@ Director
As mind master of the CDIOT, this gives me the opportunity to open a discussion on the fascinating Mind's Creative Processes and the Theatre. So I invite you to join our community, getting it prestigious, because it will be built with your intuitions and questions, meditation and inner answers. This is the place where you can use the freedom to express your doubts and you ideas, sharing with the others the research of your way. The Mind is a living miracle, available better than we could immagine; the theatre is a powerful tool to get deeply its power! But what beyond our discussions?
Prepare for becoming part of a new way to discuss with your right emisphere.
Explore the real power of hypnosis, dramatherapy and cinema-dramatherapy and get away its magic and false misconceptions.
Work nicely with us to create our friendship and the warmth of our curiosity and mind’s exploration.
Learn, enjoy and get excited!
Help yourself adapt to altering life-style changes..if there’s one constant in our life today it’s change; from every direction and faster than ever.
Let’s make the dream a reality...and much much more! Contact and interface with our staff; psychiatrists and psychologists will help you to get your life better!I’m just looking forward to seeing your messages here!

"It does not take much strength to do things, but it requires great strength to decide on what to do" Elbert Hubbard

Visualizzazione post con etichetta Drammaterapia e Barbablù. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Drammaterapia e Barbablù. Mostra tutti i post

lunedì 28 marzo 2011

Dramatherapy, Blue Beard 2010, First Act, 1

Blue Beard, To Want, To Need, To Be,
by Creative Drama & In-Out Theatre,
a play written, producted and directed by E. Gioacchini

sabato 26 marzo 2011

Dramatherapy, Blue Beard 2010, Prologue

Blue Beard, To Want, To Need, To Be, Prologue

A dramatherapic piece by Creative Drama & In-Out Theatre,
written, producted  & directed by E. Gioacchini

giovedì 23 dicembre 2010

Drammaterapia: Blue Beard, la settima sposa in bilico sul tempo

Blue in Rebecca, "Blue Beard, To Want, To Need, To Be",
17  dicembre 2010
@ director

Rebecca non è soltanto orrore della scoperta e prima ancora diritto alla conoscenza (quella del volto "nascosto" del suo amato), Rebecca è fallimento della Speranza. Nessuna speranza può sorreggersi senza quelle premesse, sia pur minime, che ne fanno positiva proiezione della mente, dislocata in un  tempo diverso (ce lo insegna la psicanalisi), anche capace di dislocare e rispondere al nostro passato, oltre che al futuro. Rebecca è stata promessa al suo sposo dalla famiglia; nel rito collettivo è stata dissimulata merce di scambio per l'emancipazione di tutto un clan ed è la stessa famiglia (sic) che  deve finalmente salvarla dalle braccia del "mostro". Se pensiamo, poi, che una volta scoperta nel suo "vile" curiosare (come le parole di Bababablù descrivono), la giovane sposa è capace di sottomettersi nuovamente alla sua ira, promettendo amore ed obbedienza dentro all'orrore appena scoperto, finiamo, paradossalmente, per vedere anche Barbablù vittima dell'architettura della storia, della fiaba; perchè ancora prima vittima del suo fallito sogno d'amore: una donna che gli obedisse. Ma vi è un'altra lettura, un sottotesto che solo la modernità ci può dare, per la medesima psicodinamica del raccnto, vista la collocazione storica della fiaba.
Nel tragico stupore del proprio fallimento, quando non vi sono più appigli a cui sorreggersi, è l'illusione che qualcosa possa essere ancora salvato ad ingannarci. Che il nostro "Destino" sia una partita a scacchi dove se solo potessimo correggere una mossa, rivelatasi errata, tutta la nostra importante partita potrebbe avere una epilogo differente! Il senso di colpa che frustra diventa allora, improvvisamente, complice del persecutore, ci chiede quell'opera di espiazione che sembra promettere ancora quella particola di potere perduto nel cambiare gli eventi. La minaccia che si erige davantia noi , frustrando la nostra aspirazione (la vita, la libertà, ecc) ci fa colpevoli quanto il nostro persecutore in una sorta di paradossale identificazione con lui (ma l'inconscio non bisticcia con i paradossi). La Sindrome di Stoccolma bene descrive questa situazione e spiega quanta deferente fiducia si possa riporre in chi ci sta facendo del male, consapevolmente o meno; quanto si possa giungere ad amare al posto di odiare; quanto, in fondo,  il nostro narcisismo, messo alle strette, possa dislocare verso questa disperata inversione degli affetti la sua attenzione.

lunedì 13 dicembre 2010

Drammaterapia: togliere concime alla paura e scegliere le carte migliori

Blue Beard 2010, Atelier Drammaterapia LiberaMente, le due attrici più piccole
In un precedente scritto, riferendomi alla presenza delle due giovanissime interpreti nella piece, ho parodiato la loro performance in "piccole donne crescono", due piccole donne che raccontano una fiaba agli adulti, capovolgendo per una volta la dinamica del fabulare. Inutile dire che i bambini le favole sanno raccontarsene molte da soli, nel gioco, e che nella realtà ne raccontano molte e fini agli adulti!
La fiaba di cui stiamo parlando è però davvero terribile; a ispirarla Gilles de Rais e probabilmente anche Enrico VIII; ma non meno crudele è quanto oggi i mass media possono  divulgare con il diritto di cronaca, quando raccontano ad un pubblico adulto, dietro il quale ascolta quello dei piccoli, le tragedie della violenza, dell'indifferenza, dell'abuso. Una fiaba intrisa di "speranza" e spietato disincanto, dove la presenza della "curiosità" quale movente, poco convince e poco addolcisce.
La dolcezza, invece delle due giovani attrici in erba, piccole Rebecche pronte per il "pasto del Ragno Gigante" o l'intelligenza e la sensibilià per fuggire agli inganni, ha convinto tutti. E per un attimo abbiamo tutti creduto (persino io che lo sapevo) che la più piccola sapesse leggere!
Abbiamo visto così "crescere" la favola dell'amore che ti trasporta sulle ali di un destriero volante (perchè appartiene ai sogni) e che ha bisogno del tuo "sentire" per non rovinare pericolosamente al suolo, o dentro una soffitta buia.
Ringraziamo le due interpreti per il sogno che ci hanno dato, sperando che i nostri siano morbidi e chiari per fare loro compagnia, senza paura. Director

