As mind master of the CDIOT, this gives me the opportunity to open a discussion on the fascinating Mind's Creative Processes and the Theatre. So I invite you to join our community, getting it prestigious, because it will be built with your intuitions and questions, meditation and inner answers. This is the place where you can use the freedom to express your doubts and you ideas, sharing with the others the research of your way. The Mind is a living miracle, available better than we could immagine; the theatre is a powerful tool to get deeply its power! But what beyond our discussions?
Prepare for becoming part of a new way to discuss with your right emisphere.
Explore the real power of hypnosis, dramatherapy and cinema-dramatherapy and get away its magic and false misconceptions.
Work nicely with us to create our friendship and the warmth of our curiosity and mind’s exploration.
Learn, enjoy and get excited!
Help yourself adapt to altering life-style changes..if there’s one constant in our life today it’s change; from every direction and faster than ever.
Let’s make the dream a reality...and much much more! Contact and interface with our staff; psychiatrists and psychologists will help you to get your life better!I’m just looking forward to seeing your messages here!
"It does not take much strength to do things, but it requires great strength to decide on what to do" Elbert Hubbard
mercoledì 2 dicembre 2009
Dramatherapy: If I Don't Believe In Love...
I wanna go to bed
With arms around me
But wake up on my own
Pretend
That I'm still sleeping
Til' you go home
Oh
I can't look at you
This morning
I should probably have a sign
That says
'Leave right now or quicker'
You've overstayed your time
If I don't believe in love
Nothing will last for me
If I don't believe in love
Nothing is safe for me
When I don't believe in love
You're too close to me
And that's why
You have to leave
Maybe I slept peaceful
On your shoulder
Your arm warm around my side
But it's different now
It's morning
And I can't face your smile
The second that I feel
Your safe hands
Reaching out for mine
I slip away and out of sight
You've ovestayed your time
If I don't believe in love
Nothing is good for me
If I don't believe in love
Nothing will last for me
When I don't believe in love
Nothing is new for me
Nothing is wrong for me
And nothing is real for me
When I don't believe in love
Why do you care for me?
When I don't believe in love
Nothing is real for me
If I don't believe in love
You're getting to close to me
And that's why you have to leave
And that's why you have to leave
If I don't believe in love
If I don't believe in love
If I don't believe in love
Nothing is left for me
If I don't believe in love
You're too good for me
Discography: “Don’t Believe in Love”, by singer Dido from her third album ‘Safe Trip Home‘, which was released in the UK on 3 November 2008.The song was premiered on radio stations on 1 September 2008 and was released officially in October 2008.
Dramatherapy and Creative Process
Siamo nel mezzo della costruzione "fisica" del nostro lavoro, la libera traduzione de "Il Rinoceronte" di Ionesco per il Creative Drama & In-Out Theatre (CDIOT) ed il Kamikaze per l'Atelier, decimato peggio che dalla guerra! Anzi, diciamo che dalle ceneri del primo ha trovato forza e slancio proprio il CDIOT -con un gentile pensiero a tutti coloro che comunque ci hanno seguito sino a qualche tempo fa...Lavoro fisico, perchè quello della riflessione, nel corso del quale ha lavorato impietosamente il processo drammaterapico, è già avvenuto. In un post recente, ho alluso alla necessità di riposare perchè è questo che avviene. Il processo ti attraversa, usando i tuoi umori e ricordi, alleandosi alla tua personale nevrosi e, una volta sul banco degli imputati, bisogna combattere ambiguità e distanza da noi stessi. Un lavoro duro, che usa lacrime e sorrisi, ammiccamenti di lusinga e paure, ma ad un certo punto tutto ha una sua "straordinaria" quiete. Non ci sono più parole, pensieri, ci si sente persino diversi in alcune cose, ma desolatamente improduttivi. L'ho già detto, è il momento dell'incubazione del processo artistico e creativo, un silenzioso luogo che si conosce popolatissimo e, tuttavia, si osserva spogliato di presenze. Qualcosa che vi sto aiutando a conoscere, per non cadere nell'equivoco di un processo "involutivo" precoce! Allora, si ha bisogno di far riposare il calcolatore centrale e passare al lavoro manuale dell'aggiustamento dei pezzi del puzzle preparato che -badate- non sono le scene, ma le tematiche sviluppate in itinere. Per me che vi dirigo è differente; se vi ho aiutati, sostenuti e provocati nella fase precedente, ora inizia il lavoro di eleborazione che porta alla stesura finale del vostro testo; non quello scritto su queste pagine -a parte poche eccezioni- ma piuttosto alludo ai singoli e gruppali percorsi dell'incontro con il soggetto, i personaggi, le situazioni. Tutto è stato già scritto dentro voi, si tratta di ripescarlo come in un archivio e metterlo in scena, attraverso il lavoro di lettura o memoria, a seconda dei casi e, cosa preziosissima e difficile -lo so-, farlo abitare "coerente" nel vostro corpo...nei gesti e movimenti, persino nell'immobilità -sempre apparente dell'anima.
Speravate in buone notizie? In qualche modo...sì...ora meno straziante drama, ma comunque responsabilità nell'indossare l'abito del personaggio, scoprendo di essere voi stessi, in una rinnovata amicizia con le cose.
Foto: Dramatherapy, Dramatherapic Action, Rodolfo, Piece Drammaterapica di E. Gioacchini, Dicembre 2006
martedì 1 dicembre 2009
Drammaterapia: Il Fascino dei Rinoceronti ed i Bisogni dell'Anima
Tu, così mite, diventata uragano di emozioni al passato... Io ho cercato di capire come essere, dove essere, in un tempo già scisso da noi, mentre tu, con la dolcezza di altri anni attraverso il tuo cuore, dentro ai miei segnali di fumo ci sei piombata allegramente; come un tornado li ha trasformati in spirali ellittiche e all'interno dell'occhio del ciclone...io ho vissuto il timore di perderti una seconda volta. Le quinte di un teatro, questa volta autentico, dove forse nessuno potrebbe capire cosa stava accadendo, ma non noi. Ti voglio bene, moltissimo, Daisy e so che questo vuole proteggerti, come farebbe un uomo con una donna intendo. Vuole sentire che il tuo respiro è pieno e felice, dimenticando forse che così il tuo torace si solleva ed offre i seni al cielo. Un tempo che non è più, mi dici. Un bacio, tenero sulle tue mani e umido dell’aria di questo autunno, mia cara. Scriviamoci, come ci è possibile.
Tuo Berenger"
Ecco, io volevo questo, solo questo. Una felicità da scoprire insieme. Non solo amanti, non solo coniugi, ma compagni. E questo anelito al benessere, mi ha impedito una trasformazione completa, mentre tu, Berenger, sei stato più rinoceronte di quanto credessi...
Daisy "
lunedì 30 novembre 2009
Dramatherapy: Against The Pain
I post di Maria Pina e di Rosanna rappresentano stati d’animo contrastanti ma assurdamente simili, con un unico fattore aggregante: la non accettazione di se stessi.
