@ Director
As mind master of the CDIOT, this gives me the opportunity to open a discussion on the fascinating Mind's Creative Processes and the Theatre. So I invite you to join our community, getting it prestigious, because it will be built with your intuitions and questions, meditation and inner answers. This is the place where you can use the freedom to express your doubts and you ideas, sharing with the others the research of your way. The Mind is a living miracle, available better than we could immagine; the theatre is a powerful tool to get deeply its power! But what beyond our discussions?
Prepare for becoming part of a new way to discuss with your right emisphere.
Explore the real power of hypnosis, dramatherapy and cinema-dramatherapy and get away its magic and false misconceptions.
Work nicely with us to create our friendship and the warmth of our curiosity and mind’s exploration.
Learn, enjoy and get excited!
Help yourself adapt to altering life-style changes..if there’s one constant in our life today it’s change; from every direction and faster than ever.
Let’s make the dream a reality...and much much more! Contact and interface with our staff; psychiatrists and psychologists will help you to get your life better!I’m just looking forward to seeing your messages here!

"It does not take much strength to do things, but it requires great strength to decide on what to do" Elbert Hubbard

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martedì 24 gennaio 2012

Storytelling. Il Quadro Uscì dallo Specchio


@ director
Perchè i bisbigli del mondo attraversano tanto impunemente quelle minuscole fessure delle persiane? Perchè nessuno fa nulla per fermarli. L'indifferenza è talmente simile all'impotenza. I gesti, le parole, che si amalgamano nello specchio cerato della mia stanza. La mia amica è venuta a trovarmi e cerca anch'essa uno spiraglio nelle tante me che discutono la vita, senza viverla. Oppure la stanno vivendo. Ma essa è divenuta insensibile al fuori, mentre dentro colleziono fiori e tende luminose, trasparenti alla luce, senza rumori, ma suoni. Può essere tanto diverso questo navigarsi nell'anima, al posto del tuffo fragoroso tra gli applausi e ed i fischi? Davvero indivisi si è più forti?
"Non posso fidarmi di altri!"- le urlo -" ...se di me sospetto altre sorgenti, mai del tutto copiate nei s...
olchi di tutti quelli che attendono la mia presenza, mentre, voraci o insensibili, giocano con la mia assenza!
Lei si atterrisce, rimane nello sfondo del mio quadro, uno dei peggiori, desaturata come me, dai colori della foto e mi dice, prudente, che dovrei mettermi d'accordo con me stessa...Credo che il fragore silenzioso della mia risata abbia per un attimo respinto pure i bisbigli iniziali, su quelle fessure di luce alla finesta! Lei non c'entra e poi, nel caso, il vero problema è di andare troppo d'accordo con me stessa, singola o duplice che sia. Schiva o presente nei quadri degli altri.
Le sorrido, mentre un buon tè alle rose umetta di caldo e delicato le nostre gole, comunque, qualunque le parole o i versi.
Il mondo a tratti si allontana e non può far male, se dentro hai arredato la tua second life per bene. Chissà, probabilmente era quella a venire prima e a soffocarsi da sola al vento dei discorsi intorno, mentre proteggevo la bellezza ed il mio vero dagli schizzi dei copertoni sul fango. Meglio la pioggia. Quella cade dall'alto e ne puoi rapire il percorso secondo una gravità senza inganno, ascoltarla sulla propria pelle e vederla scomparire.

domenica 8 maggio 2011

Backstage Piece Drammaterapica: Sonia, Il Resto della Mia Vita

Venerdì 13 maggio, 2011. DramaticaMente Teatro e il Creative Drama In-Out Theatre sono lieti di invitare attori ed ospiti al Backstage della prossima piece in costruzione: Sonia, Il Resto della Mia Vita..
La circostanza permetterà di mostrare, in un laboratorio dal vivo, aperto al pubblico, strumenti e metodo del teatro drammaterapico nella messa in scena di un play.

mercoledì 16 marzo 2011

AUGURI ITALIA!

L'Arte, lo abbiamo ripetuto più volte su questi spazi, possiede uno "spettacolare" valore profetico. Non solo è simulacro di quanto di sociale e dunque politico avviene, ma è "crisalide" alle future ed imminenti avventure dell'Uomo. Il Teatro, non si sottrae a questo destino, anzi da questo nasce e dentro esso si sviluppa, occhio che può spaziare indietro e in avanti, arricchendo il presente dei presagi e delle memorie. Ed il teatro di due secoli fa fu come un vento che soffia tra le scene di opere maggiori e minori, con battute allusive e riferimenti alla "libertà dallo straniero", all'anelito verso l'Unità del Regno, con il dito puntato verso un clericalismo che imprigionava spesso (troppo spesso) libertà, sentimenti, cultura ed evoluzione. Teatro cospiratore in fondo, che usa i drammi del passato per rievocarli in uno spirito di edizione però presente, a spingere in avanti le speranze di quei nostri lontani compagni di viaggio. Giambattista Niccolini nè è un esempio e vorrei davvero che i miei allievi potessero approfondirne il pensiero, così' lucido, fiero e - si dimostrò- appunto profetico.
Auguri Italia, auguri nelle tue sciagure e pettegolezzi, auguri anche se devi ritirarti su le braghe perchè ora non hai l'alibi dello straniero e neanche devi avere quello degli "stranieri", ma le tue vicende, con il teatro inutile del gossip politico che devi cancellare dalla tua agenda.
Auguri Italia che fatichi a sbarcare il lunario, che ti inventi gli scienziati ed a fatica li trattieni, che non devi mai aver paura di difendere la libertà di espressione, ma anche la civiltà della stessa. Auguri Italia con i fondi per lo spettacolo congelati, promessi, negati.
Auguri Italia per i tuoi sforzi, la tua storia, la tua passione ed auguri a questi uomini e donne sconosciute dell'Italia che spero davvero siano sempre più rappresentati
Auguri miei "attori". Director

