
Cari amici, desidero dirvi qualcosa rispetto ai prossimi incontri prima della pausa estiva.
Una sorta di "preparazione", perchè è un momento importante per il lavoro della compagnia. Cominciamo con il dire che certamente siamo entrati in una fase "calda" dell'Atelier e vorrei che consideraste questo dato con attenzione. Pensate quanto fatto fino ad oggi come un warm-up, con il quale affrontare il lavoro su Cechov, impegnativo, capace di scavare e sedurre, verbi inutili che sottendono operazioni banali, se non li si usa con attenzione. A noi non deve interessare solo che il "dramma" possa scavare profondamente; nè facilmente dobbiamo offrire al nostro io -ed ancora più vorace è l'inconscio!- la lusinga della comprensione di quanto si va a muovere dentro, dell'insight, del millantato principe del "cambiamento"! Perchè non è questa la funzione del processo drammaterapico, nè siamo in un setting psicanalitico. Il precendente post, con una generosa frase di Ghandi, postata lì ad attendere "giustizia", non è lontano da quello che desidero dirvi adesso...
E' difficile esercitare giustizia tra gli uomini, come è complesso per l'uomo usarla dentro sè stesso. Conciliare istanze che propendono verso la voragine buia e verso il cielo, fare del dolore un processo di "redenzione", laica quanto spirituale, e del successo la riflessione che ratifica gli intenti appena messi in atto. Se nell'esecuzione ripetuta e studiata della parte -ci dice Grotowsky- può subentrare quella triste "pigrizia interiore" che rende stereotipati i nostri gesti e le parole, involucri vuoti e sospesi -con il burattinaio scappato prima che finisse il teatro!-, vi è ancor prima quella angosciante pigrizia fatta di inerzia che rende esule dal nostro orizzonte l'indagine, lo sforzo, la tenacia. Ed è con quest'ultima che dobbiamo confrontarci...l'intenzione che precede l'azione e quella sottende. L'atto che smaschera la pigrizia e la fa abitare in un luogo nuovo. Dove senta il bisogno di nuovi abiti, gesti e verbi, aggettivi e pause.
L'esplorazione che sperimenta ed archivia, si inoltra e recede ove serve. Ecco...con questo spirito "il Gabbiano" lavorerà slenziosamente e rumorosamente dentro le nostre parti a creare metafora in noi di quel paradigma tra vissuto-non vissuto, conquistato-fallito, illuso-raggiunto che la piece propone. Presteremo i nostri abiti interni, con dignità, ma autentica passione, a Trigorin, a Costa, all'Arcadina ed a Mascia, a Dorin ed al Gabbiano, perchè tutto debba ancora...avvenire sulle rive di quel lago.
Attendo anche qui le vostre riflessioni, il vostro diario di bordo, lo storming brain appena iniziato...
Vi leggerò... Director
Foto: foto laboratorio su "Nina di Cechov" , "Cechov e lo Zio", Aprile 2008
