@ Director
As mind master of the CDIOT, this gives me the opportunity to open a discussion on the fascinating Mind's Creative Processes and the Theatre. So I invite you to join our community, getting it prestigious, because it will be built with your intuitions and questions, meditation and inner answers. This is the place where you can use the freedom to express your doubts and you ideas, sharing with the others the research of your way. The Mind is a living miracle, available better than we could immagine; the theatre is a powerful tool to get deeply its power! But what beyond our discussions?
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Explore the real power of hypnosis, dramatherapy and cinema-dramatherapy and get away its magic and false misconceptions.
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Let’s make the dream a reality...and much much more! Contact and interface with our staff; psychiatrists and psychologists will help you to get your life better!I’m just looking forward to seeing your messages here!

"It does not take much strength to do things, but it requires great strength to decide on what to do" Elbert Hubbard

lunedì 29 settembre 2008

Ali: accadde davvero... Irina Arkadina del Gabbiano di Anton Pavlovic Cechov



Accadde davvero…”: la potenza di questa espressione, pensateci, è strabiliante. Qualcosa è avvenuto e ci viene detto che la cosa è fuori di ogni dubbio. Si sottintende la straordinarietà del fatto realmente accaduto, ad onta della possibile incredulità dell’interlocutore. Si sollecita, urgente, la sua attenzione ed in quell’accadimento ascoltato sembra anch’egli coinvolto con la sua responsabilità: la conoscenza. Il fatto lo riguarda a distanza di tempo e luoghi, ragioni e diversità. Persino il committente può passare in secondo piano, rispetto al processo che rivela. Esso non riguarda le cose fuori, ma si cuce tra trame interne e fatti narrati.

Accadde davvero…” è quanto io sottintendo nel processo drammaterapico, quel passaggio rischioso quanto rivelatore che supera per qualche attimo il "come se..." del teatro, per coinvolgerci profondamente e misteriosamente -non tutto quanto accade deve essere esplicitato nella teoria. Ha ragione Nina nel dire che il margine è quello di trovarsi "in bilico" o il già detto "sul filo del rasoio" di qualche post fa. Qualcosa, che sta accadendo ora, pesca nell'intimo serbatoio del già accaduto, quello storico, personale o sociale, archetipale o biologico; come la paura che qualcosa di non conosciuto altrimenti ci sovrasti, se non detto. Non voglio sottindendere una ermeneutica dell'inconscio, ma i nostri lettini lo dimostrano quanto le quinte del teatro: insomma è davvero salvifica quella narrazione che ci sottrae all'ignoranza dall'ignoranza e ci restituisce -dico "r e s t i t u i s c e"- la conoscenza. Potenza del "drama", del processo drammaterapico, che sia azione dentro o azione fuori, quando la persona si "riprende" la responsabiltà del suo ruolo primario, "centrale", all'interno della propria rappresentazione ed in questo caso "propria" in tutti i sensi. In questa dinamica cogliamo quello che io indico per concetto di "centralità" del processo drammaterapico. L'operazione allora diventa "autentica", se non si è nascosti a se stessi dietro il personaggio, comodo o scomodo che sia, l'abbiamo già detto; denudati di inutili orpelli -perchè non funzionali ad alcunchè in quel frangente- può agire tra noi ed il pubblico -che sia il gruppo o gli spettatori- il senso dell'"atto di auto-penetrazione -Grotowsky .
Ed allora, vi dico…accadde davvero che Irina Arkadina fosse un mostro, consapevole o meno –poco importa-, vittima del tempo, delle circostanze, di un amore a sua volta negatole, lo sappiamo. Potrebbe questo fare lo sconto a quanto “avvenuto”?. La ascoltiamo suggerire al fratello di dare uno sguardo a Treplev -al suo Kostja quanti ne sono stati negati o quanto egli ha potuto in solitudine sospettare da parte della madre-, non lo vede affatto bene! Il giovine ha tentato un suicidio, vero falso (?) sapremo poi che era stato un vero tentativo -persino...la madre ora conosce questo anche se si interroga maldestramente sulle ragioni del gesto-, del quale dovrà quasi scusarsi con la genitrice: "impulsivo" questo è quanto dice di sè chiedendo un implicito perdono. Eh sì, il ragazzo sembra ammalato di ozio -Piotr Nikolàevic Sorin. E' vero: l'ozio, quello spazio vuoto che rende appunto vuote di senso le cose, spogliate di quella credibilità che solo un amore primitivo, forte e certo, può dare...ed allora ogni cosa si lascia lì in disparte: hai ragione, caro zio, Kostja è ammalato di ozio! Psicologicamente lo chiameremmo grave "disinvestimento affettivo".

