@ Director
As mind master of the CDIOT, this gives me the opportunity to open a discussion on the fascinating Mind's Creative Processes and the Theatre. So I invite you to join our community, getting it prestigious, because it will be built with your intuitions and questions, meditation and inner answers. This is the place where you can use the freedom to express your doubts and you ideas, sharing with the others the research of your way. The Mind is a living miracle, available better than we could immagine; the theatre is a powerful tool to get deeply its power! But what beyond our discussions?
Prepare for becoming part of a new way to discuss with your right emisphere.
Explore the real power of hypnosis, dramatherapy and cinema-dramatherapy and get away its magic and false misconceptions.
Work nicely with us to create our friendship and the warmth of our curiosity and mind’s exploration.
Learn, enjoy and get excited!
Help yourself adapt to altering life-style changes..if there’s one constant in our life today it’s change; from every direction and faster than ever.
Let’s make the dream a reality...and much much more! Contact and interface with our staff; psychiatrists and psychologists will help you to get your life better!I’m just looking forward to seeing your messages here!

"It does not take much strength to do things, but it requires great strength to decide on what to do" Elbert Hubbard

venerdì 22 gennaio 2010

HAITI, WORDS AND HOPES THROUGH OUR AWARENESS

@ Maria Pina

No, non voglio sprofondare nelle macerie dell'indifferenza, nè dell'inedia o della vigliaccheria. Nè ritengo che il coinvolgimento personale sia inutile perchè non produce risultati di grande portata.
Ho sfuggito la possibilità di commuovermi, scuotermi, destabilizzarmi attraverso i bambini di Haiti e ora so il perchè. Tu conosci il lavoro che svolgo, ti ho raccontato che mi occupo a volta di progetti regionali di cooperazione in paesi in via di sviluppo, dove ci sono problemi di degrado sociale, dovuti anche al degrado ambientale. Ebbene, ho pensato che mi stavo comportando come un medico che, di fronte alla certezza della propria diagnosi, non ha bisogno di assistere al decorso della malattia; anzi, deve anche garantire la propria distanza emotiva per poter intervenire con efficacia. Così ho fatto io: sapevo cosa succedeva ad Haiti, prima del terremoto e non avevo bisogno di vedere per avere altre certezze. Anzi mi sono
detta meglio essere lucidi per cercare soluzioni da suggerire, organizzarsi per lavori sulla lunga distanza. Ingenua e presuntuosa bambina!! Stasera, ho voluto fare un'operazione di input. Ho guardato un servizio in tv, scossa a distanza dal nuovo sisma. Ho visto la prima nata dopo il terremoto. Un'immagine stupenda, una neonata con due polmoni bellissimi, l'urlo della vita travestito da bimba haitiana.
Mi sono emozionata, stavolta sì che mi sono sentita coinvolta. Però , mica è andato tutto così liscio. Mi sono anche irrazionalmente incazzata. Nella mia famiglia occidentale, benestante, che vive nella bella Italia del terzo millennio, i bambini .....

@ Director

...i bambini vivono e si preparano a difficoltà differenti. Non puoi che trovarmi d'accordo. Ma il nostro com-patire può essere educato, crescere, diventare strategico perfino e produttivo.
Tu sai, gli altri "ragazzi" dell'Atelier  e del CDIOT sanno, non abbiamo lavorato Il Rinoceronte perchè in una qualche sperduta provincia della Francia quegli enormi bestioni si erano messi a scorazzare...piuttosto corazzate armate hanno spazzato via speranze e vite poco più di sessant'anni fa. Io nascevo dopo un decennio e la bella voglia di "risorgere", comunque giusta e bella, ha creato anche quella falsi e terribili inganni. Il mondo non può essere più segregato, ma questo non significa globalizzazione selvaggia sotto la spinta del bisogno di aggiungere ricchezza a dei mercati. Pensare che quest'ultima potesse automaticamente comportare "integrazione" o "cooperazione" è stato uno sbaglio ed un tranello, ordito o meno. La vera congiura è dentro di noi, inscritta in un genoma "sociale", fenotipico direi (scusami biologa!) che si trasmette di generazione in generazione e può farci migliorare o sprofondare nella disperazione.
Ieri, quel padre di famiglia disoccupato (aveva perso il lavoro per precedenti comportamenti insostenibili all'interno dell'amministrazione comunale dove lavorava) ha ucciso e poi si è suicidato. Due gesti irragionevoli, non solutori, terribili. Ma credo fermamente che il "pabulum" in cui fermentano spesso molte gesta folli sia più esteso e molto meno specifico di quanto ci fa comodo credere. Insicurezza, disagio, povertà, cara Maria Pina ci sono sempre stati e se a volte rinunciamo con sofferenza anche all'idea di un "dio" che non ha pietà, non cadiamo nel tranello della "Giustizia", della "Eguaglianza"; piuttosto facciamo anche nostro quanto accade ed interpretiamo la nostra storia, quella personale così legata a quanto avviene apparentemente solo fuori.
 Il "Kamikaze", quasi finito di allestire con l'Atelier, è quella disperazione che, con la cauta coscienza di essere occidentali, vuole far passare anche per noi quesi gesti, quella deflagrazione...
Viva i tuoi imput, via i tuoi output!
Q
uelli di chiunque nel "teatro del mondo" si ponga come spettatore non disimpegnato!
Non faranno tutto solo quegli "attori", non sta succendo solo a "loro", non lo fanno al posto tuo! Anche qui, tra le nostre fila, con tenerezza, ma corente valutazione, osservo a tratti la fiacca di "volerci essere", "senza essere". Che dire allora...Eppure muovere quel prompt sullo schermo e dire "Io ci sono" è così importante, non dico facile, ma importante.

Penso al particolare dolore dei colpiti del terremoto abruzzese... all'ascolto di questa tragedia in un paese lontano. Lontano? Quanto?
Io ci sono, tu ci sei, molti ci sono ed altri verranno...la vita è questo sogno e solo chi è un bravo sognatore,cosciente di questo, può viverlo e raccontarlo bene anche agli altri (F. Fellini).

"...straziante come il rimorso per ciò che non è stato e non potrà più essere, se non in sogno, o dentro di noi.
Quasi sempre non ci rendiamo conto dell'importanza delle persone che abbiamo vicino, e soprattutto le vediamo con gli occhi velati da sentimenti che tutto mistificano. E la vita continua in uno sperpero di energie volte a dimostrare di essere migliore, meritevole, capace e pieno/a di qualità. I nostri genitori non conoscevano certe cose, lati nascosti dell'essere umano, ma noi si. Per questo abbiamo il dovere di cercare con coraggio le nostre difficoltà, e lavorarci su, per imparare a ballare con i nostri figli evitando che rimanga un sogno o un rimpianto. Gianni"



WORDS and HOPES: Maria Pina, Ermanno, Gianni...
VIDEO:  "Haiti - Arcade Fire". Thanks to CryptoBioMayhem

giovedì 21 gennaio 2010

Playing For Change | Equal Rights

Milton Erickson faceva spesso ricorso ad una tecnica ipnotica da egli stesso definita come "per disseminazione". Nel contesto del setting, nella situazione di trance, trasmetteva ai suoi clienti una serie di dati che, apparentemente, sfuggivano ad una logica formale...quanto piuttosto realizzavano appunto un "disseminare" concetti utili in quella situazione ed all'elaborazione inconscia del cliente. Su nessuna informazione, nello specifico, era possibile assicurare il successo delle positiva ricezione inconscia, ma complessivamente "qualcosa" giungeva più in fondo...a far lavorare sodo l'inconscio in una alleanza stretta con la parte conscia.
Questo per dirvi che, sulla scia di quanto abbiamo e stiamo discutendo ed elaborando sul dramma di Haiti, è opportuno battere in ferro quando è caldo...e "disseminare", come ricordare qualche altro concetto. Dove non vi sono eguali diritti è più facile che giunga la sciagura, è più difficile che giungano aiuti, è nuovamente più facile, dopo un poco -come dice Maria Pina- dimenticarsi di tutto...





