@ Director
As mind master of the CDIOT, this gives me the opportunity to open a discussion on the fascinating Mind's Creative Processes and the Theatre. So I invite you to join our community, getting it prestigious, because it will be built with your intuitions and questions, meditation and inner answers. This is the place where you can use the freedom to express your doubts and you ideas, sharing with the others the research of your way. The Mind is a living miracle, available better than we could immagine; the theatre is a powerful tool to get deeply its power! But what beyond our discussions?
Prepare for becoming part of a new way to discuss with your right emisphere.
Explore the real power of hypnosis, dramatherapy and cinema-dramatherapy and get away its magic and false misconceptions.
Work nicely with us to create our friendship and the warmth of our curiosity and mind’s exploration.
Learn, enjoy and get excited!
Help yourself adapt to altering life-style changes..if there’s one constant in our life today it’s change; from every direction and faster than ever.
Let’s make the dream a reality...and much much more! Contact and interface with our staff; psychiatrists and psychologists will help you to get your life better!I’m just looking forward to seeing your messages here!

"It does not take much strength to do things, but it requires great strength to decide on what to do" Elbert Hubbard

giovedì 29 settembre 2011

Corso Teatro Drammaterapico


FIGURA & SFONDO

C'è da considerare che mentre al di fuori del dominio della conquistata coscienza dell'essere, tutti i recettori dell'individuo animale si sono accontentati di "proiettare" all'interno i percetti (quanto percepito), dopo il raggiunto "cogito ergo sum" di qualche migliaio di anni va (in realtà diverse migliaia), la proiezione sia divenuta massiccia verso il fuori. Un apparato di riproduzioni delle immagini con quanto i sensi percepivano, ma insieme determinavano: paure, desideri, speranze e dunque illusioni. Non vi sono stati più una figura ed uno sfondo a relazionarsi, ma uno spazio simbolico capace di unire e disgiungere, più potente del fulmine e persino dell'ira del Dio (molto spesso pensati collusi insieme, ma anche bestemmiati insieme). Quanto descrivo è uno spazio assolutamente virtuale, alla stessa stregua di questi puntini (pixel) che ti danno l'illusione che qui vi sia qualcosa, mentre è soltanto riprodotto nella tua mente con le variabili proprie della tua persona, capaci dunque di tradirne la fonte concettuale, di amplificarne l'importanza, perfino di negarne l'evidenza (res extensa). Il meccanismo proiettivo (è di questo che sto discutendo) è però estremamente plastico ed è per questo che gli avvenimenti fuori, nel bene e nel male, ci modificano ed arrivano a modificare anche la plasticità di quel povero neurone, così simile nella pulce e nell'uomo!
E' vero, l'ho presa un po’ da lontano...ma è per questo che un teatro drammaterapico, proprio perché manipolando gli arrivi e le partenze dei nostri atti di coscienza, ci permette di restituire a quest’ultima la consapevolezza della sua potenza, dal momento che ha creato la nostra mente.
Del resto, come più spesso mi sono ripetuto con la grande amica e performer Maria Luisa Pasquarella, nel teatro, come illudersi di fingere nella finzione?! In bocca al lupo al nuovo gruppo al nastro di partenza! director







giovedì 4 agosto 2011

Corso Teatro Drammaterapico a Roma

Cinema Drama-terapia e Drammaterapia, nuovi strumenti per sviluppare il proprio potenziale! L'Atelier di Drammaterapia Liberamente si apre ad un nuovo corso mirato a far sperimentare la possibilità di proiettare fuori di noi le risorse, le abilità e la creatività, così realizzando una dimensione autentica della nostra persona.
Liberazione dell’energia e sviluppo della creatività, questi sono i target che promettono di raggiungere gli incontri del nuovo Corso di Teatro Drammaterapico. Lungo in iter formativo attoriale, con teatro-laboratori e seminari-dibattito su teatro e psicologia e/o stage domenical, in moduli trimestrali a partire da ottobre 2011 e per tutto il 2012.
Ermanno Gioacchini, psichiatra, psicoterapeuta e formatore, direttore dell'Atelier e del Creative Drama & In-Out Theatre, in collaborazione con Video-Ambiente e l’Istituto Scuola Romana Rorschach, insieme ad uno staff di professionisti qualificati, avvierà un lavoro di "smontaggio" e "riassemblamento" dei comportamenti disadattavi, conducendo i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente, realizzando veri e propri laboratori esperenziali con l’utilizzo del mezzo teatrale e cinematografico, verso l’uso della creatività.
Il corso, promosso dalla SIISCA (Soc. It. Ipnosi Sperim. Cli & Applicata) e dall'Atelier di Drammaterapia, non possiede un target clinico, ma di esplorazione delle risorse individuali. E' anche indirizzato a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici, psicologi, professionisti e un pubblico non professionale. Posti limitati, agevolazioni per i professionisti del settore. Per info e prenotazione Corso e per partecipare a laboratori gratuiti informativi: drammaterapia.atelier@dramathe​rapy.it. - Cell. 340-3448785

lunedì 1 agosto 2011

La Direzione in Drammaterapia

La “direzione” in drammaterapia si distingue da quella teatrale fondamentalmente per un motivo: la compiuta realizzazione del testo e di quello il regista intende portare in scena cede il passo alla significativa espressione e quindi conduzione di quanto lavora nell’attore e nel gruppo all’interno della specifica drammaturgia. L’attenzione alla tecnica teatrale, pure necessaria, deve piegarsi alla esplorazione di tutti quei segni che nell’interpretazione indicano come il processo dramma-terapico stia lavorando, sia che si tratti di un setting drammaterapico in senso stretto (clinico) che di un teatro drammaterapico (Creative Drama & In-Out Theatre). Le abilità richieste al regista ed all’attore sono infatti in parte diverse. Tuttavia, tutto quanto si realizza in questo lavoro particolare con il teatro avviene, almeno in parte, anche in qualsiasi attento laboratorio teatrale; ma quanto nel teatro lavora al servizio del testo e della regia (attore, regista ed apparato teatrale), qui è invece al servizio dell’attore. Questa intenzione, ad una comprensione superficiale, potrebbe apparire estremamente narcisistica, informata ad un attore-centrismo e , come del resto nel teatro, può anche incorrere in questo dannoso “effetto collaterale”. Basti pensare a quanto accade anche nel contesto teatrale, dove l’istrinionismo dell’interprete può arrivare a tradire il testo, la conduzione registica e la stessa compagnia. Come afferma Grotowsky, l’attore cortigiano è sempre in agguato, a scapito dell’attore sacerdote. Ma non è questo il punto che sto illustrando, in quanto i pericoli del personalismo sono presenti in qualsiasi lavoro performativo. Piuttosto, c’è da considerare che se il punto di partenza della drammaterapia è un teatro che aiuti l’autentica espressione dell’individuo (piuttosto che al servizio dello spettacolo), che qui diventa “attore”, serve che esso lavori con lui e quanto di lui è già espresso, significabile e capace di evoluzione. La compagnia dei personaggi interni all’individuo entra in un dialogo silenzioso con quanto è richiesto dalla rappresentazione dei caratteri nel testo drammaturgico; evoca risposte significative (il drama) attraverso il processo dramma terapeutico; si offre quale materiale sensibile ad una elaborazione privata dell’interprete e del gruppo (conscia ed inconscia), alla conduzione del regista; recupera, ma solo simbolicamente, la dimensione autobiografica propria dello psicodramma. Sia che si tratti del lavoro con una drammaturgia classica (recenti le esperienze del CDIOT con Ceckov e Ionesco), che di pieces costruite con e sul gruppo oppure, ancora, di azioni performative informate alla improvvisazione in laboratori aperti al pubblico, l’interprete si trova sempre nella “centralità” di una azione che lo responsabilizza a mediare tra quello che è richiesto dal testo e quanto è significato dall’incontro di questo con la psicodinamica personale e gruppale. In questa ottica così particolare persino l’arresto, la perplessità, la deviazione del desto acquisisce il significato di una produzione personale che definiamo “artistica”, alla stessa stregua di quanto un lapsus ed un sogno indicano della produzione dell’inconscio privato e collettivo. E’ proprio la dimensione archetipale, mitica o conflittuale ad assurgere a elemento significante e le risposte del gruppo, così evocate, costituiscono i drama attraverso i quali è ri-costruita la vicenda drammaturgica.
Questo “conversazione” tra istanze inconscie (singole e collettive) e testo si traduce costantemente in un parallelo dialogo tra i singoli partecipanti del gruppo e con il regista. Anzi, esso può spostarsi molto spesso anche fuori del recinto della piece, giungendo a produzioni fiabesche ed oniriche, proprie degli stati modificati di coscienza, che hanno per oggetto un racconto personale, una speculazione privata “restituita” al gruppo ed al regista.