Ho verificato più volte che i nostri comportamenti sono la causa stessa delle nostre sofferenze, anche quando gli stessi appaiono virtuosi agli occhi di tutti. Spesso però, pensiamo ed agiamo relazionandoci al mondo che ci circonda facendo riferimenti verso l’esterno, e riferendoci a quelle “inquadrature” che sono imposte dalla società -intesa come insieme di persone che fanno parte di un sistema politico ed economico organizzato- tralasciando l’importanza di dare voce ai nostri desideri e “all’essere” più che “all’apparire”. Sono un sostenitore del “sistema” come unico modo di reggere una convivenza tra esseri che oltre all’istinto animalesco usano l’intelletto, e, soprattutto, gli unici esseri in grado di mettere in atto meccanismi autodistruttivi e contro natura, ma comprendo che l’unico modo di vivere è riuscire a trovare un equilibrio tra i vari elementi, mantenendo la propria autocoscienza.
Mi rendo conto che quello che dico sia scontato, ma mettere in atto queste semplici considerazioni è a volte difficile come fare l’acrobata, perché il giudizio pesa, le distanze diventano enormi e l’altrui considerazione è sempre in agguato per farci sentire poco “a posto”. I nostri errori, il rammarico, le mancanze, i giudizi, ecc.. sono le zavorre, ma noi abbiamo uno strumento per evitare che pesino: l’accettazione. Accettare i nostri limiti, i difetti, i “disturbi”, come elementi che fanno parte di noi e che, semplicemente, ci distinguono dagli altri.
Foto: Dramatherapy, Berenger's Pain, CDIOT 2009
Dramatherapy, The Rhinoceros, Berenger & Daisy
(Dopo questa lettera, vi è una risposta di Daisy e poi la loro ultima corrispondenza come da recente post qui redatto)
"Accidenti Daisy, come ci saresti stata tu…nella mia vita! E visto che ci siamo ed ora conosco che finalmente ricevi le mie lettere, desidero spiegarmi anche su questo…come ti ho ospitato in testa in tutto questo tempo. Il tuo amore dette forza alle mie convinzioni e mi aiutò a non cedere, nonostante il dolore per te, che te che eri andata; e la distruzione di allora poi aiutò il mio amore ad avere forza e lasciarti vera ed unica nella mia mente. Che strano crocevia di sentimenti a dirigere le nostre vite... Certamente mi dispiace moltissimo sapere che questo momento ti colga particolarmente giù, ma comprendimi, saperti sofferente per la vita, come purtroppo spesso ci accade, è già consolazione rispetto a quell’abisso di incosciente deriva dove tutti ci trovavamo. Ora, sono sicuro puoi trovare strade. Allora la ricerca, anche solo a volerla, era negata, ricordi?
Se non fosse per quanto mi dici e comprendo...direi che tu mi metti allegria, proprio perchè sei ricca con la vita e di colori ed ami le persone. Sai che nel primo anno e mezzo ti ho scritto; lettere a cui non ricevevo risposta. Dopo il processo ci eravamo salutati per il "bene" di tutti e due, ma questo non significava che fossi "indenne" dall'averti “incontrata”, nel luogo dove già ti conoscevo. Certo donna, ma direi, ancora prima, un essere che corrispondeva a certe mie fantasie da bambino e ragazzo e che allora mi vedevo davanti, oramai uomo da un pezzo. La tua coerente bellezza tra dentro e fuori e che arrivava a rendere belle persino le tue difficoltà, intendo i tuoi stati d'animo. Ci si può innamorare di come una persona piange, della sua tristezza, del suo dolore, come del suo sorriso. Ed allora scriverti significava vivere il lutto di te che non c'eri più, che non volevo disturbare, ma reale...su questo folle pianeta. Poi mi sono detto, forse deve cambiare qualcosa. Mi mancava un tuo cenno ai miei scritti e volli chiudere il mio delirante e consolatorio soliloquio. Interrompendo, decidevo dentro di me di farti volare davvero via. Lasciavo che il mio io più profondo non giocasse sporco a negarti e al contempo a farti essere. Rimaneva un sentimento bellissimo che avrei chiamato "INCONTRO"; una cosa speciale che per vivere non aveva bisogno di lettere a senso unico, nè di presenze o contatto; che certo in un tempo prima, non molto lontano, avrebbe stretto le tue braccia e fianchi e deciso di sussultare con te, in confusione e miscuglio di fragranze e tatto. Il mio intenso augurio era però a quel punto vero...soffiavo forte sotto le tue ali e ti immaginavo fare cose belle ed intense...
Poi mi hai risposto.
Tuo Berenger"
Foto: Dramatherapy, The Rhinoceros, Berenger & Daisy , foto di scena CDIOT 2009. Berenger è Gianni De Angelis, Daisy è Maria Pina Egidi
domenica 29 novembre 2009
Dramatherapy: IRIS and Berenger/Daisy, A love dream as an old film
Iris by Goo Goo Dolls (clik the link)
And I'd give up forever to touch you
'Cause I know that you feel me some
howYou're the closest to heaven that I'll ever be
And I don't want to go home right now
And all I can taste is this moment
And all I can breathe is your life'
Cause sooner or later it's over
I just don't want to miss you tonight
And I don't want the world to see me
'Cause I don't think that they'd understand
When everything's made to be broken
I just want you to know who I am
And you can't fight the tears that ain't coming
Or the moment of truth in your lies
When everything feels like the movies
Yeah you bleed just to know you're alive
And I don't want the world to see me
'Cause I don't think that they'd understand
When everything's made to be broken
I just want you to know who I am
And I don't want the world to see me'
Cause I don't think that they'd understand
When everything's made to be broken
I just want you to know who I am
And I don't want the world to see me'
Cause I don't think that they'd understand
When everything's made to be broken
I just want you to know who I am
I just want you to know who I am
I just want you to know who I am
I just want you to know who I am
Traduzione
Iris
E ho rinunciato per sempre a toccarti, perchè so che tu mi senti in qualche modo, tu sei più vicina al paradiso di quel che io sia mai stato, e non voglio andare a casa ora ,e tutto quello che posso assaporare è questo momento, e tutto ciò che posso respirare è la tua vita, perchè presto o tardi è finita, e io non voglio perderti questa notte, e io non voglio che il mondo mi veda, perchè non penso che la gente capirebbe, quando tutto è stato fatto per essere distrutto, io voglio solo che tu sappia chi sono, e tu non puoi combattere le lacrime che non stanno per arrivare, o il momento della verità nelle tue bugie, quando tutto sembra come nei film, si tu sanguini solo per capire che ancora sei vivo, e io non voglio che il mondo mi veda, perchè non penso che la gente capirebbe, quando tutto è stato fatto per essere distrutto, io voglio solo che tu sappia chi sono (x3), io voglio solo che tu sappia chi sono, io voglio solo che tu sappia chi sono, io voglio solo che tu sappia chi sono.
