Aprile 2011, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio: La luna in cerca di casa -data in programmazione-
Hypnodrama: Morfeo, Ikelos e Fantasos. L’equilibrio psicosomatico è ora provocato, percorso da idee ed emozioni destoricizzate secondo la consueta logica formale, nel tentativo di conciliare quanto emerge di “asimmetrico”: induzione ad osservare la propria storia o un evento definito, a superare le resistenze inconsce. Reazioni emotive come lo stupore, la meraviglia, la commozione frantumano i pregiudizi verso la ricostruzione di una possibile nuova storia Non è il nostro passato ad essere corretto, ma l'esperienza emotiva archiviata in esso e congelata, come la assurda staticità del sintomo più che visibile, sottile "filo rosso" -afferma Langs- che riconduce al vissuto traumatico o, piuttosto, a quanto di esso è dato oggi "significativamente" dal nostro presente. director
@ Director
As mind master of the CDIOT, this gives me the opportunity to open a discussion on the fascinating Mind's Creative Processes and the Theatre. So I invite you to join our community, getting it prestigious, because it will be built with your intuitions and questions, meditation and inner answers. This is the place where you can use the freedom to express your doubts and you ideas, sharing with the others the research of your way. The Mind is a living miracle, available better than we could immagine; the theatre is a powerful tool to get deeply its power! But what beyond our discussions?
Prepare for becoming part of a new way to discuss with your right emisphere.
Explore the real power of hypnosis, dramatherapy and cinema-dramatherapy and get away its magic and false misconceptions.
Work nicely with us to create our friendship and the warmth of our curiosity and mind’s exploration.
Learn, enjoy and get excited!
Help yourself adapt to altering life-style changes..if there’s one constant in our life today it’s change; from every direction and faster than ever.
Let’s make the dream a reality...and much much more! Contact and interface with our staff; psychiatrists and psychologists will help you to get your life better!I’m just looking forward to seeing your messages here!
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"It does not take much strength to do things, but it requires great strength to decide on what to do" Elbert Hubbard
Visualizzazione post con etichetta Hypnodrama. Mostra tutti i post
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mercoledì 23 febbraio 2011
Hypnodrama: La luna in cerca di casa
lunedì 4 ottobre 2010
Dramatherapy & Hypnodrama: Kamikaze, part I
A Hypnodrama directed by E. Gioacchini, powered by Creative Drama & In-Out Theatre
domenica 5 settembre 2010
Drammaterapia: Fabulare attraverso la Danza. Laboratorio di Storytelling ed Hypnodrama, venerdì 10 settembre 2010
![]() |
| Conduttore, E. Gioacchini, Testi di F. Pitorri |
@ Director
La fiaba, nell’immaginario collettivo, ha la stessa dimora del sogno, è il luogo dove tutto è possibile e dove tutto, nella maggior parte dei casi, giunge ad una soluzione. Il percorso di entrambi può essere disseminato di difficoltà e pericoli, ma poi il finale sembra preservare quasi sempre l’interesse dell’attore. La fiaba è il sogno trasportato nella realtà, ad infrangere barriere e limiti, a mettere alla prova le abilità e le risorse, e qualche volta anche ”a dura prova” l’ascolto del bambino e dell’adulto. La fiaba non è storia. Per dirla con Gill & Brennan è l’esercizio più intenso di quello che gli autori definiscono “attività al servizo dell’Io”. Si entra nella favola e se ne riesce. In altre situazioni, che appartengono all’ambito della patologia, invece ci si vive attaccati senza lasciarla, confusi tra realtà e sogno, paura e dolore, senza quella necessaria distanza che, alla fine del racconto, ci riporta con “i piedi per terra” ad utilizzarne il messaggio, che questo lavori in modo manifesto o inconsapevole, poco importa.
In questo laboratorio, i partecipanti entreranno nella fiaba, amministrandone la sintassi, la possibile evoluzione ed in questo la tecnica dell’hypnodrama è magistrale. Rospi o principi, principesse o piccole fiammiferaie, vi sarà per tutti l’esercizio della “scoperta”, del “coraggio”, della “speranza”. Nessuna epurazione dei nostri conflitti nascosti, ma piuttosto ascolto della voce interna che li fa silenziosamente e meravigliosamente superare.
venerdì 25 giugno 2010
Hypnodrama: Father Comes Back
mercoledì 20 gennaio 2010
It's time to...DANCE WITH MY FATHER AGAIN
It's time to make this dance! E' tempo di farla ancora o per la prima volta questa danza, che tu ti lasci tirare in alto o riprendere dalle braccia di tuo padre, calciare un pallone con lui od ammirare le tue piccole trecce mentre cresci.
Stai ancora crescendo, sai, non hai mai smesso e questo era quello che lui voleva, mentre la tua piccola testa già superava la cinta dei suoi pantaloni e si affacciva sulla sua camicia bianca a chiedere di piu'. E' ora di rifarla questa danza, forse di insegnargli a danzare con te, come non avete mai fatto, così bene.
Ora sei cresciuta, conosci molte cose e può venire molto bene questa danza, senza il timore di rimanere indietro, che la notte sia troppo buia, e la sua voce ormai distante. Potrete indicarvi cose mai dette, sussurrarvi parole mai ascoltate, vedere paesaggi già conosciuti insieme ed ora i tuoi...
