@ Director
As mind master of the CDIOT, this gives me the opportunity to open a discussion on the fascinating Mind's Creative Processes and the Theatre. So I invite you to join our community, getting it prestigious, because it will be built with your intuitions and questions, meditation and inner answers. This is the place where you can use the freedom to express your doubts and you ideas, sharing with the others the research of your way. The Mind is a living miracle, available better than we could immagine; the theatre is a powerful tool to get deeply its power! But what beyond our discussions?
Prepare for becoming part of a new way to discuss with your right emisphere.
Explore the real power of hypnosis, dramatherapy and cinema-dramatherapy and get away its magic and false misconceptions.
Work nicely with us to create our friendship and the warmth of our curiosity and mind’s exploration.
Learn, enjoy and get excited!
Help yourself adapt to altering life-style changes..if there’s one constant in our life today it’s change; from every direction and faster than ever.
Let’s make the dream a reality...and much much more! Contact and interface with our staff; psychiatrists and psychologists will help you to get your life better!I’m just looking forward to seeing your messages here!

"It does not take much strength to do things, but it requires great strength to decide on what to do" Elbert Hubbard

venerdì 16 ottobre 2009

Immaginate che Berenger si ribelli al conflitto che urge dall’inconscio e voglia “guarire” la propria emozione

Il warm-up di oggi, di stasera. Si può essere stanchi di lottare, anche senza destituire d'importanza i messaggi che provengono dall'inconscio. Si può decidere, grazie al pericoloso limite in bilico tra sconfitta e paura di vincere, che la "contesa" è finita. Finita la rinocerontite -mentre noi ancora la lavoriamo-, finiti i grandi processi, finite l'illusioni e le speranze che tutto, almeno nel ricordo, sia corregibile, grazie all'immaginazione, finito il tempo delle guerre degli altri e l'eco dei cannoni, si può osservare il mare...tornare ad esso -sapete è certo che proveniamo di lì- e dare un senso proprio al viaggio verso "dove siamo".
Diverso tempo fa, il Capitano -figura mitica e caro compagno di viaggio, ora chissà battagliando e vincendo quali procelle...- scrisse un post interessantissimo, che terminava proprio con la frase che trovate virgolettata per ultima al brano che segue. Gli risposi con questo testo. Ora vi ho sostituito il suo nome e gli ho dato quel "TU" che parla di noi a noi. Un warm-up che vuole introdurre certo che nò...alla pace dei sensi, ma sicuramente alla ricerca del proprio senso nella seconda scena del Rhinoceros .Noi, caro Ionesco, non ti abbandoneremo come quegli insulsi borghesi intellettuali della tua Parigi, così insensibili agli umori orribili della guerra che veniva ed era stata! Ma si dovrà decidere di non fare la guerra alla guerra, dentroi, accettando che l'amore soffi capriccoso come il vento....

"Non ci sto! La parodia brillante e specchiata della tua vita puoi gettarla in uno stagno e saranno i ranocchi a gracidare su di essa!"
Davvero non ne poteva più, quell'inconscio smarrito, sempre in bilico tra l'essere e l'essere immaginato. Con rabbiosa violenza stava scagliando sassi in mezzo all'umidità delle lacrime ed il TUO aveva ora rivoli come fiumi a percorrere le rughe assolate. Ma lui che poteva farci? Non si dice che nei sogni è la riparazione del giorno, quel lenzuolo di pietà che tinge di luminoso ed oscuro, ma ti consola di lasciarlo sulle spalle, magari per poi tornarci. Eri TU, ora, a non starci più! Indiviso tra mari da percorrere e procelle in cui aveva davvero pericolato. Eppure l'inconscio si ribellava ed aveva ragione…
"Cosa pensi di apparecchiare sulla tavola del mio banchetto? Non sono stato io ad indorare la tua alba! E non ti conforti che sia durata solo tre secondi… Posso darteli d'inferno o paradiso, ma non confortano, essi sono!"
Non era il sogno in questione, ma il suo compiacimento, l'indennizzo perverso da messaggi che altro vogliono dire, a cercarlo.
E l'inconscio incalzava –"Credi che il sogno di un pazzo non sia anch'esso pazzo? Che i rumori della notte non siano rubati casualmente nelle mie stanze? Neanche a Freud ho permesso di accomodarsi del tutto tranquillo sul mio sofà, meno morbido del suo, nella Vienna del primo novecento. Era di latta, quel lettino, coperto di cuscini e prometteva comprensione con il budge della nuova scienza psicologica. Il budge non crea l'ufficio! Il mio luogo è il verbo ed è sempre esistito, ha fatto sempre sognare anche a tua insaputa e soprattutto ti ha permesso di dimenticare. Credi si possa andare per campi a selezionare i tuoi fiori, recintarli, farne scoperta e dimenticare che "infetta" è l'anima da sempre. L'infezione gli ha dato la vita, l'ha strappata al sonno di nessuno e fatto di essa un sogno reale…"

Tu stavi ad ascoltare, passata la rivolta; non una parola pensata, giacché altre non ve n'erano se l'inconscio strillava così forte. Poi ti decidesti, anche tu deciso ad entare nella bottega a reclamare che ti fosse ridato il dolore e quelli, schiacciati dall'insolente richiesta, aggiunsero l'interesse del "pentimento", della "rabbia", del "rimpianto".
Il volto ora era asciutto, come asciutta l'anima ed i suoi risvolti. Avesti cura che non si infangassero per la strada, sollevando la veste da un lembo. L'altro lato strusciava la terra, impunemente, tracciava il percorso fatto, ricordava silenzioso ciò che è stato.

Ti svegliasti. Un giorno normale, bagnato di pioggia leggera, soffiato dell'aria consumata del porto, che come un grande polmone respirava tra mare e terra, con la sensazione di aver sognato. Preparasti la moka,qualche istante a seguire il fumo del caffè nella tazza. Il vento era buono la distesa d'acqua poco agitata "…li, dove vive di luce propria un'emozione pulsante che mi percorre la spina dorsale e si fa linfa".



DRAMMATERAPIA: Le Cose Si Mettono Male, da il Rinoceronte di E. Ionesco, libera riduzione, seconda scena

La Compagnia del CDIOT, Roma, 16 ottobre 2009

Libera traduzione drammaterapica da “Il Rinoceronte”
di E. Ionesco, per soggetto e regia di E. Gioacchini

Seconda Scena, titolo:“Le Cose si Mettono Male”

PERSONAGGI
Berenger Pino Giancarelli
Daisy Francesca Marinelli
Miranda ……… (in via dei definizione)
Dudard Gianni De Angelis
Botard Spartaco Pelle
Anziana Signora Maria Pina Egidi


Musica (in sottofondo, con innalzamento graduale volume all’entrata di Berenger, sino a sfumare) Track 01, La Vie En Rose, Louis Armstrong

Una stanza ampia, molto arredata; non deve mancare un appendiabito avanti sulla destra; luce calda in penombra proveniente da diverse abat-jour. Siamo nella casa di Daisy. All’inizio, la scena è buia, in sottofondo il tema musicale. Si illumina lentamente la scena, descrive una riunione di amici: tutti i personaggi sono immobili, in pose plastiche; poi, improvvisamente, si mobilizzano in contemporanea. Al centro della scena -leggermente spostate sulla sinistra due donne: Daisy –a sinistra- e davanti a lei, a destra una sua amica, Miranda, con un gomito poggiato contro un mobile a parete; stanno parlando. Si percepisce appena il bisbiglio della loro conversazione, coperto dal tema musicale. Poi, le loro voci si fanno distinte. Sulla sinistra, Botard -profilo destro-, inchinato, è intento a cercare qualcosa dentro un mobile, nella parte bassa dello stesso.

DAISY Vedi, più volte gli ho segnalato la necessità di andare a fondo nella vicenda…
MIRANDA Lo so…
DAISY …ma lui sembra più interessato ad averla vinta con il suo amico Jean e magari stabilire se proprio tutti abbiano un corno …o due corni!
MIRANDA Le autorità sono sicuramente informate…ma a noi non dicono nulla! E incredibile…e non passa ora che non se ne veda qualcuno razzolare per la strada e la piazza centrale. La gente davvero si abitua a tutto. Pensa che il mio vicino di casa, cugino di primo terzo grado di mia zia, la più piccola, mi ha detto che…basta scanzarli! Anche se poi gli incidenti sino ad ora, in effetti sono stati pochi e fortuiti e comunque sempre per la scarsa attenzione delle persone coinvolte…
DAISY Ma il punto non è che siano cattivi o meno…E’ che tutto così improvvisamente…ed è una trasformazione che probabilmente può capitare a tutti…
MIRANDA Già… e chi ti dice che quelli trasformati non avessere qualche segno premonitore…e certo non venivano a dircelo…a noi normali!
DAISY Non so…Berenger afferma che ci sono buone ragioni per credere che sia una vera epidemia…Ma di cosa? E Perché?!

Da destra, entra in scena Dudard, con un bicchiere in mano, sorseggiando del Porto; si avvicina alle due donne.

BOTARD (rivolto a Daisy) Va bene questo recipiente?
DAISY Si, signor Botard…può mettere lì del ghiaccio.

Dudard ha ora raggiunto Daisy e Miranda e fa un mezzo inchino scherzoso alle due donne.


DUDARD Signore…questo vino è davvero di ottima qualità Daisy…
DAISY Signor Dudard…giunge a proposito! Lei che ne pensa…ci sarà presto un’epidemia?
DUDARD Ho saputo anch’io di diversi casi…è importante non perdere la testa…
MIRANDA (portando entrambe le mani alla testa) Sempre che non si trasformi prima!

