@ Director
As mind master of the CDIOT, this gives me the opportunity to open a discussion on the fascinating Mind's Creative Processes and the Theatre. So I invite you to join our community, getting it prestigious, because it will be built with your intuitions and questions, meditation and inner answers. This is the place where you can use the freedom to express your doubts and you ideas, sharing with the others the research of your way. The Mind is a living miracle, available better than we could immagine; the theatre is a powerful tool to get deeply its power! But what beyond our discussions?
Prepare for becoming part of a new way to discuss with your right emisphere.
Explore the real power of hypnosis, dramatherapy and cinema-dramatherapy and get away its magic and false misconceptions.
Work nicely with us to create our friendship and the warmth of our curiosity and mind’s exploration.
Learn, enjoy and get excited!
Help yourself adapt to altering life-style changes..if there’s one constant in our life today it’s change; from every direction and faster than ever.
Let’s make the dream a reality...and much much more! Contact and interface with our staff; psychiatrists and psychologists will help you to get your life better!I’m just looking forward to seeing your messages here!

"It does not take much strength to do things, but it requires great strength to decide on what to do" Elbert Hubbard

sabato 21 novembre 2009

Drammaterapia: il Colore dell'Acqua...


@ Gianni

Ciao Ermanno, premesso che puoi fare di questo scritto quello che vuoi, quindi se lo ritieni utile anche un post, ho sentito il bisogno di ringraziarti in separata sede per il video che hai messo sul blog con una -secondo me- delle canzoni più profonde dell'indimenticabile duo Battisti-Mogol. Conoscendo un pò la storia di questi due colossi della musica italiana, non riesco a dire "semplicemente" di Lucio Battisti. Perchè lui è stato il più grande compositore di musica italiana, ma il successo incontrastato e indimenticabile delle sue canzoni è dovuto alle parole di un poeta di nome Giulio Rapetti, in arte Mogol. Perfezionisti e disciplinati come pochi -a volte nel comporre una canzone erano capaci di stare giorni senza vedere nessuno saltando i pasti, insieme o separatamente, lavoravano ore ed ore, smontando e rimontando ogni frase, ogni nota, ogni sfumatura delle loro canzoni, con fare maniacale, a dimostrazione, come dicevi tu, che anche per il lavoro più coinvolgente a livello emotivo, ci vuole però forza di volontà e disciplina. Persone meravigliose e problematiche (anche Mogol viene descritto come uno abbastanza "str...ano") hanno lasciato una traccia indelebile nel mondo della musica, e le loro opere sono attuali oggi e piacciono a persone di ogni fascia di età. Hanno avuto il grosso difetto di non volersi concedere alle operazioni commerciali, alla televisione -Lucio la definiva peggio dell'olio di ricino-, alla stampa primordiale del gossip che cercava di carpire segreti e sfruttarli commercialmente.

E tornando a noi, ascoltando oggi alcune canzoni che a volte avevano dei passaggi un pò criptici, tutto mi sembra chiaro come il sole. Hai sentito che meraviglia "...e dare un calcio alla tradizione"? E immaginare di volare liberi, non più ancorati a stereotipi, usi, consuetudini, per poi planare su "...boschi di braccia tese"! Tante e tante persone che non aspettano altro che di abbracciarti, se tu vuoi concederti... In ogni strofa è sintetizzato un inno alla Vita, lontano dai rinoceronti e dai kamikaze -minuscolo perchè sono autodistruttivi- e l'esortazione ad abbandonare ogni fardello, legaccio, ansia, perchè solo così avremo la possibilità di vivere il presente in tutte le sue sfumature.

La musica mi è sempre piaciuta, le canzoni di Battisti e di Rino Gaetano più di tutte. Oggi ancora di più, e capisco perchè. Racchiudono l'animo di chi le ha scritte, vanno oltre le parole, pescano nel sentimento dell'autore. Non un singolo tema, non una sola difficoltà o una sola emozione, come se ne sentono tante, ma un mare in cui tuffarsi, ed ogni volta sono diverse le onde ed è diverso il colore dell'acqua, perchè è diverso il nostro stato stato d'animo.
Grazie Lucio, Rino, Giulio, Ermanno.
@ Director
Il mondo sconosciuto degli altri diventa criptico nell'incontro conflittuale con il nostro, quando non vi è accoglienza, quando i confini sono troppo rigidi, per il timore di noi stessi, i cartelli segnaletici troppo esaustivi, le regole autoreferenziali. Ionnesco ci racconta di questo ed in questa fattispecie di "anomia" del senso comune ed individuale, si è facilmente preda della manipolazione dell'altro, collusiva con le nostri più profonde insicurezze. Uscire dalla caverna -la vedi lì nella foto-, senza dimenticare di esserene ancora abitatori, e scoprire che si può imparare a nuotare, che l'istinto c'è lo abbia scritto o non nel nostro genoma. Questà è la meraviglia dell'autocoscienza. Grazie Gianni
Foto: Dramatherapy, Colours Water, CDIOT 2009

venerdì 20 novembre 2009

Dramatherapy: through In-Out Process

@ Gianni

Il post di Maria Pina ha messo a fuoco in me qualcosa che mi frullava dentro già da qualche giorno. La vita di ognuno è un continuo saliscendi di emozioni, sensazioni, euforie, drammi, preoccupazioni, felicità.
Da grande appassionato delle vecchie canzoni di Battisti-Mogol, molte delle situazioni che vivo e molti dei pensieri che si affacciano alla mente mi riportano immagini evocate nelle stesse e in esse mi riconosco, come in un replay continuo della stessa scena in cui i personaggi e i paesaggi cambiano.
Immagino la mia vita come una passeggiata, in cui, a volte più veloci a volte più lenti, il paesaggio e le scene sono diverse, ma le persone che incontro le stesse. E tutto questo non avviene su un percorso in pianura, bensì su un eterno saliscendi collinoso. Perché ogni giorno è diverso, con alti e bassi, con la sensazione di andare in discesa o in un’erta salita, l’importante è andare.
E come nella Collina dei ciliegi, “molto spesso dietro la collina è il sole”, perché “...è soltanto la paura che inquina e uccide i sentimenti”.
Ed ancora una volta ho la sensazione di aver saltato delle parti di vita, di non aver goduto appieno il presente e aver programmato troppo il futuro con i suoi obiettivi, con l’ansia dell’aspettativa e la necessità di centrarli.
E come il viaggio di Maria Pina, carico di qualcosa che non doveva esserci, è un pesante fardello da portare se non c’è qualcuno o qualcosa che ti aiuta…

Per nostra fortuna, spesso, se noi lo permettiamo, qualcosa si materializza a sciogliere il blocco emozionale o la proiezione della difficoltà, e come un phon puntato su un cubo di ghiaccio tutto si scioglie dando al ghiaccio la sua forma originaria. Una pozza d’acqua..



Movie: La Collina dei Ciliegi, di Battisti Mogol, settembre 1973

Drammaterapia e Processo Drammaterapico: quando l'In & Out lavora fuori la scena

@ Maria Pina (blu)

Director, amici, venerdì scorso è ormai lontano e il ricordo delle parole e delle azioni della serata forse è meno vivido, mentre invece il ricordo delle emozioni è fresco e presente. Sabato mattina sono partita per una delle mie avventure "sopra le righe" in cui mi imbarco ogni tanto , spaventata, sola e timorosa, con un groppo in gola che mi sembrava di avere uno gnocco di semolino per traverso. Dovevo raggiungere mia sorella in un paese straniero, per starle vicino in un momento molto delicato per lei.
Ho rievocato dentro di me la parte iniziale della seconda scena, quando, a casa di Daisy, si svolge una serata di amici , in attesa di un Berenger, perso nella rissa di rinoceronti. La situazione era dolce: "dentro" la scena c'erano due amiche che parlavano, "fuori" c'era il regista che ci riprendeva. Una serenità durevole che ha messo radici profonde. L'ho rievocata e lo gnocco in gola si è trasformato in una caramella che si è sciolta.
Sono andata incontro a mia sorella con il sorriso e un mare di valigie e di cose da raccontarle.

venerdì 13 novembre 2009

Dramatherapy: working inside, while...tapis-roulant



@ Gianni

Tu chiamale, se vuoi, emozioni…
Guardo i filmati che con fatica il Director ha pubblicato nel blog. Play, play…
Emozioni, sudore alle mani, tremore, nel vedere Berenger-Gianni soffrire come un cane, e il Kamikaze che annuncia con enfasi la sua imminente morte.

