@ Director
As mind master of the CDIOT, this gives me the opportunity to open a discussion on the fascinating Mind's Creative Processes and the Theatre. So I invite you to join our community, getting it prestigious, because it will be built with your intuitions and questions, meditation and inner answers. This is the place where you can use the freedom to express your doubts and you ideas, sharing with the others the research of your way. The Mind is a living miracle, available better than we could immagine; the theatre is a powerful tool to get deeply its power! But what beyond our discussions?
Prepare for becoming part of a new way to discuss with your right emisphere.
Explore the real power of hypnosis, dramatherapy and cinema-dramatherapy and get away its magic and false misconceptions.
Work nicely with us to create our friendship and the warmth of our curiosity and mind’s exploration.
Learn, enjoy and get excited!
Help yourself adapt to altering life-style changes..if there’s one constant in our life today it’s change; from every direction and faster than ever.
Let’s make the dream a reality...and much much more! Contact and interface with our staff; psychiatrists and psychologists will help you to get your life better!I’m just looking forward to seeing your messages here!

"It does not take much strength to do things, but it requires great strength to decide on what to do" Elbert Hubbard

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giovedì 31 dicembre 2009

Drammaterapia, lavorare con il dubbio


@ Rosanna (psychology facilitator CDIOT)

Non ci sono parole appropriate per definire le infinite emozioni che hanno vibrato e scosso il mio essere-corpo lunedì scorso..con voi..con tutti quelli che hanno partecipato alla nostra performance, al nostro processo Drammaterapico. Niente poteva trattenermi dall'essere lì, nè suppliche, nè sensi di colpa, nè paura, nè stanchezza... Come mi sono sentita ViVa...libera e vitale..l' ansia, lo stomaco chiuso, i pettegolezzi in bagno tra noi donne, "oddio non ricordo le battute", i preparativi, il trucco.."dov'è il mio copione?"

E poi la piece, la musica, le parole e il gesto furtivo del director che mi avvisava di rivolgermi al pubblico..e con estrema spontaneità come se stessimo lavorando tra di noi, ripeto a voce alta "ah si mi devo girare" ...e come se mi stessi destando da un sogno, mi rendo conto del pubblico....rimango senza parole, il silenzio si impadronisce di me...e miracolosamente come se fossimo legati da fili invisibili, il silenzio si impossessa anche degli altri attori...un silenzio coesivo, un collante che ci teneva uniti e solidali nel comunicare il nostro processo drammaterapico... come in un lungo e vibrante eco che proferiva e palesava il "Noi"....Un Silenzio in cui abbiamo permesso agli spettatori di proiettare le proprie emozioni, di identificarsi con il nostro imbarazzo, con le nostre difficoltà. Li abbiamo incuriositi, confusi, abbiamo gettato il piccolo seme del dubbio, così prezioso, che ciascuno di noi dovrebbe sempre tenere nel proprio giardino, proprio come ci insegna il grande Ionesco.

Abbiamo forse deluso chi si aspettava una performance di attori dilettanti, ma non abbiamo deluso chi con mente aperta ha voluto condividere con noi il nostro processo, "dramma", e non abbiamo di certo deluso chi ha voluto soffrire, ridere e ballare con NOI.
Penso che sia successo qualcosa di speciale al nostro party-drammaterapico; credo che abbiamo dato tanto a noi stessi e al nostro pubblico...Ho visto sguardi interdetti e smarriti negli ospiti; ho visto con commozione il tenero e avvolgente abbraccio di Katia a Gianni, suo marito, dopo la pièce..gli occhi lucidi di Lorenzo il figlio di Tonina e Pino..gli abbracci e gli sguardi complici degli attori..gli interventi e la recitazione a volte affannata del nostro director, che è la struttura portante, sostegno insostituibile e prezioso, ma che è anche capace di partecipare ed essere uno di noi.


Scusate l'attesa del mio pensiero ma la fine dell'anno è per me ricca di travolgimenti importanti che sono avvenuti anche grazie alla vostra presenza e complicità. Un caloroso abbraccio a tutti e in particolar modo a M. Pina che mi ha profondamente commosso per quello che ha scritto nel blog, tanti auguri di fine anno e... grazie, Rosanna

@ Director Train Watching

"Rosanna: Il treno permette i più intensi "ad libidum" che si possano immaginare o volere. Sa sfumare, da quel finestrino, le "figurine" della nostra vita; sa addolcirle, comunque siano state e siano; le ripone delicatamente nell'album della memoria, anche recente, senza danno. Ma può permettere anche uno spettacolo più esaltante, quello di farti passeggiare nella vita degli altri indisturbata...senza che quella persona dopo un poco si interroghi, legittimamente, sul perchè del tuo sguardo, un pò troppo inistente. Dal treno è più semplice. La loro vita -quella degli altri- e lì, affannata nel caricare una valigia...; perplessa nel cercare un binario...; risoluta nel salire, decisi, il predellino e via!
Con voi è stato ancora diverso....Si dà il caso che il treno stesse rallentando e che quindi non fossi preparata a quel gioco da vojeur innocente e curioso e ti fa rispondere silenziosamente su dove ci si trovi e dove si stia andando. E' avvenuto, tutto d'un tratto, l'ho scritto in qualche post fa...Un soffio fumoso sulle rotaie, lo stridore di freni ed accanto sulla pensilina VOI, sempre in arrivo -mi avreste poi spiegato- e sempre in partenza. Voi a recitare impudicamente la vostra vita, colorandola con le luci del palco, povere -è vero, lo vuole Grotowsky-, ma così "arlecchino" della vostra fantasia. Mi avete affascinato, ragazze, ragazzi: lavoravate con il dubbio. E questo è davvero incredibile! E senza confonderlo con quel comprensibile disagio di essere davvero dubbiosi di far bene la propria parte! Sono scesa a quella stazione non prevista e continuo a seguirvi. So che avete convinto anche il capotreno ad essere il vostro Capo-Compagnia. Ed ora mi spiego perchè sia così ossessionato dalla puntualità, degli arrivi-partenze e di quelle della "presenza", cosa ben più nobile ed anche invisibile.
Ora viaggio anche con voi. Un bell'acquisto -che ne dite?- per una anno che volge alla sua fine?  Bon Voyage! Rosanna"
Director

mercoledì 10 giugno 2009

Dramatherapy, W Berenger! Ti ho amato, ti ho vissuto, che bello giocare con te!

@ Il Capitano
su Dramatherapy: Rhinoceros Outbreak, the Dream of a False Freedom

Tanta ragione c’è nelle tue parole, tanta consapevolezza e condivisione nei tuoi pensieri.
Personalmente ritengo che “vivere” sia quanto di più difficile ed entusiasmante l’uomo possa fare e “consciamente concepire” nel breve attraversare le strade del mondo, della storia, del tempo. Di ogni momento se in quel momento è racchiuso il “tutto”.
Si, vivere, e non respirare. Vivere e non sopravvivere. Vivere e non solo… vivere.
Perché in quel verbo, quello con la V maiuscola, c’è l’unica, profonda, riconoscibile essenza del nostro essere.. qui! Le impronte del nostro passaggio. La spiegazione della presenza. L’eternità.
Un giorno vissuto, vivrà in eterno.
Un amore vissuto vivrà in eterno.
Una vita vissuta, posseduta, amata, condivisa, rispettata ma condotta con decisione ed entusiasmo -nella sua meravigliosa unicità– verso il sogno più ardito o la certezza più appagante (perché non v’è differenza) vivrà in eterno.

Nelle idee, nei ricordi, negli affetti che non temono il silenzio. Nelle parole che attraversano gli spazi, il tempo, la stupida paura della materia che si distrugge. In ciò che si è fatto, giusto o sbagliato che sia, ma specchio e autentica visione di una coscienza libera, orgogliosa, anche di sbagliare. Perché questo tempo non perdona gli sbagli, caro amico mio. L’uomo non perdona più se stesso, la sua imperdonabile immobilità mentale, vittima atrofica dell’uniformità che consola, ed emulsiona il dolore. Non perdona l’idea dell’uguaglianza e della diversità. O peggio e sempre più spesso non ne riconosce la differenza e non sa dunque comprenderne felice l’una… accettarne con gioia l’altra. Ecco dunque mandrie allo sbando, rinoceronti impazziti e furiosi che invadono piazze e coscienze, devastando tutto quello che trovano al passaggio, con la forza brutale ed oppressiva degli slogan e della catalogazione. Il pensiero, non più e giammai espressione dell’essere, ma istinto ed ingegno al subdolo benessere del branco. Li dove l’animale si sente protetto. Parte di più solitudini che vicine si sostengono, parte di qualcosa, indefinito semmai, ma meglio che di se stesso. Depauperato della sacra linfa. Si, Gianni, questa è paura di vivere, perché vivere è anche accettare di ritrovarsi “fuori” dal branco, dove è più difficile difendersi. Questa è paura di trovarsi un bel giorno soli con se stessi ed accorgersi del vuoto intrappolato nella pelle. “L’insostenibile leggerezza dell’essere” gridava Kundera. Tanto insostenibile quanto vittima dei propri mali.

