@ Director
As mind master of the CDIOT, this gives me the opportunity to open a discussion on the fascinating Mind's Creative Processes and the Theatre. So I invite you to join our community, getting it prestigious, because it will be built with your intuitions and questions, meditation and inner answers. This is the place where you can use the freedom to express your doubts and you ideas, sharing with the others the research of your way. The Mind is a living miracle, available better than we could immagine; the theatre is a powerful tool to get deeply its power! But what beyond our discussions?
Prepare for becoming part of a new way to discuss with your right emisphere.
Explore the real power of hypnosis, dramatherapy and cinema-dramatherapy and get away its magic and false misconceptions.
Work nicely with us to create our friendship and the warmth of our curiosity and mind’s exploration.
Learn, enjoy and get excited!
Help yourself adapt to altering life-style changes..if there’s one constant in our life today it’s change; from every direction and faster than ever.
Let’s make the dream a reality...and much much more! Contact and interface with our staff; psychiatrists and psychologists will help you to get your life better!I’m just looking forward to seeing your messages here!

"It does not take much strength to do things, but it requires great strength to decide on what to do" Elbert Hubbard

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domenica 24 gennaio 2010

La Casa del Teatro


Il Teatro, quello che si fa, è un setting speciale che,  se abitato con un'importante motivazione e coltivato, diviene una nuova casa per la nostra storia. Un luogo che appartiene anche agli altri che lo abitano e che lo costituiscono, compreso chi assiste, ma che se trascurato, resta silenzioso, polveroso ed inefficace, le pareti scompaono e poi i suppellettili e tu ti trovi solo in una piazza a chiederti perchè.
Lo arredi dei tuoi sentimenti e delle tue noie e ricordi, delle tue aspirazioni ed i tuoi poster fanno bella compagnia insieme a quelli degli altri, come tanti cartelloni di pieces su un palco sempre nuovo. Ecco che lì, allora, puoi non aver paura, ma essere solo cosciente della responsabilità che eserciti con il tuo gesto e la tua parola, come Maria Pina ci ha ricordato


In casa propria, provate a pensare, non si ha paura ed in questo caso è la casa della propria esperienza in drammaterapia, non solo un luogo condiviso con compagni di percorso e persone che ci osservano ed ascoltano. Pensate di essere in una vostra casa, dove ordine e disordine sono comunque vostri; dove se vi spogliate siete protetti dalla vostra intenzione, come quando vi addormentate, nel sonno o nella trance dello spettacolo... Questa è etica. Un senso di responsabile "libertà", "partecipata" -come direbbe Gaber- può perfondersi nell'aria che respirate perchè divenga parola dov'è racchiusa la vostra anima.


Ho sentito commentare da qualcuno...avevo esaurito tutto -sì, può accadere di avere questa strana sensazione-; avevo perso le emozioni, le vivevo troppo dentro, non era più come le prime volte...Accade se non si è compreso il concetto, che sto illustrandovi. Può accadere che la casa vi sia improvvisamente scomoda, inutile, ma la ricerca delle motive non lo si è praticato. Il silenzio può avvilupparti in maglie sempre più strette finchè, alla fine ,scoprirai che quell'anaconda che sta per ingoiarti sei tu stesso. Un senso di libertà, "partecipata" -direbbe Gaber-, invece, può perfondersi nell'aria intorno perchè diventi voce ed energia per il tuo gesto ,dove lessi racchiudono l'animaa e tu sei consapevole della responsabilitè di farla affacciare fuori a dialogare con l'altro. Non credo che un bel tramonto o la coscienza che è atroce e tremendo e terribile e crudele saltare in aria per un lembo di terra possa fiaccare emozioni, eventualmente può farle rimuovere...