Entra in scena (dal proscenio) Berenger. Da questo momento, tutta la scena, sino al momento in cui Berenger raggiungerà gli ospiti per salutarli, tutto si svolge in rallentee; mentre il tema musicale è in crescendo. Berenger posa il soprabito e il cappello sull’appendiabito e raggiunge il gruppetto di persone ed inizia a salutarle -i personaggi mimano in afonia i convenevoli del saluto. Il movimento riacquista gradualmente la velocità normale e compaiono anche le voci, ma sfalsate, in ritardo, rispetto alla scena.


BOTARD Salve signor Berenger!
BERENGER Botard…
DAISY (accorgendosi della presenza di Berenger al saluto di Botard) Berenger?!
BERENGER Salve Daisy…Miranda…Dudard…
DUDARD Ben arrivato, Berenger!
BERENGER E’ stata un’impresa arrivare qui!
DAISY Infatti, stavamo chiedondoci dove fossi…
BERENGER Dove ero?
DAISY Si…
TUTTI (in coro, guardandosi da tra loro) Dove era…
BERENGER Ecco…
DUDARD Cos’ha fatto? Ha l’abito tutto lacero da un lato…
BERENGER (espressione d’improvviso preoccupata) …una vera impresa contrastare quei rinoceronti…all’inzio non sembra che ce l’abbiano con te, ma poi…nessuno li ferma…
BOTARD Ci racconti…
BERENGER C’era a terra una signora anziana…ed io mi sono fermato ad aiutarla a rialzarsi…
DUDARD E’ giusto…
BERENGER Ma così non è sembrato ai rinoceronti…
BOTARD Cosa vuol dire signor Berenger, non faccia misteri…
BERENGER Insomma… non tolleravano che io la rialzassi!
DUDARD Roba da non credere!
MIRANDA Sono imprevedibili…
BOTARD Si, ma anche pericolosi!
DAISY E cos’è successo allora?
BERENGER Le avevano fatto di nuovo…lo sgambetto…e quelli... lì…che sgambettava con le gambe all’aria, come un povero animale ferito nella savana…
MIRANDA Mon Dieu!
BERENGER …ed io che la tirava da una parte…
DUDARD Ed i rinoceronti?
BERENGER …che tiravano dall’altra…
DAISY Povera donna!

(un accavallarsi di esclamazioni di sbalordimento, preoccupazione) Oh…Una storia grottesca…Però è accaduta… Povera signora…Tutti quei rinoceronti… E tutti insieme…

DUDARD Ecco spiegato …tutti i suoi vestiti strappati da un lato…
DAISY E della poveretta cosa è stato?
BERENGER Impossibile capirlo…o meglio…vederlo…

Tutti si guardano tra loro perplessi.

BERENGER …si era sollevata così tanta polvere… che c’era da dubitare anche di se stessi!
TUTTI (in coro) Ohhh…

Ad un suono prolungato del campanello della porta, si fa silenzio e vi è un reciproco scambio di sguardi perplessi in silenzio. Al secondo trillo, anch’esso insistente, Dudard si decide ad aprire. Un anziana signora entra precipitosamente; tutti si fanno più in là per accoglierla. La donna è piegata in avanti, come trascinandosi (verso sinistra); si copre metà volto –sinistro- con mani e braccia, lamentandosi in maniena incomprensibile, poi crolla a terrà sul fianco sinistro -profilo della schiena agli spettatori-, continuando a piangere. Tutti le si fanno attorno per soccorrerla. Berenger spiega che si tratta di lei; è lei la donna soccorsa e poi che ha dovuto lasciare alla mercè dei rinoceronti. Espressioni di costernazione e meraviglia, incredulità e sbalordimento. La discussione prosegue con commenti e dialoghi a due. L’epidemia ora sembra un fatto più certo; ma c’è chi, come Dudard e Botard pensano che poche eccezioni non fanno la regola. Dudard afferma all’improvviso che le sembra di conoscerla. Ma sì, ora l’ha proprio riconosciuta: è la sorella maggiore del maggiore Culin Culianu, distinto uomo oramai in pensione. Miranda interviene precisando che proprio il maggiore Culianu ha subito la trasformazione recentemente. Per Botard questo spiegherebbe tutto. Daisy interrompe le congetture dei compagni, sollecitandoli a dare un poco d’acqua alla signora a terra, Berenger la chiede a Botard, Botard a Miranda, questa a Daisy, Daisy va a prendere un bicchiere d’acqua e che fa sorseggiare alla sventurata, aiutata da Miranda. La donna, nel bere scopre la parte destra del volto e del corpo e mostra, con stupore di tutti i presenti, gli inequivocabili segni della trasformazione in rinoceronte. Si sente assordante, in crescendo, provenire da fuori ilrumore dello scalpitio sull'asfalto di numerosi rinoceronti.

giovedì 15 ottobre 2009

Drammaterapia: seconda scena riduzione drammaterapica d Il Rinoceronte di E. Ionesco, Teatro Drammaterapico CDIOT


II Scena: Le cose si mettono male

Personaggi
Berenger Pino
Daisy Francesca
Viola Miranda


Dudard Gianni
Botard Spartaco
Signora Culianu Maria Pina


Musica (in sottofondo, con innalzamento graduale volume all’entrata di Berenger, sino a sfumare) Track 01, La Vie En Rose, Louis Armstrong

Una stanza ampia, molto arredata; non deve mancare un appendiabito avanti sulla destra; luce calda in penombra proveniente da diverse abat-jour. Siamo nella casa di Daisy. All’inizio, la scena è buia, in sottofondo il tema musicale. Si illumina lentamente la scena, descrive una riunione di amici: tutti i personaggi sono immobili, in pose plastiche. Poi, improvvisamente, si mobilizzano in contemporanea. Al centro della scena -leggermente spostate sulla sinistra due donne: Daisy –a sinistra- ed una sua amica, Miranda, con un gomito poggiato contro un mobile a parete –davanti a lei a destra-; stanno parlando. Si percepisce il bisbiglio della loro conversazione, coperto dal tema musicale. Poi, le loro voci si fanno distinte. Sulla sinistra, Botard, profilo destro, inchinato, è intento a cercare qualcosa dentro un mobile, nella parte bassa dello stesso; mentre dalla destra entra in scena Dudard, con un bicchiere dal quale sta sorseggiando del Porto; si avvicina alle due donne, e commenta l'ottima qualità del vino.Botard interrompe la conversazione, senza avvicinarsi e chiedendo qualcosa; poi raggiunge le due e partecipa al discorso.
Dal proscenio entra Berenger. Da questo momento tutta la scena, sino all’inizio saluto con gli ospiti, è in rallentee, mentre il tema musicale è in crescendo. Berenger posa il soprabito ed il cappello sull’appendiabito e raggiunge il gruppetto di persone ed inizia a salutarle -i personaggi mimano in afonia i convenevoli del saluto. Il movimento riacquista gradualmente la velocità normale e compaiono anche le voci, ma sfalsate, in ritardo, rispetto alla scena. Iltema musicale scema in volume. Berenger viene intervistato su una incredibile vicenda occorsa proprio pochi minuti prima e causa del suo attuale ritardo al party.
Ad un suono prolungato del campanello della porta, si fa silenzio e vi è un reciproco scambio di sguardi perplessi in silenzio. Al secondo trillo, anch’esso insistente, Dudard si decide ad aprire. Un anziana signora entra precipitosamente; tutti si fanno più in là per accoglierla. La donna è piegata in avanti, come trascinandosi (verso sinistra); si copre metà volto –sinistro- con mani e braccia, lamentandosi in maniena incomprensibile, poi crolla a terrà sul fianco sinistro -profilo della schiena agli spettatori-, continuando a piangere. Tutti le si fanno attorno per soccorrerla. Berenger spiega che si tratta di lei; è lei la donna soccorsa e poi che ha dovuto lasciare alla mercè dei rinoceronti. Espressioni di costernazione e meraviglia, incredulità e sbalordimento. La discussione prosegue con commenti e dialoghi a due. L’epidemia ora sembra un fatto più certo; ma c’è chi, come Dudard e Botard pensano che poche eccezioni non fanno la regola. Dudard afferma all’improvviso che le sembra di conoscerla. Ma sì, ora l’ha proprio riconosciuta: è la sorella maggiore del maggiore Culin Culianu, distinto uomo oramai in pensione. Miranda interviene precisando che proprio il maggiore Culianu ha subito la trasformazione recentemente. Per Botard questo spiegherebbe tutto. Daisy interrompe le congetture dei compagni, sollecitandoli a dare un poco d’acqua alla signora a terra, Berenger la chiede a Botard, Botard a Miranda, questa a Daisy, Daisy va a prendere un bicchiere d’acqua e che fa sorseggiare alla sventurata, aiutata da Miranda. La donna, nel bere scopre la parte destra del volto e del corpo e mostra, con stupore di tutti i presenti, gli inequivocabili segni della trasformazione in rinoceronte. Si sente assordante, in crescendo il rumore fuori dello scalpitio sull'asfalto di numerosi rinoceronti.

mercoledì 14 ottobre 2009

Drammaterapia: leggendo il manuale con Ionesco


"Comprai un manuale di conversazione dal francese all`inglese, da principianti. Mi misi al lavoro e coscientemente copiai, per impararle a memoria, le frasi prese dal mio manuale. Rileggendole con attenzione, imparai dunque, non l`inglese, ma delle verità sorprendenti: che ci sono sette giorni nella settimana, ad esempio, cosa che già sapevo; oppure che il pavimento è in basso, il soffitto in alto... Per mia enorme meraviglia, la S.ra Smith faceva sapere a suo marito che essi avevano numerosi figli, che abitavano nei dintorni di Londra, che il loro cognome era Smith, che il Sig. Smith era un impiegato. Mi dicevo che il Sig. Smith doveva essere un po` al corrente di tutto ciò; ma, non si sa mai, ci sono persone così distratte..."
(E. Ionesco in Note e Contronote)



Il linguaggio umano, tra tutti i codici, è quello che può esprimere tutto, il più completo, me lo ricordava Lucrezia l'altra sera. Quasi cinquantanni fa, codici e segni erano termini per il lessico dei filosofi e filologi, ora se ne discute alle medie inferiori! Questo uso della lingua, dove sapiente, può descrivere una complessa equazione matematica od affrontare la descrizione di un sentimento che proviamo; farci sussultare nel petto nel lirismo del poeta. Ma per la medesima ragione, può può perdersi. Inebriato di se stesso. Bastarsi da solo.


