@ Director
As mind master of the CDIOT, this gives me the opportunity to open a discussion on the fascinating Mind's Creative Processes and the Theatre. So I invite you to join our community, getting it prestigious, because it will be built with your intuitions and questions, meditation and inner answers. This is the place where you can use the freedom to express your doubts and you ideas, sharing with the others the research of your way. The Mind is a living miracle, available better than we could immagine; the theatre is a powerful tool to get deeply its power! But what beyond our discussions?
Prepare for becoming part of a new way to discuss with your right emisphere.
Explore the real power of hypnosis, dramatherapy and cinema-dramatherapy and get away its magic and false misconceptions.
Work nicely with us to create our friendship and the warmth of our curiosity and mind’s exploration.
Learn, enjoy and get excited!
Help yourself adapt to altering life-style changes..if there’s one constant in our life today it’s change; from every direction and faster than ever.
Let’s make the dream a reality...and much much more! Contact and interface with our staff; psychiatrists and psychologists will help you to get your life better!I’m just looking forward to seeing your messages here!

"It does not take much strength to do things, but it requires great strength to decide on what to do" Elbert Hubbard

lunedì 2 giugno 2008

Questione di verbi...


Cari amici, desidero dirvi qualcosa rispetto ai prossimi incontri prima della pausa estiva.

Una sorta di "preparazione", perchè è un momento importante per il lavoro della compagnia. Cominciamo con il dire che certamente siamo entrati in una fase "calda" dell'Atelier e vorrei che consideraste questo dato con attenzione. Pensate quanto fatto fino ad oggi come un warm-up, con il quale affrontare il lavoro su Cechov, impegnativo, capace di scavare e sedurre, verbi inutili che sottendono operazioni banali, se non li si usa con attenzione. A noi non deve interessare solo che il "dramma" possa scavare profondamente; nè facilmente dobbiamo offrire al nostro io -ed ancora più vorace è l'inconscio!- la lusinga della comprensione di quanto si va a muovere dentro, dell'insight, del millantato principe del "cambiamento"! Perchè non è questa la funzione del processo drammaterapico, nè siamo in un setting psicanalitico. Il precendente post, con una generosa frase di Ghandi, postata lì ad attendere "giustizia", non è lontano da quello che desidero dirvi adesso...


E' difficile esercitare giustizia tra gli uomini, come è complesso per l'uomo usarla dentro sè stesso. Conciliare istanze che propendono verso la voragine buia e verso il cielo, fare del dolore un processo di "redenzione", laica quanto spirituale, e del successo la riflessione che ratifica gli intenti appena messi in atto. Se nell'esecuzione ripetuta e studiata della parte -ci dice Grotowsky- può subentrare quella triste "pigrizia interiore" che rende stereotipati i nostri gesti e le parole, involucri vuoti e sospesi -con il burattinaio scappato prima che finisse il teatro!-, vi è ancor prima quella angosciante pigrizia fatta di inerzia che rende esule dal nostro orizzonte l'indagine, lo sforzo, la tenacia. Ed è con quest'ultima che dobbiamo confrontarci...l'intenzione che precede l'azione e quella sottende. L'atto che smaschera la pigrizia e la fa abitare in un luogo nuovo. Dove senta il bisogno di nuovi abiti, gesti e verbi, aggettivi e pause.

L'esplorazione che sperimenta ed archivia, si inoltra e recede ove serve. Ecco...con questo spirito "il Gabbiano" lavorerà slenziosamente e rumorosamente dentro le nostre parti a creare metafora in noi di quel paradigma tra vissuto-non vissuto, conquistato-fallito, illuso-raggiunto che la piece propone. Presteremo i nostri abiti interni, con dignità, ma autentica passione, a Trigorin, a Costa, all'Arcadina ed a Mascia, a Dorin ed al Gabbiano, perchè tutto debba ancora...avvenire sulle rive di quel lago.

Attendo anche qui le vostre riflessioni, il vostro diario di bordo, lo storming brain appena iniziato...
Vi leggerò... Director
Foto: foto laboratorio su "Nina di Cechov" , "Cechov e lo Zio", Aprile 2008

3 commenti:

Anonimo ha detto...

@da Nina

L’AZZERAMENTO

Inizia il lavoro sul Gabbiano.
Mi atterrisce l’idea. Né temo di confessare i miei timori su prevedibili e ulteriori dissestamenti geologici su placche morali, fisiche, psichiche.
Mi conforta l’azzeramento. Predispone spiritualmente al desiderio di un Io che si dispoglia –deteriorato dagli eventi ultimi– compreso un sé arreso a quella “povertà magnanima” cui accennavo nel post su Gandhi. Povertà che trova inizio nel nostro Dentro.
La povertà ricercata da Grotowsky incorpora il sentimento del sacrificio. Accantonare l’Io da una parte, non cedere “alle lusinghe della comprensione di quanto si va a muovere dentro” che simpaticamente chiamerei “risolvere tutto e subito” previo cambiamento pronosticato.
Credo di essere caduta nell’inganno raziocinante. Altresì, ogni processo drammaterapico non avanza per oracoli; semmai per segni, intuizioni, e nel valore assoluto dell’incognita.
L’elemento “esplorativo” va mosso con cautela. L’ho compreso solo ora.
Credo debba essere lasciato al criterio del suo semplice fluire.
Lui sa dove andare, dove arringare e riparare, entrare nelle cavità del profondo o stare in superficie, preferire un luogo piuttosto che un altro.
Qualcosa avverrà a suo tempo.
Spingersi oltre, come ho fatto, e forse male, può pregiudicare il naturale percorso post-teatrale di drammatizzazione. L’insistenza, deviare.
Credo, però, che i nostri contributi di ricerca siano importanti. L’aprirsi alla creatività, alle idee, ai suggerimenti –un arricchimento.