Movie: "Iris" performed live at NAMM
Dramatherapy: Welcome to wherever you are...

So take this song -jump to the official clip of Bon Jovi- and enjoy it.
Welcome to wherever you are...as saying..."Welcome to the alien!", outside and -above all- welcome to that special stranger coming from our inside, if the dramatherapic process is really working. We must be able of welcoming the alien within and outside of we. Thus, welcome to wherever you are…
We all got the blood of Eden, running through our veins
I know sometimes it's hard for you to see
You come between just who you are and who you wanna be
If you feel alone, and lost and need a friend
Remember every new beginning, is some beginning's end
[Chorus]
Welcome to wherever you are
This is your life, you made it this far
Welcome, you gotta believe
That right here right now, you're exactly where you're supposed to be
Welcome, to wherever you are
When everybody's in, and you're left out
And you feel your drowning, in a shadow of a doubt
Everyones a miracle in their own way
Just listen to yourself, not what other people say
When it seems you're lost, alone and feeling down
Remember everybody's different
Just take a look around
[Chorus]
Be who you want to, be who you are
Everyones a hero, everyones a star
When you wanna give up, and your hearts about to break
Remember that you're perfect, God makes no mistakes
venerdì 27 novembre 2009
Drammaterapia: condividere
Drammaterapia: la levitazione della mano di Rosanna
Ma la tua completezza disturba gli altri...diventi oggetto di scherno e le randellate arrivano, silenziose, sotto la cintola.. ricurvo, le mani e i piedi freddi, vai avanti adesso con passo incerto e il dubbio si insinua... ed è allora che accarezzi l'idea di rindossare la corazza...come ti faceva sentire forte, invulnerabile...un eroe, il plauso e l'approvazione erano i tuoi.
Cosa fare? Le persone vicine ti abbandonano, non ti capiscono più...forse sarebbe meglio ritornare indietro....ritrattare....scusarsi e accogliere con umiltà il biasimo altrui....
Per fortuna non si può ritornare indietro, sapendo che la strada sarà tortuosa e senza nessuna certezza, con salite interminabili e rapide discese regressive. Ho scelto e quindi sono.
Mentre scrivo sto ascoltando il pezzo di battisti e mogol, da quando gianni lo ha condiviso con noi, lo canticchio in macchina, per strada e anche adesso. Grazie Gianni
Grazie anche a Pino per il suo entusiasmo. Sono rimasta molto colpita dal suo cambiamento venerdì scorso, un cambiamento profondo... la sua postura, lo sguardo, la voce sono mutati, sono di una persona più consapevole, più sicura, più presente.
Sono molto addolorata per l'assenza di Francesca e rispetto profondamente ogni sua scelta, anche se mi manca.
@ Director
E continua a mancare...
Si, Rosanna, la corazza non è un elemento estraneo, parla di noi ed è fatta di noi. Non è un suppellettile; è integrata nell'ecosistema dell'adattamento che promette consenso, minor fatica ed a volte successo. Ma a quale prezzo? Certamente quello che si paga a strapparsela di dosso è molto alto, anzi non misurabile, perchè è memoria e sostanza di affetti schiacciati, travestimenti che ci hanno fatto comunque camminare, autostrade percorse da molti, tanti. E loro ancora intorno a guardare la trasformazione...all'incontrario! Corazza-pelle-resistenza-scorciatoia e terribilmente, a volte, la silenziosa rinuncia -non cosapevole- ad essere altro-possibile. Anche qui, nessun criterio di verità.
Ma se poi la torpedine socratica ti tocca, ti risveglia alla coscienza di scelte verso l'autenticità...comincia l'estraniamento da se stessi, lo stordimento con pensieri nuovi, la solitudine di essere responsabili del proprio progetto. Allora non c'è febbre od esame o stanchezza a tenerti a casa, non c'è borsa calda a poterti bastare nel freddo di lenzuola insufficienti: devi muoverti. Imperativo personale, esigenza profonda, alleanza consapevole tra l'IO ed il Super-Io, vorrei dire che chiedono soccorso all'ES perchè dia energia e rompa il diaframma. Per alcuni di noi avviene prima, per altri dopo, per alcuno -è statistico- non avverrà mai. Non c'è tristezza in questo. Ma ti assicuro è possibile voler volere -grazie Milton Erickson. Ieri il tuo braccio, nel nascondimento discreto di un angolo della pizzeria, si è sollevato...faticavi con l'altro, e forse provavi disappunto che non avvenisse. Ho fatto uno swicth sull'altro, il destro ed abbiamo chiesto al primo al sinistro. Si hanno molte possibilità, vanno lette molte strade, si possono seguire percorsi differenti, snza l'arroganza segnaletica di protocolli predeterminati...ed allora la resistenza si aggira. La corazza scivola via, fosse anche per poco, per gioco. A chiederci...senza poter formulare una domanda precisa...Fece così Aristotile. Pensi davvero che volesse solo dare un ordine ai contenuti, quanso chiese il riscatto della forma. O parlò piuttosto, tra le righe e fuori di esse, di dialogo nel Cosmos. Topos e logos non si possono separare. Per questo alcuni miei pazienti stanno tanto male, anche se sono "guariti", se le mura sono le stesse, le persone le stesse, gli incontri i medesimi. Non siamo per l'epurazione dal peccato, come dal sintomo ed evviva Musatti che "guariva" attraverso la sua nevrosi! Egli che ne era capace. Un uomo che ha considerato l'individuo capace di dare senso alle cose purchè ogni giorno abbia l'importanza del primo e dell'ultimo, contro la deriva culturale della scontentezza e della disillusione nel mondo. La capacità di dirigere la propria attenzione sul presente, la vigilanza verso se stessi (prosoche), così praticata dalla filosofia antica. Non siamo eterei o solo attori di teatro, ma anche la nostra anima crea ombre sulle pareti dei luoghi che abitiamo. Non prenderemo mai il teatro in prestito, per giustificare la nostra vita od ingannarla -perchè è sacro; e nemmeno lo denuderemo della sua essenza, perchè la vita è troppo ingombrante per ospitarlo. Abbraccio alla compagnia, tutta, presente, passata, futura.
Foto: Dramatherapy, Seconda Scena Rhino, Brindisi, CDIOT 2009
giovedì 26 novembre 2009
Dramatherapy: as an Infinite Storytelling fighting the Danger of A Single Story
Ragazzi! Che emozione guardare il video del backstage del CDIOT scorso. Non è vero che recitiamo come delle bestie: siamo bravissimi! Stupenda Daisy: la conversazione con la tua amica è interpretata alla perfezione. Miranda è favolosa: segue i contorni delle linee del discorso di Daisy con estrema autenticità. Dudard impersonato appieno. L’ingresso di Berenger crea una magia di scena; forse per i suoi passi al rallentee o per le sue pose a volte plastiche che fanno riflettere su un incedere appesantito da quanto prima a lui accaduto. Se la parola rinoceronti venisse sostituita dalla parola bestie nei dialoghi tra i personaggi verrebbe fuori ancora di più tutta la paura di incontrarle, vederle, immaginarle. Questo mi è suggerito anche dal suono di sottofondo presente all’avanzare in scena dell’anziana signora. Perché Ionesco ha tra gli animali della savana ha scelto proprio il rinoceronte per spiegare un regime ed un modo di essere tanto spietato e crudele? In fondo questo è un animale poco feroce, a volte pacifico. Anche questo vive in branchi come molti altri animali. Allora penso all’allegoria della narrazione ioneschiana e credo che questo spieghi tutto.
