
As mind master of the CDIOT, this gives me the opportunity to open a discussion on the fascinating Mind's Creative Processes and the Theatre. So I invite you to join our community, getting it prestigious, because it will be built with your intuitions and questions, meditation and inner answers. This is the place where you can use the freedom to express your doubts and you ideas, sharing with the others the research of your way. The Mind is a living miracle, available better than we could immagine; the theatre is a powerful tool to get deeply its power! But what beyond our discussions?
Prepare for becoming part of a new way to discuss with your right emisphere.
Explore the real power of hypnosis, dramatherapy and cinema-dramatherapy and get away its magic and false misconceptions.
Work nicely with us to create our friendship and the warmth of our curiosity and mind’s exploration.
Learn, enjoy and get excited!
Help yourself adapt to altering life-style changes..if there’s one constant in our life today it’s change; from every direction and faster than ever.
Let’s make the dream a reality...and much much more! Contact and interface with our staff; psychiatrists and psychologists will help you to get your life better!I’m just looking forward to seeing your messages here!
"It does not take much strength to do things, but it requires great strength to decide on what to do" Elbert Hubbard
giovedì 23 luglio 2009
Drammaterapia; Laboratorio su Daisy, da Il Rinoceronte

martedì 14 luglio 2009
DRAMMATERAPIA, Berenger in Terapia: Emozioni in Punta di Piedi...
@CarmenReport Laboratorio CDIOT del 10 luglio
Giovedi ore 12:00.
BERENGER "Salve dottore".
TERAPEUTA "Salve. Si accomodi sul lettino. Allora mi racconti un pò com'è andata la settimana!" Berenger raccoglie le sue idee, dentro di sè c'è un immenso maremoto e vorrebbe che uscisse fuori, si chiede: "come faccio a spiegare tutto questo. Dove sono le parole di un maremoto io li sento, mi parlano urlano..."
(Fa un lungo respiro, come se si stesse preparando per un intensa apnea, pronto ad immergersi in un immenso mare blu... la Vita. Poi...)
BERENGER Da venerdi non faccio altro che guardarmi allo specchio mi avvicino fino a guardami negli occhi, andando oltre giù fino a guardare il mio cuore le mie emozioni il mio essere. ESSERE O NON ESSERE questo è il problema. Il mio non essere mi fa paura. A volte, mi trovo a difendere il mio "non essere" accorgendomi di difendere cio che è il mio essere. Dottore, forse questo pensiero non è molto chiaro!? Ciò che sono va bene a me, ma al mondo? Il mondo sempre di più mi chiede di essere ciò che non sono... Il mio dilemma? Come posso essere cio che sono davanti alla vita al mondo. I miei amici, loro hanno scelto di essere cio che il mondo gli ha chiesto e ora sono rinoceronti, mi hanno abbandonato, facendomi sentire piccolo e sbagliato nella mia umanità.
TERAPEUTA Capisco...
BERENGER Daisy... più di tutti è lei che mi fa sentire sbagliato, lei che ha detto di amarmi, di proteggermi , lei che ha deciso di aprire le sue ali e andar via... forse dovevo seguirla. Voglio cambiare pelle. Voglio anch io la pelle spessa e rugosa del rinoceronte. Ma lei lo ha guardato bene, sembra che indossi un armatura pronto a partire per la sua crociata. Anch'io la voglio, cosi le lame affilate della vita non potranno ferirmi. Secondo lei è possibile avere la corazza di un rinoceronte e non essere un rinoceronte!?
Ma...un Gianni, una Nina, una Carmen..., uno di noi, nudo con il nostro essere. Quanti Berenger quella sera! Quanti amici che si guardano allo specchio come me. Quanti dilemmi attraversano anche il loro cuore e non solo il mio. Ecco...SI...non sono sola. Quelle carezze date a Gianni-Berenger, quelle carezze sono le nostre. Quelle carezze materne che cerchiamo in ogni forma in ogni dove... stanno dentro di noi. Le diamo, le riceviamo, ci compensano, ci giustificano, ci sconvolgono, ci fanno sentire materni, ma allo stesso tempo anche figli.
Vorrei tanto dire a Nina che quella sera, nell' accarezzare Gianni-Bererger, non c'era solo la mia parte materna di madre pronta ad accogliere a proteggere, ma anche la mia parte di figlia che ha perso quelle carezze e che ancora le cerca. Si Nina. tenere per mano la persona che fa arrivare fin giù al cuore quell immensa carezza è la cosa più grande.
Quante emozioni director! Le mie non sono emozioni forti...di quelle che fanno il botto, esplodendo fuori con tuoni spettacolari, ma emozioni in punta di piedi, fatte di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore. Ecco director, io allo specchio ho visto questo. Non ho visto i miei occhi, il mio viso, ma l'immensa fragilità che ricopre il mio essere.
Il terapeuta prende per le mani Berenger. Uscendo dallo studio un lungo corridoio di bagnoasciuga ricoperto di tanti frammenti di conchiglie, le nostre, portate dal mare per essere raccolte.
TERAPEUTA Ecco il tuo rinoceronte!
BERENGER Grazie dottore a giovedì.
Foto: Berenger in Terapia, Laboratorio CDIOT, luglio 2009
DRAMMATERAPIA, Berenger in Terapia: Sognatori e Felici della propria Diversità ed Incomprensione...
@ ValentinaReport Laboratorio CDIOT del 10 luglio 2009
Venerdì, stimolante e introspettivo, per tutti, pubblico e non, ho apprezzato davvero tutto, non solo l'affascinante seduta psichiatrica di Gianni/noi. Del discorso del Director, mi hanno particolarmente colpito alcune frasi "...dobbiamo renderci zoppi, facciamo di noi stessi qualcosa di diverso e di storpio... esaltiamo la nostra diversità, allontaniamoci più che possiamo dalla perfezione e dall'essere ordinario, smettiamo di piacere agli altri..". Forse le parole non erano esattamente queste, ma mi ha toccato molto il discorso, mi ha fatto riflettere.
Tornando a Berenger, chi può dire dov'era il limite preciso tra le sensazioni di Gianni e le nostre riflessioni? Il terzo atto del Rinoceronte è il capitolo finale delle delusioni, leggendolo, ogni personaggio e ogni pagina hanno mortficato il mio animo... prima le riflessioni di Berenger e il suo grande sconforto per via di Jean, dopo Dudard e Daisy. Per un momento ho davvero pensato: Berenger non sei solo, hai il tuo erudito collega di lavoro, la tua dolce Daisy. Ma dopo poche pagine ecco Berenger di nuovo incompreso ed abbandonato, in successione, prima dal suo presunto nuovo confidente e infine anche dalla sua desideratissima Daisy.
Quel tormentato e disordinato monologo finale di Berenger ci rappresenta tutti, ogni qual volta sentiamo il nostro equilibrio vacillare, le nostre certezze frantumarsi, le nostre riflessioni interiori che prendono il sopravvento, quell'esatta sensazione, quell'esatto momento in cui stiamo davvero prendendo una decisione. Il tormento nello stomaco e in gola, ne poco prima ne poco dopo, è uno stato d'animo preciso, vero e reale, tutti ne abbiamo esperienza -ne sono certa- in biliico tra l'abbandonarsi ad un realtà fredda e comoda, alla rinocerontite per intenderci, e ricorrere, invece, a quella straordinaria forza interiore che ci rende tutti vivi, umani, tanti piccoli "Berenger" sognatori e felici della propria diversità e incomprensione, in qualche modo soddisfatti di noi stessi e della nostra timida fragilità. Timida perchè spesso ben nascosta, come un tesoro da proteggere e da preservare nel tempo e nei dolori!
Foto: Berenger in Terapia, Laboratorio CDIOT del 10 luglio 2009
DRAMMATERAPIA, Berenger in Terapia: Cerco di Ascoltarmi e Camminare...
@ SpartacoLaboratorio CDIOT del venerdi 10 luglio
Venerdi come al solito grande serata insieme ai miei compagni di viaggio ed il grande director. Fisicamente non ho partecipato a nulla, ma questo mi ha permesso di vivermi tutte le vostre e mie emozioni, straordinario il bambino di gianni, straordinario il calore intorno a lui.
Come al solito non riesco a farmi domande, e non cercare risposte. Cerco di ascoltarmi e camminare, in assenza di pensiero e quando sento la pace dentro di me sono sicuro di essere sulla sana strada della mia vita, senza giusto e sbagliato, piu o meno avanti e dietro tutte etichette di questo c.....di mente...che ci condiziona la vita e ce la limita. Un abbraccio a tutti, grazie...
Foto: Berenger in Terapia, Laboratorio CDIOT, 2009
lunedì 13 luglio 2009
DRAMMATERAPIA, Berenger in Terapia: I Rimpianti hanno la Forza di un’Attrazione Incomparabile
@ RomeoReport Laboratorio 10 luglio 2009
Non riesco a scrivere. Sto fermo davanti allo schermo, leggo distrattamente i post e fisso il monitor.E sempre più mi convinco di non poter ottenere nulla. I miei compagni di viaggio sono stati contagiati ed hanno fatto scorrere fiumi di lettere. O è piuttosto una constatazione eccessiva? Sono forse diventati loro stessi dei rinoceronti? Eppure appena venerdì abbiamo passato ore insieme a scrutare oltre l’orizzonte della razionalità, confortati dalle maschere dei personaggi Ioneschiani dalle sembianze sempre più assurde.