Dr. King once said:

"Nonviolence is the answer to the crucial political and moral questions of our time: the need for man to overcome oppression and violence without resorting to oppression and violence. Man must evolve from all human conflict a method which rejects revenge, aggression and retaliation. The foundation of such a method is LOVE."
Love is indeed the foundation for what we need as a human race. And in light of the recent events that have taken place in Haiti, we encourage anyone who has the inspiration and the means to help those in need, to please consider making a donation to the American Red Cross.

One Love, Playing For Change

Perchè ho paura?

@ Maria Pina (aiuto-regia)

.... tanto è grande il desiderio di parlare a braccio, senza preoccuparmi di nulla altro che non sia il senso profondo di ciò che voglio esprimere. Director, amici, io non ce la faccio a guardare con occhi pietosi e spirito di com-passione le immagini di Haiti. Anzi, non riesco proprio a guardarle. Da sei giorni, cioè dal giorno del terremoto, cambio pagina del quotidiano, cambio stazione alla radio, vado oltre sui portali web per non incontrare lo sguardo dei bimbi di Haiti. Perchè lo faccio? Perchè ho PAURA.. ho paura di cogliere la misura di questa tragedia, si sentirla risuonare dentro di me. Temo di essere strappata dal mio fragile equilibrio emotivo.

E soprattutto detesto emozionarmi, commuovermi e poi dimenticare di ciò che ho fatto perchè a volte, quando le luci della ribalta si spengono su terremoti, tsunami, alluvioni, si spegne anche l'attenzione pubblica e l'onda di generosità viene meno...

@ Director

Che il nostro sguardo silenzioso ricambi quello muto di quegli occhi travolte dalla vicenda non cambia il corso della storia...dici? Vuoi che tutti scappiamo con te, com-passionevolmente con te e non verso loro, nella spiaggia degli occhi chiusi, delle orecchie tappate, del cuore fermo per non "emozionare" direbbe Giorgia -stravolgendo il verbo?
Sento assolutamente che tu ci stai dando il tuo sentimento, la tua "confessione", l'onesta del tuo vibrare insicuro...certamente. Ma poi...come si può restare sicuri e tranquilli con quanto ci passa sotto gli occhi in questo tempo? Comprendo, comprendiamo... Lunedì sera proprio i "bambini di Haiti" ci hanno aiutato nel warm-up che ha preceduto l'hypnodrama. Quest'ultimo, poi, speriamo abbia aiutato una di no.

Hai due scelte: ficcarti sotto delle macerie "posticce", ma che siano fisiche, mi raccomando...pesanti, polverose, asfissianti e non quelle copiose della nostra cultura spesso alla deriva dei valori importanti, oppure "soffocare" un poco con "loro", come mi sembra il tuo cuore voglia fare, ma non voglia fare...
 Il "volere-volere" di cui Milton Erickson parlava e che può essere esercitato, se lo osserviamo un pò impigiro, ha qui un suo senso, credo. Temi di stramazzare?

ABBRACCIA quei bambini e non solo quella tenera, sconsolata e legittimammente addolorata bambina che è in te. Cresciamo tutti insieme nella nostra umanità e capacità di "trasformare" il dolore in costruzioni di vita. Questo è change!


@ Maria Pina

Non so se ho compreso bene gli eventi narrati in questi due ultimi post:è successo qualcosa di bello e di importante a una di noi. Ciò mi rende appagata e serena, come se fosse successo a me. E' un miracolo di empatia.;-))


Foto: "Sorriso Bambini", tratta dall'articolo "Quante stupide lacrime in tv: i bimbi di Haiti invece non piangono mai" di Il Giornale.it, 21 gennaio 2010

mercoledì 20 gennaio 2010

It's time to...DANCE WITH MY FATHER AGAIN


Hypnodrama, nei giorni dopo, secondo tempo, privato...

It's time to make this dance! E' tempo di farla ancora o per la prima volta questa danza, che tu ti lasci tirare in alto o riprendere dalle braccia di tuo padre, calciare un pallone con lui od ammirare le tue piccole trecce mentre cresci.

Stai ancora crescendo, sai, non hai mai smesso e questo era quello che lui voleva, mentre la tua piccola testa già superava la cinta dei suoi pantaloni e si affacciva sulla sua camicia bianca a chiedere di piu'. E' ora di rifarla questa danza, forse di insegnargli a danzare con te, come non avete mai fatto, così bene.

Ora sei cresciuta, conosci molte cose e può venire molto bene questa danza, senza il timore di rimanere indietro, che la notte sia troppo buia, e la sua voce ormai distante. Potrete indicarvi cose mai dette, sussurrarvi parole mai ascoltate, vedere paesaggi già conosciuti insieme ed ora i tuoi...
Puoi risvegliarti, lentamente, senza fretta, quel tempo non può passare più così fretta. Hai il privilegio di fermarlo, mentre tu vai avanti e danzi nella tua vita. 


Esmee Denters

Back when I was a child before life removed all the innocence
My father would lift me high and dance with my mother and me and then
Spin me around 'til I fell asleep
Then up the stairs he would carry me
And I knew for sure I was loved

If I could get another chance another walk another dance with him
I'd play a song that would never ever end
How I'd love love love
To dance with my father again

When I and my mother would disagree
To get my way i would run from her to him
He'd make me laugh just to comfort me
Then finally make me do just what my mama said
Later that night when I was asleep
He left a dollar under my sheet
Never dreamed that he would be gone from me

If I could steal one final glance one final step one final dance with him
I'd play a song that would never ever end
'cause I'd love love love
To dance with my father again

Sometimes I'd listen outside her door
And i'd hear how my mother cried for him
I pray for her even more than me
I pray for her even more than me

I know I'm praying for much too much
But could you send back the only man she loved
I know you don't do it usually
But dear lord she's dying
To dance with my father again
Every night i fall asleep and this is all I ever dream

A great  interpretation of this song at http://www.youtube.com/watch? by Celine Dion

Song: Dance with my Father Again, written by R&B-soul singer-songwriter Luther Vandross. It was released in the United States on June 10, 2003 by J Records, his final album to be released before his death on July 1, 2005.

