@ Director
As mind master of the CDIOT, this gives me the opportunity to open a discussion on the fascinating Mind's Creative Processes and the Theatre. So I invite you to join our community, getting it prestigious, because it will be built with your intuitions and questions, meditation and inner answers. This is the place where you can use the freedom to express your doubts and you ideas, sharing with the others the research of your way. The Mind is a living miracle, available better than we could immagine; the theatre is a powerful tool to get deeply its power! But what beyond our discussions?
Prepare for becoming part of a new way to discuss with your right emisphere.
Explore the real power of hypnosis, dramatherapy and cinema-dramatherapy and get away its magic and false misconceptions.
Work nicely with us to create our friendship and the warmth of our curiosity and mind’s exploration.
Learn, enjoy and get excited!
Help yourself adapt to altering life-style changes..if there’s one constant in our life today it’s change; from every direction and faster than ever.
Let’s make the dream a reality...and much much more! Contact and interface with our staff; psychiatrists and psychologists will help you to get your life better!I’m just looking forward to seeing your messages here!

"It does not take much strength to do things, but it requires great strength to decide on what to do" Elbert Hubbard

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venerdì 4 settembre 2009

Drammaterapia, Il Rinoceronte di E. Ionesco: Berenger in Terapia

Caro Berenger, ho raccolto la tua dal servizio postale e aprendola il mio cuore ha avuto un sussulto. Sapere che ci sei, che posso ascoltare la tua voce mimata sulle mie labbra mi ha entusiasmata.
Vivo da poco a Fresse, una cittadina non molto lontana dalla tua. Oggi sono felicemente sposata e quei barriti sono soltanto un lontano ricordo. Ho molto piacere di sentire che hai smesso di bere, almeno per la tua salute. Ma vorrei sapere altro di te e di come vivi. Scrivimi ancora e se ne hai voglia potremmo un giorno incontrarci. A presto.

Daisy (ROMEO)


Foto: Rhinoceros Disease, Neuronal Disruption 1, CDIOT 2009

Drammaterapia, Il Rinoceronte di E. Ionesco: Berenger in Terapia

Ed eccomi qui a risponderti mio caro Berenger, insieme ad una amica, con cui io mi confido. Si mi sono sposata ,ed ho iniziato questa nuova avventura, non sapendo dove mi porterà. L'unica cosa che so è che ora sono serena, senza angosce, piu libera di percorrere questo pezzo di strada con mio marito. Quanto sarà lunga non so e ne dove mi porterà. Comunque sorrido e questo mi crea gioia e forza per affrontare le difficoltà della vita.
Un abbraccio Daisy (SPARTACO)

Ps: spero che tu possa trovare la tua strada, perchè tutti ne hanno il dovere ed il diritto

Foto: Rhinoceros Fragments 38, CDIOT 2009

Drammaterapia, Il Rinoceronte di E. Ionesco: Berenger in Terapia

Caro mio! Caro Berenger! Sono lieta di ricevere tue notizie dopo tanto. Ho impiegato un po’, prima di iniziare a scrivere. Come tu dici …”un tempo infinito”: hai profondamente ragione!Improvvisamente i ricordi, il tempo in cui le nostre vite erano vicine e anche il nostro cuore. Questo cuore che aveva iniziato a palpitare ma che ha dovuto fare una scelta: cioè quella di ricercare l’altro. Io e te! Non sarebbe bastato a riempire il senso della vita. Tu sai che il senso di solitudine provoca l’ansia. Essere soli significa essere indifesi, incapaci di penetrare attivamente nel mondo circostante. Per me si è trattato di superare la solitudine e raggiungere l’unione e poter far parte del gruppo “rinoceronte”. Penso che se non avviene una trasformazione completa, si rimarrà gli stessi di sempre; si ha bisogno di chiarezze e consapevolezze. Vedi Berenger, tutti noi siamo spesso chiamati a scindere la parte razionale dal nostro essere, il nostro vivere consapevole dalle emozioni, dai vissuti, dai sentimenti più profondi e nascosti, quasi dovessimo vergognarci dei moti interiori, delle vibrazioni dell’anima, della commozione, della gioia o della paura. Quasi alludessero ad una debolezza dello spirito piuttosto che ad una ricchezza delle potenzialità umane di percepire gli eventi (Carotenuto sottolinea come i sentimenti siano alla base non soltanto del nostro vivere soggettivo ma anche e soprattutto nel nostro agire relazionale costituendo il legame tra la nostra anima ed il nostro corpo). Perdona la mia vena psicologica ma sappi che nella mia vita sono cambiate tante cose. Si! sono sposata con un uomo speciale che mi ha portato a conoscere gli strati interiori. Un abbraccio affettuoso.
Daisy (BEATRICE)

Foto: Rhinoceros Fragments 37, CDIOT 2009

Drammaterapia. Il Rinoceronte di E. Ionesco: Daisy risponde a Berenger


Mio caro, ti scrivo questa mia e, come uno scrigno che l'avvolge, l'affido al tempo custode e difensore dei ricordi. Sono trascorsi svariati mesi dal giorno che mi "ammalai"e dopo aver vissuto, dopo esser stata travolta da una non umanità, mi chiedo come posso tornare indietro. Come si può non sentire un urto in tutto ciò che è accaduto!? Come si può dire che tutto tornerà uguale!? Semplice... non si può!
Non si può dimenticare ciò che è accaduto. Non si può. Ma bisogna ricordare e raccontare l'irraccontabile. Prendere coscienza di se stessi, trovare la forza e l'umiltà di riconoscere i propri sbagli, per capire ed assumere la misura della nostra dimensione umana. Può essere questo, l'inizio di una riflessione profonda, di un vantaggioso processo la cui sintesi finale non può che essere la ricerca dei mezzi e strumenti per essere una persona nuova. In questo periodo di ricostruzione, ricostruisco me stessa, cercando dentro di me i sogni di quant'ero bambina. Vivo a Vichy in Alvenia, portata quì dagli eventi, ma solo ora "che sono guarita", apprezzo la bellezza di questi luoghi pieni di sole,colori e profumi. Quì ho conosciuto Adrien, uomo dolce e gentile. Mi dà tanta forza e serenità. Lo amo. Grazie a lui se sono guarita. Domani ci sposeremo. Ma prima, voglio dirti tutto quello che ho provato per te in questo lungo, lungo tempo. Ho camminato in questi mesi con la testa piena di te, con il ricordo di quei baci che mi regalavi, del tuo sorriso che illuminava le mie giornate e del tuo abbraccio che mi dava energia. Una vita sola non basterebbe per dimenticare la nostra storia che è qualcosa di prezioso nella mia vita e che conservo nel mio cuore. Tra qualche mese ci rincontreremo, perdonami se non ti guarderò negli occhi e non ti dirò tutto cio che ho scritto ma...non avrò il coraggio di farlo, non potrò mai guardare ciò che ho lasciato, fa troppo male. Sono sicura che tu non ti sei arreso a loro, ma hai lottato per la tua umanità. Ricordo ancora le tue parole prima dell mia malattia, "Salviamo il mondo! Fallo per me, Daisy. Salviamo l'umanità". Ma io, stupida, ho seguito loro e non te....Quanti rimpianti. Quello che è stato, oramai, lo lasciamo al tempo. Sarebbe bello rincontrare e riabbracciare i vecchi amici e colleghi, Jean, Dudard e tutti ghi altri..., li ricordo con affetto. Ripenso ancora i luoghi della mia infanzia e del tempo della spensieratezza, vivo del loro ricordo.
C'è una lacrima che riga questi ricordi accompagnata dall'emozione e dalla gioia per il mio domani. Oggi, sono una donna diversa che va incontro alla sua felicità, lasciandosi alle spalle il senso di quello che è stato. Mio caro e dolce Berenger, spero che tu sia felice, te lo auguro immensamente. Gli eventi,purtroppo, ci hanno divisi ma il ricordo ci terrà per sempre uniti.
Un abbraccio, Daisy (CARMEN)
Foto: Rhinoceros Fragments 36, CDIOT 2009