L’amicizia, l’amore, l’uomo… a cosa si è disposti a rinunciare per restare se stessi? Per non farsi travolgere da quest’onda tzunamica che è la rinocerontite? Lo sforzo estremo è l’autoconvincimento che ciò che temiamo possa non esistere. I rimpianti hanno la forza di un’attrazione incomparabile e l’alternativa, il come sarebbe stato se.. sono sirene il cui canto adesca i navigatori più abili. E’ questo che leggo prima che cali il sipario sull’ultima scena. Ora ho preso coraggio e forza da queste mie poche parole. Immagino Berenger un pò patetico, irriconoscibile perché ha usurpato il ruolo ad altri deputati a salvare l’umanità, ma è bello vederlo e sentirlo tenere duro fino alla fine. Lui, proprio Berenger che nel primo atto fa ben poco per salvare se stesso e non riesce a ottenere attenzione da nessuno se non quella del suo amico Jean. Non sembra vero ma a volte la vita ci mette nelle condizioni di combattere battaglie estreme per preservare l’ originalità del nostro aspetto interiore.
Foto: Berenger in Terapia, Laboratorio CDIOT del 10 luglio 2009
DRAMMATERAPIA, Berenger in Terapia: Non è lieve il passaggio dal Collettivo all'Individuale
@ NinaReport Laboratorio CDIOT del 10 luglio 2009
Sarò me stessa [credevo di essere me stessa ogni giorno].
Quesito: debbo affermarlo solennemente per farlo credere agli altri?
Si è veri o sinceri – rinoceronti creativi? Il dittico esserlo/o non esserlo [autentici] rinoceronti, ha importanza vitale in voi?
Conclamati fatti. Conclamati fatti ed eventi sembrano inasprirsi, aciduli: pallide ciliegie immature intrecciano equanime similitudini con bambine-bruco in sala d’attesa psico-anagrafica. Nella sala è riportata la suddetta dicitura: PASSAPORTO ADULTI. Temibili avversari i test d’autenticità!
Sarò me stessa [eppure credevo di esserlo]. L’autenticità non avrebbe bisogno d’esser comprovata. Tuttavia qualcosa o qualcuno imporrà un inequivocabile dubbio –reale, surreale, assurdo, non importa– da indagare nel profondo, giusto per dirsi scampato, sopravvissuto da malattia; completamente irraggiunto da epidemie perissodattile.
Sto male. Sto male da venerdì. Il laboratorio è stato bellissimo, ricco di elementi da elaborare drammaterapicamente. Credo di aver assistito e partecipato ad una seduta dove l’Inconscio collettivo fosse il vero protagonista. Non è lieve il passaggio dal Collettivo all’Individuale. È labile il confine tra un inespugnabile branco e l’indennità soggettiva.
E noi… noi non ci vivevamo sogno: avevamo disperatamente bisogno di abbarbicarci alla materia. E per me, venerdì scorso, non c’è stato sogno, non c’è stato ideale; non esisteva statuto o protocollo –o essenza creativa. Solo un disagio inverosimile.
Noi tutti stavamo nel lettino del psicoterapeuta insieme a Gianni. Non con Bérenger, attenzione, ma con Gianni. Il suo drama infilato nel nostro? Nella nostra apparente calma fatta di lacrime trattenute –ma il volto, il volto con le sue espressioni, comunica!– , a parte quelle versate dal nostro amico arreso d’autenticità?
Il sapere –acquisito, sudato, voluto– nel tritacarne della gioia, solo per un concordato trivellamento dell’essere? Ciò che avviene, ciò che è avvenuto, non è passato attraverso la via della Conoscenza, comprendente anche la sfera istintuale?
Venerdì non ho colto verità. L’unica designava un’amara verità gruppale rinocerontica.
Tornare la madre che non sono mai stata, è stato bello: ha consentito a Gianni di sciogliersi, sincero. Quante madri, inconsapevoli della prescrizione a me data dal Director, c’erano venerdì! Quante potenziali, non essendolo ancora!
Madri, avete sentito d’esser Madri mentre accarezzavo dolcemente Gianni?
Padri, cosa sentivate? Filosofeggiavate, per caso?
Non so che aggiungere… Meglio.Ho pregato di non essere un Dudard, una Daisy, un Papillon, persino Bérenger. Li ho visti in ognuno di noi travestiti da Nina, Spartaco, Dedalo, Plinio, Francesca, Federico… e non ho capito più niente.
Eppure, al contempo, si è manifestato un sentimento estenuato: il terrore di perdere l’amore, il mio amore. E quando guardavo Plinio mi appellavo a lui con lo sguardo e il cuore. Ero disperata. Seduto accanto a me ho catturato la sua mano. Volevo un semplice contatto, la fisicità di un atto amorevole, intimo: una stretta, un abbraccio, un gesto al sapore di miele. Il miele del primo mattino, nelle tazze colme d’acqua profumate di tè al gelsomino. I fiori, sì… i fiori, il miele, le fette biscottate. E prati verdi, passeggiate, natura, piedi nudi stravolti d’amore.
Sì: la vita è un’altra cosa. Noi siamo altro, se torneremo umanati.
Foto: Berenger In Terapia, Laboratorio del CDIOT, 2009
Farfalle di N. Maroccolo, Tecnica Mista, 1986
Drammaterapia, l'imprevedibile "leggerezza dell'essere"...
L'analisi fatta da Andrea è, secondo me, ineccepibile, il post del Director è fantastico e focalizza ulteriormente altri aspetti del problema a cui ci andiamo ad approcciare ed aggiungerei alcune riflessioni che possono ulteriormente ampliare il fronte del discorso.
Intanto è fondamentale partire dal presupposto che in assenza di un sistema di controllo politico-organizzativo, l'uomo, nella sua essenza primordiale non si discosterebbe molto da un animale. Ma non sarebbe un rinoceronte, sciocco e violento anche senza volerlo, potrebbe somigliare di più a un lupo vive in branchi ed ha una scala gerarchica definita.
L’evoluzione della specie ha spinto l’uomo ad organizzarsi per vivere in maggior sicurezza, maggiore comodità, con il minimo sforzo, alla rincorsa dell’istintivo edonismo che lo contraddistingue, creando un sistema di controllo-governo che lo permettesse.
Senza considerare l’aspetto politico, il "sistema" ha bisogno innanzitutto di paletti che limitano la libertà personale a vantaggio dell’organizzazione collettiva; un'omologazione tra gli individui per renderli facilmente “gestibili”; un certo quantitativo di risorse da distribuire alla popolazione per la sopravvivenza. Ecco affacciarsi la possibilità di un regime autoritario, che più facilmente sembra rispondere a queste esigenze con conseguente rischio di contagio da "rinocerontite".
E la diffusione del contagio avviene (come diceva il Director) lasciando intravedere tre distinte categorie di individui. Tralasciando la categoria di “centro”, gli increduli, tolleranti ed indifferenti come il Sig. Dudard, guarderei con più attenzione gli “estremi”. I rinoceronti da un lato, gli immuni dall’altro.
I primi si trasformano immediatamente perché sono abituati a vivere in ranghi quasi militareschi, rispettando regole e canoni e muovendosi adattandosi all’evolvere delle situazioni senza molto rischiare in termini emotivi, impegnandosi a vivere una vita decorosa o, peggio, traendo profitto da posizioni di prestigio. Ciò non toglie che a volte lo sforzo che essi promuovono in questo senso ha dell’incredibile.
E la seconda categoria, i "Berenger"?
Il fatto che alcuni individui, (pochi) non siano contagiati non dipende da particolari anticorpi ìnsiti nel proprio DNA, ma da comportamenti che si sono acquisiti nell'arco dell'esistenza, dalla nascita in poi.
Dal primordiale contatto con il padre e, soprattutto, la madre, l’educazione ricevuta, il clima respirato nella famiglia e via via lo scorrere degli eventi, in quella particolare e fantastica alchimia che si chiama “vita”.
E’ chiaro che l'immunizzato è essenzialmente un incosciente, uno che vive fuori dagli schemi imposti dai ranghi del potere, un individuo che vive alla ricerca perenne di qualcosa che non si può comprare o barattare, e non si è mai omologato agli aspetti esteriori dell'esistenza, quindi niente luoghi comuni, poche regole comportamentali, il minimo indispensabile per vivere, spesso accompagnato da disordine nelle cose quotidiane e atteggiamento lassista e rinunciatario verso gli impegni che si presentano.
Ma restringendo tutto a queste due tipologie di individui, assurdo paradosso proposto da Ionesco, quali dei due è preferibile? Chi vive nella logica e matematica certezza di ciò che può toccare, prendere, comprare, ecc.. O chi invece scopre la sua vita ogni giorno, infilandosi in situazioni più o meno discutibili e nell’incertezza di non sapere cosa mangerà domani?
Ardua la risposta, beato chi crede di averla trovata ma beato soprattutto chi lascia, secondo me, aperta la porta del dubbio. Il dubbio di non avere la soluzione, di non dare per scontato niente, non giudicare il diverso, non prendere tutto ciò che ha a portata di mano nell’atavica sensazione che gli manchi qualcosa.
E il coraggio? Il coraggio è uno.. Quello di vivere.
Andando incontro alle proprie paure e non fingendo che non esistono, non fabbricando paraventi e coperte che le coprono o ne sbiadiscono i contorni.. Il rischio è che vengano fuori quando non ce lo aspettiamo.
venerdì 10 luglio 2009
DRAMATHERAPY, Rhinoceros III Act, Where's the love?
Daisy era stata ed ancora era una Bambina-bruco. Così chiamo quelle fanciulle dove ancora dorme la principessa, che, tra uno sbadiglio e l'altro, fatica a svegliarsi. Spesso in questi esseri, fragili quanto potenti, è solo una lunga scia di bava argentata a tracciare il percorso che, a ritroso, porta sulle tracce del primo arresto al fisiologico risveglio della grazia, della passione e della vita. In alcuni casi, la scia di bava -a cui si è accennato- diventa con il tempo la coda di una stella e loro la risalgono a caccia di sogni, imperniando tutta la loro vita in una chimerico viaggio verso l'altro ideale. La nostra Daisy, più o meno imprigionata nella vita della piccola provincia francese, appartiene a quel gruppo che fa ancora scelte diverse. Il corteggiamento per loro è cibo, alimentazione quotidiana, balla di foraggio da "brucare" ogni giorno; lette negli occhi degli altri, più che nei propri, inseguite nei sogni degli altri, piuttosto che impegnate a conquistarne di reali, i propri.
