"The effective propagandist must be a master of the art of speech, of writing, or journalism, of the poster and of the leaflet. He must have the gift to use the major methods of influencing public opinion such as the press, film and radio to serve his ideas and goals, above all in an age of advancing technology. . . It may be good to have power based on weapons. It is better and longer lasting, however, to win and hold the heart of a nation" Joseph Goebbels 1934 *
Ho sognato di essere Hitler, vestito con il pigiamone dei lager. Passavo da compagno di camerata a compagno esclamando "Sieg Heil", ma niente da fare…ero totalmente ignorato. Cercavo di ravvivarle, quelle sagome, infondendogli coraggio, in fondo si sarebbero potuti salvare se fossere divenuti bianchi, biondi e celesti negli occhi e la promessa della vittoria può farne di trasformazioni. Ho provato una desolante tristezza una completa impotenza. Allora me ne sono tornato nella sede dell'alto comando militare in Bendlerstrasse e di lì ho ordinato che fossero tutti bruciati. Ho anche chiamato immediatamente Gobbels e gli ho detto: “Caro amico…inventa per me giusto un piccola altra “lie”, mettiamo dunque una "soluzione finale alla questione ebraica”… che so… erano sporchi, malati, fanatici e troppo orgogliosi per parlare ed orribili con quel lacrimoso Passo Buchenwald …direi inutili, per questo li ho eliminati”. Poi mi sono accorto di indossare la loro stessa casacca a strisce bianche e nere ed ho cominciato a correre inciampando su molti cadaveri e quelli si rianimavano, senza fine…senza fine…Mi sono svegliato, tutto sudato e pieno d’affanno. Allora, ho lasciato che il Führer ancora bivaccasse per qualche istante in me -che a rimuovere i conflitti ci si perde sempre-, poi ho definitivamente (?) bruciato la sua presenza.
Mi chiedo, allora, se siamo tutti disposti a scovarlo, stanarlo e metterlo al bando, sapendo che gli abbiamo dato asilo senza accorgercene, a volte ostello gratuito, purchè pagasse.
Mi chiedo, allora, se siamo tutti disposti a scovarlo, stanarlo e metterlo al bando, sapendo che gli abbiamo dato asilo senza accorgercene, a volte ostello gratuito, purchè pagasse.
"…attendo Hitler i presenti stavano già dando segni di impazienza, quando, in fondo a una via e rimpiccolito dalla distanza apparve il Fürher circondato dal suo seguito. Lo scrittore vide la folla, progressivamente travolta da una specie di isterismo, acclamare con frenesia l'uomo sinistro. L'isterismo si spandeva, avanzava con Hitler come una marea. Sulle prime Denis de Rougemont rimase sbalordito di fronte a questo delirio. Ma quando il Fürher si avvicinò e tutti, intorno a lui, furono contagiati dal generale isterismo, lo scrittore si accorse che quel furore cercava di impadronirsi anche di lui, che quel delirio "l'elettrizzava". Stava per soccombere a quella magia, quando qualcosa salì dal profondo del suo essere, opponendosi alla tempesta collettiva. Si sentiva a disagio, spaventosamente solo in mezzo alla folla; aveva resistito ed esitato allo stesso tempo. Poi sentendosi "letteralmente" drizzare i capelli in testa, capì ciò che significa Orrore Sacro. In quel momento non era il suo pensiero a resistere, non erano le argomentazioni che gli venivano in mente; era la sua "personalità" che si ribellava. Ecco: probabilmente il punto di partenza del 'mio' rinoceronte" Eugène Ionesco
Foto: "Dramatherapy, The Dictator", foto-elaborazioni di E. Gioacchini, 2009
3 commenti:
una sorta di hitler-rinoceronte esista in ognuno di noi... è tutta quella parte di noi che detta e ci impone ciò che è dettato da luoghi comuni, da pensieri e convinzioni di cui in realtà non siamo convinti eppure da cui ci facciamo guidare... tutto ciò che ci impone di distruggere in noi stessi, rendendoci mattoni di "un Muro" che divide la nostra vera persona Creativa ed Autentica dal resto del mondo.
