@ Director
As mind master of the CDIOT, this gives me the opportunity to open a discussion on the fascinating Mind's Creative Processes and the Theatre. So I invite you to join our community, getting it prestigious, because it will be built with your intuitions and questions, meditation and inner answers. This is the place where you can use the freedom to express your doubts and you ideas, sharing with the others the research of your way. The Mind is a living miracle, available better than we could immagine; the theatre is a powerful tool to get deeply its power! But what beyond our discussions?
Prepare for becoming part of a new way to discuss with your right emisphere.
Explore the real power of hypnosis, dramatherapy and cinema-dramatherapy and get away its magic and false misconceptions.
Work nicely with us to create our friendship and the warmth of our curiosity and mind’s exploration.
Learn, enjoy and get excited!
Help yourself adapt to altering life-style changes..if there’s one constant in our life today it’s change; from every direction and faster than ever.
Let’s make the dream a reality...and much much more! Contact and interface with our staff; psychiatrists and psychologists will help you to get your life better!I’m just looking forward to seeing your messages here!

"It does not take much strength to do things, but it requires great strength to decide on what to do" Elbert Hubbard

martedì 24 febbraio 2009

E se mi blocco...? Per una Apologia "senza Paura"



Una volta c'era, c'era una volta una persona ed io davanti a risponderle su come si potesse superare una particolare paura a fare alcune cose, che lei tuttavia desiderava fare. Le dissi: "Sai cosa si fa nei "blocchi"? Non ci si sforza di "sbloccare" nulla, ma si "fa" quella cosa...Prova a pensarci...finche ti sforzi di sbloccare, istituisci...il "blocco", quasi non fossi più tu quello che deve superarlo; con purezza ...piuttosto e fragilità...invece scrivi... -temeva di scrivere- tutto quello che viene...e l'anima sgorgherà come una fonte naturale di montagna; senza il timore di andare sprecata o di essere forte o debole o di prepararsi già lì il percorso a valle. Ognuno di noi ha dietro alle spalle un grande ghiacciaio...genetico, esperenziale, inconscio a cui attingere. Aspetta solo il nostro "via!". quel ghiacciao". Ora quella persona era vissuta in montagna, ed aveva una grande esperienza di monti, ghiacciai e corsi d'acqua. Rimase perplessa; rimuginò qualcosa di totalmente privato nella sua testa e davvero per me non era importante comprenderlo, in quel momento. Poi interruppe quellimbarazzo e mi disse: "Allora potrebbe contare lei fino al tre..". Ci sono momenti in cui se non diventi bambino e fai dialogare il tuo Io con quello del cliente...puoi perdere tutto improvvisamente! Risposi rapido:"Si che posso...purchè sia tu a dare il "via"!-
A volte si ha bisogno di far diventare le cose solite, consuete un poco scomode...sino ad averne addirittura paura. Per quella strada, è come far risalire un ruscello sino alla montagna! Preferisco credere nella gravità in cui viviamo ed assecondarla Il resto lo faccio descrivere a questo brano...

Senza Paura - Sem Medo -Toquinho, Vinicio De Moraes, Sergio Bardotti

Ma come fai quando tu sei bambino/ A prendere coraggio e fede nel destino/ Se papà ti mette per castigo al buio poi di notte a letto/ Zitto che c’è il lupo zitto che c’è il lupo zitto che c’è il lupo/ E la mamma dice chiamo l’uomo nero/ Chiamo il bau bau ti mangia tutto intero/ Nella notte scura ti fa la puntura, ti fa la puntura, ti fa la puntura/ Ma passa per il buio senza paura


Poi all’improvviso ti arriva l’età di amare follemente/ Un uomo che non va non c’è via d’uscita nè di qua nè di là/ Tuo padre guiderà tua madre pregherà/ Tua madre pregherà tua madre pregherà/ L’amante poi si butta giù dal fabbricato/ Perchè quello che è facile diventa complicato/ Dato che la vita è dura, che la vita è dura, che la vita è dura/ Ma passa per l’amore senza paura


Il pericolo c’è fa parte del gioco tu non farci caso sennò vivi poco/ Tieni sempre duro comincia di nuovo comincia di nuovo comincia di nuovo/ Anche per la strada tu stai rischiando/ Stai sovrappensiero stai rimugginando/ Passa la vettura della spazzatura/ Ed il conducente aumenta l’andatura/ Aumenta l’andatura, aumenta l’andatura/ Ma vai per la tua strada senza paura


Ed un bel giorno di qualunque settimana/ Ed un bel giorno di qualunque settimana battono alla porta/ Battono alla porta è un telegramma lei ti sta chiamando/ È un telegramma lei ti sta chiamando/ Per uno viene presto per l’altro tardi comunque presto o tardi/ Tranquilla e sicura viene senza avviso viene e ti cattura/Viene e ti cattura, viene e ti cattura/ Ma passa per la morte senza paura


Ma passa per il buio senza paura/ Ma passa per l’amore senza paura/ Ma vai per la tua via senza paura/ Ma passa per la morte senza paura

Musica: "Senza Paura", di Toquinho,Vinicius de Moraes e Sergio Bardotti, 1976
Disegno: "Composizione Nero-Bianco, la Coscienza in Azzurro", Andrea G., 2008

lunedì 23 febbraio 2009

The Secret of a Happy Day


@ Maria

I piccoli sanno raccontare ai grandi favole meravigliose con quel loro modo così naturale di credere all’incredibile. La mia bimba, col candore di chi sta dicendo una verità incontrovertibile,
stasera mi dice: ”La mia maestra è proprio un angelo...”
“E' vero è proprio brava,è la maestra che tutti i bimbi dovrebbero avere”
“Si, ma lei è un angelo vero, quelli con le ali….le ali però non si vedono ma ce le ha”.
“Il mondo è pieno di angeli, di persone buone… chissà come sarà felice di sapere che tu di lei pensi questa bella cosa”- le rispondo
E lei: “no,dai non glielo dire”.
Replico: “Lo so, lo so che stavi scherzando gli angeli con le ali mica esistono”
Ancora lei: “No, non glielo andare a dire… che io l’ho scoperto che lei è un angelo vero ,di quelli con le ali...”
Che bello se fossero i nostri bimbi a raccontarci una fiaba prima di addormentarci.
@Director

Havergal, Frances Ridley : "I had a far more vivid sense of the beauty of Nature as a little child than I have even now. I have hardly felt anything so intensely since, in the way of a sort of unbearable enjoyment. The golden quiet of a bright summer's day used to enter into me and do me good. What only some great and rare musical enjoyment is to me now, the shade of a tree under a clear blue sky, with a sunbeam glancing through the boughs, was to me then. But I did not feel happy in my very enjoyment; I wanted more. I do not think I was eight when I hit upon Cowper's lines, ending: 'My Father made them all!'
That was what I wanted to be able to say; and, after once seeing the words, I never saw a lovely scene again without being teased by them
".

La visione di questa prolifica scrittrice anche di racconti per bambini era metafisica,; cognizione ed affetti possono srotolarsi come un papiro comunque e tutto deve essere accettabile, che sia un sogno, una fede, un dolore o una speranza. L'apprezzamento della conoscenza senza gli affetti è una provetta senza scienziato!
Un giorno può trascorrere denso dell'improbabile, come terribilmente schiacciato contro il previsto. Può essere vuoto di ogni fede e brillare dell'estasi di qualche visione. Che si tratti di un santo o dello stato illuminato della coscienza sottile. E' sempre quest'uomo ad albergare paura e fede, probabilità e rischio. Abbiamo descritto le parole di una scrittrice di fede e, per par conditio, proviamo ad immaginarlo come ascoltai tanti anni fa, ma proprio tanti, da un giovane cantautore che raccontava un giorno improbabile e tuttavia comune: "Alice guarda i gatti". Divenne un pezzo di repertorio della mia band! -Maria sai che esiste anche la musicoterapia?!- Il testo sembra la visione caleidoscopica di un bambino, che però è già adulto...Tutto procede confuso, ma non fumoso -se si escludono le sigarette di Lili Marlene -visto che questa è l'ennesima che si sta accendendo. Una lente da favola che scorre vicende diverse, con la filosofia che abbiamo già imparato a conoscere in Cortazar: nulla è nuovo sotto questo sole, oramai da molto tempo! Ed allora, senza rinunciare all'incanto, possiamo lasciare che lo sguardo si poggi sulle stesse cose e ne inventi la ri-costruzione!
Foto: "The Secret of a Happy Day", by Havergal Frances, Ridley (1836-1879)

Sto imparando tante cose che non sapevo...


@ Maria

Sto imparando tante cose che non sapevo...e imparare è per me uno dei grandi Piaceri della vita.
IL cinema ..una terapia? Chi l'avrebbe mai detto. La fiaba...attraverso la suggestione può condurre al cambiamento.
Respirare..molto più che un atto involontario.
La Danza..."Mamma mia "...come mi sono divertita e scaricata!
La scrittura...una "powerful" drug.
Hypnodrama...rito catartico e il “rito cosmogonico” deve ancora arrivare!!
...e pezzo su pezzo mi sto, anzi ci stiamo costruendo un'armatura...d'acciaio, proprio come quella del robot di Andrea! Armatura che non ci appesantisce, anzi ci fornisce le "armi" per combattere finalmente e smettere di scappare...

Non capivo perchè si chiamasse "atelier"; il termine mi ricordava il mondo della moda e delle sfilate. In realtà mi fu spiegato che l'atelier è il luogo in cui si confezionano abiti su misura, è la grande sartoria, quello in cui ogni abito è unico, ad hoc proprio per quella e quella sola persona. Dopo quella risposta il termine mi sembrò ancora più inappropriato di prima. Oggi invece lo trovo quanto mai azzeccato: siamo entrati in atelier, ci siamo tolti i nostri vecchi vestiti e pezzo
su pezzo ci stiamo cucendo addosso un nuovo abito...nuova stoffa...nuovo modello. Che importa se non sarà perfetto, sarà il nostro, solo il nostro e sono sicura che sarà certamente migliore di quello con cui siamo entrati.