Drammaterapia & Blue Beard




















Foto di Scena di "Blue Beard, To Want, To Need, To Be",
riduzione drammaterapica dalla fiaba di J. Perrault,
di E. Gioacchini, Compagnia dell'Atelier di Drammaterapia
 LiberaMente, 11 dicembre 2010, Roma

domenica 5 dicembre 2010

BLUE BEARD, TO WANT, TO NEED, TO BE, 11 dicembre 2010



Atelier Drammaterapia Liberamente
per le Risorse, 2010 e il CDIOT
      presentano 
     Blue Beard, To Want,
    To Need, To Be
 PIECE DRAMMATERAPICA IN QUATTRO ATTI, DI E. GIOACCHINI

Cosa chiede Barbablù e cosa gli nega Rebecca?
Cosa cerca quest’ultima e da cosa scappa? Un gruppo di teatranti cerca,
attraverso la propria autenticità sul palcoscenico, di mettere a nudo il rapporto
conflittuale
della coppia storica, esplorando le ipocrisie sociali, i miti personali,
il gioco di attrazione e paura che vi è nell’amore.

Roma, 11 dicembre 2010, h 20.45
 presso VideoAmbiente
Regia e Scene di E. Gioacchini
Aiuto-Regia, M. Pina Egidi

LA COMPAGNIA: lucrezialeslygiulianaelisagiorgiavanessaermannomarlenepino
toninamariapinacatiagiannispartaco
COSTUMI, margheritaermanno
UFFICIO STAMPA E PR.
Flavia Pitorri, f.pitorri@dramatherapy.it
FOTOGRAFIA, Claudio Gioacchini
Cell. 340-3448785

domenica 28 novembre 2010

Drammaterapia: Dio e Uomo, Bene e Male, Bianco e Nero

@ Bleu

No, niente nostalgia per favore. La nostalgia è sinonimo di assenza , è cosa che svela l’età , può paralizzare e rendere inerti.Se si cita qui un esempio della storia della RAI è solo per riflettere e per approfondire la relazione tra bene e male, tra silenzio e grida, tra etica e religione, tra nero e bianco, tra Barbablu e Rebecca ………..
Abbiamo scelto, attraverso l’Atelier, di essere nel mondo, di recepire nel nostro lavoro artistico gli input che arrivano dalla vita quotidiana e di portarli nella nostra rappresentazione.In uno dei precedenti post, il Director ci ha evidenziato come non possiamo, anche nella nostra attività teatrale, “chiamarci fuori” dagli eventi dalla realtà e della cronaca, anche se ci cimentiamo in ruoli che non attingono al nostro vissuto e pur facendo largo uso del mezzo virtuale. Violenza e male ci appartengono, ci contaminano, ci affascinano. Il lato oscuro, incarnato in Barbablù, risuona e trova echi nella nostra coscienza e ognuno di noi sa quanto il rimbombo possa essere sonoro, nella solitudine di un doloroso vis a vis con sé stesso. La curiosità di Rebecca può essere talvolta non l’istinto alla ricerca e alla scoperta, ma una mera narcisistica tendenza al superamento di un limite, di un tabù, di un ordine morale che può essere sfidato e vinto. Luce in Barbablù nel desiderio di amore, ombra in Rebecca nella volontà di calpestare questo desiderio.
Relativismo alla estrema potenza pericoloso in tutte le sue accezioni. Rifiutarlo può condurre all’aberrazione di non saper più riconoscere le sfumature di grigio che vi sono tra i metaforici bianco e nero, alla chiusura verso la estrema varietà del mondo e delle vicende umane. Accettarlo in pieno può significare la deriva etica o un’assenza di riferimenti cui difficilmente l’individuo è preparato. Personalmente, accetto il relativismo solo come contrario di “assolutismo”, con tutte le implicazioni che ciò comporta. Se vi siano indicazioni convincenti sul quesito degli opposti valori è materia su cui si può dibattere a lungo.
Ma, come a dimostrare che nulla si muove per caso e che il cambiamento indotto dalla drammaterapia è lento, sì, ma inesorabile come la crescita della montagne, dall’osservazione della vita quotidiano intorno a me arriva una risposta che non potevo ignorare.
Sul tavolo della mia collega, sta in bella vista un libro voluminoso che solo a guardarlo viene voglia di abbassare la voce, e di non fare gesti bruschi perchè sarebbe mancanza di rispetto, come ridere in Chiesa o citofonare a casa di qualcuno a ora di cena. Quel libro è “I fratelli Karamazov” .
C’era, negli anni sessanta, un’Italia ancora non pienamente scolarizzata, in cui pochi parlavano l’inglese o comunque una seconda lingua, dove ancora l’analfabetismo non era stato sconfitto. Gli echi del sessantotto tardarono ad arrivare. La TV aveva solo due canali, era in bianco e nero e non era presente in tutte le case.