E' lo strumento che più di ogni altro ha condensato tutto un percorso evolutivo, fatto di suoni e gesti: paure e speranze dei nostri progenitori, di illusioni, di malattie e guarigioni, di ricordi ed anticipazioni di tutti quelli venuti dopo e può declinare la nostra presenza oltre che la cultura che abitiamo.


Ionesco lo spoglia (la via negativa di Grotowsky?) e sollecita a riconiugarlo nella nostra esperienza individuale, perchè un predicato non superi il soggetto, perchè un soggetto sia consapevole di essere anche complemento oggetto. Così facendo il re "non sarà mai nudo"!


Domani mattina, vi anticiperò su queste pagine la scena seconda della nostra riduzione drammaterapica de "Il Rinoceronte". La prima deve essere ancora composta. Nasce dalla mia-vostra osservazione, evolverà ancora in qualcosa nella vostra interpretazione.
Vi sto soffiando sopra perchè il superfluo voli via. Director

Drammaterapia: ri-coniugare la propria presenza

@ Giuseppe

Quando si risvegliano le emozioni ed il sipario si apre sullo spazio scenico ti senti di vivere appieno la tua vita.Tutti gli oggetti intorno appaiono sfuocati, parte la girandola della meta ricercata: l’unica cosa percepibile al di la delle ombre proiettate dalle figure fisiche presenti è il contesto emotivo, è l’incontro con te stesso. Lì ad aspettarti è la tua vita con i tuoi drammi, le tue contraddizioni, le tue prove, le tue assurdità, le tue ricerche. Ma anche ad offrirti il passo ad una esplorazione, ad un incontro, ad un abbraccio, ad una performance.

Il paradigma delle performances che ho potuto sperimentare attraverso il gruppo teatrale è stato questo: autenticità, incontro, aiuto.La prima coniugazione è tanto scontata quanto importante: spogliarsi, raccontandosi invisibilmente, davanti agli altri che potrebbero essere ancora vestiti (è vero Francesca!). Come dice J. Grotowsky :”Non è il teatro che è necessario ma qualcos’altro.”La successiva è quella di sentirsi pronti ad aprire le braccia e cercare l’incontro; parafrasando lo stesso autore:” Superare le frontiere tra me e te: arrivare ad incontrarti per non perderti più tra la folla, né tra le parole, né tra le dichiarazioni, né tra le idee graziosamente precisate, rinunciare alla paura ed alla vergogna alle quali mi costringono i tuoi occhi appena gli sono accessibile tutto intero. Non nascondermi più; essere quello che sono. Almeno qualche minuto, dieci minuti, venti minuti, un’ora.”

Ultima ma non meno importante potrei definirla conseguenza delle altre coniugazioni: è l’aiuto. I processi precedenti movimentano delle energie positive (confermo Spartaco!) che sono alla portata di tutti ed in fondo lo possiamo leggere dallo stesso Grotowsky che il regime di allenamento degli attori era designato per eliminare e non per insegnare qualcosa (la cosidetta Via negativa) ma anche per intensificare ciò che già esiste. Che inizi e continui questa corsa rinocerontesca partendo dal foulard steso al centro del nostro circolo (è vero Maria Pina!) e, travolgendo le barricate subdole dell’abitudine, ci consenta di cavalcare emozioni mai provate senza lasciare che queste si infrangano contro le spunture quotidiane della nostra vita.

Drammaterapia: "le analogie tra la finzione e la realtà..."

@ Gianni

Humm... che buon odore di vernice fresca…
Ehi! Che buon odore di vernice fresca!
Ehm... che odore di vernice fresca...
Ma... cos’è quest’odore di vernice fresca?

Quanti modi per dire la stessa identica cosa…
Il significato di ciò che diciamo non sta tanto nel significato letterale, ma nel modo in cui lo diciamo, perché esprime nel gesto in cui viene detto e nella “responsabilità “ della pronuncia, più di quanto sta nelle parole stesse.
Ed ancora una volta mi ritrovo a scoprire analogie tra finzione e realtà.
Anzi, essendo l’immaginazione scenica staccata dalla realtà che coinvolge la mente razionale, ciò che riusciamo a leggere nell’effetto scenico è soprattutto ciò che siamo e come ci porgiamo agli altri. E nel provare la scena dicendo queste poche parole, al Creative Drama di venerdì passato, scopro quello di cui non mi sono mai accorto e cioè che quando devo fare qualcosa, occupo la scena limitando lo spazio altrui, quasi noncurante del mondo che mi circonda.
Un nuovo "affaccio" si apre sul mio rapporto con gli altri, le persone a cui voglio bene, quelle più vicine e con cui dovrei avere un interscambio di emozioni.
Perché dovrebbero darmi la loro attenzione, la loro vicinanza, se cisì io stesso la limito -è la mia imposta, non la loro scelta-, arrogandomi il ruolo di fulcro?
E’ vero che gli altri sono responsabili quanto me, visto che me lo lasciano fare, (a volte me lo chiedono espressamente), ma se io fossi forte come penso, non dovrei avere bisogno di impormi.

Sto vivendo situazioni molto interessanti caro director, te ne sono grato, come sono grato a tutto il gruppo, Pino in testa, che mi aiuta a comprendere gli altri come mai mi è successo prima.
Stiamo vivendo dei bei momenti, CDIOT!

@ Spartaco

Bellissimo quello che scrivi Francesca. E proprio vero che quello che noi diamo, riceveremo. Doniamo amore, riceveremo amore. Viviamo in pace e pace... riceveremo. E cosi via per tutte le sensazioni piacevoli. In una vita piena di problemi e difficoltá, essi, visti sotto un'altra prospettiva, fanno parte della nostra vita. E vanno vissuti tranquillamente.

Foto: Drammaterapia, lo Spazio che Occupo, Laboratorio CDIOT, ottobre 2009

martedì 13 ottobre 2009

Drammaterapia: "...Influenzati da un torpore comune che..."

@ Francesca

Dalla mia irrequietezza mattutina, dopo una notte insonne, come mi capita spesso oramai, la mente già iniziava a elaborare, a lavorare e a chiacchierare tra sè e sè disturbando il mio sonno inquieto. Quando finalmente ho preso coscienza di questo involontario risveglio, non ho potuto far altro che ascoltare cosa stava dicendo …si trattava, a mio avviso, di semplici banalità e discorsi scontat che, ad ogni modo, vi voglio donare, come un regalo, fatto a voi come ogni giorni voi mi fate, spogliandovi di fronte a me che sono vestita e vi guardo. Sono solo pensieri, partoriti in uno stato di dormiveglia, che questa volta ho avuto la prontezza di appuntare per semplice curiosità, sono frammentati e tali ve li riporto...

“ Influenzati da un torpore comune che... rimanda la nostra storia alla nostra vita ! Invece la nostra vita è l’imminente, con una visione prospettica del futuro che a guardarlo ci si spaventa; ma se il problema è credere ai fantasmi avremo sempre una giustificazione per non evolverci, per non crescere e rimanere bambini, con mille timori, in cerca di qualcuno che li sappia placare, in cerca di un egoistico calore umano”

“Il fantasma piu temibile per me è l’ingovernabilità del tempo… mi sfugge in continuazione. E' dispettoso e mi sfida ogni volta; la sua gestione mi rimane complicata perché è rivelatore anche quando noi non lo siamo con noi stessi.Il fatto compiuto non piace a nessuno, è difficile da digerire, ma il tempo è indifferente e incalza nel suo avanzare, quindi preferisco scandirlo in modo sensato, prendendolo di sorpresa, raggirandolo. Mi piace, ad esempio, trascorrere il mio tempo con voi che rappresentate per me la mia non-solitudine…come dire, dei rinoceronti all’incontrario".

“E’ bello essere in pace con il mondo, quando il mondo ti fa la guerra , perché solo in questo modo si può placare la sua ira che non verrà alimentata da lacrime che l’annaffiano; cosi ,finalmente, la guerra cesserà per lasciare il passo alla fratellanza, per vivere senza quel disumano distacco che ci rende freddi ed ostili, soli nella moltitudine di persone come noi! Provate ad abbracciare il mondo e aspettate una sua calorosa risposta; quando questo avverrà, sarete inondati da una puerile gioia che vi renderà piu felici e piu sicuri. Cosi la magia dell’amore avrà fatto il suo corso".

Foto: Dramatherapy, The Rhinoceros, Daisy-Francesca, Laboratorio CDIOT, settembre 2009

lunedì 12 ottobre 2009

Drammaterapia: a proposito de Il Rinoceronte di Ionesco,"..che bello odore di verinice fresca c'è qui!"