martedì 5 luglio 2011

Dramatherapy, Tales and Walls

TALES & WALLS

FUGA DI GIOVINEZZA

[...] E vado stanco e impolverato
e dietro a me resta esitante
la giovinezza, china il capo
e non vuol più seguirmi avanti

"Per quanto lontana mi sembri l'infanzia e, in tutto e per tutto, incomprensibile e favolosa, tuttavia ricordo esattamente come giá allora, nel mezzo di quella felicitá, ci fossero in me sofferenze e dissidi. Quei sentimenti erano allora, nel mio cuore di bambino, esattamente come rimangono per sempre: dubbi sul proprio valore, oscillazioni tra autostima e scoraggiamento, tra un idealismo che disprezza il mondo e un ordinario piacere sensuale..." (Animo Infantile, Hermann Hesse)

Vi sono corridoi che appartengono all’anima, prima ancora che al luogo fisico che li vede snodarsi tra i percorsi della vita. A volte ci appaiono improvvisamente, con la forte intensità di un dejavù ed invece di rapirci all’indietro, come fa il ricordo, ci danno l’ineluttabile convinzione che noi saremo sempre gli stessi su quella strada. Potranno cambiare i passanti ed arricchirsi gli incontri; resterà comunque nostro e ben conosciuto quel modo di curvare l’angolo, affrettare il passo, camminare radenti o distanti dal muro, che ha dipinto la nostra vita. “Animo Infantile” di Hermann Hess è un breve racconto che riesce ad eleggere il dato autobiografico a lirica universale dei sentimenti. Non serve ritrovarsi nei panni “sfortunati”, cosi ostinatamente sfortunati dell’autore, per cogliersi a partecipare stati d’animo che appartengono a tutti. La familiarità della sofferenza, del sentimento di vergogna e paura è attinto da un otre che la coscienza dell’uomo conosce a fondo. Giunge a sollevare lo spirito la fratellanza del sentire che il testo offre.
Nell’itinerario drammaterapico che compie qualche mio attore, assisto con lui a questo intimo paesaggio, dove egli è ospitato, con se stesso presente, alle tavole apparecchiate delle sue antiche vicende. Difficilmente si potrà cambiare quanto è stato, perché anche la più ardita teoria sulla spazio-tempo può presupporre annullato il primo e distorto il secondo, ma certamente non a cavallo di una macchina ai nostri comandi, a riavvolgere l’intimo nastro. Noi siamo anche ciò che andato storto. Tuttavia, questo è il privilegio della coscienza e grande parte di essa risiede nella memoria. Anzi, essa stessa è memoria, perché in assenza di dati è vacua la funzione che li processa. E così, questo “attore”, con il moltiplicato imbarazzo dell’ospite e dell’invitato insieme, diventa frequentatore di quegli spazi di vita che gli sono già appartenuti e forse per riprocessarli in uno sfondo diverso...

lunedì 4 luglio 2011

Drammaterapia e Labirinto



@ Alemirk
È vero molto! Le cose arrivano quanto meno te l'aspetti, positive o negative che siano bisogna accettarle, perche fanno parte di noi! E solo facendole entrare nella nostra anima nel nostro più profondo, riusciremo a superarle, perche fanno parte di noi: sono le nostre emozioni più profonde che ci distinguono e ci fanno sentire che ci siamo e che siamo vivi! E nessuno mi capira e aiuterà mai quanto me stesso! La vita è un cammino, come dici tu director, dove ognuno cerca, almeno prova di prendere la strada giusta.... Ma giusta e sbagliata che sia la nostra Vita viene recitata da noi su un palcoscenico pieno di difficoltà, e chi come me, miei cari amici, ha sofferto molto, ma ne è sempre uscito lottando fino alla fine con l'aiuto di una persona come te Ermanno e delle persone come voi amici cari che sto recitando questa parte della mia vita. Se  devo scegliere un compagno per affrontare un lungo cammino verso linnarrivabile serenità, scegliero voi! Vi voglio bene!

@ Beatrice
Sonia si ritrovava a scrivere sul suo diario tutto quello di poetico, di romantico, che gli capitava di leggere ovunque; tutto ciò che aveva il sapore dell’amore. Si ritrovava spesso a parlare con la sua splendida Luna, dividendo con lei tanti momenti: la sofferenza, quando nessuno voleva capire il suo momento magico di vita, si sentiva soffocare ed usciva fuori guardando un paesaggio patinato di luce e il tuo riflesso sul mare sembrava sussurrarle: non è possibile che tutto la meraviglia delle cose naturali possano essere distrutte e te Luna tornavi con la speranza del domani. Desideravi, l’osservavi quando la palla luminosa iniziava il suo mancare fino a divenire uno spicchio e dopo a ripartire; giorno dopo giorno il tuo crescere. Eri così felice per quei cicli di vita che davano un senso a tante cose. Sognavi di fuggire, di vivere la tua vita, invece che osservarla e lasciare che il tempo scandisse i colori della primavera, dell’estate, dell’ autunno…. Inverno delle stagioni. Hai sempre prediletto la stagione dei fiori, del tepore, della rinascita perché ti dava energia ed il bello e l’amore che racchiudono i sogni, battiti, emozioni… Continua a parlare con freschezza di te, urlo che si schiaccia sul tetto.

