As mind master of the CDIOT, this gives me the opportunity to open a discussion on the fascinating Mind's Creative Processes and the Theatre. So I invite you to join our community, getting it prestigious, because it will be built with your intuitions and questions, meditation and inner answers. This is the place where you can use the freedom to express your doubts and you ideas, sharing with the others the research of your way. The Mind is a living miracle, available better than we could immagine; the theatre is a powerful tool to get deeply its power! But what beyond our discussions?
Prepare for becoming part of a new way to discuss with your right emisphere.
Explore the real power of hypnosis, dramatherapy and cinema-dramatherapy and get away its magic and false misconceptions.
Work nicely with us to create our friendship and the warmth of our curiosity and mind’s exploration.
Learn, enjoy and get excited!
Help yourself adapt to altering life-style changes..if there’s one constant in our life today it’s change; from every direction and faster than ever.
Let’s make the dream a reality...and much much more! Contact and interface with our staff; psychiatrists and psychologists will help you to get your life better!I’m just looking forward to seeing your messages here!
"It does not take much strength to do things, but it requires great strength to decide on what to do" Elbert Hubbard
sabato 28 febbraio 2009
Bibbidi Bobbidi Boo... The Wheel of Fortune take us up and down
Stiamo lavorando con le fiabe. Stavo pensando a quella di Cenerentola, una delle più raccontate e certamente più belle. E’ il caso di dire che per avere “fortuna”, bisogna saperla calzare, la fortuna! La fiaba in questione mi affascina perché in essa è ricorrente il tema dello "spiraglio di sole" -anche se il "miracolo" avviene di notte!- che sa aprirsi all’improvviso se il temporale non viene preso troppo sul serio…
Erickson era solito dire che avere fede, credere fermamente in qualcosa, trasforma le situazioni intorno a noi e persino le persone attorno a noi; perchè innesca un sincero pescaggio nelle risorse profonde. Non serve ricorrere alla storia per averne conferma. Ma allora perché noi ci poniamo a volte fuori di essa? E’ possibile che un principio funzioni in generale e veda poi decadere la sua efficacia nei casi personali? E perché poi questo avverrebbe?
Sotto questo cielo, l'uomo ha imparato fondamentalmente ad essere "persecutorio"! Ciò che in istinto negli animali è asservito alla sopravvivenza, nella coscienza umana acquista spazi incommensurabili...disponibili per le "creazioni". Abbiamo una costante predilezione per il desiderio -diciamocelo-, ma quando si tratta di lavorarci sopra, preferiamo anticipare nel tempo la delusione e....finire di privarsi del pacco dono! E’ il gioco scaramantico dell’andare "in bocca al lupo" per esorcizzare il timore. In questi casi, anche gli “auguri” sono vietati; anzi più sono “sinceri”, maggiormente possono nascondere qualche cattiva sorpresa…od augurarla e guai ad essere colti di sorpresa.
Cenerentola "è colta di sorpresa" dall’amore, ma già dalle prime scene comprendiamo che questa ragazza saprebbe indossare abiti migliori di quelli che indossa. Noi, qunindi, la lasciamo mortificare tra piatti e ramazza in attesa della auspicata "riscossa". Questo è il “nostro” pensiero. Lei pensa diversamente! Non abbraccia il suo destino, ma neanche vi si scaglia contro con rabbia. Sembra esservi una silenziosa ed inconsapevole “attesa” di cambiamento in questa giovane donna e quando questo avverrà, alla corte del principe. gli occhi degli invitati vedranno due cose: quella fanciulla schiva agli imbellettamenti ed insieme quel portamento degno di una regina.
Ma perché questo avvenga -torniamo un passo indietro… serve una zucca! Proprio come Cenerentola, apparentemente inappropriata per le grandi cose; una povera zucca, nascosta tra la vegetazione nella notte sul campo, ma presto abbastanza capiente per raccogliere il sogno di una fanciulla. Diverrà una carrozza e la porterà a Palazzo.
Sembra proprio che nulla si raggiunga con facilità, verrebbe da dire…ed ancora una volta -lei per la quale sembrava tutto perduto in partenza-, nella fretta, “perde” qualcosa di sé. In realtà, semina qualcosa di se stessa. Una traccia, un filo che potrà essere seguito. Anzi, a dire il vero, le tracce lasciate sono due: una potente emozione reciproca con Principe ed una piccola Scarpetta lungo la strada.
Erickson usava spesso qualcosa di simile: con fiducia “disseminava” nel paziente idee e concetti, che solo il suo inconscio –quello del paziente- avrebbe potuto o meno utilizzare; non vi era l’arroganza di impartire “ordini”, ma piuttosto di porgere, di “persuadere”. L’affascinante presenza di Cenerentola ha persuaso il Principe dell’importanza dell’incontro. Lei, non ha smesso mai di essere se stessa; ha danzato magnificamente come forse era stato sempre nei suoi sogni, da vera principessa e si è anche ricordata di essere solo una piccola sguattera, fuggendo all’improvviso e lasciando importanti segni dietro di sé.
Il successo ci fa paura e lo vogliamo, la lusinga ci fa piacere e ci addormenta, la strada è sempre troppo lunga ed in salita per provarci…eppure -vi assicuro- ripetere la battuta molte volte dentro e fuori di voi…usarla sino a doverla rammendare, come un mantra che svuoti di senso ogni termine e diventi solo suono, le permetterà di albergare in voi e fare amicizia con il vostro corpo, il vostro diaframma, la gola, la testa…sino a sentirla vibrare nelle mani e sulla schiena…direbbe forse Grotowsky. E lì la smonterete e la rimonterete molte volte.
Erickson, Grotowsky, Cenerentola? Il mixer lascia confusi, ma ci consola pensare a questa idea dell’essere "autentici" persino nella difficoltà o aspettando, sognanti, che qualche “Bibbidi Bobbidi Boo” ci spolveri sulla testa un po’ di fortuna, se ce la siamo meritati.