La rinocerontite cura amico mio. Potrai ferito nell’orgoglio, disconoscere le mie parole e potrai farlo come io ho fatto prime di te, ma accorgerti che la rinocerontite è intorno a te tutti i giorni come un vaccino universale che guarisce e protegge. Tanto quanto l’indifferenza, le dittature, le repressioni, le malattie indotte, la fame procurata, i diritti calpestati, i disboscamenti autorizzati, le guerre sante, ed ogni altro crimine compiuto in nome del progresso e del benessere comune. La rinocerontite sta nel silenzio del mondo e nell’omertà degli esseri umani, nell’accettazione di catene e prigioni invisibili che ci legano al più forte -il capo branco- e nel riconoscerlo come tale, nel seguirlo a testa bassa ovunque abbia deciso di condurci. Fosse anche la morte, morte sia!

Poveri. Povero lo spirito che non vede. Povero lo spirito che vede e non parla. Disperato lo spirito che parla e non viene ascoltato. Viva Berenger e tutti i Berenger della storia che nonostante tutto hanno alla fine imbracciato il fucile e difeso qualcosa che valeva la pena veramente difendere. La propria voce tra tutte le voci. La propria idea tra tutte le idee, la propria vita ineguagliabile inimitabile meravigliosamente unica tra tutte le vite. Ed hanno scelto di rimanere…uomini. Liberi.

Prendiamolo quel giocattolo Gianni, amico mio, ammiriamolo nella sua bellezza, entusiasmiamoci per la sua perfezione, lasciamoci prendere dall’euforia e dalla sana pazzia di condividerne e comprenderne i meccanismi perfetti. Accettiamo l’idea che un giorno si romperà, che saremo noi stessi a romperlo, che dovremo essere noi un giorno a guardarlo ormai logoro e disfatto tra le mani ma consapevoli e felici di dire ti ho amato, ti ho vissuto, che bello è stato giocare con te! Quello ne sono certo sarà un Gran Giorno.
Buona vita, compagni di viaggio.

domenica 7 giugno 2009

Dramatherapy: a bit of rest for our Mind

La Mente deve lavorare bene e per farlo ha bisogno di momenti di autentico "rest", non solo degli occhi ma anche dell'anima. Berenger ci ha tuffati nel "drama" dell' uomo che cerca risposte e soluzioni alla propria natura. Problema insolvibile, che si riduce alla tautologia del cercarci mentre siamo, ma tuttavia ci realizza nel percorso.
Un soffio di vento che solleva qualche nota e dà momentanea tregua alla nostra speculazione drammaterapica. Due brani musicali ben arrangiati, non c'è che dire! Facciamoci spolverare la mente da essi, mentre l'inconscio riposa e lavora.
Let you enjoy them! Director







Movie: LOVE STORY (Taylor Swift) meets VIVA LA VIDA (Coldplay), arrangiamento di Jon Schmidt

mercoledì 22 aprile 2009

EARTH DAY


Questo nuvoloso mondo e gremito di pensieri continua a girare in tondo. E’ questo che sfuma le tue idee e solleva la polvere con il vento. Dietro ed accanto ad alcuni portoni i fumi delle caldaie, le nebbie che si bastano non viste, l’identico suono dei passi quando ti senti padrone di tutto sul ponte della notte che avanza. Questo nuvoloso mondo sbiadisce le storie, mentre tu le sostieni e suggerisce stanchezza alle tue mani. Asseconda il suo giro, perché la scorciatoia non passa per alcun luogo. La civetta ha sospettato il tuo passaggio ed ha smesso di cantare alla luna. Rallegrati di essere visto nel buio. Stai camminando tra veli e passaggi di altre persone. Questo nuvoloso mondo ti scuote di suoni e tu gli fai eco con il tuo tamburo”.

Rony si girò di scatto, un rumore di serpente lo aveva distratto dalle parole del suo accompagnatore, dimenticando del tutto che, fermo, non sarebbe mai stato morso. Quando tornò a guardare, l’altro era sparito. Questo fanno le domande, anche se le hai solo pensate e cerchi una risposta. Riducono in polvere le stelle e le energie. Una domanda può inchiodarti senza perdono, più della risposta temuta. Per questo, Louis Carlos era improvvisamente scomparso ed a chiedersi dove fosse, sarebbe stato tentare di far girare il mondo all’incontrario. Allora egli assunse la giusta postura; immaginò i piedi nudi sulla terra come larghe impronte di artigli e spinse contro il vento che non c’èra, per far girare più presto la terra. Cambiò direzione e questa volta le sue mani erano ucini conficcati nell’aria a tirare in avanti il mondo. Raccolse nel pugno qualche pietra e del terriccio rossastro e strinse le dita. Poi iniziò a piangere.

Pieno di cicatrici si svegliò anche lui, allargando le braccia di rami e di fiori, soffiando brina e luce. Questo nuvoloso mondo. E' come la pelle di una madre che pizzicata non sente dolore e lascia fare, sa che cresceremo e torneremo a sospettare anche noi nella notte.
Music: You raise me up, by Westlife

domenica 12 aprile 2009

Sono Seduta...ti aspetto...


@ Elea

Oggi sono uscita ed ho comprato una scatola di colori brillanti, decisi, vivi. Ho una scatola di colori, alcuni molto caldi, altri freddi. Ho tolto il rosso per il sangue dei feriti. Il nero per il pianto. Il bianco per le mani ed il volto dei morti. Il giallo per la sabbia sgretolata. Ho tenuto l'arancione per la gioia della vita ed il verde per i germogli e i nidi ed il celeste per i cieli chiari e spendenti ed il blu per il sogno ed il riposo. Sono seduta...ti aspetto...

Foto: Dramatherapy Colours, by E. Gioacchini, April 2009

venerdì 10 aprile 2009

Terremoto, Guerra e Pasqua


Che sia laica o religiosa la tua Pasqua, essa è rito dell'uomo intorno all'invisibile, al mistero, alla rinascita. Piega la tua testa e sii veloce prima che la terra tremi ed obblighi a piegarla nel dolore. Così raccolto starai al sicuro.
Dicono sotto ad un tavolo si è sicuri. Di sotto ad un tavolo ricordo mio nonno materno, immagine cara e lontanissima, ma stavo giocando lontano dai rumori della guerra o della tragedia sopra l'uomo che sempre ritorna.
Torna a giocare, ed alzerai la testa per vedere i campi d'oro, dove nulla si perde.

Agli allievi, ai collaboratori, agli amici questo Atelier augura una Pasqua di Spirito e reale Progresso. Tre brani che reputo stupendi. Director


Jal - Earthquake Song - Ik Din Qualche anno fa un terremoto sconvolse in Pakistan la regione di Ramzan. Una musica senza padroni. Come uguali appaiono le cose quando la terra trema.

Sting - Shape Of My Heart Un suggestivo Sting che fa dimenticare il falso potere di alcune cose...

Eva Cassidy Fields Of Gold @ Blues Alley Una Eva Cassidy, 1996, totalmente lirica. Conosciamo ilbrano nella versione più famosa di Sting, ma questa la precede nel tempo.

martedì 7 aprile 2009

TERREMOTO

Quando il mondo trema, credo ci si trovi in bilico sull’esistenza, non solo in pericolo di vita. Un segnale profondo nasce da dentro, dove la nuda terra che ti ha generato ti può ringhiottire insieme al tuo piccolo branco, la paura dell’animale che non puoi nascondere. E sopra quello, l’improvvisa negazione della tua costruzione, fatta di comunità, di volti, del senso nella pausa tra un inizio che ha visto testimoni solo gli altri ed una fine che ti avrà unico attore, comunque avvenga. Il terrore più arcaico è sempre scritto dentro, e nelle vicende dolorose di chi lo sperimenta può ridistribuire le nostre ragioni ed i nostri torti, sottrarvi verità e restituire dialogo.

Ho cercato di leggere nel volto televisivo dell’anziana, vecchia, vecchissima signora salvata nella barricata delle macerie, per la quale il tempo che passava… che senso volgare poteva mai avere; piuttosto potevano scandirlo le lancette più lunghe dei suoi ferri su un uncinetto, maglia crudele di un presente intorno a lei, ma conforto pieno di valore per la sua intera vita.
Voglio un po’ di freddo, un po’ di polvere, un po’ di buio, voglio dimenticare che posso deciderli, attenderli, controllarli e farli finire.