@ Spartaco

Ciao a tutti ragazzi, ciao director.
E proprio vero quando c’e l’energia di tutti la serata é magica. Tre parole senza significato apparente fanno scatenare emozioni, paure, angosce a noi sconosciute. Per quanto mi riguarda ho sentito la prevaricazione di Gianni come vi ho detto ma dopo non c’era piú. Lui non era cambiato. Io che ascotavo ero andato oltre, non ho piú avvertito quella sensazione di prevaricazione. Straordinaria questa cosa. E proprio vero dietro una qualsiasi sensazione negativa data dalle nostre paure c’é l’energia per andare oltre. Molto bello quello che é successo a Gianni e Pino, non c’é niente di imbarazzante, tutto quello che ci succede fa parte del’umano. Non c’é da nascondere la nostra paura. E da lí che si parte.

Grazie compagni, grazie director, come al solito avevi ragione tu. Senza l’energia vera, quella delle nostre paure, le serate magiche non esistono. E molto piú semplice di quello che pensiamo ed é alla portata di tutti.

Foto: Drammaterapia, Gianni & Spartaco, Laboratorio CDIOT, ottobre 2009

domenica 11 ottobre 2009

Drammaterapia: "..rilassato eppure vigile"


@ Maria Pina

Perchè l'altra sera , a casa mia, nessuno si è voluto sedere sul foulard steso al centro del nostro circolo, sul pavimento?
Perchè tutti hanno preferito sedere su buste di plastica e cuscinetti appena acquistati al supermercato?
Diamine , è chiaro il perchè! Sul foulard al centro della sala , c'era un Rinoceronte !

Era lì, sdraiato che ci ascoltava , per quello che può ascoltare un rinoceronte. O meglio, riposava, poltriva, ronfava, rilassato eppure vigile. Aspettava, con l'istinto dell'animale selvatico, il momento giusto per entrare in azione, per iniziare la sua corsa rinocerontesca e diffondere attorno a sè l'energia primordiale dell'istinto. Attendeva il momento giusto per travolgere le piccole meschine cose della vita quotidiana, e riportare l'ordine caotico della natura dove è giusto che sia: nella vita umana.

Cosa volete che siano 40 mq di appartamento per un rinoceronte, abituato ai grandi spazi? Li percorre con un attimo, gli servono giusti giusti per prendere la rincorsa.

Foto: Rhino-Foulard. Laboratorio CDIOT su "Il Rinoceronte", settembre 2009

venerdì 9 ottobre 2009

Drammaterapia, ri-fondazione del Creative Drama In-Out Theatre

@ Pino

E’ passato appena un semestre ed il CDIOT ha avvertito la necessità di essere ri-fondato: necessità per me intesa nell’accezione del rivivere o del riappropriarsi dei propri desideri forse tanto minacciati dagli eventi. Dispiace per i fondatori non più presenti, ma rimangono care le loro idee, il loro affetto ed i loro preziosi suggerimenti, in forma più o meno visibile, nei loro post.

Il luogo si è prestato molto alla situazione perché locale in attesa di essere abitato: grazie dell’ospitalità. E’ lì che iniziamo a preparare il nostro profondo per accogliere al meglio le maschere dei personaggi ioneschiani. La speranza mai nascosta è quella di riuscire ad ottenere una sorta di processo catartico cercando di misurare una cosiddetta "distanza estetica" dal personaggio. Non importa l’arredamento non presente, ma è bello sentire l’odore fresco di vernice, le pareti bianche ed il calore umano dell’incontro.

Più che evocare ed applaudire gli illustri autori voglio dire grazie a te director per l’ascolto, la tenacia, l’impegno, le possibilità, che trasfondi in noi e che ci ritornano verosimilmente nella capacità di "dirigere" i nostri destini e grazie ai compagni di viaggio.
Stasera non "correranno" solo i rinoceronti, ma le nostre emozioni,volte tutte alla possibilità di poter riscrivere ed interpretare la nostra storia.

Drammaterapia, dove lavora il processo drammaterapico

“Quando immaginiamo l’amore di Berenger e Daisy dopo la malattia e la devastazione, le emozioni che ci regalano sono autentiche, forti, reali, anche se la storia è solo immaginata”…

Trauma vero, evento anche solo immaginato, per lo stesso Freud può non esservi distinzione, sia rispetto ai contenuti creduti , che alle emozioni esperite. Insomma, la valenza traumatica appartiene al pensiero, o più propriamente a quella mente –fatta di corpo e pensiero- che esperisce l’evento. I correlati psicofisici di tali operazioni sono quotidiani e noti a tutti. L’emozioni mosse dal ricordo o dall’aspettativa. Gli eventi reali che resuscitano, in reazioni emotive –con tutte le conseguenze fisiche- ricordi ed aspettative. Esattamente, la fantasia può avere la stessa forza della realtà. Quel meraviglioso motore che è la “suggestione”, che ci accompagna nella crescita, facendoci immedesimare in ruoli e situazioni , in una specie di repertorio di “prove d’autore” con la vita; anticipa l’opera d’arte che è la vita stessa, unica perché noi unici -altro che rinocerontesca specie!-ed insieme l’accompagna. La virtualità che sembra così ingenuamente nata con l’era cibernetica, in realtà è solo riprodotta in funzioni di macchine che scimmiottano la nostra mente. Tant’è che possono solo sperarla di scimmiottarla così bene da essere confuse con la realtà stessa, tanto fedele è la riproduzione. A rischio di non essere protetti dalla censura del sogno, dalla mano che genitore che ci scuote la spalla e ci dice “Carlo, ma stai sognando ad occhi aperti!”, del mattino che segretamente contiene il lavoro onirico della notte, ma, opportunamente, non svela sempre quanto si è sognato, lasciandolo lavorare nel nostro inconscio. Il sogno, come il teatro, in un rapporto vero, quindi autentico con noi stessi, ha la possibilità di fare quanto tu dici Gianni, voi dite, miei attori: farci “sentire cose che altrimenti non conosceremmo mai”.

“Entrare nei personaggi ci fa toccare con mano le loro fragilità, che sono le nostre…cose che estasiano e sconvolgono allo stesso tempo, mi svuotano e mi riempiono, mi agitano e mi liberano…ed ogni volta torno a cercare un nuovo equilibrio, a vivere un quotidiano filtrato da ciò che ho vissuto attraverso i personaggi in cui sono entrato. A volte è più facile, a volte è veramente faticoso, quasi drammatico”.

Un teatro squisitamente “psicologico”, com'è questo “drammaterapico”, può e deve lavorare dentro; tuttavia, non ha ambizioni “terapeutiche”, ma ancor prima non si pone come obiettivo il “cambiamento” della persona. Lungo la vita si cambia, ed anche la riflessione che induce il lavoro teatrale opera nella nostra vita, come simulacro vivo e mobile di “quanto può essere se…”, ti esige “vero” nella “finzione”, una vlta chiarito che vero non corrisponde fedelmente a reale. Il processo dramma terapico lavora attraverso il drama, la messa in atto –l’azione scenica dunque- di quanto sepolto –che sia rimosso o non utilizzato poco importa. Il personaggio vive di questo, abbigliato come l’autore ed il regista chiede che sia -il testo e la conduzione registica.
“Quando io parlo a Daisy, quando sono Berenger, sento veramente cose che nella realtà della mia vita non sono mai riuscito a provare, anzi, che mi sono negato di provare, per paura e difesa, difficoltà e inconsapevolezza”.
Quando voi parlate con Daisy, uscite dall’operazione narcisistica di essere a tutti i costi voi stessi o, perlomeno, per qualche istante entrate in crisi, rispetto al vostro ruolo codificato; chiedete ad un invisibile mix di ricordi, emozioni, sensazioni esperienze, sogni ed aspettative di diventare i grandi suggeritori nella buca, nel proscenio, fatti attori e spettatori di quanto avviene…

“E i sogni, che travisano e adattano la realtà a nostro piacimento, distruggendo a volte, per poi ricostruire più solido e grande un pensiero nuovo, una nuova carica emotiva, sono la molla che differenzia l’essere umano dagli altri animali, in uno straordinario amalgama di ragione e cuore, forza e fragilità”.

I miei “attori”, capaci di silenziosamente di “perdonarsi”, mentre recitano…Questa è la poesia del teatro, L’atto di “auto penetrazione” che Grotowsky indica quale tributo allo “spettacolo” che lì annunciate di svolgere. Teatro totale.

Foto: Drammaterapia, il processo drammaterapico, Laboratorio CDIOT su Il Rinoceronte, settembre 2009

mercoledì 7 ottobre 2009

Drammaterapia: Berenger e Daisy, la "nostra" possibile corrispondenza d’amore..

@ Gianni

Quando il director mi chiama e mi chiede di entrare nel personaggio, per un attimo mi sento a disagio, emozionato, agitato, come se dovessi affrontare chissà quale prova.. Ma anche incuriosito e in un certo qual modo giocoso.. Poi si comincia, e tutto assume una dimensione diversa, un’atmosfera surreale. Sogno di essere lui, mi immedesimo nei suoi pensieri e... Divento Berenger, penso ed agisco come farebbe lui, dico a Daisy quello che direbbe lui, ed amo Daisy come l’amerebbe lui.. Almeno credo...

Qualcosa non funziona però. Se al mio posto ci fosse Pino o Spartaco, o chiunque altro quel Berenger sarebbe un altro...direbbe cose diverse. Allora l’amo come l’amerebbe Gianni? E se Gianni non fosse capace di amare? E se Daisy si aspettasse un amore diverso da quello che gli stò dando? E se al posto di Daisy ci fosse qualunque altra donna della mia vita reale? Cosa riuscirei a dire, a dare, per legarla a me e farla sentire amata, tanto amata da abbandonarsi senza paure tra le mie braccia, ed io tra le sue..
Quante domande e quante incertezze in quell’uomo che si sente capace di muovere a suo piacimento ogni cosa intorno a lui.. Già, intorno a lui non dentro.

MA QUELLO SONO IO.