@ Director
Sono certo, Maria, che il dialogo interno sia intensamente avviato in ognuno degli "attori" e permetterà di recitare bene la nostra, vostra parte nella vita di tutti i giorni. Qualcuno, come te, ha un vulcano emotivo che deve prendere spazio e "crearlo, con la complicità di migliaia di byte qui nei post. Altri ne consumano a iosa nel discorso che procede internamente quando si legge e si medita sulle cose che ci interessano. Che dirti...non imparare tutto subito; usa quello stragemma del "buffering" prima che dà ragione dell'avvenuto "download" dopo! Se rischi di capire troppo, finisce che debbo cacciarti troppo presto da questo Atelier"!
Cogli, nel tuo mondo, cose importanti, lo vedo. Non è la proprietà di qualc'un altro od il prato fiorito del vicino quello dove stai raccogliendo piante, erbe, fiori, bacche...ma il tuo. Se qualcosa ci piace stiamo facendo l'atto meraviglioso di cogliere in noi...il fuori è pretesto; importante, a volte maligno, altre ancora fertile di scoperta. Leggo la tua scoperta, la leggono i tuoi compagni di viaggio.

Ero ad Ischia, estate 2008. Un tramondo suggestivoo, da un posto esclusivo non facilmente raggiungibile. Le escursioni -dentro, ma anche fuori...- sono una cosa molto bella. Danno l'idea di appropriarsi di qualcosa che, invece, è da sempre, o quasi, lì. L'atteggiamento con cui facciamo le cose, gli conferisce qualità ed è con quel sentimento che poi noi agiamo nella vita. Dicevo...un tramonto. Lo hanno detto i poeti -non lo scopro io, ma anch'io- ci sono momenti che si apprezzano stando soli; che ti vogliono nella solitudine e che spesso si caratterizzano per un "non-pensiero". Era uno di quelli. Sono rimasto arretrato e sconfinando dove neanche l'occhio poteva registrare, ho registrato il paesaggio. L'atto privato oramai è stato consumato e la foto descrive solo la circostanza. Anche in quel momento il nostro Atelier, prossimo a partire, si preparava su quello specchio.

Foto:
"Tramonto Ischia"

sabato 21 febbraio 2009

Fiaba: medium tra sogno e realtà

20 marzo 2009 - Laboratorio sulla Fiaba: Volare non è stato mai così reale...

Seminario esperenziale aperto al pubblico, conduce E. Gioacchini

Il bambino, attraverso quello che noi definiamo gioco e quindi anche attraverso la fiaba, con l'enfasi di qualcosa in parte perduto e rimpianto, almeno in quella dimensione, fa qualcosa di tutt'altro che casuale e spensierato, egli compie, in realtà, un preciso allenamento verso la conoscenza di sé e del proprio rapporto con il mondo. Un mestiere a cui la natura lo ha predisposto in gran parte geneticamente, come la capacità/necessità di acquisire delle figure parentali, primo prototipo dell'altro da sé. Egli manipola gli oggetti interni ed esterni di quel vissuto fantastico, in un dialogo interno, non interrogandosi consapevolmente sulla distanza tra la realtà e la fantasia Compie simulazioni che hanno il significato di esperimenti sulle "prove d'autore" della propria personalità, situazioni "preparatorie" nel costante processo di crescita psicofisica, proprio come quell'ambiguo azzuffarsi dei cuccioli in Re Leone che Maria ha citato, dove essi, bambini e cuccioli di ogni tipologia si addestrano a modulare l'aggressività, a saperla usare. Il bambino, nella fiaba, interpreta ruoli, codificando quindi in maniera sempre più complessa le risposte ai bisogno e la scoperta delle proprie risorse.
Egli -dicevamo- non cerca di capire la favola, ma ci entra dentro tutto con tutta la forza della sua immaginazione. Così facendo il bambino si racconta favole meravigliose, a cui molto spesso noi non abbiamo l'accesso, e compie invisibili correzioni di quelle che gli narriamo. Noi l'osserviamo muovere le proprie mani e gli occhi, sussurrare parole ed incitamenti, parlarsi ripetendo stralci di storie già ascoltate dall'adulto o dal fratello maggiore, sapientemente farcite di qualche differenza! Per questo, più tardi da adulto, gli sarà così facile immedesimarsi, sempre inconsapevolmente, con il ruolo eroico, vincitore o perdente -non importa- di un personaggio di un film, modalità più travestita di raccontarsi ancora una bella favola, di riconnettersi ad una modalità antica di pensiero, quando essa era primitivamente funzionale alla scoperta del mondo.

Ma cosa accade nella psicologia di un soggetto adulto che ascolti una favola "terapeutica"? Sicuramente il narratore ha contestualizzato quel racconto al particolare momento del percorso terapeutico o formativo, alla visione della realtà del soggetto, comprensiva dei suoi problemi, delle sue risorse, e si sviluppa in un linguaggio che tiene conto di quello personale, dei suoi canali percettivi privilegiati, della sua modalità di ricordare e progettare... Ed allora, nella trama che sviluppa quella particolare metafora, essa lavora inducendo un positiva "regressione al servizio dell'Io" -Gill & Brenman. Il processo consiste in un "pescaggio" profondo nella vita remota del soggetto, in aree dove viene superata la censura realizzatasi attraverso le rigide difesa dell' Io, e che comporta che la persona venga indirettamente messo a confronto con la propria vicenda storica. Lo spostamento dell'angolatura della ottica, attraverso la quale ora si è indotti ad osservare la propria vita o un definito evento, supera le resistenze inconscie; quindi, le reazioni emotive come lo stupirsi. il meravigliarsi, il commuoversi nella partecipazione alla trama frantumano i pregiudizi verso la ricostrustruzione di una possibile nuova vicenda. In realtà quello che viene corretto non è il nostro passato, ma l'esperienza emotiva archiviata ad esso e congelata, a parte l'attualità -compromesso "storico"- del sintomo più che visibile, sottile filo rosso direbbe Langs, che riconduce a al vissuto traumatico; o piuttosto a quanto di esso è significato oggi "traumaticamente" dal nostro presente. In un sistema fuori coscienza (Heller, 1982), catene associative si liberano per nuovi legami e schemi di interazione, innescando un processo di creativa ristrutturazione inconscia.

La metafora è un linguaggio simbolico, tipico di un certo tipo di insegnamento che ritroviamo nelle cultura di ogni tempo: i koan del Buddismo, il Vecchio e Nuovo Testamento, le allegorie della letteratura, le immagini delle liriche, le fiabe dei narratori. Esso sembra raggiungere in maniera incisiva i processi che avvengono nel nostro emisfero "creativo", quello destro, in contrasto con quanto avviene nel sinistro, deputato all'analisi più razionale e logica della realtà, anche se tutti e due partecipano attivamente al processo per aree differenziate.
Le favole, nella loro struttura metaforica, sembrano operare a due livelli: mentre ad un primo livello l'ascoltatore consciamente segue la vicenda che gli si sta narrando, reagendo ad essa secondo modelli a lui consapevoli, un secondo livello comporta che egli riferisca indirettamente e poi sempre più direttamente a sé quella storia. Bandler e Grinder postulano che la metafora agisca nel soggetto secondo una sorta di passaggio provocato a tre stadi che definiscono ricerca transderivazionale: vi è la struttura superficiale di significato della Storia che il soggetto ascolta; quindi, una struttura profonda di significato associata, che riguarda indirettamente l'ascoltatore; infine, una struttura profonda di significato recuperata, che si riferisce specificamente all'ascoltatore.

La fiaba, proprio in virtù del meccaniso della "suggestione" può essere un potente motore verso il "cambiamento". Riguardo la fantasia, Milton Erickson postula una essenziale distinzione. Vi sono le fantasie di cui siamo coscienti, quasi sempre le stesse o comunque costituite in massima parte da un repertorio abbastanza stabile nelle diverse tappe della nostra vita; e poi altre fantasie non esplorabili dal nostro Io -diremo inconscie-, ma disponibili a dare impulso ad atti creativi se poste nella situazione di divenire attive. E poi...condizionamenti operanti a livello inconscio e subconscio costituiscono molte volte il più grande ostacolo al superamento di antieconomiche difese nevrotiche! Quando l'insicurezza del soggetto comporta la ridondanza del pensiero che si ripiega anancasticamente a proteggere se stesso, invece che a svilupparsi nel logos...la struttura nevrotica imprigiona la potenza di qualsiasi insight, o sforzo comportamentale al superamento dei sintomi. In queste strutture cognizione ed affetto devono intervenire in forma terapeutica a destrutturare, decondizionando, con il contestuale conforto di canali espressivi che gratifichino la nuova esperienza verso il "rischio". Di qui, anche attraverso le favole terapeutiche, la possibilità che ci si giochi in riscatti diversi dal conosciuto ed emergano visioni che danno luce differente alla nostra storia.

Diversi anni fa, Andrea era rimasto notevolmente impressionato dalla visione del "Gigante di Ferro" ed il giorno dopo elaborò il disegno raffigurato. Anche a me, da piccolo ed ora pure, mi affascinavano i robot, quelli di latta od il Pleo di oggi e rimasi sorpreso dal trovarmi sulla scrivania disegno e relativa didascalia. E' bello poter pensare che un voluminoso e pesante robot di ferro possa volare, come il film descrive e questo doveva aver colpito il bambino. Che ci si possa alzare, nonostante qualsiasi peso, grazie al desiderio. Volare non è mai stato così reale...