giovedì 20 gennaio 2011

Il Teatro Drammaterapico: glosse ed icone alla storia del CDIOT


Un' istantanea della piece BlueBeard, To Want, To Need, To Be.
Director e Attori. Dicembre 2010
Il percorso di un progetto è costituito da un mix di idee e persone che camminano su un binario, ma possiamo anche dire che,contemporaneamente, creano il binario sotto le proprie suole e piedi, mentre procedono. In questo senso, la riflessione e l'elaborazione, nel CDIOT (Creative Drama & In-Out Theatre), ad esempio,  sono colte dinamicamente, attraverso soggetto pensante e realtà pensata. Dove il principio di indeterminazione non  costituisce ostacolo all'esperienza, fatta soprattutto di contaminazione, accoglienza di quanto interferisce, è inusitato e dà segno di sè, dalle aree più nascoste della persona. L'ingorgo è pleludio al traffico agile, l'errore al lapsus illuminante, l'esitazione al suggerimento "da dentro". Messaggio difficile da accogliere, nella disputa dicotomica tra il dovuto e voluto, possibile o ignoto che ogni persona, e dunque anche l'attore, si porta dietro.
Ripensiamo, per un attimo, a quella tecnica che Grotoswsky indica come eletta, del "frazionare l'azione", oltre la sua ripetizione stereotipata ed anche perfetta, che va  re-indicare in essa noi stessi. Sì,  a segnalare quei momenti personali di "attribuzione di senso" che stanno a cavallo tra l'intenzione e l'azione.
Introspezione è un termine che poco si addice a quanto sto descrivendo, perchè esso traduce un viaggio dentro, restando fuori. Gli attori del CDIOT bene sanno che diverso è il processo dell'In-Out attraverso del nostro teatro drammaterapico, con il quale si fa lavorare il drama. E' lo stato di coscienza che accettiamo si modifichi (sollecitiamo perchè vada nelle zone di ombra), ad intensificare quanto sto definendo.

A volte, quello spettatore che ognuno di noi è, assiste ad uno spettacolo incomprensibile, piuttosto stupito: non comnprende cosa stia avvenendo, mentre "recita" le proprie parti, dov'è il "nuovo" (solo apparentemente nuovo)? Ma questo è positivo, perchè indica, ancora una volta, la strada del sottrarsi al narcisismo dello "spettacolo", personale o gruppale che sia, privato o pubblico, giustificato o meno dalle abilità attoriali, che è; "ora mi comprendo". Suggerisce l'ascolto più fine, meno chiassoso, di un battito di mani che potrà avvenire, privato, umile, schivo alla macchina teatrale, quale dono di se stessi a se stessi ed al pubblico.

martedì 13 aprile 2010

Drammaterapia: guardarsi da fuori


@ Maria Pina

Amici carissimi come ho avuto modo di dire in un altro post, il vero peccato è rimanere fermi in noi stessi, schiavi di certezze e rifiutando il cambiamento e la sfida del nuovo. Il nostro gruppo di "rinoceronti" è stato inserito in un uovo contesto e, per quel che mi riguarda, non è stato affatto doloroso come, nel mio intimo, un poco temevo.
Anzi... è stato come riscoprire il gusto dell'acqua fresca con le bollicine , quando si ha tanta sete e non lo si capisce. Un piacere semplice, ma importante. E' stato bello vedere come il nostro essere stati insieme, sia pure con tante difficoltà, ha prodotto qualcosa di costruttivo e profondo. Vi ho visti e sentiti, mentre eravamo dietro le quinte a prepararci per "il kamikaze", così concentrati, solidali, compresi in ciò che facevamo. Credetemi, ho vissuto molti backstage nella mia esperienza di attrice, e vi posso dire con certezza che quei momenti sono quelli che fanno la differenza tra un buon attore e un cattivo attore. Non c'entra niente il fatto che si sia attori per mestiere, stipendiati o usciti dall'Accademia Silvio D'Amico, dal DAMS, dal Centro Sperimentale di Cinematografia. Quando si realizza quel clima che, per alcuni istanti, abbiamo creato, si è veri attori: si nutre l'esperienza della recitazione con la parte migliore di se, e cioè con la capacità di offrire il proprio essere all'altro, per realizzare qualcosa che appartiene a tutti , al gruppo, al pubblico, agli addetti ai lavori. Un bene collettivo nato dalla valorizzazione della propria individualità
e dal sacrificio dell'individualismo
.

