@ Director
As mind master of the CDIOT, this gives me the opportunity to open a discussion on the fascinating Mind's Creative Processes and the Theatre. So I invite you to join our community, getting it prestigious, because it will be built with your intuitions and questions, meditation and inner answers. This is the place where you can use the freedom to express your doubts and you ideas, sharing with the others the research of your way. The Mind is a living miracle, available better than we could immagine; the theatre is a powerful tool to get deeply its power! But what beyond our discussions?
Prepare for becoming part of a new way to discuss with your right emisphere.
Explore the real power of hypnosis, dramatherapy and cinema-dramatherapy and get away its magic and false misconceptions.
Work nicely with us to create our friendship and the warmth of our curiosity and mind’s exploration.
Learn, enjoy and get excited!
Help yourself adapt to altering life-style changes..if there’s one constant in our life today it’s change; from every direction and faster than ever.
Let’s make the dream a reality...and much much more! Contact and interface with our staff; psychiatrists and psychologists will help you to get your life better!I’m just looking forward to seeing your messages here!

"It does not take much strength to do things, but it requires great strength to decide on what to do" Elbert Hubbard

mercoledì 10 febbraio 2010

CDIOT: “Le Cose si Mettono Male” - Libera traduzione drammaterapica da “Il Rinoceronte”di E. Ionesco, per soggetto e regia di E. Gioacchini - Primo Tempo-Prima Scena



PERSONAGGI
Berenger                     Gianni De Angelis
Daisy                           Maria Pina Egidi
Miranda                      Rosanna Bocchino
Dudard                       Spartaco Pelle
Botard                         Pino Gencarelli
Anziana Signora        Francesca Marinelli
iudice                         Alessandro Russiani
Pubblico Ministero     Francesca Marinelli
Avvocato Difensore    Rosanna Bocchino
Lettore                       Ermanno Gioacchini

Il lettore è fermo al centro del palcoscenico. In capo ha un berretto delle SS ed indossa un paio di baffetti che ricordano quelli del Führer. Osserva per circa trenta secondi gli spettatori, scrutando fila per fila, sino all’ultimo posto. Chiude gli occhi sospirando, si toglie il berretto gettandolo a terra, sulla sinistra, strappa dal labbro superiore i baffetti gettando anch’essi; poi, chiudendo gli occhi e facendo un ampio respiro, con il capo rivolto in alto, si ricompone e comincia a raccontare.
Prologo.

Lettore,  Belfot, Francia Orientale, una piccola cittadina di provincia. In pieno centro, iniziano a scorazzare alcuni rinoceronti, tra lo stupore e le più differenti supposizioni degli abitanti. Ben presto, quello che inizialmente sembrava un fenomeno isolato, prende il sopravvento e si diffonde una sconosciuta “epidemia” che trasforma tutti gli abitanti in quei roboanti animali. La “Rinocerontite” sembra non risparmiare alcuno, tranne Berenger, un impiegato, uno sfaccendato, alcolista non si sa se per passione o per noia. La sua storia d’amore con Daisy –ma anche quella con il suo caro e colto amico Jean- s’intreccia con la devastazione dei luoghi, delle persone, dei valori e dunque anche degli affetti. Amicizie e rapporti sono schiacciati sotto il peso giulivo, ma anche crudele, di quegli animali, prima uomini. Indifferenza e terrore, adattamento e ribellione sono i punti cardinali di quanto accade. Resterà solo Berenger, appunto…solo, a credere nell’uomo.

Il lettore esce di scena sulla destra.
Un’aula di un tribunale che occupa la metà destra del palcoscenico si illumina; l’altra metà, in ombra, ospiterà scene successive .Le pareti sono sgombre da mobilia, nere. Un grande tavolo, costituito da due cavalletti e due palanche sopra, verniciate in nero, è frontale alla platea. Sopra, sulla sinistra, sono poggiati cinque spessi faldoni, dai quali debordano alcuni fogli. Un’unica sedia, dietro il tavolo, su cui siede il Giudice. Alla destra del tavolo, più scostata, una seconda sedia rivolta verso la platea; vi siede il primo imputato, il signor Botard. Una sedia centrale, di spalle alla platea, dove siedono, alternativamente il Pubblico Ministero e l’Avvocato Difensore. Due lampade pendono dal soffitto ed illuminano l’ambiente con due coni di luce. Una centrale davanti al Giudice e l’altra nello spazio davanti all’imputato.
Pubblico Ministero. Signor Botard, all’epoca dei fatti, che ruolo occupava nell’organico dell’ufficio amministrativo dove prestava lavoro?
Botard. Ero impiegato, ma sono stato un ottimo maestro, già in pensione.
Pubblico Ministero. Signor Botard, quando è stato informato per la prima volta che dei rinoceronti erano comparsi in paese?
Botard. E’ stato in ufficio. Era appena cominciato il lavoro ed è nata una discussione su questo fatto; loro, i colleghi, insistevano di averli visti il giorno prima, ma io non vi ho creduto all’inizio, non vi era alcuna prova scientifica. Loro insistevano…e lo si sa, in ufficio si fanno tanti pettegolezzi.
Pubblico Ministero. Signor Botard, si attenga alle mie domande. Sia più preciso, in che anno ed in che giorno accadeva questo!
Botard. La mattina… del 10 giugno… 1940, immagino verso… le 9,16…Più tardi, ho saputo che proprio quel giorno l’Italia aveva dichiarato guerra alla Francia ed eravamo già stati attaccati dai tedeschi. Ci sentivamo abbastanza sicuri…anche se De Gaulle era riparato in Francia… Bah, credo sia solo una possibile coincidenza…La signorina Daisy ed il signor Dudard dicevano di averne visto uno e poi due, ma non si chiariva se fosse lo stesso, erano confusi, non erano precisi---asiatico, africano? E poi… non erano neanche spaventati.
Pubblico Ministero. La signorina Daisy ha precedentemente dichiarato di averle mostrato dei giornali che riportavano la notizia…conferma?
Botard. Un giornale! Ma si sa …quello che scrivono i giornali va preso con molta cautela ed anche l’articolo… appariva confuso.
Pubblico Ministero. Avrebbe anche usato l’espressione “psicosi collettiva”…
Botard. Chiunque può essere partecipante ad una psicosi collettiva!
Pubblico Ministero. Partecipante?
Botard. Si, insomma… più persone partecipano e più la psicosi diventa collettiva…di qui (accenna ad un sorriso) il termine “collettiva”! Anche se poi non si sa bene come la psicosi si possa spostare da un gruppo all’opposto e quindi dove sia…
Pubblico Ministero. Sempre secondo la deposizione della signorina Daisy, lei avrebbe più volto espresso un “Pff”. Può dirci il significato che lei dava a questa espressione in quel frangente?
Botard. Pff o Puah è un’interezione, vale a dire una parte invariabile del discorso, un’espressione che viene gettata là…e che se seguita da un punto esclamativo, come spesso occorre, si può chiamare anche esclamazione…
Pubblico Ministero. Vuol dire che non avevano un senso preciso?
Botard. …appunto le stavo spiegando che io non l’ho pronunciata con il punto esclamativo! Da sola ha voluto esprimere…che so…disprezzo…come dire “queste sono cosa da trascurare”, da non starci dietro…un’espressione onomatopeica direi, che segnalava di non credere a tutto anche a loro.
Pubblico Ministero. Ma gli eventi, la Storia l’ha dimostrato, incalzavano nel Paese…
Botard. (seccato) Si, ma come potevo sapere che era vero quello che mi veniva spacciato per vero, prima di saperlo davvero vero?
Pubblico Ministero. Il fatto, sempre secondo le suddette deposizioni, che di lì a poco sarebbe diventato improvvisamente uno strenuo sostenitore del fenomeno, anzi avrebbe negato di ave Pubblico Ministero. rne mai dubitato, conferma?
Botard. Se mi si portano dei dati obiettivi, sono ragionevole. Guai se non ci fosse la logica! Eppoi il dato che dei rinoceronti fossero comparsi improvvisamente per le strade era lì…pronto ad essere creduto da me! Erano loro a non essere convincenti. Credere o non credere? E’ una questione di logica e fatti, non di forma; di fronte all’evidenza bisogna credere. Anzi diventa facile.
Pubblico Ministero. Il signor Dudard, nella sua deposizione, afferma testualmente in proposito “ Botard si decise finalmente a credere all’esistenza dei Rinoceronti, ma disse contestualmente di sapere… di sospettare fondatamente da dove provenissero”…ed ancora, richiestogli di precisare meglio aggiunge “..intendo dire che era sicuro che si trattasse di un infame complotto ordito all’interno dell’ufficio e di averne fondati sospetti”, conferma questi dati?
Botard. Non posso confermare il complotto e… Dio solo sa se forse davvero ce ne fosse uno contemporaneamente alla “rinocerontite”! E inoltrei ci sarebbe da stabilire se il rinoceronte in paese fosse da spiegare con quella o se quei bestioni avessero provocato l’epidemia successivamente nel paese. E’ una questione che reputo ancora aperta…Vede …io procedo con metodo ed è difficile che mi sfugga qualcosa. Ad ogni buon modo, sì …parlai di un possibile complotto…l’ho già detto se una cosa appare ragionevole e logica, ne deriva che possa essere creduta.
Pubblico Ministero. Vuole dire che l’ipotesi di un complotto dava credibilità alla tesi del Rinoceronte?
Botard. Esattamente, altrimenti perché tuffarsi in congetture.
Pubblico Ministero. Sia la signorina Daisy che il signor Dudar, su questo punto, hanno dichiarato che anche le sue fossero congetture, giacchè lei non ne aveva parlato mai prima…di un complotto.
Botard. Si, ma ora… c’erano i rinoceronti…
Pubblico Ministero. … anche loro non avevano avuto alcun elemento per avvalorare la sua tesi, signor Botard!.
Botard. (pausa) Stimo il signor Dudard e la signorina Daisy è… molto cordiale ed attenta sul lavoro, ma il loro metodo d’indagine non è il mio. Ci vuole rigore, anche nel dare fiducia ed allora le cose non appaiono più assurde!
Pubblico Ministero. Per questo decise che la cosa migliore era rivolgersi al suo Sindacato?
Botard. Ci voleva qualcuno che facesse chiarezza, che facesse piazza pulita delle ipotesi e finalmente mettesse ordine.
Pubblico Ministero. E come poi avvenne che anche lei subisse la trasformazione?
Botard. (perplesso) E’ stata una cosa improvvisa. (pausa) Del resto quando i dati cambiano, l’evidenza porta con se immediati cambiamenti. Direi indolore. Bisognava adattarsi ed allora era gusto che anche io lasciassi che tutto avvenisse. Lo dissi alla signorina Daisy: “al passo con i tempi” …ed anche lei si convinse.
Pubblico Ministero. Vostro Onore… io ho finito con questo ’imputato.
Giudice. Accompagnate l’imputato fuori dell’aula..