Che ridicola illusione eppure che magnifica speranza, quella che un edificio possa competere nell’inconciliabile distanza tra cielo e terra, eppure le nostre mani, spesso a forma di ali, hanno proprio in questo slancio generato un pensiero che ora mi fa sottrarre parole, riempito solo di emozione.

sabato 7 marzo 2009

Mozart avrebbe composto a cinque anni se...


@ Maria
a proposito di …”buono/cattivo:ma mi faccia il piacere

Questa pagina di “Libera..mente” mi ha fatto “lavorare” parecchio. Mi ha colpita il discorso sulle tre coordinate: luogo, spazio, persone incontrate…E mi ha davvero colpito come un pugno nello stomaco.
Inevitabilmente mi sono chiesta:nel piano Cartesiano della mia esistenza quale sarebbe stata la “Curva” della mia vita se qualcuna o tutte quelle coordinate fossero cambiate? Per certi aspetti mi ha creato un pò di sofferenza; era parecchio che non mi arrovellavo la mente con quelle domande trabocchetto:
”E se…?”
”E se invece…?”
Ho buttato via parecchia vita impantanata in un passato che non è più o proiettata in un futuro che ancora non è. C’è stato un tempo in cui ero ferocemente attaccata alla convinzione che ci fosse un determinismo biologico a indirizzare la nostra vita. Nella grande stanza dei bottoni -il nostro patrimonio genetico-, a seconda di quali e quanti si accendono –geni- e dalla loro interazione, dipende la nostra vita.
Così ti dicono che sei nata con quel brutto carattere o che sarà inevitabile che avrai quella malattia perché ...è tutto già scritto! Già, e allora a che serve darsi da fare?A che serve trovare in sé nuove risorse? A che serve rialzarsi? E poi –diciamocelo-, è molto più comodo credere che i giochi siano stati fatti! Meglio se il carro dell’esistenza lo traina qualcun altro, no?
Eppure siamo ancora lontani dal comprendere chi o che cosa è in grado di accendere quei “bottoni”. Milioni e milioni di informazioni inespresse; ma la Natura non segue la legge dello spreco…e allora conta di più la genetica o l’ambiente?
Mozart avrebbe composto a 5 anni se fosse vissuto in una delle tante case dell’epoca in cui di pianoforti non c’era neppure l’ombra?
Allora tutto si può riscrivere….ci si rimette al pianoforte della nostra vita e si prova e si riprova
finché la Musica è quella che abbiamo nelle orecchie; nel cervello e nel cuore.
né UNO…né…NESSUNO…
ma CENTOMILA….forse, questo siamo.

Music: "Sonata in C Major K. 330", 3rd Movement, Mozart, esecutore Horowitz, Moscow 1886
Mozart era in un tour concertistico a Parigi, durante il mese di marzo a settembre del 1778 e lì lo raggiunse la notizia della morte della madre, il 3 luglio. La Sonata Minore K. 310 venne scritta a Parigi durante l'estate dello stesso anno. Le tre sonate K. 330-332, a lungo considerate di quel periodo, probabilmente furono più tardive (nel 1781-83 a Vienna o Salisburgo). Costituiscono tra le più popolari opere per pianoforte.

venerdì 6 marzo 2009

...a proposito di "Panico: vorrei uccidere questa strega"

@ ....

Carissima ...

Eh, come ti capisco. Quando ero ancora in 'pieno' Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC), il Director organizzo’ uno stage con un gruppo di pazienti. Facevamo un po’ di ginnastica, un po’ di yoga (con Flavia), e un po’ di autoipnosi con il Director. Tecniche di respirazione…sembra semplice!! Poi torni a casa, ti rimetti a fare la tua vita normale e cosi’, all’improvviso, ti cominciano a venire degli strani attachi di panico. Il Director ti dice che, per la mia sintomatologia, io non dovrei avere attacchi di panico; allora sono un bluff…ma intanto mi vengono. Quando vai in cura per il DOC, non curi, ovviamente, solo i sintomi, ma, piu’ in profondita’, il tuo modo di relazionarti con il mondo. Qualcosa di veramente profondo, di veramente tuo, di veramente TU, viene ‘smosso’ e, un pezzo alla volta, ‘rimosso’. Ma il disturbo -e i sintomi- non sono una cosa esterna, SEI TU!! Allora, rimossa tutta ‘sta roba, che resta? Quale sei tu? CHI sei tu senza le compulsioni, senza la paura, senza le cose che ti girano in testa over and over again? Confusione, paura, panico e, appunto, attacchi di panico. Io sono la bimba piccola che vuole mamma, che vuole essere amata, consolata -viziata!- e looked after. Sapete la canzone di Vasco Rossi La Favola Antica?

Parlava di una bambina bionda / che non voleva dormire da sola / e la sua mamma poverina / doveva starle sempre vicina / un giorno venne una bella signora / tutta vestita di luce viola / prese la mamma per la mano / e la portò lontano lontano

Mia mamma e io eravamo in simbiosi e quando il Director mi ha fatto sentire questa canzone, un po’ dopo che mia mamma era morta, Dio quando l’ho odiato! Mi dice: “reality check”. Alla faccia del reality check, ancora piango! Poi la canzone continua...


...la bimba pianse 100 sere / poi si stancò / e si addormentò / Quando il mattino la venne a svegliare / con un bellissimo raggio di sole / vide la mamma poverina / che sotto un albero dormiva / e la signora vestita di viola / disse "non devi più avere paura... di restare sola"

E questo, si’, funziona nella canzone, ma nella vita, eh, e’ tutta un’altra storia. Si’, Vasco finisce dicendo -C'era una volta una favola antica / […] / e per non essere dimenticata / diventò vera... / diventò! oh oh oh! ....la vita! Ma non e’ cosi’ semplice. Te lo possono dire in tutte le lingue del mondo che “non devi piu’ avere paura di restare sola”, ma e -mentre scrivo mi scorrono lacrime lungo le guance- e sono in ufficio... se non lo vuoi sentire non lo senti e passi il resto della vita a cercare sempre una ‘mamma’ (compagno/a di vita) che ti stia “sempre vicina”. Inutile dirlo, non funziona. Non funziona perche’ la mamma vera, almeno nel mio caso, era tutto quello che volevo e tutto quello che odiavo. Eravamo una cosa sola, ma litigavamo continuamente. Ne ricevevo un amore infinito e illimitato, ma ne ero anche sempre giudicata e criticata. Naturalmente, quando una mia situazione sentimentale si stabilizza, io ricreo lo stesso rapporto: amo il mio compagno/a, ma ci litigo tutto il tempo e lo/a giudico e critico; come per dare loro lo stesso amore che mi dava mamma. Evitare che succeda cosi’? E come si fa? Io mica lo faccio apposta, e’ che spontaneamente i miei rapporti prendono quella via. Poi -sempre nella mia esperienza- la mamma fa quello che vuoi tu, ti accontenta sempre, ha sempre te al centro del mondo. In un rapporto adulto l’altra persona e’, appunto, ‘altra’. Ha idee, interessi, modi di fare le cose e priorita’ nella sua vita che non sono sempre le stesse tue e che non sono 24 ore al giorno…TU! Da un’amicizia importante lo accetti, loro hanno la loro vita, ma dalla persona con cui vivi no: TU dovresti essere la loro vita. Come era per mamma. Sorpresa che i miei rapporti finora non abbiano funzionato? No, lo so, non dovrei essere sorpresa. Eppure da sola non ci voglio stare. Non me ne frega niente di quello che dice la “signora vestita di viola”, io la “paura di restare sola” ce l’ho e come! Ed e’ per reprimere questa paura che infilo un rapporto dietro l’alto. Ne escono rapporti importanti, come gli ultimi due (uno ancora in piedi…be’, no, in ginocchio, al momento), ma che alla lunga non funzionano, non durano, perche’ l’altro si sente aggredito, controllato, attaccato. Eppure uscirne o anche solo accettare che possano finire e’ un’idea che, anche solo come idea, fa troppo male. E poi chi mi vuole bene? E poi chi c’e’ la sera quando torno a casa e voglio essere ascoltata e coccolata? E poi con chi faccio le cose, sia quelle di tutti i giorni che le cose piu’ importanti. Insomma, con chi condivido la vita? Perche’, se la vivo solo per me e con me -e ora qui non sto considerando gli amici che nella mia esistenza sono fondamentali e sono l’aria che respiro-, non basta. Non e’, non sono, io, un motivo necessario e sufficiente.