* "La Cenerentola o sia La virtù in trionfo", atto secondo, scena VIII, Dramma giocoso in due atti, Libretto di Jacopo Ferretti
Movie:1) "La Cenerentola" di Rossini, Gran Teatro del Liceu. Barcelona. 5 de enero de 2008 - Sexteto del segundo acto. Angelina- Joyce Di Donato Don Ramiro- Juan Diego Flórez Dandini- David Menéndez Don Magnifico- Bruno de Simone Tisbe
2) Alina Cojocaru dancing for the first time Cinderella (Cor. Ashton, mus. Prokofiev), First act., Royal Opera House, December 2003
It's a pity, it's a crying shame...
It's a pity/ It's a crying shame/ He pulled you down again/ How painful it must be/
To bruise so easily/Inside
It's a pity/ It's a downright crime/ It happens all the time/
You want to stay little daddy's girl/ You want to hide from a vicious world/ Outside
Don't cry/ You know the tears will do no good/ So dry your eyes
Oh, your daddy/ He's the iron man/ Battleship wrecked on dry land/
Your mamma/ She's a bitter bride/ She'll never be satisfied/ Do you know?/
And that's not right
But don't cry…
Oh, they told you life is hard/ Misery from the start/ It's dull/ It's slow/ It's painful
But, I'll tell you life is sweet/ Inspite of the misery/ There's so much more to be grateful
Well, who do you believe?/ Who will you listen to?/ Who will it be?/ 'Cause it's high time that you decide/
In your own mind
And they can't see
Fortune gonna come one day/ They're all gonna fade away/ Your daddy, the war machine/ andYour momma, the long and suffering/ Prisioner of what she can not see
For they told you life is hard/ Misery from the start/ It's dull/ It's slow/ It's painful
But, I'll tell you life is sweet/ Inspite of the misery/ There's so much more to be grateful
So, who will you believe?/ Who will you listen to?/ Who will it be?/ Because it's high time that you decideIt's time to make up your own/ your own state of mind
Oh, they told you that life is long/ Be thankful when it's done/ Don't ask for more/ be grateful
But, I'll tell you life is short/ Be thankful/ Because before you know/ It will be over/ 'Cause life is sweet/Life is, oh, so very short/ Life is sweet/ And life is, oh, so very short/ Life is sweet
Negli ultimi inserimenti del blog, in questa palestra delle “emozioni” -come qualcuno di voi ha definito l’Atelier-, si è discusso di paura, d’impotenza a superare ostacoli invisibili od dell'essere irretiti da quelli grandi che le giornate apparecchiano e sparecchiano, come la vita fosse un elfo maligno e capriccioso, capace di spolverare fortuna e sfortuna a suo piacimento. Il “filo rosso” di Langs ci ha “scusati”, per quella traccia contaminata –ho visto recentemente Wall-e- che unisce le nostre vicende ad altre memorie e le prime investe con il “tragico” del passato.
“So, who will you believe?/ Who will you listen to?/ Who will it be?/ Because it's high time that you decide/ It's time to make up your own/ your own state of mind”
Tempo di decidere! Senza lasciare che il “drama” si svolga solo lì rappresentato per noi su un palcoscenico al quale ci affacciamo inesausti di voglia di capire, alibi pericoloso al combiamento. E’ la nostra vita che si sta svolgendo lì! Un rotolo, corto, lungo.
Irrompiamo sul palco e rccontiamo con vera passione la nostra storia e mentre questo accade abbiamo cura di svolgerla con attenzione!
Desiderio... Natalie Merchant, nel suo bellissimo brano,lo esprime con l’aggettivo “dolce”. Lasceremo all’inconscio l’istinto di morte o all'esperto; in quel posto deve essere pure andato a finire per qualche ragione che ci riguarda. Ma quella è la storia dell’umanità, non sempre la Tua.
Ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Aldo Carotenuto. Una una cosa che ho capito bene dentro al suo pensiero è che il Mito ci rivela la nostra forza e le nostre fragilità. Possiamo attingere a questo serbatoio archetipale, ci dà il conforto di "non essere soli". Con quello poi, però, inizia la nostra costruzione individuale.
Il brano di Natalie, stamane, mi ha fatto fare il pieno di carburante! L’ho sentito nel motore, senza pistoni e valvole, ma sangue e nervi, che possiedo. Vibravano. Si chiamano emozioni.
giovedì 26 febbraio 2009
Cinematherapy:..ed abbiamo imparato dall'Aquila a Volare.
Sapere che il cinema è una terapia mi ha veramente spiazzato, e per il motivo esattamente opposto a quello di cui parlava Maria Pina nel suo bel commento che ho letto e riletto più volte. Lei dice di essere una “divoratrice”di certi film e conosco tanta gente che ama il Cinema.
Avevo letto il bellissimo commento di Romeo e mi ero andata a vedere il trailer di quel film che aveva visto a gennaio e ho trovato la trama intrigante…
Mio marito, il mio capitano, adora il cinema; si ricorda trame, personaggi, colonne sonore, le battute che lo hanno più colpito, spaziando dal romantico al comico, dall’avventuroso al meditativo…e ci ha provato a farmelo amare, così come con la Musica, ma niente da fare.
Invece, mi piacciono i grandi film di animazione, quelli della Disney e ora anche quelli della sua grande concorrente …la “Dream Works”.
“Spirit, cavallo selvaggio” è un film che potrei rivedere senza stancarmi mai…anzi che vedo senza stancarmi mai, perché la nostra bimba più grande lo ha eletto a suo film culto e ci ha trascinato dentro tutti. A lei piace la scena in cui Spirit, dopo un inseguimento, si ferma sul ciglio di uno strapiombo, vince la paura e salta…anzi “vola” e riconquista per sempre la sua libertà.
La piccola è affascinata dalla scena in cui il piccolo viene al mondo…”eccomi io sono qui venuto al mondo selvaggio e libero”. Il nostro Capitano, ama la scena iniziale…quella in cui Spirit impara dall’aquila a correre…paesaggio mozzafiato …parole e musiche da brivido.
Io amo la scena in cui Spirit, catturato, sellato, imbrigliato non accetta di essere domato.
Ognuno di noi viene al mondo selvaggio e libero e abbiamo imparato dall’aquila a volare. La vita, per un motivo o per un altro, ci “doma”, ci imbriglia, ci mette sulla groppa una sella pesante, ci marchia, ci ferra, ci lega a un palo, sferza il nostro mantello con frustino e speroni, ma se davvero… davvero amiamo la libertà, vinciamo la paura e spicchiamo questo balzo.