Cena leggera, palestra, soliti esercizi, poco sforzo, distensione totale. Specchi; mi guardo, mi piaccio e penso a mio padre. Lo ringrazio per i geni che mi ha dato, ripenso all’educazione dura, alle partite a carte in cui non mi faceva mai vincere, e alle partite a dama. Poi mi diceva che prima o poi avrei imparato a giocare meglio… prima o poi… forse. Lo ringrazio per quella luce particolare negli occhi, per la curiosità che ne traspare e il sorriso schietto, per le domande da bambino che oggi mi rivolge più volte… e non sono le domande di un rinco…oggi lo so. Vuole sentirsi dire da me cose che conosce benissimo. Ha la massima considerazione di me, mi vuole bene da starci male, ma non è mai riuscito a dirmelo. Da piccolo si, ma poi… La cosa mi fa sorridere e provo gioia.

Tapis-roulant, solita velocità, aumento un poco e poi ancora. Assorto nei miei pensieri, preso dalla gioia e dall’emozione che mi trasmettono, volo senza fatica per più di venti minuti, anche se fuori allenamento, e capisco che pezzi di cotenna di rinoceronte e blocchi di emotività vanno in pezzi alleggerendomi, mentre parti del Kamikaze trattenute a forza attaccate al mio corpo, tornano naturalmente al loro posto, consolidando quello che sono.
Sudore e lacrime si mescolano, mentre ripenso agli specchi, che sono ingrati solo quando ci mostrano quello che vogliamo vedere, perché se ci mostrassero le nostre difficoltà, le verità dentro di noi, forse ci sforzeremmo di cambiare, e soffriremmo di meno.

Father and Son
(Father)
It's not time to make a change,
Just relax, take it easy.
You're still young, that's your fault,
There's so much you have to know.
Find a girl, settle down,
If you want you can marry.
Look at me, I am old, but I'm happy.
I was once like you are now, and I know that it's not easy,
To be calm when you've found something going on.
But take your time, think a lot,
Why, think of everything you've got.
For you will still be here tomorrow, but your dreams may not.
(Son)
How can I try to explain,
when I do he turns away again.
It's always been the same, same old story.
From the moment I could talk I was ordered to listen.
Now there's a way and I know that I have to go away.
I know I have to go.
(Father)
It's not time to make a change,
Just sit down, take it slowly.
You're still young, that's your fault,
There's so much you have to go through.
Find a girl, settle down,
if you want you can marry. Look at me, I am old, but I'm happy.
(Son-- Away Away Away, I know I have to Make this decision alone - no)
(Son)
All the times that I cried, keeping all the things I knew inside,
It's hard, but it's harder to ignore it.
If they were right, I'd agree, but it's them They know not me.
Now there's a way and I know that I have to go away.
I know I have to go.
(Father-- Stay Stay Stay, Why must you go and make this decision alone?)

Movie: Original Clip of Father and Son, by Cat Stevens, from his album Tea for the Tillerman , 1970

@ Director
Great!

giovedì 12 novembre 2009

Drammaterapia: Umani e non Burattini

@ Spartaco

Per Gianni per tutti, me compreso.
Pretendi di capire l'amore, di spiegarlo, non é un compito. Ognuno di noi puó viverlo in maniera diversa. Come possiamo noi vivere una cosa che ci fa paura? Come facciamo a pretendere di bagnarci senza entrare nell'acqua? Come possiamo pretendere di ricevere senza donare? La nostra paura ha trasformato l'amore in un sentimento negativo 'quando tu parli di sottomissione di dipendenza di dolore di arma di ricatto, ma dov'é l'amore in tutto questo? Questa é la paura dell'amore! Fino a quando noi penseremo che l'amore é fuori di moi, siamo fuori strada. L'amore inizierá a percorrerci e a percorrere gli altri quando da dentro di noi uscirá verso l'esterno, senza numeri, in un percorso suo straordinario e bello. Tutto questo non esclude problemi, dolori, difficoltá, incertezze, tristezza e tutto quello che fa parte della vitá. L'amore ha un unico grosso pregio: colora in maniera gradevole e piacevole la nostra vita e di consequenza quella degli altri e ci rende consapevoli di chi siamo. Umani e non burattini. Questo secondo me é l'amore sentimento. L'altro é un prodotto delle nostre paure, dove media, carta stampate ,cantautori cavalcando l'onda del dolore/amore hanno costruito fortune e a noi rimangono i dolori.

ENERGIE

@ Spartaco

Per tutti e per te Francesca. Quando ho letto la tua lettera al gruppo, una tristezza é entrata dentro di me. Non capivo perché, ma era cosi. Poi piano piano si é pulito tutto e ho capito la ragione di questo sentimento. Lasciare, abbandonare, abdicare é la sconfitta dell'essere umano. E questo mi crea dolore. Noi tutti abbiamo il dovere diritto verso noi stessi di non rassegnarsi mai alle nostre paure e limiti. Anche se mascherati e giustificati. Proprio quelli che ci sono vicini (il nostro gruppo) e condividono silenziosamente paure angosce e limiti, possono aiutarci nei momenti duri delle difficoltá. Niente é perduto e niente é definitivo. Prova a pensare di vivere insieme a noi questo tuo momento. Chissá? Cosa ne uscirebbe fuori? Quando noi pensiamo negativo, siamo in un'energia negativa; come pretendere di uscirne! Dobbiamo trovare l'energia positiva e chi - se non meglio del gruppo - che capisce ognuno di noi l'altro? Ti aspetto Francesca venerdi alle 20.30 per abbacciarti e condividere con te questo tuo momento. Non mi lasciare solo!

Dramatherapy & Ionesco

DELUSION & REALITY, an Hypnodrama written and directed by E. Gioacchini (CDIOT), based on the play "The Rhinoceros" by E. Ionesco. Backstage, Part One

mercoledì 11 novembre 2009

Dramatherapy, Matryoshka Love: love, fear...different, close

@ Gianni

Amore, paura… diversi, vicini.
Belli i post di Maria Pina e di Spartaco, mi hanno emozionato, soprattutto quello di Spartaco ha suscitato in me sentimenti contrastanti e diverse considerazioni personali .
Partendo dal presupposto che sento Spartaco parlare di questo argomento da diverso tempo, e essendo in parte d’accordo con lui in linea teorica su quasi tutto il suo scritto, sono convinto che l’applicazione pratica delle sue teorie non è affatto semplice.

Da sempre sento parlare d’amore, un sentimento di cui tutti siamo affascinati, permeati, e addirittura dipendenti. Citazioni, canzoni, poesie, romanzi e scritti, teorie e analisi psicologiche, manuali e saggi parlano di Amore. Ogni sfaccettatura di questo sentimento così ricco e importante per noi, ne nasconde un’altra, e un’altra ancora, in una enorme matriosca in cui confluiscono tutti i sentimenti, andando quindi ad inquinarne la purezza iniziale e la genuinità emotiva. L’amore diventa così strumento di sofferenza, oggetto di desiderio e paura, si confonde con il sesso e di esso diventa succedaneo o addirittura conseguenza. Se ne parla a sproposito, si utilizza come strumento di ricatto, si gestisce e si centellina per prevaricare la persona amata, ci rende sospettosi e gelosi, distanti e vendicativi e tutto per un unico motivo: ne abbiamo paura.
Una paura folle, perché nel nostro DNA c’è l’ancestrale convinzione che amare troppo” (ammesso che l’accrescitivo abbia un senso) o amare incondizionatamente sia sinonimo di debolezza e anticamera della sofferenza. Ne abbiamo paura perché nel nostro passato di guerre e prevaricazioni, poco si è lasciato al sentimento, perché i bisogni primari prevaricavano tutti gli altri. E arrivati ai giorni nostri, inconsapevolmente abbiamo continuato a vivere nello stesso modo. Ma non è più il tempo delle guerre, non c’è più la fame, quella vera, e il nostro io ha cominciato a soffrire, perché calpestato e sottomesso alle rigide regole del raziocinio e delle leggi del consumismo, spinto soltanto verso l’aspetto materialistico dell’esistenza. Di qui la sofferenza e la difficoltosa ricerca di sentimenti che riempiono la vita senza doverli comprare, ma soprattutto senza sapere dove andare a cercarli. Ecco la distanza emotiva, la difficoltà a cogliere la gioia del sentimento quale collante riempitivo tra il fare quotidiano e il vivere a 360 gradi, in equilibrio con se stessi e con il mondo circostante.
E se vivo ormai una discreta serenità sento che ancora non riesco a vivere appieno questa gioia.
Foto: Matryoshka Love, Laboratorio CDIOT, settembre 2009