Puoi risvegliarti, lentamente, senza fretta, quel tempo non può passare più così fretta. Hai il privilegio di fermarlo, mentre tu vai avanti e danzi nella tua vita.
Stai ancora crescendo, sai, non hai mai smesso e questo era quello che lui voleva, mentre la tua piccola testa già superava la cinta dei suoi pantaloni e si affacciva sulla sua camicia bianca a chiedere di piu'. E' ora di rifarla questa danza, forse di insegnargli a danzare con te, come non avete mai fatto, così bene.
Ora sei cresciuta, conosci molte cose e può venire molto bene questa danza, senza il timore di rimanere indietro, che la notte sia troppo buia, e la sua voce ormai distante. Potrete indicarvi cose mai dette, sussurrarvi parole mai ascoltate, vedere paesaggi già conosciuti insieme ed ora i tuoi...
Puoi risvegliarti, lentamente, senza fretta, quel tempo non può passare più così fretta. Hai il privilegio di fermarlo, mentre tu vai avanti e danzi nella tua vita.
Esmee Denters
Back when I was a child before life removed all the innocence
My father would lift me high and dance with my mother and me and then
Spin me around 'til I fell asleep
Then up the stairs he would carry me
And I knew for sure I was loved
If I could get another chance another walk another dance with him
I'd play a song that would never ever end
How I'd love love love
To dance with my father again
When I and my mother would disagree
To get my way i would run from her to him
He'd make me laugh just to comfort me
Then finally make me do just what my mama said
Later that night when I was asleep
He left a dollar under my sheet
Never dreamed that he would be gone from me
If I could steal one final glance one final step one final dance with him
I'd play a song that would never ever end
'cause I'd love love love
To dance with my father again
Sometimes I'd listen outside her door
And i'd hear how my mother cried for him
I pray for her even more than me
I pray for her even more than me
I know I'm praying for much too much
But could you send back the only man she loved
I know you don't do it usually
But dear lord she's dying
To dance with my father again
Every night i fall asleep and this is all I ever dream
Song: Dance with my Father Again, written by R&B-soul singer-songwriter Luther Vandross. It was released in the United States on June 10, 2003 by J Records, his final album to be released before his death on July 1, 2005.
martedì 19 gennaio 2010
Hypnodrama, Il Ritorno dei Genitori
Lunedì, 18 gennaio 2009, h. 22,30
Warm-up...la discussione sui bambini abbandonati di Haiti, quelli descritti nel blog, ma così veri e niente virtuali tra le strade di quel luogo. Se le nostre pieces nascono come canovaccio che filtra attraverso la nostra storia, ora la nostra "storia" è anche lì, confusa, tra fumi e lamenti. Non serve ricorrere al "teatro sociale", a quello "politico". Tutto passa per i nostri sensi e questi sono piuttosto sconvolti dal vertiginoso cumulo di morte e devastazione.
L'hypnodrama. Lei si è seduta, intorno gli altri. Conosciuti od anonimi, altre storie. "Il Kamikaze ha lavorato parecchio..." dirà di lì a poco, ma intanto siamo nel prima ed una donna le viene posta al lato destro (non gliela lascio scegliere, desidero sia una in particolare), seduta anch'essa. Le parlo, le ricordo che ha perso da diverso tempo i genitori, ma che ora sua madre è alla sua destra e vorrei che le tenesse la mano, le parlasse...Quella è venuta meno prima di suo padre, ma per un pò possiamo stravolgere i tempi e la può avere lì, disposta a parlarle ad ascoltarla, con il padre che non c'è più.
"Mi manchi, ed è trascorso già parecchio tempo con questa mancanza e mi mancavi anche prima...Sono sempre stata più legata a te; ho voluto più bene a te mamma, ma nonostante questo, ora mi manca mio padre. E' stato un uomo distante, e molte volte "cattivo" con me, ma ora mi manca di più lui..."
La madre l'ascolta, con il capo piegato un poco in basso, annuendo leggermente e a tratti con qualche sospiro. Ora faccio alzare la persona alla sua sinistra e lì si siede suo padre. Lei è impietrita:. Sono tutti e due ancora lì, ai suoi lati, sensazione persa nel tempo? Mai stata? Silenzio...
"Papà, abbiamo perso tanto tempo. Inutilmente. Sono arrabbiata con te -lo ripeterà più volte-. Mi manchi. Volevo essere importante per te...Avremmo potuto incontrarci prima, non è avvenuto. Ora non ho forze ed io ti ricordo forte...Quando ero adolescente, ti vedevo forte, mi davi la forza...eri come la linfa...ed ora nessuno può darmi quella stessa cosa".
Lui: "Ti ho voluto bene..." - ha gli occhi umidi.
Lei: "Si, lo so, ma non me lo hai trasmesso ed ora mi manchi e sono ancora tanto arrabbiata con te...".
Lui abbassa il capo, sempre tenedole la mano. Le chiedo di chiudere i suoi occhi e l'avverto ... tra qualche tempo quelle mani, ai suoi lati, quelle dei suoi genitori, si scioglieranno, ma prima di lasciare quel contatto, desidero faccia una cosa.