Quando sono andata a rileggere il copione del Gabbiano, mi sono soffermata su una parola: feroce.
“Feroce, ferocissimo” erano gli appellativi usati per designare lo scrittore Cechov.
La ferocia è stata attribuita anche alla tigre cortazariana.
Lo scrittore può essere una tigre feroce le cui prede sono i suoi personaggi e se stesso?
Possiamo riconoscere come Cronopios, seppur molto sofferenti, la famiglia allargata di cui fanno parte Arkadina, Konstantin, Sorin, Trigorin, Dorn, Samraev, il maestro, Masa, persino il cuoco e la cameriera?
Possiamo dire che ci stiamo trasferendo da casa Humboldt -famiglia ovviamente di Famas– fin sulle rive del lago in prossimità della tenuta-factory di Sorin?
Per ora mi fermo qui. Mi verrebbe altro da supporre. Se non affermare che quanto da me scritto sia un’emerita usura dell’immaginazione intuitiva.
*
Nina

Anonimo ha detto...

@ da Antonio

Si, questa questione della giustizia e della "pigrizia" is crucial...cause fearness of truth! see you soon

Anonimo ha detto...

Sono rimasto colpito dal rileggere le prime righe del monologo iniziale della nostra pièce “Nina”.
“Anno Domini 2008. Mi chiamo Nina. Sono una scrittrice e performer, e lavoro per alcune case editrici romane.
Anno Domini 1896. Sono Nina, “Il Gabbiano” di Cechov, e in entrambe le esistenze non ho mai imparato a volare”.
La bellezza di queste poche righe ha fatto sì che il messaggio mi arrivasse ancora più forte: quel “non ho mai imparato a volare”…
Continua la nostra Nina: “Non so perché Cechov mi abbia fatto questo: intitolare un’opera “Il Gabbiano”… un essere piumato, come me… con voce di piuma, piume… ma senza scatto del volo e con i piedi qui sulla terra.
Non volo!
Cerco una libertà che il Signor Cechov non mi dà”; e continua la bellissima Nina, parlando dello scrittore russo rivolta ai suoi compagni personaggi: “Questo essere umano che vuole dare a noi tutta questa infelicità, l’estremo sacrificio, fa parte di me come fa parte di voi: nell’esatta identica misura. Perché Cechov… è un uomo feroce, ferocissimo, un essere che non ha assolutamente un minimo di pietà verso i suoi personaggi…”.
Quello che mi colpisce è la compiutezza di questo disegno di sofferenza. No, non può essere casuale la sofferenza di cui parla Nina. C’è una precisa negazione delle potenzialità e delle possibilità dei personaggi di essere felici. C’è una volontà tesa ad annichilire, a stritolare nella disperazione. C’è, esiste. E’ terribile, potentissima. Sembra agire come se fosse un retaggio dell’umana natura, già collaudata, e pertanto in grado di dispiegarsi in modo efficiente, distruttivo al massimo. Questa potenza volta all’infelicità. Troppo potente, troppo perfetta. No, non può essere casuale. I personaggi di Cechov soffrono, si lamentano dell’impari lotta, del dissanguamento ai loro danni che li porterà a perire, e del fatto che venendo meno il loro sangue ciononostante il dolore non diminuisca, perché la condanna prevede che il dolore sia sempre massimo, che nessuno offuscamento possa portare una qualche attenuazione della loro disperazione. Come è possibile vivere in questa vita delimitata da muri di gomma invisibile, che lasciano intravedere o immaginare qualcosa della felicità che vi è oltre, ma che non possono essere superati, ma che aderiscono a chi tenta di farlo per poi rispingerlo nella sua vita come fossero elastici, sì che ci si muove a volte per inerzia, procedendo in avanti lungo la strada di lacrime e solitudine spinti dalle pareti contro cui si va a sbattere? Come è possibile avere una vita così, così perfettamente non vita? No, non può essere casuale. Un essere capace del miracolo del volo, dello scatto del volo… Un essere capace della libertà… Le forze in campo sono enormi, enormi. Sono le nostre forze. Siamo noi. Sono le nostre forze, nella loro potenza, a darci il miracolo del volo, o la pena più perfetta. Rileggendo il monologo iniziale di Nina ho visto questo, ho visto questa immane energia, splendida e terribile. E sono stato contento, perché ho pensato che abbiamo a disposizione delle risorse sconfinate. Perché ho visto le potenzialità, questa volta positivissime, che tutti noi abbiamo, che possono accompagnare le nostre avventure se decidiamo di averne, di uscire in esplorazione, di vivere, di incontrare gli altri.

DRAMATHERAPY WORKSHOPS (2004-2009)

Ciclo di Conferenze-Dibattito 2010, aperte al pubblico

organizzate dall' Atelier di Drammaterapia Liberamente -h. 20,00,in sede-

-09 aprile, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio
-07 maggio, La lezione di Grotowsky + Laboratorio
-04 giugno, la Cinematerapia e la Cinema-dramaterapia + Laboratorio
-02 luglio, l'Hypnodrama + Laboratorio: il Ritorno del Padre
(nuova programmazione a settembre)

Gli incontri, aperti su prenotazione, condurranno i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente. I seminari e le conferenze -a carattere educativo e divulgativo - sono indirizzati ad pubblico non professionale, ma anche a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici e psicologi La partecipazione agli incontri è gratuita, su prenotazione alle pagine del sito o telefonando alla segreteria scientifica, tel. 340-3448785 o segnalandosi a info.atelier@dramatherapy.it

COMUNICATI STAMPA