Botard esce di scena sulla sinistra, accompagnato dal lettore che lo tiene per un braccio, mentre comincia a parlare.
Lettore. A Norinberga, nella sala 600 della corte d’Assise del Palazzo di Giustizia, tra il 1945 ed il 1946, si svolse il famoso processo contro 24 principali criminali di guerra e sei organizzazioni. I capi d’accusa furono: Congiura contro la pace mondiale, Progettazione, provocazione e svolgimento di una guerra d’aggressione, Crimini e violazioni contro il diritto bellico, Crimini contro l’umanità. Nella stessa sede, ulteriori 12 processi penali militari furono celebrati dagli americani contro politici, dirigenti dell’economia , militari, medici, giuristi, etc.
Dudard prende posto sulla sedia dell’Imputato, entrando da destra, mentre il lettore continua a parlare. Esegue il giuramento richiesto dal Giudice in silenzio.
Analoghi procedimenti penali furono svolti anche nelle zone di occupazione francese, inglese e sovietica. Ed appunto in Francia si sta svolgendo questo processo. Dopo Botard, è il turno di Dudard a dover rispondere del crimine dell’indifferenza.

Il lettore intanto esce di scena sulla destra.

Pubblico Ministero. Signor Dudard, lei, all’epoca dei fatti, ricopriva il ruolo di vice-capoufficio e nell’ufficio collaborava con il signor Berenger?
Dudard. Esattamente.
Pubblico Ministero. Ci risulta che ricoprisse un ruolo di una certa responsabilità?
Dudard. (ammicca sorridendo) Diciamo di…vice-responsabilità!

Dudard cerca collusivamente lo sguardo prima del pubblico Ministero e poi del Giudice, affatto sorridenti della sua battuta e quindi si ricompone.
Pubblico Ministero. Ma siamo informati anche di una rivalità sentimentale nei confronti della signorina Daisy. Sappiamo, dalle altre deposizioni, che nel contesto di un icontro con entrambe, lei poi improvvisamente avrebbe subito la trasformazione che, fino a quel momento non la riguardava. Insomma non avrebbe tentato nulla per opporsi alla “rinocerontite” . Lei conferma questi dati?
Avvocato Difensore. Vostro nome faccio obiezione…le vicende sentimentali dell’imputato non hanno alcuna attinenza con l’oggetto di questo procedimento!
Pubblico Ministero. Vostro onore, io ritengo che solo la completa analisi di quanto accadeva possa fendere giustizia della verità!
Giudice. Avvocato vada avanti…
Pubblico Ministero. Signor Dudard, le stavo chiedendo, ritiene che la relazione sentimentale tra la signorina Daisy ed il signor Berenger abbia giocato in qualche modo nella sua trasformazione in rinoceronte?
Dudard. Lavorare insieme non significa avere le stesse idee e progetti e può capitare che si guardi e ci s’interessi alla stessa donna. Riguardo alla “rinocerontite”…è ragionevole avere rispetto per le regole ed allora… non vi era alcuna regola che obbligasse ad un’univoca interpretazione di un fenomeno che presentava caratteristiche appunto non ragionevoli. In tale clima tutto poteva accadere e non accadere, in deroga alle regole e ciò è perfettamente logico.
Pubblico Ministero. Quello che questo tribunale le imputa sono una serie di affermazioni riferite dagli altri imputati che configurano una sospetta connivenza con il fenomeno che si andava realizzando nella sua cittadina, ovvero una forma di “adeguamento passivo tendente a smorzare ogni tentativo di Resistenza, Critica ed Opposizione alla Rinocerontite”. E’ vero che lei: primo, avrebbe esortato il signor Berenger a non essere troppo coinvolto dalla vicenda e a non scandalizzarsi troppo poiché la trasformazione che dilagava nel Paese poteva essere “temporanea” e persino “benefica”; secondo, che poteva ritenersi sicuro dal contagio perché in lui mancante la “vocazione”, tentando di convincerlo ad abituarsi e ad ignorarli?
Dudard. Berenger era distrutto inverosimilmente per la trasformazione del suo amico Jean e poi degli altri ed era l’unico modo per tranquillizzarlo; non vi erano elementi per leggere il “male” in quanto stava avvenendo. Ognuno è libero di fare quello che voleva ed anche di cambiare pelle, lo dissi chiaramente a Berenger.
Pubblico Ministero. E cosa mi sa dire sul fatto che lei, reputando normali le trasformazione in atto, tentasse di distogliere dal giusto e legittimo sentore del pericolo la mente del signor Berenger, dichiarando il contagio del signor Jean, suo amico, dovuto ad ambizione” ed “irrequietezza” ed “eccentricità”, quello di Papillon quello di Botard determinato da un semplice “cambiamento d’idea”?
Dudard. Non sono responsabile se ognuno di loro avesse un diverso carattere che si prestava a cercare di capire qualcosa. Ho sempre perseguito la logica, senza questa il mondo crolla e davvero! Persino il signor Papillon, quando si accorse che il signor Boeuf si era trasformato e galoppava oramai con la sua signora per le strade del paese, ebbe il buon gusto di licenziarlo, ma lì era una questione di decoro. In generale, però, c’era troppo allarmismo in giro, La gente impazzisce, perde la testa. Come accadde a casa di Daisy durante un piccolo ricevimento tra colleghi d’ufficio, Berenger era sconvolto ed anche Daisy…

(Seconda scena)

martedì 9 febbraio 2010

Drammaterapia, liberiamo la memoria ed entriamo nel testo!