Non nascondiamoci anche noi nel gioco delle apparenze dentro il sofismo garbato dei dialoghi; Daisy in ufficio ci va per lavorare, ma certo costituisce anche una insuperabile palestra dove ricevere attenzioni da un esteso campione di maschi, che presto diventeranno -ahimè!- rinoceronti. Non ci è dato di sapere se vi siano relazioni "consumate", insomma profferte d'amore accettate e ricambiate dalla nostra, ma è certo che più di un esemplare di uomo le presta attenzione, a partire dal "povero Dudard". Berenger: "In ogni modo , credo che lei abbia già qualcuno che...(...) Dudard. Un altro collega d'ufficio: laureato in legge, giurista, grande carriera in ditta e nel cuore di Daisy: capisce? Come posso competere con lui" (Atto Primo).
Bambina-Bruco... Del sogno della farfalla quel poco di civetteria che serve a condire una vita di provincia, il gioco borghese delle attenzioni, pudiche o sfacciate, che non chiedono mai denaro in cambio, come invece avviene in altri luoghi più prestigiosi e metropolitani. Della atmosfera del bruco, quella sorta di maternage pronto ad accogliere e mediare, come una madre supplente, alle difficoltà intorno.
Osserviamola -nel primo tempo- confortare la signora proprietaria del "micio schiacciato" dal primo rinoceronte, condividerne la pena ed offrirle, solerte, da bere (cognac); mitigare il tono rabbioso di Berenger che discute con il signor Jean; bacchettare entrambi per l'avvenuta sterile discussione sui rinoceronti ad uno o due corna e sugli Asiatici; ad incalzare Berenger d fare presto...il foglio delle presenze in ufficio sta per essere ritirato ed egli è in evidente ritardo. Nel secondo atto si prodiga -questa volta porgendo acqua in soccorso-, all'improvviso malessere della signora Boef. Diventa empatica, appunto materna verso i rinoceronti, per gli allarmanti girotondi e barriti in strada: "...micio, micio, micio...". Ma quale micio? Quello di prima era stato travolto da un rinoceronte, ora è il rinoceronte ad avere le attenzioni di un micio! Davvero l'abitudine è sovrana ed addormenta lo scandolo e capovolge le posizioni. Proprio così...la big lie! Preoccupata perfino per l'Assicurazione che dovrà risarcire la spesa della scala distrutta, puntuale nel chiamare i Pompieri, nell'indicare loro la strada, ineccepibile in tutto, purchè non si diffidi della sua sanità mentale, perchè lei, le allucinazioni, non le ha avute! Poi, ancora, Il registro dei suoi movimenti di Bambina-bruco ha nel terzo atto rapidi viraggi. Sarà attenta al bere di Berenger, a premiarlo con lo stesso dove se lo merita (se n'è astenuto!!), esattamente come una buona madre; elargirà promesse d'amore eterno ed eterna vicinanza al suo amato, crederà sino in fondo, ad onta delle circostanze che il proprio, il loro amore sarà assoluta difesa dall'oscuro che fuori si sta svolgendo. Poi...poi travolta nel borgese fascino della massa irretita. Non si sveglierà mai più.
Il Sogno ha molti occhi, quelli di oggi e quelli di ieri. A volte, prende in prestito quelli degli altri e ci racconta storie che non saranno mai sue. Diventerà un sogno scuro, un sogno luce, un sogno da sognare nel momento meno adatto! E' facile dare intelligenza ai nostri scrupoli trascorsi od usarla per osservare quelli ancora intorno e dentro noi, è uno specchio però ingrato, che non prometterà mai abbastanza di portare via le cose brutte con una passata di cancellino, come alla lavagna, dove possiamo fare il compito nuovo. Un gesto così facile che nasconde il dolore, come qualche fotogramma scomparso, sul più brutto, con le mani piccole sugli occhi, ed il film che va avanti. Quella è la magia che ci insegnarono gli adulti, quella e la carezza, dov'è stata, delle mani accorte e degli sguardi buoni che ci ha portato avanti e consolato quando le cose non venivano, non avvenivano, non c'era cose belle da ricordare.
Le ali di una farfalla, le tue Daisy, per un attimo si stiracchiano alla luce polverosa di una stanza già piena di barriti e ti ricordano che hai un corpo. Lo vediamo nella scena, ti immaginiamo stringerti a lui, al tuo Berenger, a sostenerlo, lui, rosso nel volto, accecato da rabbia ed impotenza. Ti osserviamo ancora sciogliere la tua mente ed i tuoi sogni insieme, nel bagno di una epidemia che parte dall'alto, lo abbiamo visto, dalla fronte, anzi da dentro-in-alto, dai pensieri e si diffonde sino a far scappare, dalla realtà, ma anche dai sogni. Vi siete rincorsi, con il tuo amato, in un tempo disgiunto che ha sciolto ora anche le vostre mani.
giovedì 9 luglio 2009
Dramatherapy, Rhinoceros III Act, Where's the Truth?
PARTE TERZA
"... la rinocerontite è insieme un retaggio e uno stato d’animo, una congiura e un’ignominia, una recita a corte e un’eroica guerra all’estero, un notturno dialogo con fantasmi paterni e uno struggente, ben diurno monologo d’amore"
Esattamente -così io penso Plinio, Dedalo e compagnia- la rinocerontite è questo e tutto il contrario di questo. Non predestinazione, non merito, ma -evviva!- un individuale che si riscopre capace di questa esaltazione perchè in un gruppo più allargato, in costante osmosi di pensieri e costruzioni, difese ma mai recinti e, soprattutto, senza il solo comando di qualcuno!
Chiarito che Nostradamus non avrebbe mai potuto dare il lustro di "verità" alle ignominie di Adolf -eppure quanto si servì di questa idea la propaganda nazista...- aborriamo la predestinazione, di cui si parlava, Dedalo. Certo è che vi sono destini ingrati, incistati in condizioni culturali, sociali che scarso margine danno al "libero arbitrio". Eppure, anche qui Berenger sta a segnalarci qualcosa: deterrente alla perdita della "qualita umana", non può essere nulla, d'accordo; si può scivolare nell'orda del gruppo e spingersi ai più ignobili linciaggi. Però egli ci dice anche che dal nulla -se vogliamo-, dall'uomo capace più di sognare e credere che di "giustificare", può nascere il risveglio.
BERENGER: Chissà mai a cosa assomiglio...
Ed apprezziamo il merito, a patto che in esso si dia soddisfazione al sistema, all'organizzazione, al gruppo che ne ha permesso l'esistenza, perchè a volte è scellerato il passaggio dal merito all'autoproclamazione di superiore, di '"eletto". Non desideriamo eroi, ma uomini capaci di essere "storia" nella misura in cui sanno di stare a costruirla; di sostenere il progetto che fino a qualche tempo prima è stato nelle mani di altri ed in un dialogo intenso con il presente ed uno più silenzioso con il passato e l'idea del futuro; di tracciare latitudini e logitudini che poco hanno a che fare con la separatezza. Essa è insidiosa. Come accennavo in qualche intervento precedente, vive sostenuta dalla paura, perchè ci parla del confine mortifero tra finito ed infinito, del vallo profondo che separa la mia esistenza dalla tua. Si cela nella pigrizia, separandomi da me stesso.
DAISY: Li senti? Cantano!
Non lasciarti convincere! Non vi è la placida, furiosa e tuttavia persino gentile rincorsa dei rinoceronti nelle strade di una cittadina della provincia francese a rassicurare ogni singolo esemplare che "si corre insieme" grazie all'istinto animale; si deve accettare di dover pagare il prezzo della coscienza. E' terribile e davvero non risolvibile semplicisticamente il paradosso che per pagare tutta l'energia che consumiamo, dobbiamo consumare sempre di più! Quali le "logiche" che sto servendo? E se non vedo "nemici" od ideologie, è possibile che non siano quelle a dovermi allertare, mentre comunque partecipo la comune affannosa corsa sulle strade di una provincia chiamata Terra. "Rigenerare" l'umanità non è forse questo risveglio della coscienza, non più finalmente capace di creare validi spartiacque tra buoni e cattivi?!
BERENGER: Come sono brutto.! Guai a colui che vuole conservare la sua originalità!
Se rinoceronte mi svegliassi tra i miei fratelli con essa -la coscienza-, il mio stesso sguardo li allontanerebbe; poi li orienterebbe contro di me, insomma la natura si ribellerebbe a difesa del gruppo e di un codice già scritto nel genoma, che scarse variazioni sul tema permette all'organizzazione sociale, se non in termini di selezione ed adattamento animale. Ed allora quanto credere vitale per questo umano che si vuole salvare che si addestrino uomini a diventare rinoceronti, perchè da rinoceronti-uomo diano intelligenza ad istinti che giacciono dentro di loro -di noi- da sempre, risvegliabili appena vi sia il ricatto della paura, della solitudine; asservendoli come androidi in falsa ricerca dell'anima? L'incertezza a domande che non hanno risposta, nè possono averla, ricordiamoci, evoca una straordinaria propensione ad aderire e condividere, a perseguire. I gruppi, le società umane si agglomerano intorno a dei, vati e profeti, ad uomini predestinati alla subdola amalgama della vita di provincia di questo pianeta, dove a volte sembra che l'intelligenza e la coscienza abbiano il limitato vantaggio di sapere che ogni giorno finisce e va consumato ai tavolini di discussioni importanti, logiche o meno, tattiche o meno, rappresentate o meno...
BERENGER: Sono l'ultimo uomo, e lo resterò sino alla fine!