Foto: "il Gigante di Ferro", by Andrea

L’Aquilone di Lucrezia nasconde un… Leone

@ Maria

Guardatelo bene, non c’è bisogno neppure di tanta fantasia, vi troverete gli occhi e il tipico musetto felino e con un occhietto ti fa l’occhiolino…rima baciata con “infanzia ritrovata”.
Trovo il tuo disegno non bello, bellissimo; non sfigurerebbe accanto ai quadri di Kandinsky e Mirò che poi sono anche i miei pittori preferiti; gioiosi girotondi di fantasie policrome.
“La vita ti dà tante di queste coincidenze”, lo sai che “Il Re Leone”è uno dei miei film preferiti? Lo so…lo so, sono un pò grande per guardare i film della Disney, ma un capolavoro è un capolavoro e poi l’ho leggevo alle mie bimbe ieri sera, credo per la seicentoventiquattresima volta!
E se vi state chiedendo “...e tutto ciò che c’entra?”, accovacciatevi sulle ginocchia della Fantasia e state ad ascoltare…

Una leggera brezza increspò l’acqua. Quando lo stagno ridivenne immobile, Simba fissò il volto di Mufasa.
“Vedi?” -disse Rafiki- ”Lui vive in te”.
Simba udì una voce chiamare il suo nome, guardò in alto e vide l’immagine di suo padre tra le stelle -nel film la Voce del Re leone Mufasa, che morto parla dal cielo a suo figlio Simba
è quella straordinaria di Vittorio Gassmann, potenza della voce, musica vibrante dell’anima-
“Guarda dentro te stesso, Simba”-disse Mufasa- “Devi prendere il tuo posto nel Cerchio della Vita”: RICORDATI CHI SEI!
La visione sparì, ma ora Simba sapeva cosa fare”.

Sai, Lucrezia, le mie bimbe non hanno mai conosciuto mio padre, il loro nonno; egli è morto prima che nascessero, ma ogni sera quando spunta la prima stella...”dai salutiamo il nonno“- urlano, con quel loro vociare festoso che è solo dei bambini. Loro ci credono, anzi no …..noi ci crediamo. E vogliamo proprio emozionarci senza pudore, senza ritegno… arriva Elton John, con The Circle of Live: ”…ma un bel giorno ti accorgi che esisti…che fai parte del mondo anche tu”.
Grazie Slesia, non ho parole… Credevo sinceramente di aver scritto una stupidaggine e mi ero già pentita di averla inviata, ma mi sono lasciata cadere all’indietro ad occhi chiusi e ho trovato le tue braccia a sostenermi.

Director, Atelier tutto.
mia figlia proprio in questo momento mi porge un biglietto. Ha la forma di cartolina e in bianco e nero c’è disegnato Topolino, che scrive un invito ed è la pubblicità di uno studio fotografico: “Topolino e i suoi amici ti aspettano presso lo studio fotografico…” -segue il nome, si proprio lo stesso nome e cognome del mio adorato "carnefice"!- per la foto di Carnevale, non mancare!”
“…è stato solo un caso!” - strillò Shifu.
“Niente accade per caso…il caso non esiste”- disse sorridendo Maestro Oogway nel film della Dreamworks “Kung Fu Panda”.
“IERI è storia, il DOMANI è un mistero, ma OGGI è un dono, per questo lo chiamamo il Presente”.

venerdì 20 febbraio 2009

Cambiare, rinascere, andare avanti

Vi invito a fare un salto nel nostro blog di Cinema-Dramaterapia. Un significativo post di Maria Pina, lì nel posto giusto (!), attende di essere letto. Così i miei/vostri interventi si articoleranno tra diverse sezioni appropriate di questo "bloggeraggio" drammaterapico.

Giostra Di Galassie Nel Luna Park Dell'Eternità

@ Maria

…”Il bimbo ristette,lo sguardo era triste
gli occhi guardarono cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante:
“mi piaccion le fiabe,raccontane altre”
(F. Guccini, Il vecchio e il bambino”)


C’era una volta un aquilone che aveva Paura di Volare.
Viveva in un posto freddo e ostile, assolutamente bianco,
senza colori. A qualcuno un ghiacciaio potrà sembrare un posto affascinante, ma a lui non piaceva affatto. Ironia della sorte, aveva una “livrea”così sgargiante che nei giorni di sole lo faceva somigliare ad un arcobaleno caduto dal cielo. Lo osservava il cielo, lo osservava giorno e notte, sapeva regalargli ogni volta uno spettacolo diverso, una infinita tavolozza di Colori da mozzare il fiato…
Di giorno una giostra di galassie nel luna park dell’eternità
…la notte. E accidenti, quello era il suo mondo, per quello era nato, ma se ne stava lì, nell’inerzia più assoluta .
Passò il tempo, sbiadirono i suoi colori e non potendo più sopportare la prepotente bellezza del cielo, si convinse di essere veramente un arcobaleno caduto dal cielo…; rinnegando la sua natura volò per sempre
nel cielo di ghiaccio della sua …follia.



Esprimersi liberamente…libera la mente. E’ la prima volta che metto per iscritto le mie emozioni; non l’ho mai fatto e quelle rare volte che ci ho provato, poi regolarmente finivano nel cestino. I fogli con emozioni annesse. Preferivo pensare, immaginare, sognare…accompagnata dalla fantasia a viaggiare più fuori che dentro di me.
Pigrizia, paura dell’ovvietà….Qui voglio approfittare del paracadute ed essere libera di esprimermi, un po’ come quel gioco a lasciarsi cadere che ci ha permesso di sperimentare la libertà...domenica, di lasciarsi andare.
E incredibilmente riempiendo le pagine…svuoto la mente.

@Director
Le favole, questo specchio di acqua che trema e scompone le immagini se non stai attento. E solo i bambini riescono a stare così attenti. Entrano oltre quella superficie e la abitano disinvolti. Bella la tua fiaba, Maria. Ieri la tua "insegnante" di danza, Lucrezia, ha fatto questo disegno. Ero appena rientrato dalla studio, era tardi, e me l'ha porto. Apro il blog e trovo il tuo aquilone. La vita dà tante di queste coincidenze; il miracolo della coscienza che si sposta sul sogno è dare significati, oltre l'apparente. Fallo volare libera...mente.
Il tuo post deve essere piaciuto particolarmente alla nostra Slesia, che a tempi di record ci ha gentilmente inviato l'edizione inglese. Vale la pena pasteggiare il suono armonico del suo perfect English. Ci conosce ed ha la capacità singolare di entrare in lingua nelle nostre divagazioni! -Meery-go-round of galaxies in the fun fair of eternity-

Foto: "l'aquilone", by Lucrezia

giovedì 19 febbraio 2009

Questione Di Punti Di Vista


"Perchè sei fatta così ? Perchè sei come sei?" Disse un giorno un granchio ad una bella chiocciola di mare. L'acqua non era troppo scossa dalla corrente che pure lì solitamente tirava e tuttto si prestava ad una tranquilla conversazione di stranieri nella stessa terra. "A cosa alludi -rispose l'altra- alla mia forma, al mio lento procedere oppure vedere e sognare lontano, al senso dei gesti che compio o dei sorrisi che faccio tra me e me, quando vedo l'affanno degli altri".
Il granchio: "Beh...un poco a tutto; si ti muovi piano, ma soprattutto quella spirale di casa che hai sopra... è proprio ridicola! Potresti perderla e sentirti nuda; trovarla incastratatra due rocce e non muoverti più, insomma perchè sei così?".
La lumaca di mare prese tempo; in fondo il tempo cosa è se non la pausa tra un incontro e l'altro, poi ribatte: "E tu, granchio, tu che te ne vai spavaldo aprendo le chele e le pinze a dirti forte e sicuro, sotterrandoti lesto o scattando alla vista di predatori e prede perchè sei fatto in quel buffo modo. Hai il problema del riparo, se questo ti occorre in fretta e nessuna presa, pure potente, potrebbe sottrarti ad un pesce vorace".
"Questione di punti di vista" disse il granchio, rammaricato da quella una discussione con una poetessa del mare. Si pulì le grandi pinze con la bocca, emise qualche bollicina dopo il pasto appena ingoiato e pensò che fosse inutile discutere con quella sconosciuta.
Dal canto suo, la lumaca era sgusciata velocemente dalla chiocciola che si portava sulle spalle ed aveva lasciato al povero granchio solo la sua casa e qualche ricordo. Si lasciò carezzare soddisfatta dalla corrente ora più forte e trasportare a circa centocinquanta miglia più in là. Nuovi posti, nuove cose, un mondo nuovo da l e n t a m e n t e guardare. Nella nuova casa color arancio si trovò bene e spedì al granchio anche una cartolina con il migliore paesaggio: "Caro granchio, qui tutto funziona come prima. Spiacente per il tuo stomaco e la fretta che hai avuto, avremmo potuto chiacchierare più a lungo". Firmato Lumaca di Mare

Una volta scrissi questa favola per una mio paziente -che chiameremo Marco-, un ragazzotto oramai bello e cresciuto, in età per volare via dal nido e crearsene uno proprio. Ostentava con grande perizia psicologica -quella innata, s'intende- la massima indipendenza. Usciva, rientrava, riusciva ancora e rientrava ancora. Si allontanava e si avvicinava ed era più il mondo a girare intorno a lui che lui nel mondo...ma questo l'avrebbe saputo più tardi.
La settimana dopo la consegna della favola, tornò per il consueto appuntamento, era piuttosto peplesso ed esordì dicendo: "Dottore, non credo di averci capito molto...in questa favola; è come se vi fossero molte cose, ma appena mi sembra di averle afferrate, ecco che qualcosa viene e ribalta la mia interpretazione".
"Bene" -risposi io- "questo vorrà senz'altro dire che ci ha lavorato. Ed allora a quale conclusione sei giunto?".
Lui: "Io mi ritrovo in entrambe i personaggi; ma credo che questo sia impossibile, sono così diversi. Non mi schiodo da questa ambiguità?".
"Io credo che tu stai caprendendo molto, ma ancora deve venire alla superficie...Tu pensi che tutto appartenga ad un unico punto di vista. E' perfettamente normale che noi adottiamo il nostro, anche se le cose intorno girano con altre opinioni A volte questo può limitarci" -gli risposi.
E lui lesto, quasi impulsivo: "Vuol dire che io mi stai limitando in qualcosa?". "O che le cose intorno a te ti stiano limitando?" -ribattei- "Come vedi ancora una volta ci sono diversi punti di vista.
"E come uscirne?" -rispose, ancora più imbarazzato.
"Hai detto uscirne? Da dove, Marco?" -io, senza indugiare. Ne seguì una lunga pausa, non proprio tanto lunga come "centocinquanta miglia", ma forse sulla strada per essere percorsa!