@ Slesia

Preferite un uomo con le palle che vi dice sempre quello che pensa, che se ne assume la responsabilità, serio, presente e che vi risponde per le rime quando, secondo lui, dite una cazzata, o uno che fa finta di starvi vicino e vi accontenta con smancerie e baggianate varie a cui siete tanto disposte a credere, e poi fa quello che gli pare, circuendovi e cambiando le carte in tavola?"
Il primo, sempre il primo, senza dubbio e senza tregua.
Perchè un compagno sia una persona che ti fa crescere, che ti rimette sempre di fronte a te stessa e a sè, come 'altro', come 'oggetto amato', come specchio e come finestra al mondo. Perchè un compagno sia sempre stimolo e nutrimento, anche se un nutrimento per cui devi sudare, soffrire, piangere, ma un pianto vero, profondo, liberatorio e catartico, vale mille falsi e facili sorrisi, fiori a colazione che ti avvelenano la giornata.
Perche' il rapporto sia un confronto, due anime oneste e sincere che si parlano e si scontrano, se lo scontro e' motivato da onestà' intellettuale ed emotiva, dal desiderio di capire e di ascoltare, ma anche di farsi ascoltare, perchè' ne' uno ne' l'altro possano chiudersi a riccio nel proprio mondo di facili (false) sicurezze e bugie.
Perchè stare CON un altro significhi davvero condividere se stessi e non solo passare le giornate insieme.

@ director
L'esperienza con l'altro: questo vertiginoso smascheramento della nostra fragilità in cerca di quell'investitura magica che, invece, ti faccia potente negli occhi dell'altro. Il denudamento dal falso coraggio di essere se stessi.
Voglilo, questo tuo posto nello schieramento anonimo o personale degli altri! Occupalo questo tuo tempo, finchè dura e sii pronto alle costanti chiamate che la vita fa, intorno e dentro te.

domenica 3 luglio 2011

Epistolario Drammaterapico: le letture personali

Consciousness vs. Awareness, Dramatherapy Workshop, 17.06.11
Creative Drama & In-Out Theatre. Carmen Tufo e Gianni de Angelis
Epistolario Drammaterapico
"Perchè non ti sei ribellata ,non ne hai parlato a dovere quando forse le parole sarebbero servite a qualcosa, magari a conquistare la fiducia di Mario, mentre oggi servono solo a liberarti la coscienza? Una parte della vita passata a pensare al passato alle parole non dette...gli anni trascorsi purtroppo non tornano indietro. Analizziamo subito i nostri errori ed impariamo da essi, affinchè ogni esperienza sia un mattone del palazzo che costruiamo durante la vita e non un filo di paglia che il vento porta via. Alice"

Cara Alice, apri una voragine di possibili riflessioni. Quella sera, tu non hai assistito al reading di Angela sulla lettera di Sandra, al suo commiato a Mari,non eri presente al workshop, ma a parte le emozioni che la lettura poteva suscitare in una rappresentazione molto intensa (direi davvero "vissuta" in quel momento dall'interprete), tutto quello che abbiamo è solo in quella lettera, sunto ed epilogo di un rapporto a due, del quale ascoltiamo solo una "campana"!
Mi compiaccio che almeno da uno dei addirittura "non presenti" (davvero solo uno), venga l'intervento; alcun i tuoi compagni di viaggio sembrano tanti Mario (non me ne voglioni), pigri, incartocciati nella propria storia ad osservare quella a cui vanno ad assistere, ma niente, apparentemente li tocca. O forse sì, ma noi possiamo parlare solo di quanto ci viene confermato. Ora comprendi meglio quello che ti dicevo a proposito dell'essere "assenti", con l'alibi della presenza. Per Mario è stato così?  E' credibile che Mario sia effettivamente così, che almeno lo sia stato, ma per autodenuncia è anche verosimile che l'acuta analisi e "psicanalisi" di Sandra sul proprio rapporto con quell'uomo "soldatino" nelle mani di altri sia giunta tardiva, come dici tu, pagliuzza dissolta nel vento, che parla ma non costruisce.
Quando le chances vengono consumate ed il loro tempo scaduto, a poco servono le recriminazioni. E così, mentre nella nostra piece lavoriamo una Sonia "mendace" per un verso, ritroviamo una Sandra  capace (quanto consapevolmente) di vivere una bugia ed autoingannarsi. La prima, da sempre arrabbiata con la vita, tanto che con il "resto della sua vita" vuole farci quello che vuole (ma cosa vuole, se non l'amore); la seconda disillusa, apparentemente per "colpa" degli altri, di "Mario", ma poco responsabile ad assumersi la responsabilità di scelte, percorsi e conseguenze. Sì, anche lei arrabbiata.
Il fatto è che risulta estremamente meno sgradito proiettare all'esterno la nostra rabbia, piuttosto che rintracciare il filo pericoloso delle nostre responsabilità, persino in incontri sbagliati, ostinate strade condivise. Se Sonia e Sandra non sapranno fare questo umile atto  di un viaggio doloroso nella loro consapevolezza, il mondo continuerà ad apparire loro come cattivo o, altre volte, illusoriamente, compensativo. Dovranno essere in grado di autoperdonarsi, come brave madre con se stesse, direbbe Karen Horney, superando il conflittuale retaggio delle proprie identificazioni. Grazie Alice.

mercoledì 29 giugno 2011

Drammaterapia e la Follia di Pulcinella

CINEMA-DRAMATERAPIA : Una Camera a Guado nello Stagno.
 Seminario tenuto a Roma da Plinio Perilli e Ermanno Gioacchini il 3 febbraio 2011,
presso il Creative Drama & In- Out Theatre. Performance Introduttiva, Nina Maroccolo
Non so se quella volta fosse responsabilità di Plinio o dell'ugola improvvisata di Ninì, certo è che sollecitare la follia ad uscire dal testo, dalla drammaturgia, come dal discorso sull'Arte e renderla visibile, ologramma a trecesntossessanta gradi, non è affatto facile. Plinio Perilli è un personaggio scomodo, si siede composto nella poltrona accanto alla tua, mentre tu giureresti di averlo davanti sul palco o dietro al tavolino della conferenza, e ti parla. E' così che "Pulcinella", deforme come la sua vena folle, improvviso ed affatto puntuale si materializza. I tomi possono giaciere lì, con le gambe (sempre che ne abbiano) accavallate, spigolati sul bordo del piano ed il discorso diventa una produzione a 3D. Plinio Perilli entra nel testo e lo svolge come un gigantesco poster per la coreografia del tuo spettacolo. E' un servitore gentile e lì ti serve appunto l'arte, meglio se cinematografica, ma poi quello, il cinema, ha fotografto già tutto, ed allora l'arte in generale, quella che tocca le tue corde, mai troppo comode od accomodate su quella poltrona.

sabato 25 giugno 2011

Drammaterapia, Epistolario. "Caro Mario..."