Drammaterapia, la Sorella Maggiore di Iliscu

@ Maria Pina

Quella che Berenger chiama "epidemia" si sta diffondendo sempre più. Chiusa nella mia stanza e nelle mie certezze, mi difendo dalla trasformazione. Ho paura, ma al tempo stesso sono curiosa, morbosamente curiosa. Cosa si prova a diventare un rinoceronte o qualsiasi creatura sia quella che sta trasformando le persone intorno a me? Vorrei saperlo, ma chi l'ha ha sperimentato, oramai non può più spiegarmelo con un linguaggio che io possa comprendere. Forse posso immaginarlo...

Magari è la stessa cosa che si prova quando, una mattina, ti guardi allo specchio e scopri che non hai più la faccia dei tuoi vent'anni. Lo sguardo si è indurito, la bocca è tesa, il tuo sorriso è pigro e i tuoi capelli ti hanno tradito. Chi è l'estranea che ti sta fissando? Sei tu, vecchia dentro e fuori...Ricordo il romanzo di un grande scrittore italiano, studiato alle scuole superiori...C'era un tizio cattivo che viveva sopra le righe, era prepotente e pensava solo a divertirsi. Un giorno scopre di avere la peste, come tutti e allora comincia a vivere tutte le sfumature della paura. Si scopre un bubbone, pensa di aver sbagliato, ma si sente strano, quindi sì, ha la peste anche lui come tutti... Allora chiede aiuto, decide di fidarsi del suo servo, ma lui lo tradisce e lo denuncia...Il cattivo finisce nel lazzaretto come tutti, ricchi e poveri e poi muore, soffrendo. Forse è così che ci si sente, un misto di stupore, incredulità, paura, rassegnazione. Forse si soffre anche nello scoprirsi in via di trasformazione. Oh se la sorella del maggiore Iliscu potesse ancora parlare il linguaggio degli umani. Lei mi racconterebbe, mi direbbe cosa ha provato, soddisferebbe questa mia insana curiosità, anche perchè l'ho soccorsa. L'ho fatta bere, anche se ho avuto repulsione di lei. Ma un rinoceronte ha memoria? Può comunicare? Gli interessa esprimersi? Oh, quanti malsani interrogativi!

martedì 10 novembre 2009

Drammaterapia e Voci Fuori dal Coro

@ Francesca

Volevo darmi del tempo, sperando che questo momento di difficoltà fosse solo passeggero, ma ahimè, sembra durare piu del previsto…un blocco totale di idee! Sto vivendo una regressione e letargo mentale, avverto il pericolo di questa rischiosa inerzia, ma il vuoto non si colma solo perché è in progetto di farlo, la caduta avviene …Io ho vissuto cosa vuol dire eruzione vulcanica, è un evento naturale e incontrollabile scaturito direttamente dal cuore del vulcano e l’immediatezza della sua accensione può essere seguita da un raffreddamento altrettanto rapido. Quindi, per questo, reputo scaduto il mio tempo massimo e sotto suggerimento riflessivo del Director mi sembra piu onesto, nei confronti di tutti voi, cedere il passo a matricole piu volenterosi e e riconoscenti. Questo teatro ha bisogno di voce, la mia è andata via; cuore, troppo presto per esporlo totalmente;gesto, l’unico che mi rimane è questo di non imporre la mia presenza attualmente percepita come nota stonata in una composizione cosi armonica. Mi dispiace davvero tanto… per puro egoismo non lo farei, è un’altra sconfitta consapevole che pesa sul quadro generale. Ciao a tutti è stato un piacere immenso conoscervi !


@ Director

Peccato, anche se il mondo è una giostra, anche se sono molti i mesi in cui ti ho steso la mano per tirare fuori l'energia da quello che chiami "letargo". Rammarico è sapere che hai molto da dare e che hai dato e che avresti potuto dare, senza immensi sforzo, ma con la "voglia". Non qui nel blog, laboratorio insostituibile del nostro tipo di esperimento teatrale, ma sulla scena dei laboratori che facciamo. Nessuno potrebbe, proprio perchè sei unica e preziosa, sostituirsi a te, solo tu puoi volere. Il gruppo conosce il mio rigore, come la mia accoglienza...ma come stare al posto che è tuo. Non hai ancora appreso il voler volere -è un giudizio personale-, cosa differente dal "decidere". E considero questo un Auto-Ammutinamento. Questo post, molto personale e tuttavia -comprendo- dovuto al gruppo, poteva essere espresso quando-noi-insieme, fatto diventare elaborazione nel gruppo, proprio in questo tipo di teatro che fa delle difficoltà e delle risorse la sua energia, piuttosto che fatto subire, in silenzio. Hai scelto un altro -e finale, ahime- contenitore. Dissento assolutamente, ma ti abbbraccio, almeno tra il pubblico.
Al gruppo, tenetela, legatela e fatela parlare, a costo della tortura (almeno dieci parti a memoria), anche voi, che l'pavete lasciata "la povera signora" distesa per terra (cfr. 2 scena del Rhino) interrogandovi leziosamente sul bisogno di un poco di ascolto -sic!

Foto: Self-Mutinity, CDIOT 2009

Drama Therapy, Kamikaze Backstage

A Play of F. Covelli
Hypnodrama directed by E. Gioacchini
Creative Drama In-Out Theatre
(Rome)

lunedì 9 novembre 2009

Drammaterapia: "...il miracolo umano è se stesso..."

@ Spartaco

Eccomi ancora una volta a parlare di quello che si muove dentro di me. Leggendo i post di Beatrice, Gianni e Rosanna, quello che sento é che tutti -e quindi tutti gli umani- per continuare il loro percorso di vita hanno bisogno della linfa vitale che é l'amore. Questo sentimento straordinario che ci permette di vivere in una maniera veramente umana. Per motivi diversi, per vissuti diversi abbiamo perso il nostro compagno di vita: l'amore, quello che ci puó far vivere momenti straordinari, colorare la nostra vita e sorreggerci nei momenti difficili quotidiani e nei drammi che incontriamo lungo il percorso. Un pensiero alla vita che nasce, l'Eros come forza creativa. Attraverso di noi puó nascere una nuova vita. Com'é straordinario l'essere umano! Un uomo, una donna insieme possono realizzare il miracolo della vita. Ci dovrebbe bastare questo per capire quanto noi siamo straordinari-divini-unici e eccezionali. Ormai liquidiamo la nascita di un bimbo come un evento normale; un bimbo non é mai una normalitá. Proviamo a pensare che noi siamo "Dio" e comportiamoci come lui... Blasfemo? Quello che dobbiamo trasmettere ai nostri figli é libertá, credere nella vita, credere in se stessi, credere nell'amore e donare loro non le nostre paure ma la fiduccia nella vita. Cosí forse riusciremo a realizzare il miracolo umano.
E chi non ha figli? Il miracolo umano é se stesso. Da se stesso nasce un figlio. Un figlio é dopo il proprio miracolo. E forse mi sorge un dubbio. Quanti non hanno reallizzato il loro proprio miracolo? Io posso colorare la mia vita con l'amore e non dire: peché c'é la guerra e non l'amore?

@ Director

Dovrò riflettere...perchè solo ora dici queste cose. Dovrò imparare.