Foto: CDIOT nell'Atelier Liberamente, 11 aprile 2010

venerdì 26 febbraio 2010

Drammaterapia: Panta Rei

@ Maria Pina

Panta rei. Tutto scorre. Credo che il più grande peccato che l'uomo possa compiere sia quello di non rispettare la grande legge del divenire. Quanto spesso si resta aggrappati ai propri dolori, ai proprio disagi, o, più spesso, alle proprie fruste abitudini, rifiutando nuovi, ma sicuramente più complessi percorsi? E quante volte si resta basiti, smarriti, sconvolti, intimoriti di fronte a nuovi eventi?
Ma tutto si trasforma. E' poco saggio pensare che la prima legge della termodinamica sia solo roba da libro di fisica del liceo.
E così, da un abbandono può nascere una nuova solidarietà di gruppo; dalla tensione può scaturire un nuovo dialogo.

mercoledì 10 febbraio 2010

CDIOT: “Le Cose si Mettono Male” - Libera traduzione drammaterapica da “Il Rinoceronte”di E. Ionesco, per soggetto e regia di E. Gioacchini - Primo Tempo-Prima Scena



PERSONAGGI
Berenger                     Gianni De Angelis
Daisy                           Maria Pina Egidi
Miranda                      Rosanna Bocchino
Dudard                       Spartaco Pelle
Botard                         Pino Gencarelli
Anziana Signora        Francesca Marinelli
iudice                         Alessandro Russiani
Pubblico Ministero     Francesca Marinelli
Avvocato Difensore    Rosanna Bocchino
Lettore                       Ermanno Gioacchini

Il lettore è fermo al centro del palcoscenico. In capo ha un berretto delle SS ed indossa un paio di baffetti che ricordano quelli del Führer. Osserva per circa trenta secondi gli spettatori, scrutando fila per fila, sino all’ultimo posto. Chiude gli occhi sospirando, si toglie il berretto gettandolo a terra, sulla sinistra, strappa dal labbro superiore i baffetti gettando anch’essi; poi, chiudendo gli occhi e facendo un ampio respiro, con il capo rivolto in alto, si ricompone e comincia a raccontare.
Prologo.

Lettore,  Belfot, Francia Orientale, una piccola cittadina di provincia. In pieno centro, iniziano a scorazzare alcuni rinoceronti, tra lo stupore e le più differenti supposizioni degli abitanti. Ben presto, quello che inizialmente sembrava un fenomeno isolato, prende il sopravvento e si diffonde una sconosciuta “epidemia” che trasforma tutti gli abitanti in quei roboanti animali. La “Rinocerontite” sembra non risparmiare alcuno, tranne Berenger, un impiegato, uno sfaccendato, alcolista non si sa se per passione o per noia. La sua storia d’amore con Daisy –ma anche quella con il suo caro e colto amico Jean- s’intreccia con la devastazione dei luoghi, delle persone, dei valori e dunque anche degli affetti. Amicizie e rapporti sono schiacciati sotto il peso giulivo, ma anche crudele, di quegli animali, prima uomini. Indifferenza e terrore, adattamento e ribellione sono i punti cardinali di quanto accade. Resterà solo Berenger, appunto…solo, a credere nell’uomo.