martedì 19 gennaio 2010

Hypnodrama, Il Ritorno dei Genitori

Lunedì, 18 gennaio 2009, h. 22,30
Warm-up...la discussione sui bambini abbandonati di Haiti, quelli descritti nel blog, ma così veri e niente virtuali tra le strade di quel luogo. Se le nostre pieces nascono come canovaccio che filtra attraverso la nostra storia, ora la nostra "storia" è anche lì, confusa, tra fumi e lamenti. Non serve ricorrere al "teatro sociale", a quello "politico". Tutto passa per i nostri sensi e questi sono piuttosto sconvolti dal vertiginoso cumulo di morte e devastazione.
L'hypnodrama. Lei si è seduta, intorno gli altri. Conosciuti od anonimi, altre storie. "Il Kamikaze ha lavorato parecchio..." dirà di lì a poco, ma intanto siamo nel prima ed una donna le viene posta al lato destro (non gliela lascio scegliere, desidero sia una in particolare), seduta anch'essa. Le parlo, le ricordo che ha perso da diverso tempo i genitori, ma che ora sua madre è alla sua destra e vorrei che le tenesse la mano, le parlasse...Quella è venuta meno prima di suo padre, ma per un pò possiamo stravolgere i tempi e la può avere lì, disposta a parlarle ad ascoltarla, con il padre che non c'è più.
"Mi manchi, ed è trascorso già parecchio tempo con questa mancanza e mi mancavi anche prima...Sono sempre stata più legata a te; ho voluto più bene a te mamma, ma nonostante questo, ora mi manca mio padre. E' stato un uomo distante, e molte volte "cattivo" con me, ma ora mi manca di più lui..."
La madre l'ascolta, con il capo piegato un poco in basso, annuendo leggermente e a tratti con qualche sospiro. Ora faccio alzare la persona alla sua sinistra e lì si siede suo padre. Lei è impietrita:. Sono tutti e due ancora lì, ai suoi lati, sensazione persa nel tempo? Mai stata? Silenzio...
"Papà, abbiamo perso tanto tempo. Inutilmente. Sono arrabbiata con te -lo ripeterà più volte-. Mi manchi. Volevo essere importante per te...Avremmo potuto incontrarci prima, non è avvenuto. Ora non ho forze ed io ti ricordo forte...Quando ero adolescente, ti vedevo forte, mi davi la forza...eri come la linfa...ed ora nessuno può darmi quella stessa cosa".
Lui: "Ti ho voluto bene..." - ha gli occhi umidi.
Lei: "Si, lo so, ma non me lo hai trasmesso ed ora mi manchi e sono ancora tanto arrabbiata con te...".
 Lui abbassa il capo, sempre tenedole la mano. Le chiedo di chiudere i suoi occhi e l'avverto ... tra qualche tempo quelle mani, ai suoi lati, quelle dei suoi genitori, si scioglieranno, ma prima di lasciare quel contatto, desidero faccia una cosa.
"Vedi...sono loro ad andarsene, a lasciarti, come sai, com'è avvenuto, ...tu sei qui e loro stanno per andare via. Le loro mani, lentamente, come avvenuto attraverso gli anni, rammenti...invecchiando, si allontaneranno da te. Desidero che mentre questo avviene, tu possa fare una cosa insieme a loro: lasciarli andare...-Pausa- "Si, lo so, sono loro a staccarsi da te ed è difficile fare propria una azione in coda a quella di un'altro, e si resta a subire...il distacco, l'abbandono; ma tu puoi pensarlo ora, finalmente puoi farlo: mentre loro ti lasciano, hai ragione...è accaduto, tu lasci andare loro, comunque siano stati, comunque tu li abbia vissuti, comunque sia accaduto. Questo, poi, penserà il tempo, attraverso le tue storie, anche silenziosamente a lavorarlo. Ma ora è importante che tu non subisca ...lasciando qualcosa di inesautito dietro te, ancora quello che è avvenuto. Puoi  osservare, comprendendo, che vanno via da te e di loro resta tutto quanto desideri dentro".
La madre ed il padre lasciano delicatamente le sue mani, perdendo sino all'ultimo piccolo contatto. Chiedo loro di tornare ai loro posti e vicino a lei si risiedono altri compagni di viaggio.
"Quando lei aprirà gli occhi, tu Pino, le dirai che vorresti lei venisse al cinema una di queste prossime volte e tu, Francesca, l'inviterai ancora ad andare a ballare e poi si può oraganizzare una cenetta, una sera, a casa tua. E voi tutti, ricordatele che sta lavorando in drammaterapia con voi ed il director e che c'è molto da fare, importante e vitale. Sorridetele...".
Lei apre gli occhi e tutti le parlano ed ora si sorride.
Lei: "Era tanto che queste cose erano qui, pronte ad uscire ed aspettavano la buona occasione; in tutto questo tempo l'ho capito". Fine



Found at: http://www.filestube.com/

Jula - Father! I Hate U (g.Kama)

U know that I hate the words like '4ever'
I don't wanna be perfect, i just wanna be better

I hate the words 'i love u'
i thought that i know u
you left me alone
like I was just a doll

I'm not your object
my name doesn't mean like forget
you showed me a feeling and that learns me how to be strong
you raise me that life isnt a fairy-tale
and now you are a great dramatist
thanks to you I know how to defend myself
because you hurt me so much

I hate the words 'i love u'
i thought that i know u
you left me alone
like I was just a doll

my heart is calling for help
but fate dont give me back those days
you know that you broke my life
but you still carry your head high.

HAITI, POETRY THAT SURVIVES...

PRIMA,

quando il sorriso non chiede ricchezza per esistere, nè la sicurezza del giorno dopo per contagiare e conquistare. Prima, quando le voci sono canti dove non è importante essere intonati, ma esprimere insieme e rendere allegri i nostri bambini e l'anima di tutti. Prima del buio...

BEFORE,
when the smile does not ask wealth to exist, or the safety of the next day to infect and conquer with 'love. Before, when the voices are songs where it is not important to be in key, but to share togheter and make our children happy and everyone's soul. Before of the darkness ..


                                                 

DOPO...

AFTER...

                                               

Movie: 1) By  michaelrolufs  "Dedicated to the beautiful people of Haiti in this time of great need. These live recordings and photos from Haiti, 2000, are a reminder that there is also beauty and dignity in a country that has suffered so much. You can help Haitians recover from the recent catastrophic earthquake by donating now to any rescue and relief organization active in Haiti"
2) Video through the courtesy of BloggersUnite for Haiti


FHERU

domenica 17 gennaio 2010

Winnie nasce di nuovo ad Haiti



Sua Madre, 18 mesi fa, ed ora la Terra la restituisce al sogno della Vita. Un parto cefalico, impolverato e per ostetrici... uomini disperati e fortunati, fondamentalmente pieni di speranza. Welcome Winnie!

Movie: Raw Video: TV Crew Helps Rescue Baby From Rubble

sabato 16 gennaio 2010

I BAMBINI DI HAITI

Ridateceli questi "bambini" storditi dal videogioco, seppelliti dalle macerie! Vogliamo ristringerceli addosso quei corpicini pressati da macerie e solitudine, "catatonci" dinnanzi alle luci delle vetrine di meraviglie elettroniche, dolci colorati troppo, spot capaci di muovere con loro il mercato.
Ridateceli tutti, comunque, lasciati soli in nome del progresso o perchè una polluzione genetica li ha messi n quel posto, eppure bello, diventato inferno in pochi istanti.

E poi...toglieteceli, toglieteceli tutti! Non li abbiamo saputi ascoltare. Qualcuno qui sta seguendo i capi griffati, e qualcun'altro è trattenuto sotto, imprigionato, dai lembi di un abito da sempre lacero.