Se rifletti, se ricordi, che vi sarà un giorno, giusto e normale anch'esso, in cui quella parola non potrai più pronunciarla, quell "Io Esisto"; allora comprendi la vittoriosa importanza di declinarla con amore -l'etica a cui ha fatto riferimento Maria Pina- davanti all'altro. Il teatro, la nostra drammaterapia, il nostro teatro drmmaterapico -di cui siamo pionieri, almeno in Italia., ti ricorda la fondamentale importanza del  "Tuo Istante", di quell'esserci ed "essere con" che tanto la antropofenomenologia ha indagato e speculato. Poi vengono i sensi specifici della nostra vita, personali, privati, il sipario poi scende. Paradigma di come e quanto tu stia vivendo, il CDIOT ti chiede di esserci ed essere con, dimenticando sempre più la disperata assenza di voce che a volte ci prende e così, per l'appunto, ci fa riflettere sulla nostra libertà
vs director



Movie: La Libertà, Giorgio Gaber, 1972

venerdì 4 dicembre 2009

Drammaterapia: Baruffa d'Amore

Ieri c'è stata baruffa d'amore nel laboratorio del CDIOT; presenti anche i ragazzi dell'Atelier, se non a performare direttamente, tuttavia a dare il loro importante contributo -piccole eccezioni a parte- di"testimoni nella situazione". Avevo appena detto che è ora di riposare, che il processo creativo nella sua fase prodromica, alla scoperta del "novum", poteva giovarsi di un tempo di incubazione...ed ecco che il processo drammaterapico irrompe nella scena -direi mastodontico come un rinoceronte!- e rimette in discussione molte formulazioni. Che dire? Certamente che chi pretende -alcuni lo fanno, credetemi- di dirigere la mente dell'altro e la propria come fosse un algoritmo binario, si sbaglia di grosso. Questo fattore dell'imprevedibilità dei processi mentali -così poeticamente analogici-, sotto determinazione di variabili complesse ed invisibili ci sorprende e spesso, proprio grazie a questo effetto "sorpresa", incide profondamente in noi. Scritture nuove? Chi può dirlo, sicuramente un lavoro in avanti verso la maggiore consapevolezza di ciò che non siamo... ancora.

Dicevo..."baruffa d'amore". Ci eravamo detti e ripetuti che anche Daisy e Berenger si erano detti e ripetuti che tutta la storia si era detta e ripetuta che l'avventura storia dell'uomo è già detta e ripetuta...-c'è poco da sorridere, è così. Ed i due innamorati, ex-innamorati, mai-innamorati, innamorati-in-ritardo si sono confrontati in un dialogo pregnante di atmosfere di sogno, litigio, rammarico, abbandono, rivoluzione. Un Berenger sconvolto dall'essere sempre in ritardo, vuoi per una rivoluzione, vuoi per un'altra ed addirittura con il rimpianto di non averne potute portare parallele due, in avanti; quella "della ragione" e quella "nel" cuore! Fiero e sicuro dei propri sbagli, è apparso, come se bastasse confessarsi "colpevole" -e nessuno parla di peccato o reato!- per essere perdonati.
Ehi... Berenger?! Non siamo nel confessionale e se si trattasse di questo, dovresti spiegarmi cosa ci faceva lì, sacrilega, la tua Daisy a blandirti di carezze e moine, pur di farti comprendere che il "vuoto dei pensieri" o l'assenza degli strumenti, si paga in qualche modo. Tapina figura per il personaggio, ma splendida "esposizione di se stessi, affatto facile" per l'interprete. Bravo!
L'amazzone Daisy, improvvisamente si sveglia dal letargo provinciale e piccolo-borgese della carità e dei convenevoli e persino della pietas, visto che tanta e più volte ne ha mostrata durante i tre atti di Ionesco. Ma nei nostri, cosa fa? Deve -e la prego di riflettervi- accettare di non essere riuscita a salvare se stessa e presentarne il conto a quel possibile e presunto capostitipe di razza umana, scevra da plagio e globalizzazione, eppure tenero, è come sparare sulla croce rossa! Dove era prima? Anche lei, non solo lui, così pressato da quelle sue domande -.anch'esse incoscientemente egosintoniche. Chi ha lasciato per primo il luogo del tenzone d'amore -quella maledetta stanza piena dei suoni e barriti animali di fuori e sorda alle parole del cuore umane di dentro? E se poi dovessimo concludere che ha puntato sul cavallo sbagliato...beh aggiungerei che troppo facilmente ha dirottato la sua attenzione su altre razze e prestanza! Daisy...Daisy...

