia facile cadere nel vizio dell’omologazione, diventando anonimi a noi stessi. Dicevamo,Illusoriamente riconoscibili.

Foto: Un momento del laboratorio CDIOT su Il Rinoceronte, settembre 2009

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Ciclo di Conferenze-Dibattito 2010, aperte al pubblico

organizzate dall' Atelier di Drammaterapia Liberamente -h. 20,00,in sede-

-09 aprile, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio
-07 maggio, La lezione di Grotowsky + Laboratorio
-04 giugno, la Cinematerapia e la Cinema-dramaterapia + Laboratorio
-02 luglio, l'Hypnodrama + Laboratorio: il Ritorno del Padre
(nuova programmazione a settembre)

Gli incontri, aperti su prenotazione, condurranno i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente. I seminari e le conferenze -a carattere educativo e divulgativo - sono indirizzati ad pubblico non professionale, ma anche a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici e psicologi La partecipazione agli incontri è gratuita, su prenotazione alle pagine del sito o telefonando alla segreteria scientifica, tel. 340-3448785 o segnalandosi a info.atelier@dramatherapy.it

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