"Vedi...sono loro ad andarsene, a lasciarti, come sai, com'è avvenuto, ...tu sei qui e loro stanno per andare via. Le loro mani, lentamente, come avvenuto attraverso gli anni, rammenti...invecchiando, si allontaneranno da te. Desidero che mentre questo avviene, tu possa fare una cosa insieme a loro: lasciarli andare...-Pausa- "Si, lo so, sono loro a staccarsi da te ed è difficile fare propria una azione in coda a quella di un'altro, e si resta a subire...il distacco, l'abbandono; ma tu puoi pensarlo ora, finalmente puoi farlo: mentre loro ti lasciano, hai ragione...è accaduto, tu lasci andare loro, comunque siano stati, comunque tu li abbia vissuti, comunque sia accaduto. Questo, poi, penserà il tempo, attraverso le tue storie, anche silenziosamente a lavorarlo. Ma ora è importante che tu non subisca ...lasciando qualcosa di inesautito dietro te, ancora quello che è avvenuto. Puoi osservare, comprendendo, che vanno via da te e di loro resta tutto quanto desideri dentro".
La madre ed il padre lasciano delicatamente le sue mani, perdendo sino all'ultimo piccolo contatto. Chiedo loro di tornare ai loro posti e vicino a lei si risiedono altri compagni di viaggio.
"Quando lei aprirà gli occhi, tu Pino, le dirai che vorresti lei venisse al cinema una di queste prossime volte e tu, Francesca, l'inviterai ancora ad andare a ballare e poi si può oraganizzare una cenetta, una sera, a casa tua. E voi tutti, ricordatele che sta lavorando in drammaterapia con voi ed il director e che c'è molto da fare, importante e vitale. Sorridetele...".
Lei apre gli occhi e tutti le parlano ed ora si sorride.
Lei: "Era tanto che queste cose erano qui, pronte ad uscire ed aspettavano la buona occasione; in tutto questo tempo l'ho capito". Fine

Warm-up...la discussione sui bambini abbandonati di Haiti, quelli descritti nel blog, ma così veri e niente virtuali tra le strade di quel luogo. Se le nostre pieces nascono come canovaccio che filtra attraverso la nostra storia, ora la nostra "storia" è anche lì, confusa, tra fumi e lamenti. Non serve ricorrere al "teatro sociale", a quello "politico". Tutto passa per i nostri sensi e questi sono piuttosto sconvolti dal vertiginoso cumulo di morte e devastazione.
L'hypnodrama. Lei si è seduta, intorno gli altri. Conosciuti od anonimi, altre storie. "Il Kamikaze ha lavorato parecchio..." dirà di lì a poco, ma intanto siamo nel prima ed una donna le viene posta al lato destro (non gliela lascio scegliere, desidero sia una in particolare), seduta anch'essa. Le parlo, le ricordo che ha perso da diverso tempo i genitori, ma che ora sua madre è alla sua destra e vorrei che le tenesse la mano, le parlasse...Quella è venuta meno prima di suo padre, ma per un pò possiamo stravolgere i tempi e la può avere lì, disposta a parlarle ad ascoltarla, con il padre che non c'è più.
"Mi manchi, ed è trascorso già parecchio tempo con questa mancanza e mi mancavi anche prima...Sono sempre stata più legata a te; ho voluto più bene a te mamma, ma nonostante questo, ora mi manca mio padre. E' stato un uomo distante, e molte volte "cattivo" con me, ma ora mi manca di più lui..."
La madre l'ascolta, con il capo piegato un poco in basso, annuendo leggermente e a tratti con qualche sospiro. Ora faccio alzare la persona alla sua sinistra e lì si siede suo padre. Lei è impietrita:. Sono tutti e due ancora lì, ai suoi lati, sensazione persa nel tempo? Mai stata? Silenzio...
"Papà, abbiamo perso tanto tempo. Inutilmente. Sono arrabbiata con te -lo ripeterà più volte-. Mi manchi. Volevo essere importante per te...Avremmo potuto incontrarci prima, non è avvenuto. Ora non ho forze ed io ti ricordo forte...Quando ero adolescente, ti vedevo forte, mi davi la forza...eri come la linfa...ed ora nessuno può darmi quella stessa cosa".
Lui: "Ti ho voluto bene..." - ha gli occhi umidi.
Lei: "Si, lo so, ma non me lo hai trasmesso ed ora mi manchi e sono ancora tanto arrabbiata con te...".
Lui abbassa il capo, sempre tenedole la mano. Le chiedo di chiudere i suoi occhi e l'avverto ... tra qualche tempo quelle mani, ai suoi lati, quelle dei suoi genitori, si scioglieranno, ma prima di lasciare quel contatto, desidero faccia una cosa.
"Vedi...sono loro ad andarsene, a lasciarti, come sai, com'è avvenuto, ...tu sei qui e loro stanno per andare via. Le loro mani, lentamente, come avvenuto attraverso gli anni, rammenti...invecchiando, si allontaneranno da te. Desidero che mentre questo avviene, tu possa fare una cosa insieme a loro: lasciarli andare...-Pausa- "Si, lo so, sono loro a staccarsi da te ed è difficile fare propria una azione in coda a quella di un'altro, e si resta a subire...il distacco, l'abbandono; ma tu puoi pensarlo ora, finalmente puoi farlo: mentre loro ti lasciano, hai ragione...è accaduto, tu lasci andare loro, comunque siano stati, comunque tu li abbia vissuti, comunque sia accaduto. Questo, poi, penserà il tempo, attraverso le tue storie, anche silenziosamente a lavorarlo. Ma ora è importante che tu non subisca ...lasciando qualcosa di inesautito dietro te, ancora quello che è avvenuto. Puoi osservare, comprendendo, che vanno via da te e di loro resta tutto quanto desideri dentro".