Stride la coscienza vederli sullo schermo al plasma, sino nelle rughe precoci di smorfie di dolore, ed il potere del nostro magico mondo di bottoni a propinarci tutto...
Sono uguali, imparano tutto e presto e presto saranno al posto nostro e da quel luogo stanno guardando noi, piccoli, impigriti, corrucciati per il graffio all'auto, troppo corrucciati per quello e troppo soli per saper ascoltare loro. Due milioni a passeggiare smarriti su quelle strade...
I bambini di Haiti hanno bisogno di madri, di padri, di colori diversi da rosso e dal nero, dal buio e dal nulla. Che drammaterapista sarei se non ne adottassi uno? Di quale "empatia" potrei parlare ancora, se lasciassi muti i miei "neuroni specchio" a parlare di me stesso? Tanto, così tanto manca ,che poco, così poco costa interessarsi di loro. Mentre esorto Gianni a prendersi cura del bambino che è in lui, come sta facendo, tenero e caldo, tuttavia protetto...

"Credevo di essere forte.. Credevo di riuscire sempre.. consideravo gli altri.. No, non li consideravo proprio. Poi è successo qualcosa, il dolore si è fatto sentire, i dubbi sono diventati sempre più forti, e per anni ho vagato alla ricerca di qualcosa che non conoscevo, che forse non troverò mai... Poi qualche spiraglio di luce, la certezza che la vita è qualcosa di più. L'animo umano è complesso e meraviglioso e l'equilibrio tra la miriade di fattori che ci compongono e ci circondano, ci stimolano e ci attraversano, è fluttuante e instabile. Per questo continuerò a farmi "del male" a fianco al Director, cercando di non "accomodarmi sulle cose che conosco". Troppo facile percorrere le vecchie strade, e troppo spesso mi viene ancora in mente di mollare tutto e.. .andare... Gianni"

...decido di spostare il setting più in là. A volte deve essere fatto, in barba all'ortodossia che fa i calcoli della teoria sulle spalle larghe dei pazienti. Tutti i miei pazienti, in questo momento, hanno le spalle più forti di quei bambini e persino da quelli possono essere aiutati se a loro per un attimo danno un ascolto intenso. Avevo 16 anni, e su una rivista dedicata lessi una frase che ho poi riconosciuta sempre vera, di Jean Jono: un bimbo è di tutti.

(ANSA) - ROMA, 16 GEN:
L'appello di Francesco Totti per aiutare i bambini di Haiti (videomessaggio e spot radio per l'Unicef)
"Sono Francesco Totti e oggi mi rivolgo a te come ambasciatore dell'Unicef e anche come papà di due bambini. Dobbiamo tutti dare il nostro contributo per aiutare i bambini che sono rimasti soli, che hanno perso i loro genitori, che non hanno piu' una casa dove dormire, una scuola dove tornare. Questi bambini hanno bisogno di acqua pulita, assistenza sanitaria, cibo, protezione"

venerdì 15 gennaio 2010

Haiti: esercitazione di empatia!

Il titolo di questo post è volutamente provocatorio e legittimamente può lasciare perplessi. Ci occupiamo di drammaterapia e ricerca sul teatro drammaterapico, ma poi, in fondo, è la dimensione tipicamente umana che ci interessa. Che sia ristretta al nostro gruppo o, piuttosto, nel recinto più grande del vivere sociale.
Haiti (quello che vi sta accadendo) è parte della nostra esperienza di vita e la nostra vita si svolge su un pianeta "vivo" in costante movimento e rivoluzione. Sono affermazioni ovvie, ma desidero utilizzarle come punto di partenza per una considerazione specifica che riguarda come la nostra mente recepisca determinati eventi ed a quali conclusioni giunga, quali sarebbe augurabile potesse sviluppare. Rispetto a quest'ultimo punto, infatti, dobbiamo ritenere che da quando l'uomo si è sottratto all'ordine naturale degli eventi -quello stabilito,-per intenderci, dalle leggi della fisica e della biologia- e vi è stato questa "parto" eccezionale che è la mente, non è stato più possibile delegare tutto alla "insensibilità" della natura, perchè di per sè essa è ovviamente "neutrale". Il pensiero e l'autocoscienza hanno imposto la presa d'attto che esiste una responsabiltà da esercitare a questo punto del nostro approdo evolutivo. Un risultato che induce sempre più a pensare che siamo più il risultato possibile di un calcolo di probabilità che qualcosa di dovuto alla storia dell'universo, alle leggi evolutive di questo pianeta. Oltre un certo punto, la natura non ci può più salvare e, nonostante il nostro progresso, dato che su questa terra posiamo i piedi, sul suo cielo le nostre ali artificiali, non possiamo salvare neanche noi stessi. Tecnologia, diplomazia, politica, cultura, storia dell'uomo possono tutto d'un tratto essere inghiottite ed a nulla serve aver preso precauzioni (se poi, diciamolo, quasi mai si sono prese...). Era tutto poggiato lì, sul quel lembo di terra, tra povertà e ricchezza ed è svanito, L'intelligenza della natura non prevede rispetto per quella umana... il nostro ingenuo sconvolgimento mentale nasce proprio da questa inconsapevole considerazione, retaggio di una cultura scientista ed illuminista attuale e di  recente memoria storica, se poi pensiamo. Responsabilità...ma quale e come? Non alludo a quella tuttavia importante delle misure antisismiche. In qualche caso non riuscirebbe neppure quella ad eludere il Dramma...se delle auto possono essere sbalzate in aria! Piuttosto a quella di potere e volere esercitare un sentimento antichissimo, biologico, psicologico, culturale: l'empatia.
Esso rischia di essere dimenticato proprio a causa di una strana capricciosa degenerazione che la cultura può a volte comportare. Lo strano senso di potenza che l'individuo e le masse sentono di esercitare, quando rinunciano alla compassione, a compenso della straziante coscienza di essere "finiti", la psicanalisi ce lo ha detto. Il dono inaspettato e prodigioso della "mente" che ora abbiamo ci deve imporre di ri-appropriarci di questo sentimento sullo stesso pianeta, nello stesso sistema solare, nello stesso sistema di galassie ed universo conosciuto. Tutto il resto, la natura continuerà a farlo, osservata dal nostro sguardo "sensibile".





Come aiutare Haiti...per esempio
Agire - Le associazioni non governative riunite sotto il nome di Agire lanciano un appello per la raccolta fondi. Agire, che coordina molte ong italiane tra cui Amref e Save the children, si è attivata per raccogliere risorse e fornire immediata assistenza alle popolazioni colpite. È possibile effettuare donazioni attraverso carta di credito al numero verde 800.132.870; versamento su c.c. postale n.85593614, intestato ad AGIRE onlus, via Nizza 154, 00198 Roma, causale Emergenza Haiti; bonifico bancario sul conto BPM-IBAN IT47 U 05584 03208 000000005856. CAUSALE: Emergenza Haiti; donazione online dal sito http://www.agire.it/. È possibile inoltre effettuare una donazione di 2 euro inviando un sms al 48541 da cellulari Tim e Vodafone o chiamando lo stesso numero da rete fissa Telecom Italia. La numerazione è attiva fino al 31 gennaio 2010.

Movie: L'empathie

mercoledì 13 gennaio 2010

Drammaterapia: ancora sul processo drammaterapico. Cosa è avveuto, come avviene? Parte II



In questa fase, anche il "contatto" ha le caratteristiche di una reciprocità che parla di consapevolezza. "rassicurati" i personaggi-interpreti possono allontanarsi. Mentre inizia una terza fase...