Drammaterapia, Il Rinoceronte di E. Ionesco: Berenger in Terapia

Carissino Berenger, proprio in questo ultimo periodo di speranza e di rinascita, dopo giorni di follia e di caos, ho ripensato a te, non aspettavo e non speravo in una tua lettera, ma il riceverla mi ha reso felice. Per un momento ho ritrovato quella sensazione di tenerezza che non assaporo da tempo, la verità è che rimando questa lettera da molto tempo, i sensi di colpa mi rendono pavida e lontana. Non sono forte e non sono giusta, come ti ho già ben dimostrato, per queste ragioni non sono più tornata nella nostra città, neanche per un momento ho avuto il coraggio di affrontare la verità e i miei errori. Perdonami per i toni cupi e amareggiati, ma colgo l'occasione per spiegarti a modo mio quanto mi dispiaccia di non aver avuto il coraggio ne di affiancarti quando avrei dovuto, ne, successivamente, di cercarti di nuovo, tanto era l'imbarazzo e il rimorso che tuttora provo.
Di nuovo come vedi tento di dar pace alla mia coscienza con parole, non fatti, ti domando ancora scusa, avrei potuto rispondere alla tua dolcissima lettera con un'altrettanto dolce e distaccata parodia delle mie, lasciando scivolare tutto il mio e il tuo dolore dentro, senza neanche degnarlo di nota, ma almeno questo te lo devo, sincerità e scuse, almeno per una volta; del resto se non imparassimo dagli errori saremmo bestie disumane. Sono ingenua e sciocca forse, ma credo che tutti possano avere una seconda occasione, come ce lo dimostrano i fatti. Berenger, dolce Berenger, io non ti dissi bugie quel giorno, nella tua camera, come avrei potuto farlo? Il mio errore è stato e sarà sempre la paura, se avessi avuto anche solo una piccola parte della tua fermezza d'animo e della tua tenera umanità ti sarei rimasta accanto.

Leggo spesso la tua lettera, forse non aspettavi una risposa così sentita, o non aspettavi affatto una risposta, ma sappi che, nonostante la distanza che ci divide, io rifletto, mi pento e desidero rivederti; solo con te ho, per un attimo, assaporato una sensazione diversa dalle mie insipide abitudini, vorrei rinascere davvero, anche solo per una volta.
Daisy (VALENTINA)
Foto: Rhinoceros Fragments 35, CDIOT 2009

Drammaterapia, Il Rinoceronte di E. Ionesco: Daisy risponde a Berenger

Caro Bérenger,
ero certa che non m’avresti più ritrovata. Invece, appena cinquanta miglia ci separano: sembrano cinquant’anni di dormiveglia, in attesa d’una carezza divina.
Se tu mi scrivi, ora dormiamo, perché domani è vicino. Basta che io cammini negli anni imperdonati, raccogliere ciliegie di stagione, e con piedi nudi strusciare la pelle dei papaveri, petali dall’anima nuova e nuvole… tra l’umida terra levigata di speranza.
Ti porterò velluto rosso, ciliegie floreali e vino d’annata. Brinderemo, bruciando gli archivi dei ricordi, e... il destino smetterà di nascondersi, se ancora mi ami!
Lo saprò domani. Prima che ti arrivi questa mia, racconterò sottovoce come un uomo e una donna credono ancora di essere fermamente se stessi: lui, immutato. Lei, mutata per guarire sudari d’ogni tempo vissuto.

Cosa è successo, ti chiederai?
I miei vecchi compagni rinoceronti volevano la mia presenza, portando come sigillo d’alleanza la rinuncia all’amore. Dovevo unirmi alla forza del branco, perché in quella forza aggregante riconoscessi tutta la mia e la loro debolezza.
Tu hai mai compreso che eravamo destinati alla rinocerontite? Jean, in un momento di fuggiasca lucidità, si convinse che era l’unica via per risanare conflitti, affrontare l’irrisolto, farsi portatori di un sé rinnovato, aperto, in armonia col mondo.

Avrei abbandonato la donna che ero, inutile, banale; e ne avrei preso coscienza – proprio come Jean, Dudard, Papillon avrebbero recuperato un altro Jean, Dudard e Papillon migliori…
Bérenger, amore mio, siamo andati incontro all’epidemia affinché ci curasse… Eravamo troppo malandati per definirci umani; così seriali, accondiscendenti, vuoti: senza identità… Ah!, le nostre pubbliche virtù divenute inesorabili vizi! Tutti insieme a ingoiare polvere, sino ad otturare i polmoni.
Addomesticati prima. Addomesticati poi. Tra eccessi e malanni, malati d’una malattia sorda… eppure credevamo nella memoria. E faceva male… Ci sentivamo perduti a noi stessi… Da rinoceronti non riuscimmo a ricordare la nostra scomparsa da umani. I nostri corpi erano spariti! Insieme ai corpi, le nostre responsabilità.
Ci obbligammo alla memoria, pietà non acconsentita.
Dovevamo vivere la malattia sino in fondo. Azzerare tutto, e poi rinascere.
Forse ritrovammo la ragione nel momento in cui perdemmo il passato. Guarimmo nel momento in cui la corazza cadde a pezzi, mentre percorrevamo il presente con fatica e paura.