E’ la parte di me che ho cercato di soffocare, cancellare, annientare, scolorire, negare, annichilire, anestetizzare e….. Dio che dramma!! Ho lottato con me stesso cercando di autodistruggere parte di me! Per una serie di circostanze, volute e non, ho considerato inutili quelle cose che non si possono toccare, comprare, muovere, aggiustare, colorare, classificare, depositare, prelevare e più sinteticamente, quelle cose che non possono essere strumenti di mera soddisfazione personale. E tutto il resto? Le emozioni, l’altrui pensiero, la vicinanza emotiva di chi sceglie o deve percorrere al mio fianco anni ed anni di vita?

Poi tutto rallenta e assume contorni meno drammatici, si torna alla realtà, si sta insieme, ci si scambiano impressioni ed emozioni e si lascia lavorare lo strumento drammaterapico che può durare giorni, fino al prossimo incontro.

Il C.D.I.O.T. ci permette di toccare con mano l’anima dei personaggi che andiamo ad interpretare, e soprattutto ci permette di diventare attori della nostra esistenza, nella nostra esistenza, a volte dopo lunghi e travagliati percorsi che però finiscono per partorire esseri nuovi e più equilibrati. A volte è dura, ma chi è disposto a rinunciare al certo per l’incerto? Chi butterebbe un divano, magari lacero e bisunto, per comprare un tavolaccio nudo?

Intanto l’amore possibile-impossibile tra i due personaggi chiave dell’opera di Ionesco si materializza, lo montiamo e smontiamo, elaborando, immaginando, dissertando, aggiungendo e togliendo possibilità e speranze, aspettative e delusioni ed è oggetto di recita… Recita e vita nello stesso tempo, perché nella finzione ognuno riporta la sua realtà, specchio della finzione ed alter ego del personaggio. Quante anime albergano nei nostri due eroi? Quelle che siamo disposti a dargli.


Foto: Drammaterapia, Berenger & Daisy 2, Laboratorio CDIOT, settembre 2009

Drammaterapia, come lavora nel Creative Drama & In-Out Theatre


Ieri sera, ri-fondazione del Creative Drama & In-Out Theatre. Vi erano le persone giuste. Alcune energie, buone, importanti, le abbiamo lasciate lungo un percorso che ora finalmente ha designato chi dovrà sorreggere, interpretare, sperimentare fondamentalmente, questo “teatro dramma terapico”. Sei persone, cinque attori, un’assistente alla regia, un director.
Eugene Ionesco ci ha fatto compagnia, in silenzio, discreto come sempre, di certo, benevolmente, ha sorriso del nostro tentativo di “leggere” l’assurdo; ma poi ci ha “perdonato”, visto che di mezzo c’erano le nostre autentiche emozioni a tentare di decifrarlo. Seduti a terra –per la verità due su cuscino, tre su busta, un sesto su polistirolo. Aria di vernice fresca, bianco di pareti verniciate, qualche barattolo e pezza a dare un calore all’ambiente, futuro soggiorno ed angolo cottura di casa di Maria Pina…
Breefing di progetto e racconto, con l’ardita impresa di tentare il racconto di un progetto che sta appena nascendo. Ionesco sempre lì, a guardare. Abbiamo scomodato una massa di “rinoceronti” nella Parigi del ’68 ad iniziare una contestazione al luogo e buon senso comune istituito a regola, rivoluzione già annunciata nell’opera di questo teatro dell’assurdo che –l’abbiamo detto- non crede al bisticcio linguistico, ma alla semantica riscoperta dal singolo individuo e fatta progetto personale e sociale in se stessi. L’importanza del processo dramma- terapico e delle sue possibilità “catartiche”, con tutta la sequela di effetti collaterali, se si presta il nostro corpo e la nostra mente totalmente al trauma, è stata al centro della discussione. Creare un teatro che crede nel lavoro introspettivo al servizio dell’interpretazione teatrale è andare oltre; è reinterpretazione di segni universali e particolari (quelli dati dall’autore), con la consapevolezza che nessun gesto o verbo può essere prestato senza una coscienza di quanto avviene in questa “incorporazione” e “restituzione”. Azione "responsabile" davanti e dietro lo spettatore

Grazie Stanislavskij e poi grazie Grotowsky, Barba. Sappiamo come la dimensione altra di noi possa essere sollecitata dal “teatro” ed avere a disposizione la “trance dell’attore”, aiuta questa espressione. E grazie Jodorowsky, per quella segnaletica di rituali dentro i quali re-inscrivere la propria storia; così che si presti ad essere smontata e rimontata mille volte nei suoi simboli, senza il dolore che spezza le ali del volo del nostro inconscio, verso il "cambiamento". Grazie ancora Jurij Alschitz, per il riconoscimento che l’umanità è più grande di qualsiasi “direzione” registica, se le si permette, attraverso la disciplina, di esprimersi. E grazie infine Jacques Lecoq a ricordarci l’importanza del “gesto”.

I rinoceronti aspettano di correre. Li faremo correre dove serve. Nella rivoluzione che crea visuale sul pianeta di “prima”; e vaporizzare, nella grottesca farsa – eppure a volte dolorosissima- della rivoluzione asservita all’istinto di potere senza controllo. Saremo cauti e ci lasceremo suggerire. La vertiginosa emozione di regalare “testi”, mai scritti, a noi stessi ed agli altri, senza inganno. Welcome CDIOT!
CDIOT è Francesca, Maria Pina, Pino, Spartaco, Gianni, Ermanno e tutta l'Umanità fuori, è i maestri della drammaterapia e del teatro tutto.

Foto: Berenger & Daisy, atto IV, Laboratorio su "Il Rinoceronte" di E. Ionesco, CDIOT, settembre 2009

domenica 4 ottobre 2009

Drammaterapia: Recupero o Rilancio, Morte o Rinascita, Devastazione o Ricostruzione?

@ Gianni

Quando immaginiamo l’amore di Berenger e Daisy dopo la malattia e la devastazione, le emozioni che ci regalano sono autentiche, forti, reali, anche se la storia è solo immaginata. Allora comincio a pensare che veramente la fantasia ha la stessa forza della realtà, anzi di più. Entrare nei personaggi ci fa toccare con mano le loro fragilità, che sono le nostre, e ci pone nella condizione di “sentire” cose che altrimenti non conosceremmo mai..

Quando io parlo a Daisy, quando sono Berenger, sento veramente cose che nella realtà della mia vita non sono mai riuscito a provare, anzi, che mi sono negato di provare, per paura e difesa, difficoltà e inconsapevolezza. Cose che estasiano e sconvolgono allo stesso tempo, mi svuotano e mi riempiono, mi agitano e mi “liberano”, mi annientano e mi ricaricano, in quel mix di raziocinio ed emotività che alberga in ognuno di noi a dosi diverse. Ed ogni volta torno a cercare un nuovo equilibrio, a vivere un quotidiano filtrato da ciò che ho vissuto attraverso i personaggi in cui sono entrato. A volte è più facile, a volte è veramente faticoso, quasi drammatico.

Ma se ognuno di noi prova le sue emozioni attraverso il personaggio, se Berenger o Daisy sono ogni volta diversi perché carichi del vissuto dell’attore che li impersona, le coscienze, le menti, i cuori, i sogni, sono infiniti. Berenger e Daisy sono sempre uguali e sempre diversi, possono morire e rinascere ad ogni cambio di attore, lasciando addirittura al pubblico di vederli con occhi diversi a seconda del proprio stato d’animo e dell’attore stesso.

E questo ci deve far comprendere che solo i rinoceronti possono cancellare l’autonomia dell’essere umano. Il pensiero che lo contraddistingue, tra le difficoltà quotidiane, è la più grande ricchezza che abbiamo. E i sogni, che travisano e adattano la realtà a nostro piacimento, distruggendo a volte, per poi ricostruire più solido e grande un pensiero nuovo, una nuova carica emotiva, sono la molla che differenzia l’essere umano dagli altri animali, in uno straordinario amalgama di ragione e cuore, forza e fragilità.

Questo credo sia la nostra grande forza; basta non lottare con noi stessi, gli unici artefici del nostro malessere.

Foto: Drammaterapia, Il Rinoceronte, Berenger, CDIOT, Laboratorio su Il Rinoceronte, settembre 2009

Drammaterapia: "...senza accomodarsi in quello che conosciamo..."


@ Spartaco

Capisco noi immersi nelle nostre vite e paure. Inconsapevoli di quello che ci viene dato ed a voltei non riusciamo a percepire. Il lavoro di venerdi, ora mi accorgo quante é stato forte e straodinario, ma è passato inosservato, la nostra mente la fatto scivolare fuori di noi. Questo é accaduto senza che noi ce ne accorgessimo. Soltanto ora mi rendo conto di questo ed é successo perché il director ci ha stimolato. E veramente difficile interiorizzare e farlo nostro e tenerlo dentro per far si che questo processo continui. E proprio la paura del'essere umano, quindi nostra, a combinare questo ad accomodarsi in quello che conosciamo. Invece, un progetto che puó darci qualcosa che tutti abbiamo paura di avere: la libertá.
Foto: Processo Drammaterapico su Il Rinoceronte, Laboratorio CDIOT ,settembre 2009

sabato 3 ottobre 2009

Drammaterapia, Report laboratorio CDIOT Ionesco, settembre 2009



Berenger e Daisy, una Impossibile Corrispondenza d’Amore
su Il Rinoceronte di E. Ionesco, III Atto

Dove ci troviamo?
Esattamente nel processo dramma terapico, nel quale questi personaggi sono stati estrapolati dalla loro storia e posti in un continuum temporale indefinito, a scriversi, a dialogare, vivere vicende che non sono mai state scritte dall’Autore. Gli abbiamo dato una vita ulteriore, virtuale, attraverso ciò che di loro noi avevamo filtrato attraverso le nostre persone. Questo significa “drammaterapia”.