La madre ed il padre lasciano delicatamente le sue mani, perdendo sino all'ultimo piccolo contatto. Chiedo loro di tornare ai loro posti e vicino a lei si risiedono altri compagni di viaggio.
"Quando lei aprirà gli occhi, tu Pino, le dirai che vorresti lei venisse al cinema una di queste prossime volte e tu, Francesca, l'inviterai ancora ad andare a ballare e poi si può oraganizzare una cenetta, una sera, a casa tua. E voi tutti, ricordatele che sta lavorando in drammaterapia con voi ed il director e che c'è molto da fare, importante e vitale. Sorridetele...".
Lei apre gli occhi e tutti le parlano ed ora si sorride.
Lei: "Era tanto che queste cose erano qui, pronte ad uscire ed aspettavano la buona occasione; in tutto questo tempo l'ho capito". Fine
Found at: http://www.filestube.com/
Jula - Father! I Hate U (g.Kama)
U know that I hate the words like '4ever'
I don't wanna be perfect, i just wanna be better
I hate the words 'i love u'
i thought that i know u
you left me alone
like I was just a doll
I'm not your object
my name doesn't mean like forget
you showed me a feeling and that learns me how to be strong
you raise me that life isnt a fairy-tale
and now you are a great dramatist
thanks to you I know how to defend myself
because you hurt me so much
I hate the words 'i love u'
i thought that i know u
you left me alone
like I was just a doll
my heart is calling for help
but fate dont give me back those days
you know that you broke my life
but you still carry your head high.
Jula - Father! I Hate U (g.Kama)
U know that I hate the words like '4ever'
I don't wanna be perfect, i just wanna be better
I hate the words 'i love u'
i thought that i know u
you left me alone
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I hate the words 'i love u'
i thought that i know u
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like I was just a doll
my heart is calling for help
but fate dont give me back those days
you know that you broke my life
but you still carry your head high.
mercoledì 13 maggio 2009
CIAO MARE...

@ Elea
Ciao mare...
Sembra strano che io scriva proprio a te, ma avevo qualcosa da dirti. Sono venuta a trovarti domenica...pensa è da tanto che non lo facevo;,ho sempre raccontato tutto di te dei tuoi occhi, degli occhi di chi ti ha guardato con il pianto, trattenendoli nelle tue onde. Non credo conti il luogo, il mare è sempre il mare...immenso, diverso nei colori, come sono diversi i colori degli occhi delle persone. Eri tu...ti ho riconosciuto, ti ho guardato. Tu hai riconosciuto me.
Si sono io quella bimba che si arrampicava su un immenso scoglio e ti parlava, affidandoti i suoi sogni, i suoi pensieri, le sue paure e le sue domande. Sono io. Poi ti ho parlato piano, come quando si dicono parole d'amore; volevo che loro fossero carezze per te, erano sussurri. Impresa che sa di favola, quel giorno, accarezzare le tue onde. Ma avevo gli occhi chiusi e il buio ha nascosto l'imbarazzo della mia anima e gli occhi un pò lucidi.Ti parlavo piano,come quando si parla all'amore in certi momenti che sanno di mare, anche se non ero lì tu eri dentro di me, ti facevo domande quasi timide e tutte finivano con un..."perchè"? Ho sentito la fretta delle azioni di quel momento che mi hanno portato a te, ma...dovevo finire di parlarti, desideravo mille risposte. Tu mi ascoltavi in silenzio, ti eri...come fermato.Non ho potuto toccarti.
Passava il tempo ma tu non mi rispondevi, non mi davi risposte, mi ascoltavi silenzioso. Ho pensato che non ne avevi,i n fondo non tutte le domande hanno una risposta. Su un onda ho visto riflessi i miei occhi pieni di lacrime me li stavi rendendo indietro. Li ho presi e li ho guardati...erano asciutti, avevi asciugato le mie lacrime.Ad un tratto si è alzato il vento e mi è sembrato di sentire una voce, una voce portata dal vento del mare, in quel vento che odorava di te ci stava la risposta...Questa volta non ho tappato le orecchie con le mani, ti ho chiesto..."ripeti ancora sono qui per capire"e tu hai urlato come solo le onde sanno fare. Ho sussurrato un grazie, n lle mani avevo i miei occhi. Ad un tratto, tra mille suoni, mi ritrovo in una stanza piena di amici che mi stringono le mani e in una mano vi ho messo dentro uno sguardo, un sorriso, un' emozione, una goccia di mare e un sogno di bambina, e gli ho chiesto:"stringete forte tutto questo...tutto qesto è me stessa...".
Ora ti saluto, mare, ma verrò presto a trovarti. Mi arrampicherò sul mio immenso scoglio ma...niente più domande, ma solo per accarezzare le tue onde e bagnarmi le mani.
@Director
Avevi gli occhi chiusi, è vero, intorno a te gli altri, assenti per tutto il tempo in cu non ti è servito, com'è giusto. Poi, di nuovo la relazione arricchita di pensieri invisibili e di un percorso fatto dentro te. Domenica, nell'ultima esperienza eravate tutti molto belli, tante trottole a roteare nel buio, divertendovi ad osservare e vedere meglio che nella più intensa luce. Ognuno la sua storia, dentro la propria trance.