Trovammo macerie, detriti, cadaveri, fili spinati… Non ne sapevamo nulla.
La corazza cadde quando ci raccontarono della Guerra.
L’orrore, in noi. La memoria. La consapevolezza. Il dolore. La pelle nuda.
E, infine, le mani. Scavare la terra con le mani per seppellire i nostri resti.
Com’è la mia nuova vita, Bérenger?! Sono veterinaria, curo gli animali. Sono abbastanza serena…
La tua Daisy non ha mai smesso di amarti, sai! Neanche da pachiderma! Desidera riaverti, ritrovarti. E ritrovandoti, riuscire a perdonarsi… almeno un po’.
Daisy (NINA)

Foto: Rhinoceros Fragments 34, CDIOT 2009

Drammaterapia., Il Rinoceronte di E. Ionesco: Daisy risponde a Berenger

Caro Berenger, ho ricevuto la tua lettera in ritardo, ma ti assicuro che il piacere di leggerti è stato immenso.
Come ben sai, il processo che ha coinvolto me e i tuoi colleghi di lavoro, nonché il tuo amico Jean, ha avuto sulle nostre vite un effetto devastante, perché all’onta della vergogna si è aggiunta, con il regredire della malattia, la presa di coscienza per i fatti avvenuti. E’ vero che a causa del virus che ci ha colpito agivamo in uno stato di incoscienza, ma è altresì vero che le azioni compiute hanno lasciato segni indelebili, in me e negli altri, nonché nelle vittime di questo disastro.
Ho capito ormai che non riusciremo a dimenticare e penso con rammarico all’ultimo giorno che ci siamo visti e parlati, a casa tua.
Se solo avessi avuto un po’ di coraggio! Se avessi dato ascolto al mio cuore, negando con forza quella voce imperiosa che mi induceva a seguire i rinoceronti!

Quante volte ho fantasticato, chiusa nella gabbia degli imputati, sulla vita che avremmo potuto costruire se ti avessi seguito..
Ma troppo peso ebbero i dubbi, troppi i ricordi di te ubriaco, sconclusionato, sbandato, ritardatario, nella breve relazione che ci unì, donandoci ardore ed esaltazione, ma, nello stesso tempo paura, di perderci in quel sentimento che chiamavamo AMORE.
E poi lo sconforto, l’impari scontro con il mostro della malattia, la voglia di lasciarsi andare trascinati dalla corrente.
Non cerco giustificazioni, porto il peso del passato e lo porterò sempre, pagherò il mio conto con la giustizia, e cercherò di ricostruirmi una vita. Però sono cresciuta. Non più ragazza provinciale e superficiale, ma donna attenta e consapevole, alla ricerca di serenità e punti fermi.
Ho un po’ paura a confessartelo, ma uno di questi potresti essere tu, sicuramente diverso, ancora più vero, l’unico uomo con cui posso pensare di condividere il futuro. Se lo vorrai potrai continuare a scrivermi, potrai incontrarmi e potremo capire se veramente siamo fatti per stare insieme. Il passato era offuscato da troppe negatività, oggi potrebbe essere l’inizio di un nuovo giorno..Lo spero tanto.
Tua Daisy (GIANNI)

Foto: Rhinoceros Fragments 2, CDIOT 2009

Drammaterapia, Il Rinoceronte di E. Ionesco: Daisy ripsonde a Berenger

Vi ricordate...?

Diversi mesi dopo il grande Processo, mentre le storie degli uomini sono diventate diverse strade che come formiche essi si affannano a rivedere eguali -e qui si smarriscono, quasi alla ricerca del dolore che le ha spazzate via...-, Berenger scrive a Daisy. Non risiedono più negli stessi luoghi, non sappiamo chiessi ora siano veramente.

"Cara Daisy,questa mia ti arriva dopo un tempo infinito ed in fondo non sono nemmeno tanto sicuro che possa raggiungerti… Sarò lieto di ricevere da te, se lo vorrai. Mi trovo a Belfort, nella Franca Contea, oramai da quindici mesi dall’epilogo di quel processo che della storia ha scritto pagine di riscatto; ma brutte e piene di angoscia per noi che l’abbiamo vissute. Seppi dal buon Dudard che anche tu ti riprendesti dalla “malattia”… e senza postumi. Fortunatamente. Tutti noi siamo cambiati, in un tempo diverso che difficilmente può accoglierci. Egli, invece, purtoppo, ancora ha la cicatrice di zoccoli difficili da far sparire ed il cui rumore risveglia quello avvilito di un’anima oramai molto trasformata, troppo... Suona l’organetto e regala fogliettini con buoni auspici ai viandanti, così numerosi in quest’epoca di rifacimento.Io ho smesso di bere, ma non so se fosse più spensierato quel tempo in cui tutto doveva ancora accadere. Mi è giunta voce che tu ti sia sposata. E’ vero? Sarei contento della tua felicità. Essa è una e siamo noi con le nostre paure a dargli costanti nomi ed indirizzi o a scapparne.Ti invio due foto, sono del tempo prima, spero tu accetti che le abbia conservate. La tua terrazza, nella stagione migliore per essa, per te, per noi. Attendo un tuo cenno.Un abbraccio, il tuo Berenger ".

Ora Daisy risponde a Berenger, con lingue diverse, dal nocciolo di anime differenti, voi...

Caro Berenger,non sai quanto piacere nel ricevere tue notizie! Una sensazione gradevole di quiete dopo una tempesta. Perchè una vera tempesta sono stati gli anni che abbiamo vissuto. Ricordi come mi sembravano belli i rinoceronti, come li vedevo danzare, come il loro canto era per me irresistibile, simile a quello delle sirene di Ulisse? Chiedi mie notizie: sì, mi sono sposata ed ho due figli (due maschi), una vita tranquilla, agiata, quella che insomma credevo di volere, o forse, come dici tu, erano le mie paure a farmelo pensare. Gli eventi, quanto di catastrofico è successo, ci hanno profondamente cambiati, ci hanno reso vulnerabili coriacei al tempo stesso, ma forse la vita è proprio questa. Sono felice che tu abbia ancora le foto, così come io ho il ricordo di un amore che stava sbocciando, che non ha avuto (o meglio, non poteva avere) la forza prorompente della passione e per questo così dolce, così prezioso da custodire gelosamente nel mio cuore. Questo ricordo rappresenta la forza, la potenzialità che è dentro di noi, quel qualcosa di bello che nessuno potrà mai toglierci e, nello stesso tempo, così importante per vivere: la speranza!
Con affetto, tua Daisy (GRAZIA)

Foto: Rhinoceros Fragments 32, CDIOT 2009

Drammaterapia, Il Rinoceronte di E. Ionesco: Berenger in Terapia
















VIGNETTA SPARTACO
BERENGER: “Aiuto mi sono perso"
TERAPEUTA: “Ok partiamo… nuove strade

Drammaterapia, Il Rinoceronte di E. Ionesco: Berenger in Terapia








VIGNETTA CARMEN

BERENGER: "Difendendo me stesso realizzerò il mio Sogno"
TERAPEUTA: "...ciò che conta non è il Sogno che si realizza ma...cosa ne farai di quel Sogno che si è realizzato!?"

