@ Director
As mind master of the CDIOT, this gives me the opportunity to open a discussion on the fascinating Mind's Creative Processes and the Theatre. So I invite you to join our community, getting it prestigious, because it will be built with your intuitions and questions, meditation and inner answers. This is the place where you can use the freedom to express your doubts and you ideas, sharing with the others the research of your way. The Mind is a living miracle, available better than we could immagine; the theatre is a powerful tool to get deeply its power! But what beyond our discussions?
Prepare for becoming part of a new way to discuss with your right emisphere.
Explore the real power of hypnosis, dramatherapy and cinema-dramatherapy and get away its magic and false misconceptions.
Work nicely with us to create our friendship and the warmth of our curiosity and mind’s exploration.
Learn, enjoy and get excited!
Help yourself adapt to altering life-style changes..if there’s one constant in our life today it’s change; from every direction and faster than ever.
Let’s make the dream a reality...and much much more! Contact and interface with our staff; psychiatrists and psychologists will help you to get your life better!I’m just looking forward to seeing your messages here!

"It does not take much strength to do things, but it requires great strength to decide on what to do" Elbert Hubbard

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sabato 23 gennaio 2010

Drama and Comics...

@ Maria Pina


Ho rivisto il video della nostra tremenda prova al "party" di Natale.
Credo che raramente io abbia osservato qualcosa di più divertente, leggero e TEATRALE.
Certamente, non è stata la miglior prova attoriale, ma, se dovessi provare a definirla...ecco sembrava un quadro astratto, dove il caos di linee, colori e movimenti dà vita a un insieme imprevedibile, sovversivo, emozionante.
Quello che ho visto ieri sera è stata una prova di metateatro, il teatro nel teatro.
E mi è piaciuto al punto tale che ho guardato lo schermo come se fossi al cinema, totalmente immersa nel ruolo di spettatore, dimenticando un poco che avevo il dovere di analizzare le immagini e lavorarle.
L'ho fatto stamattina , dopo aver dormito un sonno sereno, quindi con la mente rilassata e ben disposta. Attenti amici, non c'è sempre un director a salvare il risultato!

Quando si sta sulla scena si hanno delle responsabilità, che vanno fatte proprie e fuse con il proprio essere, esattamente come quelle che si hanno da genitori o quando si svolge un lavoro che si ama. L'attore deve avere un'etica. C'è il rispetto del pubblico da ricordare sempre: se si è consapevoli di questo, viene naturale all'attore non volgere mai le spalle alla platea. C'è il rispetto del compagno e allora si fa attenzione a non coprirlo con il proprio corpo. E c'è il rispetto per sè stessi, mentre si recita. Si ascoltano i segnali che il corpo ci manda, si guadagna il proprio spazio sul palcoscenico se il collega ci impalla, ci si offre al pubblico in posizione di apertura. Nel video, mi si vede mentre muovo le mani in maniera leziosa, esempio evidente del mio stato di disagio e del mio momento di chiusura all'ascolto delle mie emozioni.
Direi che ho usato quelle che, in gergo teatrale, sono "le stampelle" , ma in questo momento mi sembra una cosa di cattivo gusto:-)))
Director , spero di non aver detto cose in contrasto con la drammaterapia, che sto costantemente studiando. Vi abbraccio come sempre

domenica 6 settembre 2009

Atelier LiberaMente, venerdì un laboratorio a passo di danza...