Dramatherapy, Voices from the Pack

@ Maria Pina (Blu)

Ora non so se sta scrivendo Daisy o Maria Pina , la vostro Blu (scusate, ma sono molto affezionata a questo nick che mi scelsi quando iniziai il primo laboratorio di drammaterapia e non riesco a farne a meno: perdonatemi questa piccola civetteria). Considerate questo post come un coro a più voci, uno di quelli cantati dove gli esecutori cantano su più tonalità, ma compongono comunque un insieme armonico. Daisy soprano leggero, Maria Pina contralto o viceversa, fate voi.

Caro Spartaco, come puoi aver intuito uno delle mie più profonde convinzioni, come puoi aver trovato le stesse parole quando cerco di definirmi? E' la magia del teatro? O la tua personale magia? Io, ancor prima di essere una donna-femmina, sono un essere umano, un'anima che si è forgiata attreverso le proprie esperienze, i propri sentimenti, la propria peculiarità. Non sono SOLO il risultato di un mix di corpo fisico e ormoni, nè la risultante di un'educazione o di condizionamenti sociali che vogliono impormi scelte e ruoli femminili. Rifiuto da sempre la contrapposizione "noi donne/voi uomini", anche se paradossalmente faccio attività sociale nel campo delle pari opportunità. Ok, forse questa è Maria Pina che parla, ma chissà se anche Daisy ogni tanto si immagina così.

Cara Rosanna, tu esalti Eros in alternativa a Tanathos.Io propongo Bios, la vita, o Gea, la madre, se vogliamo rimanere nei richiami mitologici. L'eterno divenire del mondo e delle creature, la forza, la luce, l'energia che è in noi. La spinta alla trasformazione. Maria Pina ha una rosa che sboccia e l'ideogramma della vita, tatuate sulla sua spalla sinistra. Eros non piace a Daisy, neanche a Maria Pina (forse). Temono ambedue la forza distruttiva della passione amorosa, quella che dissolve la vita delle persone, che annulla la personalità , che fa dimenticare la dignità , spinge a sacrificare sogni e progetti e trasforma il passaggio su questa terra di un individuo in un progetto non riuscito.
Duro vivere così...Per fortuna, c'è Miranda che ricorda a Daisy l'abbandono e l'istinto.

P.S. per il director: non trovo un'immagine o un pezzo da abbinare. Mi viene in mente il coro degli alpini, come brano corale, ma non credo sia adeguato...







@ Director a Maria Pina, a Rosanna, a Spartaco, a Gianni

"Dov'è perso l'amore? Con il buio ha smarrito le ombre di uomini stanchi o distratti che offrivano il lato migliore alla luce, ignari che la prospettiva ed il futuro hanno bisogno di linee di fuga simili, verso l'orizzonte"- Lei si rivoltava tra quei due lenzuoli; lenzuolo anch'essa ad asciugare la storia. la propria. Quella di lui, soldato, era scritta più lontano, in cieli anch'essi bianchi, di fumo e cenere. Dov'è perso l'amore e quando?

domenica 8 novembre 2009

Drammaterapia, Kamikaze per Vocazione


@ Gianni

Il director mi invita ad un laboratorio sul Kamikaze. E’ un argomento che mi intriga, un’opera che offre spunti di riflessione infiniti, il perché lo capirò poi… L’autore, un paziente del director, ha scritto quest’opera qualche anno addietro, poco più che diciassettenne, in un momento particolare della sua vita, in piena adolescenza, con l’unica consapevolezza che l’indecisione, la mancanza di punti di riferimento, la drammaticità della sua esistenza adolescenziale stavano facendo di lui un Kamikaze al contrario. Tanti pezzi di vita, affetti, relazioni, tenuti insieme con enorme sforzo da lui stesso, con l’impressione costante che tutto potesse finire definitivamente ed inesorabilmente in ..”pezzi”.

Poi, sentendo di persone che si fanno esplodere con l’unico scopo di portare morte e distruzione tra quelli che considerano nemici, capisce che i suoi problemi non sono nulla a paragone del vissuto di certe società. Di qui il concepimento dell’opera, il primo passo per esorcizzare il Kamikaze-non-Kamikaze chiuso in lui. La partenza per un cammino nuovo. Egli mi perdonerà se ho descritto in maniera inesatta i fatti, ma questo io ho letto nella sua opera.
Stupefacente e inspiegabile, sono i termini che per primi si affacciano alla mente, confermati dallo stesso autore, che candidamente dichiara che oggi non riuscirebbe a scrivere nulla di equiparabile intensità. Soprattutto stupefacente il collegamento con atteggiamenti meno visibili ed invasivi ma altrettanto devastanti nei comportamenti dell’umanità occidentale e moderna.Il Kamikaze va in pezzi come estrema ratio di un’esistenza drammatica. Ha per contro la promessa di un’eternità gioiosa e “godereccia”, un supporto economico per la famiglia e il riconoscimento dell’eroe. Quante vite della nostra quotidianità, inquinate da ansie e preoccupazioni, aspettative e delusioni, vanno letteralmente in pezzi senza rumore, ma distruggendo in modo esponenziale persone, amori, coppie, figli, valori, sogni? L’uso di droghe, l’alcool, il gioco compulsivo, ecc.., non sono sintomi subdoli e silenziosi della nostra infelicità? Come definire le persone che non si amano e non hanno stima di sé?

Piccola pausa. Indosso l’apposito giubbino ricco di tasche e chiusure usato dai kamikaze. Proviamo, si ride di gusto, si dicono strafalcioni e si fa la copia a paperissima, e mi rendo conto che sono a mio agio. Ho l’impressione di riuscire a recitare –chiaramente con le dovute riserve- con una certa naturalezza, come se qualche volta fossi o volessi essere un Kamikaze. Nelle ore successive comincio a razionalizzare che forse è qualcosa che sta nel profondo, che la mia caparbietà nel perseguire un obiettivo, la determinazione di dire “vi dimostrerò che ho ragione”, “vi renderete conto che quello che dico è inconfutabile” è un atteggiamento da Kamikaze. La lotta è talmente dura, (senza compromessi, io stesso in primis anche se rivolta verso gli altri) che implica in fondo anche l’eventualità dell’autodistruzione. E poi le sfide, il piacere della velocità, il rischio, puntare una direzione e non volerla mollare nemmeno quando gli affetti più cari cercano di farti vedere le difficoltà o dissuaderti…tanto gli dimostrerai che hai ragione… E spesso gli altri rinunciano a chiederti di riflettere, sapendo che non li ascolterai, limitandosi solo a lanciare preoccupati avvisi o lamentose richieste. E tu che Che fai? Rinunci? Giammai, il Kamikaze ha scelto e non può tornare indietro, pena l’infamia, la sconfitta.
Un’altra illuminante scoperta.

Foto: Dramatherapy, Kamikaze, Atelier Drammaterapia, novembre 2009

Drammaterapia, Dentro le Scelte

@ Beatrice

Era un po’ di tempo che non mi sentivo come ieri sera. Ho vissuto la seconda parte della serata meravigliosamente bene: grinta, passione, essenza, presenza, comunione con tutti voi amici. Mi sono destata da un torpore che spesso mi avvolge e nasconde tutto di me: i miei sentimenti, la mia allegria, il volere, la capacità di addentrarmi e guardare dentro me. Nei giorni scorsi tutti voi avete dato tanto: ho letto, meditato ma ero ferma. Ho provato, ma non riuscivo a dare, forse perché non avevo nulla (o forse no). Mi sono sentita in colpa verso tutti, in primis verso chi ci sollecita e ci dà il contenuto per fare. Il Kamikaze: esplosione, terrore, morte miseria. Quante volte è esploso dentro di noi, con la rabbia di figlio che viene portato a vivere una realtà non consona che si scontra con le sue emozioni, desideri, aspettative. Una madre che soffre perché triste e lacerata per la perdita di un figlio che tanto amava. E’ difficile la scelta di un marito che combatte degli ideali, una guerra che darà solo morte, violenza, solitudine per chi rimarrà a piangere e capire perché…Un padre che va incontro con rabbia e determinazione; e cosa mi chiedo?
Non voglio e non posso giudicare; ma perché al posto del giubbotto non si può indossare l’amore, la pace, la costruzione di nuovi orizzonti dove il sole possa sorgere e tramontare solo con i colori meravigliosi che gli sono propri? Vorrei ripercorrere il sentiero trascorso, e muovere io stessa i fili del personaggio che recita la vita. Essere io protagonista, abbandonare il ruolo di spettatore della propria vita. Un bacio a tutti. Much love!