I corpi a terra cominciano a mobilizzarsi, ad uscire dalla "letargia" invisibilmente commissionata dalla piece drammaterapica e sono accompagnati verso un risveglio della percezione critica della realtà e di quanto avvenuto e sta avvenendo. Le azioni del conduttore si velocizzano, nel passaggio da un interprete all'altro, ad accellelare il "risveglio" dalla trance (nota l'immobilità mantenuta di certe posture durante tutte le precedenti fasi).


Il "risveglio"...


Fine Piece

Drammaterapia: ancora sul processo drammaterapico. Cosa è avveuto, come avviene? Parte I


Parte I

Il conduttore (director) ora interviene, partecipando il processo e dirigendolo. Il rischio è, infatti, che la "vicenda" interna prenda la strada del pregiudizio conosciuto, percorra le direzioni usate, vietando l'approdo a nuovi percorsi, vanificando l'esperienza drammaterapica. Al regista specifico di ognuno con se stesso ("in"), si affianca quello che proviene dall'esterno ("out"). L'intenzione è quella di togliere esclusività allo spontaneo adattamento psicodinamico sollecitato, alla ricerca di nuove risposte (drama). L'iniziale approccio è, in questo caso, inizialmente "delicato"; riproduce in tal modo, enfatizzandolo, il carattere di "estraneità" a quanto si svolge nei soggetti -il reale-, ma, al tempo stesso, protegge da un "risveglio" inopportuno, uno strappo dall'in all'out . L'Io è fuori, rappresentato dal conduttore dove proiettare la dimensione interna; mentre la "regressione" fornisce dall'interno il materiale in forma di drama. Successivamente il "contatto" della direzione con la scena può divenire, dove utile, anche in modo intenso e violento, sotto la forma di "incursioni" nella scena inconscia dei soggetti o in calibrati "ritiri" a promuovere l'esame della realtà (hypnodrama).



Dalla dimensione delle due interpreti, il conduttore passa lentamente alla interazione con la "scena di fuori", l'esplosione del kamikaze, a mediare un nuovo passaggio negli interpreti, questa volta non spontaneo. Qualcosa di quanto appartenente alla scena "interna" che si è appena svolta, ora è nuovamente trasportato fuori (proiezione), per nuove "prove", accostamenti, distinguo. Viene evitata così la "fuga" dalla scena, il disinvestimento libidico, l'esito della sua trasformazione in l'auto-compiangimento. In questa fase (vedi foto), il conduttore si aggira tra le parti scomposte del kamikaze scoppiato, rappresentato da numerosi corpi (realtà simbolica); tanti kamikaze a terra, quanti gli spettatori, ad estendere il processo ad interpreti e pubblico. Dalle sedie comunque comode-scomode della visione del pubblico, il processo sollecita la dimensione di un teatro "totale" (CDIOT). L'interazione del conduttore insieme "salva" e "condanna" allo spettacolo (Grotowsky), nel senso che il contatto dello sguardo -la sua partecipazione empatica- "conforta" e "costringe" al dolore della "rappresentazione". Non vi è salvezza senza morte, anche al di fuori di una esegesi cristiana, giacchè la trasformazione è insieme perdita e conquista, propedeutica al cambiamento. In tale dimensione performativa, il dolore può essere modulato ed assurge ad elemento di progresso e mai condanna. E' proprio questo aspetto della conduzione che fa evolvere l'interprete verso una performance dove l'empatia (simbolicamente il senso di colpa proprio dell'osservare, dell'essere "fuori" e potenzialmente "dentro") è "comburente" e mai "scoria" della combustione.



Al "movimento" del conduttore, segue, specularmente, quello degli interpreti. Il loro drama si manifesta nella parte visibile, continuando a sollecitare il processo catartico. Non è più soltanto qualcosa di loro (nel conduttore),  ad interagire nella scena -vedi precedente fase-, ma sono loro stessi a farsi "interpreti" nell'interprete... Ho chiamato questo momento della piece del Il Kamikaze "consolazione": brandelli di corpo sono toccati, parzialmente sollevati e lasciati ricadere; qui la pietas è "matura", evoluta rispetto ai primi momenti. Anche gli interpreti a terra hanno la possibilità di ragire al tocco "taumaturgico" che salva, nella misura in cui desiderano e sono pronti per la "salvezza". La liturgia si sta celebrando (Grotowsky) nel rispetto delle specifiche persone e tempi del processo individuale/gruppale.

Foto: Foto di scena de "Il Kamikaze". CDIOT, 21 dic. 2009

martedì 12 gennaio 2010

Drammaterapia: Afghanistan, video kamikaze strage Cia. L'an.ima senza confini

(ANSA) "9 gennaio, 15,30  - DUBAI - Il giordano Humam al-Balawi, agente doppio di al Qaida, in un video ha affermato di essersi voluto vendicare dei servizi giordani e Usa.

E' la giustificazione per l'attentato suicida del 30 dicembre in Afghanistan in cui sono rimasti uccisi 8 agenti Cia. E' quanto ha affermato lo stesso giordano nel video-testamento diffuso oggi dalla tv al Jazira. Il padre dell'attentatore ha confermato l'identita' del figlio, lo definisce un martire e per la sua morte accusa la politica Usa nella regione"



Quanta tregua regala ha il fermo immagine di quanto ricade al suolo dopo la deflagrazione? Non puoi "rallentarlo" in eterno; non puoi "negare" la pellicola, nè farla scolorire sotto la luce pungente di un proiettore acceso a piacere...Così, dopo lo scoppio, i nostri spettatori ne hanno riprodotto l'eco. Crudele, silenzioso, quasi immoto. Non vi è stata più distinzione tra la recita di ciò che si è e di quanto ci viene raccontato, perchè nessuna moviola a sottolineare un "fuori gioco" che annulla l'azione, banalizza l'attacco, contravviene i goal nella tua testa. Ospiti, loro, ospiti gli attori, ospite il luogo e le luci ed il silenzio. Importante performance del pubblico, grande amicizia con la Storia, un sentimento che fa male, senza eroismi, denudato dalla retorica della "guerra", dei "confini", della "fede".




La devastazione dei luoghi della vita è un simulacro assolutamente povero rispetto all vita fatta brandelli. Carmen e Tonina sconconvole: il pubblico è scoppiato insieme agli attori. Quale kamikaze, quale moltiplicazione del "morire" a muovere il drama che "nasce", embrione della coscienza che ha bisogno della propria "storia" per vivere. Ed allora sono gli occhi di questa madre e di questo figlio a proiettare la scena. Essa, la scena giace con il loro sguardo immobile, mentre-lo dicevamo. il cielo ancora sta precipitando insieme pezzi di carne e di terra, per tornare alla finta quiete del nulla, che nulla non può più essere. Tutto non è avvenuto, chiede con poetà uno spazio di supplenza al poi e la coscienza cresce, assoldando un fragoroso dolore, muto, ma violento, fatto più di paralisi che di atti.



Madre e figlio (nella piece Carmen interpreta il ruolo del "figlio") crollano insieme a tutto. Sedute, dentro la loro anima continua la caduta di tutto, della speranza fondamentalmente. La pietà assolutamente "egoistica" verso quanto rimane di quanto era stato e sarebbe potuto essere ancora. Il processo drammaterapico lavora verso i due poli: ruba alla scena per ricrearla dentro, il più spesso silenziosamente. Allora l'attore, l'interprete appare irretito, l'hypnodrama addormenta la soglia di consapevolezza dell'individuo, quasi naufrago tra appigli incapaci di trattenere, sorreggere, dirigere. Una importante regressione lavora al servizio dell'Io.