@ Director
E' bello sorridere ed anche provare la semplice leggerezza dell'allegria di quando bambini non avevamo paura di essere orgogliosi delle nostre cose, comunque fossero! Neanche questo può essere escluso da quel purpuri di emozioni che il processo drammaterapeutico accoglie e mette nel laboratorio più nascosto della nostra anima, magari per trasformarlo, un attimo dopo, nel più pesante dolore o nella più chiara intuizione.
Il mondo è sempre pronto a "randellarci" -lo dico spesso ai miei pazienti- ed allora perchè dargli così spietatatmente una mano? Per essere preparati al peggio? Per scontare prima quanto si sospetta possa avvenire dopo? Questa sorta di culturale scaramanzia verso la felicità ed il successo, che poi, osservata in un altro che sieda dieci centimetri più in alto di te (anche se di altezza inferiore a te!), che parli senza timore (la fortuna del carattere estroverso), che abbia una profonda fede in se stesso ed in quello che crede...finisce per affascinarti, sedurti...e portarti sulla strada della più ingenua "rinocerontite". No, noi diciamo no alla scuola degli ingrati, come dei superbi, delle divisioni e del "volemose bene comunque", in ogni caso!
Ed allora leggiamo nella nostra "bestiale" recitazione il segno magico di quanto ancora può essere appreso e fatto, dentro e fuori la scena del teatro. Ecco perchè abbiamo recitato da "bestie" ed io più bestia di voi a dirigervi. Che segno straordinario questa nostra voglia di imparare, la biologia dell'adattamento che è diventata "mente" e non crederà mai ad una unica storia! Ascoltate, compagni di viaggio...il senso immenso oltre l'unica storia, l'unica osservazione, l'unico personaggio...
Movie: Chimamanda Ngozi Adichieur. "Our lives, our cultures, are composed of many overlapping stories. Novelist Chimamanda Adichie tells the story of how she found her authentic cultural voice -- and warns that if we hear only a single story about another person or country, we risk a critical misunderstanding"
mercoledì 25 novembre 2009
Dramatherapy: Costruction of a Tragedy
Il palcoscenico è sgombro di tutto, solo Berenger seduto a sinistra su di una sedia (una luce alle sue spalle ne fa stagliare la sagoma in ombra) e Daisy, a destra, su una sedia a dondolo, immobile a leggere una lettera.Lettore: Berenger è morto da qualche anno e Daisy, oramai con indosso la neve degli anni, riprende una sua lettera, l'ultima della loro corrispondenza. Vi rilegge tutto l'amore che era stato e riconferma all'amato il proprio cuore, leggendo del suo. Alcuni sentimenti non hanno bisogno di ali per volare ed esistere, saranno eterni e potranno guardare cieli ampi, dove altre persone, e spicchi di luna privati, in appuntamenti forse mai avvenuti.
Berenger: (voce fuori campo)"Ci sono idee che trascinano le persone verso un'apparente soluzione dei loro conflitti. Così -queste idee- vengono apparentemente"scelte"; in realtà sono adottate, sino a sentirle proprie.Vi sono amori che sopravvivono solo nelle macerie di quanto è stato e poi crollato; sono amori che non sanno sorridere, perchè non lo possono ed allora vengono custoditi ed a volte si diventa carcerieri e condannati insieme in quei castelli.
Ci sono energie che si cercano fuori perchè dentro è vacante il luogo del coraggio e della speranza; così facendo non si è mai esploratori, ma clochard che rubano molliche di pane agli uccelli.
Ci sono poi persone che si assumono tutta la responsabilità delle loro azioni; che si lasciano amare per quello che sono e non per quanto sono stati; che sanno lasciar andare anche l'ombra di quanto non è più, senza temere il buio.
Entrambe le specie sono di razza "umana" ed hanno imparato a convivere nel mondo, bisticciando; chi considerandolo una torta dalla quale prendere la fetta più abbondante o arrendendosi a quella appena necessaria. Possono essere accettati tutti e riconosciuti parti di noi, questo potrà cambiare il nostro atteggiamento verso la guerra, fuori e dentro, cara Daisy.Mi rincuora pensare che sono pronto ad incontrarti di nuovo molte volte, dietro le colline degli anni che verranno od anche solo nel mio pensiero. Ti abbraccio, tuo Berenger"
Si spegne la luce dietro le spalle di Berenger, che rimane nel buio. Si accende l'occhio di bue su Daisy.
Daisy: Oggi ho riletto ancora l'ultima lettera che Berenger mi mandò. Si è fatta trovare mentre frugavo in uno dei miei disordinati cassetti, senza gli occhiali, alla ricerca delle mie pillole per dormire. Si è presentata sotto la mia mano e io l'ho presa. Nonostante l'assenza degli occhiali, sono riuscita a leggerla; a cosa mi sarebbero serviti gli occhiali se ormai la so a memoria?
Daisy: (voce fuori campo)"Berenger carissimo, forse solo oggi ho capito quello che non era scritto, ma solo sottinteso. Per anni, mi sono soffermata sull'ultima frase, quando mi dici che solo le colline degli anni ci separano e che potresti incontrarmi molte volte ancora, reale comunque nel tuo pensiero.. Quanto mi ha fatto soffrire quella frase, soprattutto quando ho saputo che non mi avresti incontrato mai più su questa terra. No, caro, non è la stessa cosa incontrarsi dentro una collina o solo nel tuo pensiero. Forse per te. Incontrarsi nei tuoi pensieri è la conseguenza del nostro amore, non è viverlo. Io volevo esserci, abbracciarti , sentirti parlare o stare in silenzio; volevo essere con te persino senza pensiero. Oggi, con il barlume di saggezza che mi regala questa mite vecchiaia, sorrido di quella rabbia. Conosco un tassello in più del puzzle caotico della vita umana. Qualunque cosa ci accada nella nostra esistenza, giusto o sbagliato, è solo nostro, è solo per noi. Che si conservi dentro di sè un amore sepolto tra le macerie del cuore o non si sia mai conosciuta la gloria dell'azione, non si possono mai prendere le distanze dalla nostra storia. Si deve, credo, riconoscere sempre il miracolo della varietà del mondo, delle persone, delle situazioni. Il rimpianto di non averti capito, di non averti cercato, di non averti ritrovato ha lasciato il posto a una nuova consapevolezza. QUESTA E' LA MIA VITA, LA MIA STORIA; le scelte che ho fatto e non fatto sono state quel che sono o volevo essere. Ho conosciuto la guerra e il crollo del mondo di cartone a cui ero destinata.