Il fatto è che accadde davvero che Irina Arkadina fosse una madre “non sufficientemente buona” e l’amore di un figlio non potrebbe mai correggere la deplezione di quell’invisibile ma di certo, sostanza in circolo, fluida -tanto s'adatta...-, circolatoria, né rossa, né bianca che nutre scorrendo tessuti ed anima dell'individuo: l'amore della madre. Fino a che le madri hanno avuto l’istinto ad esercitare tale “cura”, la sorgente biologica di una cascata di vita che da un certo punto in poi, nell’evoluzione, non si è mai fermata, non vi sono stati problemi: cuccioli accuditi; sottratti al predatore o persino uccisi per la salvaguardia di altri. Da un certo momento in poi qualcosa è sfuggito alla natura e da allora le madri hanno imparato ad interrogarsi sulla loro funzione, sul loro senso, questo è innegabile. Dove non è avvenuto, un cucciolo capriccioso di nome Nerone, se non ha realmente incendiato Roma, ha tuttavia legato il proprio nome alla rabbia, alla capricciosità delle condotte, all’impulsività senza pensiero. Ne abbiamo piene le pagine della storia e della letteratura, della musica e della pittura e non vogliamo scomodare la mitologia!

E’ accaduto davvero che Irina Arkadina si dimenticasse di una parte profonda di se stessa, quella “genitrice” e l'istinto non gliela suggerisse più. C’è da sospettare che proprio questo peccato originale le abbia tolto la forza di sentirsi credibile nell’amore per Trigorin, così troppo presa nell'avviluppato narcisismo dell'attrice brava sul palcoscenico ma che, per importanti versi, non sa vivere. Certamente agli occhi del vecchio Sorin, suo fratello, appare un poco dura ed in uno scorcio di dialogo privato tra fratelli –ma il Gabbiano è tutta una storia privata nello sfondo di un mondo lontano che sta già cambiando!- anche rabbiosa: non ha abbastanza soldi per sè, come potrebbe per il figlio?! Denaro, affetto, l’incredibile costante prostituzione tra amore e potere nelle pagine di Cechov, una storia intessuta con il filo del rimpianto; persino di quello anticipato nelle predizioni negative di quasi tutti i personaggi; tra le parole di un maestro che si sente così poco riconosciuto e pagato per il suo ruolo -sic...i nostri giorni!-e così poco amato da una Masa che finalmente sposerà ed appunto un Arcadina afflitta da più gravi problemi che non l'essere genitore: “…Non è che non abbia denaro, ma sono un’artista: già le sole toilettes mi rovinano”.
E’ probabile che vi sia resistenza ad ammetterlo in noi, ma accadde davvero che qui sia stato tratteggiato, impietoso e crudele –se non fosse per quelle mani che fasciano davvero tanto bene le ferite dell’amore, il carattere di una di quelle madri –perdonate l’ardire- non troppo raramente descritte da qualcuno dei miei pazienti, quando a loro è accaduto. Provate a digitare in google “mamma compri solo profumi per te” e sfacciato, in un casuale blog al femminile, vi appare questo contenuto:

“…quando una mamma compie gli anni, è sempre un bel problema da risolvere”

Allora...Tra qualche giorno sarà il compleanno di una strega ...ehm.. di mia Madre.Io non so cosa regalarle, anche perchè lei ha di tutto e di più, ha anche più del superfluo.Pensavo di scriverle un bigliettino del tipo:" Mamma adorata,anche quest'anno saremo assieme. Presenzierò nella tua vita speciale. Firmato: La tua figlia speciale". No. Scherzo. Sono nel pallone. Potrei fingere di dimenticarmene, come faceva lei quand'ero bambina (" Eh... sai... non ho avuto tempo di prenderti niente... e poi... avevo da fare, mi è uscito di testa. Auguri, Alice!"), ma sarei troppo stronza e non voglio abbassarmi a un tale livello. Quindi mi rivolgo a voi: sbizzarrite la vostra fantasia, date sfogo alle vostre voglie represse e trovate un'idea per un regalo semplice,ma d'effetto. Possibilmente " frou frou", che a mia madre piace tanto lo stile "tutto fronzoli, niente sostanza". Vostra V.