Il lettore esce di scena sulla destra.
Un’aula di un tribunale che occupa la metà destra del palcoscenico si illumina; l’altra metà, in ombra, ospiterà scene successive .Le pareti sono sgombre da mobilia, nere. Un grande tavolo, costituito da due cavalletti e due palanche sopra, verniciate in nero, è frontale alla platea. Sopra, sulla sinistra, sono poggiati cinque spessi faldoni, dai quali debordano alcuni fogli. Un’unica sedia, dietro il tavolo, su cui siede il Giudice. Alla destra del tavolo, più scostata, una seconda sedia rivolta verso la platea; vi siede il primo imputato, il signor Botard. Una sedia centrale, di spalle alla platea, dove siedono, alternativamente il Pubblico Ministero e l’Avvocato Difensore. Due lampade pendono dal soffitto ed illuminano l’ambiente con due coni di luce. Una centrale davanti al Giudice e l’altra nello spazio davanti all’imputato.
Pubblico Ministero. Signor Botard, all’epoca dei fatti, che ruolo occupava nell’organico dell’ufficio amministrativo dove prestava lavoro?
Botard. Ero impiegato, ma sono stato un ottimo maestro, già in pensione.
Pubblico Ministero. Signor Botard, quando è stato informato per la prima volta che dei rinoceronti erano comparsi in paese?
Botard. E’ stato in ufficio. Era appena cominciato il lavoro ed è nata una discussione su questo fatto; loro, i colleghi, insistevano di averli visti il giorno prima, ma io non vi ho creduto all’inizio, non vi era alcuna prova scientifica. Loro insistevano…e lo si sa, in ufficio si fanno tanti pettegolezzi.
Pubblico Ministero. Signor Botard, si attenga alle mie domande. Sia più preciso, in che anno ed in che giorno accadeva questo!
Botard. La mattina… del 10 giugno… 1940, immagino verso… le 9,16…Più tardi, ho saputo che proprio quel giorno l’Italia aveva dichiarato guerra alla Francia ed eravamo già stati attaccati dai tedeschi. Ci sentivamo abbastanza sicuri…anche se De Gaulle era riparato in Francia… Bah, credo sia solo una possibile coincidenza…La signorina Daisy ed il signor Dudard dicevano di averne visto uno e poi due, ma non si chiariva se fosse lo stesso, erano confusi, non erano precisi---asiatico, africano? E poi… non erano neanche spaventati.
Pubblico Ministero. La signorina Daisy ha precedentemente dichiarato di averle mostrato dei giornali che riportavano la notizia…conferma?
Botard. Un giornale! Ma si sa …quello che scrivono i giornali va preso con molta cautela ed anche l’articolo… appariva confuso.
Pubblico Ministero. Avrebbe anche usato l’espressione “psicosi collettiva”…
Botard. Chiunque può essere partecipante ad una psicosi collettiva!
Pubblico Ministero. Partecipante?
Botard. Si, insomma… più persone partecipano e più la psicosi diventa collettiva…di qui (accenna ad un sorriso) il termine “collettiva”! Anche se poi non si sa bene come la psicosi si possa spostare da un gruppo all’opposto e quindi dove sia…
Pubblico Ministero. Sempre secondo la deposizione della signorina Daisy, lei avrebbe più volto espresso un “Pff”. Può dirci il significato che lei dava a questa espressione in quel frangente?
Botard. Pff o Puah è un’interezione, vale a dire una parte invariabile del discorso, un’espressione che viene gettata là…e che se seguita da un punto esclamativo, come spesso occorre, si può chiamare anche esclamazione…
Pubblico Ministero. Vuol dire che non avevano un senso preciso?
Botard. …appunto le stavo spiegando che io non l’ho pronunciata con il punto esclamativo! Da sola ha voluto esprimere…che so…disprezzo…come dire “queste sono cosa da trascurare”, da non starci dietro…un’espressione onomatopeica direi, che segnalava di non credere a tutto anche a loro.
Pubblico Ministero. Ma gli eventi, la Storia l’ha dimostrato, incalzavano nel Paese…
Botard. (seccato) Si, ma come potevo sapere che era vero quello che mi veniva spacciato per vero, prima di saperlo davvero vero?
Pubblico Ministero. Il fatto, sempre secondo le suddette deposizioni, che di lì a poco sarebbe diventato improvvisamente uno strenuo sostenitore del fenomeno, anzi avrebbe negato di ave Pubblico Ministero. rne mai dubitato, conferma?
Botard. Se mi si portano dei dati obiettivi, sono ragionevole. Guai se non ci fosse la logica! Eppoi il dato che dei rinoceronti fossero comparsi improvvisamente per le strade era lì…pronto ad essere creduto da me! Erano loro a non essere convincenti. Credere o non credere? E’ una questione di logica e fatti, non di forma; di fronte all’evidenza bisogna credere. Anzi diventa facile.
Pubblico Ministero. Il signor Dudard, nella sua deposizione, afferma testualmente in proposito “ Botard si decise finalmente a credere all’esistenza dei Rinoceronti, ma disse contestualmente di sapere… di sospettare fondatamente da dove provenissero”…ed ancora, richiestogli di precisare meglio aggiunge “..intendo dire che era sicuro che si trattasse di un infame complotto ordito all’interno dell’ufficio e di averne fondati sospetti”, conferma questi dati?
Botard. Non posso confermare il complotto e… Dio solo sa se forse davvero ce ne fosse uno contemporaneamente alla “rinocerontite”! E inoltrei ci sarebbe da stabilire se il rinoceronte in paese fosse da spiegare con quella o se quei bestioni avessero provocato l’epidemia successivamente nel paese. E’ una questione che reputo ancora aperta…Vede …io procedo con metodo ed è difficile che mi sfugga qualcosa. Ad ogni buon modo, sì …parlai di un possibile complotto…l’ho già detto se una cosa appare ragionevole e logica, ne deriva che possa essere creduta.
Pubblico Ministero. Vuole dire che l’ipotesi di un complotto dava credibilità alla tesi del Rinoceronte?
Botard. Esattamente, altrimenti perché tuffarsi in congetture.
Pubblico Ministero. Sia la signorina Daisy che il signor Dudar, su questo punto, hanno dichiarato che anche le sue fossero congetture, giacchè lei non ne aveva parlato mai prima…di un complotto.
Botard. Si, ma ora… c’erano i rinoceronti…
Pubblico Ministero. … anche loro non avevano avuto alcun elemento per avvalorare la sua tesi, signor Botard!.
Botard. (pausa) Stimo il signor Dudard e la signorina Daisy è… molto cordiale ed attenta sul lavoro, ma il loro metodo d’indagine non è il mio. Ci vuole rigore, anche nel dare fiducia ed allora le cose non appaiono più assurde!
Pubblico Ministero. Per questo decise che la cosa migliore era rivolgersi al suo Sindacato?
Botard. Ci voleva qualcuno che facesse chiarezza, che facesse piazza pulita delle ipotesi e finalmente mettesse ordine.
Pubblico Ministero. E come poi avvenne che anche lei subisse la trasformazione?
Botard. (perplesso) E’ stata una cosa improvvisa. (pausa) Del resto quando i dati cambiano, l’evidenza porta con se immediati cambiamenti. Direi indolore. Bisognava adattarsi ed allora era gusto che anche io lasciassi che tutto avvenisse. Lo dissi alla signorina Daisy: “al passo con i tempi” …ed anche lei si convinse.
Pubblico Ministero. Vostro Onore… io ho finito con questo ’imputato.
Giudice. Accompagnate l’imputato fuori dell’aula..

Botard esce di scena sulla sinistra, accompagnato dal lettore che lo tiene per un braccio, mentre comincia a parlare.
Lettore. A Norinberga, nella sala 600 della corte d’Assise del Palazzo di Giustizia, tra il 1945 ed il 1946, si svolse il famoso processo contro 24 principali criminali di guerra e sei organizzazioni. I capi d’accusa furono: Congiura contro la pace mondiale, Progettazione, provocazione e svolgimento di una guerra d’aggressione, Crimini e violazioni contro il diritto bellico, Crimini contro l’umanità. Nella stessa sede, ulteriori 12 processi penali militari furono celebrati dagli americani contro politici, dirigenti dell’economia , militari, medici, giuristi, etc.
Dudard prende posto sulla sedia dell’Imputato, entrando da destra, mentre il lettore continua a parlare. Esegue il giuramento richiesto dal Giudice in silenzio.
Analoghi procedimenti penali furono svolti anche nelle zone di occupazione francese, inglese e sovietica. Ed appunto in Francia si sta svolgendo questo processo. Dopo Botard, è il turno di Dudard a dover rispondere del crimine dell’indifferenza.

