@ Director
As mind master of the CDIOT, this gives me the opportunity to open a discussion on the fascinating Mind's Creative Processes and the Theatre. So I invite you to join our community, getting it prestigious, because it will be built with your intuitions and questions, meditation and inner answers. This is the place where you can use the freedom to express your doubts and you ideas, sharing with the others the research of your way. The Mind is a living miracle, available better than we could immagine; the theatre is a powerful tool to get deeply its power! But what beyond our discussions?
Prepare for becoming part of a new way to discuss with your right emisphere.
Explore the real power of hypnosis, dramatherapy and cinema-dramatherapy and get away its magic and false misconceptions.
Work nicely with us to create our friendship and the warmth of our curiosity and mind’s exploration.
Learn, enjoy and get excited!
Help yourself adapt to altering life-style changes..if there’s one constant in our life today it’s change; from every direction and faster than ever.
Let’s make the dream a reality...and much much more! Contact and interface with our staff; psychiatrists and psychologists will help you to get your life better!I’m just looking forward to seeing your messages here!

"It does not take much strength to do things, but it requires great strength to decide on what to do" Elbert Hubbard

giovedì 11 settembre 2008

..disillusione e speranza, la seconda può correggere la prima?

Disillusione e speranza, la seconda può correggere la prima?

Disilluderci...in fondo la doppia faccia del dolore e finalmente della comprensione! Se in quel sentimento riusciamo a scoprire il valore di quanto "improduttivamente" ci siamo appunto illusi -anche se si cresce attraverso sconfitte, dolore e perdita, oltre al successo, il piacere e la conquista-, vi sono buone possibilità di sperare in un "aggiustamento del tiro".
Questo sembra però vietato ai giovani e meno giovani interpreti de "il gabbiano". Stretti nelle morsa generazionale che li situa tra dolori storici, presenti e presentificati -non sapevavamo forse tutti e bene che Kostantin si sarebbe ucciso?- essi vivono speranze incaute, pericolosi tranelli, la trama esatta e venefica del "fallimento" per loro commissionato da "mister Cechov"; così urla sussurrando -non c'è niente di peggio- la Nina, la prima, nel primo atto!

Ma per noi ci sono speranze! In fondo, ma proprio in fondo ce ne sono state anche per Cechov, proprio sulla scena della sua opera ha incontrato il suo amore, la donna che sposerà e -fatemi dire con una punta di malignità!- ad onta del director, di Stanislavskij! Mie fantasie...Certamente la sua passionale anima, in difesa del "giusto", più che del patriottico, il suo indomabile idealismo e le sue paure giovanili debbono avera avuto una folata di venticello fresco e buono in quell'incontro. Peccato, però, durato assai poco.

Si, vi è più di una speranza, per noi. A un patto... Amici la vita è piena di ricatti e condizioni; che si lavori profondamente e con invenzione il processo drammaterapico. Altrimenti Cechov ci schiaccera', per troppa poca finzione, per incauta ed imprudente spontaneità. Vostro Director

1 commento:

Anonimo ha detto...