Drammaterapia, Il Rinoceronte di E. Ionesco: Berenger in Terapia



VIGNETTA NINA

TERAPEUTA: "Lei è un uomo vero o sincero?"
BERENGER: "Verità non è sinonimo di sincerità... e viceversa"

Drammaterapia, Il Rinoceronte di Ionesco: Berenger in Terapia














E' finita la guerra, quella fuori. Dentro le persone -e per più di una generazione- continuerà un silenzioso conflitto/confronto tra il prima ed il dopo. Berenger ha resistito alla "Ricerontite", eroismo, virtù, possibilità, fortuna...decide comunque di andare in terapia. Lo abbiamo visto nell'ultimo laboratorio, lacerato più dall'incomprensione di se stesso che degli altri. Il processo drammaterapico già avviato oggi esplora con delle vignette le vostre sincretiche rappresentazioni di un possibile scambio di battute all'interno di una seduta, sul lettino, la condensazione di quanto percepito ed elaborato durante l'incontro.
VIGNETTA VALENTINA

TERAPEUTA: “La solitudine la ucciderà!
BERENGER: “CHI se ne frega, faccia pure! Sono qui ad aspettarla, se l’alternativa è camminare a quattro zampe per tutta la vita!!

venerdì 24 luglio 2009

DRammaterapia: Noi e le "...rinocerontiche promesse altrui"

Valentiva vs. Gianni

"La mia.. (anima) sono disposto a farla a pezzi e rimetterla insieme cento volte pur di vederla brillare come un faro", meraviglioso davvero!

Berenger ci ha davvero insegnato le innumerevoli sfumature dell'arte di mettersi in gioco, di rendersi disponibile alle proprie sensazioni e alla vita, alle delusioni, ai piccoli dolori, quelli necessari per assaporare a pieno le altrettanto piccole felicità, le più importanti. Berenger, si , ci ha aperto e mostrato tanti piccoli mondi e concetti dati per scontati, quindi totalmente ignorati. Senza dubbio per mezzo della sua "difettosità" ci ha mostrato quanta profondità e importanza abbiano gli esseri umani, tutti gli esseri umani, ogni singola persona, anche la più superficiale (all'apparenza), la più disordinata, la più diversa e lontana dai nostri/loro canoni di decenza e rigore, come ognuno a suo modo e nel proprio piccolo universo personale possa celare invece straordinaria forza interiore, dignità, amore e rispetto per l'umanità, ognuno a modo suo, con un piccolo contributo invisibile e personale può salvare se stesso, senza aspettare a lungo, passivamente, e spesso invano di essere salvati, senza cercare speranza e ristoro nelle "rinocerontiche promesse altrui". Daisy indiscutibilmente abbandona Berenger (noi), ma questo non causa di fatto cambiamento in Berenger, disperazione, molta, ma piuttosto alimenta una grande fermezza e forza d'animo, la delusione quasi lo rafforza. Berenger totalmente in gioco e compromesso, come tutti i piccoli grandi Berenger, non si lascia travolgere del tutto e non si lascia coinvolgere per nulla, Questo! è ammirevole, rimanere fedeli alla propria coscienza e al proprio giudizio, senza inaridire.
Se esistesse un seguito all'opera di Ionesco, tragico e futuristico, noi potremmo riscriverlo e sarebbe un trionfo di speranza, una meravigliosa rivincita, sarebbe profondo e finalmente introspettivo.
Foto: Berenger in Terapia, Laboratorio CDIOT, 2009

mercoledì 22 luglio 2009

DRAMATHERAPY, Berenger and Daisy in the Rhinoceros: Correspondence between the Shores of Sorrow


Diversi mesi dopo il grande Processo, mentre le storie degli uomini sono diventate diverse strade che come formiche essi si affannano a rivedere eguali -e qui si smarriscono, quasi alla ricerca del dolore che le ha spazzate via...-, Berenger scrive a Daisy. Non risiedono più negli stessi luoghi, non sappiamo chiessi ora siano veramente.

"Cara Daisy,
questa mia ti arriva dopo un tempo infinito ed in fondo non sono nemmeno tanto sicuro che possa raggiungerti… Sarò lieto di ricevere da te, se lo vorrai.

Mi trovo a Belfort, nella Franca Contea, oramai da quindici mesi dall’epilogo di quel processo che della storia ha scritto pagine di riscatto; ma brutte e piene di angoscia per noi che l’abbiamo vissute. Seppi dal buon Dudard che anche tu ti riprendesti dalla “malattia”… e senza postumi. Fortunatamente. Tutti noi siamo cambiati, in un tempo diverso che difficilmente può accoglierci. Egli, invece, purtoppo, ancora ha la cicatrice di zoccoli difficili da far sparire ed il cui rumore risveglia quello avvilito di un’anima oramai molto trasformata, troppo... Suona l’organetto e regala fogliettini con buoni auspici ai viandanti, così numerosi in quest’epoca di rifacimento.
Io ho smesso di bere, ma non so se fosse più spensierato quel tempo in cui tutto doveva ancora accadere. Mi è giunta voce che tu ti sia sposata. E’ vero? Sarei contento della tua felicità. Essa è una e siamo noi con le nostre paure a dargli costanti nomi ed indirizzi o a scapparne.
Ti invio due foto, sono del tempo prima, spero tu accetti che le abbia conservate. La tua terrazza, nella stagione migliore per essa, per te, per noi. Attendo un tuo cenno.
Un abbraccio, il tuo Berenger "



Foto: Rhinoceros, Daisy Terrace

Drammaterapia, il miraggio dell'Egalitè ed il mistero della Volontè

@ Gianni
su Nina: Il non-senso dell’Io.

Nina cara, mi trovi concorde per la maggior parte del tuo scritto, profonda analisi ricca di cultura e magistralmente scritta, anche se alcune cose possono avere chiavi di lettura diverse, perché diversi sono gli occhi del lettore.

E’ vero! Ionesco è soprattutto autore del suo tempo, della vita da lui vissuta, e le opere da lui scritte, in particolare il rinoceronte, hanno evidenti riferimenti con il periodo. Ma chi ci dice chi era costui? Credeva profondamente in quello che scriveva?
Certo lo scrittore, il drammaturgo, il critico d’arte, l’artista in genere è una persona dalla particolare sensibilità, che vede, e sa toccare corde sconosciute ai più, quindi prende per mano il lettore e gli fa provare le stesse sensazioni. Quanto di ciò che scrive è presente dentro di lui, è però difficile dirlo. Parlo di quella condizione in cui l’autore e il personaggio sono la stessa cosa, come nei racconti autobiografici, in cui un personaggio inventato compie in realtà le azioni vissute dallo scrittore.
Anche a me piace pensare che Ionesco vedesse in Berenger se stesso, armato di letteratura e umanesimo a combattere pigrizie mentali e carenze d’impegno soggettivo. Ma siamo certi che di fronte alla forza devastante e soprattutto terrorizzante di un regime autoritario e sistematicamente “logico” sarebbe riuscito a ribellarsi? (Saremmo noi oggi in grado di ribellarci? Con la nostra evoluzione, la diversa cultura, crescita, consapevolezza che abbiamo?)