@ Maria Pina


Il tema della memoria è centrale nel nostro lavoro di messa in scena della riduzione de "Il rinoceronte". Memoria di ciò che è stato in Europa, del dolore della guerra, dell'orrore della Shoah e della fatica della ricostruzione. Ma oggi vi parlo della memoria come strumento dell'attore.
Venerdì, al nostro ultimo incontro, avete espresso da più parti la difficoltà di imparare parti lunghe e complesse. Vi offro alcuni aiuti, teorici e pratici, per superare insieme questo ostacolo.
Prima di tutto, abbiate fiducia in voi stessi e nelle vostre risorse. Quante volte, nella nostra vita quotidiana, viene messa alla prova la nostra capacità di ricordare date, scadenze, nomi, parole, fatti? E allora, pensateci...cosa volete che siano poche frasi codificate di un copione, per le nostre capacità?
Il secondo step, dopo questa presa di coscienza, è la lettura integrale del copione, dell'atto, della scena. Sottolineare o evidenziare le proprie battute, in questa fase, può essere un aiuto non indifferente.
Mai, proprio mai, imparare battute slegate, una alla volta, senza aver prima compreso la logica dell'azione che si svolgerà in scena.
La comprensione preliminare della scena e della trama è fondamentale per spianare la strada all'attività mnemonica. Inoltre, non bisogna porre l'attenzione SOLO sulla propria parte: la battuta posta all'interlocutore fornisce lo stimolo per attivare la memoria della propria battuta, che è sempre legata dalla logica al dialogo che si sta svolgendo e funzionale all'azione scenica.
La funzione della voce è anch'essa determinante. Le battute vanno lette e recitate a voce alta, una volta compiuto il lavoro preliminare di comprensione.
Individuare una parola chiave nei singoli dialoghi è un'altra importantissima risorsa per imparare la propria parte.
L'aiuto di un amico/familiare volenteroso è inestimabile. Vi porgerà le battute altrui, vi correggerà negli errori, vi sosterrà nella difficoltà.E se non c'è nessun familiare o amico ad aiutarvi? Allora il registratore potrà venirvi in soccorso.Personalmente, per verificare il mio apprendimento, io uso un sistema personalizzato:
dopo la lettura e la comprensione del testo e una volta identificate le parole chiave delle mie battute, copio l'intera scena da recitare a grandi lettere una prima e, se necessario, una seconda e una terza volta su un block notes.Poi procedo a ritrascriverla affidandomi alla mia capacità di fissare e ricordare; ogni volta, confronto il mio scritto con il testo originale e lo riscrivo, correggendomi. Quando ho acquisito sufficiente sicurezza, inizio la ripetizione a voce alta.La costanza, le prove, e le emozioni vissute in drammaterapia faranno il resto.
Buon lavoro e a presto!

Foto: Pico della Mirandola, CDIOT 2010

sabato 6 febbraio 2010

Drammaterapia e il Ritorno in Egitto

@ Rosanna

Ho guardato più volte i video messi nel blog dal nostro attento e sensibile director. Una stretta dolorosa allo stomaco, il respiro bloccato, in attesa che le immagini orribili passassero senza lasciare traccia in me. Mi costringo a riflettere che ho sempre rifiutato la visione di scene che ritraessero torture, prevaricazioni, stupri, violenza. Non sono riuscita a vedere, senza coprirmi gli occhi con orrore, capolavori cinematografici come "Arancia meccanica", "Scinderlist", "Radici" e altri... Seguendo la scia dei miei pensieri, mi rendo conto, che come essere umano, come esponente di una razza-virus che ha il seme della distruzione nel genoma, penso che in particolari condizioni, anch'io possa trasformarmi da spettatore inorridito ad attore di misfatti. Infatti mi domando: ma se fossi nata nella germania nazista e fossi vissuta ed educata in una famiglia medio borghese tedesca, forse anch'io avrei provato repulsione per gli ebrei e sarei cresciuta con la convinzione che per il bene comune, sarebbe stato necessario allontanare ed
eliminare i giudei-razza impura, dalla comunità.
E allora ripenso a un aneddoto che in breve vi racconto. Qualche mese fa ho assistito a una scena svoltasi in un bar vicino a casa mia. Due zingare entrano nel suddetto bar, la madre e la figlia; la prima chiede una brioche confezionata per la figlia e paga. Naturalmente la reazione degli avventori del bar, compresa me, è un misto di repulsione, disgusto e diffidenza verso le delle zingare, mal vestite e maleodoranti. Ma succede qualcosa di inaspettato: la zingarella butta a terra la carta della brioche e la madre con severità ordina alla figlia di raccoglierla.
Guardo per la prima volta la giovane madre, che sicuramente ha meno degli anni che dimostra e mi vergogno di me stessa per essere caduta nel baratro dei miei pregiudizi. Il mio schema mentale piccolo e presuntuoso riteneva tale etnia come incapace di rispettare gli altri.

Quindi senza andare lontano e senza guardare troppo al passato, mentre io sto scrivendo adesso, ci sono tante persone che non conoscono l'altro, inconsapevoli e ciechi, si fanno guidare come pecore al pascolo, come burattini privi di vita dai loro burattinai.
Mi rincuora pensare che il lavoro portato avanti nel laboratorio di Drammaterapia, ci aiuterà a smantellare una armatura-corazza rinocerontica di cui in fondo non abbiamo più bisogno, perchè sempre più autonomi e soli nella grazia della consapevolezza.

Tramite Facebook vorrei condividere con voi il video di una mia cara amica, Maura Crudeli, che si occupa di diritti umani e conosce da vicino l'etnia degli zingari. Vi lascio con le parole di Moni Ovadia:
Alcuni terribili versetti del Deuteronomio ci ammoniscono a non perdere la
consapevolezza della nostra dignità di essere liberi pena il ritorno all'Egitto
nella più dura delle condizioni. Il ritorno in Egitto è sempre in agguato, non
bisogna farsi illusioni. La schiavitù che quel luogo rappresenta non è solo quella
dura che vediamo rappresentata nel film di genere, essa è anche l'asservimento alle
seduzioni del potere e del denaro.
Un abbraccio Rosanna