Nello specifico, alla “disumanizzazione” del personaggio all’interno del testo, cioè del carattere ioneschiano, noi rispondiamo attraverso il processo drammaterapico che ci interroga sulla possibilità di dare una vita a personaggi “disumani”. Perché, vedete, interrogarci su personaggi come Berenger e Daisy e la loro impossibile corrispondenza d’amore –“impossibile” perché non è mai avvenuta di fatto e gli abbiamo dato noi un prosieguo in questa virtuale corrispondenza epistolare o “impossibile” perché non sarebbe comunque mai potuta avvenire, ancorchè non scritta dall’Autore? Lasciamo a sé questo dilemma-, significa doverli contestualizzare all’interno di un’opera dove nulla è umano.
Questa "umanità", ci dice, Ionesco, si è persa...E niente può corrispondere al requisito con cui logicamente noi andiamo ad interpretare un carattere, un personaggio, un ruolo. Gli unici “umani”, sia pure devastati in questa storia, sono proprio il Rinoceronte e Berenger. Il primo, se la passa bene, se la passa male, insomma è neutrale, perchè anonimo; questa epidemia, questi rinoceronti vanno oltre il bisogno di capire, è la retorica –per questo neutrali- che non riesce per l’appunto a spiegarli, nè loro usano un raziocinio per muoversi e dirigersi; sono usati, bistrattati, esaltati o avviliti e combattuti, ma nella loro naturalità “giocosa”, “festosa” come di una umanità che non si interroga. La loro semplicità, oltre ogni bisticcio linguistico lì intrattenuto, affascina, seduce ed attrae. Osservate il marito della signora Beuf, che così tenero salta verso la moglie per essere cavalcato ed tutti e due si allontanano insieme, sotto gli occhi stupefatti di un ufficio intero, verso un orizzonte da Titanic?! E’ molto più “umano” lui che in realtà quello che avviene nei dialoghi caratterizzati in una verve ora aggressiva, ora compassionevole, ma esaltazione solo “mitica” perché lì a tradurre il conteso monopolio della “verità”. Il rinoceronte, però, quando la trasformazione è oramai compiuta e non nel travaglio del passaggio, perché –vi dicevo- tutti i persoaggi di quest’opera sono corrotti dalla “rinocerontite”.

Quindi se voi vi illudete -e ci dobbiamo illudere, perché è la disillusione che può diventare elemento di progresso- di trovare in Daisy un personaggio incorente, storto, irresponsabile, cattivo oppure incompreso, generoso, una buona amante, una cattiva amante, è una battaglia persa. Così prodiga di consigli all’amato, nella preoccupazione che egli non abbia effettivamente smesso di bere, misurando lei stessa la quantità accettabile di assunzione dell’alcool e poi, improvvisamente, così affascinata dalla possente energia che i rinoceronti emanano, sino a credere che solo in loro sia il destino del mondo, l’avvenire -ahi razza ariana, che si traveste ogni volta di qualcosa di nuovo nella storia del mondo! Non è purtroppo possibile classificare questi caratteri con la normale stereotipia con cui noi classifichiamo l’umana specie: essi –i personaggi- sono corrotti nei giudizi di un processo che ha invaso tutto, la lingua, le intenzioni, i sentimenti. Un processo che parla di paura: la fobia di essere presi dall’epidemia, la paura di essere i soli esclusi dalla stessa. Dunque non vi è più una logica a sostenere le nostre condotte. Ma perché tutto questo?

Ovviamente, la cultura ed i prodotti della cultura, hanno un intreccio sottile, così profondo, intricato…giacchè fermenti che a loro volta confermano la cultura in una ratifica che noi vogliamo designare, seguendo l’idea di Ionesco, un sonno, una "letargia". Un processo così rassicurante,quanto uno specchio, che “addormenta” le possibilità di una coscienza più libera, una vera “letargia”.E cos'è che ci risveglia da questo sonno? L’arte! La sua qualità “perturbante”. L’arte così profetica, che scava, interpreta e fa interrogare, dunque –se pensate- l’unico prodotto della cultura che rompe la letargia della stessa cultura, dello stesso illusorio progresso. E l’arte di Ionesco ci interroga su cosa sta avvenendo in tutta questa confusione semantica –pensiamo all’idea di valore, coraggio, difesa, dignità nelle parole di Berenger o quali intrattenuti in una ideologia totalitaria come il Nazismo? Questa è la sua grande provocazione. Come si può uscire da questo anonimato, dove tutto è eguale e tutto parla di sé? Pacifico riconoscimento che tranquillizza-addormenta, nell’autoreferenzialità delle comunicazioni?
Guai a che ogni cosa sia sempre riconoscibile come la stessa! Si può perdere la ricchezza del personale punto di vista, del dubbio,quell’interrogazione che esplora gli eventi con il marchio dell’individuale e tuttvia lascia uno sp0azio aperto al dtao proveniente dall'altro. La altrui diversità parla della mia diversità, non si esce da questo paradigma.
E tornando a Berenger e Daisy, ebbene, si deve essere capaci di soffrire e comprendere che l’illusione importante dell’amore che sconfigge il senso di morte dentro la vita, costituito dal fatto di depositare tutto l’amore che si può rivolgere ad una persona in una sola persona, è una pura chimera. Daisy non può amare –e così anche Berenger- un uomo solo! Lo afferma la corrente esistenzialista; se fai questa operazione totalizzante, fallisci, perché c’è il teatro del mondo a contenere la tua storia, a sorreggerla e non puoi ignorarlo. E se lo ignori, non raggiungi quell’oggetto d’amore, ma solo te stesso, tuttavia dimenticandoti nel mondo, irriconoscibile per esso e non più riconosciuto. Del resto, anche su un piano antropofenomenologico, l’”esserci” parla di condivisione, nel rapporto, di qualcosa che è tuttavia prima e dopo te e l’altro e vi ritrova, ma che è la possibilità dell"incontro", prima ancora dell'incontro, lo spazio mondano di questo esperire dell'atto amoroso nella tua coscienza. E dunque Daisy fallisce, e fallisce anche Berenger; egli si volta…e lei non c’è più. Lei gli ha promesso amore eterno un attimo prima…e sparisce “al galoppo” pochi secondi dopo! Uno splitting feroce, direi, tra rapimento individuale e quello gruppale, a frantumare l’esserci che dicevamo. Un fallimento che il testo vuole, che lascia lì a reclamare interpretazione e ricerca, non esegesi critica.

Dare l’anima a questi personaggi –come noi la stiamo dando-, disumanizzati, è “fare anima”, direi con Hilman. Interrogarci nell’interpretazione su quanto sia facile cadere nel vizio dell’omologazione, diventando anonimi a noi stessi. Dicevamo,Illusoriamente riconoscibili.

Foto: Un momento del laboratorio CDIOT su Il Rinoceronte, settembre 2009

lunedì 28 settembre 2009

DRAMMATERAPIA, CDIOT, DIALOGO IN-OUT: "il luogo dove tutto poteva ancora accadere..."



Mio caro Berenger,
trovo commovente il fatto che tu pensi ancora a me, lo fai con cosi tanta dolcezza e affetto e cosi poco rammarico per quello che fu. Mi stupisce inverosimilmente questa tua lettera e come mi abbia raggiunta in un luogo indefinito, ma al tempo stesso sono attraversata da una sensazione di pura gioia che mi riporta indietro, lontano in un tempo difficile da ricordare. Ho ricordi che ho voluto annebbiare del periodo dove ancora tutto doveva accadere, dove noi eravamo spensierati e inconsapevoli. Quello che avvenne ha contorni ancora poco chiari per me. In quel tempo, nel periodo della nostra inconsapevolezza, la “ malattia “ mi colpi e mi trascinò via, lontano da te e dal nostro delicato-fragile amore, mi portò via dall’uomo che ancora oggi, dopo diversi anni, mi tiene ancora nel cuore. Tu non colpevolizzi la mia fuga e non giudichi la mia azione, ma semplicemente mi ricordi con le tue poetiche parole e con il tuo amore.
Ora sono guarita anche se la trasformazione mi ha cambiata profondamente, mi ha resa più consapevole e responsabile delle mie azioni e di me stessa. Anche te, vedo, che nonostante tutto, non ti sei lasciato sopraffare dalla paura della solitudine e non hai scelto l’alcool come tuo compagno di giochi, facendoti guidare da lui nell’abisso dell’inerzia, ma hai reagito! Un vero e unico ruggito rispetto ai molteplici ruggiti della banalità . La tua lucidità ti ha salvato; anche se terrorizzato non ti sei arreso , a differenza di me, che ho preferito seguire l’istinto di sopravvivenza e accodarmi alla mandria. Dopo tanto correre, anche io mi sono fermata in un luogo sicuro e stabile che mi ha accolta e coccolata, impreziosito di due bellissimi figli ,Giulio e Carolina, che mi riempiono il cuore, ma non scaldano l’anima perché sento che qualcosa di irrisolto ancora cova in me. Con la mia fuga ho capito che non ero in grado di soffrire e avevo bisogno di una opportunità di rivalsa. Questa mia incapacità mi ha reso la gioia un traguardo irraggiungibile, tu ,invece, nella disperazione più nera hai trovato la luce, anche se per trovarla ti sei fatto sopraffare dalla paura e dal dolore della solitudine. Cosi da solo hai potuto incontrare te stesso. Il tuo coraggio mi ricorda che sei una persona speciale sono felice che ci siamo riuniti anche solo epistolarmente.
Per sempre tua Dasy (FRANCESCA)