Era una televisione con molti limiti culturali. Poco dissenso , molto perbenismo, e si rivolgeva alle famiglie, immaginate secondo una visione tradizionalista.Quindi niente escort in TV, niente male parole, niente vallette in vesti succinte (ancora non c’erano veline o schedine). In una parola niente eccessi, né in bene, né in male.
Eppure questa Televisione fu capace di proporre in prima serata un caposaldo della letteratura mondiale come “I Fratelli Karamazov”, non certo una lettura scorrevole a volerlo definire con ironia. Attori teatrali di prima grandezza, rispetto della trama e dei dialoghi, quasi nessuna concessione ad adattamenti e a semplificazioni più ruffiane, grande uso di primissimi piani: l’opera ebbe un ascolto medio di 5.400.000 telespettatori. (fonte dal web) . Un numero sorprendente se si considera il contesto sociale poco sopra accennato..
Il mio scritto si ferma qui. Altre parole sarebbero una mancanza di rispetto, una gaffe, un eco ridicolo e inutile al dialogo della scena che trovate di seguito:  I fratelli Karamazov (Il Grande Inquisitore, parte I di II).

giovedì 25 novembre 2010

BLUE BEARD, TO WANT, TO NEED, TO BE


BLUE BEARD, TO WANT, TO NEED, TO BE
piece drammaterapica di E. Gioacchini
diretta da E. Gioacchini e M.P. Egidi
Atelier Drammaterapia per le Risorse
Roma, 11 dicembre 2010, h. 21.00
Via Ostiense, 193

lunedì 22 novembre 2010

Barbablù in Drammaterapia, 11 dicembre 2010, pièce in quattro atti di E. Gioacchini

Blue Beard, dicembre 2006, Atelier Drammaterapia Liberamente


COMUNICATO STAMPA
Questo 11 dicembre, in scena a Roma, il “Barbablù” dell’Atelier di Drammaterapia LiberaMente, riduzione drammaterapica della favola di Barbablù di J. Perraul, ispirata alle gesta eroiche e sciagurate di Gilles de Rais. L’opera è scritta e diretta dal criminologo, psichiatra e drammaterapeuta Ermanno Gioacchini, con la co-regia di Maria Pina Egidi ed è stata allestita nel contesto del corso di drammaterapia per le risorse per gli allievi del primo anno dell’Atelier. L’evento avrà luogo presso la Scuola di Musica e Multimedia VideoAmbiente (quartiere Ostiense).

Blue Beard: To Want, To Need, To Be:Tutta la pièce è costruita su tre tematiche fondamentali: il rapporto dell'individuo con il Destino, l'influenza parentale su quest'ultimo e la relazione con l'oscuro. Esse si affacciano costantemente nei dialoghi tra i personaggi, in modo diretto, ma pervadono comunque sempre l'opera attraverso l'uso simbolico, materico o interpretativo, delle scene. Attraverso gli intesi dialoghi degli attori nasce un nuovo racconto, capace di condensare storia, leggenda e motivi psicologici dell'umano. Già nel prologo, avviene un sovvertimento inquietante: questa volta a narrare la fiaba sono una bambina ed una giovinetta agli adulti in sala: il rovesciamento nella committenza sta a simboleggiare il ritorno del mito alla sua origine, lì da dove è scaturito, dalla vicenda umana che ha tradotto in racconto epico, in favola, una realtà ancor prima condivisa. Ed ancora questa ora collude nello scambio delle parti tra le due piccole narratrici ed il pubblico. Le bambine sono vestite dello stesso abito (un tubino bianco strisciato con un motivo alla Mondrian) che nel prosieguo della piece indosseranno anche le tre interpreti dell'ultima moglie di Barbablù: intuibile simbolo di destini che debbono diventare consapevoli per davvero sottrarsi all'epilogo della storia. Lo spazio tra interprete e spettatore è sin da questo inizio annullato, capovolto rispetto alla logica razionale: il vero spazio, semmai, sarà quello superato o reso grande dalle resistenze identificative sollecitate in sala.
"I miti ci guardano costantemente e noi dobbiamo riuscire a sostenerne lo sguardo" afferma Hilmann; bisogna riconoscerli dietro le maschere dei nostri modelli di funzionamento sociale e privati, oltre i nostri desideri, più avanti del concetto di “curiosità” che il testo letterale di Perrault celebra quale movente all’infrazione, oltre l’uscio di quella porta. L’autore della drammaturgia, scandaglia dentro la conosciutissima ed inquietante fiaba, le tematiche del perturbante che dormono silenziose in una parte di umanità tra noi, che comunque tutti partecipano da attori o spettatori, come la cronaca costantemente ci mostra. Il criminologo E. Gioacchini sembra poter dire che per il Gilles de Rais storico, probabilmente, non vi sarebbe stato molto da fare e persino Barbablù, alla mantenuta promessa della sua sposa, forse avrebbe dato corso all'ennesimo delitto. Ma dentro la storia di un vero omicida seriale, favolesco, come nella fiaba di Perrault o storico nel personaggio di Gilles de Rais, la pièce ha preso in prestito la loro vera "follia", per leggervi i simboli e la trama di un incontro tra partner ed il timore di non essere amati; la discussione sul corredo di quanto un amante porta all'altro nell'unione d'amore e nella potenziale distruzione del sogno; l’ipocrisia. che traveste di signori e signore i mostri che sono nell’umanità, ma anche la coscienza comunque pronta al risveglio, e, nell’amore, al rapimento senza delitto dell’anima.