E’ l’augurio che faccio a me e a tutti i miei compagni di …Branco
published by Joe Tracy,Digital Media FX Review of Spirit: Stallion of the Cimarron, publisher of Digital Media FX Magazine
Buono/cattivo, "ma mi faccia il piacere!"
Accade che ci sentiamo troppo "piccoli" oppure troppo "grandi" per concederci comportamenti diversi -in realtà qualcosa in noi urge e richiede...-. Chi è quell'adulto che si commuove nella scena clou di un movie, per quel "criminale" che tuttavia ha famiglia e conteporaneamente alla ordinarie efferratezze sta cercando di proteggere la sua vittima da quello che ha scoperto essere il vero problema? E' un classico mettersi nei panni del "più piccolo";, siamo tutti un pò "madri", in assenza di quella.
Andiamo avanti, torniamo indietro, ci perdoniamo per non aver trovato parcheggio al momento giusto nella situazione giusta con al persona giusta! Ahi che alibi...-e vero anche!
La forza e la "visione" dei ...tuffi!
@Maria
"E se mi blocco?"
Mi rituffo nel mio passato…si mi rituffo nel senso letterale del termine…
Avevo poco più che otto anni, a fine della scuola andavamo a fare nuoto, ad imparare -io e i miei compagni. Ricordo che mi piaceva da morire stare in acqua, immergere la testa sotto l’acqua, e nuotare; nuotare senza fretta, stile rana, il mio preferito. Ma quando il nostro istruttore ci annunciava la fine della lezione -“Forza, fuori dall’acqua, in fila dietro il trampolino...ora ci divertiamo un pò con i tuffi!- avrei voluto diventare invisibile!
”Il tuffo no, il tuffo no!”- Davanti a quel trampolino -che poi era un semplice blocco di partenza-, mi bloccavo, non c’era niente da fare; mi prendeva una paura, una paura tremenda... Finché si trattava di buttarsi “a bomba”, era anche divertente, ma il tuffo di testa …quello non sono mai riuscita a farl: a vincere la paura…a staccarmi da quel “blocco di partenza”. “E’ un peccato…” -mi diceva l’istruttore- “ …avrei voluto inserirti nel gruppo del nuoto agonistico, ma come la mettiamo poi con le gare? Lì…uno, due, tre…si parte col tuffo di testa!”.
Non solo rinunciai al nuoto agonistico, rinunciai proprio al nuoto se non quello “libero”, senza istruttore e "senza tuffo"!
@ Director
martedì 24 febbraio 2009
E se mi blocco...? Per una Apologia "senza Paura"
Una volta c'era, c'era una volta una persona ed io davanti a risponderle su come si potesse superare una particolare paura a fare alcune cose, che lei tuttavia desiderava fare. Le dissi: "Sai cosa si fa nei "blocchi"? Non ci si sforza di "sbloccare" nulla, ma si "fa" quella cosa...Prova a pensarci...finche ti sforzi di sbloccare, istituisci...il "blocco", quasi non fossi più tu quello che deve superarlo; con purezza ...piuttosto e fragilità...invece scrivi... -temeva di scrivere- tutto quello che viene...e l'anima sgorgherà come una fonte naturale di montagna; senza il timore di andare sprecata o di essere forte o debole o di prepararsi già lì il percorso a valle. Ognuno di noi ha dietro alle spalle un grande ghiacciaio...genetico, esperenziale, inconscio a cui attingere. Aspetta solo il nostro "via!". quel ghiacciao". Ora quella persona era vissuta in montagna, ed aveva una grande esperienza di monti, ghiacciai e corsi d'acqua. Rimase perplessa; rimuginò qualcosa di totalmente privato nella sua testa e davvero per me non era importante comprenderlo, in quel momento. Poi interruppe quellimbarazzo e mi disse: "Allora potrebbe contare lei fino al tre..". Ci sono momenti in cui se non diventi bambino e fai dialogare il tuo Io con quello del cliente...puoi perdere tutto improvvisamente! Risposi rapido:"Si che posso...purchè sia tu a dare il "via"!-
A volte si ha bisogno di far diventare le cose solite, consuete un poco scomode...sino ad averne addirittura paura. Per quella strada, è come far risalire un ruscello sino alla montagna! Preferisco credere nella gravità in cui viviamo ed assecondarla Il resto lo faccio descrivere a questo brano...
Ma come fai quando tu sei bambino/ A prendere coraggio e fede nel destino/ Se papà ti mette per castigo al buio poi di notte a letto/ Zitto che c’è il lupo zitto che c’è il lupo zitto che c’è il lupo/ E la mamma dice chiamo l’uomo nero/ Chiamo il bau bau ti mangia tutto intero/ Nella notte scura ti fa la puntura, ti fa la puntura, ti fa la puntura/ Ma passa per il buio senza paura
Poi all’improvviso ti arriva l’età di amare follemente/ Un uomo che non va non c’è via d’uscita nè di qua nè di là/ Tuo padre guiderà tua madre pregherà/ Tua madre pregherà tua madre pregherà/ L’amante poi si butta giù dal fabbricato/ Perchè quello che è facile diventa complicato/ Dato che la vita è dura, che la vita è dura, che la vita è dura/ Ma passa per l’amore senza paura
Il pericolo c’è fa parte del gioco tu non farci caso sennò vivi poco/ Tieni sempre duro comincia di nuovo comincia di nuovo comincia di nuovo/ Anche per la strada tu stai rischiando/ Stai sovrappensiero stai rimugginando/ Passa la vettura della spazzatura/ Ed il conducente aumenta l’andatura/ Aumenta l’andatura, aumenta l’andatura/ Ma vai per la tua strada senza paura
Ed un bel giorno di qualunque settimana/ Ed un bel giorno di qualunque settimana battono alla porta/ Battono alla porta è un telegramma lei ti sta chiamando/ È un telegramma lei ti sta chiamando/ Per uno viene presto per l’altro tardi comunque presto o tardi/ Tranquilla e sicura viene senza avviso viene e ti cattura/Viene e ti cattura, viene e ti cattura/ Ma passa per la morte senza paura
Ma passa per il buio senza paura/ Ma passa per l’amore senza paura/ Ma vai per la tua via senza paura/ Ma passa per la morte senza paura
Musica: "Senza Paura", di Toquinho,Vinicius de Moraes e Sergio Bardotti, 1976
Disegno: "Composizione Nero-Bianco, la Coscienza in Azzurro", Andrea G., 2008
lunedì 23 febbraio 2009
The Secret of a Happy Day
@ Maria
stasera mi dice: ”La mia maestra è proprio un angelo...”