Foto: Dramatherapy, Ther Symbol of Terror,CDIOT 2010

venerdì 5 febbraio 2010

Dramatherapy: let me scream this destructive energies of the human


Let me scream this destructive energies of the human!
Questa insipida minestra di "false" notizie, falsi allarmi, mendaci rassicurazioni, tiepide passioni e perverso voyeurismo dei media!
Let me scream this destructive energies of the human!
Esso è seduto, appollaiato, sul finto benessere della propria poltrona a sentirsi padrone di pulsanti e tastiere perchè il coro dell'insulsa delega del potere alla comunicazione di cornacchie e merli addomesticati, possa gracidare, con il diritto di cronaca, che:
Morgan è buono, è cattivo, ravveduto, furbo, onesto, sulla strada buona, pentito, mitico, artistico, geniale, crea audience, vittima, olocausto...del video!
Belen è triste, scontenta, bella, già consumata, arrivata, pentita, in crisi, sotto al sole in un appartamento da 6500 euro/die!
Forse nell'isola dei famosi fornicheranno, forse no, forse non avevavo altro nulla da fare, forse avevano da fare, forse litigheranno, forse saranno all'altezza!
Che il processo breve poi non sarebbe breve, che è breve per tutti, che è breve per uno, che Pipino ce l'aveva breve, che altri ce l'hanno lungo, che altri lo dimenticano ed alcuni ne hanno troppo!
Che Contrada ha incontrato Di Pietro, ma che era prima, e forse conta, che invece non conta, che per altri è contato, che invece non è vero!
Che la ripresa c'è, che non è vero, che è abbastanza, che invece in Europa è su livelli medi maggiori, che è finta, che la Fiat ha avuto finanziamenti, che invece non ne ha mai avuti ultimamente, che può farcela, che non può farcela senza cassa integrazione, che può farcela, ma serve una politica industriale efficace, incentivi no, incentivi si, cassa integrazione no, cassa integrazione si, fame si, disoccupazione si, uomini e preti sui tetti si, gente senza tetti si, tetti che cadono si, tetti fatti cadere si, tetti fatti e dimenticati si, tetti mai costruiti si, non più rondini sotto il tetto siiiiiiiiiiiiiii!
Let me scream this destructive energies of the human!
Notizie vere: 200.000 morti ad Haiti, 350,000 negozi distrutti, 250,000 case distrutte, un gruppo di americani si era appropriato di un gruppo di bambini e se li portava via!
Conseguenze per tutti: l'importante è conoscere, non indispensabile sentirsi coinvolti.
Fine delle trasmissioni.

Foto:  Un pubblico appassionato segue in tv una puntata di “Lascia o raddoppia?” durante la Festa de l’Unità di Modena del 1954,  tratta dal Quotidiano.net ,Mostra In cento scatti Modena e l'Italia della rinascita .

giovedì 4 febbraio 2010

Dramatherapy: Let's share and enjoy any colour!




"This week's featured video was recorded in South Africa and features three of the members of the Playing For Change Band (Mermans Kenkosenki, Jason Tamba, and Louis Mhlanga). The song is titled, "Nda" which means "To go." It was written by Jason in response to the vision of his mother back in Congo telling him to move on and find a better life. So much trouble in the world, yet somehow we must go from the darkness to light as a human race. I hope you enjoy the video and more importantly feel the connection in your heart.
We are always One Love"
by Playing for Change Family...let's' jump there!

mercoledì 3 febbraio 2010

Drammaterapia: le ideologie ed il falso valore senza eredi.

Cara compagnia, domani online la scena prima del primo tempo; oggi vi anticipo, del secondo tempo, l'arringa dell'avvocato difensore di Botard e di Dudard nel processo. Buon lavoro all'interprete.

Giudice: Signor Botard, signor Dudard...avete qualcosa da aggiungere prima che si chiuda questo dibattimento?
Botard: Lascio parlare per me il signor Dudard...
Dudard: "Signor Giudice, non vorrei apparire come un mostro assassino... sono stato anch'io vittima di un enorme imbroglio! Una finzione di Stato. Io, come molti altri, ho creduto di fare cose giuste per la mia Patria. Eravamo convinti di essere dalla parte dei giusti...
Giudice: Avvocato a lei la parola per le sue conclusioni.
Avvocato Difensore: "Il Propagandaministerium.. signor Giudice, illustri signori, non è solo quello di Goebbels…né la Storia ha scritto soltanto nella nostra terra pagine di orrore. La mia famiglia era polacca, di origine, e so personalmente quanto le verità possano essere camuffate, se il potere lo decide. E per farlo... per convincere la coscienza di persone come questi due imputati...(li indica) che sono stato chiamato a difendere, il Potere ha solo due modi: schierarsi dalla parte dell’ingiusto, in cambio di un vantaggio per tutti, salvando l’apparenza, o meglio nascondendo l’intento, o essere con il giusto, ma.... a patto…che questo non leda l’interesse del singolo non crei malcontento. L’impopolarità uccide ogni verità e bene perseguito (pausa).

Il Nazionalsocialismo, sin dal 1933, aveva tessuto le fila di un trama in cui il bene di tutti doveva sacrificare la libera autodeterminazione del singolo. Esisteva un "unico bene", un unico vantaggio ed il sentimento di grandiosità spinge così tante menti a perseguire lo stesso proposito, che presto il vantaggio arriva davvero: il benessere economico, lo sgravio fiscale, la disoccupazione che diminuisce e tu sei quella “nazione” ed allora, forse, anche una guerra fratricida…o genocida, se nessuno ti dice cosa in realtà sia. Il dissidente diventa un individuo che rema contro il bene comune; l’ebreo che scompare è solo partito od è stato trasferito via in altra zona; l’internato in una campo di concentramento è solamenteo un perverso sessuale tenuto lì dove non fa male ad alcuno.
E’ così facile manipolare lo scontento comune, altrettanto facile che il vantaggio collettivo, in nome di quelli, di chi sposa, condottiero o principe o politico, la promessa per le tue difficoltà, tutto può concordarsi, accordarsi, sottoscriversi, congiurarsi....
Cosa vogliamo rimproverare a questi due uomini, la voglia di credere, di volere, di sperare? Avrebbero mai potuto spegnere l’ingranaggio meccanico dietro rinoceronti così “umani”, possenti, che chiedevano fiducia e promettevano libertà dalle debolezze, dalla omosessualità, da credo che rendevano fragile e perso l’individuo? Perché farlo e poi come farlo? Lo scandalo, illustri giurati, esiste quanto le cose non vanno... quando viene detto, finalmente che il feldmaresciallo Friedrich Paulus agonizza con la sua VI armata ai piedi della Stalingrado che gli era stato ordinato di conquistare e che la Russia ha piegato non solo quell’esercito, ma tutta la Germania Nazista! Ma questo non veniva detto…Il morale deve essere tenuto alto e, in extremis, ci si deve dignitosamente sparare un colpo alla nuca, piuttosto che arrendersi. (Pausa)
Avrei potuto tentare di difendere i miei clienti, raccontando che la “rinocerontite” era stata un epidemia così veloce…da non dare il tempo di individuarla come nemico. Un nemico in casa, un nemico nell’uomo che tanto fascino e gloria e benessere ha promesso e sta mantenendo? Nooo... piuttosto vi dico, che dietro le azioni degli uomini, vi sono ombre e che tutto questo crea costruzioni di mattoni, ma dietro queste continuano a vivere le ombre e queste determinano il corso della storia. Quando adottiamo oggetti della cultura, quelli che ci hanno fatto nascere e ci sfamano e ci proteggono, adottiamo anche una costruzione di ombre che diviene una silenziosa ombra comune, una mente comune non visibile, che muove e sposta, diretta da altri o dall’ideologia, ma difficilmente riconoscibile. Ti aiuta a non sentire il peso delle tue responsabilità individuali; a che servirebbero, se le tue idee sono quelle del tuo compagno di banco, di lavoro, di strada?

E’ stata una storia subdola, mentre le altre nazioni giganti della terra lasciavano Hitler solo con il suo delirio. Che ha mischiato, nascondendolo al suo popolo, l‘orrore alla ricchezza ed al successo. E quando quest’ultimo è naufragato, ha lasciato senza eredi... il valore, la passione, l’amore, la civiltà!. La retorica ed i simboli hanno mascherato la loro coscienza, quella di questi uomini. Botard... non è colpevole, perché malato della storia che lo ospitava; così come Dudard, troppo scettico che davvero il male esistesse. Ho finito".