Il lettore intanto esce di scena sulla destra.

Pubblico Ministero. Signor Dudard, lei, all’epoca dei fatti, ricopriva il ruolo di vice-capoufficio e nell’ufficio collaborava con il signor Berenger?
Dudard. Esattamente.
Pubblico Ministero. Ci risulta che ricoprisse un ruolo di una certa responsabilità?
Dudard. (ammicca sorridendo) Diciamo di…vice-responsabilità!

Dudard cerca collusivamente lo sguardo prima del pubblico Ministero e poi del Giudice, affatto sorridenti della sua battuta e quindi si ricompone.
Pubblico Ministero. Ma siamo informati anche di una rivalità sentimentale nei confronti della signorina Daisy. Sappiamo, dalle altre deposizioni, che nel contesto di un icontro con entrambe, lei poi improvvisamente avrebbe subito la trasformazione che, fino a quel momento non la riguardava. Insomma non avrebbe tentato nulla per opporsi alla “rinocerontite” . Lei conferma questi dati?
Avvocato Difensore. Vostro nome faccio obiezione…le vicende sentimentali dell’imputato non hanno alcuna attinenza con l’oggetto di questo procedimento!
Pubblico Ministero. Vostro onore, io ritengo che solo la completa analisi di quanto accadeva possa fendere giustizia della verità!
Giudice. Avvocato vada avanti…
Pubblico Ministero. Signor Dudard, le stavo chiedendo, ritiene che la relazione sentimentale tra la signorina Daisy ed il signor Berenger abbia giocato in qualche modo nella sua trasformazione in rinoceronte?
Dudard. Lavorare insieme non significa avere le stesse idee e progetti e può capitare che si guardi e ci s’interessi alla stessa donna. Riguardo alla “rinocerontite”…è ragionevole avere rispetto per le regole ed allora… non vi era alcuna regola che obbligasse ad un’univoca interpretazione di un fenomeno che presentava caratteristiche appunto non ragionevoli. In tale clima tutto poteva accadere e non accadere, in deroga alle regole e ciò è perfettamente logico.
Pubblico Ministero. Quello che questo tribunale le imputa sono una serie di affermazioni riferite dagli altri imputati che configurano una sospetta connivenza con il fenomeno che si andava realizzando nella sua cittadina, ovvero una forma di “adeguamento passivo tendente a smorzare ogni tentativo di Resistenza, Critica ed Opposizione alla Rinocerontite”. E’ vero che lei: primo, avrebbe esortato il signor Berenger a non essere troppo coinvolto dalla vicenda e a non scandalizzarsi troppo poiché la trasformazione che dilagava nel Paese poteva essere “temporanea” e persino “benefica”; secondo, che poteva ritenersi sicuro dal contagio perché in lui mancante la “vocazione”, tentando di convincerlo ad abituarsi e ad ignorarli?
Dudard. Berenger era distrutto inverosimilmente per la trasformazione del suo amico Jean e poi degli altri ed era l’unico modo per tranquillizzarlo; non vi erano elementi per leggere il “male” in quanto stava avvenendo. Ognuno è libero di fare quello che voleva ed anche di cambiare pelle, lo dissi chiaramente a Berenger.
Pubblico Ministero. E cosa mi sa dire sul fatto che lei, reputando normali le trasformazione in atto, tentasse di distogliere dal giusto e legittimo sentore del pericolo la mente del signor Berenger, dichiarando il contagio del signor Jean, suo amico, dovuto ad ambizione” ed “irrequietezza” ed “eccentricità”, quello di Papillon quello di Botard determinato da un semplice “cambiamento d’idea”?
Dudard. Non sono responsabile se ognuno di loro avesse un diverso carattere che si prestava a cercare di capire qualcosa. Ho sempre perseguito la logica, senza questa il mondo crolla e davvero! Persino il signor Papillon, quando si accorse che il signor Boeuf si era trasformato e galoppava oramai con la sua signora per le strade del paese, ebbe il buon gusto di licenziarlo, ma lì era una questione di decoro. In generale, però, c’era troppo allarmismo in giro, La gente impazzisce, perde la testa. Come accadde a casa di Daisy durante un piccolo ricevimento tra colleghi d’ufficio, Berenger era sconvolto ed anche Daisy…

(Seconda scena)

mercoledì 3 febbraio 2010

Drammaterapia: le ideologie ed il falso valore senza eredi.

Cara compagnia, domani online la scena prima del primo tempo; oggi vi anticipo, del secondo tempo, l'arringa dell'avvocato difensore di Botard e di Dudard nel processo. Buon lavoro all'interprete.