“Sì, vi è più di una speranza, per noi. A un patto... Amici la vita è piena di ricatti e condizioni; che si lavori profondamente e con invenzione il processo drammaterapico. Altrimenti Cechov ci schiaccera', per troppa poca finzione, per incauta ed imprudente spontaneità.” Mi ha subito colpito il riferimento all’ “invenzione”, perché avere inventiva significa concepire la situazione che abbiamo davanti come qualcosa che non è rigidamente fissato, ma come un luogo in cui è possibile muoversi, cercando magari di crearci quel pertugio che ci faccia sbucare al di fuori, rompendo le pareti e facendo fuoriuscire il tutto dimodochè si rimodelli e cambi. Bisogna però crederci, altrimenti si corre il rischio di incappare in quella “troppo poca finzione”. E bisogna poi anche “lavorare profondamente” e con impegno, dimodochè il nostro movimento fluido possa essere possente e realmente creare quelle onde e aprire quel pertugio che rimescolino le carte in tavola, e anzi ne creino di nuove, dalle forme e dai colori diversi, materiali oppure d’aria, oppure fatte di suoni e odori, o sensazioni di freddo o caldo o temperatura mite, oppure di un dito che ci sfiora e ci fa vivere o ci fa azare lo sguardo, girando su noi stessi in senso orario e poi all’inverso, magari cambiando noi stessi colore, per dividerci e volare con le nostre braccia che si assottigliano fino a diventare ali e poi pesci con gli occhi luminosi che cantano… Quando venerdì abbiamo parlato dei movimenti sulla scena dei personaggi e dei loro significati, quando abbiamo parlato delle luci che si accendono e poi si spengono, e degli sguardi che si alzano e si abbassano, e delle entrate da sinistra o da destra, e del sipario, delle disposizioni dei posti,..., tutto questo mi ha fatto pensare ancora una volta a quante possibiltà e significati ci possano essere, ai significati che si possono attribuire a certi gesti, ai molteplici effetti che questi ultimi possono generare. “Una Nina che sfiora l’Altra quasi a darLe vita”. Può sembrare un’immagine forse banale, ma mi ha colpito in quel momento l’idea che possa bastare un semplice contatto per far nascere qualcosa. E poi mica deve essere per forza un contatto. Chi ci obbliga a pensarlo? Bisogna credere che è possibile. “L’aspetto fideistico” di cui il nostro Direttore ci parlava in uno dei suoi post circa il Fissatigre: "E' clausola fondamentale che la tigre accetti di essere fissata o che subisca in modo che la sua accettazione od il suo rifiuto non abbiano importanza" (Julio Cortazar, da Storie di Cronopios e di Famas, Ed. Einaudi); e scriveva il nostro Director: “com'è che non vi sia distinzione tra le due cose? Quello che ci si para avanti, se è docile e soccore il nostro tentativo, tutto può procedere, ma se non così che cos'altro garantisce che non sia importante? La Fede. E' l'aspetto fideistico, nella sua dimensione sacrale, non religiosa che qui si evoca”. Dunque bisogna crederci, nella vita come sulla scena, pena quella troppo poca finzione che significa averci rinunciato, non aver tentato, non aver provato, non aver oltrepassato quel limite, atto questo che fa espandere il nostro essere, che ci porta sulla sommità di una collina e ci fa vedere quello che c'è dietro, una vasta pianura, una visione panoramica dall'alto e poi dal basso, uno spazio grande grande, con il vento che soffia sul viso, il cielo che ora siamo anche noi, ma con i piedi che ci fanno essere anche quella vastità di terra che si apre ai nostri occhi. E saper immaginare che quella piana è ancora più grande, ancora più grande... Scrive il nostro Director che bisogna guardarsi anche dall'"incauta e imprudente spontaneità". Mi sa tanto che ancora una volta vuole fare riferimento a quella disciplina da cui scaturisce l'autenticità, a quella tenacia e perseveranza che diventa costante e "profondo lavoro". Oltre a crederci, insomma, bisogna pure impegnarsi. Facendo un parallelo con il teatro, senza un costante impegno si può incappare in quella spontaneità troppo superficiale che non permette di andare a fondo dentro noi stessi, di autopenetrarci, di usare davvero la parte come un bisturi-come dice Grotowski. Nella vita, senza impegno si rischia di vanificare capacità e intelligenza, qualità e opportunità. Si rischia di vanificare Noi stessi, quella Luce che è in Noi. Scrive il nostro Director in un precedente post: "vi è ancor prima quella angosciante pigrizia fatta di inerzia che rende esule dal nostro orizzonte l'indagine, lo sforzo, la tenacia. Ed è con quest'ultima che dobbiamo confrontarci...l'intenzione che precede l'azione e quella sottende. L'atto che smaschera la pigrizia e la fa abitare in un luogo nuovo. Dove senta il bisogno di nuovi abiti, gesti e verbi, aggettivi e pause". E' da quella angosciante, tremenda pigrizia mista a paura e insicurezza che non dobbiamo farci schiacciare. Dobbiamo crederci, e con impegno e costanza e consapevolezza lavorare per realizzarlo.

DRAMATHERAPY WORKSHOPS (2004-2009)

Ciclo di Conferenze-Dibattito 2010, aperte al pubblico

organizzate dall' Atelier di Drammaterapia Liberamente -h. 20,00,in sede-

-09 aprile, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio
-07 maggio, La lezione di Grotowsky + Laboratorio
-04 giugno, la Cinematerapia e la Cinema-dramaterapia + Laboratorio
-02 luglio, l'Hypnodrama + Laboratorio: il Ritorno del Padre
(nuova programmazione a settembre)

Gli incontri, aperti su prenotazione, condurranno i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente. I seminari e le conferenze -a carattere educativo e divulgativo - sono indirizzati ad pubblico non professionale, ma anche a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici e psicologi La partecipazione agli incontri è gratuita, su prenotazione alle pagine del sito o telefonando alla segreteria scientifica, tel. 340-3448785 o segnalandosi a info.atelier@dramatherapy.it

COMUNICATI STAMPA