Meravigliata? E che senso avrebbe mettersi a discutere con una distesa d'acqua e scambiarsi doni con essa e darle nuovi appuntamenti, questa volta diversi? Chissà gli altri, chissà quale paesaggio di sfondo a quale storia...Buon ritorno, ora che leggi, destati...questo era il segnale Carmen!
Si lo so, lo so..te ne accorgi solo ora. Sorrido.
Meravigliata? E che senso avrebbe mettersi a discutere con una distesa d'acqua e scambiarsi doni con essa e darle nuovi appuntamenti, questa volta diversi? Chissà gli altri, chissà quale paesaggio di sfondo a quale storia...Buon ritorno, ora che leggi, destati...questo era il segnale Carmen!
Si lo so, lo so..te ne accorgi solo ora. Sorrido.
Foto: Dramatherapy Blog Sunset
venerdì 16 gennaio 2009
Camminare Ad Occhi Chiusi
Quando si lavora con la nostra psicologia, tutto ciò che si osserva è sempre relativo alle condizioni in cui ci siamo posti, alle nostre motivazioni ed attitudini, alla nostre stessa attività critica su quanto si sta svolgendo. Esattamente come per l’espressione artistica, che non prevede certo risposte e traguardi univoci, ma è il risultato di un incontro tra fattori personali e la rappresentazione –sempre semantica- della realtà. Come per modellare un vaso, dipingerne la superficie, anche per la sensibilità ad accedere ad una esperienza introspettiva, esiste una naturale attitudine, più o meno intensa, ma comune a tutti gli individui ed alla quale si può essere addestrati. Un limite è comunque presente in tutte le attività umane, che si tratti di sollevare dei pesi o di osservarsi dentro: la fatica che conduce alla stanchezza, che riduce la performance.
Siamo essere fatti per essere integrati; il prezzo che paghiamo per esserci “distinti” dalla materia informis è quello di un costante controllo della realtà, perché questa non ci prevarichi facendoci tornare prima del tempo allo stato di quiete “inorganica”! Essere vivi è quindi per definizione il limite della “libertà”; come un ciotolo può fare, noi non possiamo rotolare da una galassia all’altra senza interrogarci sulle tre famose domande…Pronti alla difesa o all’attacco, con una delega poderosa a meccanismi automatici, siamo incappati in quel meraviglioso e “divino” incidente di percorso che è l’autocoscienza. Orgogliosi della “costruzione sociale”, quale proiezione della mente che nasceva, siamo consapevoli della nostra fatica
Siamo essere fatti per essere integrati; il prezzo che paghiamo per esserci “distinti” dalla materia informis è quello di un costante controllo della realtà, perché questa non ci prevarichi facendoci tornare prima del tempo allo stato di quiete “inorganica”! Essere vivi è quindi per definizione il limite della “libertà”; come un ciotolo può fare, noi non possiamo rotolare da una galassia all’altra senza interrogarci sulle tre famose domande…Pronti alla difesa o all’attacco, con una delega poderosa a meccanismi automatici, siamo incappati in quel meraviglioso e “divino” incidente di percorso che è l’autocoscienza. Orgogliosi della “costruzione sociale”, quale proiezione della mente che nasceva, siamo consapevoli della nostra fatica
E veniamo all’Atelier, al nostro lavoro a full-immersion… che ti sottrae alla quotidiano gioco delle parti, per aprire nel luogo del “teatro” gli strumenti della comprensione e del cambiamento. L’analogia tra il teatro e la vita non è nostra. Il teatro è nato per questo, l’estensione rappresentata di quanto di teatricamente già avviene vivendo. Rappresentiamo il mondo con i nostri sensi, conoscendolo e modificandolo e probabilmente il primo abbozzo di coscienza dell’Io, di consapevolezza cosciente, avvenne nelle rappresentazioni di progenitori che volevano comunicare tra loro, ancora in assenza di un linguaggio elaborato. Corpi, salti, suoni gutturali, soffi ed una mimica totalmente affettiva descrivevano “suggestivamente” qualcosa di dentro fuori: il “drama”. Poi, divenne teatro.
E veniamo allo scorso incontro. Hai “giocato” con i tuoi “amici”, li hai vestiti di tuoi parenti, genitori, conoscenti , e -per ricollegarci agli ultimi due post- hai fatto un salto oltre l’”orizzonte” e compreso che “camminare” sulle acque non è
molto facile, sono ampie e profonde ed anche molto abitate! Siamo giunti all’ora “che volge il desio”, come adesso, decisamente stanchi, ma soddisfatti, completamente convinti di non voler pensare più a nulla per almeno le prossime dodici ore! Che poi è quel prezioso tempo di incubazione in cui l’inconscio lavora -a scatola chiusa- quanto hai messo dentro. Uno di voi mi ha scritto “…l' atelier...se chiudo gli occhi per pensare alla giornata mi vengono in mente tante cose. ma ad occhi aperti , come ti dicevo, ho parecchi vuoti.. adesso la cosa mi piace. mentre lunedì ero un po' spaventata perchè non ricordavo nulla ora, avendo trovato questo " metodo", penso che tutto quello che abbiamo fatto mi è arrivato dritto dritto dentro e solo abbandonandomi un po' riesco a riprovare quelle sensazioni e a ricordare ciò che abbiamo fatto”.