“E' vero è proprio brava,è la maestra che tutti i bimbi dovrebbero avere”
“Si, ma lei è un angelo vero, quelli con le ali….le ali però non si vedono ma ce le ha”.
“Il mondo è pieno di angeli, di persone buone… chissà come sarà felice di sapere che tu di lei pensi questa bella cosa”- le rispondo
E lei: “no,dai non glielo dire”.
Replico: “Lo so, lo so che stavi scherzando gli angeli con le ali mica esistono”
Ancora lei: “No, non glielo andare a dire… che io l’ho scoperto che lei è un angelo vero ,di quelli con le ali...”
Che bello se fossero i nostri bimbi a raccontarci una fiaba prima di addormentarci.
Havergal, Frances Ridley : "I had a far more vivid sense of the beauty of Nature as a little child than I have even now. I have hardly felt anything so intensely since, in the way of a sort of unbearable enjoyment. The golden quiet of a bright summer's day used to enter into me and do me good. What only some great and rare musical enjoyment is to me now, the shade of a tree under a clear blue sky, with a sunbeam glancing through the boughs, was to me then. But I did not feel happy in my very enjoyment; I wanted more. I do not think I was eight when I hit upon Cowper's lines, ending: 'My Father made them all!'
That was what I wanted to be able to say; and, after once seeing the words, I never saw a lovely scene again without being teased by them".
Sto imparando tante cose che non sapevo...
Sto imparando tante cose che non sapevo...e imparare è per me uno dei grandi Piaceri della vita.
IL cinema ..una terapia? Chi l'avrebbe mai detto. La fiaba...attraverso la suggestione può condurre al cambiamento.
Respirare..molto più che un atto involontario.
La Danza..."Mamma mia "...come mi sono divertita e scaricata!
La scrittura...una "powerful" drug.
Hypnodrama...rito catartico e il “rito cosmogonico” deve ancora arrivare!!
...e pezzo su pezzo mi sto, anzi ci stiamo costruendo un'armatura...d'acciaio, proprio come quella del robot di Andrea! Armatura che non ci appesantisce, anzi ci fornisce le "armi" per combattere finalmente e smettere di scappare...
Non capivo perchè si chiamasse "atelier"; il termine mi ricordava il mondo della moda e delle sfilate. In realtà mi fu spiegato che l'atelier è il luogo in cui si confezionano abiti su misura, è la grande sartoria, quello in cui ogni abito è unico, ad hoc proprio per quella e quella sola persona. Dopo quella risposta il termine mi sembrò ancora più inappropriato di prima. Oggi invece lo trovo quanto mai azzeccato: siamo entrati in atelier, ci siamo tolti i nostri vecchi vestiti e pezzo
su pezzo ci stiamo cucendo addosso un nuovo abito...nuova stoffa...nuovo modello. Che importa se non sarà perfetto, sarà il nostro, solo il nostro e sono sicura che sarà certamente migliore di quello con cui siamo entrati.
@ Director
Cogli, nel tuo mondo, cose importanti, lo vedo. Non è la proprietà di qualc'un altro od il prato fiorito del vicino quello dove stai raccogliendo piante, erbe, fiori, bacche...ma il tuo. Se qualcosa ci piace stiamo facendo l'atto meraviglioso di cogliere in noi...il fuori è pretesto; importante, a volte maligno, altre ancora fertile di scoperta. Leggo la tua scoperta, la leggono i tuoi compagni di viaggio.
Foto: "Tramonto Ischia"
sabato 21 febbraio 2009
Fiaba: medium tra sogno e realtà
Seminario esperenziale aperto al pubblico, conduce E. Gioacchini
Il bambino, attraverso quello che noi definiamo gioco e quindi anche attraverso la fiaba, con l'enfasi di qualcosa in parte perduto e rimpianto, almeno in quella dimensione, fa qualcosa di tutt'altro che casuale e spensierato, egli compie, in realtà, un preciso allenamento verso la conoscenza di sé e del proprio rapporto con il mondo. Un mestiere a cui la natura lo ha predisposto in gran parte geneticamente, come la capacità/necessità di acquisire delle figure parentali, primo prototipo dell'altro da sé. Egli manipola gli oggetti interni ed esterni di quel vissuto fantastico, in un dialogo interno, non interrogandosi consapevolmente sulla distanza tra la realtà e la fantasia Compie simulazioni che hanno il significato di esperimenti sulle "prove d'autore" della propria personalità, situazioni "preparatorie" nel costante processo di crescita psicofisica, proprio come quell'ambiguo azzuffarsi dei cuccioli in Re Leone che Maria ha citato, dove essi, bambini e cuccioli di ogni tipologia si addestrano a modulare l'aggressività, a saperla usare. Il bambino, nella fiaba, interpreta ruoli, codificando quindi in maniera sempre più complessa le risposte ai bisogno e la scoperta delle proprie risorse.