L'evento performativo è gratuito ed offerto dall'Atelier di Drammaterapia Liberamente. Obbligatoria la prenotazione a dramatherapy@alice.it o al numero 3403448785.

venerdì 19 novembre 2010

Drammaterapia, Barbablu: Prologo , la fiaba


MusicPlaylistView Profile
Create a playlist at MixPod.com

PROLOGO

UNA PRIMA BAMBINA ENTRA IN SCENA, DAL FONDO DELLA PLATEA A SINISTRA, PER LA LETTURA DELLA FIABA, FACENDO DEI LUNGHI E TORTUOSI PERCORSI TRA GLI SPETTATORI E LASCIANDO CADERE UNA TRACCIA DI CARAMELLE PRESE DA UN SACCHETTO CHE HA CON SE. DOPO SETTE SECONDI, UNA SECONDA BAMBINA LA SEGUE –È PIÙ PICCOLA DI ETÀ. LA PRIMA BAMBINA RAGGIUNGE IL PROSCENIO, IN POSIZIONE CENTRALE. ANCHE QUEST’ULTIMA, APPENA RAGGIUNGIUNTA LA PRIMA, LA OLTREPASSA E LASCIA CADERE DELLE CARAMELLE, DISPONENDOSI QUALCHE METRO LONTANO DALLA PRIMA BAMBINA, PIÙ IN INDIETRO, SULLA SINISTRA. LA PRIMA BAMBINA, DOPO AVER RECITATO LA PRIMA PARTE DELLA FIABA, PARTENDO DA UN LENTO CAMMINARE, INIZIA UNA DANZA (M2 VIVALDI - THE FOUR SEASONS "WINTER" / LE QUATTRO STAGIONI "L'INVERNO", GIULIANO CARMIGNOLA). LA SECONDA BAMBINA, TERMINATA LA FIABA, SI UNISCE ALLA PRIMA. ENTRAMBE ESCONO DI SCENA TENENDOSI PER MANO, MIMANDO DI DIALOGARE TRA LORO E TORNANDO SUI LORO PASSI D’INGRESSO.

1° Bambina - C'era un a volta un uomo tanto ricco quando brutto. Egli possedeva palazzi in città, ville in campagna, scuderie piene di cavalli, forzieri colmi di monete d'oro, ma aveva la barba blu, una barba che gli dava un aspetto così terribile che tutte le ragazze scappavano non appena lo vedevano. Aveva già chiesto la mano di parecchie fanciulle, poiché desiderava sposarsi; ma tutte lo avevano rifiutato. Tuttavia egli non si stancava e continuava a cercare moglie. (...)
1° Bambina - Hai adoperato la chiave che ti avevo proibito di usare? Vuoi restituirmela, ora? La ragazza porse la chiave con mani tremanti, e Barbablù vide subito che era macchiata. - Perché c'è del sangue su questa chiave?
2° Bambina - Proprio non lo so…
1° Bambina - Ebbene, lo so io! (gridò ferocemente l'uomo) Tu mi hai disobbedito e sei entrata nello stanzino. Perciò vi ritornerai, e questa volta per sempre, perché io ti taglierò la testa e ti metterò a fianco delle altre donne che furono curiose come te.
2° Bambina - La povera ragazza a quelle parole divenne pallida come una morta e si buttò in ginocchio: - Perdonatemi! (singhiozzo) Io non lo dirò a nessuno ciò che ho veduto.
1° Bambina - Tutte le donne sono pettegole così come sono curiose; solo quando ti avrò tagliato la testa, sarò veramente sicuro che non parlerai.
2° Bambina - Vi prometto che vi obbedirò sempre! Vi prometto che non dirò una sola parola.
1° Bambina - (Barbablù ridendo sgangheratamente, disse) Ti ho veduto alla prova! E adesso sono stanco di ciarle: vieni con me perché la tua ultima ora è suonata.

 segue esegesi critica del testo (...)

Tutta questa piece è costruita su tre tematiche fondamentali: il rapporto dell'individo con il Destino, l'influenza parentale su quest'ultimo, e la relazione con l'oscuro. Esse si affacciano costantemente nei dialoghi tra i personaggi, in modo diretto, ma pervadono sempre l'opera attraverso l'uso simbolico materico o interpretativo delle scene. Il prologo è l'inizio della storia, la narrazione della fiaba, una fiaba capace di condensare storia, leggenda e motivi psicologici dell'umano, che, questa volta è letta da due bambine agli adulti. Le bambine sono vestite dello stesso abito (un tubino bianco strisciato con un motivo alla Mondrian) che nel prosieguo della piece indosseranno le tre interpreti dell'ultima moglie di Barbablù: intuibile simbolo di destini che debbono diventare consapevoli per davvero sottrarsi all'epilogo della storia. Il rovesciamento nella committenza del dato sta a simboleggiare il ritorno  del mito alla sua origine, lì da dove è scaturito, dalla vicenda umana che ha tradotto in racconto epico, in favola, una realtà condivisa. Ed ancora questa, ora è condivisa con uno scambio delle parti tra narratore (deu bambine) ed ascoltatore (il pubblico). La scelta delle narratrici è al femminile in questo inizio (poi cambiera lungo la piece), proprio a significare la lettura della vicenda attraverso il vissuto di Rebecca, l'ultima moglie di Barbablù, scampata "fortunatamente" al proprio destino. L'azione delle due piccole interpreti (la seconda più piccola della prima perchè sia enfatizzato il concetto di percorso vitale dentro la storia) inizia tra gli spettatori, lì dove la vicenda ha potenziale svolgimento (quante Rebecche tra loro), ingenuo travestimento (quanta finta realizzazione), subdolo mascheramento (quale oscuri segni). Proprio questa partenza dal luogo delle origini, questa umanità seduta che ascolta ed osserva quanto avviene, con l'impotenza e la contestuale possibilità di cambiare, istruisce di senso l'apertura del prologo. Le due bambine camminano tra il pubblico, come a sorgere tra quello, dall'infanzia mitica, misteriosa e fertile insieme del gruppo umano riunito. Lo spazio tra interprete e spettatore è sin da questo inizio annullato, capovolto  rispetto alla logica razionale: il vero spazio sarà quello annullato o reso grande dalle resitenze identificative semmai. Procedono, lasciando dietro di loro una traccia, delle caramelle, dei segnali per un possibile ritorno, che vedremo sarà negato. Sono segni di zucchero, dolci come l'età dell'infanzia, come quell'ideale del bambino/purezza/ingenuità/incanto che esiste celebrato in ogni cultura, laica o religiosa. E tuttavia, destinato ad essere sconvolto (l'deale) dal fisiologio passaggio verso il disincanto delle successive età dell'uomo. Nel momento del ritorno, dopo la lettura della fiaba, e la danza della vita sulle note del "traumatico" inverno di Vivaldi, i segnali a terra saranno stati mossi o perduti, resteranno forse nascosti dietro l'ombra più pesante dell'esistenza che seduta le osserva, che poco può fare perchè ogni pericolo sia scongiurato. L'epifania di possibili tragedie o speranze è tutta lì, è annunciata, nella forza del ritorno o forse quella, più potente, dell'esplorazione di altri universi, destini possibili.