Foto: Drammaterapia, Campo di Concentramento, CDIOT 2010

lunedì 1 febbraio 2010

Drammaterapia: una sfida che smaschera il falso bisogno

@ Maria Pina

Non ho ancora memorizzato i dialoghi della prima scena e del primo (il processo).
Però mi è tornata in mente una frase che una volta ho trovato in un libro, nella
biografia di Simon Wiesenthal, il cacciatore di nazisti. Più o meno diceva, a
proposito di Eichmann, l'esecutore primo dell'Olocausto, che se gli avessero
ordinato di radunare sei milioni di spilli, anzichè sei milioni di esseri umani,
avrebbe comunque obbedito. Questa è l'associazione di idee che è nata in me dalla
lettura del copione di venerdì scorso.
Di fronte a un tribunale che pone i personaggi di Dudard e di Botard davanti alle
loro responsabilitù storiche, essi perseveravano con miopia, quasi in buona fede,
della negazione degli addebiti.


Ci si può credere sempre assolti o degni di assoluzione solo perchè la coscienza
individuale non sa farsi ascoltare? Perchè esiste una coscienza collettiva che
decide cosa è buono o cosa è cattivo, a seconda delle circostanze?
Attendo il verdetto del tribunale. Buon lavoro, director.



Movie:  Il Secolo dell'Io - Happiness Machines, tratto da Belva64

Un'Ode all'Ascolto della Vita: Lentamente Muore di Martha Medeiros

LENTAMENTE MUORE (Martha Medeiros)

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e chi non cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore chi evita una passione, chi preferisce il nero sul bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno.
Lentamentemuore chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi ricordandoci sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
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MUERE LENTAMENTE
Muere lentamente quien se transforma en esclavo del hábito,
repitiendo todos los días los mismos trayectos,
quien no cambia de marca,
no arriesga vestir un color nuevo
y no le habla a quien no conoce.

Muere lentamente quien evita una pasión,
quien prefiere el negro sobre blanco
y los puntos sobre las "íes"
a un remolino de emociones,
justamente las que rescatan el brillo de los ojos,
sonrisas de los bostezos,
corazones a los tropiezos y sentimientos.

Muere lentamente quien no voltea la mesa
cuando está infeliz en el trabajo,
quien no arriesga lo cierto por lo incierto
para ir detrás de un sueño,
quien no se permite por lo menos una vez en la vida,
huir de los consejos sensatos.

Muere lentamente quien no viaja,
quien no lee,
quien no oye música,
quien no encuentra gracia en sí mismo.

Muere lentamente quien destruye su amor propio,
quien no se deja ayudar.

Muere lentamente,
quien pasa los días quejándose de su mala suerte
o de la lluvia incesante.

Muere lentamente,
quien abandona un proyecto antes de iniciarlo,
no preguntando de un asunto que desconoce
o no respondiendo cuando le indagan sobre algo que sabe
Evitemos la muerte en suaves cuotas,
recordando siempre que estar vivo
exige un esfuerzo mucho mayor
que el simple hecho de respirar.

Solamente la ardiente paciencia
hará que conquistemos una espléndida felicidad.
 
   


Movie:  Lentamente Muore di Martha Meideros, video tratto da PaoloGaeruc

DRAMATHERAPY, UPDATING THE PAST!

@ Maria Pina

C'è stato un tempo in cui la Daisy a cui sto dando vita ha conosciuto la leggerezza
della vita. E' stata una ragazzina ombrosa, ma profondamente affascinata dal lato luminoso della
vita. Amava i colori accesi, le storie degli attori, le immagini gioise dei
giornali; sognava bei vestiti, si incantava davanti alle belle immagini,
canticchiava canzoncine stonando vergognosamente.
Frivolezza? No, non lo era, ne sono sicura. Era un'apertura verso le piccole cose
belle di tutti i giorni, era attenzione verso ogni aspetto, anche il più infimo, del
mondo che la circondava.
La Daisy frizzante è la bambolina più piccina del gioco di matrioske che si sta
dipanando ..
L'ha scoperta Rosy, con la sua ultima domanda l'altra sera, posta con il sorriso
malizioso e vitale di Miranda.

sabato 30 gennaio 2010

Cara Carmen...

Cara Carmen, anche io, come ha scritto Rosanna ho sentito la tua mancanza, venerdì scorso. Sentivo molto il bisogno di essere presente e partecipe, ai momenti che hai vissuto nell'atelier.
Spero che tu non ti offenda o, meglio, spero che ti faccia piacere sapere che ho condiviso con gli altri una bella immagine che ho di te, l'altra sera.
Ti ho ricordato, a un atelier degli anni passati, in cui ballavi la salsa. Eri così affascinante con i capelli profumati di shampoo alla frutta e un sorriso fresco che riempiva di fossette il tuo viso.
Credo che tutti desideriamo molto ritrovare il tuo sguardo profondo e la tua freschezza anche sul blog, oltre che nei nostri incontri. Un abbraccio
Maria Pina

Drammaterapia, Processo In ed Out in corso...

Ieri sera abbiamo letto e conosciuto (era la prima volta) la parte iniziale della nostra piece su "Le Cose Si Mettono Male". Uso enfasi nel dirlo perchè non è solo la lettura di una prima scena del secondo tempo di un'opera aliena, ma quanto di processato nel gruppo e che ha trovato una formulazione creativa nella direzione dello stesso. C'eravamo tutti lì, insieme al Pubblico Ministero e al Giudice silenzioso (chi davvero può mai erigersi a giudice assoluto della Soria?), a Dudard e Botard ed ai loro capziosi sofismi su quanto è logico ed illogico. Da parte nostra, invece -e questo è il vantaggio di tutto quanto stiamo facendo-, è stata bandita la "logica" e si sono lasciati parlare gli affetti, le emozioni con un Io sereno a dirigere il traffico accettando di essere anche e soprattutto il punto di arrivo di una nevrosi personale. Tante nevrosi, in quella della cultura più ampia. Teatro totale -ve ne ricordate?-, teatro vero e teatro sociale seancora stiamo processando in noi e poi nel Processo della prima scena primo tempo, quanto la storia dei nostri padri e nonni e nostra ha scritto di brutto, quanto di orribile è stato scritto anche dopo. Nella lavorazione di queste parti della piece, mi aspetto prevedibilmente che il processo drammaterapico lavori verso una "catarsi" individuale-collettiva, man mano che il tribunale della drammaturgia processerà colpevoli, conniventi, indifferenti etc etc. Il grande dittatore...si sgretola, perde i pezzi e l'uomo si reintegra.Potrete accorgervene da segnali interni alla dinamica del setting dei nostri incontri di laboratorio, ma anche esternamente. Mettersi dalla parte del "giusto", condannare la prevaricazione e l'odio razziale -diverso dall'odiare l'odio razziale dei nostri politici a volte-, lavorare per l'integrazione garantendo "terra" per tutti, ma anche "identità" per tutti è un sollievo per l'anima, ci restituisce quell'anima dell'uomo,dice Hilmann che non può morire,
Un abbraccio, attendo i vostri sei feedback -è un ordine!! Director

giovedì 28 gennaio 2010

Drammaterapia, Viva Kant!

@  Maria Pina
Sono rimasta scossa dalla foto. Si capisce dalla mancanza di parole del commento.
Paradossalmente, quando mi sono "convertita" alla laicità, ho capito il senso reale del passaggio del Padre Nostro "...liberaci dal male". Il male che accompagna l'uomo, il male che non ha significato evolutivo che invece possiede l'aggressività del predatore. Ora sono io che mi libero dal male, non lo fa più un'entità divina. Ogni giorno, richiamo la "legge morale dentro di me" di kantiana memoria.
Ma credo non ci sia soltanto un Hitler da combattere come simbolo riconosciuto del male. C'è un "male", un demonio, più subdolo che ci abita. E' la connivenza con il male, una complicità sottile e ripetuta con la corruzione, l'indifferenza, il desiderio di vendetta, la perdita della memoria.

La "banalità del male" che ci accompagna tutti i giorni. Ombre del destino umano. Un rinoceronte pronto a manifestarsi.