Foto: Dramatherapy, Kamikaze, Atelier Drammaterapia, novembre 2009

Dramatherapy, Eros & Thanatos in Ionesco' s Piece: The Rhinoceros

@ Rosanna


Altri pensieri sparsi, presi dal vortice dei nostri incontri ormai necessari e insostituibili...stavo sempre riflettendo sul personaggio di Miranda, esterno al lavoro di Ionesco, come pure esterna-interna al gruppo è la sottoscritta che non a caso si trova ad interpretarlo...E ho cercato di monitorare le mie emozioni, il mio pensare e sentire la continua tensione tra l'io/non-io; tra il mio essere individuale esterno al gruppo e nel gruppo... Sono l'elemento esterno-estraneo, nuovo, sconosciuto... proviamo a rifletterci insieme... quali emozioni, sentimenti, aspettative?
Se mi chiedessero di raffigurare tutto ciò sarebbe come lo stare in equilibrio su un filo di seta a mille metri di altezza, senza protezioni e reti di salvataggio. Una scarica di adrenalina allo stato puro. L'incerto che ti fa capire il certo, il reale, quello che sei.

Ma ritorniamo a Miranda, l' amica passionale e seduttiva di Daisy... ed è sempre durante la caratterizzazione di tale personaggio che venerdì, l'EROS, prepotentemente ha fatto il suo ingresso nel gruppo. EROS come contrapposizione a THANATOS. La morte rieccheggia nel dramma Ioneschiano, coinvolgendo l'individuo inghiottito dalla massa-gruppo e nell' olocausto ebreo. La morte è presente nel Kamikaze dell'Atelier e aleggia nel nostro piccolo grande gruppo come elaborazione del lutto per la defezione di alcuni membri. E la giusta risposta del gruppo è l' Eros come linfa vitale, come il desiderio di vivere veramente, rischiando, affrontando le nostre più intime paure..accettando il dolore, sè stessi, e avendo il coraggio di "tradire" il mandato sociale e famigliare che ciascuno di noi porta con sè...E l'eros si legge anche dai vostri post così profondi e vitali, così attaccati alla vita...
Chiudo con la danza dell' habanera cubana e i versi della Carmen di Bizet ..."L' Amour est un oiseau rebelle/ que nul ne peut apprivoiser// l'amour est enfanti de Bohème/ il n'a jamais connu de loi// l'amour ...l'amour ".



Foto: Dramatherapy, Eros & Thanatos, Laboratorio CDIOT, settembre 2009

Dramatherapy: the Power of the Doubt

@ Spartaco

E' bello leggere i dubbi di Maria-Pina. Usciti da un mio scritto. Mi inorgoglisce. Anche in questo aveva ragione il Director e se lui aveva ragione... Giuseppe, Francesca, Gianni, Maria-Pina, Rosanna: senza di voi non posso nulla.
Tutto quello che scrivo non é mai opera di un mio ragionamento, é il frutto di non so quale albero. Ma evidentemente mi appartiene, questo albero. Non sapevo di avere questi alberi nel mio campo.
Una delle ultime parole che tu scrivi Maria-Pina, é il sole. Il sole é l'unica fonte naturale di luce é quella che mi ha guidato fin qua. Vivere di luce riflessa o vivere accendendo rispecchiandosi della luce altrui: é vero che siamo illuminati, ma non é la nostra luce. Non siamo noi. E a questo punto che qualcuno puó fare di noi quello che vuole. Rinoceronti. Basta. Io sono la luce, il sono la pioggia, vivo nel sano dubbio e non nel dubbio della scelta; "il dubbio della paura" e del non farsi male.

Daisy: Dov'é la donna? Quale donna? Come fa essere donna se non é prima umana? Da questo concetto di entitá umana puo diventare figlia, moglie, madre, nonna, e cosi via. Ridiamo a Daisy la sua umanitá e dopo lei riuscira ad essere figlia/ragazza, donna/femmina moglie/madre senza mai perdere se stessa e non vivere di luce riflessa. Daisy non é Daisy in quanto moglie, in quanto madre, ma é Daisy donna/femmina perché lei é orgogliosa di essere donna e l'ha deciso. Non perché ha un corpo da donna.
Grazie di esserci, aiutatemi a scrivere e dare voce a quello che ho dentro.
Foto: Dramatherapy, the Power of the Doubt, CDIOT, 2009

venerdì 6 novembre 2009

Drammaterapia: Ionesco, Immaginando MIranda e Daisy...

@ Rosanna

Eccomi a voi, è stata una settimana viscerale per me, ho fatto tanti sogni importanti perchè successivi a una elaborazione innescata venerdì scorso, con voi. Ho scritto molto, ho buttato giù pensieri alla rinfusa come mi venivano e adesso spero di riuscire a ritrovarmi e a comunicarvelo.
Tutto iniziò nel momento in cui chiesi a voi: chi è Miranda? E di rimando sono stata invitata a pensare a Miranda e ho immaginato che Miranda e Daisy, amiche, avessero in comune oltre l'amicizia, l'interesse per Berenger...e qui, non subito naturalmente, ma alle 4 di mattina di sabato, ho consapevolizzato che tale dinamica era a dir poco famigliare, dato che mio malgrado ne sono stata spettatrice per tutta l' infanzia e l'adolescenza -sto parlando della competizione tra una moglie/madre e una madre/moglie per il potere/amore/controllo del mio povero babbo. Ma quello che mi ha lasciato più basita è che, nonostante la mia formazione che comunque mi ha visto frequentare gruppi di analisi e un percorso individuale che è durato anni, in un ciak ho capito come tale ruolo, tale triangolazione me la sia andata a cercare inconsciamente nelle amicizie, nelle relazioni, nel lavoro. Non so... come un continuo recitare per esorcizzare, come una coazione a ripetere, che ora però non mi appartiene più! Non è mia.. e la consapevolezza rende liberi. Inoltre la cosa ancor più confortante è che non trasmetterò niente di tutto ciò, a mia figlia.

Grazie per il regalo e a presto per altre riflessioni che si agitano e che avranno pace solo comunicandovele..

giovedì 5 novembre 2009

Drammaterapia, Il Rinoceronte, la Paura di Daisy

@ Maria Pina (blu)


Un caro amico, pochi giorni fa, mi ha detto queste parole: "Chissa se Daisy scappa per paura di amare un uomo e quindi diventare veramente donna, o per paura di essere diversa dal gruppo? Non é perfettina, é una donna come tutte". Oh, mio Dio, come è profonda questa cosa per me, piccola Daisy, piccola margheritina che non ha avuto ancora il tempo di sbocciare. Io credo di amare Berenger. Dico "credo" non perchè io non sappia con certezza se provo o meno qualcosa nei suoi confronti, ma perchè non so se questo sentimento sia quello che sia chiama "amore". La famiglia, la società , l'educazione mi hanno assicurato che un giorno avrei trovato un bravo giovanotto, pulito ed ordinato che avrebbe fatto di me una signora rispettabile, la madre dei suoi figli. E io non avrei potuto fare a meno di amarlo perchè insieme a lui avrei conosciuto una vita di piccole e grandi certezze che avrebbe dato un senso ai miei anni di brava figliola. Così il rito dell'aperitivo della domenica , dopo la Messa grande, sarebbe diventato legge immutabile e indiscutibile come la seconda legge della termodinamica. Ma un giorno ho visto Berenger e sono stata incuriosita dalla sua anima inquieta, come un gattino quando vede un nastro che si agita davanti al suo musetto. I miei occhi hanno voluto vedere ciò che voleva vedere lui, la mia mente ha tentato di comprendere ciò che lui cercava di spiegarmi con quella sua scarsa logica; ho cercato di vedere e di capire e non ci sono riuscita. Ci ho provato, ma i miei limiti me lo hanno impedito. Tuttavia la mia anima ha conosciuto una emozione nuova; ancora non la so spiegare, ma somiglia a quella si prova quando qualcuno spalanca la finestra di una stanza buia davanti ai nostri occhi e si scoprono la luce del sole e il vero orizzonte.