Vedete, ogni volta che Marco cercava di vedersi nell'indipendente comportamento del granchio, si trovava messo in scacco dall'abile comportamento della lumaca di mare, capace di lasciare la casa e tornare ad abitarla...la sua casa. Solo se si ha una propria "casa", dentro di noi, si può abitarla in posti diversi, altrimenti è la casa di un altro che stiamo occupando. D'altra parte, egli non sapeva che farsene della casa della lumaca, quella che gli aveva lasciato, non era la sua, o meglio, quella del granchio, e quel discorso -aveva ragione la sua amica- lo aveva interessato. Qualcuno gli aveva ricordato che tuttavia si ha sempre bisogno di un "proprio" posto dove stare. Il tempo dopo Marco l'impiegò ad uscire di casa.

Siamo in tema di parlare di panico, di paure ed a volte dobbiamo saperle riconoscere come "limiti", non solo emozioni negative intorno a noi. Nascondono scoperte.
Director

Foto: Sea Snail

mercoledì 18 febbraio 2009

La Trottola Naturale dei Sentimenti: ”io non perdono, non perdono e ...tocco”

@Maria

“Non me ne frega niente
se anch’io sono sbagliato
spiacere è il mio piacere
io amo essere ODIATO
”


L’odio, appunto, il fratello più bastardo della rabbia.
Chi lo ha provato, non lo dimentica perché ti marchia a fuoco.
Può trascinarti in selve oscure…”là dove la diritta via era smarrita”
arma il tuo pensiero e finanche la tua mano;
ma davanti al plotone d’esecuzione non c’è il tuo “nemico”…ci sei tu.
-gli spari sopra sono per noi-

L’odio: un macigno? Una roccia carsica?
No…una bolla di sapone…
Tanta energia per tener coese molecole, che racchiudono il nulla...
Energia sottratta all’entropia del tuo universo interiore.
Basta poco, basta poco:
un padre che per la prima volta ti prende sulle sue ginocchia
e fa sue le tue lacrime;
piange mio padre,
piange per la prima volta e piange per me.
....il ritorno del padre

Il pianto,
molto più che metafora della pioggia,
ma acqua vera che abbevera la nostra Terra interiore,
straziata dai solchi feroci di un‘arsura che pare non avere mai fine.

Abbiamo pianto e pianto tanto io e i miei compagni di viaggio, domenica sera all’atelier.
Quando è partito il brano “The Winner Takes It All“, è successo qualcosa di straordinariamente potente a livello emotivo…oserei dire a livello energetico, che ha coinvolto e stravolto noi e gli “spettatori” in una sorta di rito catartico collettivo.

Se nascendo…si piange
forse…piangendo...si rinasce.


@ Director
Nella sua newsletter, Marjorie J McDonald -una sensibile scrittrice americana che si interessa dii creatività- mi ricorda la potenza delle parole: "Rudyard Kipling (1865-1936) was an English author who said that words are, of course, the most powerful drug used by mankind".
Non basterebbero chissà quanti tomi a redarre tutte le citazioni "importanti" che fanno della scrittura il luogo della coscienza dell'individuo. Dopo il linguaggio, la scrittura ha permesso di meta-categorizzare il pensiero che si evolveva ed ad ogni nuova avventura dell'individuo, essa può accompagnare una nuova elaborazione, comprensione di quanto egli vive.
Sono soddisfatto che tu e gli altri possiate usarla; diverrebbe strano che una "vicenda" come quella del gruppo dell'Atelier non fosse meditata e la scrittura può aiutare moltissimo a farlo. Fa circolare l"energia" di cui tu hai parlato nei tuoi ultimi tuoi post tra tutti, promuove idee e progresso nel percorso drammaterapico; la sottrae a quella "pigrizia" alleata della paura e dell'ovvietà; queste ultime rischiano di consumarla in silenzio, in zone non accessibili della nostra mente; a puntellare negativamente il timore di ricordare, sentire e prevedere -di cui ho parlato negli ultimi post-, destinandola spesso a complessualità e silenziosa sofferenza. Ma anche solo l'inerzia mette paura...perchè essa si descrive tra una forza che sollecita a muoversi ed uno stato di quiete, che quiete non è mai -vedi la gravità!-. La trottola dei sentimenti a cui fai riferimento ci schiaccia, a volte, contro la resistenza del "voler comprendere", anzichè lasciarci travolgere...E' dura! E' la fatica di capire. Ma è una storia per la quale passiamo tutti. Questo, almeno, conforta.

Foto: Galassia Andromeda

martedì 17 febbraio 2009

Nella Dispensa delle Emozioni



@ Maria
La rabbia è una emozione forte che può squassarti la mente e il corpo.
La rabbia e tutti i suoi “fratelli” sono lontani dal mio modo d’essere o meglio credevo che lo fossero..finchè non ho “fatto” mia la rabbia di Carla, moglie e madre, abbandonata da un marito che fa ritorno a casa dopo quindici anni di assenza materiale ed affettiva.
Non sapevo cosa fosse un hypnodramma e oggi forse ne so ancora meno…quello che posso dire
è che la Rabbia di Carla mi ha invaso…completamente.
E’ stato scioccante, perché è stato così reale, così vero che io stessa ho stentato a riconoscermi;
difficile per me imbrigliare nelle parole i cavalli selvaggi delle mie emozioni…ci provo…
E’ come essere stata catapultata in un limbo senza spazio e senza tempo e in questo “non luogo” ho guardato dritto negli occhi la mia rabbia.
Così tanta ce n’è dentro di me? E’ possibile? Io che difficilmente perdo la pazienza; io che detesto la collera degli altri; io che fin da piccola ho fatto mio il finale di una fiaba, una di quelle con la morale …”la collera rimandala sempre a domani”.
Sto aspettando che passi,che i livelli di rabbia nel mio sangue,nella mia mente ritornino alla normalità …a prima della “sbornia”.
Nella dispensa delle mie emozioni, là sotto in quella cantina in cui la ragione non ha accesso, ben allineato insieme a tanti altri barattoli; ce n’è uno sulla cui etichetta c’è scritto “rabbia”.
Non mi ha stupito il fatto che quel barattolo ci sia, ma che esso sia tanto grande.
La riflessione s’impone e chissà forse è…terapeutica.

@ Romeo

Guardo l’orizzonte e sono imprigionato dai miei limiti razionali. Il pensiero che scorre è perché non riesco a vedere e toccare ciò che sento. Poi chiudo gli occhi, riesco a regolare bene il respiro ed ecco comparire dal buio tante stelle . Osservandole non incontro confini spaziali, umani ed emotivi e tutto il mio spirito si libera nell’immensità. Non esistono distanze, ordine e misure. Tutto è affidato a ciò che sento. E’ un’esperienza affascinante: ti stregano con la loro luce intermittente quasi a voler dire qualcosa, ti ricordano forse che loro sono lì ad aspettarti, basta saper arrivarci. E’ sotto la loro luce che la nostra vita scorre sempre più densa.

@ Director
Cyrano de Bergerac


Niente mulini a vento e nessuna sfida per eroismo...la realtà non ci chiede questo. Se vi accorgete che sta avvenendo, beh...allora la vostra sfida, il vostro coraggio ha sicuramente un prezzo, che non avete deciso voi. Ma il giudizio degli altri, della cultura dominante, dei giudizi normativi, quelli -anche se debbono esistere- che interpretano più la statistica che il buon senso. Il coraggio sì, il coraggio è permesso, è atteso...E' atteso dentro noi, prima che negli occhi degli altri, come stai descrivendo tu, Maria. Nella grotta delle tue riflessioni, sono permesse tutte le correzioni. Sarai tu a dare appuntamenti giusti, poi, fuori. Sarai tu Romeo a nutrirti del respiro delle stelle ed a sentirti tanto grande nel riconoscimento del tanto piccolo.
Hypnodrama sconvolgente, garbato, sorridente, pungente, doloroso, confusivo ed improvviso, due giorni fa? E' questo sai, Maria, risiede in quel tuffo dentro senza autopermessi che ti sei coincessa in serata, dopo un warm-up intenso tutta la giornata. La rabbia va consumata, non solo elaborata. E la storia che hai vissuto ti ha permesso di ritrovarla in te. Forse ti ritroverai anche nelle parole del Cyrano che accludo, forse no, forse sì. Quello che interessa è la dialettica che si apre in una duplice direnzione, dentro noi e fuori di noi, senza trincereamenti dentro al Castello...
L'esercizio al lasciarsi andare, affidandosi all'altro, sentendosi "pericolare" a terra -così diremmo in situazioni diversi-, ha aperto silenziosamente altre porte...e poi la storia ti ha trovata gentile ad interpretarla. Madre delusa, madre sola, madre dolorante, madre rabbiosa. Che darei per ritrovare questa umanità, non fatta solo di dolore e perdono, anche in Maria, quella madre di Gesù...! Ma forse è andata così...La memoria aiuta a dimenticare e ricordare, ma quello è il lavoro del poi; guai a ricordarci tutto, avremmo il "corpo mentale" pieno di lividure, tanti piccoli appigli per il nostro psicanalista, appigli alle ragioni della teoria! Alcune persone stanno bene perchè non pensano, non ricordano; perchè alcuni traumi "positivi" del dopo hanno mitigato silenziosamente quelli "negativi" del prima... Se una terapia aiuta in questa "ricontestualizzazione" del senso totale della nostra vita, allora è una terapia che sta lavorando bene, a prescindere l'approdo.
Il coraggio è anche dare la forza a questa ricerca e la drammaterapia scava in noi il posto per questo coraggio, questo rischio.