Berenger è solo e verrebbe da chiedersi se prima fosse più in compagnia, visto il risultato di questa spaventosa moria di "umano" intorno a lui. No, non credo fosse solo, nè ho nulla in contrario per l'evasione borghese nel bicchiere di vino al tavolo di un bar o lo shopping eccitante tra neuroni artificiali che s'illuminano su strade e targhe. Non tutti i luoghi sono quelli della responsabilità. Ma nessun luogo non ne ha almeno un pezzetto. E, soprattutto, nessun luogo è quello del totale assoluto "comando". "Esserlo", esserlo...Amleto, caro Plinio, con la richezza di poter ripensare alle cose e potervi piangere, se accade.
BERENGER: Non riesco a barrire! Urlo soltanto!
Drammaterapia, Esserlo o non Esserlo. Berenger, Amleto e i Rinoceronti
@Plinio su
Caro Dedalo,
evviva! Complimenti per il tuo intervento, davvero centrato, vibrante, vorrei dire: sentìto. Ne condivido tutti i dubbi "conoscitivi" e tutte le preziose acquisizioni d’esperienza, di volizione, insomma di lucida marcia dentro e verso l’Umano…
Ci ho messo la maiuscola per antica tradizione, ma l’umano – se è realmente cuore senziente, dedizione sensibile – non ne ha nemmeno bisogno: si nobilita da solo.
Ti vedo come un simpatico, giovane e moderno Amleto con in mano il bianco libretto Einaudi di Ionesco (beh, molto meglio del teschio shakespeariano!!!), che passeggia su e giù lungo il teatro della sua (tua) stanza, o del nostro atelier, monologando:
"Esserlo o non esserlo?!… Questo è il problema…"
Esserlo cosa? Ma si capisce: un uomo veramente umano…
E il punto centrale è ancora più intrigante: ma esserlo per sapiente virtù di LOGICA, o per grazia della volontà? – o ancora, per istintiva scelta immediata (quasi il riflesso condizionato dell’Esserci, dell’Essersi e dell’Aversi)… Attenzione: mischio con ironica, rispettosa ma allarmata sollecitudine Heidegger e Fromm…
Come si fa essere un uomo? Lo si sceglie? Non si può non esserlo? Si è condizionati dagli altri?Ecco: mi è piaciuto quel tuo rincorrere via via le battute del Rinoceronte, sul filo del dialogo azzimato, borghese, ma anche non trascurando – anzi scegliendo, optando infine per – i conati sacrosanti della rivolta… Viva Berénger, armato con carabina nel suo finale da Fort Alamo, da Fort Apache contro tutti gli Spettri, i Fantasmi, i Nemici, i Rinoceronti… che possano assaltare e conquistare l’eroico fortino del suo semplicissimo Io.
Un furioso, pugnace Io contro tutti –ma anche in nome di tutti, starei per dire: anche loro malgrado.
E qui entra in gioco quel disperato e disperante nostro bisogno degli altri -e intendo non solo le mogli, le sorelle, le fidanzate Daisy più o meno improbabili, ma perfino gli amici usuali e noiosi, i capiuffici, i travet anonimi che in realtà affollano, consolano, e in definitiva sublimano la nostra povera, disordinata esistenza-… che ha fatto intonare al nostro amico Gianni quell’indimenticabile grido dolcissimo e strozzato:
" … Non ci riesco… Non ci riesco a stare da solo!"…
Due Amleti in un solo palcoscenico? Due diversi e simmetrici Berénger?!… O un Amleto e un Orazio in una Danimarca astratta e fuori del tempo che può benissimo rispuntare in pieno Mediterraneo, in Africa o perfino in Asia (tra rinoceronti, ecco il tormentone assurdo e sarcastico, a uno o due corni)…
Ma "corno" in retorica, in filosofia, si dice anche il ganglo, il bivio, tautologicamente il dilemma del problema. E in effetti qui il busillis, la questione è insieme a uno e a due corni (come i rinoceronti/uomini che satireggia Ionesco):
Come ci si salva dalla rinocerontite?
Ma poi, basta volerlo – od occorre una predestinazione speciale?…
Da Ionesco in salsa shakespeariana, qui rispuntiamo addirittura in illustri e sacrali paraggi evangelici, caro Dedalo!!! Come ci si salva? Per Predestinazione o per Meriti? Ed è un po’ perfino quella Legge del Libero Arbitrio per cui tante guerre si sono combattute, tra cattolici, protestanti e affini… Torniamo a furori addirittura luterani…
No, non voglio affatto scivolare nel mare magnum, nell’abisso terrestre e celeste della Teologia… Ma questo tuo esserti posto il dubbio fondamentale, l’Essere o Non Essere della rinocerontite mi riempie insieme d’orgoglio umano e di paura animale…
"Rischiamo solo di regredire" scrissi anni fa in un mio verso, in una poesia (da Preghiere d’un laico), che, guarda caso, s’intitolava appunto "L’Evoluzione dell’anima"…
Grazie, Dedalo, per esserti fatto insieme Principe Amleto, ciambellano Polonio, Laerte fratello d’Ofelia, l’amico fedele Orazio, e infine –chissà– l’imminente Fortebraccio principe di Norvegia, che infine si annetterà tutto il Regno…
Ci hai insegnato, umilmente, che la rinocerontite è insieme un retaggio e uno stato d’animo, una congiura e un’ignominia, una recita a corte e un’eroica guerra all’estero, un notturno dialogo con fantasmi paterni e uno struggente, ben diurno monologo d’amore.
BERENGER Eh, no! Bisogna tagliare il male alla radice!
DUDARD Il male, il male! Parola vuota! Lo sappiamo noi che cos’è il bene e che cos’è il male? Certo, abbiamo delle preferenze. Lei ha paura soprattutto per sé, questa è la verità. Ma non diventerà mai un rinoceronte… le manca la vocazione!
Ma forse infine il tuo Berénger non avrà più bisogno della carabina, del winchester o delle colt 45 –ma assai più utile potrà dimostrarglisi quello splendido, indimenticabile libro di Ronald David Laing che era, è e fu L’Io diviso… L’identità soggettiva, per Laing, è a due dimensioni, luogo in cui si congiungono l’identità per gli altri e l’identità per se stesso…Insomma e in due parole: Esistenza Oggettiva (nel senso del comportamento, dell’agire oggettivo), ed Esistenza Soggettiva (nel senso del vissuto interiore). Ma è proprio tale congiunzione che non avviene nell’Io schizofrenico, nel quale l’identità per altri lascia il posto a un sistema del falso Io… "Quest’ultimo è ‘un modo di non essere se stessi’," – rileva Federica Sossi indagando l’idea-fulcro, staremmo per dire la poetica di Laing, nel Dizionario Bompiani dei Filosofi Contemporanei – "fissazione all’interno del soggetto di una realtà estranea la quale sfugge al suo controllo. Ma la schizofrenia non è altro che una strategia messa in atto dall’Io per potersi adattare a una situazione invivibile che i suoi deliri non fanno altro che denunciare e comunicare. La malattia, quindi, è provocata dall’ambiente. Per questo, oggetto della terapia analitica non è il paziente considerato come individualità isolata; l’azione dello psicoterapeuta deve invece rivolgersi alle relazioni del paziente con l’ambiente sociale in cui è inserito."…
Ecco, Tu e Gianni (e presto speriamo noi tutti, anche grazie al nostro Ermanno Gioacchini) siete travagliatamente riusciti a riunificare… l’Io diviso… Non è poco– anche se, si capisce, quest’Io tende poi sempre a ridividersi… a ridivederci… ad arruolare come uomini i rinoceronti, e viceversa: ma rinoceronti veri, pachidermi con la spessa pelle corazza, e il cuore corazzato ben oltre la fantasia e la svagatezza di ogni metafora…
Carina poi quest’idea (che tu inconsciamente mi hai instillato) di un Berénger monologante come un Amleto: forse avrebbe divertito anche Ionesco che ben sapeva che il "c’è del marcio in Danimarca" (o in Romania!), ci metteva, ci mette assai poco a diventare madornale, ridicola e atroce rinocerontite, o peggio rinocerontaggine… 7 vocali e 9 consonanti che, tutte insieme, radono facilmente al suolo ogni soave, elegante scenario dell’arte e ogni pur duro, cupo giuoco mentale…
Un forte abbraccio
tuo Plinio
venerdì 3 luglio 2009
Dramatherapy, Rhinoceros III Act, Where's the Truth?
Berenger; un'umanità atipica, spettatrice, attraversata da recriminazioni, pentimenti, conflitti e dubbi, in un poderoso e drammatico ingorgo emotivo tra stati d’animo differenti –vedi foto-, che si espande parallelamente alla “rinocerontite” –ma di segno opposto- a sconvolgere dentro e non fuori. Qui, infatti, il cambiamento riguarda l’individuo e non la massa.Il disimpegno dell’Uomo Berenger, al terzo atto, non è più possibile; gli si concede la disperazione ed il timore di essere già in trasformazione o folle. Il testo gli chiede addirittura il sacrificio dell’amore, in un lezioso minuetto dei due amanti –perché sospeso sopra la tragedia che lì si svolge-, dove i due si rincorrono nella profferta di amore e promessa di salvezza che vorrebbe superare la vicenda storica, senza mai incontrarsi nello stesso tempo dello slancio.
Sembra che proprio quello che ho indicato come “disimpegno” nell’Uomo Berenger, possa essere la profilassi verso l’infezione; che l’ingenuità dell’uomo assicuri la sua salvezza? Un ritorno allo all'uomo naturale di Rosseau? Davanti ai suoi occhi -lo abbiamo detto-, buon senso, logica, filosofia sono naufragati miseramente. L’ideologia, il fanatismo, le sue bugie –tentiamo di tradurre…- ben sanno utilizzare la cultura, manipolare il dissenso, la disperazione come l’intelligenza dell’individuo e cooptare la sua incondizionata adesione. L’autore rende quindi una descrizione letterale di una dinamica sociale, che è stata storia nella dittatura nazista, facendoci interrogare sempre perplessi sul perché di quegli eventi. Domande come motori verso il cambiamento, perché cercano risposte e non soluzioni. Perché tortura, genocidio e soprattutto perché nonostante cultura, filosofia, scienza, etica ed evoluzione dell’uomo, si chiede Berenger.