Ma cosa accade nella psicologia di un soggetto adulto che ascolti una favola "terapeutica"? Sicuramente il narratore ha contestualizzato quel racconto al particolare momento del percorso terapeutico o formativo, alla visione della realtà del soggetto, comprensiva dei suoi problemi, delle sue risorse, e si sviluppa in un linguaggio che tiene conto di quello personale, dei suoi canali percettivi privilegiati, della sua modalità di ricordare e progettare... Ed allora, nella trama che sviluppa quella particolare metafora, essa lavora inducendo un positiva "regressione al servizio dell'Io" -Gill & Brenman. Il processo consiste in un "pescaggio" profondo nella vita remota del soggetto, in aree dove viene superata la censura realizzatasi attraverso le rigide difesa dell' Io, e che comporta che la persona venga indirettamente messo a confronto con la propria vicenda storica. Lo spostamento dell'angolatura della ottica, attraverso la quale ora si è indotti ad osservare la propria vita o un definito evento, supera le resistenze inconscie; quindi, le reazioni emotive come lo stupirsi. il meravigliarsi, il commuoversi nella partecipazione alla trama frantumano i pregiudizi verso la ricostrustruzione di una possibile nuova vicenda. In realtà quello che viene corretto non è il nostro passato, ma l'esperienza emotiva archiviata ad esso e congelata, a parte l'attualità -compromesso "storico"- del sintomo più che visibile, sottile filo rosso direbbe Langs, che riconduce a al vissuto traumatico; o piuttosto a quanto di esso è significato oggi "traumaticamente" dal nostro presente. In un sistema fuori coscienza (Heller, 1982), catene associative si liberano per nuovi legami e schemi di interazione, innescando un processo di creativa ristrutturazione inconscia.
Diversi anni fa, Andrea era rimasto notevolmente impressionato dalla visione del "Gigante di Ferro" ed il giorno dopo elaborò il disegno raffigurato. Anche a me, da piccolo ed ora pure, mi affascinavano i robot, quelli di latta od il Pleo di oggi e rimasi sorpreso dal trovarmi sulla scrivania disegno e relativa didascalia. E' bello poter pensare che un voluminoso e pesante robot di ferro possa volare, come il film descrive e questo doveva aver colpito il bambino. Che ci si possa alzare, nonostante qualsiasi peso, grazie al desiderio. Volare non è mai stato così reale...
Foto: "il Gigante di Ferro", by Andrea
L’Aquilone di Lucrezia nasconde un… Leone
Trovo il tuo disegno non bello, bellissimo; non sfigurerebbe accanto ai quadri di Kandinsky e Mirò che poi sono anche i miei pittori preferiti; gioiosi girotondi di fantasie policrome.
“La vita ti dà tante di queste coincidenze”, lo sai che “Il Re Leone”è uno dei miei film preferiti? Lo so…lo so, sono un pò grande per guardare i film della Disney, ma un capolavoro è un capolavoro e poi l’ho leggevo alle mie bimbe ieri sera, credo per la seicentoventiquattresima volta!
E se vi state chiedendo “...e tutto ciò che c’entra?”, accovacciatevi sulle ginocchia della Fantasia e state ad ascoltare…
Una leggera brezza increspò l’acqua. Quando lo stagno ridivenne immobile, Simba fissò il volto di Mufasa.
“Vedi?” -disse Rafiki- ”Lui vive in te”.
Simba udì una voce chiamare il suo nome, guardò in alto e vide l’immagine di suo padre tra le stelle -nel film la Voce del Re leone Mufasa, che morto parla dal cielo a suo figlio Simba
è quella straordinaria di Vittorio Gassmann, potenza della voce, musica vibrante dell’anima-
“Guarda dentro te stesso, Simba”-disse Mufasa- “Devi prendere il tuo posto nel Cerchio della Vita”: RICORDATI CHI SEI!
La visione sparì, ma ora Simba sapeva cosa fare”.
Sai, Lucrezia, le mie bimbe non hanno mai conosciuto mio padre, il loro nonno; egli è morto prima che nascessero, ma ogni sera quando spunta la prima stella...”dai salutiamo il nonno“- urlano, con quel loro vociare festoso che è solo dei bambini. Loro ci credono, anzi no …..noi ci crediamo. E vogliamo proprio emozionarci senza pudore, senza ritegno… arriva Elton John, con The Circle of Live: ”…ma un bel giorno ti accorgi che esisti…che fai parte del mondo anche tu”.
Grazie Slesia, non ho parole… Credevo sinceramente di aver scritto una stupidaggine e mi ero già pentita di averla inviata, ma mi sono lasciata cadere all’indietro ad occhi chiusi e ho trovato le tue braccia a sostenermi.
Director, Atelier tutto.
mia figlia proprio in questo momento mi porge un biglietto. Ha la forma di cartolina e in bianco e nero c’è disegnato Topolino, che scrive un invito ed è la pubblicità di uno studio fotografico: “Topolino e i suoi amici ti aspettano presso lo studio fotografico…” -segue il nome, si proprio lo stesso nome e cognome del mio adorato "carnefice"!- per la foto di Carnevale, non mancare!”
“…è stato solo un caso!” - strillò Shifu.
“Niente accade per caso…il caso non esiste”- disse sorridendo Maestro Oogway nel film della Dreamworks “Kung Fu Panda”.
“IERI è storia, il DOMANI è un mistero, ma OGGI è un dono, per questo lo chiamamo il Presente”.
venerdì 20 febbraio 2009
Cambiare, rinascere, andare avanti
Giostra Di Galassie Nel Luna Park Dell'Eternità
…”Il bimbo ristette,lo sguardo era triste
gli occhi guardarono cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante:
“mi piaccion le fiabe,raccontane altre”
(F. Guccini, Il vecchio e il bambino”)
C’era una volta un aquilone che aveva Paura di Volare.
Viveva in un posto freddo e ostile, assolutamente bianco,
senza colori. A qualcuno un ghiacciaio potrà sembrare un posto affascinante, ma a lui non piaceva affatto. Ironia della sorte, aveva una “livrea”così sgargiante che nei giorni di sole lo faceva somigliare ad un arcobaleno caduto dal cielo. Lo osservava il cielo, lo osservava giorno e notte, sapeva regalargli ogni volta uno spettacolo diverso, una infinita tavolozza di Colori da mozzare il fiato…
Di giorno una giostra di galassie nel luna park dell’eternità
…la notte. E accidenti, quello era il suo mondo, per quello era nato, ma se ne stava lì, nell’inerzia più assoluta .
Passò il tempo, sbiadirono i suoi colori e non potendo più sopportare la prepotente bellezza del cielo, si convinse di essere veramente un arcobaleno caduto dal cielo…; rinnegando la sua natura volò per sempre nel cielo di ghiaccio della sua …follia.