@ Beatrice

Venerdì sera è stato bello ritrovarsi, anche se tutti noi abbiamo avvertito l’assenza ed il vuoto di qualcuno che mancava, che non farà parte del nostro cammino. E’ sceso un velo di malinconia sulla parte iniziale dell’atelier, per fortuna spezzata dall’ironica simpatia del nostro director. Dicevo bello rivedersi tutti noi. Ognuno con un pezzetto della nostra vita, con una scoperta del nostro io che ha lavorato, che continuamente vuole raggiungere l’obiettivo prefisso. Ho percepito tanto: amore, delusione, speranza, forza. Abbiamo lavorato sul nostro corpo interiore e fisico verbale e non. Quanta verità ritroviamo in tutto: cose assopite, dimenticate per vari motivi. Il nostro corpo ci rappresenta anche se spesso non l’ascoltiamo, abbiamo paura. Mi accorgo di quanta espressione continuamente noi trasmettiamo, comunichiamo. Libertà e coraggio hanno sprigionato in me i movimenti ultimi della serata. Ho avvertito di lottare, sconfiggere e vincere nella libertà che voglio e spero possa fare parte del mio io. La liberta: sentirmi svincolata da tutto quello che di pesante e torbido addolora la mia anima. Un grido liberatorio mi suggerisce spesso: basta! Vorrei, liberarmi e librarmi nelle piccole felicità che ogni giorno ci regala, sognare, guardare spesso il cielo che ci protegge con il suo luminoso e fiorito di stelle, ci racconta che la vita è stupenda e ci invita tutti a volare, ballare, vivere, amare, nei gesti , nei movimenti negli incontri nel sorriso di tutti i giorni.
Grazie a te caro Director, ci accompagni nella danza della vita…

martedì 16 giugno 2009

Dramatherapy, the differences are illusory, and even fewer boundaries



Riceviamo da un amico dell' Atelier Liberamente questa segnalazione. Stimolo poetico. Lo ringraziamo. Quando l'individuo supera il gruppo, il sociale per poi tornarvi differente.
Senza trasformazione, non si va da nessuna parte. Senza rischio, si è in una prigione eterna. Ma inizialmente è permesso lo scandalo.

Questo nostro teatro ha bisogno di anime nuove, che sappiano entrare nella vita da porte dove non sono mai passate, ma che vogliano usare quel cuore, gesto e voce che sanno di avere. Ho visto pochi gesti, poca voce, accenno di cuore, quasi latitante la scrittura, penosi i ritardi, infantili i pudori, amicali gli sguardi!

Nel laboratorio di venerdì farò gli esami, ed invece di un registro-regista vi sarà voce, cuore e gesto a dare la possibilità di declinarvi.
Senza questo teatro non vi è un abisso da incontrare; ma se lo si sceglie e non vi vive l'autenticità ed il rischio personale, si possono creare voragini e fatuità.

Movie: The End, realised by Maxime Leduc, Michel Samreth and Martin Ruyant
Music by Arnaud Liefooghe, Montage and Sound Mixage by Jean-Baptiste Saint-Pol

giovedì 23 aprile 2009

Evviva il Teatro


No, non è un Dèja Vu, davvero ci siamo stati -aprile 2008.
Circa un anno fa nasceva questo blog, nel mese di aprile. Desidero ricordarlo perchè la mappatura di un territorio che ancora non si conosceva è proceduta senza retorica con lo nspirito della "scoperta" che ci auguravamo, grazie a tutti coloro che lo hanno costruito.
Qualche mese fa, un caro amico, uno di noi, suggeriva "Ma Ermanno, per il tipo di discussione che promuovi, forse un forum è più adatto?" Ineccepibile interrogazione, visto che i post diventano commenti ed i commenti divengono post...anche solo per tenerci al formale. Ma non credo ai format omologati. Chi dice che la cornice fa il quadro? E, soprattutto, chi può asserire, con convinzione incorruttibile, che il contenuto reclami sempre, con vittoria, la sua cornice?

E' trascorso un anno e un primo post di quell'aprile titolava "Viva il Teatro"! Corrotti intelligentemente da Cortazar, anche in quel breve scritto si scomponeva e si ricoponeva la realtà, a scapito di un Arthur alle prese di un bolide su strada! E di strada se ne è fatta... Pochi giorni fa il "nostro" teatro, lo abbiamo fondato, la nostra idea. Il Creative Drama & In-Out Theatre è davvero estensione artistica del processo drammaterapico, visibile concrezione del fluire che anteponiamo all'apparato scenico, nel nostro lavoro insieme.
La prossima settimana, avremo un seminario su Eugene Ionesco e discuteremo del suo "Rinoceronte". L'idea è quella di dare anima alla "babilonia" delle logiche e delle parole che l'autore, con squisita eleganza, mette nei suoi personaggi, sudditi dell'Assurdo, ribelli al Cinismo, Pavidi nell'ignoranza sempre in agguato e mai soddisfatta. La drammaterapia cristallizzera il suo processo, dopo averlo utilizzato e lascerà a fine anno che si alzi e si abbassi un sipario, come per ogni teatro. Buona fortuna Compagnia, buona fortuna Arthur! Director

domenica 1 marzo 2009

"Viva la Vida"