Ci scuserà l’imprevista ospite del rimando al suo sito –e non mancheremo di informarla-, ma la storia infinita continua e continuerà ad accadere tra mamme fortunatamente sufficientemente buone, caro John Bolwby, e tanto dolore forse incapace di far crescere ali.

Foto:
Irina Nicoaievna Arkadina," La Mouette "(1978) Designed by François Barbeau / © François Barbeau
"Drammaterapia, The Sea Gull, Wings" Atelier Liberamente 2008

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Uno dei concetti di questo post su cui vorrei dire qualcosa è quello della "narrazione salvifica che ci restituisce la conoscenza" - che è "Potenza del "drama", del processo drammaterapico, che sia azione dentro o azione fuori, quando la persona si "riprende" la responsabiltà del suo ruolo primario, "centrale", all'interno della propria rappresentazione ed in questo caso "propria" in tutti i sensi". A questo proposito vorrei dire che anche grazie a questo blog ho cominciato a capire che è importante e benefico e gratificante tirare fuori quello che si ha dentro, cioè procedere a quella "narrazione" di noi stessi verso le altre persone. Alla base del mio stare in silenzio in passato penso ci sia stato anche e soprattutto del timore. Questo timore penso abbia avuto varie origini e vari connotati. Di uno di questi connotati vorrei scrivere. E cioè del timore che nasce, e ciò potrebbe sembrare ovvio, dalla mancanza di coraggio. Infatti penso di essere stato timoroso anche per altri motivi, per vergogna, o insicurezza, o timidezza. Ma la mancanza di coraggio mi sembra in questo momento che sia un'altra cosa. E' quando rinunci ad affermare le tue idee, ad esporti per esse. Quando rinunci a prenderti l'onore di te stesso, a prenderti la responsabilità di essere te stesso. Questo blog è stato credo la prima occasione per me di parlare e scrivere "pubblicamente". E peraltro nel farlo cerco di buttare giù una narrazione di me stesso, magari solo parziale, abbozzata, che tratta solo di certi temi, anche perchè cerca di essere in linea con i contenuti del blog. Una cosa di cui mi rendo conto è che uno dei motivi per cui la "narrazione" è salvifica è che ciò che è narrato acquista maggiore consistenza, diventa cioè più reale, esiste maggiormente, non è più inafferrabile come prima. Quando "narro" ad altri quello che sento e penso, sono io che esisto di più e sembra che la mia vita acquisti di più un senso. In alcuni casi poi, è come se, per dirla in metafofora, capissimo infine con quale bestiaccia ci troviamo a che fare, dopo che per un po' ne avvertivamo la presenza, ma era troppo sfuggente, ci ronzava attorno magari fastiodosa, frastornante, come correnti d'aria che attorno a noi vanno ciascuna in direzione diversa fino a farci venire mal di testa. Insomma con la "narrazione" le cose le fissiamo. Mi è capitato a volte di parlare con delle persone e di esporre certe opinioni di cui pensavo di essere sufficientemente convinto. Una volta dette ad un'altra persona, quelle mie opinioni diventavano osservabili dai miei occhi in un altro luogo, su un altro palco, che non era quello mio interiore, che ora mi sento di poter rappresentare proprio come uno spazio in cui soffiano venti più o meno forti, e in direzioni diverse. Mi è capitato allora di rendermi conto che di quei pensieri, una volta pronunciati, non ero poi così convinto, anzi che magari la tal cosa non era poi così male e che in fondo mi poteva piacere, anche se aveva detto qualche minuto prima che difficilmente l'avrei fatta. Perchè? Perchè una volta espresse, quelle idee sono diventate giudicabili da me stesso in un modo in cui prima non lo erano, le ho potute guardare meglio - sì direi proprio così - o comunque in un modo che prima non avevo sperimentato. Anche questo poter capire meglio se stessi credo renda salvifica la "narrazione". Andrea alias Dedalo

