@ Director
As mind master of the CDIOT, this gives me the opportunity to open a discussion on the fascinating Mind's Creative Processes and the Theatre. So I invite you to join our community, getting it prestigious, because it will be built with your intuitions and questions, meditation and inner answers. This is the place where you can use the freedom to express your doubts and you ideas, sharing with the others the research of your way. The Mind is a living miracle, available better than we could immagine; the theatre is a powerful tool to get deeply its power! But what beyond our discussions?
Prepare for becoming part of a new way to discuss with your right emisphere.
Explore the real power of hypnosis, dramatherapy and cinema-dramatherapy and get away its magic and false misconceptions.
Work nicely with us to create our friendship and the warmth of our curiosity and mind’s exploration.
Learn, enjoy and get excited!
Help yourself adapt to altering life-style changes..if there’s one constant in our life today it’s change; from every direction and faster than ever.
Let’s make the dream a reality...and much much more! Contact and interface with our staff; psychiatrists and psychologists will help you to get your life better!I’m just looking forward to seeing your messages here!

"It does not take much strength to do things, but it requires great strength to decide on what to do" Elbert Hubbard

mercoledì 29 ottobre 2008

Dramaterapia: alcune considerazioni sulle "tracce"


Credo di avervene già parlato... discussione interminabile, anche se non si gira in tondo! Discussione da fuori a dentro. Tacce di memoria, ma anche profetico spettacolo da inseguire. Sonia, nella nostra trascorsa piece di Sonia: Il Resto Della Sua Vita" non erca rabberciamenti, scappatoie, o toppe alle pericolose falle dopo temporali come quelli di ieri...Roma devastata da una pioggia che voleva solo lavarla un poco meglio dei suoi amministratori. Sapete, piuttosto, un mio tris-tris-nonno da parte di nonna paterna, nella Roma papalina, fu sindaco di Roma, Iacobini "l'onesto", così veniva appellato. Roma non era più pulita e non è sempre questione di amministratori. Ma per noi che amministriamo noi stessi, le cose cambiano e la poltrona che occupiamo dura tutta una vita, breve, ma sia pur tuttavia tutta! Sonia non si ribella al dolore antico, mai, perchè dovrebbe imparare il passo del gambero. Offre radici e foglie alla luce e spera...

Può accadere che la vita ci “addormenti” con i suoi dolori, come ogni inganno sordo può fare, sino a nasconderne le tracce visibili che altrimenti ci porterebbero alla urgenza del “cambiamento” necessario e, tuttavia, non ancora agito. Il dolore della fatica di crescere, ad affrontare il rapporto con se stessi, ad accettarne le contraddizioni ed a superarle se occorre, le imperfezioni ed anche solo il sospetto -mai troppo espresso ad alta voce - che qualcosa di noi o del mondo con noi non va come ci saremmo aspettati.
Le ragioni antecedenti questa “fuga” dal confronto con la vita, che ci può impigrire sino a volte realizzare solitudini o piuttosto legami o avventure strane di ogni tipo, risiedono in molte variabili, familiari, educative, genetiche e persino casualmente incidentali! Com’è vero che non esista un percorso stabilito per ognuno, è anche vero che a volte si possa fare una lettura assolutamente “pregiudiziale” di come sono andate le cose, di come stanno andando, di come potrebbero continuare e procedere se noi “non cambiassimo”. Laing dice di un “sottile filo rosso” che lega le nostre vicende, che ha in sé il senso di quello che è accaduto, che può essere ripercorso a ritroso nella nostre memorie ed esperienze vitali; gruppuscoli di cellule neurali che ripetono all’infinito, nel gioco tra istinto e pensiero. Il “senno del poi” è impertinente, tuttavia l’analisi attenta di quanto accaduto può restituirci al sospetto che fatti considerati antecedenti hanno determinato quello che ora sembra gridare vendetta.
Allora accade, appunto, che tutto possa essere trascorso persino semplicemente o disturbato da innocue noie nevrotiche o, a veder bene, abbia imprigionato risorse, sottratto al gioco imprevedibile di tanti destini la nostra esistenza; stili di vita che non interpretano pienamente le nostre possibilità, giacchè altrimenti noi, così mascherati, dovremmo affrontare la fondamentale domanda sulla nostra relazione con il mondo e noi stessi.
In questo empasse silenzioso, anche la vita intorno ci si addormenta addosso, finendo per fiaccare ogni nostro potenziale risveglio. Cortazar le chiama "scimmie", addormentate sul tavolo, ossessionate dal routinario scandire del mondo; ritmi svuotati di senso, se non quello della abitudine, invero sensi di colpa con se stessi, camuffati della parvenza dell’altro, dei suoi bisogni, delle illusioni condivise… pur di restare nel letargo dell’inanizione. Perché, poi, la memoria, con l’aiuto della paura, è bravissima ad arredare case fantasma, dove crediamo di abitare; persino convinti da questo mirabile gioco di funamboli e giocolieri nella nostra vita, che siamo vivi, veri, proprio tutti là dove siamo. Insomma persino la difesa strenua dal senso nascosto del nostro vivere può convincerci che altro non c’è e che stiamo dandoci tutte le possibilità.

Accade, ancora, che qualcosa di fuori, un evento imprevisto –forse alla analisi ingenua del nostro sonno…- o da dentro, subdolo o precipitato da abissi mai svelati, prenda forma visibile o sottesa e renda più difficile il nascondimento di molte cose celate sino ad allora e tutto diviene più difficile. Le coperte non ci coprono più, fa freddo; ma vedere ora sarebbe persino più pauroso di molto tempo fa. Tuttavia la nostra esistenza, quella che dentro ha continuato a svolgersi, pure travestita, ha nel percorso lasciato tante piccole tracce che reclamano il diritto alla luce. Una energia inusitata, ora, scioccante ci muove come bipedi curiosi a toccare nuovi oggetti, fuori e dentro, a cercare nella collusione con il mondo il senso del presente, a confonderlo con quelle forme, a crederne l’esatta riproduzione nel futuro. Persino la parola “cambiare”, affacciata alla superficie, aiuta l’inganno, mentre il passato, vestito di presente ci promette rivoluzione, riscatto!
Forse altre volte è accaduto più innocuamente che la coperta sia tornata lunga, seppellendo rivoluzioni e speranze, rigettando nell’inferno silenzioso la tentazione di “vivere”. Questa volta è diverso, la ferita aperta chiede la luce per rimarginare e, se tradita, geme l’umore di una temuta sconfitta, da sotto, si confonde con le “bolle” dell’indigestione, le contratture del freddo, gli scotomi della paura. Non vi è riparo ed al senso che tutto sia di più di quanto urli nella nostra mente, seppelliamo sotto la pelle il dolore di un’anima tumefatta; lo dipingiamo sulla mucosa pallida o accesa del nostro spirito; lo segreghiamo nelle giunture del nostro cammino, goffo clown fuori scena, che oramai non crede più nell’arte di far sorridere per non morire.
Fuori, locuste e parassiti vengono allontanati dal terreno in fretta e tutto sembra sicuro, deterso, nell’ordine composito già conosciuto; il medico rassicura su l’assenza di piaghe; non suoni, odori ed ombre minacciose, solo un pianto nuovo, compromesso che stringe la vita e le tempie, che s’incarna come un vulcano a rovescio a farci male, che frattura il senso del vero con gli altri e ci rende stranieri sulla stessa terra.
Foto: "Dramatherapy in action", foto di scena dalla piece drammaterapica "Rodolfo", Roma, Atelier LiberaMente, dicembre 2006

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