In ogni caso, sì, caro amico, questa emozione mi fa paura, ma ancora non conosco le parole per descriverla. La paura di diventare donna, tu dici ? O la paura di diventare un'ALTRA donna, senza certezze, senza strade sicure da seguire, senza aperitivo, nè pranzi in famiglia alla domenica, ma avendo, come unica contropartita, un turbinio di emozioni di cui non conosco le conseguenze? Ti abbraccio, Daisy


Foto: Per te, Daisy, e per il tuo Berenger, ho "rubato" dal web questa foto -non lo faccio mai. Ho tolto il colore che a quei tempi, i tuoi/vostri tempi, poco si usava. Dramatherapy, Does Daisy Fear? , by CDIOT, 2009

Drama Therapy: would you imagine... the Peace Hidden Behind Our Intentions?



Movie: Winning documentary, "Playing For Change: Peace Through Music", comes the first of many "songs around the world" being released independently. Featured is a cover of the Ben E. King classic by musicians around the world adding their part to the song as it travelled the globe. htt://www.playingforchange.com

DRAMATHERAPY: HOW IT WORKS




Tutti i personaggi della nostra piece –l’abbiamo detto- ruotano intorno a due tematiche principali, estremamente interdipendenti: la fragilità dell'essere umano nella sua possibilità di influenzamento, a scapito della individualità e la sterilità del linguaggio umano, quando espressione delle stereotipie e convenzioni sociali o della sola razionalità. Da queste premesse, su un calco speculare a quanto scritto da Ionesco, è trascritto un testo teatrale che pretende di esasperare i temi de “Il Rinoceronte” ed insieme presentificare quanto di differente l’uomo può sognare, lottare, conquistare. Eroe ed anti-eroe, si contemplano, fuori da ogni bisticcio formale e si interrogano. Un dialogo, questo, aperto, ma anche silenzioso, che si svolge all’interno di quel laboratorio che noi individuiamo nel “processo drammaterapico”.

Le scene sono costruite all’interno di una discussione che possiede carattere sia esplicito che implicito, perchè svolta attraverso le drammatizzazioni di parti specifiche del lavoro ed elaborazioni personali/gruppali nei laboratori e nel blog –laboratorio di scrittura creativa. Esse, nella costruzione, non procedono secondo un ordine prestabilito o canonico, ma si definiscono nella costante modulazione del processo del gruppo, via via che l’esplorazione del testo e di quanto elaborato nel filtro personale (individuale/gruppale) consolida i vari elementi. La variazione costante del paradigma interprete/personaggio nelle performances di prova permette lo “sgrossamento” dell’opera ed insieme l’arrichimento del personaggio. Quest’ultimo è costituito da quanto era, quanto è e quanto potrebbe essere, forando la velocità del testo, debordando dal contenitore della drammaturgia presa in esame, forzando, oltre l’estetica suggerita dall’autore, le immagini del possibile. L’ambizione, sia pure consapevole e critica, è quella di prensentare domande (quelle del testo teatrale) ed insieme creare delle “possibili” risposte.

Proviamo ad esemplificare…I personaggi del testo ioneschiano mancano di empatia, ma cosa accade se a tratti si lasciano scivolare sul terreno fantastico della fantasia, del contatto? Non è per caso riprodotto e paradossalmente anche esasperato quanto Ionesco lamenta della persona, quando la descrive incapace di “situarsi” sia come individuo, che appartenente al gruppo? E, per arrivare alla trasformazione del testo –ma non al suo tradimento-, cosa si diranno Botard e Dudard nel fantastico “processo” di un primo atto, mai esistito prima, ma che sarebbe potuto essere, anzi che è dentro quella storia? Cosa si scriveranno Berenger e Daisy a mesi ed anni di distanza dalla disavventura e dalla tragedia che hanno vissuto? Quali le loro trasformazioni? Dove i “destini” di quei personaggi, dove “il destino” dell’uomo? Lo si può scrivere prima, lo si deve attendere, lo si deve o lo si può “interpretare”?
Foto: Piramyd of Power, by CDIOT 2009

mercoledì 4 novembre 2009

Drammaterapia: Il Rinoceronte, Daisy, fuga per paura di amare?

@ Spartaco

Come dice il director: preciso, puntuale, niente da obbiettare. Io penso che tra Daisy e Berenger non ci sia stato mai amore, ma il tentativo di colmare i propri vuoti. Infatti, tu dici (Gianni) che hanno paura del futuro incerto, che hanno paura della diversita tra loro stessi e della solitudine. Chi ama non e mai solo. Chi ama non riesce a pensare ad un futuro incerto; chi ama é felice, pensa a vivere la propria felicita, non al futuro, non alla solitudine, non alla diversitá! La forza di Berenger é la sua fragilitá. Egli conosce la propria dipendenza, di quando si appoggiava -come tu dici- e quando cercava la compassione altrui; quando l'ha riconosciuta in sè stesso, perchè è in fiunale solo, trova dentro di se la forza per ribellarsi a questa rinoncerontite.
Daisy: ognuno di noi, uomo o donna che sia, ha dentro di se tutta la perfezione e tutto il disordine che l'essere umano possiede. Chissa se Daisy scappa per paura di amare un uomo e quindi diventare veramente donna, o per paura di essere diversa dal gruppo? Non é perfettina, é una donna come tutte.
SPARTACA

Drama Therapy, The Rhinoceros

Backstage II Scene: Things go Wrong
A Dramatherapy Play
by Creative Drama & In-Out Theatre



La signora anziana, che intanto ha continuato a tossire ininterrottamente in sordina, emette un colpo di tosse più intenso, che fa allontanare tutti prudentemente.

Daisy Diamole un poco di acqua…la poveretta…
Dudard (rivolgendosi a Botard) Si Botard, un poco d’acqua…
Botard (rivolgendosi a Miranda) Dell’acqua…
Miranda Serve dell’acqua signor Berenger…
Berenger (guardando Daisy) Si, mi trovi d’accordo, deve avere sete…

Daisy si allontana per prendere un bicchiere d’acqua che poi porge alla signora, aiutata da Miranda. La signora, nell’alzarsi per sorseggiare dal bicchiere, scopre il lato sinistro e sotto il vestito lacero, mostra evidente tutti i segni della trasformazione in atto…poi si riaccascia al suolo tremante, offrendo visibile il lato prima nascosto (profilo sinistro agli spettatori).Tutti si scostano inorriditi, meno Miranda e Daisy…

Miranda Oh...
Daisy e tutti Oh...

Botard E’ orribile!!
Daisy (ritraendo la mano con il bicchiere con aria schifata) Poveretta…
Dudard Non c’è più nulla da fare!
Miranda (Spaventata, portando ambedue le mani alla testa, come per chiudere le orecchie) Ascoltate…sono loro…
Botard E’ orribile…
Berenger mette un braccio intorno alle spalle di Daisy e la stringe a sé.
Berenger (in tono allarmato) Sì, la rivogliono…

Tutti rimangono fermi, immobilizzati nelle pose plastiche dell’ultima postura, mentre le luci di scena scemano e sul sottofondo del tema musicale* ad libidum, un tumultuoso rumore di rinoceronti al galoppo…

martedì 3 novembre 2009

DRAMMATERAPIA: ACTING IN-OUT

@ GIANNI

Daisy e Berenger, per come li abbiamo trattati, “usati”, sviscerati, sembrano ormai far parte di una storia nella storia, rispetto all’opera di Ionesco. Personalmente li sento vicini come persone reali, con i drammi, le aspettative, i problemi e le paure che sono parte di ognuno.
E’ una coppia senza tempo né luogo, che si impedisce di amare per paura di un futuro incerto, ma soprattutto per l’incognita della diversità e della conseguente solitudine.