E voi, piccoli grandi testimoni, spiaccicati sul divano e sulle sedie sino all'una del mattino, vojeur dell'ultima spiaggia del mondo a sperare con i vostri silenziosi sentimenti che "l'eroina" sopravvissuta potesse correggere "l'eroe" "soccombuto" -soccombere ed incombere non hanno participio passato!- tra baci e bacetti, abbracci?! Beh ho interrotto la scena per ovvio obbligo al pudore, con la domanda...perchè tutto questo non prima?
Rosanna ha da lavorare parecchio nel suo assunto ruolo di Psycholgy Facilitator nel nostro gruppo di teatro, certamente.
Ringrazio la Compagnia CDIOTe Atelier del loro contributo nell'esatta misura in cui questo è stato dato. Guai ad essere ingrati, finiremmo sotto l'orma di qualche rinoceronte! Let's go on...

mercoledì 15 luglio 2009

AURORALIA, (second) READING, giovedì 16 luglio 2009







(second) READING

INVITO
giovedì 16 luglio 2009, via degli Zingari
h. 21.00

Silvia Ancordi, Non sperava di Paola Pioppi
Isabella Borghese, Angelo di Cristiana Danila Formetta
Gaja Cenciarelli, La forma delle cose di Eva Carriego
Enzo Ciampi, L'angelo esploso di Anna Mallamo/Mangino Brioches
Fabio Ciriachi, il suo racconto Il primo sbaglio
Laura Costantini, Torre di guardia di Giuseppe Selo
Pasquale Esposito, Punto di sospensione di Cristina Bove
Enrico Gregori Crepa-cuore di Elisabetta Bucciarelli;
Luigi Lalli, All'imbrunire di Mario Borghi
Andreina Lombardi Bom, La cassiera di Gemma Gaetani;
Nina Maroccolo, Cerchi sull'acqua di Carmine Mangone e Sogno d'essere nuda di Rossana Massa
Monica Mazzitelli, Volo radente di Franz Krauspenhaar;
Cordula De Prey, Su una foto di Jerry Uelsmann di Marco Simonelli


Cosa distingue il primo reading auroralico, in cui quindici fra cinquanta scrittori, poeti e giornalisti di tutta Italia hanno partecipato con letture e performances, senza ausilio di attori professionisti – e qui va un plauso particolare, poiché la voce di un poeta non è riproducibile, il canto e l’incanto delle sue parole non può essere sostituito da un mestierante che riduce il testo a una riproduzione spesso falsata; senza considerare l’originale timbrica, l’autentica voce di colui che vita ha dato a parole già viventi in lui – portando a battesimo un evento unico nel panorama letterario italiano; cosa lo distingue dunque dal secondo auroralico andare?
I cantori romani, o del circondario capitolino, presteranno la loro voce per leggere gli scritti degli autori che non potranno essere presenti al secondo appuntamento. Eppure nessuno di noi è un attore che ha studiato secondo lo standard dei percorsi teatrali. Variamente cercheremo di interpretare... Conosciamo l’anima – il fare anima – degli amici che andremo a leggere e, nella maggioranza dei casi, “conoscenza” significa aver condiviso direttamente amicizia, esperienze, progetti, vita.
Non è casuale, infatti, la scelta degli autori operata da ciascuno di noi.
Mi spiego: conosco Carmine Mangone da dieci anni. Lo riconosco e lo vivo nella sua poesia: io sarò così un filtro attraverso il quale, in trasparenza, emergerà la sua voce.
Mi diranno, gli auroralici e il Creative Drama, che per me sarà più semplice.
Non lo sarà. Il senso d’intrusione resta, ma va superato da un gesto più grande: la responsabilità nel mantenere, nel tentativo di mantenere integra la voce.
Il proprio Io scomparirà. Dovrà farsi assenza per dare presenza ai nostri prescelti.
Mentre il caso di Rossana Maria Massa è assolutamente diverso. Giacché non la conosco se non virtualmente: per cui dovrò affidarmi all’istinto, all’empatia che lei stessa mi ha instillato inviandomi le foto di sua madre e della sua famiglia.
Due facce di una stessa moneta, che vale se saprò rispettarle e farle risuonare entrambe.
Spero di cuore che il Progetto Auroralia, ideato da Gaja Cenciarelli, riceva nuove energie da questi incontri, commistioni, riconoscimenti, anche, perché no?, deflagrazioni…