Anonimo ha detto...

da Nina

"Madri e Figli"

Debbo davvero credere che quel cucciolo capriccioso, rabbioso, impulsivo senza logica –come se l’impulsività fosse dettata da un movimento di pensiero raziocinante–, sia Kostja?
Kostja e l’ozio, risulterebbero dunque molto più apparentati che lui stesso con Irina Arkadina.
Ozio: termine grosso, che rimanda ad una persona sfaccendata, inoperosa, ricca di superfluità. Esso ha la caratteristica di portare l’individuo ad uno status “abituale” e “infingardo” (Zingarelli).
Kostja è povera cosa. Accadde davvero che Kostja non fosse amato da una madre “brava, buona, amorevole”, incapace ad assolvere quel ruolo d’eccellenza genetica che Madre Natura le consegnò.
Scienza e Natura, per la prima volta, dovrebbero essere indagati in simbiosi.

Vero: è accaduto nella realtà cechoviana del Gabbiano. Continua ad accadere nel presente storico che viviamo. Tuttavia voglio porre una domanda d’urto: Credete sul serio che tutte le madri riescano ad essere madri perfette? E tutti i figli generati, perfetti figli?
Dov’è scritta questa regola universale: nel DNA?
Essere madre, essere figli non sono mestieri da impararsi nella bottega del mastro artigiano. Una madre non è un mostro solo perché quel ruolo non le appartiene, o è incapace d’affrontarlo, o non ne possiede la naturale, felice attitudine. Qual è la storia personale di una donna come Irina, una donna che non vogliamo perdonare ma solo demonizzare?
L’eredità familiare può non aver donato figure supplementari o di restituzione. L’eredità familiare è il substrato d’ogni mancanza affettiva: impari ad amare se qualcuno te lo insegna. Una madre può aver avuto la propria –assente. Dovremmo scrutare il passato di molte Irine, allora… Arrivare all’oggi, in un presente storico che sembra decisamente carente nell’offrire un panorama gratificante. "Madri, dove siete?"
Irina Arkadina: essere inutile, viziata, ricca di superfluità, infingarda. Irina Arkadina propone questo modello a Kostja. Cechov propone due fantocci speculari.
"Madre, dove sei?"
Lei vacilla d’inconsistente vanità, ama Trigorin sapendo che forse è amata-ad-intermittenza.
Kostja si tormenta errante nella casa-spettro degli amori mai bastanti. Abituato a decantare con lo spleen esistenziale, la privazione ombelicale, nonché l’eterna Nina Zarecnaja.
Il centro del mondo si nega: quale mondo, poi? Quello decadente di fine Ottocento in Russia?
Questa Russia gelida sopravvive a temperature sotto la soglia umana. Questa Madre Russia è confinata tra le steppe e i GULag. Questa Russia sogna calore, un Sole benevolo che la partorisca dai suoi mulinelli sterili. Anche essa ha un preciso destino: la geografia della distanza incolmabile col resto del mondo.
Nel 1896 Madre Russia faticava ad andare avanti. Eppure ha generato molti figli.
"Figli, ora e sempre –dove volate? Dove siete?"

DRAMATHERAPY WORKSHOPS (2004-2009)

Ciclo di Conferenze-Dibattito 2010, aperte al pubblico

organizzate dall' Atelier di Drammaterapia Liberamente -h. 20,00,in sede-

-09 aprile, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio
-07 maggio, La lezione di Grotowsky + Laboratorio
-04 giugno, la Cinematerapia e la Cinema-dramaterapia + Laboratorio
-02 luglio, l'Hypnodrama + Laboratorio: il Ritorno del Padre
(nuova programmazione a settembre)

Gli incontri, aperti su prenotazione, condurranno i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente. I seminari e le conferenze -a carattere educativo e divulgativo - sono indirizzati ad pubblico non professionale, ma anche a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici e psicologi La partecipazione agli incontri è gratuita, su prenotazione alle pagine del sito o telefonando alla segreteria scientifica, tel. 340-3448785 o segnalandosi a info.atelier@dramatherapy.it

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