Berenger sembra credere di più in quest’amore, ma il dubbio che mi sfiora è che lui abbia molto meno da perdere di Daisy, e amarla incondizionatamente ricalca un comportamento a lui congeniale, con la sua vita disordinata e intrisa di slanci emotivi con conseguente nuovo disordine.
Completamente diverso dal resto della società descritta da Ionesco, egli scopre in maniera “devastante” la sua diversità e questo lo rende forte e vivo come non si è mai sentito, che per uno abituato a vivere ”appoggiandosi” e bisognoso di amicizie compassionevoli, è sicuramente spaventoso ed inebriante allo stesso tempo.
Questo lo rende vicino al lettore-attore più degli altri, perché l’immagine dell’antieroe capace di azioni eccezionali è sentito come “uno di noi”, solo un po’ speciale.

In Daisy tutto ciò non accade. Comprensiva e buona con tutti, risulta essere persino antipatica, come giustamente ha fatto notare Maria Pina, così perfettina da risultare falsa. Un’immagine forzata a scapito della verità e dell’essenza individuale di se stessa. Il falso “Se” che prevale su quello vero perché la società, il momento, le circostanze così hanno voluto. E lei è troppo condizionata per lasciarsi andare.
Ionesco sembra dare a Daisy una possibilità di riscatto, tramite Berenger, nel terzo atto, ma tutto crolla di fronte alle paure e le incertezze, le stesse che menziona Spartaco nel suo ultimo post ed in quelli passati, le stesse di noi esseri umani, a cui viene offerta sempre una possibilità di riscatto, di nuova vita, ma che non riusciamo a vedere a causa delle barriere che ci siamo costruiti.

Siamo andati oltre, abbiamo immaginato un possibile seguito alla loro storia, ognuno di noi ha dato la sua interpretazione personale, ed abbiamo lasciato che ci permeassero, che lavorassero con noi, dentro di noi. Gli ho dato voce, dentro e fuori da me, ho fatto in modo che si mescolassero a me indissolubilmente, creando un nuovo composto vitale, prodotto della soluzione di più elementi. E magicamente, ancora una volta mi trovo ad usare questo termine, il risultato è inaspettato. Con estrema naturalezza ha permesso di toccare corde che non conoscevo, ridurre scogli e ostacoli, spigoli e barriere, e un’altra porta si apre verso una nuova esistenza, attenuando dolori e incomprensioni, fornendo nuova energia vitale.
Stupefacente, veramente stupefacente.

@ Director

Non desidero foto come didascalia a quanto scrivi. Stupefacente è questo che leggo. Puntuale, riflessivo, una storia che sta lavorando dentro come processo drammaterapico e ti dà il risultato di un piccolo sunto universitario di esegesi critica sul personaggio. Leggo un costante movimento In-Out, non solo distanza estetica, che coivolge storia, gruppo e personale. Non ho parole...e non potevo esimermi dal dirlo e ringraziarti insieme ai tuoi compagni di viaggio.

DRAMMATERAPIA E TEATRO



Libertà, Paura, Limiti, Risorse, Confini, Rischio, Coraggio...

Se l’attore non entra nella esplorazione di queste categorie del sentire, muovere, ricevere e dare, non è un attore. L’uomo comune può permettersi di impigrirsi nei riti della sua quotidianità. L’attore no! La polvere del consueto, ovvio, sicuro, prevedibile si attaccherà ai suoi passi, ai suoi gesti, alla sua voce. La sua anima diverrà un insicuro traghetto per il viaggio promesso nel teatro.

Non serve essere visti. Peccati ed omissioni, ricerca e sforzi sono innumerevoli pelli, che aiutano o tirano indietro. E’ questo che voi state sperimentando nel CDIOT; una quarta parete che diventa circolare e dialoga perfino dentro voi stessi.

lunedì 2 novembre 2009

Drammaterapia: Chissà se Ionesco...

Casa di Jean

@ Gianni

Non so se Ionesco abbia studiato le caratteristiche fisiche e le peculiarità comportamentali del rinoceronte, se fosse un appassionato di zoologia, o se amasse l’Africa o l’Asia –Paesi in cui i rinoceronti hanno il loro habitat naturale- ma animale più azzeccato non avrebbe potuto trovare per descrivere l’assurdo comportamento dei suoi personaggi. Ma noi umani siamo alla stregua dei rinoceronti? Pare di sì, confrontandone alcune caratteristiche.
Nemici? Nessuno, tranne i rinoceronti stessi; Corazza, dura; Aggressività, abbastanza da sfociare in cariche molto pericolose. Intelligenza, poca visto che non valuta mai il pericolo e attacca a testa bassa.
A parte la forzatura, Ionesco crea personaggi dai comportamenti assurdi, e leggendo e rileggendo, analizzando e disquisendo, immergendosi ed elaborando, ci si accorge di quanto quei personaggi siano rappresentativi di una parte della società degli umani, senza tempo ne luogo, con le variabili ambientali, cronologiche e tecnologiche, ma pur sempre “umanità”.
Il commerciante e sua moglie, il cui unico pensiero è quello di vendere e guadagnare accaparrandosi più clienti possibili.
L’amico Jean, impeccabile e schematico, pronto a far fronte ad ogni evenienza, ma soprattutto pronto a spiegare con aria saccente qualunque cosa capiti di vedere o sentire, e capace di litigare per un principio.
Il filosofo che con l’uso dei sillogismi e della logica cerca di spiegare l’inspiegabile.
E ancora Papillon, capufficio irreprensibile, attento ad orari e schemi lavorativi.
E Monsieur Botard, maestro in pensione, che fa della logica e dello spirito metodico guide di vita, salvo poi andare in tilt quando non riesce a spiegare l’assalto del rinoceronte all’ufficio in cui lavora.
Un’analisi più approfondita la dedicherei a Dudard, che insieme a Daisy e Berenger sono gli unici personaggi del terzo atto, il momento focale dell’opera di Ionesco.
Costui sembra passare indenne attraverso la storia, rimanendo fedele al personaggio che è disposto a tollerare più degli altri, sedare gli animi litigiosi, capire ed aiutare il Berenger sofferente, giustificare la trasformazione dei colleghi, comprendere il comportamento dei rinoceronti stessi, quasi ammirandoli nel loro ingenuo distruggere e sovvertire il vivere umano, offrire il suo aiuto a Daisy elargendo parole di conforto a tutti.
E’ proprio per Daisy che batte il suo cuore. Incapace di dichiararsi apertamente, cede definitivamente al contagio nel momento in cui si rende conto di non avere speranze perché il suo interesse non è corrisposto dalla stessa già innamorata di Berenger.
Proprio questo aspetto di Dudard, mette in luce l’importanza dei sentimenti per l’uomo, unico vero baluardo all’omologazione nel branco. L’unicità di ognuno, le proprie qualità, sono tali se condivise, e con gli altri scambiate alla pari in sintonia ed empatia. Quando questo non avviene si rischia seriamente di far parte di un branco, perché l’omologazione e l’appartenenza a un gruppo dà l’illusione di esistere a priori, senza impegno emotivo, distanti dai propri sentimenti. A questo punto non resta che seguire le direttive, le illusioni, le ideologie, senza coscienza o responsabilità, inconsapevoli burattini mossi dal “Mangiafuoco” di turno.
E poi Daisy e Berenger.. Ma questa è un’altra storia.
Foto: Dramatherapy, The Rhinoceors, Jean's Home, CDIOT 2009

DRAMATHERAPY & FREEDOM


@ Maria Pina

C'è una cosa estemporanea che sento il bisogno di condividere. Forse non è attinente al 100% al lavoro di rappresentazione de "Il Rinoceronte" in chiave drammaterapica, ma vi è connesso. La cosa di cui voglio parlare è semplicemente questa...
Quando scrivo un post mio, provo una sensazione bellissima di libertà totale. E quando lo vedo pubblicato, mi sento orgogliosa di leggerlo sul blog.
Ho abbastanza pratica di parole e tastiera e sono così grafomane che riesco a trasformare un promemoria per la sottoscritta in una relazione tecnica o in un appunto di lavoro.Ma difficilmente, quando scrivo,riesco a mettere a tacere quel senso di censura interna che mi fa pesare le parole, ripensarle in chiave critica, verificare sintassi e ortografia dell'elaborato. E quando il tutto è pronto, lascio andare per il mondo il mio scritto,pensando che è qualcosa di fragile, vulnerabile, attaccabile.
Invece, qui sto provando una sensazione bellissima di parole in libertà, dove l'unico limite che posso darmi è quello del rispetto per chi legge.
Posso scegliere di rappresentare tutto ciò che sento e ciò che offro agli occhi dei lettori è un dono piccolo, ma apprezzato.
Come questo post.