@ Director
Un rinoceronte pronto a sgretolarsi, se non fuggiamo dalle ombre delle nostre paure.

Foto: Dramatherapy, the hollow sound of Nazism, CDIOT 2010

Ancora...dopo l'hypnodrama

@ Director

Prendo spunto da una breve, ma significativa riflessione di una nostra "fan"...se così si può dire e continuo con un'altra, da partecipante, Tonina a Carmen, successivamente all'hypnodrama "Il Ritorno dei Genitori"Da quando ho letto il post di 19 gennaio del 'Ritorno dei Genitori’, il racconto di quella serata non mi ha più lasciato. Oggi, suonando il pianoforte, da sola, all’improvviso ho sentito un’immensa mancanza del mio padre. Forte, profonda, pesante, dolorosa. Mio padre è vivo, è pure vicino. Infatti, l’ho visto oggi. Come sempre c’era la solita scomodità nel suo confronto. C'è stata anche un’altra onda, un’onda nuova di desiderio di starlo vicina. Per ‘ballare’?
Due ore dopo le lacrime non credevo più erano successe davvero. Meno male avevo già scritto questa testimonianza della vicenda qua…
Grazie per condividere la vostre storie multo intime sull’immenso mondo dell’internet.
Sandrina
Buongiorno Ermanno, mi fa piacere di leggere - sempre sul blog - il tuo stato immobilizzato ti ha fatto riprendere la tua musica… Comunque Il mio ‘lavoro’ con Spartaco sul web non è soltanto altruismo perché credo che lui abbia qualcosa a dire, o perché vedo a lui fa bene di esprimersi per se stesso. I nostri discorsi mi fanno piacere per la complicità tra di noi, per il condividere. Con il mio spirito nordico smantello i castelli nell’aria delle parole italiane, con il suo cuore latino mi straccia il piumone che ho messo per coprire il mio dentro nudo e crudo. Ovviamente lavora anche per me. Carissimi saluti, Sandrina


Lettera ad un'amica
Cara amica Carmen , come stai? Spero di cuore bene. Da lunedì mi è rimasta la tua energia che emanava, una forza grandiosa che vibrava, urlava, taceva, ascoltava. Cara Carmen , quanti suoni la nostra vita ci permette di ascoltare, di farli propri, ora melodiosi, ora frastornanti, ora vicini ,ora lontani, ma tutti ci avvolgono e ci raccontano il dolore, la sofferenza, la solitudine, l’amore, la tenerezza, non possono passare scivolando da noi.
Cara amica scusa se non ci fermiamo abbastanza per ascoltare il vissuto dell’altro, perche ci sentiamo pieni già del nostro gravoso. Ma l’errore è proprio questo: non pensiamo che è proprio dando che si riceve. Perdona se mi permetto, ma voglio fare un grande inno alla vita che per tutti è un grande dono, la tua vita, Carmen, è preziosa ed è come un bruco e sta aspettando di librarsi alla scoperta del giorno che nasce luminoso accarezzandoti dolcemente invitandoti a vivere con meraviglia, stupore per un semplice fiore o la sorpresa l’amore per il sorriso di un bimbo, di un uomo.
Cara Carmen tu ami tanto il mare, come me, sai spesso penso e vorrei trovarmi ad ammirare ed ascoltare il suo linguaggio, le sue onde che magicamente ti avvolgono , ti addolciscono, ti commuovono  e lasciano che il pensiero vaghi libero e dolce. Saliamo sulla barca “vita” e remiamo , non lasciamoci trasportare, ci sono tante rotte e aspettano, aspettano Carmen. Chissà quanta poesia amore sorprese ci sono ad attendere, anche perché il nostro capitano in primis è il nostro equipaggio sono fantastici.
Con affetto dalla tua amica Tonina =).


Tonina sa benissimo che la vita non è tutta rose e fiori, come si dice, profumi ed essenze da natura brasiliana; come anche Sandrina conosce perfettamente il senso doloroso ed a volte affatto positivo del ricordo, tuttavia...Tuttavia, l'ottimismo e la fiducia nel "cambiamento" nell'ordine delle cose che ci circondano è importante, così come una memoria risvegliata può diventare l'improvviso teatro per scoprire ed accettare cose lontane nel nostro passato. Laing lo afferma, quest'ultimo è legato al presente da un invisibile "filo rosso" che può essere ripercorso e riprocessato...Il gruppo, poi, ha una funzione catalizzatrice meravigliosa; esso fa comprendere ad alcune persone cose che un terapeuta forse non riuscirebbe mai a far giungere. Director

mercoledì 27 gennaio 2010

Drammaterapia, Shoan ed Haiti



Stanotte ho sognato Hitler. Inutile mistificare che invisibili percorsi “privati” lo hanno ingaggiato nel mio sogno. Non è questo però il punto, anche se il processo drammaterapico lavora nel gruppo, come nel director, indistintamente. Anche il sogno degli artisti, i loro mostri, visioni, invenzioni e le estasi dei santi hanno costituito tema per la cultura, l’arte, il racconto…Ed appunto il racconto che voglio qui descrivere è un punto di arrivo personale e collettivo all’interno di quanto stiamo processando nel nostro lavoro…mentre scrivo de primo atto.
Provavo un'insostenibile pena per lui. Qualcosa del genere deve averla provata mia nonna materna, Olga, questo il suo nome. Quando già l'ultima guerra volgeva alla conclusione, in Umbria, tra le colline di Umbertide, lei salvò un "bravo soldato" tedesco, che faceva il suo dovere, dalla probabile cattura e morte. Oltre il "dovere", invece, mia madre e la sorellina più piccola dovettero difendersi sotto un letto, mentre alcuni ragazzotti di colore con le stellette USA appuntate sulla spalla, in nome della "liberazione" chiedevano a mia nonna se in casa, oltre lei, ci fossero altre donne. Ovvio il significato d quella domanda.
Torniamo al sogno -ma forse non l'abbiamo mai lasciato-...L'ho visto depresso, Hitler, e la storia personale del Furer parla certamente di una condizione dell'umore non equilibrata. Credo di averlo visto come un paziente non "colpevole" per i propri sintomi. Ma sono anche sicuro che nel mio sogno una eventuale perizia lo avrebbe dichiarato "responsabile" ed altrettanto profondamente "malato".
La pietà di cui parlo non è quella della giustizia davanti allo scranno dei giudici, ma piuttosto quella verso l'uomo. Con lui l'uomo muore; muore un'altra volta. E muore altrettanto quando Alimadinejad, presidente iraniano, afferma che lo shoah non sarebbe mai avvenuto! Voce non isolata in un coro più vasto di quanto s'immagini.
Quest'uomo così fragile e bisticciato tra legge ed etica, politica, storia ed economia, muore ogni qualvolta si presta al giudizio di uno "spettacolo" politico, ideologico, economico, sui giornali, nelle reti televisive, nel web.
Mentre 200.000 haitiani -forse questo il numero- hanno avuto dalle macerie delle proprie case già povere gratuita una povera tomba ed altre 150,000 salme sono state messe in "salvo" dalla decomposizione e 800.000 miserables da sempre vagano nell'isola, storditi dall'orrore, in cerca di un rifugio provvisorio, penso ai lager tedeschi costruiti ufficialmente per fini diversi da quelli reali. E torno a pensare a quante volte quella gente di Haiti è stata "sfollata" dalle proprie case. Se la morte non si fa ricordare con il suo odore e dolore, può rimanere sepolta, nascosta o negata. SS dell'europa nazista e Tonton Macountes nell'Haiti di appena qualche anno dopo...