Foto: Buste de Cyrano de Bergerac à Sannois - Val-d'Oise, France

lunedì 16 febbraio 2009

The Winner Takes It All...


I don't wanna talk/ about things we've gone through/ Tough it's hurting me, now it's history I played all my cards/ And that's what you've done too/ Nothing more to say, no more ace to play. The winner takes it al/ The loser's standing small/ Beside the victory, it's a destiny. I was in your arms/ thinking I belonged there/ I figured it make sense, building me a fence. Building me a home/ Thinking I'll be strong there/ But I was a fool, playing by the rules. The gods may throw the dice/ their minds as cold as ice/ And someone way down here, loses someone dear/ The winner takes it all, the loser has to fall/ It's simple and it's plain,why should I complain?/ But tell me does she kiss/ like I used to kiss you?/ Does it feel the same, when she calls your name ? Somewhere deep/ inside, you must know I miss you.But what can I say ? Rules must be obeyed/ The judges will decide, the likes of me abied.Spectators on the show, always staying low/ The game is on again. A lover or a friend?A victim is so small, the winner takes it all/ I don't wanna talk, if it makes you feel sad?And I understand/ you've come to shake my hand/ I apologize, if it makes you feel bad.Seeing me so tense, no self-confidence/ I just say: the winner takes it all... The winner takes it all...
@ Francesca

Lascia che sia la sera a spargersi nei viali...questa canzone, sarà un caso sarà voluto che la ritrovi qui, mi è cara come molte altre ultimamente, forse per il semplice motivo che per la prima volta riesca davvero a comprenderne il significato, lascio che sia la musica a parlare per me... perchè io l'ho fatto già, mi lascio cullare dal suo trasporto perchè io sono stanca di cullare... la musica per me è diventato un canale di comunicazione significativo perchè attraverso lei io mi racconto... è esaustiva del mio stato d'animo che ogni parola esplicativa diviene superflua, inadatta , fuoriluogo perfino banale e andrebbe a sminuire il significato di cui impregno ogni canzone... e se al posto della canzone ci fossero i miei pensieri a cui è difficile dare un'ordine razionale per poterli comunicare cosi come sono come la mettiamo? il problema si ripropone sono in deficit...
@ Director
Ieri hai lavorato molto, nella parte poco visibile, tuttavia ho visto. Hanno lavorato i tuoi compagni di viaggio. Forse poche parole, ma molto lavoro. Per questo non ne aggiungo io... di parole, Francesca, Anna e qualunque altro nick name tu scelga... Riporto però il testo del brano con cui abbiamo concluso l'hypnodrama ieri sera: "Il Ritorno del Padre".
Meryl Streep, eccezionale interprete, nel movie, ma in generale. Non si tratta di "versatilità dell'attore, ma dello spessore della sua personalità, che non indulge in retorica e parla di "sentimenti", come commentava il vs. lavoro ieri...uno spettatore. E la Nannini...ciò che diverrebbe forse "retorica" nelle parole di un altro interprete è efficace e ci interpreta bene nelle sue. Spaventatene se vuoi -proprio ieri parlavamo di ansia e paura- ma poi, lascia che scavi nell'archeologia del futuro...

venerdì 13 febbraio 2009

Stelle, F. Guccini: la girandola degli affetti non curverà mai con l'orizzonte


Piccoli, grandi....poco, tanto...la girandola degli affetti non curverà mai con l'orizzonte.
Quello, imperterrito, ad illudere che il mondo sia tutto qui...si piega durante tutto il giorno, ma al mattino ed alla sera è implacabile, curva se stesso sino a sparire... Tenerezza prima di Galileo, prima di Newton, prima di Heisemberg, prima di Einstein, prima di Hawkins...ma pensandoci bene, ancora più tenerezza verso questo universo dopo, a forma di uovo, a forma di uomo, che vuole sognare il sogno di "rinascere" grazie a lui, di descriversi e prevedersi, perchè anche lui ha paura del caso...E così sembra esserci riuscito: la girandola degli affetti non curverà mai con l'orizzonte. L'universo si stacca da se stesso, procrastina e differisce e spera.

Domenica, l'Atelier partirà dai primi istanti di origine dell'universo, per dispiegarsi durante tutto il giorno, piegando anche il tempo...Gli uomini lo capirono tanto tempo fa...e trasformarono il piegare il tempo -perchè osservato...che l'istante ed il luogo nulla dicono di ciò che è prima e di ciò che è dopo- in "impiegare". Impiegheremo un giorno a tornare al punto di partenza. Che il viaggio....non sia finito.

Galileo:"Quello che...osservammo e' l'essenza o materia della Via Lattea, la quale attraverso il cannocchiale si puo' vedere in modo cosi' evidente che tutte le discussioni, per tanti secoli cruccio dei filosofi, si dissipano con la certezza della sensata esperienza... La Galassia infatti non e' altro che un ammasso di innumerabili stelle disseminate a mucchi; che' in qualunque parte di essa si diriga il cannocchiale, subito si offre alla vista un grandissimo numero di stelle".

Foto: "L'Orsa Maggiore"

lunedì 9 febbraio 2009

Ore 20,10: Ora c'è un Angelo in più...


A tutto il gruppo.
Il posto dove gli uomini pensano esistano Angeli deve esistere, anche se nessun sherpa saprebbe condurci sino lassù. Perché di un posto in alto deve trattarsi.
Chi nella vita ha visto con purezza le vicende del mondo merita questa ricompensa di luoghi dove l’aria è leggera ed il vento del tempo soffia senza far scandire alcuna lancetta. Bisogna poter pensare questo, perché conforta la fatica di osservare, invece, come le cose qui a livello del mare -quello dei nostri pensieri- siano tutt’altro che facili, univoche, certe.
Quel posto ora ha un angelo in più. Forse Eluana non ci osserva, ma è così che possiamo osservare lei. Nella sua prima vita –perché la seconda l’hanno scritta più gli altri per lei- era candidata come tutti noi ad essere Angelo e chissà se lo sarebbe mai stata. Sicuramente la sua vita e la possibilità di scegliere, al posto dell’interpretazione altrui, avrebbe valso perdere questa candidatura.
Ma ora è ora e lei non è più. Cominciando a farlo molto tempo fa, ci ha lasciato un lungo tempo per meditare con rispetto il senso di una vita non vissuta. Senza santini od altari giuridici, vive attraverso il nostro pensiero. L’importante è non metterci al posto suo a pensare, metterci al posto suo a vivere, metterci al posto suo a morire.
Restare al nostro posto e lasciarla volare.

Ermanno
Foto: "Gli Angeli" di virgypa82

Ero spettattore a gennaio...



@ Romeo

A proposito del tuo accostamento dell’amore al suicidio volevo segnalare al gruppo il seguente dramma che ho visto consumare in una pellicola. Ben Thomas è un giovane uomo che ha commesso un tragico errore. Ossessionato dalla sua colpa è deciso a redimersi risanando la vita di sette persone meritevoli. Osservate e individuate le sette anime, Ben si prende amorevolmente cura di loro, donandogli una parte di sé e una seconda possibilità. Sarà però la bella Emily Posa, colpita al cuore da Ben e da -gravi- scompensi cardiaci, a innamorarlo e a distrarlo dal suo tracciato originale. Ero spettatore a gennaio all’anteprima romana di “Sette anime”. Ricordo ancora il tenero soffiare del vento sui campi dorati che sembrava accarezzare il sogno d’amore dei protagonisti nella prima giornata che decisero di vivere intensamente accanto. Poi il fragore delle onde abbattersi sul loro disegno d’amore e a Ben non resta che decidere se tornare a vivere o lasciare vivere.Peccato che il tono ed il sapore del dramma incombente ed inevitabile abbia travolto quei bei momenti intimi che la coppia era riuscita a creare affidando, come epilogo, il proprio destino a meduse letali. Non sempre l’amore nasce così legato alla fuga dalla morte. L’amore è un eterno cantare vita e morte insieme.
@ Director

Un setting cinematerapia direi -il tuo-, retrospettivo!
Tu sai, inoltre, che sulle meduse -cerca nel frame di destra- abbiamo molto da dire... Ma si può ragionevolmente sperare che i destini si possano dirigere!
Foto: Foto di scena da "Sette Anime", 2009
Foto di Scena da "il fissatigre" 2008, Atelier Drammaterapia Liberamente

domenica 8 febbraio 2009

Salto senza Panico: Suicidio d'Amore


Lascia che sia la sera a spargersi nei viali/ Mentre mi volto indietro e svuoto la valigia/ Rimangono i capelli, le punte fragili/ E gli occhi rossi rossi contro vento/ Angelo mio saltiamo/ in fondo al buio andiamo/ cadendo giù per sempre liberi/ Angelo mio saltiamo/ Spaccami il cuore piano/ Portami ovunque senza andare via/ Basterà/ Abbracciami/ niente ci può sciogliere/ Ancora i tuoi sospiri le notti a ridere/ Lascia che sia la sera a farci illudere/ Prima che passi questa notte invano/ Angelo mio saltiamo/ In fondo al buio andiamo/ Cadendo giù per sempre liberi/ Amore mio ti amo/ Spaccami il cuore piano/ Solo uno sguardo prima di andar via/ Basterà/ Abbracciami/ Ci troverà la sera/ Ci troverà la sera/ Ci troverà insieme.