@ Director
Drammaterapia e Libertà. La libertà esiste nei luoghi abitati, mentre evapora nel deserto od in mezzo al mare. Non per parodiare quell'espressione di un grande che diceva che "Libertà è partecipazione" -Gaber-, ma è questo che penso. Esiste dentro al personaggio che ti sta troppo stretto, e ti fa faticare -sic, quanto facile quell'illusione narcisistica di specchiarci sempre eguali!-; esiste nella potenza creativa del tuo gesto, che addomenta il dolore di un piccolo, tranquillizza la fronte di una anziano, consola la guancia dell'amato. Libertà della tua parola, così libera da essere terribilmente corruttibile, corruttrice, corrotta e corrosa dal tempo, urlata e sussurrata, ma diversa da tutte quelle che si sarebbero potute dire, perchè appunto quella e non altra. La sensazione di cui parli, Maria Pina, è il rumore di fondo del processo, e nasce da un persorso "invisibile" -come vi dicevo-, che disloca la segnaletica in modo difforme da quanto gli occhi vorrebbero veder restituito, a quanto ci aspettiamo. E ci fa ritrovare, impudici, ma rispettosi -tu lo ha detto- a fare dono dell'autenticità all'altro, allo spettatore, questa messa celebrata nel luogo sacro del teatro, affermava Grotowsky, dove divieni sacerdote perchè amministri qualcosa per te e gli altri, mentre ne ricevi. Questa tua emozione, Gianni, Spartaco, è libertà dietro gli occhi. Una spuma di mare, che non sarà mai simile alla successiva e ti ha incontrato a ritmare con essa cose profonde dentro e belle fuori. Buon lavoro.

Dramatherapy, The Rhinoceors, Dudard's Perplexity

@ Spartaco

E domenica sera. Sto andando a cena. scrivo per me e per voi. Ancora porto dentro di me, da venerdi sera quando è finito l'incontro, una sensazione che non riesco a descrivere... Salgo in machina, parto, accendo la radio, ascolto una canzone che ho sentito milloni di volte. E' diversa! Entra dentro di me e mi dà una sensazione di piacere. Mi sento pieno. PIENO! Che bello! Una esperienza che mi ha accompagnato in questi due giorni, rendendoli piu piacevoli, più vivi più chiari, piu voluti.
Se questo é il teatro, EVVIVA! La luce del teatro ci spoglia, purché siamo disposti a spogliarci. Spogliarci di cosa? Delle convenzioni? Dell'educazione limitante? Per me, questo, non è l'essenza. Ci spogliamo della paura di vedere le nostre paure. L'essere umano quotidianamente non fa altro che mascherare le proprie paure e come possiamo noi vivere la nostra paura, se la neghiamo? Semplicemente non esiste.
La musica che ho sentito venerdi sera ha trovato un terreno senza erbacce, pronto per essere seminato, privo di paura...di vivere.
Ed ora vado a cena, perché é bello.

Foto: Dramatherapy, Dudard's Perplexity, Laboratorio CDIOT, 2009

domenica 1 novembre 2009

DRAMATHERAPY, The Rhinoceors, Daisy Compliance

@ Maria Pina

Ok Daisy, accetto la tua sfida!
Vedremo se sarai capace non solo di farti amare da me, ma addirittura di farti STIMARE, RISPETTARE. Troppo semplice volerti bene: chi non amerebbe una come te? Una brava ragazza, graziosa quanto basta, pulita, ordinata, affettuosa e - soprattutto- stupida. Una come te non può che essere apprezzata come amica , fidanzata, figlia, mogliettina. Più complicato è rispettare una come te. La tua ottusità, la tua mancanza di orizzonti che vadano al di là del decoro di una vita borghese, sono imperdonabili ai miei occhi. Ma io e te, cara Daisy, sul palcoscenico presto saremo una sola cosa, per fare questo, dovremo conoscerci, studiarci , frequentarci e io dovrò smettere di disprezzarti con la mia spocchia di aspirante intellettuale. Insegnami, se puoi e come puoi, ad apprezzare quanta dignità ci puo essere in una piccola felicità domestica, sognata o realizzata. Mostrami che anche l'assenza di ambizioni o di sogni grandiosi è condizione appagante. Non ti sarà facile, piccola, io sono una tosta.

P.S Director, puoi , per favore, usare "Somewhere over the rainbow" come sottofondo? Più zuccherosa e mielosa di così...





Foto: Dramatherapy, Daisy Compliance, Laboratorio CDIOT, 2009

Drammaterapia: "Il coraggio di essere personaggio.."

@ Gianni

Se riuscissi ad essere diverso…
Se avessi il coraggio di dirlo...
Se fossi meno impacciato in certe cose…
Se potessi capire le mie difficoltà…
Quante volte nella vita abbiamo detto, pensato, sentito cose come queste. Quante volte ci siamo resi conto che quella che stavamo vivendo era una vita condizionata, adattata, modellata, ma non nostra. E ancora... quanti intralci ci
impediscono di cambiare il senso, la direzione della nostra quotidianità. A volte, ci potremmo sentire come un automobilista incapace di sterzare il volante che ha in mano, ma non ne conosce bene il motivo.

Ogni volta che ci incontriamo, nella preparazione della pièce a cui stiamo lavorando, ho sempre più netta la sensazione che una delle strade da percorrere per cercare veramente nel proprio intimo, sia l’immersione del nostro animo nel teatro che andiamo a lavorare, per creare una promiscuità tra ciò che siamo e i personaggi che andiamo ad interpretare. Perché l’interpretazione, filtrata dalle nostre difficoltà, impregnata delle nostre paure, è realmente la nudità dell’anima che nel personaggio trova il coraggio di esporsi, ed esorcizza i drammi che condizionano la nostra esistenza. E se l’attore perde l’autoreferenzialità, la smania di mostrarsi perfetto -ammesso che un dilettante ci riesca- e si lascia permeare dal personaggio, e al personaggio dona la sua anima “difettosa”, l’opera che ne verrà fuori sarà il risultato migliore, perché vero e non costruito, vivo e non asettica rappresentazione di un’opera. Soprattutto sarà momento di ricerca del vero “io”, e non vittoria dell’ego, che ci costringe a comportarci come rinoceronti, condizionati da idee omologanti e comportamenti indotti.

Qualche tempo fa ho detto: “La mia anima sono disposto a farla a pezzi cento volte e a rimettere insieme i pezzi pur di scoprire la verità”. Oggi non penso più sia necessario farla a pezzi, credo sia invece necessario arricchirla, fortificarla, renderla fonte energetica in grado di illuminare il cammino quotidiano. Credo che il teatro possa aiutarmi a farlo.

Foto: Dramatherapy, Backstage The Rhinoceros, CDIOT 2009

DRAMATHERAPY WORKSHOPS (2004-2009)

Ciclo di Conferenze-Dibattito 2010, aperte al pubblico

organizzate dall' Atelier di Drammaterapia Liberamente -h. 20,00,in sede-

-09 aprile, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio
-07 maggio, La lezione di Grotowsky + Laboratorio
-04 giugno, la Cinematerapia e la Cinema-dramaterapia + Laboratorio
-02 luglio, l'Hypnodrama + Laboratorio: il Ritorno del Padre
(nuova programmazione a settembre)

Gli incontri, aperti su prenotazione, condurranno i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente. I seminari e le conferenze -a carattere educativo e divulgativo - sono indirizzati ad pubblico non professionale, ma anche a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici e psicologi La partecipazione agli incontri è gratuita, su prenotazione alle pagine del sito o telefonando alla segreteria scientifica, tel. 340-3448785 o segnalandosi a info.atelier@dramatherapy.it

COMUNICATI STAMPA