@ Director

Anche tu non sei "anonima", ci conosciamo tutti e ti sei firmata, ma il nome è una cosa molto importante, così come il nickname che vi chiedo di creare al primo incontro nell'atelier... Il nome è quella cosa che ti comprende e che tu dici non bastarti...
Certamente ricordo tutto; e potrei ricordarti che a volte possiamo vedere solo come stiamo e non come saremmo potuti essere, ora, senza l'ascolto magari di un brano...ma potrebbe diventare l'indiretto appunto a te, carissima, nella terribile schiacciante ed anche falsa equazione del dividersi ragioni, torti, responsabilità, meriti, vuoti e pieni. E potresti credermi, a torto, più forte.

So che tu hai lavorato e stai lavorando e questo porta con se il problema della solitudine, se non si condivide la fatica, almeno in qualche sosta, durante il percorso...

Coraggiosa la tua denuncia, vera ed in questo senso dico bella. Può risolvere? Certamente no! Le risposte, fanciulla cresciuta e cara che conosco molto bene, sono processuali; hanno bisogno di piccole morti per differire, per il possibile, lo spettro di quella vera che dorme dentro d noi; dove ci accorgiamo che è utile a volte rinunciare, differire, mettere noi stessi al posto del peluche e teneramente -direbbe Karen Horney- diventare una "tenera madre" per noi stessi. Una funzione irrinunciabile, indifferibile, unica...hai ragione tu. Anche questo ti dissi... Grazie, firmato, Quel-Terapeuta

Music: "Favola Antica", tratto dall'Album "Canzoni per me", 1998
Foto: "Cigno", Villa Borghese, 2005

venerdì 13 febbraio 2009

Stelle, F. Guccini: la girandola degli affetti non curverà mai con l'orizzonte


Piccoli, grandi....poco, tanto...la girandola degli affetti non curverà mai con l'orizzonte.
Quello, imperterrito, ad illudere che il mondo sia tutto qui...si piega durante tutto il giorno, ma al mattino ed alla sera è implacabile, curva se stesso sino a sparire... Tenerezza prima di Galileo, prima di Newton, prima di Heisemberg, prima di Einstein, prima di Hawkins...ma pensandoci bene, ancora più tenerezza verso questo universo dopo, a forma di uovo, a forma di uomo, che vuole sognare il sogno di "rinascere" grazie a lui, di descriversi e prevedersi, perchè anche lui ha paura del caso...E così sembra esserci riuscito: la girandola degli affetti non curverà mai con l'orizzonte. L'universo si stacca da se stesso, procrastina e differisce e spera.

Domenica, l'Atelier partirà dai primi istanti di origine dell'universo, per dispiegarsi durante tutto il giorno, piegando anche il tempo...Gli uomini lo capirono tanto tempo fa...e trasformarono il piegare il tempo -perchè osservato...che l'istante ed il luogo nulla dicono di ciò che è prima e di ciò che è dopo- in "impiegare". Impiegheremo un giorno a tornare al punto di partenza. Che il viaggio....non sia finito.

Galileo:"Quello che...osservammo e' l'essenza o materia della Via Lattea, la quale attraverso il cannocchiale si puo' vedere in modo cosi' evidente che tutte le discussioni, per tanti secoli cruccio dei filosofi, si dissipano con la certezza della sensata esperienza... La Galassia infatti non e' altro che un ammasso di innumerabili stelle disseminate a mucchi; che' in qualunque parte di essa si diriga il cannocchiale, subito si offre alla vista un grandissimo numero di stelle".

Foto: "L'Orsa Maggiore"

domenica 8 febbraio 2009

Salto senza Panico: Suicidio d'Amore


Lascia che sia la sera a spargersi nei viali/ Mentre mi volto indietro e svuoto la valigia/ Rimangono i capelli, le punte fragili/ E gli occhi rossi rossi contro vento/ Angelo mio saltiamo/ in fondo al buio andiamo/ cadendo giù per sempre liberi/ Angelo mio saltiamo/ Spaccami il cuore piano/ Portami ovunque senza andare via/ Basterà/ Abbracciami/ niente ci può sciogliere/ Ancora i tuoi sospiri le notti a ridere/ Lascia che sia la sera a farci illudere/ Prima che passi questa notte invano/ Angelo mio saltiamo/ In fondo al buio andiamo/ Cadendo giù per sempre liberi/ Amore mio ti amo/ Spaccami il cuore piano/ Solo uno sguardo prima di andar via/ Basterà/ Abbracciami/ Ci troverà la sera/ Ci troverà la sera/ Ci troverà insieme.

Romeo ha commentato la "Storia che Noi Siamo", nell’aspetto più “energetico” della sua trasformazione-evoluzione: l’amore.
Desidero risponderti Romeo –a te ed a quelli che “viaggiano” con te in questa compagnia- con un testo di Gianna Nannini. Indiscussa la sua forza ed intensità di messaggio, voglio sottolinearne solo un aspetto: nella metafora, questo accostamento del’amore al suicidio.
Se pensiamo che l’amore -lasciando da parte il servizio svolto all’istinto di conservazione della specie- nasce così legato alla fuga dalla morte, ci lascia affascinati e sospesi a pensare questo “cantare”, vita e morte insieme, come a ritrovarne l’intimo senso, la sua primitiva nascita. Che cosa, se non l’amore, lascia liberi con la licenza di pensare, sognare, credere? La sua controfigura, sempre in fallimento, l’odio –ma l’audience va diversamente dalla qualità, lo sappiamo!-, nasce dalla paura di esserne privi, di esserne stati privati o che ne saremo; su questo vive la psicoanalisi ed io per primo. “Prima che questa notte passi invano”... torniamo a quel “toco tu boca” di Cortazar, e prendiamone l’energia che costruisce. L’edifico potrà sembrare a tratti invisibile -come recita Jean Jono “per ogni mattone che si posa, vi è un’ombra di mattone”, lo lessi a 17 anni- ma parlerà prima o poi di sé.

l’amore è lo stato in cui l’uomo vede le cose diverse da come sono” -Nietzsche-, ma noi siamo dell’idea che non si possa mai sacrificare l’amore come tributo alla conoscenza. La ricerca del proprio “senso”, su cui tanto abbiamo dibattuto, esula dalla conoscenza dell’anima razionale. Eistein è con noi quando afferma, con importante responsabilità, che la fantasia sia mille volte più importante della scienza. Quest’ultima, piuttosto, è connaturata alla nostra natura “curiosa”, per timore, per istinto di sopravvivenza, ma comunque curiosa di comprendersi, certo non in debito con un destino!

Afferma Cortazar, in Historias de Cronopios y de Famas: “E i gesti dell’amore, questo dolce museo, questa galleria di figure di fumo. Si consoli la tua vanità: la mano di Antonio cercò quel che cerca la tua mano, e né la sua né la tua cercavano qualcosa che non sia già stato trovato fin dall’eternità. Ma le cose invisibili hanno bisogno di incarnarsi, le idee cadono a terra come colombe morte”. Cosa dei nostri progenitori, più poveri di sceinza, più disincantati rispetto all'amore, più disperatamente in cerca di esso?

Alla prossima giornata di Atelier parleremo di Grotowsky e del suo "teatro povero". Non permetteremo mai di spogliarci di quanto ci appartiene, ma sapremo piuttosto pronti a toglierci abiti che possono non servire: un rovesciamento della povertà. Per la Storia, quella grande, posso concedere… è più difficile, ma non facciamone un alibi. Buon lavoro gruppo!

Foto: Gianna Nannini, "Suicidio d'Amore"2007

sabato 7 febbraio 2009

ELVIS PRESLEY - MY WAY







What's your way?
Only sincere answers will be accepted...

Foto: Elvis Presley- 1º Show trasmesso via satellite (1973)

mercoledì 4 febbraio 2009

Panico e Guerra: lettura per iniziati?


La guerra fuori e dentro le persone; diversi i teatri e gli sconvolgimenti, unica la coscienza che li osserva. L'attuale scenario dei conflitti bellici, economici e sociali, costituisce un "pabulum" ideale per l'incremento dell'aggressivita; ha un ruolo intensamente destabilizzante non solo sul nostro stile di vita, ma soprattutto sulla nostra vita mentale.

Leggo fugacemente una notizia già ascoltata al notiziario radio; è il 2 febbraio e l'agenzia ANSA, lapidaria, incide la cronica rosso sangue di un attentato avvenuto a Tirin Kot, capoluogo della provincia meridionale di Uruzgan. "Almeno 18 poliziotti afghani sono rimasti uccisi quando un kamikaze si e' fatto esplodere in una stazione di polizia nel sud Afghanistan". Molti altri i feriti. Mi chiedo subito quanto ferita resti la nostra memoria, così sollecitata da un continuo bollettino di guerra.
E' il 4 febbraio, i
giornali riportano la notizia di un ennesimo missile Grad lanciato dalla striscia di Gaza verso il Sud di Israele. Sfortunato il missile, più fortunata la popolazione che, questa volta, risulta indenne. Ma l'immediata rappresaglia israeliana non si fa aspettare e reagisce. Una tregua sempre più in bilico.