Non ci interessano qui i motivi politici, la ragione ed il torto di una vicenda che ha per nome “olocausto”; non c’è bisogno di discussione su questo punto di arrivo atroce; ci interessa l’Uomo. Certo è che Ionesco, spettatore oculare come Berenger, interprete del proprio tempo, afferma con forza –solo apparentemente docile quella dell’assurdo!- che se non salviamo l’individuo, tuttavia scoprendolo totalmente, ricco e fragile, se non accogliamo appieno la sua “umanità” possibile…divise e preghiere, lingue ed economie facilmente lo frammenteranno nella sua coscienza, nella ricerca vacua di ragioni vere e false delle nostre azioni, destituendolo dal proprio progetto.
Durante tutto il secondo e terzo atto è martellante il processo di indagine dei personaggi sulla trasformazione in atto ed il dubbio fondamentale riguarda due atteggiamenti fondamentali: ricercarne le motivazioni nelle ragioni dell’individuo o in un fatto estraneo, un fattore appunto “virale” e contagioso che usa l’Uomo, ma sconvolge il suo “momento”personale, quell’angolo più o meno ottuso od acuto che potrebbe opporsi al distruttivo cambiamento. Proprio nella lacerante discussione su questa speculazione –a volte cerebrale, altre volte affettiva- Berenger osserva compiersi il proprio “cambiamento”, differente da quanto occorso agli altri… Egli finirà con lo scoprirsi dove “non si conosceva”, o se si vuole rispettare i fatti visibili, dove “non era” ancora.
La Storia è come disseminata di crimini “invisibili”, intendo mai avvenuti, germi di erbe infestanti pronti a germogliare nel grembo di un’umanità che nessuna Cultura o Etica riesce a mantenere comprensibile e democratica. Quante volte la “coscienza di Zeno” dovrà essere perduta e riconquistata? Parallelamente, questo nostro “uomo” possiede uno spazio interno popolato di affetti, paure e desideri, memorie emotive, accoglimenti e rifiuti che possiedono il potere di farlo evolvere, trasformandolo.
Berenger, consolati…capace di abbandonarsi creativamente, senza rinunciare al miracolo della ragione. Berenger, lo sapevi da parecchio, ma lo avevi scordato, non è smettendo o ricominciando a bere che scaccerai il mostro della “rinocerontite”! Berenger, credimi, di quante macabre perfette coreografie può travestirsi questo istinto di morte!
mercoledì 1 luglio 2009
Drammaterapia e "fare anima"...
su "Dramatherapy, "...la vita andrebbe vissutra con la curiosità negli occhi" di Dedalo
Non egemonizzare il pensiero sulla base del Nulla
Caro Dedalo,
quando si parla di viaggio, penso ch’esistano alcune responsabilità da assolvere. Primariamente verso la "strada": infatti, andremo a improntarla d'orme, passi e tracciati – visibili ed invisibili. Credo, anche, nella conciliazione con una verità imprescindibile: quella strada la percorreremo una sola volta. Di conseguenza non dovremo trascurarne il benché minimo particolare. Anzi, ogni dettaglio sarà utilissimo per riepilogare, assorbire nella nostra coscienza le esperienze vissute. Ad esempio l'ascolto, o l'incontro con l'altro da noi – “il MIO altro”, direbbe Ryszard Kapuścinski; oppure motivare QUELLA scelta piuttosto che un’altra.
La curiosità di cui scrivi può definirsi “rara”, come lo stupore. La stragrande maggioranza delle persone si nega avventure, aperture d’ali, interessi verso la materia esterna.
Tra le molteplici civiltà, quella europea ha dato espressione al desiderio vivificandolo di curiosità, confortandolo attraverso la Conoscenza – senza porsi limiti. L'aspetto negativo purtroppo esiste. Implicito in quel desiderio c'è stato, nel corso della Storia, il Dominio, l'Espansionismo, assoggettare popoli alle nostre volontà. Infine, Guerre e Dittature.
Obbligando me stessa a non entrare in speculazioni di pensiero, sento che il viaggio di cui parli si basa sulla ricerca della tua Identità, la conferma del tuo stare-essere nel mondo. Sento che vorresti riverberare uno straordinario “Io esisto!”. Coinciderebbe con l’atto del risveglio all’interno della Creazione: “fare anima” con “altra anima”.
Ovunque appaia l'anima, essa rivela Bellezza, anche nel grido di Bérenger-Gianni quando terrorizzato, nudo, esposto e solo – tuttavia ammesso alla propria presenza – afferma: “Non ce la faccio”.
Vorrei dedicarti questo pensiero, caro amico:
“Per me esiste solo il cammino lungo sentieri che hanno un cuore, lungo qualsiasi sentiero che abbia un cuore. Lungo questo io cammino, e la unica prova che vale è attraversarlo in tutta la sua lunghezza. E qui io cammino guardando, guardando, senza fiato”.¹
Riusciremo, Dedalo, a non egemonizzare il pensiero sulla base del Nulla, dove il senso comune è il rapporto col Nulla: ovvero, un non-senso?
Forse, Ionesco, si pose interlocutorio la stessa domanda…
Note:
¹ Carlos Castaneda, “A scuola dallo stregone: una via yaqui alla conoscenza”, Ed. Astrolabio, Roma 1970, pp 151-152.
giovedì 25 giugno 2009
Drammaterapia, Occhi di Uomo in occhi di Rinoceronte

su Drammaterapia, Rhinoceros, III Act, Where's the truth?
Mobilitarsi. Volersi immuni dalla pachidermica epidemia nella cittadina di Bérenger & Co.
Evitare epicedi ai viventi… Umani o animali?
Temere è umano. Tremare è umano. Temere la follia è umano.
Un rinoceronte ha paura? Trema? Può essere soggetto a disordini mentali?
Ottimale questa paura che porta gli occhi di un uomo all’altezza dell’occhio animale. Odora di sano primitivismo. In senso stretto: primitivismo culturale. Vale per l’uomo l’aggettivo “culturale”. Apparentato è l’uomo al ferreo sistema della logica, alla civiltà col suo carico di malcontento.
Vorrei che occhi di uomo e occhi di rinoceronte rivelassero naturale armonia.
In Ionesco, la parabola del simbolo gioca il suo ruolo, i suoi molteplici ruoli.
Costringe a stanare i personaggi dalle tane “dell’acquiescenza”, mobilitandoli verso la dissoluzione o decostruzione dell’essere: un Io stretto–costretto ai virtuosi riti civili per limitare quanto possibile sentori scomodamente barbari. Oppure, per marcare il territorio d’una vocazione da conquistare, quasi un divenire cavalleresco di provetti “paladini” – quali Lancillotto e Bérenger.
Uno ha Ginevra, amante e Regina fedifraga, l’altro ha l’ideale che precipita e muore: Daisy, la fuggitiva.
Eppoi, di quale vocazione stiamo parlando?! Non servire piatti prelibati e vini DOC ai rinoceronti vegetariani, o seguire la verità della paura che ci travolge a tal punto d’asservire il Male?
Mah! Davvero crediamo che la democrazia sia “un ritorno alla bontà originaria dell’uomo”? (cfr. Protagora). È questo il sano primitivismo?
La parola “civiltà” è carica di vibrazioni etiche e morali, retaggio cumulativo della nostra autostima. La contrapponiamo a barbarie, a ferocia, a bestialità addirittura, mentre significa niente più che “vivere nelle città” (Bruce Chatwin, Anatomia dell’Irrequietezza).
Il rinoceronte ioneschiano è la “bestia” urbana. Jean, Daisy, Dudard, Papillon, perfino Bérenger (prima dell’atto finale) – i manchevoli d’autostima. Difatti, tanto ne vivono la pochezza che optano per il sacerdozio metamorfico di un pensiero mai stato, accettando umiliazione e sconfitta. Fuori dalla logica canonica del comportamento “civile”.
E se uno dei tanti interrogativi ioneschiani ponesse l’accento sulla mancata formazione di un immaginario fertile, mancato pronunciamento allo stupore, addizionando rinuncia su rinuncia per rinunciare infine alla vita stessa? L’evoluzione, il cambiamento che Vita t’offre scartando l’abuso dell’abitudine, troppe fissità comportamentali, la scansione di meccanismi psicologici e mentali che ottundono: piacere, orme assolate, valori acquisiti? La natura. Quella che noi intendiamo come scoperta, viaggio, iniziazione e, perché no? Nomadismo irrinunciabile…
venerdì 19 giugno 2009
Drammaterapia, Rhinoceros III Act, Where's the Truth?
PARTE PRIMA
"la voce può essere persa..."
DUDARD Lasci che le autorità facciano la loro parte. Dopotutto mi domando se, moralmente, lei ha il diritto di immischiarsi nella faccenda. E, d'altra parte, io continuo a credere che non sia niente di grave. Mi pare assurdo agitarsi tanto perché poche persone hanno voluto cambiar pelle. Non stavano più bene nella loro. Sono liberi, facciano quel che gli pare.
BERENGER Eh, no! Bisogna tagliare il male alla radice!
DUDARD Il male, il male! Parola vuota! Lo sappiamo noi che cos'è il bene e che cos'è il male? Certo, abbiamo delle preferenze. Lei ha paura soprattutto per sé, questa è la verità. Ma non diventerà mai un rinoceronte... le manca la vocazione!
La voce può essere persa improvvisamente, essa può cambiare di tono, anche senza prendere freddo, fuori. La testa può dolere; eppure non si è picchiata contro alcun ostacolo, fuori.