Con questo, carissima amica, non intendo criticare ciò che affermi; desidero solo fare l’avvocato del diavolo, volutamente critico, per farti toccare quanto può essere diversa la visione delle cose tra persone, e quanto a volte l’artista, meravigliosamente “oltre”, si dimentica che la storia è l’esatta conseguenza di fatti e situazioni così lontani dal gesto del singolo individuo, che probabilmente nulla potrebbe al fatto che avvengano. E la sua opera è e rimane -ahimè- una flebile voce sovrastata dai barriti di milioni di rinoceronti!
L’artista, mi dirai tu, ha la sua etica ed è essenziale che non vi rinunci, che operi secondo i suoi principi e persegua delle nobili finalità; ma anche gli artisti che appoggiavano il regime nazista pensavano fosse giusto...

Dirò una castroneria... La rivoluzione francese è stata conseguenza della fame e delle angherie dei nobili sui sudditi, e le teste tagliate hanno lasciato il segno su quel popolo, estremamente critico con se stessi e con gli altri, campanilisti come nessuno. Eppure all’invasione tedesca non si sono ribellati. Noi, abituati ad adattarci (l’italica terra è stata preda d’invasori di ogni sorta, Chiesa in testa), abbiamo imparato ad adattarci e siamo diventati voltagabbana per eccellenza, elastici ed indulgenti come pochi, estremamente pratici, capaci di gesti eroici e tradimenti eclatanti, ma abbiamo accettato le leggi razziali con estrema noncuranza. In pratica tutti rinoceronti.
Ed a posteriori, con un quadro vasto e una visione non più offuscata da necessità di ordine pratico e reali paure è facile parlare e analizzare.

Facciamo bene noi a disquisire, lavorare, analizzare, perché il ritorno drammaterapico è indubbio, a patto che non perdiamo di vista la realtà di noi stessi, nel nostro quotidiano, con le nostre difficoltà e paure, rabbie e frustrazioni, bisogni veri e presunti, odii e passioni e quanti sostantivi, aggettivi, vocaboli potremmo usare per definire questa nostra vita...

Non riesco a vedere le cose diversamente cara Nina, non solo la letteratura, la poesia, la cultura impone sacrifici e spirito di abnegazione, non solo l’artista ha il compito di diffondere semi e germogli “sani”, ognuno di noi ha il dovere di farlo, attingendo ai propri valori.
Certo una mente aperta è più facile che scopra quanto è importante diffondere parole e gesti positivi, a patto sempre che non usi la cultura stessa come strumento per sottomettere i meno fortunati che di cultura non ne hanno -vedi periodi storici passati.
Foto: Berenger in Terapia, Laboratorio CDIOT, 2009

martedì 21 luglio 2009

Drammaterapia: Il NON-SENSO dell'IO

@ Nina
su Dramatherapy: In-Out War, No Sales in the "Rhinoceros" by Ionesco

I
IONESCO E PSICOLOGIA
La psicologia all’interno del Rinoceronte non è pervasiva.
È calibrata magistralmente da Ionesco, regista, artista visivo, diciamolo, egli stesso personaggio ioneschiano oltre che scrittore, drammaturgo, biografo del suo sé e della realtà di cui fa parte.
È una visione del tutto personale: mi piace pensare Ionesco [dentro] Ionesco.

II
IL PROBLEMA DELL’IO
Nessun scrittore è mai riuscito a procacciarsi un’alternativa valida finché esiste un Io, nonostante abbia tentato di proclamarne l’assenza. Le parole che egli plasma, gestisce, sono conduttori d’elettricità: tra esse fluisce un’energia espressiva propria –ed un’altra proveniente dal profilarsi dei personaggi. Perfino quando linguaggio rincorre linguaggio con approdi inverosimili, insieme a trame intime d’intimi eventi che sembrerebbero risultare –contrariamente– al servizio della Logica.
Una sorta di schiavismo, d’asservimento formale.
Ma siamo sicuri che la forma della logica, o logica della forma, o una logicità fine a se stessa, possa divenire così totale? Siamo sicuri che i Fascismi d’ogni epoca, ad esempio, e soprattutto quelli del Novecento, non siano frutto di responsabilità negate, pigrizie mentali, scarso sviluppo d’un criticismo soggettivo ed evoluzionistico dell’Umanità che li ha subìti?
Perché 6milioni di ebrei non hanno mai osato ribellarsi? Perché l’unico tentativo risale al 1943, nel ghetto di Varsavia? Unico disperato, nudo momento di Resistenza… E come fa piangere pensare a quel gruppo che è riuscito a tener testa ai blindati tedeschi per un mese! Ecco, forse c’era un Bérenger fra loro, o lo erano tutti: folli, perché sapevano comunque di morire; audaci, perché essi sono morti lottando; coraggiosi nel loro timore, poiché sostenuti da un idealismo fortemente realista.
Non vollero, infatti, né lo lasciarono intendere –secondo volontà– spacciarsi per eroi.
Chi va a morire dovrebbe conoscere il proprio destino: dovrebbe morire facendo molto rumore ¹. La polvere non è concessa.

III
IL NONSENSE
SCRITTURA E PROCESSO DRAMMATERAPICO
“Nonsense”: escamotage letterario di cui Ionesco non ha paternità. Egli cerca nuove valenze, soluzioni formali, adattamenti moderni. Soprattutto, lo scrittore rumeno vive quel tempo novecentesco rapportandosi alle ragioni storico-sociali del momento –com’è giusto che sia!– e al progresso naturale all’interno della sua esplorazione letteraria (che significa, anche: analisi del profondo, inconscio, inabissamento).
Sono sempre più convinta che la scrittura è la disciplina artistica che mette in pratica più d’ogni altra, senza virtù di statuto, il percorso drammaterapico. Niente di più simile, a livello processuale, tra la verità del Drama, trance compresa, e quella strettamente letteraria.
Tutto ciò fa parte dell’intimo pesante tributo, in termini emotivo-psicologici, di chi scrive.
E l’opera ne è specchio fedelissimo.

Sì, non ci vuol molto a smascherare la sincerità di un poeta o di un prosatore. Molto diffusi sono gli scribacchini vanagloriosi: ma non mettono in gioco se stessi, non conoscono sacrificio, né coraggio. Sono creativi “predestinati alla rinocerontite”.
Non sono proprio niente. Anzi, sono i primi a genuflettersi al sistema, al potere, alla politica.
Siamo ben lontani dall’Arte.