Se si ha un poco di tempo in più per scorrere le varie rubriche, si trova lo stupro quotidiano, la violenza sul minore, la violenza dei minori, l'ennesimo attacco informatico al mondo della finanza, non può mancare la previsione catastrofica di quello che sarà l'economia nei prossimi anni, mentre nel Congo continua silenzioso il terribile esodo dei dannati del Kivu. A salvare da questa lettura a poco serve la pur incoraggiante battuta di un celebre fisico del secolo scorso, Niels Bohr: "La predizione è molto difficile, specie se riguarda il futuro!". Il mondo ha terrore e produce terrore. E' una spirale che dura da sempre, tanto massiccia è la proiezione del nostro istinto di vita e di morte, forse commenterebbe Freud, senza tuttavia riuscire a risolvere il problema...

Qualcuno dei giovani che incontro nel mio studio, viene chiedendo soccorso per un panico del quale non sa trovare una ragione; ma, nello stesso tempo, un altro giovane si sta preparando al tuffo oltre quello, per farsi esplodere. Sono contraddizioni che stridono alla nostra intelligenza e coscienza, ma il suono di questo attrito è così poco "rumoroso" e non riesce -anche quello- a cambiare le cose... Eppure sono avvenimenti, planetari e privati che dovrebbero far riflettere; ma poi, anche lì, dove vi sono le stanze dei comandi e bottoni, ancora una volta quegli istinti, travestiti da "potere", "ragion politica", interesse nazionale" ecc ecc..., impediscono di cambiare le cose.Tutto questo incide non solo pragmaticamente sulla nostra vita, ma vi è una subdola azione negativa, difficile da misurare, i cui effetti però sono persino riscontrabili nei nostri pazienti.

Dico sempre al mio paziente o all'attore -se ci troviamo nel laboratorio di drammaterapia- che nel suo Io più profondo eppure "le cose possono cambiare". E' un percorso misterioso, accidentato, fatto di scoperte, regressi, anticipi ed a volte "false guarigioni", ma che promette di poter essere fatto e portare fuori dal vortice del "disimpegno", della "disattenzione", del letargo nella nostra coscienza. Il panico deve essere ascoltato. Non uso facilmente il verbo "dovere", anche se i "doveri" esistono. Troppo a lungo, a braccetto della pedagogia fasulla o della demagogia spietata, ha addormentato le coscienze nell'obbedienza. Non serve fare esempi. Ma in questo caso, se non si vuol spendere mesi ed anni per risolvere il problema, DEVE essere ascoltato. E le cuffie sono speciali. I rumori e le voci del mondo si prestano troppo bene a distrarre ed impigrire l'impegno del "coraggio", la forza del "rischio", l'incognita dell'"esplorazione". Senza eroismi; quelli appartengono piuttosto agli esempi appena riportati in cronaca; l'ascolto di se stessi, piuttosto che l'accanita domanda, pure legittima, "perchè sta accadendo proprio a me". La comprensibile iniziale mancanza di risposte aggrava il circuito della paura e tu, senza appigli, rimani attaccato al vortice del panico, alle cime di un barca che sta affondando,così paradossalmente trattenendolo addosso a te stesso.Non sappiamo quali fattori potranno fermare la spirale di insicurezza che questo clima di globalizzante relativismo ha creato.

Coscienze più mature e cresciute nella comprensione dei fenomeni e paradossalmente più incapaci di governarli. Le istituzioni debbono farsi garanti di questa riflessione che trova gli adolescenti sempre più eccitati dalla tecnologia, ma sprovvisti delle buone storie che gli adulti non riescono a trascrivere per loro; con un immaginario rinchiuso in cantina, a paventare mostri, perchè sostituito dalla pletora iconografica del digitale. L'overdose del gioco elettronico -più subdola di quella delle droghe- non va misurata solo nell'influenza negativa sul singolo, ma vista come fenomeno che aliena la comunicazione sociale e riduce drasticamente la capacità simbolica dell'individuo. L'onirico rischia di popolarsi di fantasmi e la nostra, la loro capacità di sognare... di atrofizzarsi. "Una società di persone che non sognano non potrebbe esistere. Sarebbero morti in due settimane" sentenzia William Burroughs e lo sforzo nelle aule di scuola, nei nostri studi medici e vorrei dire...anche nei tribunali è di leggere dietro molta apparente guerra, la richiesta di sogno che fanno le persone, gli adolescenti. Con loro vive la memoria di quanto siamo stati e dunque la legittima speranza di correggere la realtà."C'è nei sogni, specialmente in quelli più generosi, una qualità impulsiva e compromettente che spesso travolge anche coloro che vorrebbero mantenerli confinati nel limbo innocuo della più inerte fantasia" (A. Moravia)

Tre anni fa: un ragazzo meraviglioso, pieno di forza, che tuttavia non sapeva dove dirigere, che chiameremo "Rodolfo" -perchè nei panni di quel personaggio interpretava le piece darammaterapiche-...e poi, ad un certo punto lo scritto che segue. Gli avevo chiesto: "Rodolfo, libera la tua mente su spazi più ampi del tuo piccolo/grande timore, piccola/grande speranza, lascia interpretare al tuo inconscio il sogno di quelle e scrivi qualcosa che con te abbia un profondo senso, tutto privato, tutto tuo. Lo leggerò, senza interpretare -anche l'interpretazione a volte ha la sua arroganza-. In questo caso non servirebbe farlo". E..Rodolfo mi scrisse qualcosa di molto strano e bello, apparentemente lontano dalla sua anima, ma che in quella trovava tuttavia senso. Ora lo ri-do questo scritto -si certo sorrido anche...Rodolfo ha fatto la sua strada- alla compagnia, come riflessione possibile su quanto dentro di noi può essere scritto, senza che ne siamo consapevoli ed utilizzato, a volerlo fare... Director

@Rodolfo
Era una giornata come tante altre, c'era il sole, neanche un'ombra di nuvola o comunque qualcosa che distogliesse l'attenzione da quel chiaro e splendido Cielo azzurro...
Era tutto come sempre, una calma giornata che poteva bastare a rallegrare l'anima di una persona già avvolta nel buio della sofferenza... era una giornata di sole, ma come le altre...
Le nuvole non c'erano certo, l'aria era sempre la stessa; non si poteva non notare l'ombra di quei maledetti aerei che arrivavano carichi di morte, carichi e pieni del "vuoto", se si vuol dire cosi. Ma per nessuno era il vuoto, per qualcuno era solo una ragione per perdere le speranze nella vita; per altri, era una ragione per perderne una, per ottenerne una più grande. L'ombra si accompagnava con spirito acre, insulso e indifferente, alla sabbia trasportata dal forte vento e dai colpi di kalashnikov che ormai costituivano un sottofondo di uno scenario inconcepibile… L'inferno.
Il proprio cuore, la propria anima e tutto ciò che si pensa per se stessi e per i propri cari non ha senso... niente vale quanto il proprio dio e niente va risparmiato.
E' cosi che vive oggi un uomo ed è costretto a giurare fedeltà a questi ideali e costretto ad esserne convinto e, allo stesso tempo, indirettamente ad esserne una semplice pedina... un gioco che una fine l'ha gia scritta con il sangue.
E’ solo un padre di famiglia accecato dalla sofferenza, dalla rabbia e dalla confusioni per questi disordini politici-religiosi. Non sa neanche lui a cosa va incontro, sa soltanto che la morte è il suo pensiero...
Una moglie e un figlio lo guardano ogni giorno che passa sempre più con sofferenza; capiscono che non possono nulla, ma nello stesso tempo soffrono perchè impotenti di fronte al dolore che lo colpirà e che colpirà loro per la sua perdita.
PADRE: " PREPARA I BAGAGLI MUOVITI DOBBIAMO ANDARCENE DA QUA... NON C’è ASSOLUTAMENTE TEMPO DA PERDERE!" (Urla forte)
MADRE "Ti prego davvero, non andare...ti sei dimenticato quanto tengo a te...sai bene che non riuscirai a tornare più e noi saremo sempre più "(il marito la interrompe)
PADRE "Ti ho gia detto di finirla con queste storielle.... ho una missione da svolgere, non devo prepararmi a una vita sdolcinata che mi stai riservando...."
MADRE "ma come puoi ignorarci mentre soffriamo per te! non posso perderti… come puoi chiamare sdolcinato l’amore che provo per te?"
PADRE "PREPARA I BAGAGLI!..."
La moglie sa bene che Hamid non lo fa per rabbia, ma bensì per proteggerla... e sa anche che è testardo come al solito e che non c'è niente da fare per fermarlo...con sguardo ammaliato e con animo rassegnato prepara le sue cose per lasciare la loro casa...
Il Figlio sente quei discorsi e intanto guarda dalla finestra della sua camera quel mondo sempre con più interrogativi, e domande...Si chiede che bisogno ci fosse di fare tutto quel trambusto con quegli oggetti in mano, si chiede il perchè ci fosse bisogno di tutta quella distruzione... non capisce il perchè e ogni domanda è seguita ad un pianto di sofferenza sempre più grande...
MADRE (chiama figlio) "MOHAMEEED, TI HO SEMPRE DETTO DI NON AFFACCIARTI DALLA FINESTRAA, chiudi e entra dentro!"
FIGLIO: "...madre, perchè tutto questo… perchè tanto rumore e tanto sangue la fuori? Perchè Madre… "
MADRE: "Non ti preoccupare figlio, vedrai che finirà presto, intanto vieni dobbiamo andare via di qui!"