L’amicizia si può perdere senza una apparente ragione, lasciandoci sgomenti del fatto che in nome di tanti bei ricordi in comune, ed in barba all’umanesimo, si possa vedere il nostro migliore amico trasformarsi in un collerico rinoceronte. Berenger non si da pace e non riesce a giustificare i terribili avvenimenti, il mancato esercizio di responsabilità da parte del mondo che gli fornisce alibi poco credibili. Così è per l’amico Jean, sul quale discute sconsolatamente con Dudard.
DUDARD Forse gli piaceva l'aria aperta, la campagna, il cielo... forse sentiva il bisogno di lasciarsi andare... Non lo dico per scusarlo...
BERENGER Sì, capisco, o per lo meno, mi sforzo di capire. Ma anche se mi accusassero di non avere una mentalità aperta, di essere solo un piccolo borghese, chiuso nel suo gretto mondo, non cambierei la mia opinione.…!
Non ha aiutato la ragione a trattenere le persone dalla deriva verso la misteriosa malattia, né la filosofia, né il buon senso comune. Ora gli è offerto il conforto statistico della “media”, l’unica che conti -afferma Dudard, ma anche Daisy, poco dopo, ribadirà il concetto-, di un fenomeno “passeggero”, che se occorso, deve pur esserci una ragione pausibile da qualche parte, e dal quale forse si potrà guarire! ”Basta non tagliargli la strada, scansarsi in tempo. Del resto non sono poi tanti (i rinoceronti)”, Dudard.
Berenger ora interpreta bene il conflitto tra due nozioni che sociologicamente e psicologicamente sono bene rappresentate nella storia dell’uomo. Ciò che colpisce l’individuo, se inspiegabile, ha la forza dirompente di allarmare a chiazza d’olio l’individuo ed il gruppo sociale. L’eccezione, nella storia delle specie animali, è mal sopportata, costituisce il “mostrum” dal quale difendersi, da estromettere, ed esiliare, il potenziale insulto alla omeostasi eco-bilogica, alla stabilità dell’organizzazione sociale. D’altra parte l’evoluzione procede proprio grazie all’utilizzo di quanto, consueto o disueto, è più congeniale all’adattamento. Ma se poi il fenomeno “alieno” si riproduce in molti esempi, questo finisce con l’acquisire una “familiarità” che lo rende più accettabile, infine praticabile; soprattutto quando i messaggi sociali sono diretti allo strategico contenimento della sua potenziale pericolosità, o camuffamento della sua reale fisionomia. Diciamo, che il genere umano si può davvero “abituare” a tutto -“Adesso comincio ad abituarmi…” Dudard. In questo questo è il grave meccanismo della Big Lie insinuata dal regime nazista grazie alla propaganda: una palese bugia, se adottata da un leader e se ripetuta più volte, finisce per perdere la connotazione di fatto mendace.
L’alcol, forse l’alcol ha a che fare con la Rinocerontite o forse puo’ aiutare comunque a difendersene; una sorta di irrazionale immunità, un sollievo per non pensarci troppo, alla paura! Berenger si sente schiacciato dalla personale responsabilità di “tenuta”, rispetto ad uno stravolgimento così totale e, quello che più scuote, dalla tranquilla acquiescenza di una umanità che non si scandalizza più. Sì, forse potrebbe essere l’alcol a costituire una protezione. Qui, l’ordine irrazionale del pensiero viene forzatamente reclutato a fronteggiare il fallimento di quello formale della ragione. Il rovesciamento della logica è totale. Berenger comprende di essere troppo dentro al meccanismo per poterlo comprendere. Questo potrebbe essere fatto alla lettura dell’evento attraverso un giornale, ma se si è dentro un meccanismo, non si è capaci di capire, di avere abbastanza sangue freddo per …
BERENGER Già, ma vede, se questo fosse successo altrove, in un altro paese, se l'avessimo letto sui giornali, allora potremmo discuterne tranquillamente, studiare la questione sotto tutti i suoi aspetti, e arrivare anche a trame delle conclusioni obiettive. Si organizzerebbero dei convegni accademici, si interpellerebbero scienziati, scrittori, magistrati, professoresse, artisti. E anche la gente qualunque: sarebbe interessante, appassionante, istruttivo. Ma quando si è presi nell'ingranaggio... quando ci si trova di colpo dinanzi alla brutale realtà dei fatti... non è possibile non sentirci parte in causa, si è troppo scossi per conservare il sangue freddo. Io sono sbalordito, sbalordito, assolutamente sbalordito! Non ci capisco più niente!”
Ma come giustificare fino in fondo il signor Papillon di non aver resistito? Che proprio una persona così “posizionata” su livelli di incredulità sia poi andata incontro alla trasformazione dimostrerebbe la “autenticità” della metamorfosi, suggerisce Dudard e fin qui tutto sembrerebbe logico; dunque una trasformazione “involontaria. Ma quello che pericolosamente poi è sottinteso, è che da questa coerenza formale –se avviene quello in cui non credo, certamente non posso essere io ad essermelo provocato-, paradossalmente si arrivi a suggerire la quasi opportunità del cambiamento, l’addormentamento della ricerca delle ragioni. Tant’è che un istante dopo lo stesso Dudard afferma che non è mai dato sapere le “reali” intenzioni di un individuo. Dunque una forma ben gestita può ratificare la validità di qualsiasi contenuto! Una forma ben organizzata può trascinare nella perdita del proprio pensiero… DUDARD "Be', almeno questo dimostra che la sua metamorfosi è sincera".
Si, la voce si può perdere improvvisamente
BERENGER Ah, non l'ha fatto apposta di certo: sono sicuro che si tratta di una metamorfosi involontaria. DUDARD Che ne sappiamo noi? È difficile sapere le ragioni segrete delle decisioni del prossimo.
BERENGER Sarà il risultato di una frustrazione... aveva sicuramente dei complessi. Avrebbe dovuto farsi psicanalizzare.
DUDARD Anche se si tratta di un transfert, è un fatto rivelatore. Ognuno si sublima come può.
BERENGER Si è lasciato trascinare, ci scommetterei.
DUDARD Bah, può succedere a tutti.
BERENGER (atterrito) A tutti? Ah, no: a lei no, vero? a lei no! E neanche a me!
DUDARD Speriamo.
BERENGER Perché se uno non vuole... è vero?... se uno veramente non vuole...
L’autore, nel personaggio, si chiede con sempre più incalzante disperazione se vi sia una volontà che può erigersi a baluardo di difesa dell’individuo dalla potenza delle ideologie, opporsi alla soffocante ritualità delle istituzioni e delle regoli borghesi, così pericolosamente acquiescenti, nel caso un totalitarismo ricerchi la loro collusione. ”. La ricerca delle ragioni, il metodo scientifico, l’ampiezza delle proprie vedute sono le sole garanzie per conoscere le cause dei fenomeni", recita l’interlocutore e lo specioso argomento è quello che comprendere equivalga a “giustificare” dirà poco più avanti sempre Dudard.
DUDARD Ma caro Berenger, dobbiamo sempre cercare di capire il prossimo. E quando vogliamo capire un fenomeno e i suoi effetti, è necessario risalire alla causa, con serio impegno intellettuale. Dobbiamo sforzarci di farlo perché siamo degli esseri ragionevoli. Io non ci sono riuscito, lo ripeto, e in coscienza non so se ci riuscirò. In ogni modo, dobbiamo imporci a priori un atteggiamento favorevole o, per lo meno, l'obiettività, l'ampiezza di vedute proprie di una mente scientifica. Tutto ha una logica: comprendere vuol dire giustificare.
Movie: An Interview with Eugene Ionesco available at by www.artfilms.com
Eugene Ionesco (1912-1994), the Romanian-born French dramatist, speaks at length about his childhood, his studies, the type of theatre he enjoyed in his youth, his original personality, and his constant need for solitude.
He also discusses the absurdity of our world and our inability to communicate. His plays draw on parody and symbolism to denounce the absurdity of life and social relationships. Finally, he touches on his Nazi resistance and his disbelief over the reaction of intellectuals during the war. A rare archive film shot in 1961, b/w, Transcript available with the film by request.
sabato 6 giugno 2009
Dramatherapy, Everybody Hurts e Rinocerontite
(Berry/Buck/Mills/Stipe)
When the day is long and the night, the night is yours alone, When you're sure you've had enough of this life, well hang on Don't let yourself go, 'cause everybody cries and everybody hurts sometimes Sometimes everything is wrong. Now it's time to sing along When your day is night alone, (hold on, hold on) If you feel like letting go, (hold on) When you think you've had too much of this life, well hang on' Cause everybody hurts. Take comfort in your friends Everybody hurts. Don't throw your hand. Oh, no. Don't throw your hand If you feel like you're alone, no, no, no, you are not aloneIf you're on your own in this life, the days and nights are long, When you think you've had too much of this life to hang on Well, everybody hurts sometimes, Everybody cries. And everybody hurts sometimesAnd everybody hurts sometimes. So, hold on, hold onHold on, hold on, hold on, hold on, hold on, hold on Everybody hurts. You are not alone.