Giudice: Signor Botard, signor Dudard...avete qualcosa da aggiungere prima che si chiuda questo dibattimento?
Botard: Lascio parlare per me il signor Dudard...
Dudard: "Signor Giudice, non vorrei apparire come un mostro assassino... sono stato anch'io vittima di un enorme imbroglio! Una finzione di Stato. Io, come molti altri, ho creduto di fare cose giuste per la mia Patria. Eravamo convinti di essere dalla parte dei giusti...
Giudice: Avvocato a lei la parola per le sue conclusioni.
Avvocato Difensore: "Il Propagandaministerium.. signor Giudice, illustri signori, non è solo quello di Goebbels…né la Storia ha scritto soltanto nella nostra terra pagine di orrore. La mia famiglia era polacca, di origine, e so personalmente quanto le verità possano essere camuffate, se il potere lo decide. E per farlo... per convincere la coscienza di persone come questi due imputati...(li indica) che sono stato chiamato a difendere, il Potere ha solo due modi: schierarsi dalla parte dell’ingiusto, in cambio di un vantaggio per tutti, salvando l’apparenza, o meglio nascondendo l’intento, o essere con il giusto, ma.... a patto…che questo non leda l’interesse del singolo non crei malcontento. L’impopolarità uccide ogni verità e bene perseguito (pausa).

Il Nazionalsocialismo, sin dal 1933, aveva tessuto le fila di un trama in cui il bene di tutti doveva sacrificare la libera autodeterminazione del singolo. Esisteva un "unico bene", un unico vantaggio ed il sentimento di grandiosità spinge così tante menti a perseguire lo stesso proposito, che presto il vantaggio arriva davvero: il benessere economico, lo sgravio fiscale, la disoccupazione che diminuisce e tu sei quella “nazione” ed allora, forse, anche una guerra fratricida…o genocida, se nessuno ti dice cosa in realtà sia. Il dissidente diventa un individuo che rema contro il bene comune; l’ebreo che scompare è solo partito od è stato trasferito via in altra zona; l’internato in una campo di concentramento è solamenteo un perverso sessuale tenuto lì dove non fa male ad alcuno.
E’ così facile manipolare lo scontento comune, altrettanto facile che il vantaggio collettivo, in nome di quelli, di chi sposa, condottiero o principe o politico, la promessa per le tue difficoltà, tutto può concordarsi, accordarsi, sottoscriversi, congiurarsi....
Cosa vogliamo rimproverare a questi due uomini, la voglia di credere, di volere, di sperare? Avrebbero mai potuto spegnere l’ingranaggio meccanico dietro rinoceronti così “umani”, possenti, che chiedevano fiducia e promettevano libertà dalle debolezze, dalla omosessualità, da credo che rendevano fragile e perso l’individuo? Perché farlo e poi come farlo? Lo scandalo, illustri giurati, esiste quanto le cose non vanno... quando viene detto, finalmente che il feldmaresciallo Friedrich Paulus agonizza con la sua VI armata ai piedi della Stalingrado che gli era stato ordinato di conquistare e che la Russia ha piegato non solo quell’esercito, ma tutta la Germania Nazista! Ma questo non veniva detto…Il morale deve essere tenuto alto e, in extremis, ci si deve dignitosamente sparare un colpo alla nuca, piuttosto che arrendersi. (Pausa)
Avrei potuto tentare di difendere i miei clienti, raccontando che la “rinocerontite” era stata un epidemia così veloce…da non dare il tempo di individuarla come nemico. Un nemico in casa, un nemico nell’uomo che tanto fascino e gloria e benessere ha promesso e sta mantenendo? Nooo... piuttosto vi dico, che dietro le azioni degli uomini, vi sono ombre e che tutto questo crea costruzioni di mattoni, ma dietro queste continuano a vivere le ombre e queste determinano il corso della storia. Quando adottiamo oggetti della cultura, quelli che ci hanno fatto nascere e ci sfamano e ci proteggono, adottiamo anche una costruzione di ombre che diviene una silenziosa ombra comune, una mente comune non visibile, che muove e sposta, diretta da altri o dall’ideologia, ma difficilmente riconoscibile. Ti aiuta a non sentire il peso delle tue responsabilità individuali; a che servirebbero, se le tue idee sono quelle del tuo compagno di banco, di lavoro, di strada?

E’ stata una storia subdola, mentre le altre nazioni giganti della terra lasciavano Hitler solo con il suo delirio. Che ha mischiato, nascondendolo al suo popolo, l‘orrore alla ricchezza ed al successo. E quando quest’ultimo è naufragato, ha lasciato senza eredi... il valore, la passione, l’amore, la civiltà!. La retorica ed i simboli hanno mascherato la loro coscienza, quella di questi uomini. Botard... non è colpevole, perché malato della storia che lo ospitava; così come Dudard, troppo scettico che davvero il male esistesse. Ho finito".

Foto: Drammaterapia, Campo di Concentramento, CDIOT 2010

domenica 24 gennaio 2010

La Casa del Teatro


Il Teatro, quello che si fa, è un setting speciale che,  se abitato con un'importante motivazione e coltivato, diviene una nuova casa per la nostra storia. Un luogo che appartiene anche agli altri che lo abitano e che lo costituiscono, compreso chi assiste, ma che se trascurato, resta silenzioso, polveroso ed inefficace, le pareti scompaono e poi i suppellettili e tu ti trovi solo in una piazza a chiederti perchè.
Lo arredi dei tuoi sentimenti e delle tue noie e ricordi, delle tue aspirazioni ed i tuoi poster fanno bella compagnia insieme a quelli degli altri, come tanti cartelloni di pieces su un palco sempre nuovo. Ecco che lì, allora, puoi non aver paura, ma essere solo cosciente della responsabilità che eserciti con il tuo gesto e la tua parola, come Maria Pina ci ha ricordato


In casa propria, provate a pensare, non si ha paura ed in questo caso è la casa della propria esperienza in drammaterapia, non solo un luogo condiviso con compagni di percorso e persone che ci osservano ed ascoltano. Pensate di essere in una vostra casa, dove ordine e disordine sono comunque vostri; dove se vi spogliate siete protetti dalla vostra intenzione, come quando vi addormentate, nel sonno o nella trance dello spettacolo... Questa è etica. Un senso di responsabile "libertà", "partecipata" -come direbbe Gaber- può perfondersi nell'aria che respirate perchè divenga parola dov'è racchiusa la vostra anima.