IV
ETICA E RESPONSABILITÀ NELL’ARTE
Esiste, anche qui, l’umana resistenza. Quella che ti rende libero [dentro] senza passaggi fagocitati da un’intenzione egoica. Libertà è termine connesso ad Etica e Responsabilità.
Vi sarà da proclamare altra Guerra, per arrivare a tanto?
Laddove ci si oppone, non sempre è necessaria la carabina di Bérenger.
Occorre la volontà del Risveglio, che nel misticismo indio-asiatico viene denominato “Bodhi” (in sanscrito: Illuminazione). Ma incontreremo comunque il dappoco quale …
̏stimolo per profitti e profittatori, finanziatori pubblici e privati, banche e business. Creativi al servizio dell’arte finanziaria, con la sua crisi in ogni piano dell’esistenza umana. Opporvisi significa stimolo, reazione & relazione [dentro] la sintesi creativo-sorgiva del Nuovo. Crocevia dei separatismi, allontanamento da qualunque forma d’impaludata impotenza, dentro i nostri Tempi & Sistemi coercitivi.
Mercanteggiare la creatività, così come la NOSTRA vita, è decidere un incontro privato –tutto ormai è privatizzazione– con il Potere, o con la Dittatura, o con i Fascismi d’attualità storica”…
(Ne avevo infatti già parlato nel saggio “Saziare l’Insaziato”).

V
MINIMA MAGNITUDO e NEO-UMANESIMO
“Il fine essenziale per un vero artista non è di fare esperienze col suo tafanesco io, ma di dare la gioia esprimendo la pena di tutti” sostiene Guido Ceronetti.
Tempo fa dirigevo una rubrica di poesia, “Minima Magnitudo”, su un blog collettivo. Delineavo così le mie “pubbliche” intenzioni:

L’informazione è patto di velocità. Ma in poesia, come in tutta la letteratura, anche la lentezza è energia, grido propulsore.
La presentazione di questa nuova rubrica sembra all’insegna della contraddizione. Prendiamo però per elementi positivi questi termini: “contraddizione” e “dubbio”. Sono elementi essenziali per chi voglia intraprendere un viaggio intorno alla parola, e non solo.
Minima Magnitudo si pone obiettivi scomodi.
La letteratura è materiale scomodo.

Non si può immaginare un approccio, né una dedizione effimera o fortuita quando la meta è l’opera. Ma nessun timore: questa rubrica sorge nel segno dell’interazione, cerca un contatto diretto col lettore che privilegi una sana dialettica dell’espressività, l’aspetto ludico e insieme serissimo di qualunque scrittura nemica degli sterili accademismi.
Molto, ma molto meglio distillare valenze, districare problemi, contaminare estetiche.
Non c’è confine tra le arti. Ogni parola contiene il gesto che l’ha fatta nascere; la musica che la pronuncia; il colore che la contiene; il pensiero che può abbracciarla.
Aneliamo NeoUmanisti a tutto tondo.
L’accelerazione preme sul simbolo denutrito.

Cerchiamo insieme il valore intrinseco della simbologia, dei linguaggi antichi, le partiture musical-scrittorie, la polifonia e i contrappunti più assortiti. Se non ci fosse energia non esisterebbe moto, dinamica, urlo o fraseggio.
L’indagine del profondo irrisolto, che unitariamente ci accomuna, sarebbe dispersione. Io propongo il coraggio come alternativa. Baciare la nudità della Madre, arresi all’umile fiore, impegna l’acqua alla terra. E allora portiamo le nostre allisciate mani dentro la melma, erudendo la polvere dall’uggiosa lanugine domenicale, dichiarandoci prigione senza chiavistelli. Solo e soltanto per quel raggio di luce emanato dalla tenebra.
Toccare il fondo, mai abbastanza abissale, per risalire entità Luce –è passaggio obbligato.

Per questo concordo ampiamente con la tesi del Director: riscoperta dell’Umanesimo, le ragioni del Bene, diffusione di una cultura elevata ad Arte, misticismo, rinascenza… Contro ogni forma di omologazione, senza risultare incoerenti e restando fedeli ai propositi che motivano il fare arte –così come affermava Aldo Carotenuto:
“Arte e teatro, poesia e scrittura, cinema e musica, sono modalità intermedie attraverso le quali il mondo viene ricreato, ma con una finalità, con una motivazione, con un "alibi", che allontani lo spettro dell'incoerenza[…]”.

In questo post ho dispiegato varie tematiche. I riferimenti a me stessa non sono, spero, effimere concessioni narcisistiche, ma passaggi cruciali, snodi indispensabili per spiegare-spiegarvi- spiegarmi l’operato intorno alla letteratura, e le scelte profonde che essa impone, a volte anche infligge. Ionesco lo sapeva bene, oggetto e soggetto drammaterapico quant’altri mai.

sabato 18 luglio 2009

Drammaterapia: Frammenti di Cometa, Ionesco



@ Carmen vs Romeo

Berenger è come una cometa che esplode nell'universo. Frantumandosi entra nell'atmosfera terrestre, il nostro inconscio, con una velocità tale che una volta toccato il suolo terrestre, il nostro essere lascia un enorme voragine. Un vuoto venuto dallo spazio -assurdo dove tutto è leggero. Quante domande intorno a quella cometa.

Ma chi sono i frammenti di quella cometa!?
"...abbiamo fatto a pezzi l'opera ioneschiana l'abbiamo rivoltata, scandagliata,smembrata. Ci siamo fatti piccoli per entrare nelle pieghe di quegli animali. Abbiamo cercato di guardare dentro i personaggi e capire il loro dolore,il loro sentimento la loro voglia di sognare..."
NOOO... caro Romeo. Sono del parere che non siamo noi che abbiamo guardato dentro il loro essere, ma loro che ci hanno scrutato, analizzato, rivoltato e come piccoli frammenti di cometa sono entrati nelle nostre pieghe.Tirandoci fuori ricordi, abbandoni, dolori. Quante volte, lungo il percorso della nosta vita noi siamo stati dei Berenger, Jean, Daisy, Dudard. Senza rendercene conto abbiamo agito parlato e tradito come loro. Sono loro che ci fanno chiedere a cosa si è disposti a rinunciare per restare se stessi! Altrimenti saremmo andati avanti per il nostro cammino con poche domande per evitare il dolore. Loro, proprio loro che hanno avuto la forza di rinunciare a tutto e a niente pur di rimanere se stessi fino in fondo anche nel loro cambiamento. Quanti frammenti di cometa racchiusi dentro di noi. Ma...quanti noi racchiusi in quei frammenti di cometa!?

venerdì 17 luglio 2009

Drammaterapia: La Corazza del Rinoceronte, Ionesco

@Romeo Vs Carmen


TERAPEUTA (a Berenger) Comoda la corazza del rinoceronte? Eh!? Una bella armatura risplendente al sole ma non al tuo cuore. Come puoi pensare che il mondo possa chiederti in modo assoluto di cambiare il tuo modo di essere? L’originalità è alla base di tutto, un bene supremo che devi mantenere. Ma si può partire in battaglia anche ad armi nude. Nessuna corazza, nessuna pelle rugosa possono difenderti meglio del tuo Io. E se questo ti dice di non andare allora ascoltalo.
BERENGER Grazie Dottore. Farò prezioso tesoro dei suoi suggerimenti o forse no? Presto i miei interrogativi si ripresenteranno ed io sarò lì ad aspettarli. Non so cosa succederà.