Il nostro incontro in questo luogo non costituisce -si è detto più volte- un setting terapeutico allargato ad un gruppo, non è una terapia; ma certamente la riflessione personale e gruppale dell’Atelier è "movimento di autocoscienza". Una discussione parallela al lavoro nei laboratori sul pensiero del gruppo nel suo percorso drammaterapico. Quella dinamica gruppale che creiamo sempre ogni volta che, insieme alla aspettativa nel lavoro -la motivazione-, vi è un training nel quale sei accompagnato -il metodo- ad esplorare te stesso insieme all'oggetto di applicazione e studio -nel caso dell’Atelier, quello che io definisco l’Io Recitante.

Personalmente, questo processo lo individuo come “atto di restituzione alla realtà”, che, se ricreata "virtualmente" nella nostra mente –attraverso il processo del drama-, merita di rivederci congiunti ad essa, al di fuori d’ogni presuntuoso atto di fredda oggettivazione. Il mondo ci determina, ma ci è concesso riflettere su questa operazione e così facendo lo determiniamo!

Ma il discorso ci porterebbe lontano, anche a parlare di etica ed ecologia della mente e vi sarà tempo per discutere di questo in futuro, del continuo "miracolo" della percezione, nel complesso tragitto che va dall'oggetto percepito sino alla più fine astrazione del nostro pensiero su quello. Gli ultimi imput che ci siamo dati su queste pagine, nei primi due mesi dell'anno, hanno avuto l’intenzione di una sfida a “leggere” tra le ombre della nostra quotidianità, attraverso le ottiche fornite da alcuni strumenti: cinema, teatro, fiabe, musica…Intendiamolo come un warm-up che accompagna il lavoro sul campo dei nostri incontri e l’invito, agli attori ed anche agli ospiti, di arricchirlo di stimoli ed appunti in itinere…
Un lungomare è un posto molto particolare, con il sussiego di chi si propone innocente a farci passeggiare; costituisce sempre quel confine spartiacque tra il mare e la terra, l'origine e l'approdo. Dite davvero che lì fermi è solo lo spettacoo dell'alba o del tramonto a rapirci, quando soli o in compagnia vi sostiamo? Io dico che ci sia quell'antica memoria. Ed allora, ve ne propongo uno qualsiasi, che non è qualsiasi oviamente...per ricordarci coralmente che a esclamare Viva la Vida, su un mondo meravigliosamente e pericolosamente tondo, non ci siamo che noi a poterlo dire!
In questo caso, hanno ragione i Cold Play: re o mendicanti che siamo!

Viva la Vida, by Cold Play
I used to rule the world/ Seas would rise when I gave the word/ Now in the morning I sleep alone/ Sweep the streets I used to own/ I used to roll the dice/ Feel the fear in my enemy’s eyes/ Listen as the crowd would sing:/ “Now the old king is dead! Long live the king!”/ One minute I held the key/ Next the walls were closed on me/ And I discovered that
my castles stand/ Upon pillars of salt, pillars of sand
I hear Jerusalem bells are ringing/ Roman Cavalry choirs are singing/ Be my mirror my sword and shield/ My missionaries in a foreign field/ For some reason I cannot explain/ Once you know there was never, never an honest word/ That was when I ruled the world/ It was the wicked and wild wind/ Blew down the doors to let me in/ Shattered windows and the sound of drums/ People could not believe what I’d become/ Revolutionaries Wait/ For my head on a silver plate/ Just a puppet on a lonely string/ Oh who would ever want to be king?/ I hear Jerusalem bells are ringing/ Roman Cavalry choirs are singing/ Be my mirror my sword and shield/ My missionaries in a foreign field/ For some reason I cannot explain/ I know Saint Peter won’t call my name/ Never an honest word/ And that was when
I ruled the world/ Hear Jerusalem bells are ringings/ Roman Cavalry choirs are singing/ Be my mirror my sword and shield/ My missionaries in a foreign field/ For some reason I cannot explain/ I know Saint Peter will call my name/ Never an honest word/ But that was when I ruled the world