17.06.2011, Consciousness vs. Awareness, Workshop di Drammaterapia,
 3° traccia.  Interprete, Angela Fracchiolla. Testo di F. Pitorri,
 Fotografia C. Gioacchini.  Regia e Fotoelaborazione, E. Gioacchini,

"23 Novembre 2001

Caro Mario,
ti scrivo oggi perché qualche giorno fa è stato il tuo compleanno ed io mi sono trovata a pensarti come se improvvisamente fosse tornato il tempo degli auguri. Non so più nulla di te, dei tuoi compleanni, di tutti gli spazi vuoti tra quell’ultimo abbraccio in cui cercavi di trattenermi ed il tuo nuovo indirizzo.
Sì mi domando perché scriverti, perché pensarti, perché oggi. Non conosco la risposta e forse non voglio nemmeno conoscerla.
Tu sei una grande finestra sul mio passato, ma quando mi affaccio e guardo il tempo, quello più giovane e quello che ci ha visto insieme, non sono affatto fiera di me. Vedo un’ombra minacciosa che riflette sull’asfalto caldo di agosto, avevo un vestito a fiori ed un profumo eau de matin e tu eri una figurina tenera nel controluce della tenda, destinata ad essere inghiottita giù per strada. Faceva tanto caldo e tu, piccolo soldatino di piombo, ti passavi ogni tanto una mano sui capelli… quante volte ti ho fatto mettere le mani tra i capelli… Volevi almeno una spiegazione, così dicevi, e poi volevi avere ancora una speranza e quella non c’era, non c’era proprio, Mario. Ti sei dovuto accontentare di poche parole, e ti ho lasciato così con la brutta copia del nostro amore. Quello ti sarà rimasto e non è per lasciarti un ricordo migliore che ti scrivo oggi.
Il tempo fa grandi cose e ci ricama addosso storie senza preoccuparsi di scolorire vestiti già messi; giusto qualche pausa, un po’ di silenzio e sensi di colpa che salgono e scendono giù dalle gambe alla testa come un’autostrada infinita. Credo di essermi persa lì dentro miliardi di volte e non ho mai cercato di giustificarmi, di consolarmi e di farti peggiore di quello che eri. Eri così: buono, obbediente, niente fumo, niente alcool, quello che si deve fare si deve fare e la vita é un copione già scritto, studio, i primi concorsi per il lavoro, la musica, famiglia. Io rientravo nella storia naturale delle cose ed è per questo che ti ho tradito e sono fuggita. L’ho capito all’improvviso e mi mancava l’aria nei pomeriggi con te, sempre più, infatti, riempiti di amici e di cose da fare. Poi è arrivato lui, un po’ trasgressivo, giramondo, con aspirazioni da letterato bohemien. Un fascino incredibile. Tu sei rimasto schiacciato. Hai presente Gatto Silvestro dei cartoni animati…schiacciato sotto un rullo ? Poi lui è sparito quasi subito un suo viaggio in Messico, ma tu sei rimasto una sfogliatella sul pavimento.
Perdonami Mario per non avertelo nemmeno detto quando tu chiedevi perché ed io affermavo che avevo solo bisogno di riflettere. Ma avevo già riflettuto su di te, omino piccolo piccolo ed ogni volta che provavo a salvarti, un desiderio di fuga prendeva il sopravvento. Perché, Mario, le tue braccia erano così poco forti e la tua voce così poco ferma? Perché parlavi così poco dei tuoi sentimenti ? Perché solo alla fine ho capito che mi amavi così tanto? Perché entravi in competizione con me ogni volta che dimostravo di valere? Perché, accidenti a te, c’erano sempre prima tua madre e tuo padre? Tua madre, avresti dovuto ucciderla ed ho ogni tanto, leggendo la cronaca nera, sperato di leggere la notizia. Ma niente, so che è ancora viva e quindi ancora cerca di controllare la tua vita. Come ti ha detto quando ha saputo che ti avevo lasciato “meglio perderla, quella puttanella, vedrai quante ne trovi…” ?
Ricordo ancora con disgusto il pollo con le patate che cucinava per te, sempre pollo e patate e la merendina che ti portava quando studiavi… Anche i regali che mi facevi venivano comprati con la sua imperativa consulenza. Da parte tua mai una ribellione, un commento fuori posto, un misero tentativo di autonomia.
 Poi, tuo padre che non mi rivolgeva quasi mai la parola (ma tu dicevi che mi stimava tanto), che dirigeva i tuoi studi , i concorsi, i gusti in fatto di macchine. Vai al diavolo, Mario. Perché mi sono sentita in colpa per tanto tempo sapendoti solo, condannandomi anch’io ad un esilio solitario come una sorta di espiazione per la colpa di averti fatto soffrire.
Non so cosa sia ora la tua vita, di sicuro la mia ha avuto il coraggio di interrogarsi per lungo tempo su tutte le sue ombre e di riuscire solo di recente a comprendersi meglio. Questa lettera fa parte di questo mio lungo percorso, in cui finalmente non ti chiedo più l’assoluzione per aver scelto il nulla piuttosto che te, ma mi riprendo quegli anni in cui con così poca dignità ho amato la mia solitudine. Ora conosco la risposta e spero che tu abbia, almeno un po’ abbandonato il sentiero del razionale e ti sia perso nel bosco.

venerdì 24 giugno 2011

giovedì 23 giugno 2011

A proposito di Teatro nel Teatro in Drammaterapia

Ambra De Innocentis (DramaticaMente Teatro) e Daniele Poto (giornalista)
 in Beyond Consciousness towards Awareness,
 Dramatherapy Workshop 17.06.2011,
In drammaterapia, quello che generalmente viene indicato come "teatro nel teatro", ovvero la rappresentazione della/nella rappresentazione, costituisce in questo speciale contesto quanto avviene all'interno del laboratorio personale (individuale) e gruppale del setting. La foto, in questo caso, lo rappresenta come quadro esterno e suggerisce immediatamente il concetto di "consapevolezza", atto riflessivo della coscienza.
Cosa stanno performando gli attori? Il testo della drammaturgia o qualcosa di se stessi? Ha importanza fare questo severo, ozioso distinguo, se è lo stimolo del testo ad offrisi come tavola già apparecchiata dove servirsi, tra rifiuti e richieste? Nell'interprete, il complesso incontro tra la situazione espressa dal testo e quanto dell'attore appartiene alla propria personale vicenda, assurge a materiale per il processo drammaterapico, un costante pescaggio e ripeescaggio tra elementi interni ed esterni, personali e gruppali (In-Out).
Una magnifica YoYo (Ambra De Innocentis) ed un superbo Daniele Poto, come interpreti, ad "improvvisare" le proprie reazioni e dinamiche psicologiche, a giocare i loro due, quattro, sei, otto ruoli...Ancora più particolare questa esperienza, se riflettiamo che si è trattato di un "attore" in drammaterapia ed un ospite, incosciente volontario! Quale magnifico specchio reciproco, dove interno ed esterno si moltiplicano per le due specifiche caratteristiche appena menzionate?