@Romeo vs Valentina


Che crogiolo di emozioni il terzo atto! Qualcuno forse avrebbe voluto che non fosse mai stato scritto, altri avrebbero preferito assistere alla trasformazione che lo stesso Berenger forse non desiderava ma acclamava soltanto. Ma la forza dell’essere sé stessi fino in fondo ha portato ad altro epilogo: impugnare la carabina per difendere a tutti i costi l’umanità. L’amicizia, l’amore, l’uomo… a cosa si è disposti a rinunciare per restare se stessi? Non a torto Valentina lo hai definito come il capitolo finale delle delusioni. Deludere significa non essere all’altezza delle attese altrui. Ma è proprio questo il punto: perché pensare sempre alle aspettative degli altri prima di pensare a cosa si desidera per se stessi?

Dramatherapy: In-Out War, No Sales in the "Rhinoceros" by Ionesco


L’Ordine Scomposto del Tempo di Guerra, quello degli affetti e quello delle cose. Strade che diventano pericolose nel Rinoceronte di Ionesco.
Relazioni che si scuciono con la velocità di un ago che vada al contrario ed oggetti che cadono o vengono lanciati.
La scarsa “visibilità” di quanto realmente sta avvenendo diventa quella della povere sollevata fuori e dentro, negli uffici, nelle case, sempre più dentro nelle anime.
Porte devastate, usci moltiplicati in virtù di cornate feroci ed improvvise; luoghi in fondo cambiati, oltre le persone.
La guerra che si gioca in questa drammaturgia ha una sola baionetta finale, tutta da giocare, quella di Berenger, imbracciata alla fine, ma si svolge tra polvere e frastuono fuori e dubbio e paura della follia dentro.
Guerra-Polvere-Fracasso, Guerra dentro la Psicologia dell’Uomo.

C’è chi ha detto che Ionesco nel suo Rinoceronte rifugga un approccio psicologico. In effetti, vi sono solo due accenni alla psicologia e qualcuno in più alla follia. Ma dissento da questa impostazione critica, che guarda al letterale. Il parossismo della logica che si morde la coda in cerca di un approdo confortante, almeno un appiglio contro la deriva dall’accadimento, la sterilità finale di tante relazioni spazzate via, tutto questo si offre ad essere "rivestito" di sentimento, da noi che l’osserviamo, destinatari di questa intensa lettura, che scorre sotto i nostri occhi con la leggerezza del non-sens. Voglio dire, troverei allo stesso modo “romantico” un appendiabito che morbido fosse lì piegato nell’attesa di una morbida veste di donna o sciarpa di uomo, anche se si dovesse attendere cent’anni. Loro, i personaggi, si aggirano come zobie in cerca di anima. Tutti i loro moti d’animo, collerico, apprensivo, tragico, curioso, rabbioso si spengono sempre quando nella “relazione” l’altro non percepisce, non “sente” e comunica formalmente, risponde appunto “logicamente”. L’empatia è bandita in questa opera, mentre a Berenger, invece, è dato -unico esemplare umano- il privilegio di accorgersi dei propri ed altrui sentimenti e di rifletterli, di poterli scegliere, nella tragedia –quella sì vera- di non poter “fare anima” con alcuno, di perdere progressivamente tutti gli interlocutori possibili del “dialogo”. Infatti, i dialoghi sembrano declamare la separazione delle anime, il reticolato intorno al recinto delle proprie idee, infrazionando il senso di un autentico-individuale che non può non validarsi all’interno di un collettivo.

Mentre tutti cercano di “ragionare”, non si ragiona più! Per questo il ripetuto accenno alla follia ed alla sua paura da parte di Berenger, di Daisy, o di psicopatologie come le allucinazioni…a giustificare la morte della convivenza libera. Qualcosa sovra-determina il destino individuale; un “comunismo”, un “fascismo”, un totalitarismo, un assolutismo linguistico si fa interprete del benessere di tutti e di ognuno, vuole affermare Ionesco. Un'intensa –apparentemente descrittiva, scarna ed “apatica”- solitudine pervade i personagg. Essa è collettiva. il dialogo è perso, il logos impriginato avviluppato se stesso. In modo differente, ma la stessa disintegrazione del relazionale che pervade tutta l’opera Beckett. Ecco perché trovo questa pieces intensamente psicologica, -anche se denudata di ogni didascalia introspettiva- perchè lamenta costantemente l’assenza dell’altro da Sé.


Torniamo alla Guerra. Quella che si opera nella testa dell’uomo qualunque, cosi’ qualunque che può essere dotato sia di poco buon senso e perfino dedito all’alcool, povero il nostro Berenger! E’ lo scandaglio che suona a vuoto nelle psicologie sterili di “contatto” di questi umani quasi “predestinati” alla rinocerontite, fascismo o comunismo che sia, totalitarismo certamente, lo abbiamo detto! Per questo dobbiamo concedergli –prezzo esatto dalla strutturazione dell’opera- che anch’egli debba sentirsi quasi “predestinato” alla fine. Lì si gioca il drama –passaggio già discusso- di quel chiedersi angoscioso o gioioso “possibile che stia capitando…proprio a me?!”. Lo individuo quale "drama" perché è un interrogativo tutto "agito" in assurdo in questa’opera che definisco al servizio dell’umanesimo; la possibilità di recupero dell’individuo e della sua originalità, a costo che debba essere mortificata e persa; tuttavia era!

Afferma Ionesco: “ …oser ne pas penser comme les autres “ ( E. Ionesco, Antidotes, Paris, Gallimard, 1977, p.11)

Guerra alle silenziose prigionie dell’uomo –le sue paure e, di converso, ambizioni- che lo inducono a crearne di visibili e sciagurate nel consesso civile. Ed insieme Guerra alla convenzione sociale e familiare che spoglia di autenticità il vivere potenzialmente libero. Eppoi ’autoreferenzialità della cultura che si ciba di se stessa, nutrimento come raison d’etre, che finisce per appagare senza far interrogare l’Uomo, molte volte, con le stesse domande -lo vogliamo!-. Lo vogliamo vero, Plinio, confortami amico?
Non verità scolastica, né ermeneutica della Vita o –peggior crimine non esiste- del diritto ad essa!! Essa pre-esiste alla discussio sul suo diritto. "Eine Ausdrucht hat nur im Strome des Lebens Bedeutung" … “Un'espressione ha significato solo nel flusso della vita” afferma Wittgestein (1949 - citata da Malcom 1958) e ciò che paradossalmente fluisce nel Rinoceronte è solo la tragedia dell’evento trasformativo, senza la quale tutto sarebbe pericolosamente immoto! Terribile ad essere considerato! Senza lo spettacolare ed inatteso, la piccola cittadina rimarrebbe incartata tra tradizione, consuetudine, abitudine, apparato burocratico e piccoli vizi di provincia! La provincia segregata dei nostri desideri e speranze, risorse e limiti. Questo, a mio parere, è il profondo assurdo della piece: che la Vita abbia un’occasione di rispecchio e risveglio attraverso la tragedia, l’omologazione e poi la ribellione. La resistenza -non ideologica- alla trasformazione passiva, verso il cambiamento attivo.