molto facile, sono ampie e profonde ed anche molto abitate! Siamo giunti all’ora “che volge il desio”, come adesso, decisamente stanchi, ma soddisfatti, completamente convinti di non voler pensare più a nulla per almeno le prossime dodici ore! Che poi è quel prezioso tempo di incubazione in cui l’inconscio lavora -a scatola chiusa- quanto hai messo dentro. Uno di voi mi ha scritto “…l' atelier...se chiudo gli occhi per pensare alla giornata mi vengono in mente tante cose. ma ad occhi aperti , come ti dicevo, ho parecchi vuoti.. adesso la cosa mi piace. mentre lunedì ero un po' spaventata perchè non ricordavo nulla ora, avendo trovato questo " metodo", penso che tutto quello che abbiamo fatto mi è arrivato dritto dritto dentro e solo abbandonandomi un po' riesco a riprovare quelle sensazioni e a ricordare ciò che abbiamo fatto”.Il director si aggira tra di voi, funzionano solo i suoi passi e lo sguardo, non parla. Ancora non avete appreso che una delle tecniche migliori per attivare un hypnodrama è la sorpresa; non si chiede al vostro cervello sinistro di funzionare, ma allo stato di vigilanza che tuttavia lotta con un po’ di stanchezza. Poi egli parla: “Sapete…possiamo accettare di essere stanchi, si, possiamo accettarlo; del resto si è lavorato e non c’è cosa migliore che abbandonarsi ad uno stato di piacevole stanchezza –mentre le sue braccia si allargano a stiracchiarsi socchiudendo un poco gli occhi-. Anzi, possiamo perfino utilizzare questo stato –la stanchezza aggira le resistenze-…persino sfruttarlo…” viene detto che il prossimo esercizio "sfruttera" la stanchezza acquisita (!) per essere eseguito, su quella costruirà piacevolmente il suo percorso…ad occhi chiusi. In un'era dove dovremmo imparae a riciclere intelligentemente tutto, anche le risorse si prestano a questo gioco. Rilassati, voi quindi lasciate che le vostre braccia si estendano in avanti, come grandi ammortizzatori verso ostacoli fantastici ed i vostri occhi lentamente si chiudano. Camminare Ad Occhi Chiusi è il titolo dell’esperienza. Ne abbiamo parlato all’inizio di questo post, nessuno cammina nel buio, a meno che le circostanze, sfortunatamente, non glielo impongano. Ma “camminare nel buio” si presta anche alla metafora della conoscenza; chiudere l’occhio della ragione, per aprire quello dell’istinto, ed anche di questo abbiamo parlato. Evocare risorse nascoste ed in questa operazione ora la stanchezza può aiutare. Se conosci il luogo, lo hai già abitato, se procedi lentamente, se tra la punta del tuo naso e le cose di fuori –ed ad occhi aperti non sempre ne abbiamo!- vi è la distanza ragionevole e prudente delle tue braccia distese, non puoi pericolare alcun incontro minaccioso, nessuno scontro fatale…eppure. Eppure non è così; se si è molto abituati al “controllo” del mondo il lasciarsi andare, anche in un ambiente protetto sollecita ansia, più simbolica che realistica. Incontrarsi con essa e scendere a patti è il significato dell’esperienza proposta. Ora…le vostre esperienze, “naviganti”…
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Drammaterapia Dramatherapy Drama Therapy,
Hypnodrama
venerdì 16 maggio 2008
Cronopios, Famas?
Regala la domanda anche al gruppo, cara Neko, e con loro vedi ed ascolta quello, che, ad esempio, risponderei io...Il teatro lavora dentro, questo in drammaterapia avviene in tempi che si prolungano oltre la performance, il laboratorio, tu diresti...il workshop. It works hard and quietly. Esso lacera e scopre; costringe al risveglio, toglie semantica al senso di colpa...destituendolo da atto salvifico a luogo da ri-occupare...in modo nuovo... Cronopiesco, famesco? Avvicinati....ecco così!
C'era una volta un sentiero ripido, a volte scelto dall'acqua in inverno e meno spesso da qualche solitario viandante. Mai di notte...vale a dire il sentiero era sempre lì, ma sembrava che anche la luna lo scansasse, così nascosto da rovi ed arbusti.
Viveva stagione dopo stagione l'esilio dalle cose impraticabili perchè di terzo grado o da quelle più dolci come le salite dei tratturi di montagna. Era un destino che proprio non tollerava, quindi decise di scivolare. Aspettò una piena d'inverno, di quelle dove l'acqua è capace, selvaggia, di trascinare nel suo corso cose ed altre cose... e si gettò nella discesa verso valle al primo temporale grosso.
Arrivato giù, provo l'infinto piacere della schiena che si distende completamente sulla pianura, del sole che ti scalda senza angoli proibiti, dei rumori di un posto non più solitario...ma... Ma poco dopo entrò in lui la noia, il desiderio dei ripidi pensieri che faceva da solo, lì sul lato Ovest della grande montagna. Non poteva più risalire. Allora stanco ed avvilito lascio che la corrente lo portasse ancora più a valle.. finito nel corso di un fiumiciattolo si trovo a bagnare i piedi di un bambino... Un pò pavido ed insieme curioso risalì, lui così abituato ai precipizi, sulle sue gambe ...entro nei suoi pensieri...e lo convinse silenziosamente a farsi portare ancora lassù sulla montagna, ora arrotolato nella sua mente fresca e curiosa.
il ritorno

@ da Indaco
Vuole solo colori.