Romeo ha commentato la "Storia che Noi Siamo", nell’aspetto più “energetico” della sua trasformazione-evoluzione: l’amore.
Desidero risponderti Romeo –a te ed a quelli che “viaggiano” con te in questa compagnia- con un testo di Gianna Nannini. Indiscussa la sua forza ed intensità di messaggio, voglio sottolinearne solo un aspetto: nella metafora, questo accostamento del’amore al suicidio.
Se pensiamo che l’amore -lasciando da parte il servizio svolto all’istinto di conservazione della specie- nasce così legato alla fuga dalla morte, ci lascia affascinati e sospesi a pensare questo “cantare”, vita e morte insieme, come a ritrovarne l’intimo senso, la sua primitiva nascita. Che cosa, se non l’amore, lascia liberi con la licenza di pensare, sognare, credere? La sua controfigura, sempre in fallimento, l’odio –ma l’audience va diversamente dalla qualità, lo sappiamo!-, nasce dalla paura di esserne privi, di esserne stati privati o che ne saremo; su questo vive la psicoanalisi ed io per primo. “Prima che questa notte passi invano”... torniamo a quel “toco tu boca” di Cortazar, e prendiamone l’energia che costruisce. L’edifico potrà sembrare a tratti invisibile -come recita Jean Jono “per ogni mattone che si posa, vi è un’ombra di mattone”, lo lessi a 17 anni- ma parlerà prima o poi di sé.

“l’amore è lo stato in cui l’uomo vede le cose diverse da come sono” -Nietzsche-, ma noi siamo dell’idea che non si possa mai sacrificare l’amore come tributo alla conoscenza. La ricerca del proprio “senso”, su cui tanto abbiamo dibattuto, esula dalla conoscenza dell’anima razionale. Eistein è con noi quando afferma, con importante responsabilità, che la fantasia sia mille volte più importante della scienza. Quest’ultima, piuttosto, è connaturata alla nostra natura “curiosa”, per timore, per istinto di sopravvivenza, ma comunque curiosa di comprendersi, certo non in debito con un destino!

Afferma Cortazar, in Historias de Cronopios y de Famas: “E i gesti dell’amore, questo dolce museo, questa galleria di figure di fumo. Si consoli la tua vanità: la mano di Antonio cercò quel che cerca la tua mano, e né la sua né la tua cercavano qualcosa che non sia già stato trovato fin dall’eternità. Ma le cose invisibili hanno bisogno di incarnarsi, le idee cadono a terra come colombe morte”. Cosa dei nostri progenitori, più poveri di sceinza, più disincantati rispetto all'amore, più disperatamente in cerca di esso?

Alla prossima giornata di Atelier parleremo di Grotowsky e del suo "teatro povero". Non permetteremo mai di spogliarci di quanto ci appartiene, ma sapremo piuttosto pronti a toglierci abiti che possono non servire: un rovesciamento della povertà. Per la Storia, quella grande, posso concedere… è più difficile, ma non facciamone un alibi. Buon lavoro gruppo!

Foto: Gianna Nannini, "Suicidio d'Amore"2007

sabato 7 febbraio 2009

La Storia Siamo Noi - Francesco De Gregori


La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso. La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare, questo rumore che rompe il silenzio, questo silenzio così duro da masticare.
E poi ti dicono "Tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera".
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera. Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone, la storia entra dentro le stanze, le brucia, la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere, siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere. E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia) quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare. Quelli che hanno letto milioni di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare, ed è per questo che la storia dà i brividi, perchè nessuno la può fermare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli, siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli, la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.

Selezioniamo troppo spesso la storia e ci selezioniamo dentro di essa. Prendiamo l'alibi che essa sia troppo grande per le nostre calze, riempite dei nostri piedi, per i nostri passi ed utilizziamo questo ragionamento per toglierci anche dalla nostra storia personale. Ambiguamente essendo... L'espropriazione della coscienza di vivere luoghi, tempi, incontri, possibilità, sotto le nostre suola, sopra il nostro cielo. E' come il tradimento che ogni "speranza" -pure buona- cova in sè; quella capacità di differire al futuro, destituendo l'azione di significato e potenza. Ma "la storia non ha nascondigli" e prima o poi ci ritrova vigliacchi, a piangere, desolati a soffrire, poveri a chiedere voce. "La storia siamo noi", il teatro l'ha sempre detto; un tempo, forse, il tempo l'aveva reso imbellettato e pieno di cerimonie questo messaggio, scordandone la matrice originaria,quella della coscienza che si riflette e si fa specchiare in chi ascolta e ...guai a non essere sinceri con se stessi!. Poi, fortunatamente la libertà ha finito di essere solo un vessillo, una bandiera, ma è diventata partecipazione. Fuori dell'orto angusto dei pensieri che cercano solo consolazione, sapremo scegliere le cose importanti che ci confortano. Ed è differente! Niente pezze al culo, pomate antireumi, aspirina a go-gò, e niente impavido brandire il brando!
Solo "autenticità". Certo, nella musica e noi... nel nostro teatro. Director

Foto: Francesco De Gregori

ELVIS PRESLEY - MY WAY







What's your way?
Only sincere answers will be accepted...

Foto: Elvis Presley- 1º Show trasmesso via satellite (1973)

mercoledì 4 febbraio 2009

Panico e Guerra: lettura per iniziati?


La guerra fuori e dentro le persone; diversi i teatri e gli sconvolgimenti, unica la coscienza che li osserva. L'attuale scenario dei conflitti bellici, economici e sociali, costituisce un "pabulum" ideale per l'incremento dell'aggressivita; ha un ruolo intensamente destabilizzante non solo sul nostro stile di vita, ma soprattutto sulla nostra vita mentale.

Leggo fugacemente una notizia già ascoltata al notiziario radio; è il 2 febbraio e l'agenzia ANSA, lapidaria, incide la cronica rosso sangue di un attentato avvenuto a Tirin Kot, capoluogo della provincia meridionale di Uruzgan. "Almeno 18 poliziotti afghani sono rimasti uccisi quando un kamikaze si e' fatto esplodere in una stazione di polizia nel sud Afghanistan". Molti altri i feriti. Mi chiedo subito quanto ferita resti la nostra memoria, così sollecitata da un continuo bollettino di guerra.
E' il 4 febbraio, i
giornali riportano la notizia di un ennesimo missile Grad lanciato dalla striscia di Gaza verso il Sud di Israele. Sfortunato il missile, più fortunata la popolazione che, questa volta, risulta indenne. Ma l'immediata rappresaglia israeliana non si fa aspettare e reagisce. Una tregua sempre più in bilico.

Se si ha un poco di tempo in più per scorrere le varie rubriche, si trova lo stupro quotidiano, la violenza sul minore, la violenza dei minori, l'ennesimo attacco informatico al mondo della finanza, non può mancare la previsione catastrofica di quello che sarà l'economia nei prossimi anni, mentre nel Congo continua silenzioso il terribile esodo dei dannati del Kivu. A salvare da questa lettura a poco serve la pur incoraggiante battuta di un celebre fisico del secolo scorso, Niels Bohr: "La predizione è molto difficile, specie se riguarda il futuro!". Il mondo ha terrore e produce terrore. E' una spirale che dura da sempre, tanto massiccia è la proiezione del nostro istinto di vita e di morte, forse commenterebbe Freud, senza tuttavia riuscire a risolvere il problema...

Qualcuno dei giovani che incontro nel mio studio, viene chiedendo soccorso per un panico del quale non sa trovare una ragione; ma, nello stesso tempo, un altro giovane si sta preparando al tuffo oltre quello, per farsi esplodere. Sono contraddizioni che stridono alla nostra intelligenza e coscienza, ma il suono di questo attrito è così poco "rumoroso" e non riesce -anche quello- a cambiare le cose... Eppure sono avvenimenti, planetari e privati che dovrebbero far riflettere; ma poi, anche lì, dove vi sono le stanze dei comandi e bottoni, ancora una volta quegli istinti, travestiti da "potere", "ragion politica", interesse nazionale" ecc ecc..., impediscono di cambiare le cose.Tutto questo incide non solo pragmaticamente sulla nostra vita, ma vi è una subdola azione negativa, difficile da misurare, i cui effetti però sono persino riscontrabili nei nostri pazienti.

Dico sempre al mio paziente o all'attore -se ci troviamo nel laboratorio di drammaterapia- che nel suo Io più profondo eppure "le cose possono cambiare". E' un percorso misterioso, accidentato, fatto di scoperte, regressi, anticipi ed a volte "false guarigioni", ma che promette di poter essere fatto e portare fuori dal vortice del "disimpegno", della "disattenzione", del letargo nella nostra coscienza. Il panico deve essere ascoltato. Non uso facilmente il verbo "dovere", anche se i "doveri" esistono. Troppo a lungo, a braccetto della pedagogia fasulla o della demagogia spietata, ha addormentato le coscienze nell'obbedienza. Non serve fare esempi. Ma in questo caso, se non si vuol spendere mesi ed anni per risolvere il problema, DEVE essere ascoltato. E le cuffie sono speciali. I rumori e le voci del mondo si prestano troppo bene a distrarre ed impigrire l'impegno del "coraggio", la forza del "rischio", l'incognita dell'"esplorazione". Senza eroismi; quelli appartengono piuttosto agli esempi appena riportati in cronaca; l'ascolto di se stessi, piuttosto che l'accanita domanda, pure legittima, "perchè sta accadendo proprio a me". La comprensibile iniziale mancanza di risposte aggrava il circuito della paura e tu, senza appigli, rimani attaccato al vortice del panico, alle cime di un barca che sta affondando,così paradossalmente trattenendolo addosso a te stesso.Non sappiamo quali fattori potranno fermare la spirale di insicurezza che questo clima di globalizzante relativismo ha creato.