Ora, quanto della realtà fisica è fuori può essere lasciato "fuori". Tutto è stato messo dentro, rapinato dalla scena e processato nella "scatola nera". L'immobilità si scioglie ed il dolore diventa umido, cerca il contatto, la condivisione: ha inizio il processo di catarsi. Il figlio si abbraccia alla madre, così poco figlio se è stato abbandonato, così poco madre se ha lasciato andare. La "iscrizione" del senso di colpa dona un amaro conforto, forse il pentimento farà risorgere; momento importante per importanti "rivelazioni", oltre la nevrosi verso la capacità della "perdita".

Foto: Foto di scena de "Il Kamikaze". CDIOT, 21 dic. 2009

Drammaterapia, Kamikaze, Fase d'Incubazione del Dolore






Di lì a poco si farà scoppiare e bandelli di cielo annerito si mischieranno, finalmente, a zolle di terra bruna ed arsa. Sotto quel cielo la Storia non trascorre. Il Cielo è fermo, arruginito per i passaggio di aerei carichi di morte, ma fermo. Come il tempo "senza soluzioni" che inchioda a preghiere e sacrifici. Questo pensa il Kamikaze, inchiodato sulla terra, prima del grande volo, sulle ali della disperazione diventata persino invisibile, ma scritta nella lunga lista delle perdite dei suoi congiunti, esplode la rabbia dell'esempio. Che l'infedele sia convertito con la parola, con le azioni ed infine con le armi. E se l'infedele ti ha sottratto la tua "terra", nella sua "terra" userai la potenza del Dio, sarai tu stesso l'arma estrema ( "...non voi li avete trucidati, è il Dio che li ha uccisi" Corano,8/17). In un solo istante la tua vita non ha prezzo ed insieme conquista quello sconfinato del sacrificio...


Foto: Foto di scena del "Il Kamikaze", laboratorio aperto dell'Atelier di Drammaterapia Liberamente, 21 dic 2009.

mercoledì 6 gennaio 2010

Drama Terapia, Muchos Somos (Pablo Neruda)

Muchos Somos (Pablo Neruda)

De tantos hombres que soy, que somos,
no puedo encontrar a ninguno:
se me pierden bajo la ropa,
se fueron a otra ciudad.

Cuando todo está preparado
para mostrarme inteligente
el tonto que llevo escondido
se toma la palabra en mi boca.

Otras veces me duermo en medio
de la sociedad distinguida
y cuando busco en mí al valiente,
un cobarde que no conozco
corre a tomar con mi esqueleto
mil deliciosas precauciones.

Cuando arde una casa estimada
en vez del bombero que llamo
se precipita el incendiario
y ése soy yo. No tengo arreglo.
Qué debo hacer para escogerme?

Cómo puedo rehabilitarme?
Todos los libros que leo
celebran héroes refulgentes
siempre seguros de sí mismos:
me muero de envidia por ellos,
en los filmes de vientos y balas
me quedo envidiando al jinete,
me quedo admirando al caballo.

Pero cuando pido al intrépido
me sale el viejo perezoso,
y así yo no sé quién soy,
no sé cuántos soy o seremos.
Me gustaría tocar un timbre
y sacar el mí verdadero
porque si yo me necesito
no debo desaparecerme.

Mientras escribo estoy ausente
y cuando vuelvo ya he partido:
voy a ver si a las otras gentes
les pasa lo que a mí me pasa,
si son tantos como soy yo,
si se parecen a sí mismos
y cuando lo haya averiguado
voy a aprender tan bien las cosas
que para explicar mis problemas
les hablaré de geografía.




Ho letto, Sandrina, quello che hai scritto nel tuo commento al precedente post sul lavoro con il "dubbio" (ti ringrazio) e credo sia accaduto qualcosa di simile a quanto descrive la foto qui sopra (rispetto alla precedente analoga, il soggetto ha invertito la prospettiva di primo piano con quella dei sui fantasmi).
Assistere ad unna sessione di teatro drammaterapico è assolutamente differente dallo stare a teatro, proprio per gli assunti della drammaterapia, che utilizza il "processo artistico" per far vivere fantasmi inaspettati e portarti ad un dialogo "visibile" con l'attore e con il gruppo. Da questo incontro, sempre conflittuale, sempre in un equilibrio instabile e per questo fertile, nasce la performance. Cosa differente dalla performance teatrale, che ha lo scopo di far vivere il testo, la drammaturgia, ma, in fin dei conti, "sacrificare" anche l'interprete per l'opera o per l'arte di un regista. Il pubblico, nel CDIOT, è l'elemento inscindibile di quel dipolo che ora ha modo di rendersi visibile, ma già esiste nell'interprete, che è stato prefigurato, in un dialogo silenzioso, attraverso il processo drammaterapico, quando gli si è chiesto (all'attore) di lavorare costantemente tra un "in" ed un "out", con la semantica del sogno e quella dell'esame della realtà, attraverso un testo.
E' comprensibile che un tipo di "rappresentazione" (che rappresentazione non è, ma è proprio quanto si vede a nascere nuovo in quel momento, senza nulla rappresentare se non dello stesso processo) possa confondere, stordire, persino sollecitare chi assiste (ma poi assiste o partecipa, se l'interprete è in funzione di quanto lo spettatore esperisce?). Anche chi "assiste" -per comodità definiamolo così...- è potenzialmente inserito nella dinamica di quanto sta avvenendo, con le sue resistenze, giudizi, collusioni inconscie o coscienti, conflitti, ecc.
Ad un determinato punto dello svolgimento, ecco che ti accade di trovare un pertugio...più comodo, più familiare, più adeguato? Non potrei dire, tu sei del pubblico, sei nel processo, ma sei anche il "caso", la realtà, la dimensione ricca del letto verginale, dove l'incontro non vi è stato in un prima, come per gli attori, lungo un percorso, sofferto e gioito, comunque esplorato .Ed allora scendi dal palcoscenico del "pubblico", e sali nella platea dell'interprete, vicino a Daisy, aiutata dal director, vicino al director, aiutato da Daisy, ed hai il tuo momento, opportuno, di condivisione emotiva. E' la tua storia, è preziosa per questo.
Muchos Somos, davvero tanti, dentro...fuori, grazie Neruda. Director

Drammaterapia, "Si chiamerà Futura"...


@ Maria Pina (aiuto-regia CDIOT)

...piccolo, con il faccino spaurito, buon 2010!
Certo che ti offriamo un mondo un poco consumato per vivere la tua avventura di vita. Per quello che può valere, provo un poco a rassicurarti. Non ci sono solo inquinatori, palazzinari, vandali (quante parole difficili!) che avvelenano e distruggono il pianeta. Ci sono anche tante persone che vogliono rendere la vita più bella a te e a chi verrà dopo di te. Sono sognatori, testardi, rompiscatole, ma sono anche decisi, preparati, responsabili, pronti a difendere le cose belle. Solo che la loro voce e il loro lavoro è più difficile, meno conosciuto. Però, se tu ti sei posto il problema del futuro di piante, animali e atmosfera, forse la loro voce ti è arrivata da qualche parte!! Auguri per tanti anni belli da venire. Maria Pina


Foto: Dramatherapy, CDIOT, Maria Pina,foto di scena Christmas Party, dicembre 2009

martedì 5 gennaio 2010

...SE TU NON MI RENDI LE COSE DIFFICILI!