martedì 21 giugno 2011

Workshop Drammaterapia, Consciousness vs. Awareness: breve briefing

Workshop esperenziale.
Lasciamo parlare le immagini, questo caledoiscopico snodarsi di performance tra l'improvvisazione e l'interpretazione guidata. Consideriamo la "consapevolezza" come una riflesso della coscienza, che situa questa ad un livello gerarchico superiore, osservata in un approccio di metacategorizzazione. Tradotto significa osservarzi al crocevia di possibilità altre. Differenti da quelle conosciute. Lo specchio viene rigirato ed è ciò che è dentro a specchiarsi sulla superficie del fuori.
Il contesto diventa significanrte quanto il testo e in bilico, sopra, maldestro ed autentico l'attore drammaterapico. Prima che inizi la sua performance, gli ricordiamo l'etica comune a qualunque attore, quella implicità in qualsiasi atto del darsi che in qualche modo costringe l'altro all'ascolto e poi quella più specifica in drammaterapia, dove si è osservati interpreti del personaggio e di noi stessi. Ringraziamo ospiti ed attori.

lunedì 13 giugno 2011

Drammaterapia, il Dialogo nell'Interprete

Creative Drama & In.Out Theatre, Nina Maroccolo
in un momento performativo, 2011
In più occasioni, ci siamo soffermati a discutere quel particolare processo psicologico e metapsicologico (psicodinamico) che inerisce quanto avviene nel setting drammaterapico, sia che questo si rivolga alla clinica che in un percorso sulle "risorse", come quello di DramaticaMente Teatro.
Per essere più esemplificativi e chiari riferiamoci alla foto alleggata (cfr. foto).
Sul lato sinistro, troviamo l'interprete impegnato nella sua performance drammaterapica. Questa sollecita un dialogo interno che si svolge sia nel profondo (area rombo centrale delimitata), che nel campo del visibile (area intorno), nei due aspetti del "consapevole con se stesso" e del relazionale, la "comunicazione esterna". Il personaggio raffigurato nel lato destro della foto costituisce la rappresentazione di questo dialogo. Tutto quanto descritto rappresenta lo stimolo a quel dialogo, con costanti rimandi tra il dentro ed il fuori, nel campo della "finzione" (In-Out Theatre). Essa offre una cornice "protettiva" rispetto ad identificazioni troppo intense e differisce in tempi e in una specie di trasferta nell'inconscio quanto si va elaborando.  L'insight  (la comprensione) è agito, come nel metodo psicodrammatico, non "analizzato", ma la modalità, rispetto a quest'ultimo è velatamente autobiografica.

domenica 12 giugno 2011

Dramatherapy: the discovery of the new continent


@ director
La drammaterapia esplora lo spazio "verginale" dove la finzione gioca ad essere reale (il teatro), ma avviene quel processo ricco che trasforma il reale in un "possibile", in molti possibili universi. Interprete ed attore dialogano silenziosamente, prestando così due utili personaggi all'Io: il dialogo tra conscio ed inconscio del processo drammaterapico.

sabato 11 giugno 2011

Dramatherapy, Consciousness vs. Awareness: how drama works


@ director
Gregory Bateson, nel libro “Mente e Natura”, si chiede: “Quale struttura connette il granchio con l’aragosta, l’orchidea con la primula e tutti e quattro con me? E me con voi? E tutti e sei con l’ameba da una parte e lo schizofrenico dall’altra?“ (Bateson, 1984). Ebbene questa è una domanda “magica” ed è quella che il "drama" è capace di esplorare. Nella ricerca del senso delle cose, appartenente alla Coscienza, esso ricostituisce il luogo primitivo del rimosso e del potenzialmente adattivo, declina realtà nascoste ed abilità (risorse) in dialogo con la parte cosciente, quasi sempre non consapevole di questo dialogo, proprio come avviene nel processo “artistico”.
L’apparato della Coscienza presiede alla conservazione di quella identità di cui è funzione e questo avviene con l’attribuzione di senso a quella ricostruzione simulatoria della realtà che lo circonda. Per ottenere questo, mette in atto costanti aggiustamenti delle proprie interpretazioni, ricorrendo a confrontazioni con processi di categorizzazione precedenti e ampliando la propria capacità organizzativa con i nuovi. Ove questo processo non riesca soddisfatto dalle analisi e meta analisi innescate dagli stimoli sulle precedenti esperienze, occorre una parziale od importante sospensione dello stato di Co ordinario, ed attivazione della funzione inconscia, forse il ritorno a quel luogo dell’obbedienza che ci suggerisce Jaynes. In essa, le caratteristiche di a-logicità del costrutto mentale, con sregolazione delle categorie mentali del tempo e dello spazio “danno rifugio” ad una ricerca di senso fuori fallita Haynes: “L’emisfero destro è più impegnato in compiti sintetici e spaziali.-costrtuttivi, mentre l’emisfero sinistro è più analitico e verbale. L’emisfero destro, forse come gli dei, vede un significato nelle parti solo all’interno di un contesto più ampio; esso guarda alla totalità. L’emisfero sinistro o dominante, come il lato umano della mente bicamerale, concentra invece la sua attenzioni sulle parti”.. Questa s’incontra a metà strada con la costante ricerca di senso compiuta dall’attività del nostro inconscio e dal rimosso, in una sognante pacificazione tra simbolico e reale –direbbe Lacan- nel primitivo “luogo della Ragione”.

lunedì 6 giugno 2011

Dramatherapy, Awareness vs. Consciousness


@ director
"Really" ... we can begin to play with the terrible fragility of our sense-perceptual apparatus! The highest level of human consciousness/awareness is not represented by the works of the intellect, but rather the ability of knowing how to smile on its... "virtuality!!

mercoledì 1 giugno 2011

Cinematherapy Workshop, A Camconcorder Wading through the Pond

Fuori dalla cinta della mura della città c'è un mondo che mi attende. I confini stretti di quello che conosco di me e del mio rapporto con gli altri. Il confine permeabile dell'incontro nuovo di quanto non toccho, dentro, delle mie risorse con quanto fuori può evocarlo e restituirmelo.
Esiste una realtà che non ho ancora fotografato e filmato, che riguarda l'incontro speculare di me con me nello scenario alieno ed evocatore del mondo.La performer Nina Maroccolo tenta il passaggi vocali e gestuali nello spazio quadrimensionale della coscienza. director
(13 febbraio 2011)

lunedì 30 maggio 2011

Dramatherapy Workshop: Beyond Consciousness, Towards Awareness


Un importante laboratorio esperenziale di tre ore a chiudere il primo semestre di attività del Creative Drama & In-Out Theatre e dell'Atelier DramaticaMente Teatro, fondati e diretti da E. Gioacchini.
Che non basti più pensare di essere individui dotati di coscienza per credere nell'armonia delle cose dentro e fuori di noi, da Freud in poi, è una realtà oramai indiscutibile. Ma cosa significhi percorrere una strada sempre più autentica verso la "consapevolezza" costituisce invece un problema aperto, di non univoca realizzazione. Il "cogito ergo sum" cartesiano oggi offre il fianco ai limiti della costante tentazione di fare della vecchia visione antropocentrica una nuova tendenza, travestita dal culto della personalità, dalla tecnofilia e dall'esaperato individualismo di nazioni e soggetti. Come alla dizione di "sviluppo" si sta sempre più sostituendo quella di "uso delle risorse, sviluppo e crescita sostenibili", così la scienza e la filosofia hanno infatti riconnotato l'individuo uomo come "attributore di senso" e la coscienza dell'essere non è più sufficiente a definirci.
Anche la drammaterapia, nelle sue diverse applicazioni, offre la possibilità di meditare sulla attuale condizione umana individuale e dinamica dei gruppi, con una approccio transculturale, trascendente, ma anche integrativo della diversità, come ricchezza.