Quanto desolatamente si deve essere grati alla forza del perturbante per farci interrogare… Quanto differentemente, questo stesso, il Perturbante, nell’arte –arte drammatica in questo caso-, avviene senza spargimento di sangue… In un saggio ancora ad oggi non pubblicato di Aldo Carotenuto, si ribadisce la delega della cultura all’Arte come difesa dell’Uomo, ma direi ancor prima la delega da parte del suo bisogno più profondo di trascendenza. L’autore mi dette il saggio tre anni prima di venire meno, in occasione di uno storico convegno su “Arte & Follia” che organizzai a Roma. Egli scrive così, acutamente…-ancora lo ringrazio-:

Arte e teatro, poesia e scrittura, cinema e musica, sono modalità intermedie attraverso le quali il mondo viene ricreato, ma con una finalità, con una motivazione, con un "alibi", che allontani lo spettro dell'incoerenza. Assistere ad un monologo in teatro è cosa altra dall'assecondare il soliloquio di uno psicotico. Ma è cosa altra solo nella misura in cui è il fondale ad essere differente, è lo sguardo dell'altro a conferivi un significato dissimile a seconda della propria aspettativa. E ogni aspettativa si fonda su una serie di esperienze pregresse, che fanno si che un palcoscenico sia il luogo più appropriato per fingere di essere re (Aldo Carotenuto, 2003).

Lo”spettro dell’incoerenza”, l’ombra delle nostre paure, quella della “fine”, fondamentalmente.
Non vi sono suggerimenti di Terapia in Ionesco del Rinoceronte, né possiamo credere che l’individualismo apparentemente eroico del Berenger sia la lezione che I'autore vuole darci. Ma “ricerca” e questa comporta rischio, dedizione, passione a monte. Il nostro "processo drammaterapico" si sta facendo vettore di questi elementi per approdare ad una rivisitazione formalizzata del “Rinoceronte”; la licenza poetica è propria di questo processo che fa attraversare le tematiche attraverso voi attori, in un laboratorio più silenzioso che di prove di scena. Quelle verranno, dopo la formalizzazione della piece ed il suo studio. Allora, la vostra re-interpretazione attingerà a quanto il processo ha misteriosamente e consapevolmente già scritto dentro il lavoro collettivo/individuale –i vostri post lo hanno mostrato. Lo sottolineava bene il nostro caro ospite del DAMS, lo scorso venerdì, questa passa anche per uno stato di coscienza diverso, appunto modificato.

Questo io intendo per “processo creativo” e per “drama”, questo io ho chiamato Creative Drama & In-Out Theatre. Buon lavoro, Director

giovedì 16 luglio 2009

DRAMMATERAPIA, Berenger in Terapia: Cosa stop dicendo? Io sono Berenger..

@ Gianni
Report Laboratorio CDIOT del 10 luglio

E’ bello pensare che Berenger, nel mondo sconvolto dai rinoceronti, possa ricorrere ad un terapeuta per risolvere i suoi problemi esistenziali, è bello pensare che...
Cosa sto dicendo? Io sono Berenger, ed ho vissuto, attraverso la seduta dal terapeuta, i sentimenti di Gianni mescolati alle sensazioni che può provare un uomo nelle sue condizioni.
Penso di somigliare a Berenger più di quanto io voglia, è l’esatto contrario del mio essere e del mio credo, eppure mi ha ispirato simpatia sin dall’inizio, con le sue difficoltà e la sua “difettosità”, anche quando non si era delineata la devastazione intorno a lui e non era diventato l’antieroe che conosciamo.
Penso che ognuno di noi abbia bisogno di sentirsi un po’ Berenger, vivere i suoi drammi e le sue paure; rabbia, disperazione frustrazione, ecc.. Ciascuno di noi ha bisogno di sentire, vivere, assaporare, tuffarsi dentro di esse, e lasciarsi trasportare e permeare da queste emozioni, in una sorta di circolazione osmotica, facendole fluire e defluire a seconda della pressione del momento. Si può uscirne lavato e sconvolto, distrutto e coccolato, sacrificato e salvato allo stesso tempo, espressione singola e di gruppo di sentimenti che sono la fonte della vita.

Vi ho sentiti vicini, ho letto i vostri report, ho sentito i vostri cuori battere all’unisono con il mio, ho avuto il piacere di toccare con mano i macigni della mia vita, senza paura, vergogna, dubbio o remora alcuna, perché la strada è proprio questa; soffrire un momento per star bene una vita.
Immedesimarmi in Berenger, sentire la sua solitudine, la frustrazione, il senso di impotenza di fronte a tanta devastazione è stato facile, perché sono sensazioni che io ho provato e, credo, tutti noi abbiamo provato, ma abbiamo imparato a cacciarle indietro, pensando in questo modo di risolvere. Nulla di più sbagliato. Mettiamoci l’anima, come dice il Director, viviamole queste emozioni e non saranno più macigni, ma semplici frammenti di vita, dolorosi, ma frammenti.

La cosa straordinaria è , secondo me, che come in un cerchio che ad un certo punto si chiude, io mi sono servito di Berenger per provare le emozioni negate da bambino e lui si è servito di me per mostrarsi in tutta la sua difficoltà e farvi provare a vostra volta le stesse sensazioni, il tutto sapientemente orchestrato dal Director per farci vivere questi momenti.

Director, mi/ci hai dato la tua anima..
La mia.. sono disposto a farla a pezzi e rimetterla insieme cento volte pur di vederla brillare come un faro.
Foto: Berenger in Terapia, Laboratorio CDIOT, luglio 2009

DRAMATHERAPY WORKSHOPS (2004-2009)

Ciclo di Conferenze-Dibattito 2010, aperte al pubblico

organizzate dall' Atelier di Drammaterapia Liberamente -h. 20,00,in sede-

-09 aprile, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio
-07 maggio, La lezione di Grotowsky + Laboratorio
-04 giugno, la Cinematerapia e la Cinema-dramaterapia + Laboratorio
-02 luglio, l'Hypnodrama + Laboratorio: il Ritorno del Padre
(nuova programmazione a settembre)

Gli incontri, aperti su prenotazione, condurranno i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente. I seminari e le conferenze -a carattere educativo e divulgativo - sono indirizzati ad pubblico non professionale, ma anche a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici e psicologi La partecipazione agli incontri è gratuita, su prenotazione alle pagine del sito o telefonando alla segreteria scientifica, tel. 340-3448785 o segnalandosi a info.atelier@dramatherapy.it

COMUNICATI STAMPA