Buon 2010!

Credo di farcela...se tu non mi rendi le cose difficili!
E' stato difficile capire che il mondo è tondo, ma mi consolo pensando che prima di me il mondo ha usato anche violenza in questa disputa, tra "Finito" e "Infinito". E così, crescendo, mi accorgo di questa cosa strana, si combatte per proteggere un confine ed insieme si ha tanta paura che tutto sia limitato, abbia una scadenza, prima o poi finisca. Alla mia età si dovrebbe poter credere che tutto sia in espansione, possa crescere con me, forse proprio come il nostro universo; non ci si dovrebbe interessare tanto che prima o poi anche quello avrà una contrazione, un collasso, per poi ricominciare ancora...; ma alcune notizie mi turbano e mi rendono le cose difficili, da capire, da vivere.
Di oggi è la notizia che oltre cento chef, fra i più famosi nel mondo, hanno preso uno strano accordo: per tutto il 2010 non useranno tonno "rosso"! Questi magnifici pesci sono paurosamente diminuiti ed io che pensavo che il mare fosse così grande...Ecco una grande difficoltà, mentre sono piccolo, ancora, rendermi conto che il mondo può diventare ancora più piccolo di me e preoccuparsi dell'acqua, del cielo, della terra, dei ghiacci, del sole...e chissà di quante cose ancora, che pensavo infinite. Il mare è buono e cattivo, le api potrebbero scomparire e noi con loro ed il ghiaccio dei poli non è più così bianco e puro come avrei voluto sempre pensare.
Con Google Earth ho passeggiato nel Canyon del Colorado e con Google Maps per la strada dove abita un mio amico distante, ma non sono del tutto convinto che questo compensi il timore del futuro. Questo sentimento, in realtà, non lo riesco ancora a comprendere bene, ma forse si sta scrivendo dentro di me, in silenzio e potrebbe rendermi le cose difficili...;se già fin da ora non posso addentare una mela, perchè la sua buccia non le appartiene, non è commestibile, insomma è servita a proteggerla non solo dal sole e dall'acqua, ma anche dal mercurio, dalle pioggie acide, dal biossido di carbonio, ecc. ecc.
Per questo ti chiedo di non rendermi le cose difficili, più di quanto la terra abbia previsto. Avrò bisogno di coraggio, tenuta, sprint ed entusiasmo e non vorrei che anche la luce di un prato ed il verde, azzurro e rosso di un sogno le dovessi, un giorno, trovare in vetrina.
Oggi in famiglia siamo un pò contenti perchè abbiamo saputo che con la nostra lavapiatti "eco" consumiamo ad ogni lavaggio solo 16 litri di acqua. Non era infinita, e poi tutta l'altra acqua dove l'abbiamo messa? Avrò tempo per capire, ma intanto tu non rendermi le cose difficili!

giovedì 31 dicembre 2009

Drammaterapia, lavorare con il dubbio


@ Rosanna (psychology facilitator CDIOT)

Non ci sono parole appropriate per definire le infinite emozioni che hanno vibrato e scosso il mio essere-corpo lunedì scorso..con voi..con tutti quelli che hanno partecipato alla nostra performance, al nostro processo Drammaterapico. Niente poteva trattenermi dall'essere lì, nè suppliche, nè sensi di colpa, nè paura, nè stanchezza... Come mi sono sentita ViVa...libera e vitale..l' ansia, lo stomaco chiuso, i pettegolezzi in bagno tra noi donne, "oddio non ricordo le battute", i preparativi, il trucco.."dov'è il mio copione?"

E poi la piece, la musica, le parole e il gesto furtivo del director che mi avvisava di rivolgermi al pubblico..e con estrema spontaneità come se stessimo lavorando tra di noi, ripeto a voce alta "ah si mi devo girare" ...e come se mi stessi destando da un sogno, mi rendo conto del pubblico....rimango senza parole, il silenzio si impadronisce di me...e miracolosamente come se fossimo legati da fili invisibili, il silenzio si impossessa anche degli altri attori...un silenzio coesivo, un collante che ci teneva uniti e solidali nel comunicare il nostro processo drammaterapico... come in un lungo e vibrante eco che proferiva e palesava il "Noi"....Un Silenzio in cui abbiamo permesso agli spettatori di proiettare le proprie emozioni, di identificarsi con il nostro imbarazzo, con le nostre difficoltà. Li abbiamo incuriositi, confusi, abbiamo gettato il piccolo seme del dubbio, così prezioso, che ciascuno di noi dovrebbe sempre tenere nel proprio giardino, proprio come ci insegna il grande Ionesco.

Abbiamo forse deluso chi si aspettava una performance di attori dilettanti, ma non abbiamo deluso chi con mente aperta ha voluto condividere con noi il nostro processo, "dramma", e non abbiamo di certo deluso chi ha voluto soffrire, ridere e ballare con NOI.
Penso che sia successo qualcosa di speciale al nostro party-drammaterapico; credo che abbiamo dato tanto a noi stessi e al nostro pubblico...Ho visto sguardi interdetti e smarriti negli ospiti; ho visto con commozione il tenero e avvolgente abbraccio di Katia a Gianni, suo marito, dopo la pièce..gli occhi lucidi di Lorenzo il figlio di Tonina e Pino..gli abbracci e gli sguardi complici degli attori..gli interventi e la recitazione a volte affannata del nostro director, che è la struttura portante, sostegno insostituibile e prezioso, ma che è anche capace di partecipare ed essere uno di noi.


Scusate l'attesa del mio pensiero ma la fine dell'anno è per me ricca di travolgimenti importanti che sono avvenuti anche grazie alla vostra presenza e complicità. Un caloroso abbraccio a tutti e in particolar modo a M. Pina che mi ha profondamente commosso per quello che ha scritto nel blog, tanti auguri di fine anno e... grazie, Rosanna

@ Director Train Watching

"Rosanna: Il treno permette i più intensi "ad libidum" che si possano immaginare o volere. Sa sfumare, da quel finestrino, le "figurine" della nostra vita; sa addolcirle, comunque siano state e siano; le ripone delicatamente nell'album della memoria, anche recente, senza danno. Ma può permettere anche uno spettacolo più esaltante, quello di farti passeggiare nella vita degli altri indisturbata...senza che quella persona dopo un poco si interroghi, legittimamente, sul perchè del tuo sguardo, un pò troppo inistente. Dal treno è più semplice. La loro vita -quella degli altri- e lì, affannata nel caricare una valigia...; perplessa nel cercare un binario...; risoluta nel salire, decisi, il predellino e via!
Con voi è stato ancora diverso....Si dà il caso che il treno stesse rallentando e che quindi non fossi preparata a quel gioco da vojeur innocente e curioso e ti fa rispondere silenziosamente su dove ci si trovi e dove si stia andando. E' avvenuto, tutto d'un tratto, l'ho scritto in qualche post fa...Un soffio fumoso sulle rotaie, lo stridore di freni ed accanto sulla pensilina VOI, sempre in arrivo -mi avreste poi spiegato- e sempre in partenza. Voi a recitare impudicamente la vostra vita, colorandola con le luci del palco, povere -è vero, lo vuole Grotowsky-, ma così "arlecchino" della vostra fantasia. Mi avete affascinato, ragazze, ragazzi: lavoravate con il dubbio. E questo è davvero incredibile! E senza confonderlo con quel comprensibile disagio di essere davvero dubbiosi di far bene la propria parte! Sono scesa a quella stazione non prevista e continuo a seguirvi. So che avete convinto anche il capotreno ad essere il vostro Capo-Compagnia. Ed ora mi spiego perchè sia così ossessionato dalla puntualità, degli arrivi-partenze e di quelle della "presenza", cosa ben più nobile ed anche invisibile.
Ora viaggio anche con voi. Un bell'acquisto -che ne dite?- per una anno che volge alla sua fine?  Bon Voyage! Rosanna"
Director