Pigrizia, paura dell’ovvietà….Qui voglio approfittare del paracadute ed essere libera di esprimermi, un po’ come quel gioco a lasciarsi cadere che ci ha permesso di sperimentare la libertà...domenica, di lasciarsi andare.
E incredibilmente riempiendo le pagine…svuoto la mente.
giovedì 19 febbraio 2009
Questione Di Punti Di Vista
Il granchio: "Beh...un poco a tutto; si ti muovi piano, ma soprattutto quella spirale di casa che hai sopra... è proprio ridicola! Potresti perderla e sentirti nuda; trovarla incastratatra due rocce e non muoverti più, insomma perchè sei così?".
La lumaca di mare prese tempo; in fondo il tempo cosa è se non la pausa tra un incontro e l'altro, poi ribatte: "E tu, granchio, tu che te ne vai spavaldo aprendo le chele e le pinze a dirti forte e sicuro, sotterrandoti lesto o scattando alla vista di predatori e prede perchè sei fatto in quel buffo modo. Hai il problema del riparo, se questo ti occorre in fretta e nessuna presa, pure potente, potrebbe sottrarti ad un pesce vorace".
"Questione di punti di vista" disse il granchio, rammaricato da quella una discussione con una poetessa del mare. Si pulì le grandi pinze con la bocca, emise qualche bollicina dopo il pasto appena ingoiato e pensò che fosse inutile discutere con quella sconosciuta.
Dal canto suo, la lumaca era sgusciata velocemente dalla chiocciola che si portava sulle spalle ed aveva lasciato al povero granchio solo la sua casa e qualche ricordo. Si lasciò carezzare soddisfatta dalla corrente ora più forte e trasportare a circa centocinquanta miglia più in là. Nuovi posti, nuove cose, un mondo nuovo da l e n t a m e n t e guardare. Nella nuova casa color arancio si trovò bene e spedì al granchio anche una cartolina con il migliore paesaggio: "Caro granchio, qui tutto funziona come prima. Spiacente per il tuo stomaco e la fretta che hai avuto, avremmo potuto chiacchierare più a lungo". Firmato Lumaca di Mare
La settimana dopo la consegna della favola, tornò per il consueto appuntamento, era piuttosto peplesso ed esordì dicendo: "Dottore, non credo di averci capito molto...in questa favola; è come se vi fossero molte cose, ma appena mi sembra di averle afferrate, ecco che qualcosa viene e ribalta la mia interpretazione".
"Bene" -risposi io- "questo vorrà senz'altro dire che ci ha lavorato. Ed allora a quale conclusione sei giunto?".
Lui: "Io mi ritrovo in entrambe i personaggi; ma credo che questo sia impossibile, sono così diversi. Non mi schiodo da questa ambiguità?".
"Io credo che tu stai caprendendo molto, ma ancora deve venire alla superficie...Tu pensi che tutto appartenga ad un unico punto di vista. E' perfettamente normale che noi adottiamo il nostro, anche se le cose intorno girano con altre opinioni A volte questo può limitarci" -gli risposi.
E lui lesto, quasi impulsivo: "Vuol dire che io mi stai limitando in qualcosa?". "O che le cose intorno a te ti stiano limitando?" -ribattei- "Come vedi ancora una volta ci sono diversi punti di vista.
"E come uscirne?" -rispose, ancora più imbarazzato.
"Hai detto uscirne? Da dove, Marco?" -io, senza indugiare. Ne seguì una lunga pausa, non proprio tanto lunga come "centocinquanta miglia", ma forse sulla strada per essere percorsa!
Director
mercoledì 18 febbraio 2009
La Trottola Naturale dei Sentimenti: ”io non perdono, non perdono e ...tocco”
“Non me ne frega niente
se anch’io sono sbagliato
spiacere è il mio piacere
io amo essere ODIATO”
L’odio, appunto, il fratello più bastardo della rabbia.
Chi lo ha provato, non lo dimentica perché ti marchia a fuoco.
Può trascinarti in selve oscure…”là dove la diritta via era smarrita”
arma il tuo pensiero e finanche la tua mano;
ma davanti al plotone d’esecuzione non c’è il tuo “nemico”…ci sei tu.
-gli spari sopra sono per noi-
L’odio: un macigno? Una roccia carsica?
No…una bolla di sapone…
Tanta energia per tener coese molecole, che racchiudono il nulla...
Energia sottratta all’entropia del tuo universo interiore.
Basta poco, basta poco:
un padre che per la prima volta ti prende sulle sue ginocchia
e fa sue le tue lacrime;
piange mio padre,
piange per la prima volta e piange per me.
....il ritorno del padre
Il pianto,
molto più che metafora della pioggia,
ma acqua vera che abbevera la nostra Terra interiore,
straziata dai solchi feroci di un‘arsura che pare non avere mai fine.
Abbiamo pianto e pianto tanto io e i miei compagni di viaggio, domenica sera all’atelier.
Quando è partito il brano “The Winner Takes It All“, è successo qualcosa di straordinariamente potente a livello emotivo…oserei dire a livello energetico, che ha coinvolto e stravolto noi e gli “spettatori” in una sorta di rito catartico collettivo.
Se nascendo…si piange
forse…piangendo...si rinasce.
@ Director
Nella sua newsletter, Marjorie J McDonald -una sensibile scrittrice americana che si interessa dii creatività- mi ricorda la potenza delle parole: "Rudyard Kipling (1865-1936) was an English author who said that words are, of course, the most powerful drug used by mankind".
Non basterebbero chissà quanti tomi a redarre tutte le citazioni "importanti" che fanno della scrittura il luogo della coscienza dell'individuo. Dopo il linguaggio, la scrittura ha permesso di meta-categorizzare il pensiero che si evolveva ed ad ogni nuova avventura dell'individuo, essa può accompagnare una nuova elaborazione, comprensione di quanto egli vive.