Nina Maroccolo

venerdì 16 gennaio 2009

Camminare Ad Occhi Chiusi

Quando si lavora con la nostra psicologia, tutto ciò che si osserva è sempre relativo alle condizioni in cui ci siamo posti, alle nostre motivazioni ed attitudini, alla nostre stessa attività critica su quanto si sta svolgendo. Esattamente come per l’espressione artistica, che non prevede certo risposte e traguardi univoci, ma è il risultato di un incontro tra fattori personali e la rappresentazione –sempre semantica- della realtà. Come per modellare un vaso, dipingerne la superficie, anche per la sensibilità ad accedere ad una esperienza introspettiva, esiste una naturale attitudine, più o meno intensa, ma comune a tutti gli individui ed alla quale si può essere addestrati. Un limite è comunque presente in tutte le attività umane, che si tratti di sollevare dei pesi o di osservarsi dentro: la fatica che conduce alla stanchezza, che riduce la performance.
Siamo essere fatti per essere integrati; il prezzo che paghiamo per esserci “distinti” dalla materia informis è quello di un costante controllo della realtà, perché questa non ci prevarichi facendoci tornare prima del tempo allo stato di quiete “inorganica”! Essere vivi è quindi per definizione il limite della “libertà”; come un ciotolo può fare, noi non possiamo rotolare da una galassia all’altra senza interrogarci sulle tre famose domande…Pronti alla difesa o all’attacco, con una delega poderosa a meccanismi automatici, siamo incappati in quel meraviglioso e “divino” incidente di percorso che è l’autocoscienza. Orgogliosi della “costruzione sociale”, quale proiezione della mente che nasceva, siamo consapevoli della nostra fatica
E veniamo all’Atelier, al nostro lavoro a full-immersion… che ti sottrae alla quotidiano gioco delle parti, per aprire nel luogo del “teatro” gli strumenti della comprensione e del cambiamento. L’analogia tra il teatro e la vita non è nostra. Il teatro è nato per questo, l’estensione rappresentata di quanto di teatricamente già avviene vivendo. Rappresentiamo il mondo con i nostri sensi, conoscendolo e modificandolo e probabilmente il primo abbozzo di coscienza dell’Io, di consapevolezza cosciente, avvenne nelle rappresentazioni di progenitori che volevano comunicare tra loro, ancora in assenza di un linguaggio elaborato. Corpi, salti, suoni gutturali, soffi ed una mimica totalmente affettiva descrivevano “suggestivamente” qualcosa di dentro fuori: il “drama”. Poi, divenne teatro.
E veniamo allo scorso incontro. Hai “giocato” con i tuoi “amici”, li hai vestiti di tuoi parenti, genitori, conoscenti , e -per ricollegarci agli ultimi due post- hai fatto un salto oltre l’”orizzonte” e compreso che “camminare” sulle acque non è molto facile, sono ampie e profonde ed anche molto abitate! Siamo giunti all’ora “che volge il desio”, come adesso, decisamente stanchi, ma soddisfatti, completamente convinti di non voler pensare più a nulla per almeno le prossime dodici ore! Che poi è quel prezioso tempo di incubazione in cui l’inconscio lavora -a scatola chiusa- quanto hai messo dentro. Uno di voi mi ha scritto “…l' atelier...se chiudo gli occhi per pensare alla giornata mi vengono in mente tante cose. ma ad occhi aperti , come ti dicevo, ho parecchi vuoti.. adesso la cosa mi piace. mentre lunedì ero un po' spaventata perchè non ricordavo nulla ora, avendo trovato questo " metodo", penso che tutto quello che abbiamo fatto mi è arrivato dritto dritto dentro e solo abbandonandomi un po' riesco a riprovare quelle sensazioni e a ricordare ciò che abbiamo fatto”.