venerdì 27 maggio 2011

mercoledì 25 maggio 2011

Dramatherapy Process as Shifting Cultivation

Dramatherapy Process as Shifting Cultivation.
(Dramatherapy Backstage, Astra and Fenice
in Sonia, the Rest of My Life, 13 maggio 2011)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La "shifting cultivation" è una tecnica praticata dalle popolazioni che vivono ai bordi della foresta pluviale sempreverde.
Si tratta di una tecnica tipica nell'agricoltura familiare di sussistenza.
All'inizio della stagione secca avviene l'abbattimento di piccole parcelle della foresta secondaria attraverso i limitati mezzi delle popolazioni locali.
Le ramaglie vengono incendiate, le ceneri che si formano hanno un alto potere fertilizzante.
Poco prima dell'inizio della stagione piovosa vengono seminate diverse colture in consociazione. Molto spesso si tratta di specie amilacee da tubero (manioca, igname, taro, tannia), ma anche banano plantain, mais, arachide. La raccolta di queste specie varia a seconda del ciclo (dai 2-3 mesi fino a più di 24 mesi per le specie a ciclo lungo).
Vengono quindi ripetuti più cicli delle specie a ciclo breve all'interno di queste parcelle, il tutto caratterizzato da una "confusione" d'impianto: la consociazione non viene realizzata in maniera razionale come nell'agricoltura tradizionale, bensì in maniera disordinata. Ciò permette: di limitare gli interventi per l'eliminazione delle erbe spontanee, di far sì che le varie specie possano esplorare il terreno e lo strato aereo secondo le proprie esigenze, di limitare gli attacchi parassitari. Nel giro di pochi anni la fertilità decade quindi le parcelle vengono abbandonate per spostarsi in aree vicine non ancora disboscate. La foresta secondaria avrà una rapida ricrescita dalle ceppaie rimaste nel terreno.

Questo continuo abbattimento della foresta e la sua conseguente ricrescita è in perfetto equilibrio e quindi non viene arrecato un danno all'ecosistema foresta.
(in corsivo i perodi che si prrestano ad una corretta interpretazione della metafora)

domenica 22 maggio 2011

DRAMATHERAPY COLLAGE 2

Dramatherapy Backstage, Sonia, The Rest of My Life, Slesia and Libertà,
Atelier DramaticaMente Teatro, 13 maggio 2011.
Nel "teatro" puoi tentare di parlarci (con lei), da persone adulte e concrete- "Ma che vuole...questo?"-pensava intanto lei, scompisciandosi dalle risate, amare, ma pur sempre risate.
Non potrà sfuggire, lì bloccata in scena, con l'unica possibilità di fuga costituita da un "vuoto" di memoria, cosa che del resto le è così familiare. Non potrà continuare a spennellarsi la faccia di colori che renderebbero grazioso anche il più ruvido degli elefanti! Dovrà pure ascoltare una volta tanto e, soprattutto, rispondere a tono, senza strillare, da persona razionale...
"Dio mio com'è terribilmente ...ripetitivo! Le stesse parole, gli stessi gesti...cerca l'occasione ancora una volta per parlarsi da solo, addosso e convincersi che davvero non gli servo io...per avere ragione! E' solo una prova di democrazia! Finge che io sia necessaria alla sua... discussione. Potrei doppiarlo...eh sì, probabilmente ci guadagnerei anche qualcosa, se mi chiedessero di metterlo in scena! " -Questo pensava Sonia, mentre quello si affannava a mettere in ordine le parole, i concetti, perfino le smorfie più adatte.
Il director- "Che fate lì, dove siete,dove andate? "
-"Perchè mi chiede dove vado...io sono qui e questa è la buona occasione per parlarle senza che scappi, che segua la telefonata alla migliore amica, poi, il giorno dopo, quella alla madre, la macchinetta del caffè per due che ne fa puntualmente solo uno, domani, per lei, e l'astinenza dal contatto con la "dea" per almeno una settimana!"- Questo invece pensava lui, mentre, lei, l'attrice, si prendeva tutte le battute che egli avrebbe ben diretto ad altri, non molto distanti.
Ma non serve a questo la drammaterapia? A darti, burattino tra i burattini, il coraggio di  p a r l a r e?!
"Stop, siete troppo dentro...Libertà l'hai soverchiata, eri solo in scena!"- Il director che interviene.
Sonia -"Ma nò, anzi mi divertiva....(rivolto a Libertà), ehi tu fotografo da strapazzo, devi solo ringraziare che le fotografie me le fai qui nella piece, altrimenti la Sonia che è in mè ti avrebbe stampato contro il primo muro, e molto a colori!".
Libertà scoppia a ridere. Forse non va sempre così...questo della giusta distanza "estetica" dalle proprie emozioni, forse serve al riparmio dei decibel nella sala di prove..."Director, è proprio difficile trovare il volume...delle nostre emozioni".
Director- "O piuttosto ...di quelle che davvero ti servono...".


venerdì 20 maggio 2011

DRAMATHERAPY COLLAGE 1

Dramatherapy Backstage, Sonia, The Rest of My Life, Astra,
Beatrice and Jolie, Atelier DramaticaMente Teatro, 13 maggio 2011
Le donne di "Sonia" sono arrabbiate, a volte furiose, condannano il mondo, gli uomini, le madri, forse salvano solo le figlie. Sono figlie anch'esse, trascurate, con il fondo tinta che copre i solchi di un dolore antico. Vogliono piacere e vendono piacere, selezionano gli ospiti, si fanno usare, usando. Piangono da sole. La loro dignità non è sbandierata su nessun poster di partito, nè corre tra i fili invisibili dei cellulari. Esse preferiscono "incontrare", collezionando il bene ed il male, accuratamente, in librerie segrete della propria anima. Non sono faziose, ma terribilmente polemiche. La polemica intrattiene il vero ed il falso, mentre parlano, nella loro testa. Si illudono di dargli scena, di "pulirsi" del passato, di "superare" il presente". Divengono madri per caso e questo riesce a fargli rimuovere le scene dell'oggi.
Astra: "E' questo che riesci a dirmi...davvero tutto qui quello che riesci a dimostrare?!". Beatrice: "Sono stanca, stufa e stanca, annoiata...nessuno spiraglio di novità nei tuoi occhi. Come fai,. dimmi...come fai a non vedere!"
Jolie: "Sei crudele! Neanche l'evidenza ti convince, niente può cambiarti. Ho sempre visto altro nei tuoi occhi, ma ero solo io ad osservarmi..."
Disincatate, nemmeno più interessate a pagare un "riscatto" per riprendersi la loro vita, "Il Resto della Loro Vita". Le donne di "Sonia" lottano da sole, per affermare che vi era una possibilità diversa. Poi una figlia. Il cerchio magico che promette correzioni del percorso, che consola, che riempe ora il loro presente (5° Atto). Tutto il resto lo penserà il pubblico...