Ho sentito commentare da qualcuno...avevo esaurito tutto -sì, può accadere di avere questa strana sensazione-; avevo perso le emozioni, le vivevo troppo dentro, non era più come le prime volte...Accade se non si è compreso il concetto, che sto illustrandovi. Può accadere che la casa vi sia improvvisamente scomoda, inutile, ma la ricerca delle motive non lo si è praticato. Il silenzio può avvilupparti in maglie sempre più strette finchè, alla fine ,scoprirai che quell'anaconda che sta per ingoiarti sei tu stesso. Un senso di libertà, "partecipata" -direbbe Gaber-, invece, può perfondersi nell'aria intorno perchè diventi voce ed energia per il tuo gesto ,dove lessi racchiudono l'animaa e tu sei consapevole della responsabilitè di farla affacciare fuori a dialogare con l'altro. Non credo che un bel tramonto o la coscienza che è atroce e tremendo e terribile e crudele saltare in aria per un lembo di terra possa fiaccare emozioni, eventualmente può farle rimuovere...

Se rifletti, se ricordi, che vi sarà un giorno, giusto e normale anch'esso, in cui quella parola non potrai più pronunciarla, quell "Io Esisto"; allora comprendi la vittoriosa importanza di declinarla con amore -l'etica a cui ha fatto riferimento Maria Pina- davanti all'altro. Il teatro, la nostra drammaterapia, il nostro teatro drmmaterapico -di cui siamo pionieri, almeno in Italia., ti ricorda la fondamentale importanza del  "Tuo Istante", di quell'esserci ed "essere con" che tanto la antropofenomenologia ha indagato e speculato. Poi vengono i sensi specifici della nostra vita, personali, privati, il sipario poi scende. Paradigma di come e quanto tu stia vivendo, il CDIOT ti chiede di esserci ed essere con, dimenticando sempre più la disperata assenza di voce che a volte ci prende e così, per l'appunto, ci fa riflettere sulla nostra libertà
vs director



Movie: La Libertà, Giorgio Gaber, 1972

sabato 23 gennaio 2010

Drama and Comics...

@ Maria Pina


Ho rivisto il video della nostra tremenda prova al "party" di Natale.
Credo che raramente io abbia osservato qualcosa di più divertente, leggero e TEATRALE.
Certamente, non è stata la miglior prova attoriale, ma, se dovessi provare a definirla...ecco sembrava un quadro astratto, dove il caos di linee, colori e movimenti dà vita a un insieme imprevedibile, sovversivo, emozionante.
Quello che ho visto ieri sera è stata una prova di metateatro, il teatro nel teatro.
E mi è piaciuto al punto tale che ho guardato lo schermo come se fossi al cinema, totalmente immersa nel ruolo di spettatore, dimenticando un poco che avevo il dovere di analizzare le immagini e lavorarle.
L'ho fatto stamattina , dopo aver dormito un sonno sereno, quindi con la mente rilassata e ben disposta. Attenti amici, non c'è sempre un director a salvare il risultato!

Quando si sta sulla scena si hanno delle responsabilità, che vanno fatte proprie e fuse con il proprio essere, esattamente come quelle che si hanno da genitori o quando si svolge un lavoro che si ama. L'attore deve avere un'etica. C'è il rispetto del pubblico da ricordare sempre: se si è consapevoli di questo, viene naturale all'attore non volgere mai le spalle alla platea. C'è il rispetto del compagno e allora si fa attenzione a non coprirlo con il proprio corpo. E c'è il rispetto per sè stessi, mentre si recita. Si ascoltano i segnali che il corpo ci manda, si guadagna il proprio spazio sul palcoscenico se il collega ci impalla, ci si offre al pubblico in posizione di apertura. Nel video, mi si vede mentre muovo le mani in maniera leziosa, esempio evidente del mio stato di disagio e del mio momento di chiusura all'ascolto delle mie emozioni.
Direi che ho usato quelle che, in gergo teatrale, sono "le stampelle" , ma in questo momento mi sembra una cosa di cattivo gusto:-)))
Director , spero di non aver detto cose in contrasto con la drammaterapia, che sto costantemente studiando. Vi abbraccio come sempre

venerdì 27 novembre 2009

Drammaterapia: la levitazione della mano di Rosanna

@ Rosanna


Quanto è difficile rinascere esseri umani, spogliarsi delle pesanti vesti non tue -corazza- da rinoceronte. Quando la si strappa con impeto, da principio ci si sente liberi, una nuova linfa vitale si spande e tutto appare lucente e chiaro. Si intraprende il viaggio con una nuova consapevolezza, finalmente solo...la pesantezza rinocerontica, pensi, appartiene al passato e con sano egoismo godi appieno della libertà conquistata con fatica.
Ma la tua completezza disturba gli altri...diventi oggetto di scherno e le randellate arrivano, silenziose, sotto la cintola.. ricurvo, le mani e i piedi freddi, vai avanti adesso con passo incerto e il dubbio si insinua... ed è allora che accarezzi l'idea di rindossare la corazza...come ti faceva sentire forte, invulnerabile...un eroe, il plauso e l'approvazione erano i tuoi.
Cosa fare? Le persone vicine ti abbandonano, non ti capiscono più...forse sarebbe meglio ritornare indietro....ritrattare....scusarsi e accogliere con umiltà il biasimo altrui....
Per fortuna non si può ritornare indietro, sapendo che la strada sarà tortuosa e senza nessuna certezza, con salite interminabili e rapide discese regressive. Ho scelto e quindi sono.