Questa lettera la scrissi prima che ci salutassimo per l’estate e mi dispiaceva che andasse persa anche in seguito al seminario di venerdi che mi ha visto coinvolta in prima persona .
Francesca


Foto: Berenger e Daisy, una Impossibile Corrispondenza d'Amore, Hypnodrama, CDIOT, settembre 2009

Drammaterapia, Ionesco, Il Rinoceronte, Hypnodrama


Foto: Hypnodrama durante il Laboratorio di Drammaterapia su settembre 2009 Berenger & Daisy, una Impossibile Corrispondenza d'Amore, CDIOT.

domenica 27 settembre 2009

Drammaterapia, Ionesco, Il Rinoceronte, Azione Drammaterapica


Con il silenzio od una comunicazione esplicita, verbale, mirata al tema, aperta ad un ventaglio di possibilità, l'attore è sollecitato dal director alla ricerca di quello spazio privato dove lavora il processo drammaterapico. In quel luogo -sacro, perchè appunto privato-, egli gioca la distanza tra il soggetto e la propria storia, tra il carattere e la propria persona, tra quella vicenda e quella personale. Senza conciliazione, nè collisione. La catarsi deve approdare alla risoluzione del conflitto, senza sconferme o illusioni. Parto doloroso, estatico altre volte, sempre con la coscienza rivolta tra dentro e fuori. Poi, liberatoria ed insieme responsabile -perchè di fronte a se stessi ed agli altri-, esce l'interpretazione, perchè quello è il luogo, quello è il teatro -teatro drammaterapico.
Foto: Azione drammaterapica durante il Laboratorio su Ionesco: Berenger e Daisy, una Impossibile Corrispondenza d'Amore, settembre 2009

mercoledì 23 settembre 2009

Teatro-Laboratorio di Drammaterapia, 15 ottobre 2009: Riduzione Drammaterapica del Il Rinoceronte di E. Ionesco, secondo atto.


Il Creative Drama & In-Out Theatre presenta un laboratorio aperto al pubblico sul testo del grande drammaturgo romeno, conduttore E. Gioacchini.

Attraverso il teatro dell’assurdo E. Ionesco pone in grande crisi il valore assoluto di intelligenza e coscienza, cercando di evidenziare come la prima non sia garanzia di progresso e la seconda possa perdersi attraverso i condizionamenti od i luoghi comuni, ad esempio quelli del linguaggio quando che si impoverisce della semantica.
Gli attori del CDIOT fanno attraversare questo importante messaggio nella loro performance teatrale e ne esce un drama ricco di significati personali ed universali, in un affascinante percorso di due ore di laboratorio aperto al pubblico.

Info e prenotazioni al 3403448785 -ore pasti- o via e-mail a
info.atelier@dramatherapy.it

martedì 22 settembre 2009

AUTOSTIMA & AUTOIPNOSI


Corsi di Autoipnosi, a cadenza bimestrale, sono promossi a Roma dall’Atelier di Drammaterapia sotto la direzione scientifica della Società Italiana di Ipnosi Sperimentale, Clinica & Applicata, diretta dal dr. E. Gioacchini

22/09/2009 - Che l’autostima provenga da radici situate lungo tutto l’arco delle nostra vita, a partire dalla prima infanzia è un fatto certo. Che altrettanto importanti, ancora prima, siano fattori genetici, che si esprimono nel temperamento degli individui, e, dopo, intervengano le vicende della vita ad orientarci verso il pessimismo e la scarsa credibilità verso noi stessi, è altrettanto vero e dimostrato. Tuttavia, essere pessimisti, portati a “vedere nero”, dunque a stimarsi poco non è un destino! La psicologia ci insegna che la nostra mente può essere condizionata sia da traumi “negativi” che “positivi” e nuovi imput, strategicamente formulati in una terapia o in un coaching possono correggere le nostre emozioni ed i nostri pensieri, analogamente per quanto avviene per ossessioni e fobie, paure e dipendenze. In aiuto vengono tutte quelle metodiche terapeutiche e terapie “dolci” che lavorano sul “qui e ora” del soggetto ed operano una ristrutturazione del suo stile di pensiero. L’Ipnosi, ancora prima di Freud, ma maggiormente dopo le ricerche dell’ultimo secolo, ha evidenziato le possibilità di accesso al serbatoio delle nostre esperienze più remote e profonde, ai nostri conflitti, come alle risorse dell’individuo. L’Autoipnosi ha maturato oramai una lunga testimonianza storica positiva di ricerca ed applicazione in questo campo, purchè usata in mani ben addestrate sotto la direzione di specialisti del settore, medici e psicologi abilitati al suo esercizio. Solitamente una bassa autostima si accompagna sempre a due elementi. Una penalizzazione del proprio comportamento, sempre condizionato dalla scarsa fiducia in se stessi ed una condizione di più o meno evidente di ansia e depressione del proprio umore che finisce per fiaccare le condotte del soggetto, e spesso determinare insuccessi. Proprio il rapporto fiduciario verso se stessi che viene sollecitato nelle tecniche di autoipnosi e, sul piano più profondo, la comunicazione con il nostro inconscio, sono gli elementi più importanti che intervengono a “curare” la mancanza di fiducia in se stessi, oltre alla esplorazione di risorse spesso rimaste sepolte dalle “scorie” della vita e delle nostre reazioni negative.

L’Atelier di Drammaterapia LiberaMente, per la stagione 2009-2010, promuove una Corso di Addestranmento all’Autoipnosi con la sponsorizzazione scientifica della Soc. It. di Ipnosi Sperim., Cli & Applicata. La Direzione scientifica del corso è affidata allo psichiatra e psicoterapeuta E. Gioacchini, esperto nel campo e con una esperienza trentennale di clinica ed addestramento nel settore. Il corso si rivolge a tutti coloro che desiderano sperimentare un training di autoipnosi per risolvere timidezze ed inibizioni comportamentali e che non necessitano di una psicoterapia specifica; ma è anche aperto alla frequentazione di medici –psichiatri e psicologi clinici- e personale sanitario coinvolto nella relazione di aiuto che desidera acquisire una migliore conoscenza degli stati modificati di coscienza e del loro utilizzo nella relazione con il paziente.

Info e prenotazioni al 3403448785 -ore pasti- o via e-mail a info.atelier@dramatherapy.it

Foto: Mesmer in una illustrazione che lo ritrae in una applicazione di "magnetismo animale"
Charcot durante una lezione agli studenti alla Salpetriere di Parigi, mentre dimostra e
discute la fenomenologia ipnotica durante una induzione su un soggetto volontario

Illustrazione ipnotista e "fluido ipnotico" verso un gruppo di soggetti

sabato 19 settembre 2009

DRAMMATERAPIA, IL RINOCERONTE DI E. IONESCO, Pagina del diario di Berenger


Una pagina a caso di questi giorni...

Daisy..! Quanto mi intriga il fatto che ci sei, che possiamo corrisponderci, che con le parole possiamo sentirci vicini. Ormai mi sono allontanato dalle rive di quel dolore che tanta angoscia ci ha fatto vivere. Quella strana malattia che deformava il corpo e la personalità degli individui e che abbiamo visto colpire le persone a noi più care assistendo, quasi impotenti, ai travolgenti avvenimenti. Io oggi le cose sono cambiate, conduco una vita moderata e, con i nuovi interessi che ho, riesco delle volte a toccare il cielo. Tuttavia, quella nube grigia a volte appare nei giorni più scuri, minacciosa e piena di pioggia quasi a voler ostentare una potenza maggiore del sole. Non debbo scoraggiarmi, non dobbiamo scoraggiarci com'è successo per quelle bestie; la solitudine, il dolore, l’angoscia non avranno la meglio sulle nostre capacità date dai nostri sentimenti più profondi. Ne sono sicuro. (ROMEO)

martedì 15 settembre 2009

Drammaterapia, Il Rinoceronte di E. Ionesco: Daisy risponde a Berenger 2

Caro Berenger, sono felice di ricevere la tua. Da quando ci siamo ritrovati mi sento piena ... di ricordi che conservo gelosamente dentro me. E’ tutto un rifiorire come la foto che tu custodisci. Sono il segno evidente che la primavera dell’amore, quando sboccia lascia un segno, un ricordo, che niente e nessuno può annullare. I fiori con il sole sono splendidi perché veri, meravigliosi come la vita, l’amore ed il tuo grande affetto. Vedi Berenger, con te ho ritrovato una parte di me. Perdonami se in questo momento sento di comunicarti un mio bisogno. Penso che nessuno è mai stato tenuto a piangere o a soffrire in solitudine, ma è dalla forza emotiva che noi sappiamo trarre la capacità di invocare aiuto, anche se forse il timore del rifiuto o del ridicolo ci spinge a nascondere le nostre sofferenze. Nell’atto di sollecitare aiuto, noi esprimiamo il nostro apprezzamento nei confronti di un’altra persona, facciamo capire che nutriamo fiducia in lei che la reputiamo in grado di aiutarci in un momento di grande sconforto. Un sano bisogno di te è importante espressione di amore, di amicizia, e di …. La foto che mi hai spedito mi ha fatto pensare a due persone in comunione tra loro seduti in riva al mare, tenendosi la mano, lasciandosi accarezzare il viso dalla dolce brezza del vento, abbandonati al sogno…
Un affettuoso bacio. Daisy (BEATRICE)

Drammaterapia, Il Rinoceronte di E. Ionesco: Berenger in Terapia




VIGNETTA PINO
BERENGER: "...sono ossessionato dalla bellezza dei rinoceronti!"
TERAPEUTA: "La bellezza... non è tutto. Esiste anche la saggezza!"

venerdì 11 settembre 2009

Teatro, Laboratorio di Drammaterapia: Berenger e Daisy, un'impossibile corrispondenza d'amore



11/09/2009 - Autore e regista dell'Assurdo, Ionesco attraversa il suo tempo acutizzando contraddizioni e senza mai cercare un compromesso. La sua storia, che aveva parlato in termini di valori dell'uomo di fronte agli orrori così tanto deprecati del totalitarismo, non permette sconti alla ingenuità dell'individuo. Quest'ultima, se praticata, può divenire incauta complice di un delitto e spoglia dagli abiti di attore l'uomo troppo stretto in quelli del nazionalismo, dell'ideologia, del conformismo... Eppure Ionesco esalta l'idividuo ed in esso crede intensamente. Nel "Il Rinoceronte", all'interno di una vicenda più allegorica che metaforica, trova tuttavia spazio un anelito alla fede nel proprio credo -differente dall'ideologia- ed alla capacità di essere interpreti ed insieme esploratori dell'amore. La storia "incompiuta" di Berenger e Daisy si intreccia e si complica con il sovvertimento politico e dei valori determinato dalla guerra e lascia un grande margine alle possibili evoluzioni della vicenda tra i due personaggi. Una lavorazione drammaterapica del soggetto permette agli attori del Creative Drama & In-Out Theatre di parlare di silenziose storie mai scritte prima.