"Everybody Hurts" costituisce la più diffusa patologia nevrotica del nostro pianeta. Si distingue per una subdola insorgenza in soggetti giovani, adulti ed anziani, senza preferenze di sesso, etnia e cultura. Come sintoma principale si caratterizza per la consolante coscienza di non essere soli a soffrire su questo pianeta. Se il punto di partenza dell'infezione è tuttavia una sana iniziale risposta immunitaria al "dolore della vita" -che conduce i portatori germe a non drammatizzare la propria esistenza, a non farne epico trono dell'ingiustizia, del fato avverso e di forze invisibili e negative esercitate dagli altri-, successivamente, molti dei soggeti colpiti entrano nella pericolosa fase del "mal comune, mezzo gaudio" e si siedono sui gradini dell'esistenza. Essi divengono presto preda di disadattamento, avvilimento ed annichilimento, incapaci di reazione alcuna. Complicazione frequntissima della malattia è l'incontro con la "rinocerontite", tipica infezione narcisistica, che inizialmente lusinga i soggetti riguardo la possibile soluzione al problema. Quest'ultima patologia è causata da un virus "sperimentale" scoperto sin all'antichità, che pemette, a chi e è colpito, di ospitare ragioni aliene dal proprio progetto, per vivere. In questa fase la contagiosità della malattia è altissima, grazie ad una endotossina che si genera nell'organismo ospite, denominata "Propaganda". La prognosi è spesso infausta. La terapia consiste nella attenta lettura della Storia e della Propria Storia. Director MD
Movie: REM Live in Stirling Castle,Scotland
Everybody Hurts
Released April 15, 1993 (1993-04-15)
Format CD single, 7" single, 12" single, Cassette
Recorded 1992
Genre Alternative rock
Length 5:20 (Album Version) 4:57 (Edit )4:46 (Alternate Edit)
Label Warner Bros.
Producer Scott Litt & R.E.M.
martedì 2 giugno 2009
PRENDERE COSCIENZA
su "Dramatherapy, the Power of Propaganda"
Una sorta di hitler-rinoceronte esista in ognuno di noi... è tutta quella parte di noi che detta e ci impone ciò che è dettato da luoghi comuni, da pensieri e convinzioni di cui in realtà non siamo convinti eppure da cui ci facciamo guidare... tutto ciò che ci impone di distruggere in noi stessi, rendendoci mattoni di "un Muro" che divide la nostra vera persona Creativa ed Autentica dal resto del mondo. Prendere Coscienza che possiamo occupare tale ruolo anche per "smontarlo" e fargli capire quanto possa esserci inutile, ma quanto invece possa essere fondamentale per noi prendere il suo posto per dare spazio alla nostra libertà e renderci dittatori del bene....Come ha fatto ermanno e come penso dovremmo fare tutti.... anche senza foto.
Il Lupo dell'Alsazia
giovedì 21 maggio 2009
VOGLIO IL VOSTRO CUORE
Siamo appena all’inizio dell’avventura, e non si poteva scegliere un paesaggio migliore: una arena indivisa tra rinoceronti ed uomini. Dico indivisa, perché non si può fare un “taglio intelligente” -come quelle forbici di Photoshop fanno-, su quanto dei primi appartenga ai secondi e viceversa! Tranello biologico, culturale, dove sembra contare di più l’istinto di “territorio” che quello della specie. Ed in questo posto privilegiato, perché esplicativo, impudicamente, della nostra contraddizione, tuttavia si può ancora usare la parola “peccato”! Per carità, termine che uso lontano da ogni esegesi di stampo teologico, ma piuttosto a descrivere quella forma di insidiosa paura di accedere a verità celate. Esso ci preclude l’affacciarsi della mente al dialogo con se stessa, unica condizione dove l’ascolto, se attento, potrebbe uscire dalla autoreferenzialità.
Osservate, però, come il nostro progetto, il nostro teatro, nudo scenario di burattini abitati da noi e dal sogno, ci fornisce una singolare opportunità. Rendere, finalmente, la coerenza tra quanto potrebbe essere se solo noi fossimo. Vi pare poco? No, non è poco, è la verità più incontrovertibile, che sonda nelle possibilità di un destino che assolutamente ciechi, senza mai dircelo apertamente, crediamo inamovibile. Vi pare poco avviare quel dialogo di cui parlavo attraverso uno specchio gigante che è il “teatro”? Mi ripeto, non è poco, ma è un processo che passa per la silenziosa o urlata –poco importa- accettazione del punto in cui siamo. Il pudore è un lenzuolo prezioso che veste quello che già si conosce, poco importa se a noi o all’altro, ma può rivelarsi il più subdolo dei comportamenti, quando non viene interrogato. E perché questo “teatro” possa funzionare, mi serve il vostro cuore. Solo quello ci salva, nudi ed “impudici” dinnanzi allo spettatore, vestiti solo di quanto autenticamente abbiamo sperimentato nel tempo prima. Voglio il vostro cuore e serve quel lungo lamento d’amore per la vita che fluttua tra eccessi e pigrizia, tra esaltazione e povertà. Francescano proclama – se il Santo me lo concede- di un essere poveri o di non saper vedere, ma “salvi” nel sapere di cercare. Non dice Grotowsky che voi compite una “messa”, che di sacro ha l’intento umano, piuttosto che la delega al divino? Lascerete entrare lo sguardo smarrito o malizioso di chi vi guarda a fare il suo mestiere di scelta, mentre siete sul palco a livello del mare o piuttosto sarà la finta “altitudine” del mestiere del recitante a proteggervi dall’incontro pericoloso con voi stessi nell’altro? Se non vedrete pericolo, se non saprete di pericolare e scegliere tuttavia di essere lì, avrete una finta “salvezza”, avrete la farsa piuttosto che il teatro, la pantomima, anziché l’autenticità. Personaggi che provengono da lontano e da vicino li farete abitare in voi: vi sembra poco questa responsabilità di anima-rvi solo apparentemente di altro? Lo sentirete questo gesto, questa parola, questo pensiero albergare in un costante bisticcio tra le infinite bisettrici di una angolo anch’esso infinito? Per questo chiedo il vostro “cuore”, perché esso è strada, non mezzo, è cammino, non luogo, è dono.
Desidero vedere la passione di quel sottile ed a tratti massiccio litigio tra voi e il personaggio, luogo d’incontro senza conciliazione -che sarebbe compromesso-, vitale per questo che si declina nella drammatica ripetizione senza sosta di un saluto al mattino, che parla di voi, piuttosto che del gesto-parola. Nessun funambolismo, nessun tentativo di sorreggersi –che già anticiperebbe la contraddizione tra fune ed intento-, ma ricerca dentro quello, di quanto può accadere e svelare.
Per questo, compagnia, voglio il vostro cuore, piccolo, grande, malandato, stordito e confuso, attento e distratto, impigrito e solerte, comunque.
E tutto, vi giuro, senza spostarlo da vostro petto. Director
Foto: "emo_heart__6_.jpg" di djrisso
martedì 12 maggio 2009
"ME L'ASPETTAVO, L'AVEVO PREVISTO!", il grido di Bérenger
da “Il Rinoceronte”, E. Ionesco, Ed. Einaudi, p.120
Premessa:
ATTENZIONE: “La “rinocerontite” è silenziosa, non comincia con una mal di gola ed un febbricola, ma certo -ci dice Ionesco- diventa febbre di potere e voce rauca e potente, ammaliatrice” (Ermanno Gioacchini).
Dal Telegrafo:
Nina: Complimenti a Spartaco e a Valentina!!! Una prece a Valentina di restare... La serata di venerdì 8 maggio è sta propedeutica in molti sensi. E ancora una volta ci mette di fronte alle nostre responsabilità. Proximo il mio post! Un abbraccio a tutti, e buon svolgimento di lavoro... Gianni ha ragione: la forza sta nelle risorse dell'individuo che si mette a disposizione del Gruppo. Forza, Creative Drama!
Nina: @ Director: “L'ineffabile attrattiva del mistero, o la sua totale indifferenza”.
Questo è il titolo, nonché il tema che posterò domani: da qui la natura dei personaggi del Rinoceronte sotto un'ottica -altra. Bonne Nuit!
Director: Wow! Epifanica “annunciazione” di un post! Annunciate di meno... e producete di più ragazzi, dentro e fuori i post! Ben venga la tua riflessione Nina.
Nina: Director: potevo stare zitta, e facevo meglio... anche perché sto andando ad un funerale in S. Agostino, a sostenere una cara amica che ha perso improvvisamente la madre. Produco, Ermanno, dentro e fuori i post: nella VITA. Buona giornata.
Director: Nina, mi dispiace per la circostanza che mi dici... Ma cerca di cogliere, situazione che mi dici a parte, l’umorismo e la provocazione di quanto di umoristico vi è nell’annunciare un post atteso ed annunciato da tre settimane, preferibile inserirlo! Suvvia... Ti sono vicino. Ermanno
Nina: Director: ... situazione a parte del tutto inattesa e dolorosa, era intenzionale, voluto, e praticamente dimostrato, uno dei tanti risvolti dell'ASSURDO che fanno parte del nostro quotidiano. Il mio ANNUNCIO era veramente una “provocazione”!
Perché far suonare le campane a lutto durante un matrimonio?
Ho sperimentato concretamente -con reazione immediata- come certo surrealismo fa davvero parte dei nostri vissuti. Io e te, siamo stati dei perfetti Bérenger e Jean dell'Anno Domini 2009.
Nina: Perdonata, Director?
Questo giocoso dialogo è rappresentativo di come i nostri reali istinti superino frequentemente il logos, la ratio. Personalmente, nudo animaleumano di sesso femminile –nudità impertinente, lo ammetto, e mi scuso con il Director– ho voluto fare un tentativo di affermazioni non-sense sperando in una reazione che non fosse un’incornata da mandarmi al Creatore. Cosa ne è uscito?! Vorrei sussurrarlo piano, perché se sono riuscita ad evitare una prima incornata, non vorrei ne sopraggiunga una ben piazzata con barriti furiosi annessi.
Parlo di PREGIUDIZIO che, in larga misura, ritroviamo nei rapporti che intercorrono tra i personaggi ioneschiani.