Movie: Official Promo Video for new single from Coldplay, "Viva La Vida", Album 'Viva La Vida -Or Death And All His Friends-

sabato 28 febbraio 2009

Bibbidi Bobbidi Boo... The Wheel of Fortune take us up and down

" Dove son? che incanto è questo? Io felice! oh quale evento! È un inganno! ah! se mi desto! Che improvviso cangiamento! Sta in tempesta il mio cervello, Posso appena respirar" *

Stiamo lavorando con le fiabe. Stavo pensando a quella di Cenerentola, una delle più raccontate e certamente più belle. E’ il caso di dire che per avere “fortuna”, bisogna saperla calzare, la fortuna! La fiaba in questione mi affascina perché in essa è ricorrente il tema dello "spiraglio di sole" -anche se il "miracolo" avviene di notte!- che sa aprirsi all’improvviso se il temporale non viene preso troppo sul serio…
Erickson era solito dire che avere fede, credere fermamente in qualcosa, trasforma le situazioni intorno a noi e persino le persone attorno a noi; perchè innesca un sincero pescaggio nelle risorse profonde. Non serve ricorrere alla storia per averne conferma. Ma allora perché noi ci poniamo a volte fuori di essa? E’ possibile che un principio funzioni in generale e veda poi decadere la sua efficacia nei casi personali? E perché poi questo avverrebbe?

Sotto questo cielo, l'uomo ha imparato fondamentalmente ad essere "persecutorio"! Ciò che in istinto negli animali è asservito alla sopravvivenza, nella coscienza umana acquista spazi incommensurabili...disponibili per le "creazioni". Abbiamo una costante predilezione per il desiderio -diciamocelo-, ma quando si tratta di lavorarci sopra, preferiamo anticipare nel tempo la delusione e....finire di privarsi del pacco dono! E’ il gioco scaramantico dell’andare "in bocca al lupo" per esorcizzare il timore. In questi casi, anche gli “auguri” sono vietati; anzi più sono “sinceri”, maggiormente possono nascondere qualche cattiva sorpresa…od augurarla e guai ad essere colti di sorpresa.
Cenerentola "è colta di sorpresa" dall’amore, ma già dalle prime scene comprendiamo che questa ragazza saprebbe indossare abiti migliori di quelli che indossa. Noi, qunindi, la lasciamo mortificare tra piatti e ramazza in attesa della auspicata "riscossa". Questo è il “nostro” pensiero. Lei pensa diversamente! Non abbraccia il suo destino, ma neanche vi si scaglia contro con rabbia. Sembra esservi una silenziosa ed inconsapevole “attesa” di cambiamento in questa giovane donna e quando questo avverrà, alla corte del principe. gli occhi degli invitati vedranno due cose: quella fanciulla schiva agli imbellettamenti ed insieme quel portamento degno di una regina.
Ma perché questo avvenga -torniamo un passo indietro… serve una zucca! Proprio come Cenerentola, apparentemente inappropriata per le grandi cose; una povera zucca, nascosta tra la vegetazione nella notte sul campo, ma presto abbastanza capiente per raccogliere il sogno di una fanciulla. Diverrà una carrozza e la porterà a Palazzo.

Sembra proprio che nulla si raggiunga con facilità, verrebbe da dire…ed ancora una volta -lei per la quale sembrava tutto perduto in partenza-, nella fretta, “perde” qualcosa di sé. In realtà, semina qualcosa di se stessa. Una traccia, un filo che potrà essere seguito. Anzi, a dire il vero, le tracce lasciate sono due: una potente emozione reciproca con Principe ed una piccola Scarpetta lungo la strada.
Erickson usava spesso qualcosa di simile: con fiducia “disseminava” nel paziente idee e concetti, che solo il suo inconscio –quello del paziente- avrebbe potuto o meno utilizzare; non vi era l’arroganza di impartire “ordini”, ma piuttosto di porgere, di “persuadere”. L’affascinante presenza di Cenerentola ha persuaso il Principe dell’importanza dell’incontro. Lei, non ha smesso mai di essere se stessa; ha danzato magnificamente come forse era stato sempre nei suoi sogni, da vera principessa e si è anche ricordata di essere solo una piccola sguattera, fuggendo all’improvviso e lasciando importanti segni dietro di sé.