E pensare che avevo paura dei tuoi pensieri , caro Berenger, perché non davano certezza e futuro! Avessi saputo allora, ai tempi dell'epidemia, quante verità sarebbero crollate...Oggi sono una matura e tranquilla signora. Voglio scrivere ancora tante pagine del mio diario. Cerco di capire, di conoscere, di ricordare, ma anche di fare progetti. Coltivo rose perché voglio vederle fiorire ancora nella prossima primavera. O meglio, spero che fioriscano; se non lo faranno pianterò le dalie. L'importante è che io sia lì a seminare. Ti penso ancora Berenger, ogni volta che nei miei vasi arriva un'erba nuova, il cui seme è arrivato con il vento"
martedì 24 novembre 2009
Drammaterapia: coltivando le rose...
Oggi ho riletto ancora l'ultima lettera che Berenger mi mandò. Si è fatta trovare mentre frugavo in uno dei miei disordinati cassetti, senza gli occhiali, alla ricerca delle mie pillole per dormire. Si è presentata sotto la mia mano e io l'ho presa. Nonostante l'assenza degli occhiali, sono riuscita a leggerla -a cosa mi sarebbero serviti gli occhiali se ormai la so a memoria?lunedì 23 novembre 2009
Drammaterapia: la dis...coperta dei limiti
Ho visto il filmato girato dal director. Bellissimo. Nel viso di Gianni ho visto lo smarrimento, le sofferenze e i dubbi di Berenger. Ho guardato me stesso, ma non sono obbiettivo. Ma va bene cosi, sto ridendo.
Nel post di Gianni parla della straordinarietá di Battisti e Mogol. Io penso che tutti i cantautori siano straordinari, non per quello che cantano, ma per il coraggio di dare voce a le loro paure, emozioni, stati d’animo, difficoltá. L’unica differenza tra uno e l’altro é l’incontro tra quello che cantano -oltre il punto di partenza- è il nostro stato d’animo. E cosi pensiamo che quello sia il migliore. Senza togliere niente a nessuno.
Come potevo io pensare di essere una "mosca"? Ecco il limite!!
Grazie director.
domenica 22 novembre 2009
Drammaterapia:...le colline degli anni che verranno...
Vi sono amori che sopravvivono solo nelle macerie di quanto è stato e poi crollato; sono amori che non sanno sorridere, perchè non lo possono ed allora vengono custoditi ed a volte si diventa carcerieri e condannati insieme in quei castelli.
Possono essere accettati tutti e riconosciuti parti di noi, questo potrà cambiare il nostro atteggiamento verso la guerra, fuori e dentro, cara Daisy.
Mi rincuora pensare che sono pronto ad incontrarti di nuovo molte volte, dietro le colline degli anni che verranno od anche solo nel mio pensiero. Ti abbraccio, tuo Berenger"
sabato 21 novembre 2009
Dramatherapy Backstage by C.D.I.O.T
A Dramatherapy Play written and directed by E. Gioacchini,
based on Ionesco's Play The Rhinoceros
Drammaterapia: il Colore dell'Acqua...
venerdì 20 novembre 2009
Dramatherapy: through In-Out Process
Il post di Maria Pina ha messo a fuoco in me qualcosa che mi frullava dentro già da qualche giorno. La vita di ognuno è un continuo saliscendi di emozioni, sensazioni, euforie, drammi, preoccupazioni, felicità.
Da grande appassionato delle vecchie canzoni di Battisti-Mogol, molte delle situazioni che vivo e molti dei pensieri che si affacciano alla mente mi riportano immagini evocate nelle stesse e in esse mi riconosco, come in un replay continuo della stessa scena in cui i personaggi e i paesaggi cambiano.
Immagino la mia vita come una passeggiata, in cui, a volte più veloci a volte più lenti, il paesaggio e le scene sono diverse, ma le persone che incontro le stesse. E tutto questo non avviene su un percorso in pianura, bensì su un eterno saliscendi collinoso. Perché ogni giorno è diverso, con alti e bassi, con la sensazione di andare in discesa o in un’erta salita, l’importante è andare.
E come nella Collina dei ciliegi, “molto spesso dietro la collina è il sole”, perché “...è soltanto la paura che inquina e uccide i sentimenti”.
Ed ancora una volta ho la sensazione di aver saltato delle parti di vita, di non aver goduto appieno il presente e aver programmato troppo il futuro con i suoi obiettivi, con l’ansia dell’aspettativa e la necessità di centrarli.
E come il viaggio di Maria Pina, carico di qualcosa che non doveva esserci, è un pesante fardello da portare se non c’è qualcuno o qualcosa che ti aiuta…
Per nostra fortuna, spesso, se noi lo permettiamo, qualcosa si materializza a sciogliere il blocco emozionale o la proiezione della difficoltà, e come un phon puntato su un cubo di ghiaccio tutto si scioglie dando al ghiaccio la sua forma originaria. Una pozza d’acqua..
Movie: La Collina dei Ciliegi, di Battisti Mogol, settembre 1973
Drammaterapia e Processo Drammaterapico: quando l'In & Out lavora fuori la scena
Director, amici, venerdì scorso è ormai lontano e il ricordo delle parole e delle azioni della serata forse è meno vivido, mentre invece il ricordo delle emozioni è fresco e presente. Sabato mattina sono partita per una delle mie avventure "sopra le righe" in cui mi imbarco ogni tanto , spaventata, sola e timorosa, con un groppo in gola che mi sembrava di avere uno gnocco di semolino per traverso. Dovevo raggiungere mia sorella in un paese straniero, per starle vicino in un momento molto delicato per lei.
Ho rievocato dentro di me la parte iniziale della seconda scena, quando, a casa di Daisy, si svolge una serata di amici , in attesa di un Berenger, perso nella rissa di rinoceronti. La situazione era dolce: "dentro" la scena c'erano due amiche che parlavano, "fuori" c'era il regista che ci riprendeva. Una serenità durevole che ha messo radici profonde. L'ho rievocata e lo gnocco in gola si è trasformato in una caramella che si è sciolta.
Sono andata incontro a mia sorella con il sorriso e un mare di valigie e di cose da raccontarle.
venerdì 13 novembre 2009
Dramatherapy: working inside, while...tapis-roulant
@ Gianni
Tu chiamale, se vuoi, emozioni…
Guardo i filmati che con fatica il Director ha pubblicato nel blog. Play, play…
Emozioni, sudore alle mani, tremore, nel vedere Berenger-Gianni soffrire come un cane, e il Kamikaze che annuncia con enfasi la sua imminente morte.