Il director si aggira tra di voi, funzionano solo i suoi passi e lo sguardo, non parla. Ancora non avete appreso che una delle tecniche migliori per attivare un hypnodrama è la sorpresa; non si chiede al vostro cervello sinistro di funzionare, ma allo stato di vigilanza che tuttavia lotta con un po’ di stanchezza. Poi egli parla: “Sapete…possiamo accettare di essere stanchi, si, possiamo accettarlo; del resto si è lavorato e non c’è cosa migliore che abbandonarsi ad uno stato di piacevole stanchezza –mentre le sue braccia si allargano a stiracchiarsi socchiudendo un poco gli occhi-. Anzi, possiamo perfino utilizzare questo stato –la stanchezza aggira le resistenze-…persino sfruttarlo…” viene detto che il prossimo esercizio "sfruttera" la stanchezza acquisita (!) per essere eseguito, su quella costruirà piacevolmente il suo percorso…ad occhi chiusi. In un'era dove dovremmo imparae a riciclere intelligentemente tutto, anche le risorse si prestano a questo gioco. Rilassati, voi quindi lasciate che le vostre braccia si estendano in avanti, come grandi ammortizzatori verso ostacoli fantastici ed i vostri occhi lentamente si chiudano. Camminare Ad Occhi Chiusi è il titolo dell’esperienza. Ne abbiamo parlato all’inizio di questo post, nessuno cammina nel buio, a meno che le circostanze, sfortunatamente, non glielo impongano. Ma “camminare nel buio” si presta anche alla metafora della conoscenza; chiudere l’occhio della ragione, per aprire quello dell’istinto, ed anche di questo abbiamo parlato. Evocare risorse nascoste ed in questa operazione ora la stanchezza può aiutare. Se conosci il luogo, lo hai già abitato, se procedi lentamente, se tra la punta del tuo naso e le cose di fuori –ed ad occhi aperti non sempre ne abbiamo!- vi è la distanza ragionevole e prudente delle tue braccia distese, non puoi pericolare alcun incontro minaccioso, nessuno scontro fatale…eppure. Eppure non è così; se si è molto abituati al “controllo” del mondo il lasciarsi andare, anche in un ambiente protetto sollecita ansia, più simbolica che realistica. Incontrarsi con essa e scendere a patti è il significato dell’esperienza proposta. Ora…le vostre esperienze, “naviganti”…

DRAMATHERAPY WORKSHOPS (2004-2009)

Ciclo di Conferenze-Dibattito 2010, aperte al pubblico

organizzate dall' Atelier di Drammaterapia Liberamente -h. 20,00,in sede-

-09 aprile, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio
-07 maggio, La lezione di Grotowsky + Laboratorio
-04 giugno, la Cinematerapia e la Cinema-dramaterapia + Laboratorio
-02 luglio, l'Hypnodrama + Laboratorio: il Ritorno del Padre
(nuova programmazione a settembre)

Gli incontri, aperti su prenotazione, condurranno i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente. I seminari e le conferenze -a carattere educativo e divulgativo - sono indirizzati ad pubblico non professionale, ma anche a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici e psicologi La partecipazione agli incontri è gratuita, su prenotazione alle pagine del sito o telefonando alla segreteria scientifica, tel. 340-3448785 o segnalandosi a info.atelier@dramatherapy.it

COMUNICATI STAMPA