Nel Rinoceronte è aspra, diretta, priva d’evasive parafrasi, la sensatissima quanto odiosa denuncia dell’autore nei confronti di determinanti aspetti: pregiudizio senza fondo, appunto; razzismo; autorità e potere esplicitati in ogni forma senza precise scale gerarchiche (Bérenger: “Ma sì, certo: è il centralino delle autorità, lo riconosco!”, pag. 120); massificazione dell’Io e isteria collettiva – l’uomo è improduttivo, tantomeno ha coscienza di quanto avviene nella sua intima realtà disgraziatamente proiettata nel mondo circostante, risucchiato dalla “potenza ammaliatrice” di un Io sovrastante.
“L’Uomo senza qualità” e il Saggio senza Idee. Bivio.
L’imperativo totalitario trova la sua determinata collocazione avvalendosi di una saggezza negativa che si autoannulla per mancanza di Idealità – riuscendo comunque vincente e convincente mediante figure carismatiche.
Il carisma è l’accalappiacani dei fragili. Una situazione storica precisa che vede un popolo ridotto alla fame, senza lavoro, con l’economia del proprio paese a pezzi, è pronto a tutto pur di ribaltare il sistema e i singoli destini.
La gente disperata pretenderebbe cambiamenti, implora rivoluzioni –una qualsiasi– pur di eliminare il travaglio del presente (non è il caso del Rinoceronte).
Dunque, se qualcuno ti offre un piatto succulento, lo mangi; e mentre pasteggi, già nomini Salvatore colui che ti ha offerto da desinare.
Questa è induzione, non scelta personale.
L’assaggio di un mondo migliore porterà ai vari sonderkommando, ai GULag e Auschwitz-Birkenau, alle prigioni sotterranee cinesi sino a Guantanamo.
Il carisma, l’autorevolezza, il Saggio senza Idee è l’ineffabile mistero che studio da sempre.
Dov’è il mistero nel Rinoceronte di Ionesco?
Lo intravedo sollevare polvere e lanciare suoni gutturali spiacevoli, mentre Bérenger, con tasso alcolico fuori norma, si dissocia dal frastuono curioso del droghiere, del barista, la cameriera e gli altri pseudo-viventi. L’essere non ancora identificato gli sovviene sgradevole perché alza “polvere”; promuove “polvere”; è responsabile della “polvere” che lo vede costretto a respirare con inconsueta difficoltà.
Bérenger intreccia un immediato dissenso, la sua vena esistenziale logora s’inasprisce verso l’elemento disturbatore –e ulteriore.
Polvere… In traslato: l’entità sta montando un gran polverone negli astanti, pedantemente agitati dall’evento. Potremmo definire il quadro “Molto rumore per nulla”?
Poche battute dei personaggi, e il forestiero dissolve l’istantanea polaroid misterica, rivelandosi un pachiderma corazzato, ruvido, verde, abbondante, proveniente dal pianeta Ipotesi. Brrr… Brrr… Il rinoceronte è pericoloso se per malasorte ti ritrovi lungo il suo passaggio. Infatti ridurrà a polpetta il mitico gatto a quattro, sei, otto zampe (è consigliabile interpellare il Signor Filosofo per maggiori, edificanti dettagli): in natura, questo animale è vegetariano. Non ama la carne, figurarsi un gatto provvisto di pelo!
Il Rinoceronte è l’Orrore che privilegia come arma la COMUNICAZIONE: seduce, attrae, affascina: la Comunicazione è mediatico patto di velocità.
Timore congelato. Sentimenti assenti. Assistiamo alla clonazione di “uomini vuoti” in perissodattili servili alla polvere, al conformismo, ad un unico Io che li azzera come soggetti a carico del proprio sé.
Purtroppo erano già così.
Purtroppo, Rinoceronte o no, erano già condannati.
Indifferenti ad ogni ragione del mistero che avvolge l’umano esistere.
Indifferenti, in una parola, alla vita.
Ora, nessuno più teme. Nessuno trema. Trema Bérenger, dopo aver assistito alla metamorfosi corporea dell’amico Jean:
“Ho paura… ho paura di diventare un altro” (pag. 94).
Poi, Bérenger, invoca l’amore di Daisy.
Daisy: figura controversa, donna fragile, uniforme, senza pathos, incerta del sentimento amoroso che la legherebbe a Bérenger.
Evidente quanto non ami questo personaggio: Daisy non sa cosa vuole. Non osa scelte estreme. In lei c’è un sottile sottrarsi a tutto ciò che è femminile-femmineo; non riesce ad esprimersi amante né amica, né vera compagna del suo uomo. Predilige una vita comoda e borghese. Soprattutto, è coinvolta in sensi di colpa: di fatto, lei e Bérenger, sono gli unici ad avere ancora sembianze umane quando la mutazione rinocerontica non teme più avversari.
DAISY: “Sì, sforziamoci di non sentirci più colpevoli!” (pag. 120).
BÉRENGER: “No, tesoro, non pensarci più. Non devi avere rimorsi. Il complesso di colpa è pericoloso. Viviamo la nostra vita, siamo felici! […] Non sono cattivi, vedi? E poi non gli facciamo niente… Ci lasceranno in pace” (pag. 122-123).
DAISY: “No, non la smetteranno! Continueranno sempre!”
BÉRENGER: “Mah… sono tutti impazziti, anche il mondo è malato: sono tutti malati”.
DAISY: “Già, ma non saremo noi a guarirli”.
Passo memorabile, che trova l’apice nelle pagine seguenti, fino alla conclusione.
Tornano gli archetipi, i miti. Torneranno sempre!
Bérenger si vuole eroe per RIGENERARE un’umanità nuova. Ecco l’utopia rivoluzionaria da inseminare. Ma Daisy non ha nessuna aspirazione a ri-configurarsi come una nuova Eva:
“Non voglio avere bambini. È una seccatura,” sostiene ferma la donna.
Bérenger-Adamo non potrà salvare l’umanità.
“E chi ti dice che non siamo noi che abbiamo bisogno di essere salvati? Forse gli anormali siamo proprio noi!” insiste Daisy.
Così se ne va. Bérenger, seppur con dolore, la lascia andare.
Eroe e moderno anti-eroe, egli resta solo. L’ultimo grido è quello di un forsennato. Forse sta impazzendo anche lui, ma non abbastanza da non rendersi conto che l’ultimo umano fra rinoceronti aveva compreso tutto in quella “polvere” iniziale: fastidiosa, istintiva repulsa.
“ME L’ASPETTAVO, L’AVEVO PREVISTO!”
Dove annidare, allora, speranze adamantine? Nel brano di questa lettera che Bérenger scriverà al suo amore perduto?
“Sono stato meglio, Daisy, dandomi ragione, dandoti ragione, differenti, ma vere, senza fretta e con la polvere scivolata, abbondante, dalla superficie del corpo e del pensiero. Una sensazione aspra e dolce, fatta di silenzio e ciliegie di prossima stagione, che, comunque, consola gli eventi, qualunque essi siano e sia stiano sviluppando” (Director).
domenica 3 maggio 2009
BRRRR...
Hai ragione, Capitano, la rivisitazione di una drammaturgia, non ci farà mai assolvere dalla ricerca dell’identità. Quella continua a lavorare dentro, ad opera in processo, ad opera compiuta. L’importante è sottrarsi al gioco bugiardo del parlare del “problema”, per sentirsene fuori. E’ il confine che fa difeso, ed il confine si sposta. La terra che trema, Istria e Bolzano, la striscia maledetta delle preci e delle maledizioni a diversi dei, milioni di cose lo dimostrano. Ed incessante, vitale, faticoso e gratificante interpretarne gli spostamenti e starci sempre dentro. La “rinocentite” è silenziosa, non comincia con una mal di gola ed un febbricola, ma certo -ci dice Ionesco- diventa febbre di potere e voce rauca e potente, ammaliatrice.Giovedì sera, povero piccolo uomo, voce campo sapiente e buona –eppure non avevi mai provato- hai rischiato anche tu di essere incornato. Solo l’essere fuori dal timore, fuori campo come con un budge che ti dava accesso a sentirti dentro, ti ha salvato dal mio istinto omicida!
Ci camminavo, calpestando polvere inesistente di una stanza poco adatta ad un rinoceronte, sopra la tua voce; binario più caloroso della voce di un Bergerer sempre troppo devoto, onorato, lacchè della sapienza, eppure affettuoso a pensarci bene! Ma che se ne fa di un paludato inchino un rinoceronte in cerca di un paludoso posto. Se non lo straccia lui, quel verbo ostinato, pieno di maraviglia e stupore educato, chi lo farà?
Hai rischiato, come tutti, così presi dal sottile spirito ironico che aleggiava tra bagno e stanza, finestra e porta. Potevo osservarvi, in bianco e nero, uomini pavidi ed appannarvi con il mio alitare, pietrificarvi nel mio puntare. Abbandonando un mondo dove non vi era più ragione che stessi.
Qui, dove mi trovo, solo le mosche sono ospiti ingrati, ma troppo piccoli per la mia furia. L’ho dici, “non c’è e non c’è mai stata nella febbrile rincorsa delle apparenze”, non cercare anche tu Jean, dentro me, troveresti solo cuoio e carne. “E’ difficile credere…ma non impossibile”. Brrrr
Rhrinoceros -director.
Movie: "RHINOCEROS", 1958, by Eugene Ionesco, from an American high school production.
Ciclo di Conferenze-Dibattito 2010, aperte al pubblico
-09 aprile, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio
-07 maggio, La lezione di Grotowsky + Laboratorio
-04 giugno, la Cinematerapia e la Cinema-dramaterapia + Laboratorio
-02 luglio, l'Hypnodrama + Laboratorio: il Ritorno del Padre
(nuova programmazione a settembre)
Gli incontri, aperti su prenotazione, condurranno i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente. I seminari e le conferenze -a carattere educativo e divulgativo - sono indirizzati ad pubblico non professionale, ma anche a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici e psicologi La partecipazione agli incontri è gratuita, su prenotazione alle pagine del sito o telefonando alla segreteria scientifica, tel. 340-3448785 o segnalandosi a info.atelier@dramatherapy.it