Senza Esitare il figlio seguiva la madre; era ossessionato da troppi quesiti, la madre che non aveva risposto precisamente alla sua domanda lo lasciava pensare a tutte le cose più brutte possibili, per sostituire l’interrogativo col dolore mentre incominciava a vedere l’abbandono della sua cameretta e della sua casa come un obbligo ad un viaggio senza ritorno, un passo nel buio , un passo che calpesta sangue e fantasmi.
Lasciarono velocemente Al Quaeda presa completamente d’assedio la giornata stessa in cui iniziarono il viaggio… Si trasferirono presso un accampamento di soldati islamici a 15km dalla città..
PADRE (Si rivolge a tutti i soldati):" HANNO COMPLETAMENTE INVASO LA CITTA'…. LE NOSTRE CASE SONO DISTRUTTE, LE NOSTRE VIE INFUOCATE! BISOGNA AGIRE ADESSO!!! ORGANIZZATEVI ADESSO, CI MUOVEREMO STANOTTE… NON AVRANNO SCAMPO!"
Con Sguardo deciso si rigira dalla parte della sua famiglia…
FIGLIO: "Padre ma perché stanno distruggendo la nostra città cosa abbiamo fatto di male?"
PADRE: "lo Capirai piu avanti figlio, mentre cercherai di combattere qualcosa di cui ancora non conosci neanche l’ombra… seguimi figlio, ora è arrivato il momento di agire, non cè tempo di chiedere…"
MOGLIE: "Hamid ma cosa stai dicendo, nostro figlio dove ti dovrebbe seguire??? Sei folle? Non ti basta il tuo sangue? Per questa guerra chiedi anche il suo?"
PADRE: "Bisogna liberarsi di questo male, non bisogna esitare un attimo, dobbiamo sacrificare il possibile immaginabile per vincere….la morte calpesterà i nostri corpi, ma la vittoria li rianimerà…
Ora niente ci puo fermare ne tantomeno una madre di un combattente come tutti quanti che è mio figlio e a maggior ragione deve rispettarmi seguendomi in battaglia…"
GUARDIE (Urla) "Abbiamo un soldato in più stasera! Venite a prepararlo adesso, niente ci deve più ostacolare…"
Foto: "Panico-Kamikaze"

lunedì 2 febbraio 2009

Cavalcare la propria Tigre: come vincere un attacco di panico


Da Comunicati Stampa.Net

A Roma, il 6 marzo, una conferenza educativa per il pubblico promossa dall’Atelier di Drammaterapia Liberamente e tenuta da psicologi e psichiatri. L'evento, a carattere divulgativo e teorico-esperenziale, è indirizzato a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza dell'ansia e del Disturbo d'Attacchi di Panico e le nuove strategie risolutive per questi disturbi.
Ansia, panico, fobie, un mare allargato di disturbi che spesso inizia con un disagio più limitato , sino poi ad arrivare al panico, con la conseguenza di gravi condizionamenti per la vita della persona. Un precoce ricorso a trattamenti integrati farmacologici e/o psicoterapici puo’ risolvere questa patologia.Alla base di tutti queste patologie vi è l’alterata risposta del nostro organismo psico-fisico agli stimoli che ci circondano e certamente -quello che più conta- la mancanza di un tempo per riflettere e per rilassare la nostra mente, ri-meditare i nostri progetti, cambiare un poco il nostro stile di vita. Guardando ad un paese come l’America, dove le cifre divengono chiaramente molto rappresentative di ogni fenomeno, ci sono oltre 20 milioni di americani che soffrono di disturbi d’ansia, che includono gli attacchi di panico i disturbi ossessivo-compulsivi, quelli post-traumatici da stress, le fobie e il disturbo da Ansia Generalizzato. Nel nostro paese le cose non vanno diversamente… Spesso i sintomi divengono cronici, non hanno una remissione e tendono generalmente ad aumentare di intensità se lasciati senza un trattamento specifico. Tormentati da attacchi di panico, da irrazionali pensieri di paura, da comportamenti compulsivi e rituali, da incubi, con tutta una serie di sintomi fisici che si aggravano, le persone con disturbi d’ansia costituiscono una fetta di popolazione purtroppo "affezionata" alle sale dei pronto soccorso degli ospedali ed alle accettazioni ambulatoriali.Un attacco di panico viene improvvisamente, con o senza preavviso e dura solitamente dai due ai dieci minuti, ma in qualche caso può estendersi anche oltre l’ora. Entro pochi istanti il respiro diviene corto, il battito cardiaco si intensifica, appare tremore, sudorazione intensa, un senso di costrizione al petto, vertigini e spesso un sensazione di irrealtà pervade l’esperienza soggettiva dell’individuo che ne è colpito. Non c’e dunque nulla di che meravigliarsi se la maggior parte delle persone che vanno incontro a questa dolorosa esperienza creda di essere sull’orlo della follia od in procinto di morire. E’ la forma più acuta dell’ansia senza oggetto, dove non ci sono pericoli da evitare o minacce esterne da cui mettersi al riparo, una condizione che deve essere riconosciuta e trattata, perché al senso di impotenza che si produce in quei interminabili momenti, non si aggiunga con il tempo l’isolamento dovuto all‘esitamento delle situazioni che il soggetto reputa a rischio. Il lavoro di queste persone, la loro famiglia, la vita sociale risultano a volte estremamente disturbati e qualcuno può diventare un vero "recluso" tra le mura di casa. Per alcuni si aggiungono patologie come la depressione, l’abuso di alcool o sostanze. stupefacenti, la triste dipendenza da terapie farmacologiche sempre più importanti e non sempre risolutive. A causa dello stigma sociale che questa patologia comporta, le persone tendono inoltre a rifuggire da un trattamento o vi ricorrono soltanto quando il disturbo si è aggravato, così limitando e in ogni caso rendendo più difficili gli interventi terapeutici.


Vi siete mai chiesti -se non siete marinai- come faccia uno scafo a vela a muoversi contro vento? Il vostro berretto ed occhiali debbono essere bene "ormeggiati" sulla testa, se non volete farli volare via; il vostro corpo è spinto indietro quanto più la vostra barca solca veloce l'acqua. Anche l'acqua va indietro. Ma la vela assicura perfettamente la direzione in avanti. Anzi, quanto più il vento soffia contrario -certo diverso sarebbe averlo a favore!- quanto più voi state andando veloci! E' così che le resistenze si aggirano, gli ostacoli si affrontano, le difficoltà si superano...a volte, proprio sfruttando le apparenti condizioni contrarie...di vento, di vita!

Un attacco di panico è un tuffo nel nulla: non hai maniglie da prendere, cime a cui aggrapparti e perfino sottocoperta -se mai provi ad andarci- peggiori la situazione. Eppure esso racchiude, molta energia, proprio come un fulmine...che a saper sfruttare assicurerebbe molti gigawatt per molto tempo. Contiene pensieri, emozioni, corpo, memorie, fatti e predizioni...un insieme di cose familiari eppure così disordinate ed esplosive che appaiono totalmente inintellegibili, non utilizzabili. Certo è che un attacco di ansia non chiede di risolvere se stesso, anche se la persona che ne è colta è quello che disperatamente cerca di ottenere, da sola, con altri o con i farmaci. Esso è segno causale, biologico, complessuale, persino profetico di cose che sono avvenute, stanno avvenendo e potrebbero avvenire, ma la cui legenda è oscura ed invisibile. Eppure, fuggirne aggrava il problema; assistervi impotenti condiziona; appiattirlo insieme alle nostre emozioni con qualche pasticca preventiva deglutita non ne assicura la scomparsa. Avvicinarsi con attenzione a leggerci dentro esso, senza eroismi, nè vigliaccherie, può far cavalcare la propria tigre e dirigerla verso nuove risposte. Vi racconto una storia, romanzata per ossequio alla privacy che la mia professione di psichiatra, oltre che drammaterapeuta, mi impone...