mercoledì 30 dicembre 2009

Bob marley "no woman no cry" 1979

No Woman No Cry...
come credere che il sole davvero si alzi su tutte le vicende, senza distinzione...Questo dovrebbe far riflettere sul fatto che quello che osserva il nostro sguardo è solo parziale, ed un'altra storia è vicina alla mia e questo dà valore a quanto sto scrivendo con passi e parole e pensieri. Che viaggio fantastico questa diversità...sotto un identica luce. No Woman No Cry...tutto può andare bene, se ti volti qualche volta, Tutto può andare meglio, se non guardi troppo lontano, ma lasci che lo faccia il tuo pensiero. E se lui o lei non possono farlo, asciuga tu le loro lacrime.
Non è il testo di quel capolavoro di artista che è stato ed è Bob Marley, ma il mio augurio a tutti quelli che ho incontrato sulla mia strada sino ad oggi, ed ai volti che si affacciarenno domani. A quanti non incontrerò mai. Ermanno

martedì 29 dicembre 2009

DRAMATHERAPY, LEARNING TO DARE



Foto: Dramatherapy, Learning To Dare, CDIOT 2009

DRAMATHERAPY, CHASING GHOST

@ Maria Pina..."a caccia di fantasmi"


Allora, ragazzi -si fa per dire..- ci siete tutti? Presto, vi voglio vedere sfilare tutti davanti a me! Ma prima due parole su quello che stiamo per fare...
Avete rivisto tutti insieme a me il film "Otto e mezzo", quello di Fellini e ricordate la meravigliosa scena finale, quando tutti i fantasmi e le persone  della vita di Guido Anselmi(anche esse rese un pò spettrali) sfilano gioiosi, al ritmo di una musica circense per mettere insieme lo spettacolo più bello che ci sia: l'unicità dell'animo di un uomo, di un artista?
Ecco, ora io vado a fare la stessa cosa con voi, i miei fantasmi. E non provate a rifiutarvi, non voglio sentire ragioni! Sono io quella che vi nutre e, a voler essere precisi, questo Natale è stato come se vi avessi fatto pasteggiare a caviale e champagne. E sono sempre io quella vi concede la libera uscita, nelle giornate di festa grande, nelle domeniche di inverno, nelle serate d'estate. Per cui... zitti e obbedite!
Uniformatevi alla mia volontà, diventate "Rinoceronti", non facciamo finta di non sapere cosa voglio dire...
Cominciamo dal fantasma più vecchio. Vieni qui "Uomo nero"! Sììì... lo so che oggi te vuoi essere chiamato "Paura del Domani" , ma qui non sono ammessi nomi d'arte. Guarda che se continui a questionare, chiamo mio padre! Te lo ricordi vero, quando ero piccola e mi sentiva gridare nel sonno, come arrivava di corsa!  Oggi ha ottanta anni ed è sordo, ma l'udito paterno è allenato a sentire i sussurri della figlia, ovunque.
Ok, poi chi abbiamo? Oh-oh...lo "Spettro della Vecchiaia", degno figlio dell'uomo nero. La parte di Daisy ti ha risvegliato, vedo, ma tu comunque, ad ogni fine d'anno, sei lì a ricordarmi i miei fallimenti esistenziali, a dirmi che presto arriverà il momento in cui sarò vecchia, povera, brutta e cattiva. E non avrò nulla della vitalità e della dolce cattiveria di mia madre perchè non c'è una figlia a tenerla viva. Ok, per te, ruolo di comparsa!
Poi ecco il più brutto di tutti : il "Senso di colpa". Non ho mai capito, caro il mio fantasma, come mai tu sia sempre con me, visto che sono uscita da tanti anni dall'istituto religioso dove ho studiato. Sempre lì a ricordarmi che ho fatto qualcosa di sbagliato, ma non ricordo più che cosa.
No, non te lo dò il ruolo di protagonista; non insistere, sei alla ribalta da troppi anni.
"Uomo Ideale", vieni qui che te hai un ruolo centrale! Ora ti ho dato la faccia del mio ultimo amore perduto, con la coda lunga di riccioli rossi e la voce profonda. Sì certo, sei affascinante, ma non puoi competere con Claudia Cardinale, che aveva l'equivalente della tua parte in "Otto e mezzo", ehehehe!
Poi c'è il più tenero di tutti, la "Maria Pina Piccina", di otto anni, quella con lo sguardo da gattino, che si liscia il grembiulino bianco della scuola per essere sempre in ordine e perfetta; la piccola Daisy in erba, il risultato perfetto di tutti gli sforzi educativi di scuola, famiglia, provincia. Sei tanto carina, ma sappiamo tutti che vipera che sei, sempre pronta a uscire fuori quando parlo in pubblico, quando ho un compito da svolgere, quando i miei non pochi anni cercano di far vivere l'adulta che c'è in me. E il tuo degno compare, l "Autorità", prefettizia, ti spinge a complicare la mia vita, in ogni momento. Uhmmm, devo studiare un movimento giusto per te.

Bene, ora ci siete tutti. Ah, no, dimenticavo... C'è la nebbia dell'oblio, della depressione , dell'inedia, ma quella fa da scenografia al tutto.

Pronti, allora? Ricordate: niente spalle al pubblico, non impallate la scena, non sovrapponete le voci. Sfilate sulla musica, padroni dello spazio, il palcoscenico è vostro. Uscite fuori e tornate dentro, questa è l'occasione che vi è data . Appena parte la musica, sfilate!! Mica vogliamo essere da meno di Fellini no??

DRAMATHERAPY WORKSHOPS (2004-2009)

Ciclo di Conferenze-Dibattito 2010, aperte al pubblico

organizzate dall' Atelier di Drammaterapia Liberamente -h. 20,00,in sede-

-09 aprile, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio
-07 maggio, La lezione di Grotowsky + Laboratorio
-04 giugno, la Cinematerapia e la Cinema-dramaterapia + Laboratorio
-02 luglio, l'Hypnodrama + Laboratorio: il Ritorno del Padre
(nuova programmazione a settembre)

Gli incontri, aperti su prenotazione, condurranno i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente. I seminari e le conferenze -a carattere educativo e divulgativo - sono indirizzati ad pubblico non professionale, ma anche a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici e psicologi La partecipazione agli incontri è gratuita, su prenotazione alle pagine del sito o telefonando alla segreteria scientifica, tel. 340-3448785 o segnalandosi a info.atelier@dramatherapy.it

COMUNICATI STAMPA