Venerdì avremo le prove -le prime- della prima scena, dell'atto primo, del nostra riduzione drammaterapica del Rhinoceros di Ionesco, ancora per voi inedita; proprio quello che ho creato nell'aula del processo alla "follia" dell'uomo, nella difesa della sua umanità, come voleva Ionesco.. Follia non solo di Hitler, del quale ho voluto -per la seconda volta- prendere le sembianze -parodia surreale del nostro processo drammaterapico-, ma di tutti i dittatori, di quelli "votati" al potere e di tutti coloro, comunque, che non testimoniano con la loro vita ed azione che si può prendere distanza da essa. Non vi è un punto di arrivo, anche se la civiltà ci promette sempre una salvezza crescente. Questo progetto di "libertà" deve essere considerato come componente fisiologica della cultura, una pratica sociale che non terminerà mai, ma darà ogni volta senso alla vita di ogni generazione ed individuo.
Il senso della testimonianza, non solo per qualcuno o contro qualcuno, ma verso la possibilità di redenzione dell'uomo mentre sta vivendo, laica, religiosa, senza servitù al potere, qualunque esso sia, ma a salvaguardia dell'umanità tutta.
Haiti oggi è appoggiata sul "conflitto" inesauribile di due zolle terrestri che lì convergono e si spingono, ma anche sul tema dell'universalità della sofferenza, della ricchezza e della povertà, dell'inganno e della dimenticanza. Ringraziamo di ricordarci questo. Director

Drammaterapia, lo spazio sgualcito che ci appartiene

@ Rosanna

Ho rivisto con piacere e ilarità la nostra pièce nel party natalizio, gli errori, il blocco di memoria, le risate....ma poi in questi giorni mi sto interrogando sul "Silenzio". Il Silenzio che professava il "Noi" nella performance di Ionesco;  il Silenzio dei miei post e dei vostri commenti nel blog...
Che cosa dice il Silenzio...non riesco ad afferrarne gli echi, le parole forse urlate, ma non ascoltate e cadute nell'oblio... le intenzioni, le reciproche difficoltà, le assenze...e nessuna sferzante esortazione riceve risposta...ma che cosa è accaduto? Che cosa succede adesso?  Chiediamocelo insieme con franchezza, proviamo insieme a capire, liberiamoci di questo torpore che sa di stantio, di morte, di carcassa in putrefazione….liberiamo la vita senza aver paura di prenderci la responsabilità di farlo, ma vi prego e mi prego di esserci e di non usare alibi...
Venerdì ho sentito, tutti l'abbiamo sentita, la mancanza di Carmen, che nel precedente incontro si è regalata al gruppo con una tale intensa ricchezza da farmi rimanere scossa per diversi giorni. Avrei voluto parlarne questo venerdì, ma non l'ho fatto.
Ecco di nuovo il Silenzio..
Avrei voluto confrontarmi con lei, capire che cosa ha provato quando, tremante, cercava di lasciare le mani dei suoi genitori che nella "finzione" hypnodramatica, non a caso sono stati interpretati da Gianni e Tonina.
Per me è stato straziante, l'abbandono è una tematica toccante e che ha in me una risonanza profonda...ho pensato agli infiniti modi di sentire l'abbandono e il peggiore non è la morte di una persona cara, ma l'abbandono di chi è presente formalmente, ma emotivamente è lontano ...e allora si può condividere l'intera giornata, persino lo stesso letto di lenzuola disfatte e fredde, che si continua ad avvertire quel sordo malessere, quel vuoto, quella stretta allo stomaco che ha il nome di abbandono...E quante volte abbiamo abbandonato qualcuno sapendo di farlo, ma fingendo il suo esatto contrario... e quante volte lasciamo correre; quante volte ci abbandoniamo, pensando che non ne valga la pena, che è faticoso, che non si è all'altezza, ma poi... all'altezza di chi e di che cosa??
Voglio abbracciare la bella l'immagine della nostra "casa drammaterapica" nella quale ci sentiamo sicuri di poter affidare le nostre più fragili intimità sapendo che non verranno sgualcite, ma riconosciute, accarezzate e accettate.
Ascoltiamo il rumore del Silenzio ...insieme...    un abbraccio Rosanna
Vi lascio con le parole di Battiato: “Il Rumore del Silenzio”

Il silenzio del rumore
delle valvole a pressione
i cilindri del calore
serbatoi di produzione...
Anche il tuo spazio è su misura.
Non hai forza per tentare
di cambiare il tuo avvenire
per paura di scoprire
libertà che non vuoi avere...
Ti sei mai chiesto
quale funzione hai? 




domenica 24 gennaio 2010

La Casa del Teatro


Il Teatro, quello che si fa, è un setting speciale che,  se abitato con un'importante motivazione e coltivato, diviene una nuova casa per la nostra storia. Un luogo che appartiene anche agli altri che lo abitano e che lo costituiscono, compreso chi assiste, ma che se trascurato, resta silenzioso, polveroso ed inefficace, le pareti scompaono e poi i suppellettili e tu ti trovi solo in una piazza a chiederti perchè.
Lo arredi dei tuoi sentimenti e delle tue noie e ricordi, delle tue aspirazioni ed i tuoi poster fanno bella compagnia insieme a quelli degli altri, come tanti cartelloni di pieces su un palco sempre nuovo. Ecco che lì, allora, puoi non aver paura, ma essere solo cosciente della responsabilità che eserciti con il tuo gesto e la tua parola, come Maria Pina ci ha ricordato


In casa propria, provate a pensare, non si ha paura ed in questo caso è la casa della propria esperienza in drammaterapia, non solo un luogo condiviso con compagni di percorso e persone che ci osservano ed ascoltano. Pensate di essere in una vostra casa, dove ordine e disordine sono comunque vostri; dove se vi spogliate siete protetti dalla vostra intenzione, come quando vi addormentate, nel sonno o nella trance dello spettacolo... Questa è etica. Un senso di responsabile "libertà", "partecipata" -come direbbe Gaber- può perfondersi nell'aria che respirate perchè divenga parola dov'è racchiusa la vostra anima.


Ho sentito commentare da qualcuno...avevo esaurito tutto -sì, può accadere di avere questa strana sensazione-; avevo perso le emozioni, le vivevo troppo dentro, non era più come le prime volte...Accade se non si è compreso il concetto, che sto illustrandovi. Può accadere che la casa vi sia improvvisamente scomoda, inutile, ma la ricerca delle motive non lo si è praticato. Il silenzio può avvilupparti in maglie sempre più strette finchè, alla fine ,scoprirai che quell'anaconda che sta per ingoiarti sei tu stesso. Un senso di libertà, "partecipata" -direbbe Gaber-, invece, può perfondersi nell'aria intorno perchè diventi voce ed energia per il tuo gesto ,dove lessi racchiudono l'animaa e tu sei consapevole della responsabilitè di farla affacciare fuori a dialogare con l'altro. Non credo che un bel tramonto o la coscienza che è atroce e tremendo e terribile e crudele saltare in aria per un lembo di terra possa fiaccare emozioni, eventualmente può farle rimuovere...

Se rifletti, se ricordi, che vi sarà un giorno, giusto e normale anch'esso, in cui quella parola non potrai più pronunciarla, quell "Io Esisto"; allora comprendi la vittoriosa importanza di declinarla con amore -l'etica a cui ha fatto riferimento Maria Pina- davanti all'altro. Il teatro, la nostra drammaterapia, il nostro teatro drmmaterapico -di cui siamo pionieri, almeno in Italia., ti ricorda la fondamentale importanza del  "Tuo Istante", di quell'esserci ed "essere con" che tanto la antropofenomenologia ha indagato e speculato. Poi vengono i sensi specifici della nostra vita, personali, privati, il sipario poi scende. Paradigma di come e quanto tu stia vivendo, il CDIOT ti chiede di esserci ed essere con, dimenticando sempre più la disperata assenza di voce che a volte ci prende e così, per l'appunto, ci fa riflettere sulla nostra libertà
vs director



Movie: La Libertà, Giorgio Gaber, 1972

sabato 23 gennaio 2010

Drama and Comics...