mercoledì 27 ottobre 2010

Drammaterapia: Rebecca e le amputazioni della Storia e di Barbablù

Piccola Narratrice, Blue Beard, Aelier Drammaterapia, 2006
@ Maria Pina Egidi

Onorevoli Signori della Corte,
da questo momento la difesa di Rebecca sarà assunta dall'Associazione “Anna e le sue sorelle” perchè troppo impari è apparso il dibattimento sul comportamento dell'imputata.
Si sappia subito che la voce tonante con cui il la Difesa di Barbablù espone e argomenta i capi di accusa e le citazioni con cui egli rinforza le proprie tesi non intimidiscono punto Rebecca; ma è parso giusto a noi, per par condicio, fornire all'imputata le armi dialettiche di cui ella, per giovane età, per grado di istruzione e condizione sociale di provenienza, non dispone.
Permettete di presentarci: siamo una Associazione femminile che fornisce voce e muscoli a tutte le donne che, nel tempo e nello spazio, soffrirono e soffrono per l'arroganza di un sistema che non permette loro di esercitare persino i più elementari diritti dell'essere umano. Non abbiamo paura di essere chiamate “femministe” o “streghe” con disprezzo o derisione. Abbiamo vestito gonnellone a fiori e zoccoli olandesi quando ce ne fu bisogno per scardinare un mondo che poneva la sottomissione femminile al sommo di tutte le virtù.Tante di noi finirono con ignominia su roghi, reali e virtuali, accesi dal potere per contrastare il diritto di ogni donna a essere ciò che desiderava: guerriera, mistica, scienziata.
Oggi, con la forza della sorellanza, assumiamo la difesa di Rebecca e non sottovalutino, gli Onorevoli Giurati, questa indomabile energia che lega tutte noi. Con questa arma, gentile e implacabile come il fioretto, un invisibile (ai vostri occhi) esercito di donne sopravvive ogni giorno, nelle parti più remote e dimenticate del Pianeta. Ci parliamo senza parole perchè il nostro ventre ci suggerisce la sofferenza e la gioia di una sorella, perchè le nostre mani sono abituate a stringersi tra loro e a comunicare con un fremito quasi impercettibile la più sottile delle sensazioni, il più inesplicabile dei disagi. E dunque ci portiamo mutuo aiuto nelle prove più dure. Vi piaccia continuare a pensarci intente a parlare per ore sul niente, a farci una guerra sotterranea, ma sono molte di più le parole che non ci diciamo perchè superflue e le guerre che abbiamo scongiurato.
Tralasciamo di commentare l'incongruenza di fondo delle accuse formulate a Rebecca. Se il matrimonio tra i due era stato pensato come un accordo commerciale, se la gioventù dell'accusata era la moneta di scambio per il benessere e la sicurezza concessa, perchè chiedere anche il sentimento? Il Barbablù dovrebbe rispondere delle sue azioni anche di fronte a un tribunale civile, per mancato rispetto dei termini contrattuali.
Affrontiamo allora, senza più preamboli, il nocciolo della questione.
Ricordino, soprattutto i signori giurati uomini, che in ogni bambina vi è una donna e non il contrario. Anche la più giovane, la più inesperta , la più povera e affamata delle Rebecche è una Donna, intesa come essere umano , di sesso femminile, adulta, consapevole dei propri desideri, con la dignità e il diritto al rispetto altrui e all'autodeterminazione.E invece a Barbablu e ai suoi accoliti piace vederci eterne bambine, da guidare, censurare, mettere alla prova! “Brava Rebecca, perchè hai obbedito agli ordini” “Cattiva Rebecca, hai disobbedito e meriti una punizione esemplare per farti ricordarti sempre chi è il padrone, per evitare che tu prenda una cattiva strada, perchè solo io, tuo signore e padrone, conosco ciò che è giusto per te”.
Dove sta, signori Giurati, l'atto di fiducia di cui parla la Difesa? Ti consegno le chiavi del castello e tu puoi entrare ovunque eccetto che in una delle stanze (e stiamo a vedere se ubbidisci?). E' una fiducia sub condicione questa! La vera fiducia sarebbe stata quella di consegnare a Rebecca le chiavi del castello senza alcuna proibizione, con il coraggio di affrontare gli occhi della propria donna dopo che avessero visto l'orrore e la tenebra di quello stanzino. Come un vero innamorato, le avrebbe consegnato metaforicamente tutto il proprio essere, fatto di luci e di ombre. Ombre non peggiori di quelle dell'animo di qualunque altro umano. Forse Rebecca sarebbe fuggita da lui, dopo la scoperta, come verrebbe immediato pensare.O forse forse.. sarebbe rimasta al suo fianco, per capire, accettare, correggere o chissà cosa altro. Quante donne rimasero fino all'ora estrema insieme al proprio uomo, per quanto scellerata fosse stata la vita del loro compagno? Rivendichiamo per Rebecca anche il diritto di essere complice, colpevole, co-imputata nel processo a Gilles de Rais, se questa fosse stata la sua scelta.
Invece, eccola lì , accusata del peggior reato che una donna possa commettere agli occhi di un uomo: la sete di conoscenza!A onor del vero, si trova in buona compagnia: lo stesso peccato fu commesso da Eva nella notte dei tempi e sappiamo bene quali furono le conseguenze. Anche per lei le cose furono poste negli stessi termini, in fondo. E Pandora che aprì il vaso contenente tutti i mali? Cattiva bambina anche lei... scusate l'ironia.
L'ingiustizia somma, l'ingiuria, la beffa peggiore sta nei termini dell'accusa. Addirittura non si riconosce nelle azioni di Rebecca neppure la grandezza , la nobiltà della pulsione a sapere, a conoscere. In lei e in tutte le altre donne, si parla di “curiosità” . Curiosità , capite? Una cosa da comari, una ficcare il naso dove non si deve, un ricondurre il tutto a una banale, ridicola, patetica azione da bimbetta, per l'appunto.
Chi porterebbe Ulisse davanti a questo tribunale con questa accusa? Nessuno, signori, poiché a lui si imputa e al tempo stesso si perdona, la “sete di conoscenza”, la nobile pulsione dell'animo che porta al progresso del genere umano. E allora ricordate che è un peccato, un affronto allo spirito, rispettare il divieto di una porta da non aprire, un frutto da non mangiare, un vaso da non aprire.
Chiediamo quindi l'assoluzione con formula piena dell'imputata poiché le accuse sono viziate da un grave pregiudizio di base. E ci sia permesso ancora dire che, mentre auspichiamo un mondo dove tutte le Rebecche possano essere amate senza bisogno di esami da superare e possano sentirsi in diritto di aprire tutte le porte, rivolgiamo un pensiero di commiserazione a Barbablù che, mosso dal desiderio di sentirsi amato, comunque ha commesso un così grave errore di valutazione della reale sensibilità della sua sposa.