Mentre scrivo sto ascoltando il pezzo di battisti e mogol, da quando gianni lo ha condiviso con noi, lo canticchio in macchina, per strada e anche adesso. Grazie Gianni
Grazie anche a Pino per il suo entusiasmo. Sono rimasta molto colpita dal suo cambiamento venerdì scorso, un cambiamento profondo... la sua postura, lo sguardo, la voce sono mutati, sono di una persona più consapevole, più sicura, più presente.
Sono molto addolorata per l'assenza di Francesca e rispetto profondamente ogni sua scelta, anche se mi manca.

@ Director

E continua a mancare...
Si, Rosanna, la corazza non è un elemento estraneo, parla di noi ed è fatta di noi. Non è un suppellettile; è integrata nell'ecosistema dell'adattamento che promette consenso, minor fatica ed a volte successo. Ma a quale prezzo? Certamente quello che si paga a strapparsela di dosso è molto alto, anzi non misurabile, perchè è memoria e sostanza di affetti schiacciati, travestimenti che ci hanno fatto comunque camminare, autostrade percorse da molti, tanti. E loro ancora intorno a guardare la trasformazione...all'incontrario! Corazza-pelle-resistenza-scorciatoia e terribilmente, a volte, la silenziosa rinuncia -non cosapevole- ad essere altro-possibile. Anche qui, nessun criterio di verità.
Ma se poi la torpedine socratica ti tocca, ti risveglia alla coscienza di scelte verso l'autenticità...comincia l'estraniamento da se stessi, lo stordimento con pensieri nuovi, la solitudine di essere responsabili del proprio progetto. Allora non c'è febbre od esame o stanchezza a tenerti a casa, non c'è borsa calda a poterti bastare nel freddo di lenzuola insufficienti: devi muoverti. Imperativo personale, esigenza profonda, alleanza consapevole tra l'IO ed il Super-Io, vorrei dire che chiedono soccorso all'ES perchè dia energia e rompa il diaframma. Per alcuni di noi avviene prima, per altri dopo, per alcuno -è statistico- non avverrà mai. Non c'è tristezza in questo. Ma ti assicuro è possibile voler volere -grazie
Milton Erickson. Ieri il tuo braccio, nel nascondimento discreto di un angolo della pizzeria, si è sollevato...faticavi con l'altro, e forse provavi disappunto che non avvenisse. Ho fatto uno swicth sull'altro, il destro ed abbiamo chiesto al primo al sinistro. Si hanno molte possibilità, vanno lette molte strade, si possono seguire percorsi differenti, snza l'arroganza segnaletica di protocolli predeterminati...ed allora la resistenza si aggira. La corazza scivola via, fosse anche per poco, per gioco. A chiederci...senza poter formulare una domanda precisa...Fece così Aristotile. Pensi davvero che volesse solo dare un ordine ai contenuti, quanso chiese il riscatto della forma. O parlò piuttosto, tra le righe e fuori di esse, di dialogo nel Cosmos. Topos e logos non si possono separare. Per questo alcuni miei pazienti stanno tanto male, anche se sono "guariti", se le mura sono le stesse, le persone le stesse, gli incontri i medesimi. Non siamo per l'epurazione dal peccato, come dal sintomo ed evviva Musatti che "guariva" attraverso la sua nevrosi! Egli che ne era capace. Un uomo che ha considerato l'individuo capace di dare senso alle cose purchè ogni giorno abbia l'importanza del primo e dell'ultimo, contro la deriva culturale della scontentezza e della disillusione nel mondo. La capacità di dirigere la propria attenzione sul presente, la vigilanza verso se stessi (prosoche), così praticata dalla filosofia antica. Non siamo eterei o solo attori di teatro, ma anche la nostra anima crea ombre sulle pareti dei luoghi che abitiamo. Non prenderemo mai il teatro in prestito, per giustificare la nostra vita od ingannarla -perchè è sacro; e nemmeno lo denuderemo della sua essenza, perchè la vita è troppo ingombrante per ospitarlo. Abbraccio alla compagnia, tutta, presente, passata, futura.


Foto: Dramatherapy, Seconda Scena Rhino, Brindisi, CDIOT 2009

DRAMATHERAPY WORKSHOPS (2004-2009)

Ciclo di Conferenze-Dibattito 2010, aperte al pubblico

organizzate dall' Atelier di Drammaterapia Liberamente -h. 20,00,in sede-

-09 aprile, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio
-07 maggio, La lezione di Grotowsky + Laboratorio
-04 giugno, la Cinematerapia e la Cinema-dramaterapia + Laboratorio
-02 luglio, l'Hypnodrama + Laboratorio: il Ritorno del Padre
(nuova programmazione a settembre)

Gli incontri, aperti su prenotazione, condurranno i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente. I seminari e le conferenze -a carattere educativo e divulgativo - sono indirizzati ad pubblico non professionale, ma anche a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici e psicologi La partecipazione agli incontri è gratuita, su prenotazione alle pagine del sito o telefonando alla segreteria scientifica, tel. 340-3448785 o segnalandosi a info.atelier@dramatherapy.it

COMUNICATI STAMPA