Il nero l'infastidisce: è il tempo che s'è stinto.
La mole di tristezza sovrasta il sonno.
E sa: potrebbe regnare la pace in quel novello rituale: desiderio di partiture notturne ed arcane: dolci, arrendevoli e diurne, le medesime tigriture.
Sappiamo soltanto che da casa Humboldt è tornata nel Khana indiano.
Là è stagione di monsoni.
Là non fa che piovere.
Lei non fa che cercare, cercare, cercare qualcosa.
La natura è arida, secca: non ha da offrire che sterpi: palpito sfiorito dove crudeltà è più verde.
C'è qualcosa, però, in cui lei trova armonia: la pioggia sul suo magnifico mantello.
Ama sentirlo bagnato.
Per questo non si ripara: l'acqua -sapore/odore benedicente- rende tutto familiare: e lei si erge per poter rifulgere, mentre l'acqua, sua complice en-plein-air, impone invano alla foresta di celebrare nuove liturgie gemmanti.
Fiotti d'idillio su idillio.
Trascorre un mese.
Torna il tempo in cui lei addenta il sole insaccato, prima che questo scolpisca l'afa di sempre.
Discendono gli occhi suoi.
Le stille non s'acquetano.
Per l'ultima volta eluderà se stessa, lasciandosi catturare e trascinare in casa Humboldt.
Quel che resta sarà un esile respiro di corda.
Sapendosi -nel morire- epilogo, fioritura, Rinascenza.
Il nero l'infastidisce: è il tempo che s'è stinto.
La mole di tristezza sovrasta il sonno.
E sa: potrebbe regnare la pace in quel novello rituale: desiderio di partiture notturne ed arcane: dolci, arrendevoli e diurne, le medesime tigriture.
Sappiamo soltanto che da casa Humboldt è tornata nel Khana indiano.
Là è stagione di monsoni.
Là non fa che piovere.
Lei non fa che cercare, cercare, cercare qualcosa.
La natura è arida, secca: non ha da offrire che sterpi: palpito sfiorito dove crudeltà è più verde.
C'è qualcosa, però, in cui lei trova armonia: la pioggia sul suo magnifico mantello.
Ama sentirlo bagnato.
Per questo non si ripara: l'acqua -sapore/odore benedicente- rende tutto familiare: e lei si erge per poter rifulgere, mentre l'acqua, sua complice en-plein-air, impone invano alla foresta di celebrare nuove liturgie gemmanti.
Fiotti d'idillio su idillio.
Trascorre un mese.
Torna il tempo in cui lei addenta il sole insaccato, prima che questo scolpisca l'afa di sempre.
Discendono gli occhi suoi.
Le stille non s'acquetano.
Per l'ultima volta eluderà se stessa, lasciandosi catturare e trascinare in casa Humboldt.
Quel che resta sarà un esile respiro di corda.
Sapendosi -nel morire- epilogo, fioritura, Rinascenza.
Foto: foto di scena "trascinamento della tigre", piece "il fissatigre" 11.05.08
martedì 13 maggio 2008
Hypnodrama: Dream A Little Dream
mercoledì 16 aprile 2008
trance & recitazione

Perché l’ipnosi in un atelier di drammaterapia? Mentre per venerdì 18 maggio continua il percoso all'interno del modulo di autoipnosi dell'atelier, vogliamo re-interrogarci anche su questo blog ed aprire una discussione. Come punto di partenza, una breve precisazione ci aiuterà a comprendere meglio.La metodologia dell’Atelier “Liberamente” segue i principi della dramatherapy già descritti dagli orientamenti della letteratura internazionale e, fondamentalmente dalle due grandi scuole, quella americana di R. J. Landy e quella britannica di S. Jennings . Il percorso che questi due differenti autori hanno fatto per giungere alla precisazione di alcuni principi fondamentali nella materia è autorevole, anche se, legittimamente, tende a sottolineare differenti aspetti del lavoro drammaterapico per giungere quindi a metodologie coerentemente diverse, almeno in parte. Se Landy, con il suo “concetto di ruolo”, intende il processo dramma terapico come assimilabile fondamentalmente al percorso psicoterapeutico, Jennings lo legittima maggiormente all’interno del processo artistico proprio del teatro. Negli ultimi anni, proprio la professionale e fertile disputa tra i due orientamenti di pensiero ha portato ad una ricca produzione di proposte ed articolazioni metodologiche.