Sono soddisfatto che tu e gli altri possiate usarla; diverrebbe strano che una "vicenda" come quella del gruppo dell'Atelier non fosse meditata e la scrittura può aiutare moltissimo a farlo. Fa circolare l"energia" di cui tu hai parlato nei tuoi ultimi tuoi post tra tutti, promuove idee e progresso nel percorso drammaterapico; la sottrae a quella "pigrizia" alleata della paura e dell'ovvietà; queste ultime rischiano di consumarla in silenzio, in zone non accessibili della nostra mente; a puntellare negativamente il timore di ricordare, sentire e prevedere -di cui ho parlato negli ultimi post-, destinandola spesso a complessualità e silenziosa sofferenza. Ma anche solo l'inerzia mette paura...perchè essa si descrive tra una forza che sollecita a muoversi ed uno stato di quiete, che quiete non è mai -vedi la gravità!-. La trottola dei sentimenti a cui fai riferimento ci schiaccia, a volte, contro la resistenza del "voler comprendere", anzichè lasciarci travolgere...E' dura! E' la fatica di capire. Ma è una storia per la quale passiamo tutti. Questo, almeno, conforta.
Foto: Galassia Andromeda
martedì 17 febbraio 2009
Nella Dispensa delle Emozioni
@ Maria
La rabbia è una emozione forte che può squassarti la mente e il corpo.
La rabbia e tutti i suoi “fratelli” sono lontani dal mio modo d’essere o meglio credevo che lo fossero..finchè non ho “fatto” mia la rabbia di Carla, moglie e madre, abbandonata da un marito che fa ritorno a casa dopo quindici anni di assenza materiale ed affettiva.
Non sapevo cosa fosse un hypnodramma e oggi forse ne so ancora meno…quello che posso dire
è che la Rabbia di Carla mi ha invaso…completamente.
E’ stato scioccante, perché è stato così reale, così vero che io stessa ho stentato a riconoscermi;
difficile per me imbrigliare nelle parole i cavalli selvaggi delle mie emozioni…ci provo…
E’ come essere stata catapultata in un limbo senza spazio e senza tempo e in questo “non luogo” ho guardato dritto negli occhi la mia rabbia.
Così tanta ce n’è dentro di me? E’ possibile? Io che difficilmente perdo la pazienza; io che detesto la collera degli altri; io che fin da piccola ho fatto mio il finale di una fiaba, una di quelle con la morale …”la collera rimandala sempre a domani”.
Sto aspettando che passi,che i livelli di rabbia nel mio sangue,nella mia mente ritornino alla normalità …a prima della “sbornia”.
Nella dispensa delle mie emozioni, là sotto in quella cantina in cui la ragione non ha accesso, ben allineato insieme a tanti altri barattoli; ce n’è uno sulla cui etichetta c’è scritto “rabbia”.
Non mi ha stupito il fatto che quel barattolo ci sia, ma che esso sia tanto grande.
La riflessione s’impone e chissà forse è…terapeutica.
@ Romeo
Guardo l’orizzonte e sono imprigionato dai miei limiti razionali. Il pensiero che scorre è perché non riesco a vedere e toccare ciò che sento. Poi chiudo gli occhi, riesco a regolare bene il respiro ed ecco comparire dal buio tante stelle . Osservandole non incontro confini spaziali, umani ed emotivi e tutto il mio spirito si libera nell’immensità. Non esistono distanze, ordine e misure. Tutto è affidato a ciò che sento. E’ un’esperienza affascinante: ti stregano con la loro luce intermittente quasi a voler dire qualcosa, ti ricordano forse che loro sono lì ad aspettarti, basta saper arrivarci. E’ sotto la loro luce che la nostra vita scorre sempre più densa.
@ Director
Cyrano de Bergerac
Il coraggio è anche dare la forza a questa ricerca e la drammaterapia scava in noi il posto per questo coraggio, questo rischio.
Foto: Buste de Cyrano de Bergerac à Sannois - Val-d'Oise, France
lunedì 16 febbraio 2009
The Winner Takes It All...
Lascia che sia la sera a spargersi nei viali...questa canzone, sarà un caso sarà voluto che la ritrovi qui, mi è cara come molte altre ultimamente, forse per il semplice motivo che per la prima volta riesca davvero a comprenderne il significato, lascio che sia la musica a parlare per me... perchè io l'ho fatto già, mi lascio cullare dal suo trasporto perchè io sono stanca di cullare... la musica per me è diventato un canale di comunicazione significativo perchè attraverso lei io mi racconto... è esaustiva del mio stato d'animo che ogni parola esplicativa diviene superflua, inadatta , fuoriluogo perfino banale e andrebbe a sminuire il significato di cui impregno ogni canzone... e se al posto della canzone ci fossero i miei pensieri a cui è difficile dare un'ordine razionale per poterli comunicare cosi come sono come la mettiamo? il problema si ripropone sono in deficit...
venerdì 13 febbraio 2009
Stelle, F. Guccini: la girandola degli affetti non curverà mai con l'orizzonte
Quello, imperterrito, ad illudere che il mondo sia tutto qui...si piega durante tutto il giorno, ma al mattino ed alla sera è implacabile, curva se stesso sino a sparire... Tenerezza prima di Galileo, prima di Newton, prima di Heisemberg, prima di Einstein, prima di Hawkins...ma pensandoci bene, ancora più tenerezza verso questo universo dopo, a forma di uovo, a forma di uomo, che vuole sognare il sogno di "rinascere" grazie a lui, di descriversi e prevedersi, perchè anche lui ha paura del caso...E così sembra esserci riuscito: la girandola degli affetti non curverà mai con l'orizzonte. L'universo si stacca da se stesso, procrastina e differisce e spera.
Foto: "L'Orsa Maggiore"
lunedì 9 febbraio 2009
Ore 20,10: Ora c'è un Angelo in più...
Il posto dove gli uomini pensano esistano Angeli deve esistere, anche se nessun sherpa saprebbe condurci sino lassù. Perché di un posto in alto deve trattarsi.
Chi nella vita ha visto con purezza le vicende del mondo merita questa ricompensa di luoghi dove l’aria è leggera ed il vento del tempo soffia senza far scandire alcuna lancetta. Bisogna poter pensare questo, perché conforta la fatica di osservare, invece, come le cose qui a livello del mare -quello dei nostri pensieri- siano tutt’altro che facili, univoche, certe.