@ Maria Pina


Ho rivisto il video della nostra tremenda prova al "party" di Natale.
Credo che raramente io abbia osservato qualcosa di più divertente, leggero e TEATRALE.
Certamente, non è stata la miglior prova attoriale, ma, se dovessi provare a definirla...ecco sembrava un quadro astratto, dove il caos di linee, colori e movimenti dà vita a un insieme imprevedibile, sovversivo, emozionante.
Quello che ho visto ieri sera è stata una prova di metateatro, il teatro nel teatro.
E mi è piaciuto al punto tale che ho guardato lo schermo come se fossi al cinema, totalmente immersa nel ruolo di spettatore, dimenticando un poco che avevo il dovere di analizzare le immagini e lavorarle.
L'ho fatto stamattina , dopo aver dormito un sonno sereno, quindi con la mente rilassata e ben disposta. Attenti amici, non c'è sempre un director a salvare il risultato!

Quando si sta sulla scena si hanno delle responsabilità, che vanno fatte proprie e fuse con il proprio essere, esattamente come quelle che si hanno da genitori o quando si svolge un lavoro che si ama. L'attore deve avere un'etica. C'è il rispetto del pubblico da ricordare sempre: se si è consapevoli di questo, viene naturale all'attore non volgere mai le spalle alla platea. C'è il rispetto del compagno e allora si fa attenzione a non coprirlo con il proprio corpo. E c'è il rispetto per sè stessi, mentre si recita. Si ascoltano i segnali che il corpo ci manda, si guadagna il proprio spazio sul palcoscenico se il collega ci impalla, ci si offre al pubblico in posizione di apertura. Nel video, mi si vede mentre muovo le mani in maniera leziosa, esempio evidente del mio stato di disagio e del mio momento di chiusura all'ascolto delle mie emozioni.
Direi che ho usato quelle che, in gergo teatrale, sono "le stampelle" , ma in questo momento mi sembra una cosa di cattivo gusto:-)))
Director , spero di non aver detto cose in contrasto con la drammaterapia, che sto costantemente studiando. Vi abbraccio come sempre

Bloggers Unite For Haiti

Bloggers Unite

2010 is a year in which bloggers can help make our world better a better place. Already, we've seen bloggers uniting to lead the charge to raise donations for aid organizations in Haiti. And, through honest, unbiased reviews bloggers are holding companies across the globe to higher standards of production and service. So whether you help save a life or just help a family save a few bucks, use your blog to help make the world a little better this year (by Blogosphere)


Bloggers Unite For Haiti
The Situation
The citizens of Haiti are currently dealing with devastation and suffering that few of us can even imagine. Official estimates from the region say that approximately 3 million people have been affected by this disaster and that somewhere between 45,00 to 50,000 people are may have died as a result of the earthquake.

How You Can Help
The most important thing you can do is donate to organizations providing aid to the citizens of Haiti. Bloggers can also use their sites to motivate others to give. It takes just a few minutes to add a donation widget to your blog or write a post informing your readers about how to give.

Go To Event Page

Dramatherapy: The Strange Time Dilation, while the Space Breaks


Ieri il CDIOT ha lavorato in Cinema-Dramaterapy, quella importante possibilità che offre la ripresa di poter rielaborare quanto già sperimentato... Un tempo supplente dopo la performance, che permette -sulla falsa riga del setting di Micropsicanalisi- di leggere nelle posture, nell'azione scenica, in quanto fuori (verso l'esperienza "Out") si è realizzato e registrato e di farlo riprocessare dentro (esperienza "In"). Memorie che si riaccendono, ricordi sensoriali freschi, appunto un tempo supplente di "catarsi" se  lo desidera ed usa.

Il gruppo ha riassaggiato la confortante dimensione dell'essere "gruppo" -dopo la lunga pausa delle feste-, sia quando la battuta non veniva o, piuttosto, il dialogo procedeva fluido a restituire a se stessi ed agli altri (gruppo-spettatori) quanto processato già dentro nei laboratori di prova ed allestimento scenico. Un allestimento ancora a metà del lavoro, ma che ha già inserito i personaggi  del  nostro "il Rinoceronte", nella storia invisibile che il nostro inconscio elabora in questo tipo di teatro. La rilettura dei "blocchi" in piena scena, di quel "silenzio" tanto sconfortante eppure aggregante che Rosanna ha più volte sottolineato, la frammentazione dello spazio scenico in costanti aggiustamenti della piece in atto, hanno certamente sollecitato un ripescaggio nela nostra anima, alla stessa stregua del concorrente "fatto fuori" e poi, fortunatamente, ripescato in finale, perchè il gioco sia tutto anacora aperto...Ma questo, ragazzi e chi ci legge, è il senso del Teatro Drammaterapico: un'esperienza di drammaterapia  che lavora contestualmente in due direzioni sotto lo stesso segno: il processo dramaterapico, con la storia di personaggi processati dentro l'esperienza dell'interprete nella originale riedizione di un individuo-gruppo e l'allestimento di quel "prodotto" verso una performance conclusiva, che sacrifica -a volte, ahimè, molto-  il rito della disciplina artistica ed esalta quello del processo artistico spontaneo. Ma così nasce...non si può chiedere ad una stornellata,  che viene dall'anima, comunque diretta, di essere sempre ed indiscutibilmente intonata.


Ho comunicato di essere impegnato, in questi giorni di forzosa "prigionia" in poltrona -il piede fratturato- alla revisione di una mio brano per chitarra creato nel 1983 credo... accompagnamento di fondo per l'epistolario finale di  Berenger e Daisy. E qui sollecito i due attori a lavorare seriamente quesi brani -solo quando un processo arriva a delle formulazioni -imprecise ed incomplete certamente-, può intervenire la direzione drammaterapica; altrimenti vi sarebbe il rischio di precostituire l'esperienza del teatro a quelle della drammaterapia.
Inutile raccomandare la memoria delle parti...se impàsse deve esserci nella performance, che sia riconducibile ad un signficante ingorgo emotivo, che non ad una banale scarsa applicazione sul testo. La drammaterapia, ricordiamo, non elegge la spontaneità e l'improvvisazione ad elementi di copertura del disimpegno formale che tuttavia ci vuole in ogni tipo di arte.

Ancora...sto ultimando la prima scena del primo tempo di Le Cose Si Mettono Male -The Things Go Wrong. Verterà sul Processo dopo il secondo conflitto bellico, e vedrà sullo scanno giudice la storia ad interrogare Daisy, Dudard, Botard, Miranda, con frequenti flash-back in forma di scene -vedi seconda scena- a descrivere i fatti intercorsi. La piece si concluderà con l'epistolario e credo, non certamente con un bagno di applausi, ma un "bagno" insieme agli spettatori, nei luoghi che elegeremo, com'è nostra arrogante usanza! Alla prossima...Director

Foto: "The Thigs Go Wrong", CDIOT 2009

DRAMATHERAPY WORKSHOPS (2004-2009)

Ciclo di Conferenze-Dibattito 2010, aperte al pubblico

organizzate dall' Atelier di Drammaterapia Liberamente -h. 20,00,in sede-

-09 aprile, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio
-07 maggio, La lezione di Grotowsky + Laboratorio
-04 giugno, la Cinematerapia e la Cinema-dramaterapia + Laboratorio
-02 luglio, l'Hypnodrama + Laboratorio: il Ritorno del Padre
(nuova programmazione a settembre)

Gli incontri, aperti su prenotazione, condurranno i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente. I seminari e le conferenze -a carattere educativo e divulgativo - sono indirizzati ad pubblico non professionale, ma anche a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici e psicologi La partecipazione agli incontri è gratuita, su prenotazione alle pagine del sito o telefonando alla segreteria scientifica, tel. 340-3448785 o segnalandosi a info.atelier@dramatherapy.it

COMUNICATI STAMPA