Cena leggera, palestra, soliti esercizi, poco sforzo, distensione totale. Specchi; mi guardo, mi piaccio e penso a mio padre. Lo ringrazio per i geni che mi ha dato, ripenso all’educazione dura, alle partite a carte in cui non mi faceva mai vincere, e alle partite a dama. Poi mi diceva che prima o poi avrei imparato a giocare meglio… prima o poi… forse. Lo ringrazio per quella luce particolare negli occhi, per la curiosità che ne traspare e il sorriso schietto, per le domande da bambino che oggi mi rivolge più volte… e non sono le domande di un rinco…oggi lo so. Vuole sentirsi dire da me cose che conosce benissimo. Ha la massima considerazione di me, mi vuole bene da starci male, ma non è mai riuscito a dirmelo. Da piccolo si, ma poi… La cosa mi fa sorridere e provo gioia.
Tapis-roulant, solita velocità, aumento un poco e poi ancora. Assorto nei miei pensieri, preso dalla gioia e dall’emozione che mi trasmettono, volo senza fatica per più di venti minuti, anche se fuori allenamento, e capisco che pezzi di cotenna di rinoceronte e blocchi di emotività vanno in pezzi alleggerendomi, mentre parti del Kamikaze trattenute a forza attaccate al mio corpo, tornano naturalmente al loro posto, consolidando quello che sono.
Sudore e lacrime si mescolano, mentre ripenso agli specchi, che sono ingrati solo quando ci mostrano quello che vogliamo vedere, perché se ci mostrassero le nostre difficoltà, le verità dentro di noi, forse ci sforzeremmo di cambiare, e soffriremmo di meno.
Father and Son
(Father)
It's not time to make a change,
Just relax, take it easy.
You're still young, that's your fault,
There's so much you have to know.
Find a girl, settle down,
If you want you can marry.
Look at me, I am old, but I'm happy.
I was once like you are now, and I know that it's not easy,
To be calm when you've found something going on.
But take your time, think a lot,
Why, think of everything you've got.
For you will still be here tomorrow, but your dreams may not.
(Son)
How can I try to explain,
when I do he turns away again.
It's always been the same, same old story.
From the moment I could talk I was ordered to listen.
Now there's a way and I know that I have to go away.
I know I have to go.
(Father)
It's not time to make a change,
Just sit down, take it slowly.
You're still young, that's your fault,
There's so much you have to go through.
Find a girl, settle down,
if you want you can marry. Look at me, I am old, but I'm happy.
(Son-- Away Away Away, I know I have to Make this decision alone - no)
(Son)
All the times that I cried, keeping all the things I knew inside,
It's hard, but it's harder to ignore it.
If they were right, I'd agree, but it's them They know not me.
Now there's a way and I know that I have to go away.
I know I have to go.
(Father-- Stay Stay Stay, Why must you go and make this decision alone?)
Movie: Original Clip of Father and Son, by Cat Stevens, from his album Tea for the Tillerman , 1970
@ Director
Great!
giovedì 12 novembre 2009
Drammaterapia: Umani e non Burattini
Per Gianni per tutti, me compreso.
Pretendi di capire l'amore, di spiegarlo, non é un compito. Ognuno di noi puó viverlo in maniera diversa. Come possiamo noi vivere una cosa che ci fa paura? Come facciamo a pretendere di bagnarci senza entrare nell'acqua? Come possiamo pretendere di ricevere senza donare? La nostra paura ha trasformato l'amore in un sentimento negativo 'quando tu parli di sottomissione di dipendenza di dolore di arma di ricatto, ma dov'é l'amore in tutto questo? Questa é la paura dell'amore! Fino a quando noi penseremo che l'amore é fuori di moi, siamo fuori strada. L'amore inizierá a percorrerci e a percorrere gli altri quando da dentro di noi uscirá verso l'esterno, senza numeri, in un percorso suo straordinario e bello. Tutto questo non esclude problemi, dolori, difficoltá, incertezze, tristezza e tutto quello che fa parte della vitá. L'amore ha un unico grosso pregio: colora in maniera gradevole e piacevole la nostra vita e di consequenza quella degli altri e ci rende consapevoli di chi siamo. Umani e non burattini. Questo secondo me é l'amore sentimento. L'altro é un prodotto delle nostre paure, dove media, carta stampate ,cantautori cavalcando l'onda del dolore/amore hanno costruito fortune e a noi rimangono i dolori.
ENERGIE
Per tutti e per te Francesca. Quando ho letto la tua lettera al gruppo, una tristezza é entrata dentro di me. Non capivo perché, ma era cosi. Poi piano piano si é pulito tutto e ho capito la ragione di questo sentimento. Lasciare, abbandonare, abdicare é la sconfitta dell'essere umano. E questo mi crea dolore. Noi tutti abbiamo il dovere diritto verso noi stessi di non rassegnarsi mai alle nostre paure e limiti. Anche se mascherati e giustificati. Proprio quelli che ci sono vicini (il nostro gruppo) e condividono silenziosamente paure angosce e limiti, possono aiutarci nei momenti duri delle difficoltá. Niente é perduto e niente é definitivo. Prova a pensare di vivere insieme a noi questo tuo momento. Chissá? Cosa ne uscirebbe fuori? Quando noi pensiamo negativo, siamo in un'energia negativa; come pretendere di uscirne! Dobbiamo trovare l'energia positiva e chi - se non meglio del gruppo - che capisce ognuno di noi l'altro? Ti aspetto Francesca venerdi alle 20.30 per abbacciarti e condividere con te questo tuo momento. Non mi lasciare solo!
Dramatherapy & Ionesco
mercoledì 11 novembre 2009
Dramatherapy, Matryoshka Love: love, fear...different, close
Belli i post di Maria Pina e di Spartaco, mi hanno emozionato, soprattutto quello di Spartaco ha suscitato in me sentimenti contrastanti e diverse considerazioni personali .
Partendo dal presupposto che sento Spartaco parlare di questo argomento da diverso tempo, e essendo in parte d’accordo con lui in linea teorica su quasi tutto il suo scritto, sono convinto che l’applicazione pratica delle sue teorie non è affatto semplice.
Da sempre sento parlare d’amore, un sentimento di cui tutti siamo affascinati, permeati, e addirittura dipendenti. Citazioni, canzoni, poesie, romanzi e scritti, teorie e analisi psicologiche, manuali e saggi parlano di Amore. Ogni sfaccettatura di questo sentimento così ricco e importante per noi, ne nasconde un’altra, e un’altra ancora, in una enorme matriosca in cui confluiscono tutti i sentimenti, andando quindi ad inquinarne la purezza iniziale e la genuinità emotiva. L’amore diventa così strumento di sofferenza, oggetto di desiderio e paura, si confonde con il sesso e di esso diventa succedaneo o addirittura conseguenza. Se ne parla a sproposito, si utilizza come strumento di ricatto, si gestisce e si centellina per prevaricare la persona amata, ci rende sospettosi e gelosi, distanti e vendicativi e tutto per un unico motivo: ne abbiamo paura.