martedì 26 ottobre 2010

Drammaterapia: Barbablù e la prova d'amore.

Narratore e Director, Blue Beard,
Atelier Drammaterapia, 2006
@ director
Con estremo rispetto di questa Corte e del Pubblico Ministero, debbo dire che assai scarsa di contenuto e soprattutto convinzione appare l'autodifesa di Rebecca. Veniamo a quanto ella ci dice...sul tempo, quello suo, che non era quello che canta Alda Merini...

"Non ho bisogno di denaro. Ho bisogno di sentimenti, di parole, di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri, di rose dette presenze, di sogni che abitino gli alberi, di canzoni che facciano danzare le statue...",
nè quello pieno di passione, forse "intellettuale" ci dice Rebecca (sic!), che recita Shakespeare:

"Non mangia che colombe l'amore, e ciò genera sangue caldo, e il sangue caldo genera caldi pensieri e i caldi pensieri generano calde azioni, e le calde azioni sono l'amore".

Siamo d'accordo! Si conceda che i "tempi" della nostra storia non diano spazio all'idealità dell'amore ed ai colori della passione; che l'esigenza di un "buon partito" sia migliore a sfamare i bisogni di una giovine donna della contrada, piuttosto che l'amore puro del compagno dell'orto. Ma poi, dobbiamo ammettere, quali ragioni etiche suggerino a Rebecca di innamorarsi "artificialmente" di Barbablu? In quale cuore bugiardo nacque la scellerata intenzione di rompere un patto accettato e contratto: non aprire quella porta?

Non vi è dubbio che la grave condizione che Barbablù poneva alla altrui fiducia, la spietata prova -sia pure essa celasse il suo amore puro e sincero- non appartiene alla convenzione dei rapporti in una coppia, ma altresì è vero che a quei "tempi", la donna era più proprietà del suo Signore, che partecipe compagna. Eppure egli, Barbablù, in un disperato gesto, spogliava se stesso di ogni potere (le chiavi), chiedendo a lei di decidere se fare di lui un uomo felice o il disperato che sentiva di essere da sempre? Riusciremo a leggere tanto amore in tanta follia?

Sappiamo cosa obietterà il Pubblico Ministero. Lì, anche se luogo maledetto, nessun codice di guerra o legge marziale a punire chi oltrepassa un confine, ne siamo consapevoli. Sappiamo di non trovarci in un tribunale di guerra e nemmeno ordinario, illustri giurati, poichè il solo tribunale che conta è la nostra coscienza. Se di diritti e doveri infranti dovessimo discutere, ancor prima dovremmo concordare sul fatto che il reato, nella fattispecie, non fu mai commesso e che fu una morte prematura a fermare il gesto scellerato di Barbablù. Ma la nostra coscienza e quella di Rebecca è insieme luogo dei fatti e luogo del giudizio. Insana, profondamente "malata" la condotta di Barbablù (che fosse colpa della sua Barba o quella prendesse colore a causa della malattia della mente è cosa che lasciamo i genetisti); egli che chiede prove supreme e regala punizioni cruente, totali, la morte. Ma l'amore, o meglio la sua mancanza, ha reso folle quest'uomo.