Coscienze più mature e cresciute nella comprensione dei fenomeni e paradossalmente più incapaci di governarli. Le istituzioni debbono farsi garanti di questa riflessione che trova gli adolescenti sempre più eccitati dalla tecnologia, ma sprovvisti delle buone storie che gli adulti non riescono a trascrivere per loro; con un immaginario rinchiuso in cantina, a paventare mostri, perchè sostituito dalla pletora iconografica del digitale. L'overdose del gioco elettronico -più subdola di quella delle droghe- non va misurata solo nell'influenza negativa sul singolo, ma vista come fenomeno che aliena la comunicazione sociale e riduce drasticamente la capacità simbolica dell'individuo. L'onirico rischia di popolarsi di fantasmi e la nostra, la loro capacità di sognare... di atrofizzarsi. "Una società di persone che non sognano non potrebbe esistere. Sarebbero morti in due settimane" sentenzia William Burroughs e lo sforzo nelle aule di scuola, nei nostri studi medici e vorrei dire...anche nei tribunali è di leggere dietro molta apparente guerra, la richiesta di sogno che fanno le persone, gli adolescenti. Con loro vive la memoria di quanto siamo stati e dunque la legittima speranza di correggere la realtà."C'è nei sogni, specialmente in quelli più generosi, una qualità impulsiva e compromettente che spesso travolge anche coloro che vorrebbero mantenerli confinati nel limbo innocuo della più inerte fantasia" (A. Moravia)

Tre anni fa: un ragazzo meraviglioso, pieno di forza, che tuttavia non sapeva dove dirigere, che chiameremo "Rodolfo" -perchè nei panni di quel personaggio interpretava le piece darammaterapiche-...e poi, ad un certo punto lo scritto che segue. Gli avevo chiesto: "Rodolfo, libera la tua mente su spazi più ampi del tuo piccolo/grande timore, piccola/grande speranza, lascia interpretare al tuo inconscio il sogno di quelle e scrivi qualcosa che con te abbia un profondo senso, tutto privato, tutto tuo. Lo leggerò, senza interpretare -anche l'interpretazione a volte ha la sua arroganza-. In questo caso non servirebbe farlo". E..Rodolfo mi scrisse qualcosa di molto strano e bello, apparentemente lontano dalla sua anima, ma che in quella trovava tuttavia senso. Ora lo ri-do questo scritto -si certo sorrido anche...Rodolfo ha fatto la sua strada- alla compagnia, come riflessione possibile su quanto dentro di noi può essere scritto, senza che ne siamo consapevoli ed utilizzato, a volerlo fare... Director

@Rodolfo
Era una giornata come tante altre, c'era il sole, neanche un'ombra di nuvola o comunque qualcosa che distogliesse l'attenzione da quel chiaro e splendido Cielo azzurro...
Era tutto come sempre, una calma giornata che poteva bastare a rallegrare l'anima di una persona già avvolta nel buio della sofferenza... era una giornata di sole, ma come le altre...
Le nuvole non c'erano certo, l'aria era sempre la stessa; non si poteva non notare l'ombra di quei maledetti aerei che arrivavano carichi di morte, carichi e pieni del "vuoto", se si vuol dire cosi. Ma per nessuno era il vuoto, per qualcuno era solo una ragione per perdere le speranze nella vita; per altri, era una ragione per perderne una, per ottenerne una più grande. L'ombra si accompagnava con spirito acre, insulso e indifferente, alla sabbia trasportata dal forte vento e dai colpi di kalashnikov che ormai costituivano un sottofondo di uno scenario inconcepibile… L'inferno.
Il proprio cuore, la propria anima e tutto ciò che si pensa per se stessi e per i propri cari non ha senso... niente vale quanto il proprio dio e niente va risparmiato.
E' cosi che vive oggi un uomo ed è costretto a giurare fedeltà a questi ideali e costretto ad esserne convinto e, allo stesso tempo, indirettamente ad esserne una semplice pedina... un gioco che una fine l'ha gia scritta con il sangue.
E’ solo un padre di famiglia accecato dalla sofferenza, dalla rabbia e dalla confusioni per questi disordini politici-religiosi. Non sa neanche lui a cosa va incontro, sa soltanto che la morte è il suo pensiero...
Una moglie e un figlio lo guardano ogni giorno che passa sempre più con sofferenza; capiscono che non possono nulla, ma nello stesso tempo soffrono perchè impotenti di fronte al dolore che lo colpirà e che colpirà loro per la sua perdita.
PADRE: " PREPARA I BAGAGLI MUOVITI DOBBIAMO ANDARCENE DA QUA... NON C’è ASSOLUTAMENTE TEMPO DA PERDERE!" (Urla forte)
MADRE "Ti prego davvero, non andare...ti sei dimenticato quanto tengo a te...sai bene che non riuscirai a tornare più e noi saremo sempre più "(il marito la interrompe)
PADRE "Ti ho gia detto di finirla con queste storielle.... ho una missione da svolgere, non devo prepararmi a una vita sdolcinata che mi stai riservando...."
MADRE "ma come puoi ignorarci mentre soffriamo per te! non posso perderti… come puoi chiamare sdolcinato l’amore che provo per te?"
PADRE "PREPARA I BAGAGLI!..."
La moglie sa bene che Hamid non lo fa per rabbia, ma bensì per proteggerla... e sa anche che è testardo come al solito e che non c'è niente da fare per fermarlo...con sguardo ammaliato e con animo rassegnato prepara le sue cose per lasciare la loro casa...
Il Figlio sente quei discorsi e intanto guarda dalla finestra della sua camera quel mondo sempre con più interrogativi, e domande...Si chiede che bisogno ci fosse di fare tutto quel trambusto con quegli oggetti in mano, si chiede il perchè ci fosse bisogno di tutta quella distruzione... non capisce il perchè e ogni domanda è seguita ad un pianto di sofferenza sempre più grande...
MADRE (chiama figlio) "MOHAMEEED, TI HO SEMPRE DETTO DI NON AFFACCIARTI DALLA FINESTRAA, chiudi e entra dentro!"
FIGLIO: "...madre, perchè tutto questo… perchè tanto rumore e tanto sangue la fuori? Perchè Madre… "
MADRE: "Non ti preoccupare figlio, vedrai che finirà presto, intanto vieni dobbiamo andare via di qui!"

Senza Esitare il figlio seguiva la madre; era ossessionato da troppi quesiti, la madre che non aveva risposto precisamente alla sua domanda lo lasciava pensare a tutte le cose più brutte possibili, per sostituire l’interrogativo col dolore mentre incominciava a vedere l’abbandono della sua cameretta e della sua casa come un obbligo ad un viaggio senza ritorno, un passo nel buio , un passo che calpesta sangue e fantasmi.
Lasciarono velocemente Al Quaeda presa completamente d’assedio la giornata stessa in cui iniziarono il viaggio… Si trasferirono presso un accampamento di soldati islamici a 15km dalla città..
PADRE (Si rivolge a tutti i soldati):" HANNO COMPLETAMENTE INVASO LA CITTA'…. LE NOSTRE CASE SONO DISTRUTTE, LE NOSTRE VIE INFUOCATE! BISOGNA AGIRE ADESSO!!! ORGANIZZATEVI ADESSO, CI MUOVEREMO STANOTTE… NON AVRANNO SCAMPO!"
Con Sguardo deciso si rigira dalla parte della sua famiglia…
FIGLIO: "Padre ma perché stanno distruggendo la nostra città cosa abbiamo fatto di male?"
PADRE: "lo Capirai piu avanti figlio, mentre cercherai di combattere qualcosa di cui ancora non conosci neanche l’ombra… seguimi figlio, ora è arrivato il momento di agire, non cè tempo di chiedere…"
MOGLIE: "Hamid ma cosa stai dicendo, nostro figlio dove ti dovrebbe seguire??? Sei folle? Non ti basta il tuo sangue? Per questa guerra chiedi anche il suo?"
PADRE: "Bisogna liberarsi di questo male, non bisogna esitare un attimo, dobbiamo sacrificare il possibile immaginabile per vincere….la morte calpesterà i nostri corpi, ma la vittoria li rianimerà…
Ora niente ci puo fermare ne tantomeno una madre di un combattente come tutti quanti che è mio figlio e a maggior ragione deve rispettarmi seguendomi in battaglia…"
GUARDIE (Urla) "Abbiamo un soldato in più stasera! Venite a prepararlo adesso, niente ci deve più ostacolare…"
Foto: "Panico-Kamikaze"

lunedì 2 febbraio 2009

Cavalcare la propria Tigre: come vincere un attacco di panico


Da Comunicati Stampa.Net

A Roma, il 6 marzo, una conferenza educativa per il pubblico promossa dall’Atelier di Drammaterapia Liberamente e tenuta da psicologi e psichiatri. L'evento, a carattere divulgativo e teorico-esperenziale, è indirizzato a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza dell'ansia e del Disturbo d'Attacchi di Panico e le nuove strategie risolutive per questi disturbi.
Ansia, panico, fobie, un mare allargato di disturbi che spesso inizia con un disagio più limitato , sino poi ad arrivare al panico, con la conseguenza di gravi condizionamenti per la vita della persona. Un precoce ricorso a trattamenti integrati farmacologici e/o psicoterapici puo’ risolvere questa patologia.Alla base di tutti queste patologie vi è l’alterata risposta del nostro organismo psico-fisico agli stimoli che ci circondano e certamente -quello che più conta- la mancanza di un tempo per riflettere e per rilassare la nostra mente, ri-meditare i nostri progetti, cambiare un poco il nostro stile di vita. Guardando ad un paese come l’America, dove le cifre divengono chiaramente molto rappresentative di ogni fenomeno, ci sono oltre 20 milioni di americani che soffrono di disturbi d’ansia, che includono gli attacchi di panico i disturbi ossessivo-compulsivi, quelli post-traumatici da stress, le fobie e il disturbo da Ansia Generalizzato. Nel nostro paese le cose non vanno diversamente… Spesso i sintomi divengono cronici, non hanno una remissione e tendono generalmente ad aumentare di intensità se lasciati senza un trattamento specifico. Tormentati da attacchi di panico, da irrazionali pensieri di paura, da comportamenti compulsivi e rituali, da incubi, con tutta una serie di sintomi fisici che si aggravano, le persone con disturbi d’ansia costituiscono una fetta di popolazione purtroppo "affezionata" alle sale dei pronto soccorso degli ospedali ed alle accettazioni ambulatoriali.Un attacco di panico viene improvvisamente, con o senza preavviso e dura solitamente dai due ai dieci minuti, ma in qualche caso può estendersi anche oltre l’ora. Entro pochi istanti il respiro diviene corto, il battito cardiaco si intensifica, appare tremore, sudorazione intensa, un senso di costrizione al petto, vertigini e spesso un sensazione di irrealtà pervade l’esperienza soggettiva dell’individuo che ne è colpito. Non c’e dunque nulla di che meravigliarsi se la maggior parte delle persone che vanno incontro a questa dolorosa esperienza creda di essere sull’orlo della follia od in procinto di morire. E’ la forma più acuta dell’ansia senza oggetto, dove non ci sono pericoli da evitare o minacce esterne da cui mettersi al riparo, una condizione che deve essere riconosciuta e trattata, perché al senso di impotenza che si produce in quei interminabili momenti, non si aggiunga con il tempo l’isolamento dovuto all‘esitamento delle situazioni che il soggetto reputa a rischio. Il lavoro di queste persone, la loro famiglia, la vita sociale risultano a volte estremamente disturbati e qualcuno può diventare un vero "recluso" tra le mura di casa. Per alcuni si aggiungono patologie come la depressione, l’abuso di alcool o sostanze. stupefacenti, la triste dipendenza da terapie farmacologiche sempre più importanti e non sempre risolutive. A causa dello stigma sociale che questa patologia comporta, le persone tendono inoltre a rifuggire da un trattamento o vi ricorrono soltanto quando il disturbo si è aggravato, così limitando e in ogni caso rendendo più difficili gli interventi terapeutici.