Il successo ci fa paura e lo vogliamo, la lusinga ci fa piacere e ci addormenta, la strada è sempre troppo lunga ed in salita per provarci…eppure -vi assicuro- ripetere la battuta molte volte dentro e fuori di voi…usarla sino a doverla rammendare, come un mantra che svuoti di senso ogni termine e diventi solo suono, le permetterà di albergare in voi e fare amicizia con il vostro corpo, il vostro diaframma, la gola, la testa…sino a sentirla vibrare nelle mani e sulla schiena…direbbe forse Grotowsky. E lì la smonterete e la rimonterete molte volte.
Erickson, Grotowsky, Cenerentola? Il mixer lascia confusi, ma ci consola pensare a questa idea dell’essere "autentici" persino nella difficoltà o aspettando, sognanti, che qualche “Bibbidi Bobbidi Boo” ci spolveri sulla testa un po’ di fortuna, se ce la siamo meritati.

* "La Cenerentola o sia La virtù in trionfo", atto secondo, scena VIII, Dramma giocoso in due atti, Libretto di Jacopo Ferretti

Movie:1) "La Cenerentola" di Rossini, Gran Teatro del Liceu. Barcelona. 5 de enero de 2008 - Sexteto del segundo acto. Angelina- Joyce Di Donato Don Ramiro- Juan Diego Flórez Dandini- David Menéndez Don Magnifico- Bruno de Simone Tisbe
2) Alina Cojocaru dancing for the first time Cinderella (Cor. Ashton, mus. Prokofiev), First act., Royal Opera House, December 2003

giovedì 26 febbraio 2009

Buono/cattivo, "ma mi faccia il piacere!"


"In fondo, non si è mai divisi, si è uno...con un comportamento ed anche l'altro con un differente comportamento...ed a volte un terzo...a sorridere dal balconcino, strettto ed imbarazzante, da dove osserviamo l'altro da noi..."




Accade che ci sentiamo troppo "piccoli" oppure troppo "grandi" per concederci comportamenti diversi -in realtà qualcosa in noi urge e richiede...-. Chi è quell'adulto che si commuove nella scena clou di un movie, per quel "criminale" che tuttavia ha famiglia e conteporaneamente alla ordinarie efferratezze sta cercando di proteggere la sua vittima da quello che ha scoperto essere il vero problema? E' un classico mettersi nei panni del "più piccolo";, siamo tutti un pò "madri", in assenza di quella.
Perchè, vedi, se tu dai un'occasione "giusta" ad una persona, quella può ribaltare tutto il suo mondo, almeno per un poco di tempo. Poi, forse, dopo tornerà al suo solito "mestiere" di travestimento nei panni del "cattivo", mentre tu stai facendo sgorgare lacrime silenziose per quel vestito nuovo da "buono" che egli ha indossato.
Cartoon, cinema, spettacolo, fiabe, sogno dico io...!!
Tutti filgli/e del sogno, di hypnos con una incredibile voglia di ritornarvi.
Andiamo avanti, torniamo indietro, ci perdoniamo per non aver trovato parcheggio al momento giusto nella situazione giusta con al persona giusta! Ahi che alibi...-e vero anche!
Ma quale avremmo crecato, travestendoli di sogno poi nella notte, se fossimo stati "nel posto giusto, al tempo giusto con al persona giusta"?
No; in omaggio ad un mio collega da poco criminologo, dico che questa regola è valida solo nei "precetti" che l'amministrazione di giustizia americana ha formulato già da diversi anni in forma di decalogo per coloro che non vogliono essere vittima di un "serial-killer". Sembra che l'unico vero fattore comune rintracciabile in tutte le "vittime" di un serial killer sia proprio quello di aver centrato in negativo le tre coordinate!
Ma per il resto -"ma fatemi il piacere!" avrebbe esclamato Totò- non ci sono poi tante scuse...
In fondo, non si è mai divisi; si è uno...con un comportamento ed anche l'altro...con un differente comportamento; ed a volte un terzo...a sorridere dal balconcino, stretto ed imbarazzante, da dove osserviamo l'altro da noi!

Coraggio, Slesia, con forza "buona" ed un pizzico di "sgradevole" veemenza, questo post lo voglio in edizione inglese per domani!
Foto: foto di repertorio "Totò"

La forza e la "visione" dei ...tuffi!