Una paura folle, perché nel nostro DNA c’è l’ancestrale convinzione che amare troppo” (ammesso che l’accrescitivo abbia un senso) o amare incondizionatamente sia sinonimo di debolezza e anticamera della sofferenza. Ne abbiamo paura perché nel nostro passato di guerre e prevaricazioni, poco si è lasciato al sentimento, perché i bisogni primari prevaricavano tutti gli altri. E arrivati ai giorni nostri, inconsapevolmente abbiamo continuato a vivere nello stesso modo. Ma non è più il tempo delle guerre, non c’è più la fame, quella vera, e il nostro io ha cominciato a soffrire, perché calpestato e sottomesso alle rigide regole del raziocinio e delle leggi del consumismo, spinto soltanto verso l’aspetto materialistico dell’esistenza. Di qui la sofferenza e la difficoltosa ricerca di sentimenti che riempiono la vita senza doverli comprare, ma soprattutto senza sapere dove andare a cercarli. Ecco la distanza emotiva, la difficoltà a cogliere la gioia del sentimento quale collante riempitivo tra il fare quotidiano e il vivere a 360 gradi, in equilibrio con se stessi e con il mondo circostante.
E se vivo ormai una discreta serenità sento che ancora non riesco a vivere appieno questa gioia.
Drammaterapia, la Sorella Maggiore di Iliscu
Magari è la stessa cosa che si prova quando, una mattina, ti guardi allo specchio e scopri che non hai più la faccia dei tuoi vent'anni. Lo sguardo si è indurito, la bocca è tesa, il tuo sorriso è pigro e i tuoi capelli ti hanno tradito. Chi è l'estranea che ti sta fissando? Sei tu, vecchia dentro e fuori...Ricordo il romanzo di un grande scrittore italiano, studiato alle scuole superiori...C'era un tizio cattivo che viveva sopra le righe, era prepotente e pensava solo a divertirsi. Un giorno scopre di avere la peste, come tutti e allora comincia a vivere tutte le sfumature della paura. Si scopre un bubbone, pensa di aver sbagliato, ma si sente strano, quindi sì, ha la peste anche lui come tutti... Allora chiede aiuto, decide di fidarsi del suo servo, ma lui lo tradisce e lo denuncia...Il cattivo finisce nel lazzaretto come tutti, ricchi e poveri e poi muore, soffrendo. Forse è così che ci si sente, un misto di stupore, incredulità, paura, rassegnazione. Forse si soffre anche nello scoprirsi in via di trasformazione. Oh se la sorella del maggiore Iliscu potesse ancora parlare il linguaggio degli umani. Lei mi racconterebbe, mi direbbe cosa ha provato, soddisferebbe questa mia insana curiosità, anche perchè l'ho soccorsa. L'ho fatta bere, anche se ho avuto repulsione di lei. Ma un rinoceronte ha memoria? Può comunicare? Gli interessa esprimersi? Oh, quanti malsani interrogativi!
martedì 10 novembre 2009
Drammaterapia e Voci Fuori dal Coro
@ Director
Peccato, anche se il mondo è una giostra, anche se sono molti i mesi in cui ti ho steso la mano per tirare fuori l'energia da quello che chiami "letargo". Rammarico è sapere che hai molto da dare e che hai dato e che avresti potuto dare, senza immensi sforzo, ma con la "voglia". Non qui nel blog, laboratorio insostituibile del nostro tipo di esperimento teatrale, ma sulla scena dei laboratori che facciamo. Nessuno potrebbe, proprio perchè sei unica e preziosa, sostituirsi a te, solo tu puoi volere. Il gruppo conosce il mio rigore, come la mia accoglienza...ma come stare al posto che è tuo. Non hai ancora appreso il voler volere -è un giudizio personale-, cosa differente dal "decidere". E considero questo un Auto-Ammutinamento. Questo post, molto personale e tuttavia -comprendo- dovuto al gruppo, poteva essere espresso quando-noi-insieme, fatto diventare elaborazione nel gruppo, proprio in questo tipo di teatro che fa delle difficoltà e delle risorse la sua energia, piuttosto che fatto subire, in silenzio. Hai scelto un altro -e finale, ahime- contenitore. Dissento assolutamente, ma ti abbbraccio, almeno tra il pubblico.
Drama Therapy, Kamikaze Backstage
Hypnodrama directed by E. Gioacchini
Creative Drama In-Out Theatre
(Rome)
lunedì 9 novembre 2009
Drammaterapia: "...il miracolo umano è se stesso..."
Eccomi ancora una volta a parlare di quello che si muove dentro di me. Leggendo i post di Beatrice, Gianni e Rosanna, quello che sento é che tutti -e quindi tutti gli umani- per continuare il loro percorso di vita hanno bisogno della linfa vitale che é l'amore. Questo sentimento straordinario che ci permette di vivere in una maniera veramente umana. Per motivi diversi, per vissuti diversi abbiamo perso il nostro compagno di vita: l'amore, quello che ci puó far vivere momenti straordinari, colorare la nostra vita e sorreggerci nei momenti difficili quotidiani e nei drammi che incontriamo lungo il percorso. Un pensiero alla vita che nasce, l'Eros come forza creativa. Attraverso di noi puó nascere una nuova vita. Com'é straordinario l'essere umano! Un uomo, una donna insieme possono realizzare il miracolo della vita. Ci dovrebbe bastare questo per capire quanto noi siamo straordinari-divini-unici e eccezionali. Ormai liquidiamo la nascita di un bimbo come un evento normale; un bimbo non é mai una normalitá. Proviamo a pensare che noi siamo "Dio" e comportiamoci come lui... Blasfemo? Quello che dobbiamo trasmettere ai nostri figli é libertá, credere nella vita, credere in se stessi, credere nell'amore e donare loro non le nostre paure ma la fiduccia nella vita. Cosí forse riusciremo a realizzare il miracolo umano.
E chi non ha figli? Il miracolo umano é se stesso. Da se stesso nasce un figlio. Un figlio é dopo il proprio miracolo. E forse mi sorge un dubbio. Quanti non hanno reallizzato il loro proprio miracolo? Io posso colorare la mia vita con l'amore e non dire: peché c'é la guerra e non l'amore?
@ Director
Dovrò riflettere...perchè solo ora dici queste cose. Dovrò imparare.
Dramatherapy, Voices from the Pack
Ora non so se sta scrivendo Daisy o Maria Pina , la vostro Blu (scusate, ma sono molto affezionata a questo nick che mi scelsi quando iniziai il primo laboratorio di drammaterapia e non riesco a farne a meno: perdonatemi questa piccola civetteria). Considerate questo post come un coro a più voci, uno di quelli cantati dove gli esecutori cantano su più tonalità, ma compongono comunque un insieme armonico. Daisy soprano leggero, Maria Pina contralto o viceversa, fate voi.