La Storia
Era insopportabile, non c’era una persona che gli dichiarasse la verità od almeno fosse riuscita a scoprirla in tutte quelle visite tra specialisti e pronto soccorso e, nel ricordare quella prima volta in cui il disturbo era comparso nella sua vita, Giulia si sentiva ancora oggi minacciata e depressa. Era stato in una qualunque luminosa giornata di un Aprile che il suo cuore aveva cominciato a battere così forte, rincorrendo un respiro sempre più veloce, ma mai sufficiente a darle l’aria che cercava…
Aiuto …aiuto!” Credo che quando si gridi aiuto, ma per davvero, il tempo tenda a fermarsi, dilatandosi in uno spazio vuoto ed insieme restringendoti fino a farti sparire tutto d’intorno. Giulia era oramai al ventesimo aiuto, ora appena sussurrato in una voragine che sembrava risucchiarlo, senza che lei potesse capire cosa stesse accadendo. Vivere la sensazione dell’imminente pericolo è già doloroso, prende il cuore, le tempie, lo stomaco e ad alcuni anche i genitali partecipano al rumore della paura; ma esservi dentro è il terrore dell’anima, una bocca spalancata senza suono, può essere il desiderio di scomparire pur di scappare da qualcosa che non si conosce. Un’intensa ed angosciante sensazione di vertigine doveva essersi conclusa con uno svenimento in piena strada…poi più nulla. Si era ritrovata stesa su di un lettino di un’astanteria in ospedale, tra visi familiari che la rassicuravano con mille bugie, perché pensare che tutti fossero in buona fede non consolava, né era credibile e che tutti si fossero messi d’accordo suonava altrettanto falso. Ma allora? “Lei non ha niente di serio signorina, non deve preoccuparsi…” continuava a ripeterle il primo piano di un viso incorniciato da una camice troppo bianco e per nulla rassicurante, “…il suo elettrocardiogramma è a posto…è stato solo un attacco d’ansia”. Si era sentita impazzire, che gusto c’era negare che ora il suo cuore aveva un problema, magari sconosciuto sino il giorno prima; il petto era ancora dolente e la testa continuava a girarle ogni tanto quanto dopo una sbornia affatto ricercata. Vi era stata, lo riconosceva, quella mezza giornata di confusione preceduta da uno strano sonno durato almeno due ore, profondo quanto inesplicabile e dopo era stato così confuso e terribile aggirarsi per le strade tutte eguali, con quei cartelli e quei rumori più distanti del solito, mentre il cuore sembrava volerle uscire dal petto.
Per chi si trova nella condizione di “presunto malato”, non esiste cosa più straziante del ricevere una qualche domanda e di essere bocciati nella risposta che si conosce giusta. L’ignoranza, in un certo senso, almeno protegge, dà il conforto salvifico di un alibi che ricompone le vicende in salutari nessi di casualità. Doveva esserci qualcosa che non andava nel suo corpo e stava ai medici ricercarla e sanarla! Giulia era stata da sempre un tipo piuttosto razionale, ‘concreto’ le era detto dagli amici. L’esistenza è quella che hai davanti, fatta degli oggetti che conosci e che in ogni modo hai esplorato fino ad un certo punto e nessuno te ne può mettere addosso un’altra. Quando quel signore che si proclamava medico le rivolse per l’ennesima volta la rituale domanda…”ma non riesce proprio a ricordare nulla d’analogo nei giorni o mesi precedenti?”, Giulia non resistette e, roboante come una locomotiva che si vorrebbe dare per finita, sbuffò urlando che il problema eventualmente, dal loro punto di vista, era di ‘ricordare’ che la sua vita era stata regolare fino a quel momento e che era quello che stava accadendo nel suo corpo ora a dover avere delle spiegazioni!
Nei mesi successivi, in altri conflittuali incontri con la ‘medicina’, Giulia si era ritrovata altri camici bianchi davanti, ai quali chissà quante cose avevano confermato, insieme al suo caratterino, che lei era un po’ pazza, irriducibile e bisognosa di cure, ma del resto oramai anche lei aveva cominciato a pensare che qualcosa non dovesse andare nella sua testa. Di contro, la sua vita prima di allora, fatta di studi eccellenti, carriera appena all’inizio, ma già promettente ambiziosi traguardi, una vita sentimentale soddisfacente e persino del tempo da dedicare allo sport. Disturbo da Attacchi di Panico ed Agorafobia era stato infine il nome di quel compagno fedele che in numerose altre occasioni le aveva fatto una visita improvvisa, inaspettata e poi sempre più sospettata, un segnale doloroso che dalle zone profonde, meno visibili di Giulia, l’aveva poi inchiodata alla sedia della riflessione, aiutandola ad interrogarsi positivamente su molti intelligenti perché, risolvendo poi il problema, ma anche su aspetti della vita che lei non avrebbe mai potuto altrimenti conoscere.


Il "drama" che si muove dentro in cerca di una "scena" giusta, un palco vero, sbotta...ed occupa lo spazio della vita. In esso vi è il tormento e la gioia delle cose inespresse, di quelle viste in sogno e mai ricordate, di date superate ed alcune ancora da venire. Noi, nell'Atelier, gli diamo un palcoscenico "vero": lo facciamo "giocare" a braccetto con l'autenticità: la coscienza dell'Io può ora far filtrare dal profondo le storie mai vissute ed ancora in incubazione. Molte cose non nascono. Anche noi siamo stati "per non nascere". Poi è avvenuto. Ora, la responsabilità del vivere, coscienti del fatto e del divenire. Nessun "dramma" fuori, credimi Giulia, ma la furiosa voglia di essere. Tuo Terapeuta

Foto: "Tigre" da "il fissatigre", piece drammaterapica dell'Atelier, Maggio 2008

mercoledì 28 gennaio 2009

Leggo i suoi versi e la mia mente torna indietro...

@ Anastasia
a proposito di "toco tu boca"

Leggo i suoi versi e la mia mente torna indietro.
A quel bacio dolce e salato insieme.
Non potevo sentire l'odore della sua pelle...
quello del mare era più forte e copriva il suo.
Non un rumore disturbava quel momento,

né quello delle onde, né quello dei gabbiani.
Solo il suono di quel bacio, che rimarrà unico
-come Cortazar racconta-,
non ce ne sarà mai un altro uguale.
Anastasia



@ Director

Anastasia, sei sconosciuta al blog, non lo sono ora le tue parole. Il "sogno d'amore", quello personale, certamente..., e poi quello più grande del riuscire a dare il proprio senso a questa passeggiata tra le stelle, con un'unica fermata -per ora!-: Terra. il brano "stelle" di Guccini rende bene la mia idea -torneremo su questo tema....

Cortazar credo parli di entrambi, nel suo scritto. Ti racconto...
Tempo fa, non molto, raccoglievo dei sassolini per mia figlia e lei era molto attenta che fossero quelli giusti! Chissà cosa vuol dire "quelli giusti" (?). Accettavo di buon grado che il mio spirito si adeguasse a farsi istruire, sbaglio dopo sbaglio, verso quelli giusti! Poi, l'ultimo mi è rimasto in tasca al soprabito.Forse non era quello giusto; forse troppo piccolo e stortignaccolo, forse...per nessun motivo. Oggi ero in studio; lei -la mia paziente- mi raccontava meravigliosamente che finalmente alla sua veneranda età -poi non è così anziana- si accorgeva del proprio stupore di fronte ad un cielo terzo e privo di nubi, da respirare; a delle vetrine da osservare con attenzione... e così via. Forse lo aveva sempre avuto, lo stupore, ma non vi aveva mai pensato o, più semplicemnete, non se lo era mai permesso. Poi mi racconta di un piccolo sasso sul quale è inciampata. Invece di calciarlo, lo osserva con attenzione e gli da il proprio "significato": deve stare lì per qualche motivo e questa è una cosa che deve essere accettata, anche se lo la si conosce... Il discorso era cominciato con quella storia importante, che tutti sappiamo senza troppo praticare, che "prima ancora dell'amore, viene il rispetto..."-così aveva detto- e per quelll'originale incontro ora aveva rispetto! Fa una pausa...ed io la seguo. Quando un paziente ti parla così, è avvenuto o sta avvenendo qualcosa di importante nella sua vita e ci vuole attenzione a on fare pedagogia -sempre in agguato nella storia del mondo!- Io mi tolgo il sassolino dal soprabito e glielo porgo, raccontandole la provenienza. Non sono magiche le ragioni delle cose, ma che esse avvengano e, se positive, ne promuovano altre. Un poco come il bacio della principessa al rospo -ne abbiamo anche due video dei nostri attori- vattelo a guardare. Tanti incontri per tanti nuovi "sensi", purchè siano i nostri. Il bacio della vita.
Grazie Anastasia

Foto: Fragmento de Rayuela, de Julio Cortázar, 1963

lunedì 26 gennaio 2009

...i miei occhi tendevano a chiudersi...