@Maria


"E se mi blocco?"
Mi rituffo nel mio passato…si mi rituffo nel senso letterale del termine…
Avevo poco più che otto anni, a fine della scuola andavamo a fare nuoto, ad imparare -io e i miei compagni. Ricordo che mi piaceva da morire stare in acqua, immergere la testa sotto l’acqua, e nuotare; nuotare senza fretta, stile rana, il mio preferito. Ma quando il nostro istruttore ci annunciava la fine della lezione -“Forza, fuori dall’acqua, in fila dietro il trampolino...ora ci divertiamo un pò con i tuffi!- avrei voluto diventare invisibile!
Il tuffo no, il tuffo no!”- Davanti a quel trampolino -che poi era un semplice blocco di partenza-, mi bloccavo, non c’era niente da fare; mi prendeva una paura, una paura tremenda... Finché si trattava di buttarsi “a bomba”, era anche divertente, ma il tuffo di testa …quello non sono mai riuscita a farl: a vincere la paura…a staccarmi da quel “blocco di partenza”. “E’ un peccato…” -mi diceva l’istruttore- “ …avrei voluto inserirti nel gruppo del nuoto agonistico, ma come la mettiamo poi con le gare? Lì…uno, due, tre…si parte col tuffo di testa!”.
Non solo rinunciai al nuoto agonistico, rinunciai proprio al nuoto se non quello “libero”, senza istruttore e "senza tuffo"!


@ Director

Nella mia esperienza di psicoterapeuta, ho incontrato persone che mi raccontavano paure antiche ed ho pensato che in molti casi fossero state un'utile palestra per le vicende successive. In altri, meno fortunati, esse erano diventate significativi "incidenti di percorso" suscettibili di far fluire in avanti la loro carica di "blocco" di fronte alle richieste della vita. Come afferma Langs, a volte con i nostri clienti, può essere rintracciato un sottile "filo rosso" che lega le loro situazioni attuali al passato -in termini più moderni, diremo alla memoria attuale di quel passato, che però è diventata conportamento, stile di vita, ecc ecc-. Qualcosa di lontano nel tempo ed apparentemente passato poi inosservato, risolto, continua ad investire la storia presente di significato, se essa a quello si richiama per qualche analogia. La semantica dell'inconscio non è quella del linguaggio, ma è terribilmente e splendidamente maestra per utilizzarla! Un "tuffo all'indietro..." per tentare di risolvere "un tuffo in avanti", non sempre è utile; ma neanche "annaspare", od "affogare in un bicchier d'acqua", avere "l'acqua alla gola", essere "sommersi" dalle difficoltà" o sentirsi addosso una "cascata" di problemi, avere timore di "tuffarsi" in un'impresa, o, al contrario, "mettere la testa sotto l'acqua", con la variante sotto "la sabbia" tipica degli struzzi ...è sempre utile!
Piuttosto, riflettere su tutto questo, può essere buono... Ed il nostro lavoro drammaterapico è proprio una MindGym!
Ed uno stratagemma per i più tenaci nei "blocchi"...Ricordare che i pesciolini meravigliosi non esistono solo nel cartoon; un documento-video recente, redatto dal Monterey Bay Aquarium, descrive "il pesciolimo dalla testa trasparente", che riesce a vedere bene, muoversi bene, anche sott'acqua!

DRAMATHERAPY WORKSHOPS (2004-2009)

Ciclo di Conferenze-Dibattito 2010, aperte al pubblico

organizzate dall' Atelier di Drammaterapia Liberamente -h. 20,00,in sede-

-09 aprile, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio
-07 maggio, La lezione di Grotowsky + Laboratorio
-04 giugno, la Cinematerapia e la Cinema-dramaterapia + Laboratorio
-02 luglio, l'Hypnodrama + Laboratorio: il Ritorno del Padre
(nuova programmazione a settembre)

Gli incontri, aperti su prenotazione, condurranno i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente. I seminari e le conferenze -a carattere educativo e divulgativo - sono indirizzati ad pubblico non professionale, ma anche a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici e psicologi La partecipazione agli incontri è gratuita, su prenotazione alle pagine del sito o telefonando alla segreteria scientifica, tel. 340-3448785 o segnalandosi a info.atelier@dramatherapy.it

COMUNICATI STAMPA