Potrà anche Rebecca appellarsi a qualche stravagante follia per giustificare il fatto che nel sentimento verso il proprio signore vi fossero opzioni nascoste, da scoprire nel sicuro della sua assenza e dopo giuramento? Barbablù, ad onta del proprio aspetto, non aveva dato segni di malvagita nel tempo prima (che gli altri sapessero) e la fiaba lo dice...desiderava rendere felice in tutto la sua sposa. Ma questa, per essere tale, doveva mostrarlo. Quanto Barbablù chiede non giusto, comeo è invece comprensibile (derivabile) nella psicodinamica di una mente sofferente. Non disse Ovido: "Voglio se posso odiarti e se non posso per sempre amarti"? E Lamarque non descrisse l'amore nel bisticcio misterioso tra possesso e libertà: "Con un filo d'oro la vorrei legare a me. Poi, come prova d'amore, la vorrei per sempre liberare"?
Non vogliate leggere sarcasmo nelle mie parole, ma dovremmo forse dire, paradossalmente, che proprio quella follia regalasse a Barbablù la profondità di un sentimento che in Rebecca era l'affetto addomesticato di una donna solo "curiosa"?

lunedì 25 ottobre 2010

Drammaterapia, Barbablù in Drammaterapia

Rebecca in BlueBeard, Riduzione Drammaterapica dalla favola
 di J. Perrault, di E. Gioacchini. Rebecca è Francesca Marinelli
@ Director

A proposito di quali possibili elementi e come lavorino in Barbablù, uno spunto di riflessione alle “Rebecche” ed agli "assassini seriali" dalla barba più o meno colorata!
Rebecca, non abbiamo dubbi, avrà usato tutta la sua arte di “seduzione” femminile per attrarre il principe ricco e potente e divenirne sua sposa tra tante, oppure no? La fiaba racconta come Barbablù fosse stato rifiutato da molte fanciulle a causa del suo aspetto certamente non “handsome” e che Rebecca, la più piccole delle due figlie della vedova, si convincesse a sposarlo, decidendo che poi il Signore non fosse tanto orribile. Ma in questo caso perché? Ricco e potente ed il vantaggio di un matrimonio così interessante (ovvero interessato) poteva far superare qualsiasi ripugnanza e ribrezzo…persino la barba poteva non apparire più così intensamente blù: “… la sposina si sentì molto orgogliosa quando poté mostrare alle sue amiche il meraviglioso palazzo dove abitava".
Azzardiamo a dire: Barbablù nel gioco di “vendere” tutto quello che possedeva alla propria sposa, purchè lei accettasse tutto quello che era…forse doveva esservi un limite! Prendiamo la difesa del Principe in un tribunale virtuale, accettiamo il suo mandato e troviamo delle cause “diminuenti” il tentato omicidio, tralasciando il fatto che egli, il principe, non può più essere giudicato, perché il reato non ebbe compimento per intervenuto decesso dell’attore stesso. Nella dinamica seduttiva dell’amore che, in un certo qual modo, si prostituisce alla potenza ed alla ricchezza, potremmo concepire che Barbablù volesse una prova di amore autentico dalla propria donna?
Che dietro la proibizione di varcare la soglia di quell’uscio maledetto, vi fosse la ricerca disperata di un cuore che anelava essere corrisposto in amore sincero? Perché in questo caso Rebecca sincera non fu. Anzi, se avesse potuto (Ahi…"se solo avesse potuto tornare indietro", recita la drammaturgia, oppure pulire quella chiave macchiata dell’infrazione!), avrebbe ingannato e forse..continuato ad ingannare per sempre quel sognatore. Barbablù, è vero già omicida seriale -lo sappiamo- che desiderava essere amato per quanto era e non per le proprie ricchezze. E inoltre -notiamo bene- alle ricchezze materiali del Principe, alla sua grande potenza, quale ricchezza personale pone Rebecca?
La sua “curiosità”, eccellentissima corte! Il Principe, davvero interessato alla felicità della sposa, la invita a disporre di tutto, di quel tutto che, lo tenga a mente questa giuria, costituisce l’unico motivo che fece contrarre quello scellerato matrimonio:
“Tuttavia desiderava che nel frattempo lei si divertisse con le sue amiche, e le invitasse a palazzo. Ti lascio le chiavi di tutte le porte, di tutti i forzieri, di tutti gli armadi - disse togliendo di tasca un tintinnante mazzo di chiavi. … Adopera come vuoi il servizio di vasellami e le posate d'oro e d'argento; fruga nei ripostigli, saccheggia la dispensa. Ma per nessun motivo al mondo dovrai aprire la porticina che si trova in fondo alla galleria e che si apre con questa chiavetta d'oro. Guai a te se entrerai in quello stanzino: dovrai pentirtene amaramente! Così dicendo, consegnò il mazzo di chiavi alla moglie".