Questo è il primo di una serie di incontri dimostrativi del laboratorio aperti al pubblico ed in programma nei prossimi due mesi.Per informazioni e partecipazione, si richiede la prenotazione scrivendo a dramatherapy@alice.it o telefonando al 335-8381627.

CORSO DI DRAMMATERAPIA A ROMA, THE CREATIVE DRAMA & IN-OUT THEATRE


Il CDIOT anche quest’anno riapre con un laboratorio teatrale che inizierà a settembre e continuerà con incontri serali bimensili al venerdì, sino al prossimo giugno. Attraverso l’ intervento di diversi docenti dell’area psicologico-formativa ed artistica e lo studio di testi teatrali, gli iscritti svilupperanno la conoscenza pratica e teorica della drammaterapia e della sua metodologia, così come formulata dal direttore, lo psichiatra-psicoterapeuta E. Gioacchini.



Il Creative Drama & In-Out Theatre (C.D.I.OT.), sponsorizzato dalla SIISCA (Società Italiana di Ipnosi Sperimentale Clinica & Applicata, 1988), è stato creato nel 2008 come estensione “artistica” dell’Atelier di Drammaterapia Liberamente (2006) Il C.D.I.OT., infatti, nasce all’interno dell’esperienza triennale dell’Atelier di Drammaterapia Liberamente, fondato e diretto dallo stesso professionista. Mentre l’Atelier ha lo scopo di divulgare concetti e metodologie proprie che si riferiscono ad una originale individuazione teorica e pratica della Drammaterapia e del processo drammaterapico, nei suoi vari contesti applicativi, il C.D.I.O.T. ne costituisce la naturale evoluzione artistica, come vera e propria forma di Teatro.




Per informazioni ed iscrizioni ci si può rivolgere alla segreteria del CDIOT al Tel 340-3448785 Fax: 06-86211363/70

martedì 8 settembre 2009

Drammaterapia, Il Rinoceronte di E. Ionesco, Pagina del Diario di Berenger 1

Sono passati cinque anni dalla fine del conflitto, poco meno dalla fine del Grande Processo e di quelli…Secondari. Berenger non si dà pace. Ha scritto del suo amico Dudard, ma la guerra ha continuato a scrivere in lui un penoso diario che in qualche pagina trova forma scritta, sul comodino, al risveglio di molte notti affatto tranquille. Agli orrori della guerra, del totalitarismo, quelli di un processo che ha avuto bisogno di forzare la verità a costo di torture, di camuffare i vincitori in “boia” intrisi di nazionalismo, di fare sperequazioni di luogo e modalità di giudizio tra troppi uomini giusti.

Robert Jackson, chief US prosecutor at the Nuremberg Tribunal, listens to the proceedings. He privately acknowledged that the Allled governments conducting the trial were guilty of the same crimes they accused the defendants of committing. In a letter to President Truman, he confided that the Allies "have done or are doing some of the very things we are prosecuting the Germans for" (Journal of Historical Review)

Apriamo una pagina del suo quaderno, è l’otto settembre del 1951, l’ultima pagina scritta, con dentro l’ultima lettera di Daisy. Appartiene alla sera prima e deve averla scritta di getto, una tentativo di purgarsi del passato o piuttosto di tenerlo stretto come la sua vita… (director)


@ Gianni, gli uomini-rinoceronte

"Continuo a girare per le vie della città e guardo…Posso toccare con mano il dramma della devastazione provocata dagli uomini-rinoceronte, e odo ancora i crolli delle case e le grida delle persone terrorizzate dagli eventi sempre più sconvolgenti. E il dramma dei giorni che seguirono, a contare i morti, procurarsi il cibo, trovarsi un rifugio e, soprattutto guardare impotente la disperazione delle persone che aspettavano il ritorno dei loro cari.

E le solite domande si affacciano prepotenti come sempre in questi ultimi mesi…
Come ha potuto, la razza umana, essere così assurdamente priva di coscienza? Davvero siamo tanto fragili? E’ possibile che quel virus invisibile della propaganda abbia colpito così profondamente il genere umano? Possibile che non c’è freno alcuno alla follia devastante della prevaricazione tra esseri umani? Diverse etnie, religioni, colori, idee, parole, storie, sono scintille capaci di accendere la santabarbara della rabbia repressa, dei sogni di potere, delle follie di alcuni che si fregiano di titoli e ruoli, si definiscono “Capi”, “Guide”, “Leader”, “Liberatori” per trasformarci tutti in carnefici persecutori senza più remore, cinici esecutori di innominabili nefandezze!!!

Sono arrabbiato!! Incazzato nero con me stesso per non aver fatto abbastanza, e verso la razza a cui appartengo, che si definisce intelligente e “superiore”. Se è questo il mondo a cui devo appartenere dico NO!!
Signori Leader vi ringrazio, ma rifiuterò la vostra offerta di “finta-vita”. Non vi seguirò in questa follia. Non voglio assoggettarmi a voi e i vostri giochi di potere, le vostre multinazionali finanziatrici di guerre e carestie, le vostre banche-strozzinaggio, le vostre pubblicità menzognere e tutto quello che volete farci credere, per i vostri vagheggiamenti di onnipotenza.

Cercherò di star fuori da questo gioco al massacro.. Da questo mondo di cloni senza coscienza.. Proverò a farlo.. Tenterò di mantenere un pizzico di lucidità, conserverò i principi e i valori che mi hanno sempre guidato, cercando aiuto tra coloro che la vedono come me.. Cercherò..
Di una cosa sono certo: Mai contro la mia coscienza..."

Foto: Photograph of the defendent's box at the Nuremberg Trial. Göring and Hess are in the front row, extreme left. Photo from the National Archives.

Drammaterapia, Il Rinoceronte di E. Ionesco, Daisy risponde a Berenger 2


Mio dolcissimo amico, ricevo la tua con immenso piacere e sprofondo nei ricordi fino a soffrirne.
Ho sperato, mi ero illusa, che tutto potesse tornare come prima, ma tu mi confermi che il nostro cambiamento è ormai una valanga senza freno che tutto stravolge, in un incessante mutare di emozioni e sentimenti, in un’infinita sinusoide che governa i nostri stati d’animo, provati dalla malattia e dal dolore e così bisognosi di affetto e punti fermi…

Mi parli del buon Dudard, apparentemente più colpito di altri dalla malattia, che continua a chiudersi nel suo mondo nell’incapacità di affrontare un futuro troppo incerto. E se la sua fosse solo paura? E se la solitudine di oggi, fosse per lui peggio della malattia del passato?
In fondo molti di noi nei panni dei rinoceronti ricoprivano ruoli importanti, avevano potere di vita e di morte su tanti altri, rinoceronti e non.
Il passato e le sue pesanti valigie, il futuro e gli obiettivi lontani, a volte irraggiungibili, non è forse questo il dramma di tanti esseri umani? Non è Dudard che alberga in noi e ci rende a volte così distaccati e immobili, muti testimoni della nostra sofferenza?

Bella la tua foto. Vorrei essere capace di lasciarmi trasportare dal vento e dalla spuma del mare, senza aspettative e speranze, fonte di delusioni e frustrazioni, senza pensieri e paura di perdermi, ma nemmeno questo mi è permesso. Troppo razionale..
Il rammarico per ciò che poteva essere e non è stato, è ancora presente in me. Spero che il tempo mi aiuti a superare questa drammatica prova. Ti voglio bene.. Daisy (GIANNI)
Foto: Rhinoceros, Time of Trasformation, CDIOT 2009

DRAMATHERAPY WORKSHOPS (2004-2009)

Ciclo di Conferenze-Dibattito 2010, aperte al pubblico

organizzate dall' Atelier di Drammaterapia Liberamente -h. 20,00,in sede-

-09 aprile, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio
-07 maggio, La lezione di Grotowsky + Laboratorio
-04 giugno, la Cinematerapia e la Cinema-dramaterapia + Laboratorio
-02 luglio, l'Hypnodrama + Laboratorio: il Ritorno del Padre
(nuova programmazione a settembre)

Gli incontri, aperti su prenotazione, condurranno i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente. I seminari e le conferenze -a carattere educativo e divulgativo - sono indirizzati ad pubblico non professionale, ma anche a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici e psicologi La partecipazione agli incontri è gratuita, su prenotazione alle pagine del sito o telefonando alla segreteria scientifica, tel. 340-3448785 o segnalandosi a info.atelier@dramatherapy.it

COMUNICATI STAMPA