domenica 15 maggio 2011

Drammaterapia, Sincretismo di attore ed interprete

Dramatherapy Backstage, Sonia, Il Resto della mia Vita,
Libertà, Atelier DramaticaMernte Teatro, 13 Maggio 2011
@ director

Dov'è il passaggio di confine tra interprete ed attore? Come si compie l'osmosi tra i due territori: quanto conosco di me e quanto la parte mi chiede di interpretare? L'interpretazione teatrale possiede per binario: la tecnica attoriale. Questa permette di vestire abiti anche insoliti, che usano tutto il bagaglio (estremamente ampliato ed affinnato) delle percezioni, sensazioni, emozioni umane, come anche quello cognitivo, con abilità come la memoria e l'attenzione, ecc. Nel setting drammaterapico, la drammaturgia è invece usata come una luce dedicata che fotografa e riprende la vicenda del soggetto, colorandola di inconsueto. Il risultato è quello di evocare fantasmatiche rimosse o riproporre all'attenzione cosciente paesaggi dati per scontati. La ricontestualizzazione di quanto già esperito, già cosciente o meno (mi riferisco agli aspetti cognitivi ed affettivi delle esperienze archiviate), all'interno della cornice del teatro (come se), crea un dialogo particolare intrapsichico e poi relazionale che noi chiamiamo "processo drammaterapico".
Il personaggio, nella familiarità od estraneità di quanto costituisce l'esperienza specifica dell'interprete (alcuni ruoli ci sono conosciuti, altri non sono stati mai sperimentati), è l'altro con cui dialogare, una sottile "conversazione" che si esprime nella performance, che fa evolvere e modificare quest'ultima in stretto rapporto con quanto elaborato. Il "logos" (la parte così lavorata) diventa allora il luogo psicodinamico dell'incontro con l'altro mondano (il compagno attore, tutto il gruppo), quello che permette di sperimentare le prove d'autore dell'inconscio. Se questo processo avviene molte volte, in andata e ritorno, con contenuti che dal comparto intrapsichico trovano espressione nel setting per rideterminare successivamente nello psichico quanto già evocato, noi definiamo questo processo "In-Out", e il regista ed il gruppo hanno il potere ed il ruolo di sollecitare questa dinamica (Creative Drama & In-Out Theatre).
La tecnica drammaterapica serve questo scopo ed il regista deve usare artifici e provocazioni per evitare che il testo si insinui nei canjons già scavati del pregiudizio, dell'abitudine e delle resistenze. Si potrebbe immaginare il testo bussare alla porta del soggetto. Questi la apre, ma il testo continua a bussare. L'ospite fa presente che la porta è stata aperta e che egli può entrare. Generalmente la perplessità che accompagna un terzo turno di colpi all'uscio, spinge la richiesta più profondamente, oltre l'ovvietà delle risposte e determina il "drama".

domenica 8 maggio 2011

Backstage Piece Drammaterapica: Sonia, Il Resto della Mia Vita

Venerdì 13 maggio, 2011. DramaticaMente Teatro e il Creative Drama In-Out Theatre sono lieti di invitare attori ed ospiti al Backstage della prossima piece in costruzione: Sonia, Il Resto della Mia Vita..
La circostanza permetterà di mostrare, in un laboratorio dal vivo, aperto al pubblico, strumenti e metodo del teatro drammaterapico nella messa in scena di un play.

sabato 7 maggio 2011

Drammaterapia e Parola

Nero e Libertà, Atelier DramaticaMente Teatro, 2011
@ director
Recentemente, su facebook, con una mia cara amica, ho avuto un amicale "bisticcio" di parole proprio su le..."parole": si stava commentando il passo di Pessoa che qualche giorno fa ho trascritto qui. Parola simulacro, parola segno, parola concetto, parola forma.
In questo ultimo mezzo secolo la contesa tra forma e contenuto ha subito un duro colpo, con la scoperta (del resto non nuova) che i contenuti hanno impressa l'origine del contenitore e delle sue forme, che siano apparenti o legate al pensiero simbolico-astratto; che forme casuali hanno determinano lo sviluppo dell'evoluzione e che sui grandi numeri la statistica vince sempre, ma non riproduce la realtà del pensiero. E' un discorso che, almeno in questa sede, ci porterebbe troppo lontano. Esso ha "pericolosamente" intriso di relativismo la nostra cultura, ma che è stato necessario che accadesse come in ogni transizione verso una coscienza più "sottile". Desidero prendere lo spunto da questo per sottolineare alcuni aspetti del nostro importante lavoro, di cui ognuno di voi può sentirsi a pieno diritto "soldato" nella costruzione della "pace" (alludo ai conflitti interni ovviamente!).
La mia cara amica esprimeva un giudizio che, genericamente, condivido: bisognerebbe sbucciare la realtà dalle sovrastrutture (la realtà che noi facciamno funzionare in noi: bisogni e desideri) e tenere i noccioli di verità. Ma esistono questi nuclei puri di immanente  guida dei nostri disegni? Ed io sottolineavo come anche nello spogliamento della realtà dalle sovrastrutture (che voi ed io chiamiamo fronzoli od orpelli...ci intendiamo), bisogna essere cauti. Come togliere la casa ad una chiocciola! Esse parlano "ritualisticamente" (anche un edificio può essere un "rito") delle nostre paure, e sono segnali, visibili o nascosti di quello che siamo, siamo stati e potremo essere. In tal senso il nostro "teatro drammaterapico", insieme alla radice psicodinamica e creativa, sottolinea quella antropologica, discute particolarmente del valore del simbolo e del rito e con simboli e riti fa "giocare" i propri partecipanti.
A volte, mi verrebbe la tentazione di tentare un cauto e significativo discorso su Lacan, anche con voi, digiuni di psicanalisi e forse di gran parte della filosofia. Alcune menti pescano le idee dai sogni che orbitano sopra le nostre teste e ne fanno dono a tutti gli altri uomini. Poi comprendo che ogni edificio ha i suoi limiti, ma che essi costituiscono anche un assoluto, senza confronti.
Ed allora, nella prassi, che escano improvvisamente da una scatola verniciata di fresco o si muovano tra le pareti invisibili di ambienti solo "pensati", questi nostri simboli! Che il vostro inconscio con essi, produttivamente, continui a lavorare!