Ed invece il tradimento si consuma nel tentativo maldestro di sotterfugio della donna! Se la ragione dell’estrema prova da parte del Principe è stata qui discussa, chiediamoci poi se Rebecca avrebbe potuto fare altrimenti dal tentare l’inganno. Barbablù non ha attirato in un trabocchetto la sua sposa, eccellenti giurati! Non ha spiato le sue mosse, ma fiducioso ha consegnato a Rebecca anche la chiave del suo segreto. E se segreto non fosse stato non avrebbe avuto bisogno di essere celato! Il proprio limite, la propria paura di essere tradito, che vuole dire “accettato” e lì, aperta, chiara, persino sonante nel rumore della chiave tra le altre di quello sfarzoso castello che egli mette a disposizione della donna. E Rebecca, avidamente, come avido è stato il suo matrimonio, cerca un modo di comprendere che non abbia rischi: di nascosto!. Non parla al suo sposo, non si oppone, non rigetta decorosa quella sfida, quel limite tuttavia al loro rapporto e vigliaccamente preferisce la strada dell’inganno. Guardò la chiavicina maledetta e vide che era sporca di sangue.
"Subito cercò di asciugarla e di pulirla, ma non vi riuscì. La chiave era fatata, e le macchie di sangue cancellate da una parte, ricomparivano da un'altra. Atterrita, pensava di fuggire dal palazzo, ma proprio quella notte Barbablù vi fece ritorno. La sposina simulò di accoglierlo lietamente, ma in cuor suo si sentiva morire per la paura".

E certo che quella "chiavicina" sporca del proprio "peccato", quale elemento magico della fiaba, ha un rimando importante al senso di colpa che la donna dovette avvertire, perchè la scena del crimine può essere cambiata, ma il senso di colpa uno, signori giurati, se lo porta dentro! Nella povera folle mente di Barbablù il delitto è già consumato, prima che egli la possa uccidere, come ha fatto con le altre e non gli rimane che annullare l’ignominia del tradimento, sottraendo la sposa alla stessa vita, alla testimonianza dolorosa dei propri occhi. Reset totale che cancella peccatore e delitto insieme. "Solo la donna che dorme...non tradisce"..farà suggestivamente dire Totò a Barbablù! Non stiamo qui difendendo la volontà di uccidere di questo uomo, ma cercando di spiegare cosa lo spinse molte volte a farsi reo di tanta strage. Se Gilles de Rais uccideva le sue giovani vittime, bambini, quale olocausto al proprio peccato, nella ricerca di quella perfezione che l’immolava a sacrificio ed intercessione per i suoi stessi crimini, facendone dei “santi” e “martiri”, ben ha inteso Perrault nel delineare Barbablù prima vittima di se stesso, prima ancora che di una famiglia (quella della sposa) giunta, provvidamente in soccorso della scempiaggine del proprio parente.
Barbablù è morto, ma crediamo che questo non sia la sola uccisione del testo. Egli non era in grado di “condividere” perché, recita il testo, le donne si sottraevano a lui per la sua bruttezza e tuttavia egli cercava disperatamente e follemente -lo abbiamo detto- di essere amato; che il suo modo di sentirsi amato dovesse essere troppo xompensatorio, assoluto, non v'è dubbio. Ma uccisa, ancora prima è stata la coscienza di un “patto”, di un “dono”, la reciproca consapevolezza che qualsiasi unione non significa “totale fusione”, né tantomeno “furto” nella casa-anima di un altro. Spero che l’eccellentissima Corte ed i Giurati tengano conto di quanto esposto. La Difesa.

«Siamo attesi? Credevo fossimo a Napoli... » Totò in "Le sei mogli di Barbablù"
 

Video: dal film, Le Sei Mogli di Barbablù, 1950 (tratto da theASFRfan),
Regia: Carlo Ludovico Bragaglia; Soggetto: L. Brenno, B. Caravagni; Sceneggiatura: F. M. Ricci, B. Caravagni;
Fotografia: Mario Albertelli; Scenografia: Alberto Boccianti; Musica: Pippo Barzizza; Montaggio: Renato Cinquini;
Aiuto Regia: Roberto Cinquini; Direttore produzione: Romolo Laurenti; Produzione: Golden Film; Durata: 87minuti.


Interpreti e personaggi:
Totò (Totò Esposito / Nick Parker), Isa Barzizza (Lana Ross), Mario Castellani (Amilcare Marchetti), Tino Buazzelli (l'editore Ladislao Zichetti / Barbablù), Carlo Ninchi (il vero Nick Parker), Luigi Pavese(Lucas, capo dell'Interpol), Marcella Rovena (Carmela), Aldo Bufi Landi (Patson), Eduardo Passarelli (l'impresario di pompe funebri), Erminio Spalla (l'autista), Silvia Fazi (Domenica), Franco Jamonte (Pecorino), Enzo Garinei (un paesano), Anna Di Lorenzo (la cameriera), Sofia Lazzaro (Sophia Loren, una moglie di Barbablù), Giovanna Ralli (una moglie di Barbablù), Nino Marchesini (l'ispettore di polizia).

DRAMATHERAPY WORKSHOPS (2004-2009)

Ciclo di Conferenze-Dibattito 2010, aperte al pubblico

organizzate dall' Atelier di Drammaterapia Liberamente -h. 20,00,in sede-

-09 aprile, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio
-07 maggio, La lezione di Grotowsky + Laboratorio
-04 giugno, la Cinematerapia e la Cinema-dramaterapia + Laboratorio
-02 luglio, l'Hypnodrama + Laboratorio: il Ritorno del Padre
(nuova programmazione a settembre)

Gli incontri, aperti su prenotazione, condurranno i partecipanti lungo un percorso informativo, spesso provocatorio e divertente, tra le possibilità e le risorse della mente. I seminari e le conferenze -a carattere educativo e divulgativo - sono indirizzati ad pubblico non professionale, ma anche a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Drammaterapia, quindi educatori, operatori sociali, insegnanti, medici e psicologi La partecipazione agli incontri è gratuita, su prenotazione alle pagine del sito o telefonando alla segreteria scientifica, tel. 340-3448785 o segnalandosi a info.atelier@dramatherapy.it

COMUNICATI STAMPA