I punti fondamentali per i quali la drammaterapia dell’Atelier Liberamente si differenzia da altri percorsi, nasce fondamentalmente da fattori autobiografici, come spesso ogni innovazione comporta. Per il direttore dell’Atelier, E. Gioacchini, essersi interessato da trentacinque anni di “stati modificati di coscienza”, passando attraverso la competente conoscenza dell’ipnosi formale, sperimentale e clinica, e molte delle sue applicazioni, anche al di fuori del campo ristretto della psicoterapia ipnotica, ha comportato l’utilità di disporne nello strumentario dell’operazione dramma-terapica. Di qui l’importanza che l’allievo-attore acquisisca dimestichezza con le fluttuazioni della propria coscienza, che, si sa bene, non è sempre ed assolutamente “ordinaria” e vigile nel corso del processo artistico, interpretativo e comunque espressivo. La particolare competenza nel campo dell’hypnodrama moreniano (dove allo psicodramma si aggiunge la presenza di stati induttivi la trance), porta così il lavoro drammaterapico assai vicino alla consapevolezza di quello che Artaud indicava come "trance cosmica" o lo stesso Grotowsky chiamava “la Trance dell’Attore”, pura espressione dell’autenticità di un‘anima nell’atto di donazione all’altro (pubblico) dinnanzi a lui. L’atto di “autopenetrazione” che tanto sottolinea il Maestro, passa dunque per uno speciale stato di consapevolezza cosciente, ma all’interno di una condizione di trance, elementi questi che permettono all’attore di “non fingere di fingere” e qualificare il suo “come se” sulla scena appunto come atto "autentico". La propria storia, invisibile, fluisce all’interno della parte che stiamo interpretando, anche al di fuori di quel gioco di immedesimazione dentro al personaggio, come propone il grande Stanislavskij. Se il suo metodo si basa sull'approfondimento psicologico del personaggio e sulla ricerca di affinità tra il mondo interiore di quest’ultimo, come concepito dall’autore, personaggio e quello dell'attore, la metodologia dell’Atelier sposa maggiormente lo statuto Grotowskiano. Come questa ultimo indirizzo insegna, è inoltre ridotto all’essenziale il rito scenico, impoverita la macchina teatrale, ridotta generalmente all’essenziale dell’attore e dello spettatore: la scena di fuori si svuota dei suppellettili ingombranti della coscienza, formalizza la presenza di quelli essenziali e si rivolge al dentro... Quello che rimane sono i corpi con un anima, e questi non possono che essere corpi in cerca di vita ed espressione, offerti all’altro, in un incontro ogni volta unico ed essenziale. I moduli di insegnamento dell’Atelier intendono quindi facilitare il processo cognitivo e interpretativo nel lavoro attoriale, perché questo, più in generale, abbia dei positivi riflessi sugli schemi di pensiero e conportamento della persona; un’esperienza formativa il cui obiettivo è estendersi ad altre competenze parallele per un miglioramento della qualità della vita e che si sia in analisi o meno, il punto di partenza è sempre la conoscenza di se stessi.
Per questo, ad esempio, attraverso la danza-movimento-terapia, ci si avvale anche di esperienze propriocettive -presa di coscienza dello schema corporeo e della struttura del proprio corpo, contrazioni e distensioni muscolari, quindi mobilizzazione settoriale e totale-; delle tecniche cinestesiche -acquisizione di posture in relazione allo spazio e ad altri soggetti- e dell’esperienza aptica generale -risposta del soma a diversi tipi di stimoli tattili-.
In tal senso, gli esercizi di autoipnosi, proprio come quelli sul corpo che propone Grotowsky, intendono sollecitare la consapevolezza e la libertà emotiva del soma e della psiche, in modalità sinergica ed in funzione del sentimento di libertà e scelta che l’attore deve sempre saper comunicare a chi assiste al suo lavoro. L'attore conosce bene questo: il corpo e la mente possono tradirsi vicendevolmente, l'abitudine arriva ad impigrire il senso dell'azione ed addormentarlo in essa, si pericola costantemente verso quella condizione così acutamente definita da Grotoswsky come pigrizia interore. Oltre l'ipnosi ritualistica ed iconografica della trance, si accede al serbatoio privato delle proprie esperienze con uno squisito atto di introspezione definerei più "sciamanico" che classicamente "ipnotico".
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Ciclo di Conferenze-Dibattito 2010, aperte al pubblico
organizzate dall' Atelier di Drammaterapia Liberamente -h. 20,00,in sede-
-09 aprile, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio
-07 maggio, La lezione di Grotowsky + Laboratorio
-04 giugno, la Cinematerapia e la Cinema-dramaterapia + Laboratorio
-02 luglio, l'Hypnodrama + Laboratorio: il Ritorno del Padre
(nuova programmazione a settembre)
Gli incontri, aperti su prenotazione, condurranno i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente. I seminari e le conferenze -a carattere educativo e divulgativo - sono indirizzati ad pubblico non professionale, ma anche a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici e psicologi La partecipazione agli incontri è gratuita, su prenotazione alle pagine del sito o telefonando alla segreteria scientifica, tel. 340-3448785 o segnalandosi a info.atelier@dramatherapy.it
-09 aprile, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio
-07 maggio, La lezione di Grotowsky + Laboratorio
-04 giugno, la Cinematerapia e la Cinema-dramaterapia + Laboratorio
-02 luglio, l'Hypnodrama + Laboratorio: il Ritorno del Padre
(nuova programmazione a settembre)
Gli incontri, aperti su prenotazione, condurranno i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente. I seminari e le conferenze -a carattere educativo e divulgativo - sono indirizzati ad pubblico non professionale, ma anche a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici e psicologi La partecipazione agli incontri è gratuita, su prenotazione alle pagine del sito o telefonando alla segreteria scientifica, tel. 340-3448785 o segnalandosi a info.atelier@dramatherapy.it