lunedì 2 maggio 2011

Drammaterapia, Il Pavimento delle Emozioni

Laboratorio Drammaterapia, 20 Aprile 2011
Il Pavimento delle Emozioni. Questa danza è il momento conclusivo del laboratorio. Quest’ultimo esplora il percorso dalla comunicazione animale sino all’intenzionalità consapevole dell’essere evoluto, atto cosciente, appunto una “danza”. Riepilogo simbolico che riassume filogenesi ed ontogenesi.In questa esperienza, il warm-up consiste nel proporre identificazioni, esasperando a tratti ruoli ed atteggiamenti. Nell’esempio del video, al microgruppo (tre persone) è suggerita l’attività del “ricordo” sino al “rimpianto”. Successivamente una tabula rasa dispone i soggetti a terra, luogo di origine, posto primitivo, con un contatto reciproco che sia casuale: una chemiotassi che preceda lo sviluppo dei sensi più affinati, di quelli che interverranno più tardi, quali l’udito e la vista. I partecipanti hanno gli occhi chiusi e l’unico orientamento è costituito dallo spazio intorno, libero od occupato.Diversi milioni di anni e…l’invertebrato diviene “uomo”. Lo sviluppo dei suoi sensi e poi la coscienza costruiscono in parallelo una mente ed un’organizzazione sociale. Questo è quanto noi indichiamo con il termine di cultura. La cultura determina una differente selezione ed una diversa costruzione sociale, anche difforme da quanto suggeriscono gli istinti. Inizia una differente danza tra terra e cielo:la capacità del pensiero simbolico. “Danza” come rappresentazione della coscienza nel passaggio rituale dal biologico al mentale. Ponte tra le origini e lo sviluppo in atto, nel riassunto di identità diverse, non solo gruppo.

venerdì 22 aprile 2011

Una Pasqua simbolica di intensa serenità


@ director
Desidero augurare una "pasqua" simbolica di intensa serenità all'Atelier e a tutti quanti ci seguono e sopportano le nostre performances, così strepitosamente imperfette e piene di "senso". E lo faccio con un fotomontaggio di qualche angelo rubato alla basilica di S. Pietro dalla macchina fotografica di mia figlia ed un sogno che Pulcinella ci ha regalato qualche giorno fa, recitandolo compitamente e coniugandovi tanta emozione. Grazie a tutti, grazie Pulcinella, Auguri.

"Un regalo per voi tutti con l'augurio di una meravigliosa Pasqua di pace e serenità: LA SCALA DELLA VITA.
Che belle le nuvole! E’ questo ciò che penso, mentre nella dimensione onirica di me adolescente cammino tra loro. I miei piedi scalzi ad accarezzare nel mio incedere spensierato questa morbida ovatta candida. Improvvisamente, innanzi a me una lunghissima scala a pioli di legno grezzo, con il naso all’insù la guardo per un attimo, con curiosità, cercando di capire dove può condurre. La vedo dissolversi tra i cumuli e con spensierata incoscienza, lentamente, inizio a la mia salita. Un piolo per volta. Decine, centinaia di piccole stecche di legno si inseguono sotto i miei piedi. Quando finirà? L’eccitazione della scoperta pian piano lascia il posto alla stanchezza. Ho paura. Non so cosa fare, non ne vedo la fine, vorrei tornare indietro, ma ci ripenso, non posso e non voglio arrendermi. Guardo in basso la lunghissima scala che si perde nel nulla, mi aggrappo con forza ai bordi che mi sostengono; sento che non ho più forza e la paura, la stanchezza, il dolore del lungo cammino lasciano ora spazio alla disperazione. Maledico la mia curiosità e mentre mi volto esausta per riprendere faticosamente il mio percorso... cosa vedo? Un enorme portone che prima non c’era! Afferro i battenti di bronzo, fauci di leone a sostenerle e con la poca forza ancora rimastami batto due colpi. Subito, come per magia, le grandi e pesanti ante si schiudono morbide quasi fossero ali e ciò che i miei occhi vedono ha davvero dell’incredibile. Un immenso giardino ombreggiato da alberi fioriti in una radiosa giornata di primavera inoltrata. Giù nel fondo una staccionata di legno e oltre solo cielo azzurro e nuvole. Tutti i colori hanno un’intensità tale che ne rimango rapita. Nel naso odore di muschio, fiori ed erba tagliata, ma ciò che maggiormente attrae la mia attenzione è il lento incedere di figure umane, tutte rigorosamente vestite solo di bianco. Una coppia in tipico stile Belle Epoque: lei sotto un enorme cappello, stretta in un bustino che le segna la vita, cammina ondeggiando la sua ampia gonna, accarezzando i fili d’erba sotto di sé. Per ripararsi dal sole, ha un graziosissimo ombrellino di pizzo. Accanto a lei un giovane uomo con i baffi all’insù e un cappello a cilindro le porge il braccio e l’ascolta rapito. Poco distante, un bimbo gioca rincorrendo il suo cerchio, un giovane soldato di una guerra non voluta appoggiato ad un albero, ascolta attento i racconti di due vecchi non più stanchi seduti su una panchina di pietra. Tutti nei loro abiti candidi sorridono e si muovono con dolcezza in quel verde e quell’azzurro limpido riscaldati dai raggi del sole che filtrano tra i rami. Quanta pace, quanta felicità! Sdraiata nell’erba, mi lascio cullare da questa sensazione e travolgere dall’emozione. Non vorrei più scendere quella scala e lasciare quel giardino, vorrei che il tempo si fermasse ora, per sempre, ma è mattino, mia madre mi chiama e risvegliandomi mi riporta alla realtà. “Perché mentre dormivi sorridevi? Cosa stavi sognando piccola mia?”- e lei - “Il Paradiso mamma!”. 
Un sogno di tantissimi anni fa, ero piccolissima, non l'ho mai dimenticato. Forse è davvero così, chi può dirlo. Con affetto, Pulcinella.

DRAMATHERAPY WORKSHOPS (2004-2009)

Ciclo di Conferenze-Dibattito 2010, aperte al pubblico

organizzate dall' Atelier di Drammaterapia Liberamente -h. 20,00,in sede-

-09 aprile, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio
-07 maggio, La lezione di Grotowsky + Laboratorio
-04 giugno, la Cinematerapia e la Cinema-dramaterapia + Laboratorio
-02 luglio, l'Hypnodrama + Laboratorio: il Ritorno del Padre
(nuova programmazione a settembre)

Gli incontri, aperti su prenotazione, condurranno i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente. I seminari e le conferenze -a carattere educativo e divulgativo - sono indirizzati ad pubblico non professionale, ma anche a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici e psicologi La partecipazione agli incontri è gratuita, su prenotazione alle pagine del sito o telefonando alla segreteria scientifica, tel. 340-3448785 o segnalandosi a info.atelier@dramatherapy.it

COMUNICATI STAMPA