Prendere Coscienza che possiamo occupare tale ruolo anche per "smontarlo" e fargli capire quanto possa esserci inutile, ma quanto invece possa essere fondamentale per noi prendere il suo posto per dare spazio alla nostra libertà e renderci dittatori del bene....
Come ha fatto ermanno e come penso dovremmo fare tutti.... anche senza foto :P
Da bambino, la gente la dividevo in buona e cattiva. Erano due categorie nettamente separate, e la popolazione buona rappresentava almeno il novanta per cento delle persone. Crescendo, la situazione è diventata più fluida, sono stati presi in considerazione i passaggi di categoria, e la statistica è stata abbandonata, non perché per forza il suo risultato fosse sbagliato, ma perché se non so chi appartiene a quel dieci per cento di cui non mi posso fidare, è inutile sapere qual è la divisione della torta. Ora, il passaggio ulteriore potrebbe essere, e qui mi collego al post del director, pensare che noi stessi facciamo parte non solo di quel novanta o di quel dieci per cento (ovviamente si spera del novanta…), ma del cento per cento tutto. Insomma, sia gli “uomini cattivi” che gli “uomini buoni”, per dirla con espressione un po’ infantile, sono entrambi “uomini”, e lo sono entrambi nella stessa misura (non è che uno nasce con due teste mentre l’altro con tre; che uno è insensibile al freddo mentre l’altro lo è; che uno ha fame e l’altro va solo a ossigeno; che uno può commuoversi mentre all’altro ciò è precluso dal suo codice genetico). Insomma, siamo tutti uomini, e tutti usiamo lo stesso ventaglio per sventolarci, un ventaglio con tante possibilità di scelta, e scegliamo noi, dopo averlo guardato il ventaglio, soppesato, impugnato in un certo modo, come farci aria. Ma dobbiamo sapere che quel ventaglio è nelle nostre mani, e che è fatto in un certo modo, con certe opzioni, con certi comportamenti, con certe potenzialità di cui la storia nel bene e nel male ci racconta: quel ventaglio siamo noi. Da questa presa di consapevolezza, penso discenda una maggiore conoscenza del mistero umano, che siamo noi. Se vivere significa essere se stessi dentro di noi, davanti agli altri, insieme agli altri, allora avere paura di guardarsi dentro e provare a sondare il mistero e incarnarlo, significa rinunciare ad essere pienamente e naturalmente uomini. E qui non parlo dell’essere buoni o cattivi, perché do per scontato che è giusto impegnarsi a rispettare il prossimo, ma mi riferisco al rispetto e alla dignità che dobbiamo dare e riconoscere ciascuno a se stesso, individualmente. E credo che, volenti o nolenti, il nostro “Io” si accorga dei compromessi e delle paure, e ci faccia pagare il prezzo delle nostre scelte.
L’opera di Ionesco nella quale tutti noi ci siamo imbattuti ha un’espressione di umanità profonda. I regimi che vuole rappresentare a mio avviso sono piu di uno. Non solo il totalitarismo dedito allo sterminio ma anche quello “sottile” di propaganda che attanaglia le menti e non lascia libere le coscienze di esprimersi soffocando in ogni modo i sogni ed i desideri dell’uomo.
La solitudine, contro la quale combatte Berenger nell’epilogo, dopo aver tentato di salvare l’umanità insieme a Daisy, fa apparire ai suoi (nostri) occhi bello anche ciò che è di per sé brutto e riconosciuto come tale.
Contro la solitudine occorre prendere la carabina e farsi strada tra chi non ti vuole rendere partecipe delle proprie idee perché queste sono esorbitanti e tentano (come è ahinoi! accaduto) di sopraffare la primordiale legge naturale e cioè il rispetto e l’accettazione dell’altro.
Non saranno due le pagine che vorrò leggere e recitare stasera ma molte di piu per poter ancora celebrare il bisogno di libertà degli individui.
Romeo
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