Vi siete mai chiesti -se non siete marinai- come faccia uno scafo a vela a muoversi contro vento? Il vostro berretto ed occhiali debbono essere bene "ormeggiati" sulla testa, se non volete farli volare via; il vostro corpo è spinto indietro quanto più la vostra barca solca veloce l'acqua. Anche l'acqua va indietro. Ma la vela assicura perfettamente la direzione in avanti. Anzi, quanto più il vento soffia contrario -certo diverso sarebbe averlo a favore!- quanto più voi state andando veloci! E' così che le resistenze si aggirano, gli ostacoli si affrontano, le difficoltà si superano...a volte, proprio sfruttando le apparenti condizioni contrarie...di vento, di vita!

Un attacco di panico è un tuffo nel nulla: non hai maniglie da prendere, cime a cui aggrapparti e perfino sottocoperta -se mai provi ad andarci- peggiori la situazione. Eppure esso racchiude, molta energia, proprio come un fulmine...che a saper sfruttare assicurerebbe molti gigawatt per molto tempo. Contiene pensieri, emozioni, corpo, memorie, fatti e predizioni...un insieme di cose familiari eppure così disordinate ed esplosive che appaiono totalmente inintellegibili, non utilizzabili. Certo è che un attacco di ansia non chiede di risolvere se stesso, anche se la persona che ne è colta è quello che disperatamente cerca di ottenere, da sola, con altri o con i farmaci. Esso è segno causale, biologico, complessuale, persino profetico di cose che sono avvenute, stanno avvenendo e potrebbero avvenire, ma la cui legenda è oscura ed invisibile. Eppure, fuggirne aggrava il problema; assistervi impotenti condiziona; appiattirlo insieme alle nostre emozioni con qualche pasticca preventiva deglutita non ne assicura la scomparsa. Avvicinarsi con attenzione a leggerci dentro esso, senza eroismi, nè vigliaccherie, può far cavalcare la propria tigre e dirigerla verso nuove risposte. Vi racconto una storia, romanzata per ossequio alla privacy che la mia professione di psichiatra, oltre che drammaterapeuta, mi impone...

La Storia
Era insopportabile, non c’era una persona che gli dichiarasse la verità od almeno fosse riuscita a scoprirla in tutte quelle visite tra specialisti e pronto soccorso e, nel ricordare quella prima volta in cui il disturbo era comparso nella sua vita, Giulia si sentiva ancora oggi minacciata e depressa. Era stato in una qualunque luminosa giornata di un Aprile che il suo cuore aveva cominciato a battere così forte, rincorrendo un respiro sempre più veloce, ma mai sufficiente a darle l’aria che cercava…
“Aiuto …aiuto!” Credo che quando si gridi aiuto, ma per davvero, il tempo tenda a fermarsi, dilatandosi in uno spazio vuoto ed insieme restringendoti fino a farti sparire tutto d’intorno. Giulia era oramai al ventesimo aiuto, ora appena sussurrato in una voragine che sembrava risucchiarlo, senza che lei potesse capire cosa stesse accadendo. Vivere la sensazione dell’imminente pericolo è già doloroso, prende il cuore, le tempie, lo stomaco e ad alcuni anche i genitali partecipano al rumore della paura; ma esservi dentro è il terrore dell’anima, una bocca spalancata senza suono, può essere il desiderio di scomparire pur di scappare da qualcosa che non si conosce. Un’intensa ed angosciante sensazione di vertigine doveva essersi conclusa con uno svenimento in piena strada…poi più nulla. Si era ritrovata stesa su di un lettino di un’astanteria in ospedale, tra visi familiari che la rassicuravano con mille bugie, perché pensare che tutti fossero in buona fede non consolava, né era credibile e che tutti si fossero messi d’accordo suonava altrettanto falso. Ma allora? “Lei non ha niente di serio signorina, non deve preoccuparsi…” continuava a ripeterle il primo piano di un viso incorniciato da una camice troppo bianco e per nulla rassicurante, “…il suo elettrocardiogramma è a posto…è stato solo un attacco d’ansia”. Si era sentita impazzire, che gusto c’era negare che ora il suo cuore aveva un problema, magari sconosciuto sino il giorno prima; il petto era ancora dolente e la testa continuava a girarle ogni tanto quanto dopo una sbornia affatto ricercata. Vi era stata, lo riconosceva, quella mezza giornata di confusione preceduta da uno strano sonno durato almeno due ore, profondo quanto inesplicabile e dopo era stato così confuso e terribile aggirarsi per le strade tutte eguali, con quei cartelli e quei rumori più distanti del solito, mentre il cuore sembrava volerle uscire dal petto.
Per chi si trova nella condizione di “presunto malato”, non esiste cosa più straziante del ricevere una qualche domanda e di essere bocciati nella risposta che si conosce giusta. L’ignoranza, in un certo senso, almeno protegge, dà il conforto salvifico di un alibi che ricompone le vicende in salutari nessi di casualità. Doveva esserci qualcosa che non andava nel suo corpo e stava ai medici ricercarla e sanarla! Giulia era stata da sempre un tipo piuttosto razionale, ‘concreto’ le era detto dagli amici. L’esistenza è quella che hai davanti, fatta degli oggetti che conosci e che in ogni modo hai esplorato fino ad un certo punto e nessuno te ne può mettere addosso un’altra. Quando quel signore che si proclamava medico le rivolse per l’ennesima volta la rituale domanda…”ma non riesce proprio a ricordare nulla d’analogo nei giorni o mesi precedenti?”, Giulia non resistette e, roboante come una locomotiva che si vorrebbe dare per finita, sbuffò urlando che il problema eventualmente, dal loro punto di vista, era di ‘ricordare’ che la sua vita era stata regolare fino a quel momento e che era quello che stava accadendo nel suo corpo ora a dover avere delle spiegazioni!
Nei mesi successivi, in altri conflittuali incontri con la ‘medicina’, Giulia si era ritrovata altri camici bianchi davanti, ai quali chissà quante cose avevano confermato, insieme al suo caratterino, che lei era un po’ pazza, irriducibile e bisognosa di cure, ma del resto oramai anche lei aveva cominciato a pensare che qualcosa non dovesse andare nella sua testa. Di contro, la sua vita prima di allora, fatta di studi eccellenti, carriera appena all’inizio, ma già promettente ambiziosi traguardi, una vita sentimentale soddisfacente e persino del tempo da dedicare allo sport. Disturbo da Attacchi di Panico ed Agorafobia era stato infine il nome di quel compagno fedele che in numerose altre occasioni le aveva fatto una visita improvvisa, inaspettata e poi sempre più sospettata, un segnale doloroso che dalle zone profonde, meno visibili di Giulia, l’aveva poi inchiodata alla sedia della riflessione, aiutandola ad interrogarsi positivamente su molti intelligenti perché, risolvendo poi il problema, ma anche su aspetti della vita che lei non avrebbe mai potuto altrimenti conoscere.


Il "drama" che si muove dentro in cerca di una "scena" giusta, un palco vero, sbotta...ed occupa lo spazio della vita. In esso vi è il tormento e la gioia delle cose inespresse, di quelle viste in sogno e mai ricordate, di date superate ed alcune ancora da venire. Noi, nell'Atelier, gli diamo un palcoscenico "vero": lo facciamo "giocare" a braccetto con l'autenticità: la coscienza dell'Io può ora far filtrare dal profondo le storie mai vissute ed ancora in incubazione. Molte cose non nascono. Anche noi siamo stati "per non nascere". Poi è avvenuto. Ora, la responsabilità del vivere, coscienti del fatto e del divenire. Nessun "dramma" fuori, credimi Giulia, ma la furiosa voglia di essere. Tuo Terapeuta

Foto: "Tigre" da "il fissatigre", piece drammaterapica dell'Atelier, Maggio 2008

DRAMATHERAPY WORKSHOPS (2004-2009)

Ciclo di Conferenze-Dibattito 2010, aperte al pubblico

organizzate dall' Atelier di Drammaterapia Liberamente -h. 20,00,in sede-

-09 aprile, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio
-07 maggio, La lezione di Grotowsky + Laboratorio
-04 giugno, la Cinematerapia e la Cinema-dramaterapia + Laboratorio
-02 luglio, l'Hypnodrama + Laboratorio: il Ritorno del Padre
(nuova programmazione a settembre)

Gli incontri, aperti su prenotazione, condurranno i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente. I seminari e le conferenze -a carattere educativo e divulgativo - sono indirizzati ad pubblico non professionale, ma anche a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici e psicologi La partecipazione agli incontri è gratuita, su prenotazione alle pagine del sito o telefonando alla segreteria scientifica, tel. 340-3448785 o segnalandosi a info.atelier@dramatherapy.it

COMUNICATI STAMPA