Caro Spartaco, come puoi aver intuito uno delle mie più profonde convinzioni, come puoi aver trovato le stesse parole quando cerco di definirmi? E' la magia del teatro? O la tua personale magia? Io, ancor prima di essere una donna-femmina, sono un essere umano, un'anima che si è forgiata attreverso le proprie esperienze, i propri sentimenti, la propria peculiarità. Non sono SOLO il risultato di un mix di corpo fisico e ormoni, nè la risultante di un'educazione o di condizionamenti sociali che vogliono impormi scelte e ruoli femminili. Rifiuto da sempre la contrapposizione "noi donne/voi uomini", anche se paradossalmente faccio attività sociale nel campo delle pari opportunità. Ok, forse questa è Maria Pina che parla, ma chissà se anche Daisy ogni tanto si immagina così.
Cara Rosanna, tu esalti Eros in alternativa a Tanathos.Io propongo Bios, la vita, o Gea, la madre, se vogliamo rimanere nei richiami mitologici. L'eterno divenire del mondo e delle creature, la forza, la luce, l'energia che è in noi. La spinta alla trasformazione. Maria Pina ha una rosa che sboccia e l'ideogramma della vita, tatuate sulla sua spalla sinistra. Eros non piace a Daisy, neanche a Maria Pina (forse). Temono ambedue la forza distruttiva della passione amorosa, quella che dissolve la vita delle persone, che annulla la personalità , che fa dimenticare la dignità , spinge a sacrificare sogni e progetti e trasforma il passaggio su questa terra di un individuo in un progetto non riuscito.
Duro vivere così...Per fortuna, c'è Miranda che ricorda a Daisy l'abbandono e l'istinto.
P.S. per il director: non trovo un'immagine o un pezzo da abbinare. Mi viene in mente il coro degli alpini, come brano corale, ma non credo sia adeguato...
@ Director a Maria Pina, a Rosanna, a Spartaco, a Gianni
"Dov'è perso l'amore? Con il buio ha smarrito le ombre di uomini stanchi o distratti che offrivano il lato migliore alla luce, ignari che la prospettiva ed il futuro hanno bisogno di linee di fuga simili, verso l'orizzonte"- Lei si rivoltava tra quei due lenzuoli; lenzuolo anch'essa ad asciugare la storia. la propria. Quella di lui, soldato, era scritta più lontano, in cieli anch'essi bianchi, di fumo e cenere. Dov'è perso l'amore e quando?
domenica 8 novembre 2009
Drammaterapia, Kamikaze per Vocazione
Il director mi invita ad un laboratorio sul Kamikaze. E’ un argomento che mi intriga, un’opera che offre spunti di riflessione infiniti, il perché lo capirò poi… L’autore, un paziente del director, ha scritto quest’opera qualche anno addietro, poco più che diciassettenne, in un momento particolare della sua vita, in piena adolescenza, con l’unica consapevolezza che l’indecisione, la mancanza di punti di riferimento, la drammaticità della sua esistenza adolescenziale stavano facendo di lui un Kamikaze al contrario. Tanti pezzi di vita, affetti, relazioni, tenuti insieme con enorme sforzo da lui stesso, con l’impressione costante che tutto potesse finire definitivamente ed inesorabilmente in ..”pezzi”.
Poi, sentendo di persone che si fanno esplodere con l’unico scopo di portare morte e distruzione tra quelli che considerano nemici, capisce che i suoi problemi non sono nulla a paragone del vissuto di certe società. Di qui il concepimento dell’opera, il primo passo per esorcizzare il Kamikaze-non-Kamikaze chiuso in lui. La partenza per un cammino nuovo. Egli mi perdonerà se ho descritto in maniera inesatta i fatti, ma questo io ho letto nella sua opera.
Stupefacente e inspiegabile, sono i termini che per primi si affacciano alla mente, confermati dallo stesso autore, che candidamente dichiara che oggi non riuscirebbe a scrivere nulla di equiparabile intensità. Soprattutto stupefacente il collegamento con atteggiamenti meno visibili ed invasivi ma altrettanto devastanti nei comportamenti dell’umanità occidentale e moderna.Il Kamikaze va in pezzi come estrema ratio di un’esistenza drammatica. Ha per contro la promessa di un’eternità gioiosa e “godereccia”, un supporto economico per la famiglia e il riconoscimento dell’eroe. Quante vite della nostra quotidianità, inquinate da ansie e preoccupazioni, aspettative e delusioni, vanno letteralmente in pezzi senza rumore, ma distruggendo in modo esponenziale persone, amori, coppie, figli, valori, sogni? L’uso di droghe, l’alcool, il gioco compulsivo, ecc.., non sono sintomi subdoli e silenziosi della nostra infelicità? Come definire le persone che non si amano e non hanno stima di sé?
Piccola pausa. Indosso l’apposito giubbino ricco di tasche e chiusure usato dai kamikaze. Proviamo, si ride di gusto, si dicono strafalcioni e si fa la copia a paperissima, e mi rendo conto che sono a mio agio. Ho l’impressione di riuscire a recitare –chiaramente con le dovute riserve- con una certa naturalezza, come se qualche volta fossi o volessi essere un Kamikaze. Nelle ore successive comincio a razionalizzare che forse è qualcosa che sta nel profondo, che la mia caparbietà nel perseguire un obiettivo, la determinazione di dire “vi dimostrerò che ho ragione”, “vi renderete conto che quello che dico è inconfutabile” è un atteggiamento da Kamikaze. La lotta è talmente dura, (senza compromessi, io stesso in primis anche se rivolta verso gli altri) che implica in fondo anche l’eventualità dell’autodistruzione. E poi le sfide, il piacere della velocità, il rischio, puntare una direzione e non volerla mollare nemmeno quando gli affetti più cari cercano di farti vedere le difficoltà o dissuaderti…tanto gli dimostrerai che hai ragione… E spesso gli altri rinunciano a chiederti di riflettere, sapendo che non li ascolterai, limitandosi solo a lanciare preoccupati avvisi o lamentose richieste. E tu che Che fai? Rinunci? Giammai, il Kamikaze ha scelto e non può tornare indietro, pena l’infamia, la sconfitta.
Un’altra illuminante scoperta.
Ciclo di Conferenze-Dibattito 2010, aperte al pubblico
-09 aprile, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio
-07 maggio, La lezione di Grotowsky + Laboratorio
-04 giugno, la Cinematerapia e la Cinema-dramaterapia + Laboratorio
-02 luglio, l'Hypnodrama + Laboratorio: il Ritorno del Padre
(nuova programmazione a settembre)
Gli incontri, aperti su prenotazione, condurranno i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente. I seminari e le conferenze -a carattere educativo e divulgativo - sono indirizzati ad pubblico non professionale, ma anche a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici e psicologi La partecipazione agli incontri è gratuita, su prenotazione alle pagine del sito o telefonando alla segreteria scientifica, tel. 340-3448785 o segnalandosi a info.atelier@dramatherapy.it