@ Cesare

Ciò che mi lascia sbigottito è il fatto di non ricordare molti episodi degli incontri, quando mi metto a parlarne con gli altri e la cosa che ritengo stupefacente è il fatto di vivere degli fatti nella vita quotidiana che mi fanno avere dei flash di tutto cio che è successo in quegli stessi incontri. Di conseguenza... il cercare di adattarli in cio che mi capita.
Nel leggere cio che è avvenuto nell incontro del 16 gennaio non mi sono venuti in mente ricordi particolari, ma piuttosto ho avvertito che durante la lettura i miei occhi tendevano a chiudersi e le mie braccia son diventate leggere, dalle spalle alle mani, come se fossero un corpo a sè: forse è proprio questo il "camminare ad occhi chiusi nella vita", il non ricordare cio che accade, ma, quando serve, avere una specie di luce da seguire nelle situazioni.

@ Director

L'interessante analogia che tu fai tra l'esperienza del "camminare ad occhi chiusi" dello scorso incontro, degli occhi che "non sembrano" ricordare anche gli altri eventi occorsi e quanto di più scorcentante avviene nel sentirsi aiutati quando apparentemente non si scorgono risorse intorno rende stupefatti di come l'inconscio lavora! Soprattutto se ci accorgiamo che mentre stiamo leggendo...un piacevole stato diverso avvolge la nostra coscienza ed il corpo, un osservarci in quella che assolutamente definirei un light trance. Questo significa essere aperti all'esperienza e lasciarlo lavorare dentro, al sicuro...il tuo inconscio. Go on...

Qui siedono il cipresso, il salice, il castagno, l'olmo, la betulla, il larice, l'abete, l'acero, le querce e gli ulivi...


@ Romeo

Lasciare “Shine on” di R.I.O. per Silje Nergaard non è gioco facile.
Tuttavia, occorre seguire il director. Dobbiamo essere tutti pronti a salire in carrozza: il treno sta partendo e non abbiamo bisogno di portare con noi alcun bagaglio. Esiste un posto dove si incontra un viale alberato. Qui siedono il cipresso, il salice, il castagno, l'olmo, il faggio, la betulla, il larice, l'abete, l'acero, le querce e gli ulivi. E’ bello passeggiarvi, assaporare il loro profumo, sedersi alla loro ombra, ascoltare il cinguettio degli uccelli che vi si posano e respirare l’ossigeno che gratuitamente rilasciano assorbendo molte sostanze cattive presenti nell’aria.
I fantasmi riaffiorano ogni giorno. Impari a conoscerli e gestirli. Conosci il loro nome. A volte però ti accorgi che questi hanno altre sembianze e sono dei vampiri. Come loro, vivono succhiando il nostro sangue, la nostra linfa vitale. Non è bello imbattersi in un simile mostro. Si nutrirà della tua parte migliore e ti sentirai svuotato della tua vita.“Loro ti feriscono e ti abbandonano, prendono la tua anima se li lasci fare". Oh, ma tu non glielo permetterai.
E’ bello sapere che hai un amico tra tutta quella gente fredda.
” Chiamerò il vostro nome. Venite, battete alla mia porta.
James Taylor , "
You’ve got a friend"

@ Director

Sono restato un poco seduto sotto il castagno. Sarà che è ancora recente l'odore delle foglie macerate sotto il suo fusto e per un pò si può restare incuranti dell'umidità di quel tappeto e pensare. O forse, lasciarlo scorrere il pensiero...a fermarlo spesso -sai Romeo- esso intoppa nei quesiti. Ed invece abbiamo una meravigliosa capacità di aggirarli, verso le risposte, se vogliamo; noi, sempre troppo pronti alle soluzioni. E' così che i "fantasmi" sgretolano la loro subdola consistenza; fatti accomodare, ma senza invitarli, dopo un pò si sentiranno sgraditi ospiti e si volatizzeranno. La gente è "fredda"; cogliamone gli indubbi vantaggi. Perdiamo l'affanno del convincimento, la fatica del sospetto! Rinnoviamo la nostra nuova amicizia con le cose ed i compagni di viaggio, quelli fidati. Il tuo inconscio per primo. Complimenti per il tuo lirismo.

sabato 24 gennaio 2009

lunedì 12 gennaio 2009

Somewhere over the rainbow...

Da qualche parte oltre l'orizzonte, sopra quel cielo che ci regala il mestiere di sperare ed insieme vieta che si guardi troppo, tranne la notte, dove tutto è più chiaro...L'arrogante luce del giorno ridimensiona la nostra grandezza, sotto il tappeto di luci intermittenti di un eterno "natale", ci ricorda il breve passaggio di spettatori-attori di questa scena "terrena", prefigura la "epifania" dei nostri desideri inesausti o stanchi.
Ma se di giorno riusciamo ad urlare abbastanza forte, attenti al nostro eco, l'anticipo della partita con hypnos ha lungo sulle sponde di un oceano, sulle rive di un lago, sopra la vetta di un'altura o -invisibile- nelle profondità del nostro spirito.
Ci riesce lui... Quest'uomo largo, dalla voce profonda. Largo e viene da dire "buono". Largo come il mare, come quel cielo oltre l'arcobaleno che canta. E mentre prefigura "un posto" dove tutto forse è migliore, sembra proprio divertirsi e stare bene in questo posto. E' così che bisogna sognare, pizzicare le corde dello strumento che abbiamo e far salire le note più in alto, guadagnando spazi più ampi: the water is wide...
Ieri, durante la giornata di Atelier, abbiamo "drammatizzato" l'attenzione; sollecitato i sensi ad un lavoro più sottile; certamente regalato al cervello destro ed a tutto ciò che di noi è con lui connesso, il piacere della musica, del silenzio, degli "occhi chiusi".
Director

Video: YouTube, Somewhere Over The Raibow, Israel Kamakawiwo'ole,
http://www.youtube.com/watch?v=0OMLoAtC9RY

sabato 10 gennaio 2009

James Taylor, The Water Is Wide

Qualcuno di voi ricorda..."In Sonia e il Resto Della Mia Vita"; utilizzammo questo brano come commento sonoro al quarto atto. La dolcissima e brava Domenica, con il sottofondo meno dolce e meno bravo della mia voce, accompagnarono le note di James Taylor e della mia chitarra distratta tra il pubblico, a far danzare solitudine e speranza.
E' vero l'acqua è così estesa che può raggiungerti dai quattro punti cardinali ed anche tu puoi raggiungere ogni cosa, se intuisci la rotta giusta; ma poi, il sogno, il desiderio ha bisogno di piccoli miracoli, di quelli che vengono da preghiere silenziose dentro di noi e risvegliano forze prodigiose. Sono barche, ampie, che ci contengono tutti, e sanno sfidare l'incognita. Che si tratta di cieli, di mari o di terre, ti pretendono navigante, "viaggiatore". Capaci di non confondere cquello che ci è dietro con ciò che ci aspetta davanti. Buon lavoro per l'Atelier di domani. Director

Video: YouTube, The Water Is Wide, James Taylor,
http://www.youtube.com/watch?v=1m0fLlvRsjc

DRAMATHERAPY WORKSHOPS (2004-2009)

Ciclo di Conferenze-Dibattito 2010, aperte al pubblico

organizzate dall' Atelier di Drammaterapia Liberamente -h. 20,00,in sede-

-09 aprile, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio
-07 maggio, La lezione di Grotowsky + Laboratorio
-04 giugno, la Cinematerapia e la Cinema-dramaterapia + Laboratorio
-02 luglio, l'Hypnodrama + Laboratorio: il Ritorno del Padre
(nuova programmazione a settembre)

Gli incontri, aperti su prenotazione, condurranno i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente. I seminari e le conferenze -a carattere educativo e divulgativo - sono indirizzati ad pubblico non professionale, ma anche a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici e psicologi La partecipazione agli incontri è gratuita, su prenotazione alle pagine del sito o telefonando alla segreteria scientifica, tel. 340-3448785 o segnalandosi a info.atelier@dramatherapy.it

COMUNICATI STAMPA