Quel posto ora ha un angelo in più. Forse Eluana non ci osserva, ma è così che possiamo osservare lei. Nella sua prima vita –perché la seconda l’hanno scritta più gli altri per lei- era candidata come tutti noi ad essere Angelo e chissà se lo sarebbe mai stata. Sicuramente la sua vita e la possibilità di scegliere, al posto dell’interpretazione altrui, avrebbe valso perdere questa candidatura.
Ma ora è ora e lei non è più. Cominciando a farlo molto tempo fa, ci ha lasciato un lungo tempo per meditare con rispetto il senso di una vita non vissuta. Senza santini od altari giuridici, vive attraverso il nostro pensiero. L’importante è non metterci al posto suo a pensare, metterci al posto suo a vivere, metterci al posto suo a morire.
Restare al nostro posto e lasciarla volare.
Ermanno
Ero spettattore a gennaio...
Foto di Scena da "il fissatigre" 2008, Atelier Drammaterapia Liberamente
domenica 8 febbraio 2009
Salto senza Panico: Suicidio d'Amore
Romeo ha commentato la "Storia che Noi Siamo", nell’aspetto più “energetico” della sua trasformazione-evoluzione: l’amore.
Desidero risponderti Romeo –a te ed a quelli che “viaggiano” con te in questa compagnia- con un testo di Gianna Nannini. Indiscussa la sua forza ed intensità di messaggio, voglio sottolinearne solo un aspetto: nella metafora, questo accostamento del’amore al suicidio.
Se pensiamo che l’amore -lasciando da parte il servizio svolto all’istinto di conservazione della specie- nasce così legato alla fuga dalla morte, ci lascia affascinati e sospesi a pensare questo “cantare”, vita e morte insieme, come a ritrovarne l’intimo senso, la sua primitiva nascita. Che cosa, se non l’amore, lascia liberi con la licenza di pensare, sognare, credere? La sua controfigura, sempre in fallimento, l’odio –ma l’audience va diversamente dalla qualità, lo sappiamo!-, nasce dalla paura di esserne privi, di esserne stati privati o che ne saremo; su questo vive la psicoanalisi ed io per primo. “Prima che questa notte passi invano”... torniamo a quel “toco tu boca” di Cortazar, e prendiamone l’energia che costruisce. L’edifico potrà sembrare a tratti invisibile -come recita Jean Jono “per ogni mattone che si posa, vi è un’ombra di mattone”, lo lessi a 17 anni- ma parlerà prima o poi di sé.
Afferma Cortazar, in Historias de Cronopios y de Famas: “E i gesti dell’amore, questo dolce museo, questa galleria di figure di fumo. Si consoli la tua vanità: la mano di Antonio cercò quel che cerca la tua mano, e né la sua né la tua cercavano qualcosa che non sia già stato trovato fin dall’eternità. Ma le cose invisibili hanno bisogno di incarnarsi, le idee cadono a terra come colombe morte”. Cosa dei nostri progenitori, più poveri di sceinza, più disincantati rispetto all'amore, più disperatamente in cerca di esso?
Alla prossima giornata di Atelier parleremo di Grotowsky e del suo "teatro povero". Non permetteremo mai di spogliarci di quanto ci appartiene, ma sapremo piuttosto pronti a toglierci abiti che possono non servire: un rovesciamento della povertà. Per la Storia, quella grande, posso concedere… è più difficile, ma non facciamone un alibi. Buon lavoro gruppo!
sabato 7 febbraio 2009
La Storia Siamo Noi - Francesco De Gregori
La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso. La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare, questo rumore che rompe il silenzio, questo silenzio così duro da masticare.
E poi ti dicono "Tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera".
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera. Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone, la storia entra dentro le stanze, le brucia, la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere, siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere. E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia) quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare. Quelli che hanno letto milioni di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare, ed è per questo che la storia dà i brividi, perchè nessuno la può fermare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli, siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli, la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.
Selezioniamo troppo spesso la storia e ci selezioniamo dentro di essa. Prendiamo l'alibi che essa sia troppo grande per le nostre calze, riempite dei nostri piedi, per i nostri passi ed utilizziamo questo ragionamento per toglierci anche dalla nostra storia personale. Ambiguamente essendo... L'espropriazione della coscienza di vivere luoghi, tempi, incontri, possibilità, sotto le nostre suola, sopra il nostro cielo. E' come il tradimento che ogni "speranza" -pure buona- cova in sè; quella capacità di differire al futuro, destituendo l'azione di significato e potenza. Ma "la storia non ha nascondigli" e prima o poi ci ritrova vigliacchi, a piangere, desolati a soffrire, poveri a chiedere voce. "La storia siamo noi", il teatro l'ha sempre detto; un tempo, forse, il tempo l'aveva reso imbellettato e pieno di cerimonie questo messaggio, scordandone la matrice originaria,quella della coscienza che si riflette e si fa specchiare in chi ascolta e ...guai a non essere sinceri con se stessi!. Poi, fortunatamente la libertà ha finito di essere solo un vessillo, una bandiera, ma è diventata partecipazione. Fuori dell'orto angusto dei pensieri che cercano solo consolazione, sapremo scegliere le cose importanti che ci confortano. Ed è differente! Niente pezze al culo, pomate antireumi, aspirina a go-gò, e niente impavido brandire il brando!
Solo "autenticità". Certo, nella musica e noi... nel nostro teatro. Director
Foto: Francesco De Gregori
Ciclo di Conferenze-Dibattito 2010, aperte al pubblico
-09 aprile, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio
-07 maggio, La lezione di Grotowsky + Laboratorio
-04 giugno, la Cinematerapia e la Cinema-dramaterapia + Laboratorio
-02 luglio, l'Hypnodrama + Laboratorio: il Ritorno del Padre
(nuova programmazione a settembre)
Gli incontri, aperti su prenotazione, condurranno i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente. I seminari e le conferenze -a carattere educativo e divulgativo - sono indirizzati ad pubblico non professionale, ma anche a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici e psicologi La partecipazione agli incontri è gratuita, su prenotazione alle pagine del sito o telefonando alla segreteria scientifica, tel. 340-3448785 o segnalandosi a info.atelier@dramatherapy.it